Gli anni ‘80?! Ma ancora?! Siamo nel 2007 e con il disco nuovo dei Radiohead appena uscito o la nu house di cui si potrebbe scrivere a fiumi, ci ripropini gli anni ‘80?! Ma lo hai visto o no che fine ha fatto Hell e tutta la combricola electrocrash dell’hotanta voglia di…?
Ebbene sì lo ammetto, nonostante tutti gli interessantissimi argomenti attuali con i quali avrei potuto intrattenervi o infastidirvi ( il rischio dell’ennesima stroncatura di “oblivion with bells” degli Underworld per quanto mi riguarda non l’avete ancora scongiurato…) ho scelto proprio gli anni ‘80 ed il suo inconfondibile sound a base di melodie accattivanti al sintetizzatore essenzialmente per tre ragioni:
la prima è che ho sempre avuto una passione smisurata per questo particolare periodo storico, la seconda è che finalmente si è dissipata tutta la marmaglia pseudomodaiola che vi si era appiccicata, e che è ora tutta presa a lanciarsi verso il nuovo trend (che poi mica nuovo…al massimo riciclato..) della New Rave (che una volta era indietronica e che dopo due mesi in Uk non si caga più nessuno…), permettendoci così di esprimere riflessioni maggiormente ripulite da pregiudizi; ed infine perchè è giusto non soltanto rendere la meritata gloria ad un genere quale l’ElettroPop che è stato massacrato per anni senza difesa alcuna, tacciato perfino di “non-musica” dai più puri rockers, ma anche e soprattutto per evidenziare la passione ed il gran lavoro di chi in quelle melodie orecchiabili ha riposto tutte le proprie energie, i propri sogni, ed è andato avanti per la sua strada anche quando la moda era ormai naufragata (Milli Vanilli come Tiga?).
Tra questi moderni Ulisse vi sono i ragazzi della Family records, etichetta di Bari e con sede operativa a Genova, ma con lo sguardo in cerca d’ispirazione fisso su Manchester.
Manchester, sì proprio quella dello United di Cantona, ma più che altro la città che diede i natali al leggendario Tony Wilson che con la sua Factory records rivoluzionò i canoni musicali vigenti (su Factory furono lanciati i Joy Division, i New Order, gli Happy Mondays e l’Hacienda. In questo club, simbolo dell’acid house made in Uk, i resident erano Dj’s del calibro di Sasha e Laurent Garnier n.d.r.).
Ecco, il label manager Giorgio Lanteri segue con tenacia quella scia, e come Wilson, che di giorno faceva il presentatore, anche lui nasconde la sua indole artistica sotto la maschera di un comune manager di una grande azienda nonchè amorevole padre di famiglia. Ma quando il sole tramonta sulla Riviera, Giorgio porta avanti i suoi progetti paralleli, tra cui il duo synth pop Atelier Nuveau con l’amico Craig, e la produzione di oltre 50 artisti senza alcuna distinzione/limitazione di genere musicale, utile solo per catalogare i dischi sugli scaffali dei negozi.
Eh già, perchè l’allegra famigliola zitta zitta cacchia cacchia ha già messo all’attivo una settantina di release (acquistabili sui vari portali beatport e juno) realizzate da produttori di ogni angolo del globo, come ad esmpio il Turco Firat Radi o la Russa Julia Luna, facendosi notare da label leader del settore come la Datapunk di Anthony Rother.
E’ poi molto interessante il fatto che la Family sia la prima casa discografica italiana ad essere presente su Second Life (tutte le domiche gli artisti Family sono protagonisti all’ISN club a partire dalle 22.30 n.d.r.) che, per quanto continuo a ritenere per certi aspetti, passatemi il termine tecnico, una “boiata pazzesca” (perdonatemi ma sono all’antica, a me piace sudare davvero mentre ballo..) è senz’altro molto più divertente che fissare la mascherina di Win-amp ascoltando qualche webradio. Ah, come se non bastasse, giusto per rimanere fedeli alla filosofia Factory del “qualunque idea per quanto bizzarra va sviluppata fino in fondo”, Giorgio e Craig, improvvisiandosi novelli Frankenstein, hanno messo le mani addosso ad un giovane cantautore italiano che, se dapprima inseguiva Le Vibrazioni, adesso si trova ad essere plasmato a immagine e somiglianza di Brian Ferry…Chissà magari vince San Remo, e sennò si saranno divertiti tentando…
Personalmente vedo molto bene l’ultimo singolo del Francese L’Homme Moderne, che ha tutte le carte in regola per essere un dacefloor smasher alla “Father” di Rother, il soffisticato neopop dei Bolognesi Vampire Pop Strategy adatto alle piste più glam ed esigenti; e l’ep di prossima pubblicazione a nome di Devote aka 6884, un giovanissimo talento torinese con Detroit nel cuore.
Beh spero d’avere incuriositi almeno un pò, ora date un ascolto e poi ditemi che ne pensate…

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Federico Spadavecchia

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