Browsing all articles from aprile, 2008

Loco Dice è un artista fondamentalmente incompreso e per molti versi sottovalutato.
Suona bislacco dire così di uno dei dj che attualmente vanno per la maggiore, ma è tutto assolutamente vero: sia come dj che come produttore viene valutato sia dalla massa che dagli addetti ai lavori usando criteri inappropriati.
Io l’ho sentito dal vivo qualche volta e ne ho seguito le produzioni con attenzione, per cui mi sono fatto un’idea completamente diversa da quella che va per la maggiore: il popolo bue lo considera un dj “che spacca di brutto”, perchè è stato resident Circoloco, e quindi, soprattutto quando viene qui nello stivale, finisce che lo si fa suonare dalle 2 alle 4, in pieno peaktime, con il marruglia di turno che gli grida “ooooo bella zio devi spaccare!”; ma il suo stile non c’entra assolutamente nulla con tutto ciò, per cui l’ascoltatore attento che va a sentirlo in una serata del genere torna a casa pensando (a ragione) di aver sentito un set incoerente, pieno di hit e mixato a caso, mentre l’ascoltatore del popolo torna a casa contento perchè lo zio Dice ha spaccato di brutto.
In realtà Dice non c’entra niente col personaggio descritto sopra: il suo stile, estremamente personale e caratteristico è perfetto per situazioni da prima serata o, molto meglio, da mattina inoltrata (non a caso infatti ha iniziato a fare carriera al Circoloco, eh) per via della sua predilezione per suoni più morbidi, in grado di spaziare dalla deep house alla minimale più ipnotica, coinvolgendo comunque il pubblico in maniera esagerata non con bpm esagerati nè schiaffeggiandolo con piattini roteanti, ma con una gran classe: Loco Dice non è un dj che ti fomenta, è un dj che ti soddisfa.
Tanto per non fare esempi, l’anno scorso all’Awakenings Dice suonò tipo da mezzogiorno alle 14, in main stage, con davanti un prato enorme che andava riempiendosi di gente accorsa per i vari Magda & Richie, e senza la pressione di “bella zio devi spaccare”, col sole alto in cielo, fece uno dei set migliori dell’intero festival, tranquillo ma coinvolgente, deep ma non troppo cupo, estremamente ricercato, senza hit; l’inverno scorso, invece, qui a Milano, purtroppo me lo sono perso ma mi hanno riferito fonti estremamente attendibili di un set di una banalità sconcertante condito da una tecnica improvvisata, probabilmente per via della pressione dei marriglia e dell’orario sbagliato.
Loco Dice produttore, poi, è ancora più schifato, se possibile, dagli ascoltatori attenti: “se vabbè graziarcazzo, i dischi glieli fa Martin Buttrich”.
Ok, è vero, i dischi glieli fa Martin Buttrich, lo ammette lui stesso pubblicamente che i tasti li pigia Martin e lui si limita a dargli le idee.
Smaltita l’invidia perchè vorrei anch’io un Martin Buttrich personale che mi produca i dischi e mi faccia fare carriera come dj (tra l’altro, se c’è qualche bravo produttore che legge, non esitate a contattarmi! :)), basta sentire i dischi che Martin stampa a suo nome, o un suo live, per capire che l’impostazione è estremamente diversa, per cui l’impatto di Dice sulle tracce non è da poco, anzi: laddove i dischi di Buttrich da solo sono estremamente melodici e molto più solari, le tracce a cui partecipa Dice sono molto più dj-friendly, intenzionalmente ripetitive sia per una questione di mixabilità (esiste in italiano “mixabilità”?) che per affinità con lo stile di Dice stesso, ossessivo e ipnotico.
Personalmente, anche per affezionamento nei confronti dell’etichetta, suono ancora molto Harissa, il doppio di Loco Dice su Cadenza, che ha le stesse atmosfere della mega-hit su Minus, Seeing through shadows senza però essere così sputtanato, per cui attendevo con ansia già da qualche mese l’uscita del primo full album “7 Dunham place”, pubblicato sulla quasi-neonata Desolat di Dice stesso.
La leggenda metropolitana sostiene che Dice e Martin si siano ritirati a New York per qualche mese (”7 Dunham Place” è l’indirizzo del loro studio improvvisato nella grande Mela) per catturare il “true spirit” house e siano tornati a casa con un album fatto e finito, uscito sia in quadruplo vinile che in cd: purtroppo, dato che il cd costava la metà esatta, ho comprato quest’ultimo, col risultato che il quadruplo non farà bella mostra di sè nel mio scaffalone dei dischi, ma 30 euro per un quadruplo mi sembrava veramente eccessivo.
Senza mezzi termini e digressioni, che già mi pare di aver divagato a sufficienza: questo è uno dei migliori album del 2008, non ce n’è.
Molte tracce compaiono già spesso nelle tracklist dei dj più ricercati, tipo Dixon che, intervistato da ResidentAdvisor ha dichiarato che le suona quasi tutte, e infatti il mood generale dell’album è, per certi versi, assimilabile proprio a quello della sua Innervisions: il “true house spirit” si fa sentire eccome, soprattutto in tracce come “la esquina”, che coniuga alla perfezione il groove carico di bassi “alla Loco Dice” con un pianino oldschool assolutamente da spiaggia.
Probabilmente le tracce più dj-friendly sono “Consequently excentric and delicate” e “Pimp Jackson is talking now”, entrambe con un bel bassone rotolone ripetuto all’ossesso, ma la prima delle due orientata alla completa ipnosi dell’ascoltatore con un looppino di synth che una volta entrato in testa sembra non volersene andare mai e la seconda che invece è la versione riuscita di cose tipo l’orribile Minus di Ambivalent, RUOK, con un vocal parlato che richiama le origini hiphoppeggianti di Dice ma col cassone imponente che sveglia il pubblico durante gli after quando ormai ha la mente completamente annebbiata e una roteazione di piattini che dopo averti svegliato ti shakera per bene.
Morale della favola: lo pensavo già da un po’ di recente, ma dopo quest’album sfido chiunque a dirmi che Dice è scarso, sia come dj che come produttore…questa è veramente roba di altissima caratura.

Raibaz

www.raibaz.blogspot.com

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Sunday Line Up Maggio 2008

Domenica 4 Maggio 2008
Pon Di Top All Stars – Reggae, Roots
www.myspace.com/ponditop

Domenica 11 Maggio 2008
Vertical – Jazz, Funk
www.myspace.com/verticalorg

Domenica 18 Maggio 2008
ChocolaDe – Acoustic Cabaret
www.chocolade.it

Domenica 25 Maggio 2008
Daniele Baldelli – Cosmic Sound
www.danielebaldelli.com

United Underground DJs Vicenza:
Dax DJ, DJ Cyco, I.M.B., Franky Suleman,
Max Casity, Tony Lo, Giambo, De Vice,
Lish MC, Lady Gisa, DJ Pietra, Nicky,
Alessio Mari8, Stauder, Dave Deep, Alain, Punka

Ingresso Gratuito

Ogni Domenica dalle ore 16 fino le 24!
Live Band, Guest Star + DJs a rotazione
Visual by Lo-Fi / Fux

Miralago – 2^ piazzale – Lago di Fimon (Vicenza)

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MOOD. (mu:d, punto) – umore, stato d’animo: to be in a good -, essere di buon umore; punto.

È esplosa la primavera e MOOD. si conferma una delle realtà clubbing più interessanti della stagione. Fedeli alla linea della promozione dei migliori dj e produttori locali, i resident Breezo e Nes ospiteranno in consolle questa settimana il live di DAVEM, giovane promessa delle scena cittadina.
Davide Meucci aka DAVEM nasce a torino nel 1979. Fin da giovane sente il bisogno di esprimersi e realizzarsi in qualcosa… disegna, dipinge, cresce sullo skateboard e inizia ad andare in snowboard. Per molti anni si dedica a questa passione e riesce ad essere sponsorizzato per 3 anni Burton Italia. A quel punto, realizzato il corpo, è ora della mente e inizia a comporre musica elettronica. Completamente al di fuori della scena elettronica underground mondiale (non conosceva nulla se non i grandi gruppi come Underworld, Daft Punk e Chemical Brothers) inizia a comporre cercando il suo stile senza rifarsi a nulla in particolare… di qui nasce il “Davem credo”, un’interpretazione di un genere molto personale e spesso fuori dal coro. A fine agosto del 2007 esce il suo primo ep per la KARAT records di Parigi, importante label francese che pubblica artisti del calibro di ARK, CABANNE, SKAT, CHLOE e KRIKOR. Il singolo viene recensito in modo molto positivo da DEBUG e messo come “reccomended” nella vetrina di ROTATION il negozio di dischi più importante di Berlino.
Il live di Davem è molto vario e dinamico interamente composto di sua musica con un’attenzione alla ricerca sonora. Suoni particolari da lui campionati da oggetti apparentemente insignificanti, accompagnati da violini, sax, voci, atmosfere, micro melodie e bassi, rendono la performance molto varia nel suo svolgimento e non scontata. Non minimal, non elettro, non deep, non house, ma di tutto questo un po’… DAVEM BELIEVE style!

Inizio ore 22.00 – Ingresso libero

Fluido (sala River Side) – Viale Cagni 7 – Parco del Valentino – Torino

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Dopo il successo della prima puntata “Mood&LaTana” dello scorso giovedì 24 aprile, ecco avvicinarsi il momento dell’attesa seconda parte. Mercoledì 30 aprile, le crew de LaTana e di Mood proporranno un’altra serata ad ingresso gratuito con le parti musicalmente rovesciate.
Saranno infatti due resident de LaTana, Andrea Frola e Andrea Zanardi ad “ospitare” in consolle Nes (Mood-Humana) per un set semplicemente votato alla festa con particolare attenzione ad un sound “femminile”: le frequenze battute saranno quelle che muovono preminentemente l’anca e non la testa. Poi tutto sarà valido…
Sabato 3 maggio invece, LaTana proporrà un attesissimo live oltre al ritorno di una puntina amica…
Tek (Nasty rec/Pentagonik) infatti, salirà in consolle con il suo live esplosivo al quale si affiancheranno le sonorità “da festa” di Ricky Farini oltre al sound teutonico del resident Giorgio Pulini aka Rach3.
Un inizio maggio al fulmicotone che precederà la ciliegina sulla torta di chiusura, di questa ricca e lunga stagione invernale: sarà infatti l’inglese di adozione berlinese EWAN PEARSON a deliziarci con il suo dj set “difficilmente descrivibile”: si deve vederlo e sentirlo dal vivo per capire.
Un viaggio sonoro indimenticabile!

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Su Karmarouge uscirà un CD intitolato Vegetable Orchestra “Remixed” che conterrà appunto i remix dei pezzi di questo bizzarro gruppo musicale. Le nuove versioni sono griffate dai i nomi più in della scena minimal bucolica.

Ecco la tracklist:

01. Anja Schneider – Carrot Cuts Remix
02. Luciano – Ciboulette Mix
03. Frank Martiniq – Dandelion Goes Deeper Remix
04. Gabriel Ananda – Redish Reduction Mix
05. Ricardo Villalobos – Atavismus Mix
06. Sian – Secret Garden Remix
07. Martini Bros Feat. MC Veggie – Pumpkin Jam Mix
08. Oliver Hacke – Spinach Point Error Mix
09. Basteroid – Human Leak Mix
10. Vegetable Orchestra – Greenhouse Original Mix

E per vederli all’opera:
Immagine anteprima YouTube
Questo video è la dimostrazione che dopo l’esaurimento di tutte le fonti energetiche del pianeta a sopravvivere saranno solo i topi, gli scarafaggi e la minimale…

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Melodia.

Metafora contemporanea del fluire temporale.
Destrutturazione ritmica, esegesi sonora.
La vibrazione impercettibile di un silenzioso frastuono.

Quanto è profondo il suono?

Dejavu Club presenta: CAMEA (Clink, Minus, LTD-400, Klickhaus – USA)

Camea Janel Hoffman aka DJ Camea si sta rapidamente imponendo come la più importante dj, producer e label owner di musica techno americana. Dopo studi classici (è diplomata in pianoforte e ha studiato danza jazz) nella sua città natale di Seattle, Camea, affascinata dalla musica elettronica, ha cominciato la carriera di dj nel 1999. Nel 2002 ha deciso di trasferirsi a Brooklyn, New York City, dove è esplosa professionalmente dando vita alle due etichette di techno minimale che hanno riportato il suono della grande mela sulla mappa dell’elettronica mondiale. Clink recordings e Klickhaus sono i nomi delle due label che, grazie anche ad artisti del calibro di Toni Rohr, Insideout e Tim Xavier, hanno attirato l’attenzione di pezzi grossi come Richie Hawtin, Ricardo Villalobos, Troy Pierce e Matthew Dear. Le sue produzioni e il suo dj set attraversano le sonorità della minimal techno e della funky house, ricreando un profondo groove deep e sensuale.

Support djs: Raf Dask – Wallace – Matteo M – Kobee

Dejavu Club – Via Tanaro, 5 – Alba (CN)
Inizio ore 23.00 – Ingresso: 10 euro

(QUU Festival is coming!)
myspace.com/dejavuclub
Francesco 3391202305

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Che in Italia la minimal techno spadroneggi in lungo e in largo non lo scopriamo di certo ora, il Salone del Design di Milano era letterlamente invaso da artisti del genere come successe per la scorsa edizione del Dissonanze nella Capitale.
E’ chiaro a tutti che ormai la minimal abbia ormai soppiantato da tempo l’house con la tragica conseguenza di traghettare a bordo di quelle bagnorole della speranza che sono le disco commerciali Dj e clubbers su una sponda della musica che, il più delle volte, avevano sempre disprezzato o più semplicemente ignorato.
Non si tratta solo di una questione di shock nel ritrovarsi a dividere locali ed artisti con gente griffata D&G (cui comunque dobbiamo l’aumento dei prezzi dei grandi clubs e l’appiattimento della qualità delle performance di leggende del mixer nostrane ed internazionali), ma del vedere il mercato discografico preso d’assedio da produzioni del medesimo stampo, la maggior parte delle quali utili giusto a non far traballare il tavolo della cucina.
Fortuna vuole, però, che ogni tanto si riesca a trovare qualcosa di concreto, qualcosa in grado di andare oltre il mero tool da consolle. Lasciamo allora ai grandi nomi della fu house italiana il compitino di scimmiottare le stars straniere, e concentriamoci su ciò che di realmente interessante offre il nostro Paese in queste settimane.
Se ripercorriamo una cartina geo musicale del bel Paese partendo dal Meridione, il primo vinile degno di nota lo troviamo in Sardegna, una regione che con orgoglio può reclamare il merito di aver dato i natali alla nuova generazione techno nazionale esportando Dj e produttori ormai famosi in tutto il Mondo. Tra questi rientra Matteo Spedicati che firma la quarta uscita della Renovatio records (”Tools From The Flybay”), label locale condotta da quel giovane talento di nome Alessio Mereu che tanto piace a mostri sacri del calibro di Richie Hawtin e Cari Lekebush. Il disco contiene tre tracce dal passo deciso, un suono così pieno da essere diventato il loro marchio di fabbrica, con suoni techy che se da un lato rivendicano la purezza del genere dall’altro non si vergognano di rivelare la loro anima funk.
Continuando il nostro viaggio lungo lo Stivale un’altra realtà su cui vale la pena di soffermarsi è la Tractor records, cui fanno capo il grande Franceso Zappalà e i due giovani (ma con alle spalle già una bella carriera) produttori Giosuè Impellizzeri e Francesco Passantino.
Credo che la parola migliore per definire questa etichetta sia Melting-pot visto che i tre fondatori non solo hanno origini geografiche diverse, ma anche musicalmente le esperienze riunite hanno in in comune solo la passione senza contare che sono anni luce lontane dalla minimale.
Eppure a dimostrazione che quando si conosce davvero la materia ci si può confrontare anche con generi diversi dai soliti, ecco che l’ottava realase by Francesco Passantino strizza l’occhio al dancefloor e al suo ritmo preferito. Non pensate però di aver capito tutta la storia perché il disco in questione (due pezzi: Ghianda e Cala Magia con i rispettivi rmx di Dandi & Ugo e Groove Rebels) di minimale conserva solo la ritmica e l’andamento; il resto è un concentrato di voci e melodie provenienti dallo spazio, ed in fondo in linea con le teorie minimaliste originali di Detroit, con il sintetizzatore nel ruolo di comandante per questa missione nel cosmo.
Esprimono, invece, la loro ossessione per i vuoti siderali i ragazzi milanesi della Exprezoo rec. che tra tutti sono quelli più attenti al rigor minimal, quello del primo Hawtin (ve lo ricordate quando era un nerd pelato con gli occhiali vero?), e per niente inclini a divagazioni commerciali ritornano nei negozi con l’ep “Baba Republik” di Dario Di Pace.
Tutte e sei le canzoni del disco rispecchiano infatti un perfetto equilibrio tra gli spazi privi di note e una marcata impronta funk, passando dai suoni caldi latineggianti di “Karibes” ed i sospiri di “Baba Republik” alle atmosfere alienanti di “Fog” e “Ripper”.
A concludere questa panoramica è “Arcobaleni/Madagascar” del padovano Spada edita dalla Maripoza. Fedele al verbo Border Community il ragazzo privilegia la ricerca melodica piuttosto che quella sonora e insieme a Zakko, autore del remix presente sul singolo, è uno degli alfieri della scena neotrance italiana. Arpeggi in crescendo e una linea di basso incalzante sono i punti di forza di questa produzione che mirando al cuore degli ascoltatori finisce per trasportarli tutti sul dancefloor.
La situazione nel Paese non sarà buona per mille ragioni, ma almeno abbiamo trovato la musica pe’ passà a nuttata…

Federico Spadavecchia

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In un momento in cui i Dj’s pagano per suonare dei nondischi virtuali la Ghostly International mette a disposizione sul suo sito una compilation scaricabile completamente gratis comprendente tracce di derivazione synth pop firmate dai suoi artisti migliori.

Ecco la tracklist:

1 Michna – Triple Chrome Dipped
2 Dabrye – Temper
3 The Chap – Carlos Walter Wendy Stanley
4 Dark Party – Active
5 Tycho – Cascade [Live Version]
6 JDSY – All Shapes
7 Deastro – Light Powered
8 Matthew Dear – R+S
9 FLYamSAM – The Offbeat
10 Cepia – Ithaca
11 Aeroc – Idiom
12 The Reflecting Skin – Traffickers
13 School Of Seven Bells – Chain
14 Ben Benjamin – Squirmy Sign Language
15 Kill Memory Crash – Hit + Run
16 Osborne – Wait A Minute
17 Milosh – Then It Happened
18 10:32 – Blue Little
19 Mux Mool – Night Court

Per il download cliccate su http://ghostly.com/releases/ghostly-swim
Buon divertimento!

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Ultimo appuntamento stagionale a Torino per Jente de Eivissa prima del consueto esodo estivo dello staff verso la “isla blanca” e ultimo grande party internazionale per il Rock City prima della sua definitiva chiusura. Giovedì 24 aprile, giorno prefestivo, sarà in consolle una vecchia conoscenza della clubbing cittadino, Loco Dice, top dj internazionale innamoratosi di Torino e della sua gente.
La festa è inoltre l’occasione per presentare al pubblico italiano la sua nuova fatica discografica, “7 Dunham Place”, in uscita sull’etichetta Desolta, di proprietà dello stesso produttore, che finora ha sfornato grandi hit suonate da tutti i più grandi dj del pianeta. Per l’occasione Loco Dice sarà accompagnato da una delle djette più interessanti della scena europea, tINI, giovane promessa originaria di Monaco di Baviera che i giornali specializzati tedeschi mettono ai primi posti nelle classifiche dei dj-set più apprezzati dal pubblico mittel-europeo.
Loco Dice farà nuovamente visita a Torino il 31 ottobre 2008, al rientro dalla stagione ibizenca, in occasione del suo compleanno e dell’inaugurazione della stagione 2008-2009 di Jente de Eivissa.

Inizio ore 22.30 – Ingresso con consumazione: 25/20 euro
Rock City – Corso Dante 18 – Torino

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ll giovedì sera elettronico di Torino oggi è Soundcheck, il nuovo appuntamento con la grande musica house, deep e techno del The Beach°, storico club torinese situato sul lato sinistro dei Murazzi del Po. Un percorso sonoro tra Berlino, Detroit, Parigi, Barcellona e Ibiza condotto da due vecchie conoscenze del clubbing italiano, Roger Rama e Lorenzo Lsp. Una ricerca, un’esplorazione alle radici del groove per poi spingersi fino alle ultime tendenze della musica elettronica attuale, senza confini di genere, con l’unico filo conduttore dello stile in consolle.
Roger e Lorenzo sono infatti, senza ombra di dubbio, due dei migliori professionisti dei piatti che la nostra città sia riuscita a offrire al panorama italiano. Dopo diversi anni hanno deciso di tornare a incrociare le punti come ai tempi della gloriosa Latin Superb Posse, una delle organizzazioni dance più conosciute degli anni ’90. Entrambi infatti vi hanno militato per oltre un decennio prima di prendere strade diverse e portare avanti indipendentemente la propria carriera. Oggi si ritrovano sulla consolle del The Beach° per un nuovo progetto che promette al pubblico grande divertimento e, soprattutto, un’altissima qualità musicale: Soundcheck, il giovedì notte elettronico che ormai da troppi mesi mancava al clubbing torinese.

Inizio ore 22.30 – Ingresso gratuito

The Beach° – Murazzi del Po lato sx – Torino

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Dalle ore 20 nel parkside del Fluido:

TICKLE ospita FEDERICO GANDIN
Aperitivo sonorizzato dall’ormai famosa Jam session analogico-digitale del giovedì.
Questa volta l’indomito quartetto composto da Cato Senatore (basso e chitarra), Davide “Enphy” Cuccu (tastiere), Dj Luciano (scratch & effects) e Seba Mc (groove & filters), inviterà uno dei dj resident de LaTana Federico Gandin ad unirsi alla session, con piatti e drum machine per una performance live da non perdere !!!

E a seguire…..

MOOD. & LA TANA
3 days of TECHNO!

GIOVEDì 24 APRILE 2008
- Inizio ore 23.00
- Ingresso: GRATUITO!!!
- Fluido – Viale Cagni 7
- Parco del Valentino – Torino

Il primo dei ponti di primavera si avvicina e il Fluido si prepara a festeggiare l’evento con una tre giorni dedicata alla migliore musica elettronica selezionata dai djs di MOOD e de La Tana. Si inizia Giovedì 24, giorno prefestivo, con l’incontro in consolle delle due organizzazioni. Saranno infatti Sandro e Gandalf (per MOOD) e Federico Gandin (per La Tana) a dare il via alle danze di questo lungo weekend con un set a base di sonorità deep, techno e detroit.

Venerdi 25 aprile sarà la volta di MOOD. con l’ormai consolidata serata del venerdì sera al Fluido a proporre i set di Phinto e Rills oltre alla performance del resident Sandro.

Sabato 26 aprile chiuderà questa tre giorni “ballerina” la crew de LaTana con in consolle i senatori Federico Gandin e Andrea Zanardi, a proporre un set che spazierà dalla techno di matrice iberica a sonorità tech-house e detroit proprie della coppia alla guida musicale di questa serata.
Vi ricordiamo che il sabato l’ingresso è a pagamento con le seguenti modalità:

- 10 euro (ingresso intero)
- 6 euro (ingresso in lista)
- Ragazze GRATIS fino alle 01.00

Chiusura liste ore 01.30 !!!
Per mettersi in lista occorre segnalare i nominativi a : tana_torino@yahoo.it o chiamare il 340/9689440

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Sei a casa, di fronte al computer, e tenti di fare chiarezza tra le mille sensazioni che si rincorrono. Apri un nuovo file di testo e provi a buttare giù qualche riga, cercando di trasformare in una sequenza di parole le immagini del Festival appena trascorso. Vorresti citare ogni piccolo appuntamento, raccontando l’impegno e la passione delle tante persone che hanno dato vita alla kermesse, narrando, infine, le mirabolanti gesta dei big presenti in cartello. Tenti ancora una volta di scorgere le analogie tra le fabbriche grigie di Torino e il vento freddo di una città industriale del Michigan, e di convincere te stesso e chi ti sta intorno, per strada, sui forum, nei club, che il luogo in cui vivi rappresenta davvero un importante avamposto elettronico nella penisola.
Eppure c’è qualcosa che stona. Qualcosa che non torna. Sono quelle cento persone con gli occhi lucidi venerdì 11 aprile al Suono. O meglio, sono tutte le altre che non c’erano.
I AM Festival nasce come naturale evoluzione dell’esperienza IamFromDetroit maturata lo scorso anno, racchiudendo nell’arco temporale di due settimane un programma variegato e di qualità. Trenta artisti, dieci location, intere giornate di musica, dibattiti e incontri; un appuntamento atteso, nato dalla collaborazione di alcuni importanti staff cittadini, nel tentativo di trasformare Torino in un piccolo laboratorio musicale e tecnologico.
Forte la rappresentanza territoriale subalpina, ma altrettanto sostanziosa la compagine estera, con esponenti di spicco dell’elettronica inglese, americana, giapponese, tedesca e scozzese. Sotto ogni punto di vista, un evento importante per la città.
Calorosa e colorata l’accoglienza riservata a Fumiya Tanaka, primo grande nome della maratona I AM, di scena sabato 5 aprile al Fluido. Il giapponese alterna ritmiche prettamente minimal a groove più carichi e technoidi, per consolidarsi poi su atmosfere deep e melodie elettroniche, dimostrando una buona tecnica e una selezione non banale. Avvistati in pista seguaci in kimono.
La macchina del Festival macina chilometri, comincia ad esser calda, e dopo alcuni giorni di riposo, giovedì 10 si passa dalle terre d’Oriente alle fredde piogge britanniche. Ospite d’eccezione all’Ab+ è un pezzo di storia musicale in carne ed ossa: A Guy Called Gerald. Armato di mixer e doppio MacBook, contro ogni pronostico degli scommettitori, Gerald Simpson inizia spedito un viaggio nei meandri più melodici di Detroit, lasciando piacevolmente sorpresi i presenti. Dopo un’ottima partenza e un momento di parziale smarrimento, elabora nel complesso un set estremamente eclettico che attraversa in toto le diverse sfaccettature della musica elettronica, approdando ad un finale in puro stile drum&bass nell’entusiasmo generale. Impianto non eccelso (l’Ab+ non è certamente un club in senso stretto), discreta partecipazione del pubblico, e disco finale dei Rollers gentilmente interrotto dalla Municipale all’ingresso del locale. Non sia mai che Torino corra il rischio di svegliarsi.
Venerdì è tempo di una doppia escursione, tra le verdi colline scozzesi e le industrializzate metropoli americane.
Dieci anni fa Gabriele Romagnoli scrisse di come poteva esser semplice crescere un figlio a Chicago: “Gli mostravi Scottie Pippen e gli dicevi che può capitarti di essere eccezionale in quello che fai, di sentirti un numero uno, ma di nascere nello stesso momento e di misurarti sotto lo stesso cielo di qualcuno che è ancora più forte di te e allora, se non vorrai sprecare il tuo talento, anziché giocargli contro, ti allenerai con lui, gli passerai la palla e insieme andrete a canestro”. E son sicuro che non me ne vorrà a male Funk d’Void se scrivo che la notte dell’11 aprile ha visto tre sole stelle brillare nel cielo di Torino.
Trascorri anni della tua vita a riempire le tasche di dj superstar, o a incrociare ragazzetti che si credono divinità dopo aver smanettato due volte con l’UC-33, finché una sera d’aprile come tante altre non ti imbatti in tre omoni neri, che la storia della techno hanno contribuito a scriverla, e che anziché guardarti con sdegno e superiorità, ti abbracciano e ti chiedono di fare una foto insieme. E’ perlomeno spiazzante.
L’11 aprile, a Torino, è la notte dei Los Hermanos. La location prescelta è il Suono di via San Massimo, senza ombra di dubbio il locale con i migliori impianti audio e luci in città. Mentre in consolle si susseguono Federico Buratti e Federico Gandin, luccicano sul palco laterale dieci metri di tastiere, batterie elettroniche, mixer, cdj, casse e luci, per quella che da lì a poco si rivelerà una lezione di vita, prima ancora che di musica.
Gerald Mitchell e compagni attendono il proprio turno seduti sui divanetti in fondo al locale, regalando sorrisi e strette di mano, scherzando e intrattenendosi con chiunque abbia voglia di scambiare due parole, facendosi magari autografare un vinile. Arriva l’ora di dar vita allo show e i tre omoni raggiungono i loro strumenti; in un misto tra eccitazione e devozione ti avvicini al palco e non puoi fare a meno di guardarti intorno. Il vuoto. Questa è la risposta di Torino a uno dei gruppi più influenti della storia recente della musica elettronica. Accanto a te alcuni dei soliti volti noti, vecchi e nuovi amici, diversi dei quali hanno fatto centinaia di chilometri per esser presenti. Chi viene da Genova, chi da Milano, chi da Firenze. Ma il clubber torinese e tanti “addetti ai lavori”, questa notte hanno scelto di rimanere a casa, salvo poi affollare lo stesso locale la sera successiva, ammassandosi di fronte a un Ananda e un Eulberg qualsiasi.
La musica dei Los Hermanos spazia nei territori del funk, del soul e del jazz rielaborati in chiave techno, attraverso le tastiere di Mitchell e le evoluzioni ritmiche di Mark Flash e Raphael Merriweathers Jr.; è un viaggio a ritroso nel tempo, che parte da alcuni nuovi brani dell’album Traditions & Concepts, in uscita sulla Submerge, per arrivare a classici del calibro di Quetzal.
Poi il silenzio. Applausi, grida, sorrisi. Silenzio. Un interminabile minuto di tappeti noise, un’ondata di suoni cupi ed inquietanti, e le quattro note più attese di tutto il Festival: Jaguar live. Una di quelle esperienze che non capitano spesso nella vita, qualcosa in grado di scavarti un solco dentro, lasciando un segno indelebile nel profondo dell’anima. E’ l’apoteosi. Il culmine di gioia, commozione e rabbia. Il punto fermo dopo il quale tutto il resto va irrimediabilmente a capo.
Lars Sandberg iniza un djset caratterizzato nel segmento d’apertura da suoni duri e molto ritmati, mentre per dieci minuti gli applausi e gli abbracci sono ancora per i tre ragazzi venuti da Detroit. Funk d’Void continua il suo percorso mantenendo un passo svelto, per poi far rotta su strutture più melodiche, realizzando nell’insieme un set energico e piacevole, degna conclusione di una serata musicalmente sublime.
Ancora incredulo e visibilmente scosso, a rigettarti nel presente, ventiquattr’ore dopo, saranno il caldo impietoso e le spinte di centinaia di persone accorse in massa alla corte di Dominik Eulberg e Gabriel Ananda. Il primo si esibisce in djset, il secondo in un “live” con Mac e controller; le virgolette sono d’obbligo. Non per farne una questione di dimensioni, ma nell’era post Los Hermanos, prima che qualcuno possa parlare di live in un club torinese, si preoccupi di contare quanti metri di palco occupano le sue tastiere e le sue drum machine.
La musica dei due tedeschi scorre su binari paralleli, ed oggettivamente non sembrano artisti amanti del rischio: via la cassa, effettino del mixer, ripartenza dei bassi. La gente apprezza, tutti contenti quindi.
Archiviato il Festival è tempo di bilanci:
Da una parte, la disillusione profonda per una Torino che si dimostra definitivamente chiusa, barricata nel proprio orticello oltre il quale sembra incapace di guardare. Dall’altra, un messaggio di umiltà, qualità e purezza consegnato nelle mani e nei cuori di chi ancora ci crede, da quei tre omoni venuti da lontano.
E in fin dei conti, forse, in un mondo dominato dalle mode e dal commercio, è questo lo spirito che da sempre aleggia tra le fabbriche di quella fredda città del Michigan.
“No hope, no dreams, no love. My only escape is Underground.”

Andrea Pregel

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Altro che la pacifica giornata mondiale del negozio di dischi voluta da Nick Hornby, Derrick May da bravo caposcuola della Techno militante non usa mezzi termini per descrivere lo schiacciante predominio dei nuovi formati digitali. Ma potremo mai incatenarci ai portoni di Beatport?

what a boring time to be a Dj , no more record shops, sitting on line listening to downloads is the most irritating thing I’ve had to do in a long time,(WHACK IS THE WORD) the worst thing is to download a track thinking it might be hot only to play it and it’s shit, there is no way listening to a track on a computer on the fly (IN A HURRY) is the same as bangin it on a system to get the feel. This is not the future myself and Juan Atkins envisioned , but it is what it is…ain’t it! I’ll keep bangin vinyl till it’s no more ,Cd’s I can live with but downloads “i ain’t down for the load” mofoes look like there checking there email……………………………………………………….. welcome to the bland future.

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Una volta c’erano i dancing con la pista perfettamente rotonda, il parquet di legno, le strobo colorate e l’enorme palla a specchio a vegliare dall’alto sui ballerini, mentre il Disc Jokey contava un lento ogni tre swing. Non c’erano Dj ospiti ma si invitavano orchestre e dive soul-disco vestite di paillettes e piume di struzzo, che facevano sognare un pubblico elegantemente impomatato sempre attento a non sbagliare i passi di quel ballo finemente codificato che era il corteggiamento.
Le casse acustiche in legno emettevano suoni così limpidi che perfino il brusio di una puntina un po’ sporca poteva entrare in risonanza con i calici di cristallo riempiti di champagne serviti da camerieri in giacca bianca e papillon nero.
E’ curioso come in questo momento i produttori house e techno più all’avanguardia vogliano rendere omaggio a quelle situazioni ormai lontane e alle loro leggende, mentre i nuovi rockers rendono il tributo al primo avvento dei rave.
Il nuovo disco di Autodrive e Jahcoozi (su Tokind rec.) è una fotografia nitida di questa tendenza, scattata attraverso l’obiettivo della nuhouse, uno strumento prezioso se si vuole mettere a fuoco il calore della voce (sedotta e abbandonata da tutti gli altri generi attuali), la brillantezza degli archi, e l’efficacia di una cassa in quattro.
Non nascondiamoci dalla verità, dopo anni passati a sudare in magazzini abbandonati indossando t shirts logore e sneakers puzzolenti, possiamo affermare di esserci guadagnati il diritto a un po’ di raffinatezza, almeno fino alla fine del disco.

Federico Spadavecchia

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Movement e Basstation Crew presentano l’ultimo appuntamento della stagione Bassmove 07/08 al Tunnel di Milano

Line Up:

THE ADVENT live! (kombination research):

Cisco Ferreira “The Advent” nasce a Madeira nel 1970 ma già all’età di 5 anni si trasferisce con la famiglia a Londra, tappa che segna la sua carriera musicale. Qui infatti studia per diventare tecnico del suono (lavorando con artisti del calibro di Derrick May e Adonis) e nel contempo crea le sue prime produzioni di impronta “Indie”.Ma è nel 1987 che Cisco comincia a frequentare il mondo dei clubs e dei rave-party, in seguito all’esplosione della Acid House nel suolo britannico. Nel 1988 pubblica per la “Fragile Records” ,parent label della Transmat, il suo primo LP “Why (Don’t you answer?)”, seguito poi dalle sue produzioni sotto lo pseudonimo “The Advent” per l’etichetta “Internal”. Oggi è uno dei Dj e produttori Techno più richiesti della scena mondiale grazie sia alla sua abilità con i dischi che con il computer durante le sue esibizioni “live”, ha collaborato con artisti come Joey Beltram, Dj Rush, David Squillace, ed è proprietario di più etichette discografiche tra cui la famosissima : “Kombination Research”.

ALESSIO MEREU live! (basstationcrew)
www.myspace.com/alessiomereu

DJ MACHINE (Movement)
www.myspace.com/tommasomarasma

DJ TOBI C. (Minima.mi)
www.myspace.com/djtobic

THE SELPH (Minima.mi)
www.myspace.com/theselph

NAPH (Beatbank)
www.myspace.com/naphh

DJANKO (Box vision)
www.myspace.com/djpaolojancovich

VJ SADE
VJ VIDEOTECH

expo:

LARGE / REKAM / KNIF / SETE / BOX VISION

infoline: milano 3355936925 / 3408295970

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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