Questa settimana è stata davvero una merda: tra vento, pioggia, mezzi pubblici iper affollati e impegni lavorativi arrivare al weekend è parso un’impresa più estenuante del solito.
Ma per fortuna, come cantano i miei concittadini Cut of Mica (gruppo math rock di derivazione Sonic Youth che vi consiglio caldamente, anche se ormai si son sciolti…) finalmente è venerdì e questo per me vuol dire una sola cosa: andare a Milano per sentire Dj T-1000 al Tunnel.
Ora se siete qui a pedere il vostro tempo a leggere queste righe è praticamente certo che voi sappiate chi sia, e quali grandi meriti abbia avuto, l’artista in questione, tuttavia mi sento di dover dare una, seppur breve, spiegazione per quei spero pochi che ancora non lo conoscono ( forse vana speranza la mia, visto che nel nostro Paese si conosce solo ciò che va di moda al momento, e chissà in quanti si ricorderanno di Richie Hawtin una volta passata questa indigestione minimal…):
Dj T-1000 alias Alan Oldham viene da Detroit e appartiene alla c.d. second techno generation, ovvero il periodo che ha visto nascere il collettivo degli Underground Resistence e la Plus-8 di Richie Hawtin e Aquaviva, e meglio di qualsiasi altro ha saputo rappresentare la Techno Alliance tra Berlino e Detroit diventando uno dei resident di punta del leggendario Tresor Club.
E’ inoltre interessante far presente che prima ancora di essere un Dj Alan è un eccellente disegnatore, ed i suoi primi passi nel mondo della musica furono proprio in veste di designer per le copertine dei dischi per la prestigiosa label olandese Djax records.
Arriviamo a Milano che è quasi mezzanotte e dopo che ancora una volta, così come già successo per le serate di May e Rolando, il mio amico e autista di turno Alberto riesce a sbagliare strada, riusciamo a parcheggiare vicino al locale.
Il Tunnel è un club molto particolare del tutto differente dai locali per fashion victim offerti dal capoluogo lombardo: ricavato da un ex spazio ferroviario il Tunnel è allestito come un club mittel europeo con la pista unica e incontrastata protagonista. Pochi divanetti e spazi relax praticamente inesistenti, un unico lungo bar su un lato, e poi soltanto la pista, il palco con una gran consolle e un impianto perfetto, potente e pulito. Il messaggio che si riceve appena entrati, in piena sintonia con la filosofia dello staff organizzatore Movement, è che qui si viene esclusivamente per ballare e ascoltare la musica, chi invece preferisce atteggiarsi o sentirsi un figo può farlo benissimo altrove.
La festa è appena cominciata, ma i dj resident non perdono tempo e con sonorità decise e ispirate alla Motor City prendono per mano il pubblico ancora irrigidito per il freddo e lo accompagna sul dancefloor. Quando inizio a ballare in consolle c’è Dj Machine alias Tommaso, il promotore ed ideatore del progetto Movement Milano, che da ottimo padrone di casa intrattiene gli ospiti non soltanto pereparandoli per lo special guest aumentando sempre di più la tensione, ma soparattutto portando avanti una vera e propria lezione di storia della Techno, alternando suoni di matrice europea ad altri made in USA, dischi più recenti a veri e propri inni come Strings of Life di Derrick May e The Bells di Jeff Mills. Il giovane artista/promoter milanese conquista in poco tempo l’attenzione di tutti, nessuno riesce a stare più fermo…bravo Tommaso hai talento e farai strada.
E alle due scatta il momento così tanto atteso, il motivo per cui mi son scoppiato 200 Km nonostante il raffreddore, finalmente sale in cattedra il Dj che ha rubato il nome al cattivo di Terminator 2, signore e signori: Mister Alan Oldham!!!
Alan qui a Milano festeggia l’ultima data del suo tour europeo e vuole farlo in grande stile; è incredibile come non riesca a trattenere la sua eccitazione, suonare per noi sembra essere l’unica cosa che possa farlo felice più di qualsiasi altra e vuole subito dimostrarlo.
Il primo vinile è sul piatto, le cuffie sono inforcate e le mani scivolano veloci sul mixer. Alan non suona, fa l’amore con la musica: i giradischi, il mixer e tutto il resto non sono che le zone erogene da stimolare per far gridare forte l’orgasmo dalle casse e far godere la pista.
L’approccio dell’artista di colore è carnale, lussorioso, devastante. L’atmosfera è elettrica e nel giro di mezz’ora è come se avessero messo il mio cervello sullo shuttle in partenza per lo spazio.
Le sonorità proposte sono pure schegge di funk sincopato affogato nei bassi, ecco cos’è la Techno di Detroit: un concentrato di cassa, archi, sudore e passione. Noi non possiamo fare altro che tendere le mani al cielo cercando di afferrare quelle note che tanto ci fanno star bene, felici e appagati. Mi sarebbe piaciuto fare il giro del locale per vedere gli sguardi beati di tutti i clubbers, era come se qualcuno avesse schiacciato il tasto reset dei nostri problemi…
E intanto Alan da vero Terminator non sta fermo un secondo, continua a darci dentro, e se pure con la seconda ora di set abbia iniziato a concedere terreno ad atmosfere più soft l’energia non accenna a calare, e rende sempre più chiaro al pubblico il significato del motto del Tresor di Berlino (la sua seconda casa): True Spirit. Il Vero Spirito. Si viene a ballare la musica Techno per passione, punto e basta.
A questo punto la folla esplode, Alan, come il suo discepolo Tommaso prima di lui, ha deciso di rispolverare qualche grande classico mettendo la superhit dei primi anni ‘90 Good life di Inner City alias Kevin Saunderson.
Più ci si avvcina alla fine del set e più le sonorità variano, adesso l’etere è riempito da frequenze proto new wave di fine anni ’70 assolutamente irresistibili.
Ormai siamo alla fine ma il Dj americano non si vuole arrendere allo scorrere del tempo neppure quando sul palco il padrone del locale per chiedere la chiusura.
T-1000 è una macchina e può solo andare avanti…la folla è un delirio di balli e applausi.
E su un crescendo di suoni spacey, fx e campioni vocali il party finisce…un grazie ad Alan e un grazie a tutto lo staff Movement Milano, per una sera la vita è stata davvero buona.
Federico Spadavecchia
technorati tags: movement, detroit, tunnel,alan+oldham
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