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Nature One. Il Report
Ed eccoci qui al mare con Agosto iniziato da un pezzo e la paranoia di Settembre che piano piano si fa strada nei nostri oziosi pomeriggi vacanzieri. A questo punto, prima di ritrovarsi a svuotare il frigo in preda ai sintomi di una depressione da appartenenza ad una società tecnologicamente e stressatamente avanzata, occorre mettere su un bel disco e stimolare pensieri positivi.
Quale occasione migliore di questa seduta di autoanalisi allora per raccontarvi del Nature One?
Il festival tedesco che si tiene a Kastellaun, un paio d’ore di macchina da Francoforte, è da sempre l’Araldo della bella stagione: con il suo potentissimo impianto e i suoi raggi di luce, che paiono lanterne per moderni viaggiatori dello spazio, ci annuncia con forza che è giunto il momento di abbandonare uffici e città per dedicarsi al tanto agognato divertimento estivo.
L’evento comnincia ufficialmente il primo venerdì di Agosto per concludersi alla mattina della domenica; la location, estremamente suggestiva, è una base militare ormai in disuso con tanto di torre di controllo, colline bunker e recinzioni con filo spinato tutto intorno al perimetro.
Milano, ore 03.00 di un desertico sabato mattina, una FIAT Tipo del 1990 attraversa il capoluogo lombardo a gran velocità; a bordo, come sempre, il mitico Simone KK in compagnia del sottoscritto diretti a prendere il pulman per l’aeroporto di Orio al Serio.
Dopo un’attenta consultazione della Line Up del mega rave, nonché delle previsioni meteo, abbiamo infatti scelto di partecipare soltanto alla serata finale, anche se questo è significato perdersi uno, a quanto ci è stato riferito, strepitoso Jeff Mills, il live di Rob Acid e quello di Jacek Sinkievic, il migliore degli artisti Cocoon presenti.
L’arrivo ad Han avviene puntualmente in prima mattinata, e dopo un’abbondante colazione che ci permette di programmare con tutta calma la scaletta della serata, di comune accordo decidiamo di prendere il bus per la vicina Koblenz, città famosa per l’incrocio tra il Mosella e il Reno, per fare una piccola gita e riposarci in vista della lunga notte che ci attende.
Ora, è inutile che vi stia a descrivere quanto si stato piacevole trascorrere il tempo libero in questa graziosa cittadina dalle vie del centro da cartolina, le piazze dove gustare una buona birra (pagandola la metà che in Italia) seduti ad un tavolino all’aperto, o i prati in riva al Mosella dove poter sonnecchiare placidamente all’ombra degli alberi, ma se vi dovesse capitare di passare da quelle parti, beh, sappiate che a Koblenz potrete passare qualche ora veramente piacevole.
Ormai si son fatte le sette e mezza ed è quindi il momento di prendere il bus che ci porterà direttamente alla festa. Il viaggio dura circa un’ora, e la nostra fermata è prorpio davanti all’entrata della base…cazzo è così austera che sembra un campo di concentramento!!!
In realtà c’è ancora da fare un bel pezzo di strada a piedi, bisogna infatti costeggiare quella sorta di intricato manicomio che è il campeggio del Nature, dove chi arriva si affretta a montare il proprio soundsystem prima ancora della tenda. Genere musicale proposto: rigorosamente Hardcore!!
E finalmente l’entrata definitiva con lunghissimi tubi gonfiati d’aria ad indicare l’ingresso, e subito oltre le barriere le immancabili bancarelle a fornire tutti gli accessori del perfetto raver.
Posati in fretta gli zaini al guardaroba, impugnamo la line up e ci dirigiamo alla nostra prima tappa; in un tendone da circo, montato così bene da non far rimpiangere un club, sale in consolle Barem.
Il giovane talento della nuova scena minimal argentina propone un live perfetto per l’inizio serata: cassa dal passo deciso, percussioni dinamiche, il tutto grazie a Dio senza alcun accenno alle solite melodie in stile M_nus che ormai hanno saturato il mercato. Finalmente ascolto un giovane produttore che non si crede di essere Richie Hawtin o Luciano solo perché in possesso di un laptop e una versione craccata di Ableton Live.
Il tempo di muovere i primi passi e bere una RedBull che è già ora di cambiare sala, sono le 22.00 e nel palco all’aperto n°2, Terminal Classic, ci attende il dj set di Afrika Islam.
Il gro(a)sso Dj di L.A. ben rappresenta il clichè dei B-boys della West Coast, con tanto di catenazza d’oro alla Mr. T e canotta da basket. Conosciuto anche come Mr. X (ricordate il duo Mr.X e Mr.Y in compagnia di Westabam?), fa parte del circuito Low Spirit e questa sera ha scelto di proporre alla pista un viaggio nella musica elettronica dalla seconda parte degli anni ’90 ad oggi. Per me si tratta di un bizzarro viaggio nel tempo, come se qualcuno mi avesse lanciato a bordo della De Lorean a 88 miglia all’ora contro il 1997. Protetto dalle grosse lenti scure dei miei occhiali da sole d’ordinanza rivedo gli anni del liceo, i miei compagni rockettari, le estati passate a Londra cercando di capire cosa diavolo fosse l’acid house, la DeeJay Parade (in quel momento è sul piatto Beachball di Nalin & Kane), il mio primo viaggio a Berlino…Afrika Islam mi sta facendo un regalo enorme suonando il disco che è stato la colonna sonora di quello strambo viaggio scolastico (terminato al Tresor.…): Members of Mayday “10 in 01” Paul van Dyk remix!!!
Fuori ci sono meno di 20 gradi ma sto sudando da quanto ballo velocemente mentre i vinili (perché il nostro eroe suona esclusivamente quelli e con una tecnica da far paura..) non rimangono sul giradischi per più di due minuti l’uno. Tuttavia dopo un’ora abbondante la qualità del set pare essere in caduta libera, più si avvicina ai giorni nostri più i pezzi sono commerciali…
Fortunatamente l’orologio impone il nuovo cambio: bisogna tornare al tendone per i Wighnomy bros.
Sinceramente non ho più parole per descrivere l’ottimo lavoro portato avanti da Robag Wruhme e Monkey Maffia con le loro sonorità post minimal e IDM ad alto contagio emotivo; in un anno circa li ho sentiti per ben 3 volte in altrettanti Paesi e situazioni, e MAI hanno deluso le mie aspettative.
E puntualmente anche stavolta seguono il loro personalissimo copione: tirano su l’atmosfera con suoni più classici e poi partono a sperimentare ritmiche che soltanto loro riescono a mixare.
Alla fine del set riusciamo ad incontrarli e a scambiare qualche battuta: sono davvero simpatici e ci ripromettiamo di incontrarci al Green and Blue a Settembre. Adessso è tempo di andare al main stage per la leggenda Carl Cox! (anche perché qui c’è da scappar via dalle grinfie di un tamarrissimo Boris Dlugosh che scimmiotta Simiam Mobile Disco)
Ad attendere il Big, in tutti i sensi, Dj c’è una folla oceanica e per riuscire non solo a respirare ma anche a goderci i giochi laser ci arrampichiamo in cima ad una delle colline bunker, al cui interno c’è la sala Tresor.
Carl da in pasto al pubblico groove tosti ricchi di ripartenze tenendo fermo il piede sull’accelleratore…peccato però che non cambi mai marcia perché dopo un po’ il set diventa davvero monotono, e quello che sulla carta doveva essere il piatto forte della serata assume quasi l’odore di una minestra riscaldata…
Il successivo punto di controllo è la tenda Cocoon per il live degli Extrawelt, senza infamia e senza lode, ma soprattutto per incontrare gli altri amici presenti.
La capanna dello zio Sven è una delle più piccole ma allo stesso tempo una delle più calde con la gente teletrasportata come per magia sulle spiagge di Ibiza…
Dopo aver fatto un po’ di foto e chiacchere con gli amici ci accingiamo a tornare al main stage per il live dell’erede designato dei Kraftwerk: Anthony Rother.
Durante la strada che ci separa dal palco esterno ci capita di passare di fianco alla sala schranz dove Chris Liebing sta finendo il suo set; sarebbero molte le cose da dire su questo artista capace di portare alla ribalta un genere sempre vissuto nell’underground, che per me ha rappresentato quello che per i rockers sono stati i Sex Pistols, Chris Liebing con i suoi beats scarni ed i suoi grooves roventi è stato il mio Punk! Ed è davvero brutto dover constatare come oggi abbia perso ogni barlume di creatività, e se Johnny Rotten fa bella mostra di sé ai reality della TV inglese, al povero Chris non pare essere rimasto altro che accodarsi in qualche modo al lunghissimo carrozzone minimal, anche se per il nome che porta viene poi buttato in mezzo alla mischia di ragazzini ribelli che han modellato la schranz come una nuova hardcore.
Chi invece è un punto fermo nella scena elettronica attuale è sicuramente Rother, il quale ogni volta da ampie dimostrazioni delle sue capacità portando sul palco un vero e proprio one man show!
Tastiere, microfoni, megafoni, campionatori ed altri strumenti sono gli unici membri del gruppo del tedesco che, un po’ come Lino Banfi in Grandi Magazzini, li suonerà completamente da solo, alternando inni cantati (il pubblico in delirio su Father) a momenti strumentali in perfetta linea con la scuola di Dusseldorf.
Il sole si è già alzato, sono le 6, e mentre c’è ancora la coda per provare l’ebrezza del bungee jumping per noi technomani è ora del live dei Pet Duo.
La coppietta di sposini brasiliani, affiliati alla celebre Kne Deep rec. di Dj Rush, sono gli unici artisti hard techno ad interessarmi e questa volta proporranno il loro live act.
Così con il marito ad occuparsi di drum machine e synth, e la moglie dietro a sequencing e compressori, i due danno vita ad una bella performance fatta di suoni brillanti e puliti dal grande impatto sulla pista.
Tuttavia sebbene abbia molto apprezzato la tecnica tirata fuori, ho trovato le sonorità troppo algide e nonstante i loro tentativi di scaldare l’atmosfera sfoggiando un repertorio da mimi esperti sembrava più di stare su un lago ghiacciato in Finlandia che non su una spiaggia di Rio.
Concludiamo il festival con Calvin Rotane, sulla piccola pista open air dedicata al remeber: peccato che forse per l’ora già tarda, forse per il caldo, forse per il fatto che non sia più capace a suonare, Calvin non riesca a mettere due dischi a tempo neanche per sbaglio e che i dischi proposti non siano nulla di che.
Il Nature ormai è finito, fuori dalla base militare ci aspetta il pulmann per Koblenz dove passeremo le ultime ore prima di tornare in Italia ditesi al sole sui prati in riva all Mosella ancora immersi in questo sogno di mezza estate.
Federico Spadavecchia
technorati tags: nature+one, wighnomy+brothers, cocoon
4 sound system:
tekno
minimal & break beat
drum n bass & electronic
reggae
entry 5 euro
VILLAGGIO GLOBALE lungotevere testaccio Roma
technorati tags: roma, re+intro, villaggio+globale
8
Buone Vacanze!
Da domani anche noi impiegati del clubbing andiamo in ferie a goderci il meritato riposo. Per almeno tre settimane quindi niente consolle, impianti e Dj’s ma solo mare, sole e cibo….Voi cari lettori invece divertitevi a ballare sulle spiagge più trendy, e magari raccontateci le vostre esperienze che pubblicheremo volentieri.
Buona estate a tutti!
Frequencies.it Staff
Quando sono partito per l’isla blanca già sapevo o almeno immaginavo che non sarebbe stata ciò che era una decina di anni fa, ma il desiderio di vivere il mito per una settimana mi allettava comunque tantissimo. Appena arrivato mi faccio subito un’idea del calendario della settimana e decido di scegliere solo in base ai dj e alla musica lasciando perdere altri aspetti. E’ così che mi ritrovo ad iniziare la settimana con l’appuntamento che probabilmente aspettavo di più, il Circoloco al Dc10: parliamo allora del locale, praticamente inesistente, un capannone nella zona desertica vicino all’aeroporto di eivissa, dove nella sala illuminata dalla luce del sole fa un caldo infernale e nell’altra ci sono 15° in meno, servizio di sicurezza assente, due banconi che fortunatamente non hanno i prezzi allucinanti riscontrati poi nei vari Privilege o Amnesia, sebbene di gran lunga più alti che in Italia. Il signor Cirillo ha comunque saputo benissimo come rimediare a queste carenze ed è riuscito a stampare un sorriso permanente tipo paresi sulle facce dei suoi clienti, per capire il motivo di ciò basti leggere l’elenco sterminato dei dj che di volta in volta si alternano nelle due consolle: una serie impressionante di nomi che spaziano da superstar come Timo Maas a personaggi magari meno conosciuti a livello internazionale come i System of Survival. Ogni lunedì una sorpresa diversa, ovviamente non annunciata, e spesso arricchita da guest auto invitatisi a quello che a detta di molti è il party più bello e genuino dell’isola. Il Circoloco potrebbero farlo anche in cima al monte cucco per quanto mi pare, conta solo la musica e il Circoloco è proprio questo: musica…e basta. Una menzione di merito oltre a Magda se la meriterebbe anche Luciano, ma da lui a queston punto non mi aspetterei mai nulla di meno.
Ibiza però non è solo Dc10 anzi, un altro appuntamento irrinunciabile è la serata di Sven Vath all’Amnesia, che quest’anno ha preso il nome di Freakshow. I protagonisti sono sempre loro: Sven, Richie, Ricardo più qualche nome che annaspa per farsi spazio tra questi veri e propri monumenti della scena dance mondiale. Il padrone di casa purtroppo è assente quindi decido di iniziare la serata con il set di Hawtin. Volete capire cosa vuol dire tecnica in un set, beh….provate ad ascoltare Richie Hawtin. Impressionante, il set fila via liscio senza una piega, come i suoi capelli, eppure manca qualcosa. Sembra quasi un prefabbricato, sarà forse un eccesso di maestria, o magari il fatto che il set paia costruito tutto sull’utilizzo del cannone per getti d’aria sulla folla (cosa che sebbene non dico sia una schifezza, mi ha impressionato ben poco)? Sinceramente sono interdetto ancora adesso. Decido allora di spostarmi nell’altra sala per ascoltare Villalobos: il volume stranamente è più basso che nello stereo di casa mia, ma almeno la qualità del suono, come del resto in tutto il locale, è decisamente alta. Ho ascoltato per anni i suoi set senza mai riuscire ad andarlo a sentire di persona e devo dire che il cileno è da sempre uno dei miei preferiti, ma, sarà il fato o la mia presenza nefasta, anche Villalobos delude le mie aspettative alquanto: set moscio e monotono. Sono le sei del mattino passate, sono più bombardato della germania nel ’46, me ne torno a casa. Il giorno dopo si và a testare il Bora Bora. Prima di partire ero venuto a sapere che il mitico inventore del party sulla spiaggia più famoso delle Baleari, Gee Moore, aveva deciso di abbandonare Ibiza perché gli sembrava che lo spirito dell’isola non fosse più quello di un tempo. Non mi dispero, il Bora Bora tour continua in giro per il mondo e comunque il nome scritto all’entrata dei bagni più affollati di plaja d’en bossa è immutato e quindi anche la speranza di poter comunque vivere la magia del Bora Bora. La gente non è moltissima ma alla fine siamo solo a metà luglio e la musica è carina. Se consideriamo la storia di questo locale è impossibile promuoverlo ora come ora, ma alla fine ci si diverte e si sorvola ben volentieri. Mercoledì è “Meganite” party al Privilege. Residents della serata sono due dei dj italiani più conosciuti all’estero, Picotto e Carola, accompagnati da Adam Beyer. Ovviamente, se non in casi speciali, non è possibile sentirli tutti nella stessa sera e quindi dei tre è presente solo il dj napoletano ormai di casa al Fabric di Londra, preceduto da John Aquaviva, sicuramente uno dei producer più in voga al momento. Il set di Marco si rivela ben presto essere la sorpresa più bella della settimana. Come ormai molti dj, vedi Chris Liebing, anche Carola riduce i bpm rispetto alle sue trasferte londinesi riuscendo a trovare un ottimo accordo tra sonorità decisamente techno e ritmi sicuramente più legati ai generi electro e tech-house. Marco guida la folla con maestria e non si può resistere all’energia della musica da lui selezionata. Verso le quattro e mezza cede la consolle a Mistress Barbara, alla quale viene affidato l’arduo compito di chiudere la serata. Altro giorno altro appuntamento, è giovedì e questa volta è Spinclub, la serata promossa in giro per il mondo da mister Chris Liebing. Ad aprire le danze è James Kameran che riscalda la pista a dovere prima di fare largo al sorriso a 74 denti del dj di Francoforte. Ovviamente mi ero già mentalmente preparato a non avere tregua per tutta la durata del set ma mai mi sarei aspettato di assistere ad uno show anche dietro la consolle: il tedesco salta, si sbraccia, balla, tira fuori trombette da stadio. Guardandolo ti accorgi di cosa voglia dire amare il proprio lavoro, la musica, la gente che viene a sentirti! Un genio.
Ultimo giorno di vacanza si fa ritorno all’Amnesia, per la serata “Made In Italy”. E’ pienone molto più che al “Freakshow” e stavolta il volume nella sala più grande è accettabile. Sinceramente non ricordo nemmeno chi suonava, ma poco importa, è l’ultima sera nell’isla blanca e si pensa solo a godersela il più possibile. Esco come ormai nelle ultime due sere con la testa che fra un po’ esplode, mentre Ellen Allien (l’unica che mi ricordi, ma era quasi impossibile non notarla!) continua a far tremare i muri sebbene siano le sette passate.
Il giorno dopo prendo il traghetto per Barcellona dove concludo le mie ferie. Per quanto riguarda Ibiza cosa vi devo dire…andateci almeno una volta nella vita perché vi divertirete sicuramente, discoteche come l’Amnesia meritano di essere viste e vissute almeno una volta, e i dj presenti nell’isola sono la crema della crema della scena internazionale. Il mio parere è però che nessuno dei presenti abbia mai spinto sull’acceleratore come avrebbe fatto davanti al pubblico di casa (vedi un Richie Hawtin al Cocoon Club). A Ibiza devi riuscire a mettere d’accordo migliaia di persone che vengono da tutto il mondo, di conseguenza alcune qualità come la creatività vengono soffocate. A parte tutto rimane un solo rimpianto, non essere andati a sentire Carl Cox martedì notte allo Space…ma chi lo sa, magari ci si rivede il prossimo anno…
Ariel Pilotto
technorati tags: amnesia, ellen+allien, cocoon
Salento, mare e musica, in estate il tacco d’Italia si trasforma in un angolo di Jamaica, le vibrazioni del reggae la fanno da padrone, ma quest’anno, l’appuntamento della stagione è il “Plug ‘n’ Play Festival”, una due giorni in cui i nuovi flussi creativi ed energetici della musica electro e delle sue contaminazioni animeranno la notte salentina.
Su tutti la regina della techno berlinese Ellen Allien di scena lunedì 20 agosto insieme a Phil Hartnoll dei leggendari Orbital.
19 e 20 AGOSTO 2007
PLUG N’ PLAY
SALENTO ELECTRO FESTIVAL 2007
PARCO MANA’ – VERNOLE (LECCE)
Festival di musica elettronica e visual art
ELLEN ALLIEN, PHIL HARTNOLL (ORBITAL),
JUNGLE AMBASSADOR FEAT. DJ SOULJAH,
original CONGO NATTY mc TENORFLY,
SPIRITUALWAX (KDW) feat. MC OXMAN (Dubvendor)
MISS VIOLETTA BEAUREGARDE, NOYZ NARCOS…
Ingresso giornaliero: 15 euro. Abbonamento speciale “ELECTRO SPIN” (2 notti) : 25 euro.
::: Navetta gratuita da e per la litoranea :::
Per informazioni: salentoelectrofestival@yahoo.it, electrosalento@yahoo.it
Tel. +39 3289441926; 0039.3289441987
www.myspace.com/sef2007
technorati tags: plug+play+festival, ellen+allien, orbital
Più volte su queste pagine ci siamo interrogati su quali sarebbero potute essere le nuove strade di una scena elettronica ormai dispersa in un deserto minimale dove sono più i miraggi a prenderci in giro che non le oasi alle quali abbeverarci.
Così proprio quando, come nel più classico dei copioni, stavamo perdendo ogni speranza, ecco che si alza una voce, una voce profonda e scura a tratti tossica come quella di chi si è appena svegliato dal coma; ed effettivamente il paragone è calzante in modo quasi bizzarro, perchè il nuovo suono tanto atteso proviene dall’Inghilterra, un Paese che, dopo essere stato la patria della rave culture negli anni ‘90, si era dovuto inchinare alle divinità teutoniche. Questa sudditanza è durata fino al 2006, quando una piccola situazione, in principio apostrofata come “musica fatta con la playstation”, ha cominciato a crescere sempre di più coinvolgendo clubbers e producers di ogni credo e nazione: stiamo parlando del Dubstep.
A questo nuova corrente appartine Cyrus, uscito sulla prestigiosa label di Bristol Tectonic con il suo ” From the Shadows” Lp.
Come già prima di lui Kode9, famoso per il progetto Burial (sì, proprio quello di cui si è follemente innamorato l’alfiere della minimal Ricardo Villalobos), Cyrus non si limita a comporre un disco ma scrive un vero e proprio manifesto del genere: basato su una ritmica lenta (le battute sono quelle dell’hiphop circa) e con bassi ventosi e violenti capaci di far tremare i muri, s’intrecciano ipnotiche melodie lisergicamente malate, dai forti richiami etnici (l’orientaleggiante “Gutter” in apertura) ed acid.
In questo disco è possibile fare un viaggio nel passato con lo sguardo puntato al futuro, poichè in esso è condensata l’intera esperienza britannica circa il clubbing: dal primo dub all’estate dell’amore del 1987, dalle sirene rave alla d’n'b e al glitch, dall’extasy alla ketamina. I locali di punta non sono più i mastodontici Gatecrasher e Ministry of Sound, ma i piccoli clubs come il Corsica Studios e la sala 2 del Fabric.
E se dieci anni fà una produzione di questo tipo sarebbe stata smerciata di contrabbando dalle radio pirata londinesi, oggi invece viene divulagata con orgoglio nell’etere direttamente sulle frequenze di Bbc Radio 1 dalla popolare Dj Mary Ann Hobbs, come a dimostrare al Mondo la loro voglia di riscatto e la ferma volontà di uscire dall’ombra per riconquistare la vetta della scena.
Federico Spadavecchia
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
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