Sono passati esattamente 138 giorni dalla sua prima presenza genovese, che fu (lo diciamo con orgoglio) anche la sua prima apparizione in Italia. Fu lui il 30 settembre ad aprire la stagione allo Zerodieci, molti non lo videro e furono costretti a bivaccare in piazza embriaci per la gioia del vicinato, nell’attesa che qualcuno riportasse loro i resoconti del live strepitoso e coinvolgente che fece; molti lo applaudirono a fine set,lui ora ritorna,anzi, vuole ritornare, dice che lo ZERODIECI è uno dei club che gli ha dato più vibrazioni in assoluto e che la gente gli ha trasmesso tutto l’entusiasmo della sua musica.
Alan Abrahams, nato e cresciuto a Capetown/Sud Africa, per qualche tempo cittadino londinese e ora residente a Lisbona, è, con i suoi alter ego Portable e Bodycode, uno dei più entusiasmanti protagonisti della techno degli ultimi cinque anni.
Gli elementi futuristici di BODYCODE vivono tra le pieghe di un’impalcatura musicale complessa. Un ascolto superficiale farebbe immediatamente pensare al microfunk di Sutekh, con cui Bodycode ha indubbiamente punti in comune, tanto da aver pubblicato su Context il suo primo Ep. Nella musica di Bodycode, particelle sonore minuscole come atomi si aggregano e si disgregano, entrando e uscendo dalla trama nel tempo di una frazione di secondo, ma senza mai veramente fare il verso al micro-sampling di Sutekh o Akufen; il suo modello piuttosto è la ritmica della sua terra d’origine, poliritmia e sincope. A distinguerlo infatti è soprattutto la matrice arcaica del suo sound: una sfida per i corpi abituati a muoversi al 4/4 della techno. In Bodycode due, tre, o più ritmi differenti e distinti convivono in una perfetta organizzazione formale.
Tutti i lavori di Bodycode si basano su field recordings che riportano alla vita africana e ai suoi luoghi. Registrazioni fatte nei ’60, ’70 o ’80 in differenti località del vasto continente africano, suoni e voci che per generazioni hanno ispirato ritmi e balli. Abrahams ha ripreso queste voci e questi ritmi e li ha rilavorati digitalmente, e li ha integrati alla ritmica moderna, quella della dancefloor. Un sound inconfondibile il suo, un ibrido che combina elementi arcaici e futuristici, come fu la techno alle sue origini. Con Bodycode spesso si parte muovendo il corpo a un ritmo sincopato, con una vaga sensazione di dancehall, quando all’improvviso s’incasina (e ci incasina) con la matrice statica di una cassa dritta, a cui magari, tanto per gradire, si accoda un momento poliritmico. E’ indubbio che Bodycode abbia portato nella techno una nuova sensibilità, sicuramente spicca per personalità. Infatti è uno che non ha mai cavalcato l’onda, da sette anni lavora al suo sound e se è vero che ha pubblicato, dagli inizi ad oggi, su diverse etichette (Context, Background Records, Sud Electronic, Karat, Scape, Spectral), non si può certo dire che abbia in qualche modo snaturato il suo stile; ha semmai lavorato all’interno di certi schemi per sovvertirli, ricombinarli, dargli nuova luce. Version su Scape è morbido, avvolgente, organico, più d’ascolto che da ballo, mentre il suo ultimo album su Spectral, “The conservation of electric charge”, riflette l’esperienza dei suoi live, un flusso di acid house e techno incandescente a dispetto di poliritmia e tempi sincopati, il ritmo si fa forza psicofisica che trasforma il nostro ballo in esperienza psichica. Questa è vera Deep House!
S.BAROFFIO (ZERODIECI RESIDENT)
@basement : G.FOGLINO (ZERODIECI RESIDENT)
INGRESSO CON TESSERA ARCI
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