BLOC Weeekend 2010. Il Report

Eppure al terzo giro pensavo di esserci abituato, credevo di poter fare 3 giorni abbastanza tranquilli tra un tuffo in piscina e la sera a ballare con gli amici ma non c’è stato proprio verso di contenere l’emozione di essere di nuovo a Minehead, alla quarta edizione del BLOC Weekend, il più incredibile festival mai organizzato.
All’interno del Butlins Resort ci aspettano sei palchi assediati dai potentissimi impianti Funktion One comandati dai migliori generali del Techno esercito mondiale, presente con tutte le sue divisioni speciali.
Il Bloc non è infatti solo la casa del dubstep, ma anche dei padri fondatori della scena. Nel 2009 ci siam goduti tra gli altri Aphex Twin, Future Sound of London e Carl Craig, quest’anno Model 500, Autechre e Derrick May.
Con i miei compagni d’armi siamo passati attraverso 24 ore EFFETTIVE di musica, spalmate su tre giorni, iniziando con la giovane promessa Subeena che stampa su Planet Mu e finendo domenica notte sulle melodie di The Innovator. Ad oggi non c’è manifestazione a poter reggere il confronto con la sua line up, oltre 80 musicisti in tabellone ed è quindi ovvio operare delle, talvolta dolorose, scelte.
Il primo act di fama cui assistiamo venerdì è il back to back di Scratcha e Roska. I due ragazzi di colore scrivono una nuova pagina sul libro dell’house music mescolandola col dubstep più sporco e il 2step più sensuale. La loro attitudine interamente party oriented alterna a colpi di back spinning raffinati momenti deep ad anthem dal basso a catena, magari non troppo ricercato ma di grandissimo impatto.
Il premio di miglior performance della serata va però a Neil Landstrumm, ormai ben oltre i suoi limiti, come se i suoi tre ultimi album (caso guarda su Planet Mu) fossero dei passi necessari per avvicinarsi al dubstep prima e al wonky beats poi, per infine tornare alla techno belga degli anni ‘90 (leggi R&S rec.) in un unico flusso armoniosamente devastante.
Di Joy Orbison invece, famoso per la hit su Hotflush Hyph Mngo, possiamo dire che è meglio in veste di producer che come Dj alla stessa maniera di Martyn ma, a differenza dell’Olandese, Joy , come da tradizione Uk garage, sa guadagnarsi il favore delle signorine in pista.
Torniamo ai 4/4 con il sontuoso set di Omar S e sincermante è difficile accettare che un mostro di bravura come lui debba ancora lavorare in fabbrica per mantenersi. Detroit non è mai stata così dolce e malinconica in un bizzarro contrasto con la fama dell’artista noto per essere un discreto stronzo!
Chiudiamo l’inaugurazione con Youngsta, unico del giro a proporre dubstep old school.
Bisonga recuperare energie per sabato, e la sua maratona di 11 ore!!!
Alle 18.30 infatti siamo già a ballare con Appleblim e Peverlist, vale a dire due terzi della gloriosa Skull Disco, che oggi sono ai vertici della nostra classifica di gradimento. Louis aka Appleblim è un artista poliedrico che non si accontenta mai e a lui dobbiamo la mutazione house del new Bristol sound. Ma questa è la quiete prima del terremoto: Pinch vs Distance è una scossa da 10 grado della scala Mercalli, la profondità del suono della Tectonic rec. si fonde con la carica hardcore della Planet Mu spintonando il pubblico da una parte all’altra del dancefloor come foglie nel vento.
E, in ideale seppuku, ci autoifliggiamo il colpo di grazia andando a sentire la seconda metà del live dei 16:bit, un martello a percussione per inchiodare i ballerini al soffitto! Altro che Crookers e scoreggie simili che scimmiottano l’electro, qui si fa sul serio anche quando l’atmosfera è delle più spiritose con rimandi alla scena 8 bit, agli anni ‘80 e naturalmente alla happy breakcore.
Spetta a Tikiman il compito di rilassare le sinapsi con la sua calda voce sciamanica mentre sua maestà Mark Ernestus, co fondatore di Hardwax, oscura con una densa coltre dub ogni raggio di sole uno alla volta con una performance metà live (per i pezzi propri) e metà dj set (tutti vecchi 45 giri). L’aria ipnotica della ganja viene quindi finfrescata con il beat energico ed asciutto di Joker che rimane il miglior nome de wonky beats, originale e mai (anche quando potrebbe guadagnarsi facili consensi) tamarro. Nell’altra sala anche Flying Lotus compie al meglio il suo dovere. Il set successivo del professore Kode9 (eh sì perchè siccome i Dj sono noti per essere drogati ignoranti dovete sapere che lui è docente all’università) è pura poesia peccato solo che Martyn sia troppo prevedibile da reggergli al meglio il gioco.
Ma ecco il momento più atteso della serata, il live dei Model 500, purtroppo in contemporanea con quello degli Autechre. Decidiamo così di seguire il cuore e andare da The Creator e Mike Banks per festeggiare con loro i 25 anni della label Metroplex. Due tastiere, una batteria elettronica ed un vocoder sono gli shuttle per portarci in giro per lo spazio. Mike all’apparenza è il classico duro di periferia per poi rivelarsi un amico sincero pronto a proteggere l’indifeso Juan che è in controllo solo quando canta. Alla fine di ogni pezzo infatti il suo sguardo si perde nel vuoto per qualche secondo.
Il nuovo live di DMX Crew è un’ipnotica danza acid per la gioia dei fanatici della roland tb 303.
Sono le 03.00 e corriamo alla sala TEC per il live di T++.
Questo artista è difficilissimo da vedere all’opera al di fuori di rare volte in quel di Berlino. Forse ai più suonerà come un nome nuovo ma in realtà stiamo parlando di un Dj ben conosciuto, sia con l’alias Various Productions che come compagno di Robert Henke nel progetto Monolake.
Niente da dire sulle sue atmosfere, sulla via tracciata da Scuba T++ ha aggiornato la Techno made in Berghain al post techstep.
L’alba vede protagonista Surgeon, con la sua performance sfonda muri A/V, con tanto di show yoga sul palco per ritrovare la pace dei sensi.
Siamo quindi arrivati alla domenica, ultimo giorno di festeggiamenti, che si aprono già alle 17 col dj set di Raffertie, una giovane promessa del mixer che i vari Justice e Crookers se li mangia a colazione con contorno di ultra bassi, moderno funky groove (mica come certa gente che ha bisogno di Beyoncè) e Pop distorto.
E a proposito di Pop, ecco, vedere ai piatti una leggenda come Mix Master Mike dei Beastie Boys può davvero insegnare tante cose!!! In un’ora di set ha suonato qualsiasi genere musicale con una tecnica da brividi, scratchando senza nemmeno guardare i piatti!!! Il Dj americano è riuscito a fare ricerca suonando Pop e ci ha lasciato di sasso quando ha mostrato la sua nuova passione per il dubstep!!!!
Nemmeno le otto di sera che il pubblico vestito a festa del BLOC (il tema di quest’anno era il matrimonio) è bello sudato, ma quando entrano in scena gli idoli Skream e Benga esplode il boato!
I Ringo Boys degli iper-bassi danno una lezione di stile immensa (e se uno come Mix Master Mike è rimasto per tutto il tempo sul palco a guardarli qualcosa vorrà dire) non risparmiando ai raver nemmeno una goccia di sudore. Picchiano con classe, sono mainstream e underground insieme.
A fine set ci riposiamo un po’ con le melodie electro di The Dexorcist che per l’occasione indossa una t shirt del nostro orgoglio nazionale, la Sounds Never Seen rec. di Lory D.
Ok il momento del gran finale è sempre più vicino e Joris Voorn mi commuove buttando sul piatto Sky & Sand di Kalkbrenner (che appena uscita avevo colpevolmente snobbato ritenendola una scopiazzata) e Around the World dei Daft Punk (con la quale ho mosso i miei primi passi nel mondo della dance tanti anni fa).
BLOC Weekend ultimo atto: Derrick May is in the house!
Serve forse dirvi che The Innovator non tradisce mai? Due ore di alta tensione tra old e new school con una chiusura jazz del 3000 in cui si suona galleggiando nel cosmo resa ancora più emozionante per la visita in consolle dell’amico Juan Atkins, siamo davanti ai Creatori della Techno!!!
Si spengono le luci e, ordinati (mica siamo in Italia…), usciamo a notte fonda dritti verso il nostro chalet a farci una bella spaghettata seguita dal sonno dei giusti, domani si torna nel mondo reale.

Federico Spadavecchia

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Postato il 18th marzo, 2010 da Federico Spadavecchia
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27/03 Altavoz @ Rivolta, Marghera

altavoz

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Postato il 10th marzo, 2010 da Staff
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No Movement No Sound No Memories “Removed/Acetate” (lux nigra rec.)

lux nigraInutile stare a girarci intorno, la dub tech è rimasta l’unica navicella disponibile per scappare nell’oscurità, per perdersi nella profondità del suono.
Il beat regola il respiro e, quando s’interrompe, puoi sentire chiramamente il sudore raffreddarsi sulla pelle. Non è la fatica di un’altra notte insonne, ma la tensione adrenalinica della consapevolezza di essere ad un passo dal baratro; gli echi ed i riverberi non mentono mai, pur gettandovi un sasso non si riesce a percepire quanto va giù il pozzo.
No Movement No Sound No Memories, ovvero la condizione dell’astronauta che da tempo si è visto il filo tagliato e che ora si trova a fluttuare verso l’ignoto con una scorta limitata di ossigeno, è anche il progetto che raccoglie su cd le uscite viniliche della lux nigra records (www.luxnigra.de) dal 1999 al 2006 (più un singolo inedito) e masterizzato presso i leggendari d&m studios facenti capo ad Hardwax, grande tempio del dub sound tecnologico. Basic Channel ora pro nobis.
Gli artisti coinvolti sono nomi tutti più o meno noti nella scena. Ci sono le neo stars Claro Intelecto, dal passo idm, e Modeselektor (in una veste inusalmente seria/futuristicamente malinconica) cui si deve una bella fetta del riscoperto interesse che il genere ha risvegliato recentemente al di fuori di Berlino. E c’è chi come Pole si è sempre mosso nell’ombra curando il missaggio ed il mastering di decine di produttori dal nome altisonante, e che solo ora ha deciso di esporsi in prima persona; il suo mix è affidato alla melodia del vento. Something J e Bill Youngman sono gli unici a tirar fuori la voce: un esorcismo in chiave hip hop di epoca pre Skull Disco.
Arovane, invece, è il più soft della compagnia: il ritmo, costruito seguendo fedelmente il verbo mauriziano, si sottrae poco alla volta lasciando sempre più spazio ad un landscape onirico che porta nostalgia di casa.
Gli altri autori, infine, tengono ben salda al viso la maschera sciamanica e quando il buio ricoprirà ogni cosa il rituale avrà finalmente inizio.

Federico Spadavecchia

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Postato il 6th marzo, 2010 da Federico Spadavecchia
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06/03 Xplosiva presenta Martyn @ Esperia, Torino

Xplosiva e Art At Work presentano una nuova data del progetto Balla al Circolo Canottieri Esperia. Il progetto rappresenta un nuovo immaginario tra clubbing, performance e arte contemporanea.
Ospite musicale della serata, il dj e produttore MARTYN, protagonista del nuovo suono dubstep.
Al secolo Martijn Deykers, Martyn è un dj-produttore olandese (ma residente a Washington DC) che, dopo aver firmato classici cult come Natural Selection, con il recente album di debutto Great Lengths (pubblicato per la sua etichetta personale 3024) ha disegnato un’inedita sintesi fra dubstep e techno, forte di diverse possibili soluzioni. Accessibile quanto innovativo, il suo stile registra l’ennesima mutazione di una scena in stato di grazia.

L’ospite dal mondo dell’arte contemporanea, MOIRA RICCI, artista visiva e fotografa professionista, presenta all’Esperia un inedito lavoro sui matrimoni: “ci sono i bagni in piscina, e quasi sempre quando ormai sono tutti ubriachi, il ballo. Ballo anch’io, ma con la macchina in mano, cosě continuo a fare le foto e, a parte i vestiti che non mentono, sembrerebbero facce da rave. Per esempio, al terz’ultimo matrimonio che ho fatto, ho scattato una foto al padre dello sposo, credo settantenne, con in bocca la scarpa con cui aveva ballato per tre ore sulla terra. Quando si riguardano nell’album, si divertono tantissimo”.

In collaborazione con 3D – DNA DANCE DEPARTMENT

MARTYN, OLANDA / 3024 – Unica data italiana
SERGIO RICCIARDONE / VAGHE STELLE / GIORGIO VALLETTA
MOIRA RICCI “Matrimonio” Showing

FESTA PRIVATA SU PRENOTAZIONE
ingresso 15 euro con open bar

Scrivi a info@xplosiva.com, specificando BALLA nell’oggetto della mail e nome e cognome nel testo, riceverai le indicazioni per ritirare le prenotazioni.

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Postato il 5th marzo, 2010 da Staff
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06/03 Shinedoe @ Link, Bologna

E’ già passata al Link qualche anno fa, Shinedoe. Fu una serata molto bella. Ma ciò che succederà il 6 marzo 2010 andrà oltre: per la prima volta in Italia non si presenterà solo come dj, ma si esibirà in un live set completo. Shinedoe al 100%. Carisma puro, alle sue regole. A introdurla, un padrone di casa molto galante, il buon Luca Morini che dalle nostre parti non ha bisogno di molte presentazioni, e assieme a lui un’altra fanciulla, Anna Stefani, già vista molte volte dalle nostre parti (roBOt, Kindergarten…) e sempre più brava ad ogni uscita. Tanto che se va avanti così, rischia di ripercorrere la carriera di Shinedoe. Chissà, magari proprio la serata del Link sarà un primo ideale passaggio di consegne; di sicuro, sarà una serata dove il ritmo pulserà anima, anima sensuale.

Il ritmo dell’anima, l’anima del ritmo. Facile a dirsi. Difficile a costruirsi, difficile a viversi. Il viaggio di Shinedoe è stato lungo. La ragazza è tutto tranne che una che si è improvvisata dj in cinque minuti. Il suo rapporto col pulsare sensuale del ritmo nasce con un’esperienza totalmente fisica, prima di tutto: il ballo. Ballerina professionista. In giro per l’Europa. Richiesta un pò ovunque – club, teatri, registi, installazioni… Poi un giorno, anno 1995, ciò che prima faceva solo per gioco (mettere dei dischi a tempo davanti agli amici) comincia a farsi all’improvviso faccenda seria. Sempre più seria. Passo dopo passo. Nove anni meticolosi a lavorare su se stessa, sulla sua sensibilità nel costruire architetture ritmiche. Prima affascinata dalla drum’n’bass (con l’alias, significativo, Black Magic Queen), poi sempre più spostata verso l’essenzialità techno.

LINEUP:

SHINEDOE Live (Intacto, NL)
LUCA MORINI (L.E.D., Blickfeld, IT)
ANNA STEFANI (Mallory, Cecille, IT)

Prezzi:

-INGRESSO: 10 €
-TESSERA ASSOCIAZIONE LINK OBBLIGATORIA: € 10 (valida fino al 31/12/2010)

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Postato il 4th marzo, 2010 da Staff
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Secret Mood pres. Larry Heard @ The Beach, Torino

secret moodDopo gli incredibili party con THEO PARRISH e MOODYMANN, torna Secret Mood con la leggenda della house made in Chicago…LARRY HEARD aka MR. FINGERS!!

Con il terzo evento Secret Mood di venerdì 12 marzo, si conclude il primo ciclo di serate dedicate ai suoni house, deep e funky provenienti dagli Stati Uniti. Se Theo Parrish e Moodymann (primi due ospiti di Secret Mood), hanno rappresentato a cosiddetta “seconda generazione” della scena house e techno “made in Detroit”, il terzo ospite della stagione è invece uno dei veri e propri fondatori del movimento originario emerso a Chicago a metà degli anni ’80.

Mr. Fingers, vero nome Larry Heard è nato nel south-side di Chicago nel 1960, ed è stato ed è uno dei più importanti produttori della scena house americana. Influenzato dalla musica gospel e jazz che i genitori ascoltavano, da ragazzo si dedicò allo studio di chitarra, basso. Alla fine degli anni ‘70 suonò in molti locali cittadini (dividendo il palco con un’altra leggenda del periodo, Adonis), ma con l’arrivo di sintetizzatori, drum machine e tastiere, rimase affascinato dalle loro potenzialità e si concentrò sulla produzione di quella che era stata da poco definitiva come “house music”. Nell’86 aveva già composto due dei suoi capolavori sotto lo pseudonimo di Mr. Fingers., “Mistery Of Love” (su Alleviated Records) e “Washing Machine” (sulla mitica Trax Records), ma è nel 1988 che, insieme all’allora dj Robert Owens e a Ron Wilson pubblica una delle tracce più belle e suonate della storia della musica house: “Can You Feel It”, brano che costituisce anche una delle colonne portanti della soundtrack del film-documentario “Maestro” sulla scena disco-house americana.

L’attività di Larry come produttore prosegue senza sosta per oltre due decenni per arrivare ai giorni nostri. Nel suo carnet decine di singoli e diversi album indimenticabili usciti per etichette come Trax, Black Market, Distance, Tack Mode e la sua stessa Alleviated, per cui nel 2006 esce l’ep contenente due capolavori come “You Rock Me” e “The Sun Can’t Compare”, incisi con il vocalist Mr. White, vera e propria summa dei suoni old school e della scena house attuale, come dimostra il fatto che il disco sia stato (e sia ancora) suonato da molti dei più grandi dj del pianeta.

Warm up:
FEDERICO GANDIN

Visuals by:
ZEROINQUADRO

L’evento sarà preceduto da un INCONTRO CON L’ARTISTA presso la FNAC di Via Roma, all’interno del Forum, alle ore 16.00 di venerdì 12 marzo!!

The Beach° – Murazzi del Po lato sx – Torino
Inizio ore 23.00 – Ingresso con drink: 20€ intero – 15€ in lista
Info, liste e tavoli: secretmood@gmail.com – 3928039321

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Postato il 1st marzo, 2010 da Staff
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Tobias Rapp “Lost & Sound. Berlin, Techno and the Easyjet Set”

tobias rappSpiegare ai Berlinesi perchè ogni weekend migliaia di ragazzi provenienti da tutta Europa invadono la loro città e al tempo stesso raccontare la storia della musica elettronica degli anni zero appena conclusi. Questa è in estrema sintesi la volonta del saggio firmato dal giornalista tedesco Tobias Rapp, che, dopo il grandissimo successo della prima edizione, finalmente viene tradotto in Inglese dalla Innervisions.
Il fatto che sia una casa discografica locale (protagonista dell’ultima evoluzione Techno di questi 10 anni: dalla minimal alla nuhouse) a distribuire un libro ci mette già sull’avviso di quanto sia particolare l’argomento in questione.
I capitoli seguono il corso dei lunghi weekend berlinesi in estate quando si incomincia a ballare il mercoledì sera al Watergate e si finisce al martedì tra Bar25 e Club der Visionnaire sulle rive della Spree.
Non pensiate però di ritrovarvi di fronte ad una serie di anedotti o di consigli su come farvi benvolere dai buttafuori del Berghain, l’analisi dello sviluppo della scena musicale è molto seria e le prime 60 pagine, almeno, sono dedicate al piano regolatore della città, spiegando nei dettagli sia il funzionamento dell’occupazione degli immenasi spazi vuoti lasciati dalla ex DDR, oggi nel mirino di investitori immobiliari, e sia le ragioni economiche che stanno dietro alla capacità attrattiva di Berlino nei confronti di artisti di tutti i tipi. La capitale tedesca infatti, essendo priva di industrie e di imprese di servizi finanziari, ha dovuto cercare le proprie risorse nel settore della cultura.
Tema centrale nella trattazione di Rapp è, come da titolo, l’espandersi delle compagnie aeree low cost che hanno letteralmente riscritto la geografia europea permettendo da un lato ai clubbers di andare a sentire i loro artisti preferiti in un altro stato come fosse un’altra città vicno casa e allo stesso tempo favorendo la circolazione dei Dj che possono accettare date all’estero senza dover alzare troppo il cachet.
Berlino, per la sua posizione centrale e per i suoi due aeroporti low cost, a pochi Km dal centro, è di conseguenza diventata la città ideale per Dj e produttori che vogliono vivere della propria arte e, se poi si aggiunge una politica sociale molto permissiva e a supporto dei giovani, non è difficile capire come mai qui vi siano i migliori locali notturni del Mondo.
Affianco alle descrizioni di club di culto come Berghain, Bar25, Tresor, Watergate, Weekend e WMF l’unico Dj a meritarsi un intero capitolo è Ricardo Villalobos, perfetto esempio di come le correnti musicali possano nascere ovunque (lui cileno ma cresciuto nella storica rivale Francoforte) ma finiscano necessariamente per traslocare a Berlino per svilupparsi e acquisire nuove prospettive.

Federico Spadavecchia

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Postato il 27th febbraio, 2010 da Federico Spadavecchia
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27/02 Altavoz presenta: Marcell Dettmann @ Rivolta

Consacrato dal numerosissimo pubblico e definito “la vera grande novità degli ultimi anni nel campo del clubbing” dal noto mensile il MUCCHIO SELVAGGIO, Sabato 27 Febbraio ritorna al Rivolta di Marghera (VE) ALTAVOZ “l’evento internazionale di musica Elettronica”

Nel quinto appuntamento della stagione 09-10 la grande struttura post industriale di via Fratelli Bandiera sarà ancora una volta teatro di una numerosa serie di esibizioni di altissimo livelloche faranno respirare ad Altavoz un’atmosfera simile a quella di un vero e proprio festival.

Confermata anche per Sabato 27 la formula di questa stagione che vede l’inizio dell’evento già nel primo pomeriggio (alle 16.00) con uno spazio dedicato a seminari e workshop. Ospite questo mese il collettivo OTOLAB che presenterà le proprie attività e l’innovativo progetto “Circo Ipnotico”: (che sarà in scena nell’xperimental stage durante la sessione notturna) una live session d’improvvisazione audiovisiva nella quale i performers affiancandosi su uno stesso tavolo di lavoro e utilizzando strumenti tecnologicamente eterogenei mixati tra loro come lo “Psicoscopio” e il “Pepposcopio” danno vita ad un’esperienza definita “ipnotica” (Info:workshop@altavoz.org)

Alle 22.00 con l’apertura dei cancelli del Rivolta avrà inizio la night session che, nei 4 stage (Hangar, Nite park, Open space, Xperimental stage) vedrà le perfomance tra djset e live le perfomance di più di 15 artisti tra i quali spiccano 4 superospiti internazionali come il tedesco MARCEL DETTMAN acclamatissimo resident del mitico Berghain/Panoramabar di Berlino , il parigino D’JULZ “storico” dj della scena francese e producer per celebri etichette come l’ Ovum e la Pokerflat, IAN F vera e propria star del movimento elettronico Sloveno titolare della Flow Management e la “star resident” di Altavoz ALEX PICONE membro della scuderia Cadenza di Luciano e dj di caratura internazionale.

Come di consueto i 4 headliner della serata saranno “supportati” da una nutrita schiera di talenti nazionali come MAX D. BLAS, SHADOW SYNC ,ELECTROSACHER , AUTRE , RIDDIM GUERRILLA ecc ecc

Discorso a parte merita l’Xperimental stage,spazio di eccellenza di Altavoz dove si esibiscono regolarmente i più interessanti artisti della scena sperimentale nazionale e Internazionale. Questo mese nello stage curato dalla crew di NWEAMO saranno in scena i performers del già citato “CIRCO IPNOTICO” e il trio milanese RIGA, progetto audio/visual già protagonista di importanti festival come l’Homework, il Maximal e l’Elettrowave.

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Postato il 25th febbraio, 2010 da Staff
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26/02 Playhouse with James Holden @ Kindergarten, Bologna

Troppo spesso la celebrità prende il sopravvento sul talento. Questo misunderstandin’ porta ovviamente a uno stallo per cui ci si dimentica di nomi di altissima caratura artistica, e, ancora peggio, tocca sorbirsi troppo spesso i soliti noti…
Molte “organizzazioni ed organizzatori”, dal canto loro, fanno lo stesso gioco, con la paura di non riempire gli spazi e spesso si rimane, come dire, un po’ a bocca asciutta.
Però ogni tanto qualcosa succede senza che nessuno metta mano o proferisca parole, grazie all’ evidente strapotenza di alcuni geni in circolazione…
Nel caso di Holden si può parlare proprio di totale sovranità sul volere o potere di pubblico e organizzatori: è abbastanza famoso da non temere confronti con nessuno. È soprattutto abbastanza talentuoso da non temere confronti con nessuno. Ed è anche abbastanza intelligente da selezionare e centellinare le sue performance in giro per il mondo.
Da qui, diventa evidente e naturale l’orgoglio per lo staff del Playhouse, che può vantare, in questo venerdì di fine febbraio, di ospitare l’artista inglese più eclettico e fenomenale dell’elettronica d’avanguardia. Signore e signori arriva James Holden.

***

Estratto dell’articolo di Jeremy Armitag e Cameron Eeles su Resident Advisor:
Punto primo: James Holden mandò una demo alla Minus di Richie Hawtin nel 1998. Venne respinta. Ora, se la matematica non m’inganna, questo significa che a diciotto anni già era immerso nel mondo minimal techno, ben prima del suo successo e dell’incoronazione a re della trance progressive. Ma forse questo non sorprende: qualcuno disse che la techno è una musica solitaria per uomini solitari e James Holden non si è mai sentito a suo agio nella folla.
Ciò mi porta al punto secondo: alle superiori Holden non conobbe abbastanza gente da formare una band. Quindi comprò un computer e cominciò ad inventare.
Punto terzo: Il regime musicale che nel 2003 dominava la scena inglese era ormai stagnante. Il progetto Border Community era l’addio a tutto questo, o forse il dito medio. La sua prima release sull’etichetta, A Break in the Clouds, fu una rivelazione.
Punto quarto: Holden non ascolta mai CD mixati. Seguirlo dal vivo è un’esperienza totalmente diversa dall’ascolto di un suo ultimo mixato come At the Controls sulla Resist. L’obiettivo di Holden è di fondere insieme suoni molto diversi tra loro, dai Massive Attack ai Death in Vegas, dagli Harmonia a Kalabrese.
James Holden: «Ascolti i Cluster o gli Harmonia e ti chiedi che cosa sia stato fatto di meglio da 30 anni a questa parte. Davvero, sono imbarazzato per tutti quanti noi.»

DER KINDERGARTEN, Via Calzoni 6, Bologna – apertura ore 23.30 – ingresso con selezione e tessera Arci obbligatoria – ingresso in prevendita 15 euro, intero 20 euro, Per info&prevendite scrivi a info@playhouse.bo.it, oppure chiama il 329.9714611. Foto e info sempre aggiornate; http://www.facebook.com/playhouse.kindergarten

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Postato il 25th febbraio, 2010 da Staff
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Ceephax Acid Crew “United Acid Emirates” (Planet Mu)

ceephaxIl lavoro. Ti ha in pugno. È tutto intorno a te, come una gelatina permanente che ti circonda, ti assorbe. E quando ci sei dentro, guardi la vita attraverso una lente deformante. Massì, certe volte ti prendi i tuoi angoli di relativa libertà dove puoi ritirarti, quegli spazi leggeri e delicati dove le cose nuove e diverse, cose migliori, possono sembrarti possibili. Dopo finisce...oppure no, da qualche parte esistono eroi che si aggrappano con forza alla purezza dell’adolescenza catapultandosi fuori dalle pagine di Irvine Welsh.
Andy è lo smart cunt della nostra storia, non è come suo fratello (Squarepusher n.d.r.), a lui di finire nei libri di scuola non gliene frega niente. Fanculo anche ai top dj’s che girano il mondo in business class con al fianco laptop e cocaina, meglio buttare giù l’ennesima lager della serata e far muovere per bene il culo ai ragazzi giù in pista che non aspettano altro di farsi una bella sudata.
La Tb 303 inizia ad aggrovigliarsi sopra un’irrequieta Tr 909.
Il battito acid happy hardcore di Castilian, alla soglia delle 88 miglia orarie, attiva il flusso canalizzatore e, da lì in avanti, diventa difficile non credere di essere tornati nel 1992, specie se consideriamo il marchio Planet Mu, label simbolo del movimento rave dei primi anni ‘90.
Nel regno di Andy Ceephax Acid Crew Jenkison non ci sono hits da classifica ma le melodie, riff semplici ed evocativi come da antica tradizione Uk Rave (e migliore ricetta per l’MDMA), disegnano paesaggi lisergici color pastello. Il synth pop anni ‘80 è infatti un pozzo praticamente infinito da cui attingere ispirazione.
L’andamento del disco riflette fedelmente quello del party dove a momenti di esaltazione di massa se ne alternano altri più riflessivi e malinconici da passare abbracciati con quelli che, per almeno una notte, saranno i nostri amici più cari.
United Acid Emirates col suo stile all’apparenza semplice (solo synth analogici senza particolari diavolerie digitali) riporta in auge il grande messaggio della Techno old school, sincero amore per la musica e voglia di stare insieme, il tutto detto con una spontaneità e genuinità che solo i ragazzini possono avere.
Ceephax in definitva è il Peter Pan dell’acid sound e noi non vediamo l’ora di seguirlo sull’isola che non c’è.

Federico Spadavecchia

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Postato il 21st febbraio, 2010 da Federico Spadavecchia
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Nuovo album per Martin Buttrich

martin buttrichDopo aver prodotto gli album di artisti da Top ten come Timo Mass e Loco Dice, Martin Buttrich esce finalmente con il primo solo cd a suo nome: Crash Test.
Il disco, edito dalla Desolat, è una selezione di 11 tracce realizzate negli ultimi 15 mesi principalmente nella sua base operativa di Hannover ed offre un’ampia panoramica delle capacità creative del produttore tedesco il cui punto di forza sta in un raffinatissimo sound design, frutto di una costante ricerca di equilibrio tra la tecnologia analogica e digitale. Anche i generi musicali trattati (e rimescolati insieme) sono i più diversi, spaziando dalla minimal techno al jazz, all’hip hop fino a riferimenti di world music.
Grazie alla sua fluidità organica si può godere di Crash Test anche al di fuori del dancefloor (per il quale sarà comunque un serbatoio di hits), con il pulsare del basso che passa da spinta propulsiva per le gambe a caldo massaggiatore del cervello.
La presentazione ufficiale dell’album è prevista per il 27 marzo prossimo, in occasione del Time Warp di Mannheim.

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Postato il 18th febbraio, 2010 da Staff
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Berlin Transmediale 2010. Il Report

La fortuna aiuta gli audaci è il motto che ogni Clubber degno di questo nome dovrebbe sempre far suo, già perchè andare a Berlino mentre è in corso uno degli inverni più freddi che si ricordino potrebbe sembrare una mossa un tantino avventata.
E dire che effettivamente il weekend inaugurale della Transmediale 2010, nota rassegna di arti audio-visive, era stato dominato dal gelo polare con vento e ghiaccio a rendere quasi impossibile ogni sorta di spostamento.
A distanza di una settimana, invece, giusto in concomitanza della nostra trasferta per il gran finale del festival, la temperatura si è alzata quanto basta per rendere piacevole (anche se un pò scivoloso) passeggiare nella città resa ancora più suggestiva dalla Sprea ancora parzialmente surgelata.
La Transmediale, anche quest’anno, raccoglie le migliori proposte in campo avanguardista con i progetti di artisti come ad esempio gli ex Pan Sonic e Rioji Ikeda, o il gran concerto di Charlemagne Palestine al Franzosischer Dom nel quartiere di Mitte.
Chiaramente in una programmazione di così alto livello anche le sonorità da club non sono da meno; e così eccoci a schettinare in una lunghissima coda all’entrata del WMF Club in Alexander platz (che da quest’anno sostistuisce il Maria am Ostbahnhof come location ufficiale) per dare il via al weekend a colpi di ultra bassi e grandiose melodie.
A darci il benvenuto al primo piano del locale c’è Scuba: ormai trasferitosi stabilmente nella capitale tedesca, il Dj inglese ha portato il crossover tra dubstep e techno su nuovi inesplorati livelli.
La cassa è tornata ad essere in 4/4 ma gli echi dub metallici si trascinano pesanti come catene riportando alla memoria i fantasmi dell’antico True Spirit. E’ solo per merito del bellissimo ep di Pangea (contaminazioni house, 2 e dubstep di scuola Appleblim) che possiamo godere di un flebile spiraglio di luce.
E’ tempo però di scendere nella main room dove Kelpe sta terminando il suo live idm forse eccessivamente penalizzato dalla batteria suonata dal vivo.
Il set finisce ed è finalmente ora dell’attesissima performance di Four tet fresco di nuovo album (la cui recensione potete trovarla qui). C’è talmente tanta gente che è difficile persino respirare quindi non mi resta che buttarmi su un divanetto e lasciarmi cullare dalla musica. There is love in you non si balla con le gambe ma con il cuore.
A svegliare i muscoli ci pensa Dan Deacon anche se dopo una mezz’ora diventa troppo monotono ma d’altronde non tutti sono al livello di Otto Von Schirach.
Torniamo infine ai piani alti per l’ultimo act della serata quello che vede ai piatti l’olandese 2562, esponente della corrente techstep.
Il ragazzo parte in sordina con una ritmica dritta e stralci dubtech ma dopo la prima ora incomincia a salire e a spezzare i beats con un basso che prende le sembianze di un Tristo mietitore. Ogni tentativo di fermarlo è inutile e quando alle 6 è venuto il momento di spegnere l’impianto il pubblico è così fomentato che 2562 riaccende tutto e va avanti fino alle 7.
Per me niente after con Villalobos al Panoramabar, mi devo alzare presto per andare a comprare i dischi da Hardwax. Il prode Simone KK tornerà in ostello alle 11 e mezza.
Il sabato lo passiamo in giro tra Kreuzberg e Mitte incontrando vari esponenti di quello che il KK definisce Governo in esilio, ovverosia il gotha dei promoters italiani che, come ogni anno si da appuntamento a Berlino in occasione della Transmediale.
La notte seguente incomincia ancora prima di mezzanotte, sempre al WMF, per gli showcase Raster Noton e Wagon Repair.
La festa organizzata come le antiche terme romane prevede una sala frigidarium con i suoni glaciali della label tedesca che per l’occasione mette in scena i protagonisti della sua nuova unun series (unico assente sul palco Mika Vainio comunque tra il pubblico), ed un’altra calidarium con il progetto corale The Modern Deep Left Quartet che riunisce in un’unica live band Mathew Jonson & The Cobblestone Jazz, The Mole, Deadbeat con il prestigioso featuring di Tikiman.
Di sopra il leggendario Uwe Smith con il progetto ATOM fonde il rigore dei Kraftwerk con quello del minimalismo innalzando una barriera di ghiaccio in cui è difficile sentirsi a prorpio agio, specie dopo aver provato il calore della sala inferiore.
I ragazzi canadesi hanno tirato su quello che senza troppe storie quello che potremmo già a febbraio incoronare live act dell’anno: ben 2 tavoli pieni zeppi di synth analogici, giradischi, drum machines, vocoder, computers e persino un organo stile Hammond sono gli strumenti di uno show che andrà avanti per ben sette ore e mezza!!!
L’incredibile è che in una performance così lunga non c’è un solo momento di noia o monotonia, e la scelta di seguire lo schema adottato da Steve Reich per i suoi 18 musicisti intercambiabili è assolutemente perfetta, specie poi se puoi contare su un The Mole incontenibile.
Il gruppo tocca almeno 5 generi musicali diversi e ridisegna le geometrie del techjazz detroitiano, senza dimenticare di far gridare i clubbers con le hits W, Decompression e Marionette.
La festa si chiude in bellezza al guardaroba con tutta la fila a cantare insieme la romanticissima True degli Spandau Ballet.
La domenica è dedicata alla cerimonia di chiusura dell’evento per cui andiamo alla House der Kulturen der Welt per ammirare le ultime installazioni e per assistere ad una purtroppo deludente performance di artisti cinesi che non aggiunge nulla a quanto già visto finora.
Il nostro aereo è al mattino presto e quindi non andiamo nemmeno a dormire, vogliamo portare con noi quanta più Berlino possibile.

Federico Spadavecchia

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Postato il 14th febbraio, 2010 da Federico Spadavecchia
nella categoria Music, Nightlife | No Comments »

Four Tet “There is love in you” (Domino)

four tetC’era davvero tanta, troppa gente al Wmf Club di Alexander platz per poter saltare e ballare. L’artista era così lontano e nascosto dietro i suoi due Mac che non l’abbiamo nemmeno visto e così al posto del report di un live sul dancefloor mi trovo a scrivere la recensione di un disco ascoltato sdraiato su un divanetto.
Kieran Hebden, famoso nel mondo della musica elettronica col nome di Four Tet, mette infatti in scena il suo ultimo album di studio, “There is love in you“, roba che se non fossimo solo a febbraio potremmo definire già come disco dell’anno.
Basta un flash della strobo per far sì che la musica mi riporti indietro nel tempo, a quegli adolescenziali pomeriggi primaverili trascorsi ad inseguire con la mente le note provenienti dalla finestra aperta invece di concentrarsi sui libri di scuola. Ad un certo punto mi pare quasi di essere disteso su un prato col sole in faccia, pervaso da un piacevole senso di benessere e pace interiore.
Certo, forse sarebbe più professionale da parte mia se mi soffermassi a parlare di come Four Tet, finalmente libero dall’obbligo della ricerca forzata, sia riuscito a portare il sound neotrance teorizzato da James Holden ad un livello superiore, schiarendo l’eclissi di Burial senza comunque rinunciare ad un groove danzerino così mielosamente Pop. Come nel minimalismo di Steve Reich, la sua formula è essenziale ma al tempo stesso stratificata in cui al centro vi è una melodia dolce, trascinante ma mai invadente.
I discorsi, però, qui servono a poco, queste canzoni sono fatte per essere percepite direttamente con il cuore, sono un lungo mantra purificatore della merda che puntualmente ingoiamo ogni giorno, per le quali ogni tentativo di descriverle razionalmente è un atto di violenza verso le nostre anime già ampiamente lacerate.
Un pò come quando esci dalla discoteca col sole già alto e non ti interessa fare la critica della set appena ascoltato perchè con l’ultimo pezzo che ancora ti gira nelle orecchie tutto ti sembra più bello.

Federico Spadavecchia

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Postato il 11th febbraio, 2010 da Federico Spadavecchia
nella categoria Music, Reviews | 1 Comment »

Link dnb Arena presenta Dj Hype @ Link, Bologna

Sabato 13 febbraio è una data da segnarsi sull’agenda: arriva per la prima volta a Bologna dj Hype (gimme the funk!). Il personaggio meriterebbe molto più di un comunicato stampa, perchè dj Hype è protagonista di uno show che merita di essere visto almeno una volta nella vita.
E allora, per chi conosce la scena drum’n’bass, basterà sapere che oltre ad essere da anni resident al leggendario Fabric di Londra, è proprietario di ben sette etichette che abbracciano tutti gli stili del genere, mentre invece a tutti quelli che amano sentir SUONARE un dj e amano la musica elettronica in ogni sua sfaccettatura, sarà necessario comunicare che il Signor Ford si esibisce a tre piatti, scretcha da anni con un disco spezzato e che, se si presenteranno in orario al Link, non ascolteranno mai un disco solo.
Qui si parla di tecnica e attitudine allo show, di double drop e manie di protagonismo. Poco spazio per i criticoni, per quelli che cercano il pelo nell’uovo: quest’uomo sa il fatto suo e ve lo dimostrerà a suon di vinili in faccia (altro che mp3!!). Ad accompagnare il suo esordio alla consolle del Link, ci sarà il suo MC – Daddy Earl – che con Hype attaccava in giro le locandine per promuovere le prime feste drum’n’bass a Londra, mentre il warm up e la chiusura della serata sarà affidato ai djs resident di “Jungle Vibes” (Milano) ovvero Dp e Promenade e – ovviamente – ai padroni di casa Link dnb Arena.

Ingresso riservato ai soci 10 euro in prevendita 13 in serata (con consumazione)
TESSERA LINK 10 euro
Apertura porte: 22.00
info e prevendite: 320 2477498 – 3393018539

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Postato il 8th febbraio, 2010 da Staff
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Korg Kaossillator Pro: infranti i limiti della creatività

La Korg ha aspettato l’edizione 2010 del NAMM di Anheim, California, per presentare sul mercato la sua ultima creazione: il Kaossillator Pro.
Identico nell’aspetto al famoso Kaos Pad 3, questo nuovo strumento riprende l’idea di sintetizzatore portatile alla base del primo Kaossillator per svilupparla oltre ogni limite mettendo a disposizione del musicista 200 programmi (suddivisi in diversi suoni) e la possibilità di crearne di nuovi.
Ampio spazio quindi a tutti i Dj’s che amano improvvisare con qualcosa di assolutamente personale durante le loro esibizioni ma anche a chi, grazie alle prese MIDI e USB, volesse connetterlo al Pc come una qualsiasi macchina da studio.
Infine è possibile fare il backup dei propri dati salvandoli su una normale scheda SD.

Immagine anteprima YouTube

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Postato il 3rd febbraio, 2010 da Staff
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