Ho sempre guardato con sospetto le produzioni minimal italiane ma, badate bene, non perché dubitassi in qualche modo della loro qualità sonora, quanto piuttosto della genuinità delle intenzioni degli artisti del nostro Bel Paese tanto abili a comporre quanto a sfruttare gli ultimi trends modaioli per riempire le loro tasche. Stesso discorso per gli emergenti che, per non vedersi continuamente oscurati dai soliti grandi nomi, il più delle volte scelgono di buttarsi nella produzione di facili hit da classifica.
Grazie al cielo, però, esistono le eccezioni e non mi riferisco soltanto a quegli artisti ormai affermati e di conseguenza svincolati dagli obblighi delle mode stagionali, ma anche ai tanti giovani producers che, come già da un po’ sta succedendo all’estero (ad esempio i ragazzi terribili della minimal argentina, o i protetti di James Holden), affrontano quaesto stile con passione, estro e personalità.
E’ questo il caso di Marco Sarto, un ragazzo poco più che ventenne proveniente da Rovigo, che ho conosciuto un paio di settimane fa in occasione dell’elettrowavechallenge allo 010 Club a Genova.
Marco si presenta come il classico compagnone veneto sempre pronto a fare festa e bere vino buono, e devo ammettere che è proprio questa sua attitudine che mi ha fatto sobbalzare dalla sedia quando a casa con calma ho ascoltato i suoi lavori: notturni, ipnotici fin quasi all’estremo, con ritmiche leggere (adatte quindi anche al semplice ascolto casalingo), giri di basso gelidi e melodie accennate dal sapore quasi spettrale. Insomma tutte caratteristiche che mai ti aspetteresti di trovare nelle composizioni di una persona così solare. Ulteriore aspetto di stupore e contrasto riguarda il suo metodo compositivo assolutamente diretto guidato dall’ispirazione del momento. Attenzione però a non confondere la spontaneità con la mancanza di basi, infatti, anche questa volta un ascolto attento ci rivela che il ragazzo non è per nulla uno sprovveduto. Le tre tracce contunute nel “The Monkey In My Shoulder Ep” (spring 1983, la title track The Monkey In My Shoulder, e third type) sono in definitiva l’esatta dimostrazione di come si possa “studiare” dai grandi del genere ( si possono nettamente distinguere certi echi di scuola Minus e Kompakt) e allo stesso tempo fare un qualcosa di veramente personale.
Molto spesso nel giornalismo musicale si (s)parla di cosa sia o debba essere l’arte, beh io ritengo che l’arte sia la forma più bella, la veste più elegante, che possiamo dare naturalmente ai nostri pensieri e sentimenti senza nulla di prefissato o scopi da raggiungere, ed è per questo che Marco Sarto è un artista.
http://www.myspace.com/marcosarto
Federico Spadavecchia
technorati tags: marco+sarto, minimal
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