Volevo scrivere un articolo divertente e brillante, avrei voluto rileggere in chiave house “Il Mago di Oz” per spiegare come l’uragano della minimal ci abbia fatto volar via così lontano da casa, quella casa così banale e polverosa ma che ora ci manca tanto. Mi sarei senz’altro divertito a descrivere i clubbers come piccole Dorothy con le scarpette rosse, che percorrono il sentiero dorato per arrivare a OZ in compagnia di un Chris Liebing alla ricerca del suo coraggio, di un Sasha che vuole un cuore (e che solo in questi ultimi tempi pare aver riconquistato), e di uno spaventapasseri chiamato Richie, ma soprannominato Sven, che lotta strenuamente per (ri)avere un cervello.
Sì sarebbe stato sicuramente un bel giochino oltre che un vanitoso esercizio di stile, però sarebbe stato troppo dispersivo e mi avrebbe allontanato dal cuore del discorso: la Musica.
Eppure per quanto possa sembrare un paradosso, il modo più semplice per parlarvi di quest’ultima evoluzione musicale definita Nu House, è proprio andare ad Oz o meglio dal suo celeberrimo Mago, conosciuto dalle nostre parti con il nome di Mladen Solomun.
Questo Dj è infatti l’artefice, o uno dei maggiori responsabili, di una nuova sfumatura della dance moderna, dell’ennesima dimostrazione che l’house music a differenza del rock è immortale.
Solomun, proprio come il personaggio di Baum, usando un mix di sensibilità artistica e forte senso pratico ha rilanciato l’House ad alto livello servendosi di un espediente tanto ovvio quanto geniale: la predisposizione naturale di house e minimal al crossover, e se a questi due ingredienti aggiungiamo una spruzzata di jazz il nostro cocktail non può che essere esplosivo…
Volete una prova? Allora prendete il suo ultimo ep su four:twenty rec.: “The Beauty and the Beast”, un prodotto leggero ma trascinante, raffinato ma con potenzialità da hit (voglio vedere chi non si dimenerà su “Deadman“…).
Il lungo viaggio a cui ci ha costretti il vortice minimale ha rimesso in gioco la nostra idea di house music, spingendoci a ritrovare il gusto per la melodia e le dinamiche funky come testimoniano i dj set di Artisti del calibro di Josh Wink, Wighnomy Brothers e della promessa (a questo punto mantenuta) Raresh. E in questa nuova situazione non definita interamente, ancora in parte da esplorare, i dischi di Solomun sono un faro nella nebbia, sono quel sentiero dorato che ci indicano la via per tornare a casa, anche se in realtà è una casa diversa da quella che ci ricordavamo. Adesso è nuova, più grande ed elegante, l’ideale per trascorrere ore piacevoli in compagnia dei nostri amici. Come direbbero a Manchester la casa finalmente è stata ricorstruita, e non preoccupatevi se qui in Italia soffia ancora il vento minimale sono sicuro che tempo un paio di mesi verrà proposto un condono…

Federico Spadavecchia

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