Solitamente sulle pagine di un qualsiasi magazine musicale è raro trovare spazi dedicati alle questioni organizzative degli eventi perché si preferisce concentrarsi sugli artisti, la loro musica e soprattutto l’alone di glamour che li circonda. Noi di frequencies.it abbiamo invece deciso di parlarvi anche di questo aspetto della club culture, perché è bene sapere che uno staff con solide basi e progetti seri sta alla base della riuscita di ogni serata.
L’occasione per affrontare un argomento così delicato ci viene data dal circolo culturale Fabbrika di Vicenza, che festeggia il suo primo compleanno portando in Italia lo showcase dell’importante label tedesca Trapez. Il locale contrariamente alla fredda regione in cui è situato è molto caldo con un’atmosfera davvero familiare, e tutti i membri dello staff si danno un gran da fare per praparare la festa. A parlare con noi è Samuele Dalla Ave, meglio conosciuto come Samba, vice presidente del Club ma cosa più importante uno dei papà del progetto Fabbrika.
Ciao Samuele, allora per cominciare puoi spiegarci come nasce l’idea del Fabbrika?
Il progetto Fabbrika nasce nel 2000, quando Lele (Electro Rider, uno dei resident Dj) ed io abbiamo aperto la prima versione del Fabbrika sempre qui in provincia di Vicenza a Caldogno. Anche allora eravamo in un circolo culturale ma non avevamo la gestione del locale quindi, organizzavamo soltanto il sabato sera. In quel locale proponevamo Tech-house, Minimal, Hardgroove, Detroit.. e tutte quelle cose che si suonano anche adesso…la prima Schranz in Veneto per intenderci molto probabilmente l’abbiamo fatta lì …insomma, cose abbastanza inedite per quel periodo. La situazione però purtroppo è durata solo una stagione perché era ancora il tempo delle grandi mafie Venete, e i concorrenti ci hanno tagliato le gambe nonostante il buon inizio. In seguito abbiamo mantenuto il marchio perché nonostante tutti i guai la situazione ci era cmq piaciuta molto… Fabbrika è diventato poi un marchio itinerante che dava il nome sia al nostro staff sia alle one night che sempre io e Lele organizzavamo in giro prendendo in gestione artistica altri locali. Successivamente, grazie ad una collaborazione nata su Technobar per un party chiamato Overclock (ora riproposto una volta l’anno nel nuovo Fabbrika) con la partecipazione Peter Dundov, abbiamo conosciuto Max Vu e i ragazzi della sua crew (Kroda) con i quali abbiamo scoperto di avere gusti ed esperienze comuni e quindi è stato naturale domandarsi come sarebbe stato avere una situazione tutta nostra. Da lì è nato il progetto per questo locale che una volta realizzato ha adottato il marchio Fabbrika.
Da quello che ci hai raccontato il Fabbrika ha una visione della musica elettronica a 360°, ma dicci in un momento come questo dove tutti inseguono l’ultima tendenza qual è la linea che seguite nel proporre gli artisti?
Una linea che “purtroppo” non ha niente di imprenditoriale…ahahahha…andiamo semplicemente per gusto, poi certo magari ogni tanto per tirare avanti organizziamo una serata “commerciale” e buttiamo anche dentro il nome conosciuto, anche se chiaramente la “commerciale” come la intendiamo noi è considerata di tendenza da altre parti. Non ci svendiamo insomma….il metodo che usiamo fondamentalmente è quello della ricerca, proponendo nomi storici, (essendo grandi appassionati ci piace proporre artisti che han fatto la storia, come nel caso di Lory D che da 15 non veniva in Veneto, oppure di Mr Fingers che abbiamo portato per la prima volta in Italia,) affiancati a nomi inediti per l’Italia che riusciamo ad avere a prezzi sostenibili e che sarebbero impensabili da proporre una volta “esplosi”.
Ecco, voi riprendete artisti storici come Lory D, il cui pubblico originale ormai è bello che adulto. Come reagisce di fronte a questi mostri sacri l’attuale pubblico techno?
Guarda Lory D come sonorità è avanti vent’anni, e fa fatica ad essere capito persino dai ragazzini più proiettati al futuro. Comunque noi non ci poniamo alcun problema, semplicemente proponiamo l’artista…abbiamo il nostro pubblico che per fortuna è ricettivo…
Interessante, quindi non fate da filtro tra l’artista e il pubblico?
No assolutamente, noi lo presentiamo e l’artista viene buttato nell’arena… Il pubblico che frequenta il Fabbrika non ha idoli particolari, o almeno non lo dimostra, (giusto Fasano, che tra l’altro ha fatto un’ottima performance, quando è venuto si è portato dietro un po’ fans “effetti collaterali” dell’idolatria degli artisti tipico delle discoteche della scena “commerciale” italiana) quindi più semplicemente se la musica piace il pubblico balla se no non balla…Fortunatamente abbiamo avuto sempre artisti che han fatto ballare…
Parlando di discoteche abbiamo visto come l’esperienza dei megaclubs sia all’estero che in Italia sia fallita, come te lo spieghi queto ritorno al piccolo club?
Fondamentalmente il grande club una volta funzionava perché andare a ballare era di moda…
Ah dici che andare a ballare non piace più?
Probabilmente andare a ballare per un motivo o per l’altro non è più il passatempo preferito dei giovani, e quindi la crisi si avverte ovunque anche nei locali prettamente commerciali come per i latino americani, è un problema che riguarda tutta la musica dance non solo l’elettronica anzi riguarda il concetto stesso di discoteca che ritengo comunque superato inteso semplicmente come luogo di divertimento, visto che ormai ce ne sono tanti altri nuovi…
Ti riferisci ai lounge bar per trentenni?
Sì ecco, questo nuovo fenomeno dei discopubs, soprattutto in riferimento alla scena commerciale, ha influito moltissimo sulla chiusura delle discoteche. Una persona che va a ballare solo per le ragazze o giusto per divertirsi giustamente si chiede perché spendere 20 Euro per entrare in una discoteca quando può sentire la stessa musica gratis in un discopub….
Rimanendo sempre sulle discoteche, sappiamo bene come nel nostro Paese esse vengano sempre associate a fenomeni di disordine pubblico e al commercio di sostanze stupefacenti. Voi che siete un piccolo club come siete visti dalla gente? Come un circolo culturale o come una discoteca?
Purtroppo siamo visti come un grave problema…è il solito discorso della gente prevenuta, ora non nego che nei locali di questo tipo giri la droga ma questa c’è come in qualsiasi altro posto, soltanto che l’opinione pubblica ha sempre bisogno di trovare un capro espiatorio…
E perché sempre le discoteche?
Perché non è una lobby forte probabilmente, perché non se la prendono coi bar, le parrocchie o le società calcistiche visto che per esempio gli stadi sono ormai un luogo dove violenza e droga sono di casa?..le discoteche invece sono rimaste poche e con poche forze quindi sono la vittima ideale di politici e forze dell’ordine che devono sempre dimostrare qualcosa ad una popolazione sempre più impaurita. Un circolo come il nostro è poi il capro espiatorio per antonomasia: siamo associati all’ARCI e quindi, anche se non facciamo politica diretta , siamo comunque legati ad un contesto politico di sinistra in una regione come la nostra dove domina la destra, facciamo techno, che nell’immaginario collettivo è la musica degli sballati… cosa c’è di più perfetto come capro espiatorio?
Allora cos’è che vi fa andare avanti? I soldi che guadagnate sono pure pochi…
No no, nemmeno “pochi” noi siamo un ente non profit, personalmente non guadagnamo nulla se non il rifarsi delle spese sostenute, e se ci sono serate in attivo il ricavato va a finanziare i nuovi progetti oppure viene dato in beneficenza.Andiamo avanti solo per passione.
Ma ne vale la pena?
Mah, guarda siamo in un momento difficilissimo..ho mille dubbi: quando vedi che fan di tutto per farti impazzire, hai la polizia fuori ogni giorno, i vicini vogliono farti mandare via, l’opinione pubblica ti è contro, quando tu che ti muovi solo per passione non essendo quella la tua attività principale ti trovi a correre rischi non solo economici ma anche legali… diventa tutto estremamente pesante. Sul discorso stupefacenti, se mi permetti di fare un appunto, con la legge Fini-Giovanardi sulle droghe se la polizia trova sostanze all’interno del locale non importa se le hanno portate i clienti, il getsore risulta comunque responsabile e viene accusato di favoreggiamento. Uno può anche controllare all’ingresso (a parte che la legge impedisce di perquisire le persone), ma di fatto è impossibile denudare tutti…immaginati 300, 400, anche 2000 persone da spogliare completamente senza tenere conto del disagio che questo comporterebbe.
Comunque, quando la serata va bene ti passa tutto, ti diverti e la mattina c’è voglia di continuare, la passione e tutto. Quando però per tutta la settimana hai 1000 problemi tante volte ti viene voglia di mollare, ed è un sentimento terribile perchè contrastante: da un lato non vedi l’ora che sia sabato con la tua serata e dall’altro lato non vedi l’ora che il sabato finisca perché hai paura.
Cambiamo argomento e paraliamo di cose più felici. Qual’è stato il tuo momento di maggior soddisfazione al Fabbrika?
Ne ho diversi, sicuramente tra questi l’aver portato per la prima volta in Italia Mr Fingers, papà dell’acid house, e Chris Liberator, papà dell’acid techno. Vedere queste leggende che sono nel tuo locale fa uno stranissimo effetto.. è difficile alle volte rendersi conto che le hai portate tu e che il locale è il tuo. Gente che magari fino a qualche tempo fà vedevo come miti e che adesso sono qui a lavorare per noi…però le soddisfazioni migliori le abbiamo successivamente, quando per esempio un artista che noi abbiamo proposto per primi viene chiamato poi da tutti gli altri clubs.
E per il 2007 cosa ci dobbiamo aspettarci dal Fabbrika?
Intanto speriamo di proseguire l’attività ahahahahah
Seriamente, allora il 6 di Gennaio avremo Markantonio mentre il resto del mese lo stiamo ancora programmando. Forse ad Aprile ci sarà una grandissima sorpresa, ma il sogno rimane sempre Aphex Twin anche se magari andrebbe proposto in un’altra location molto più capiente…Ecco se portassi lui allora avrei raggiunto tutti i miei obiettivi.
Grazie di tutto Samba adesso andiamo a goderci la festa.
Federico Spadavecchia
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