Browsing all articles from giugno, 2008

Ho comprato questo album appena uscito qualche mese fa, ed è così bello che oggi ne parlano tutti, e fan bene, mentre io, proprio perchè si tratta di un gran disco, pensavo fosse inutile starne a discutere ritenendo il pubblico abbastanza maturo per accorgesene senza bisogno di imboccate di alcun tipo.
Ora però in questa folle corsa a chi è più figo e/o avanti ci si sono tuffate completamente vestite le maggiori, ma anche le minori, riviste del settore, indi per cui mi piacerebbe fare la figura del pigro custode della piscina che avverte l’atleta ormai per aria che la vasca è vuota.
I fatti da tenere presente nell’affrontare “Diary of an Afro Warrior” non sono poi molti ma allo stesso tempo sono fondamentali per capire con che razza di genio abbiamo a che fare. Innanzitutto, partendo dalla fine, i suoni raggiungono inauditi livelli di oscurità, atmosfere che perfino Burial (eh già qui si parla di dubstep) ha sentito l’esigenza di alleggerire; quindi si possono sentire gli echi di oltre dieci anni di scena inglese come se l’autore per tutto questo tempo fosse andato tutte le sere a ballare assimilando ogni singola nota dei djset proposti. Benga è un ragazzo londinese di appena 22 anni. E per concludere il giovanotto in questione colpisce duro già dal titolo, esprimendo una consapevolezza postpunk sbudellata dai proiettili delle gang hiphop della East Coast.
Benga insieme al suo socio white Skream, una sorta di coppia alla Ringo Boys in chiave dubstep, ben rappresentano il futuro di una scena, quella londinese, che ha avuto il coraggio di puntare su giovanissimi talenti e su nuovi linguaggi. Un coraggio che dalle nostre parti sembra non essere mai esistito visto che i Dj di fama, come del resto l’attuale classe dirigente, sono cariatidi che non vogliono staccarsi dalla consolle/poltrona. Da noi gli emergenti hanno 30 anni suonati; e badate bene che la colpa di questo triste teatrino è anche di un pubblico che non vuole allontanarsi da melodie collaudate e familiari, lontano anni luce da qualsiasi idea sperimentale, che mi obbliga a raccontarvi (e si spera farvi ascoltare) un album sensazionale come quello di Benga.

Federico Spadavecchia

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Dopo una stagione di grandi successi che ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone Sabato 05 Luglio torna in via del tutto eccezionale ALTAVOZ l’evento di musica Elettronica rivelazione della stagione 2007-2008! In questa speciale “extra date” ospitata nell’ambito del celebre Shewood festival di Padova (www.sherwood.it), Il party Elettronico più importante del nordest Italiano si presenta in un’inedita versione open air con un orario diurno/serale (dalle 17 alle 24 si esibiranno tutti i più importanti artisti mentre l’evento proseguirà fino alle 03) in linea con grandi festival europei come i Tedeschi Green and Blue e il Love family park.
Nei 4 palchi (MAIN STAGE, CIRCUS STAGE,VELA STAGE, THEATRE STAGE) del Sherwood festival, a paritre dalle 17 uno dopo l’altro si esibiranno ben 30 artisti tra djset e live perfomance.
In questo nutrito gruppo di artisti spicca la presenza di ben 7 superstars internazionali come il celebre ed eclettico producer tedesco APPARAT proprietario dell’etichetta Shitkatapult, artista di punta della BPitch Control rec di Ellen Alien (con la quale ha prodotto l’osannato album “Orchestra of Bubbles”), gli Spagnoli ALEX UNDER, DAMIAN SCHWARTZ, TADEO alfieri della CYMK (etichetta MinimalTechno che ha rivoluzionato la scena Elettronica mondiale) il Berlinese PAUL KALKBRENNER (anche lui come Apparat producer per la BPitch e autore del bellissimo album ” ReWorks” ) e i due “soci di produzioni” JHONNY D e FEDERICO MOLINARI artisti della Tedesca OSLO rec.
Ma non è tutto! Insieme a questi mostri sacri della consolle saranno presenti anche alcuni tra i migliori artisti della scena nazionale e locale tra i quali vere e proprie celebrità come i Bolognesi UNZIP PROJECT (Organizzatori della serata Playhouse @ Kindergarten) i resident Altavoz CHRONIC FLAKES , MAX D BLAS, SHADOW SYNC , il Vicentino DAX , il piemontese ALBERTO VISI (uno dei primi djs Italiani invitati alla Love Parade) e l’ormai intramontabile Toscano ATHOS ex resident del mitico JAISS di Empoli.

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Sabato 28 Giugno, Urban Lovers, nuova notte del Jam Club che in poche settimane si è ritagliata un importante spazio all’interno della scena clubbing torinese, presenta lo showcase di una delle etichette elettroniche più interessanti degli ultimi anni. La Vakant, realtà berlinese nata nel 2004, è infatti diventata in poco tempo una label culto per gli amanti della minimal techno, grazie allo stile inconfondibile delle produzioni di artisti di assoluto valore come Alex Smoke, Robag Wruhme (metà del duo Wighnomy Brothers), e Onur Ozer, nomi che hanno spopolato nei club e nei festival di tutta Europa e già si sono fatti conoscere dal pubblico torinese. Il 28 giugno sarà invece l’occasione giusta per conoscere altri due talentuosi dj/produttori della scuderia Vakant, Tolga Fidan, che si esibirà in un live set, e Nico Purman, che invece salirà in consolle per un dj set.
Tolga Fidan, parigino di soli 24 anni, ha dalla sua numerose produzioni e remix per etichette prestigiose come Freude-Am-Tanze, Soma e Dumb Unit. Ma è soprattutto con il suo ultimo singolo “All Pleasure Is Releaf”, uscita proprio su Vakant, che si è imposto nelle charts europee e nelle borse dei dischi dei migliori dj del mondo. Il suo stile può essere definito come l’incontro della minimal techno con sonorità più deep fatte di interventi strumentali e vocali che creano un’atmosfera particolarmente romantica all’interno delle tracce.
Nico Purman nasce e cresce (anche musicalmente) a Buenos Aires. All’età di 17 anni inizia a esibirsi come dj e presto diventa uno dei più rispettati performer argentini in ambito elettronico. Si trasferisce poi in Europa, dove la scena minimal techno sta fiorendo e può crescere artisticamente. Presto si fa conoscere a livello internazionale grazie agli ep su Karmarouge (etichetta di Gabriel Ananda), Crosstown Rebels, Mule e Curle. Il suo stile è incarnato dall’ultima fatica su Vakant, “Tuesday Ep”, pubblicato nel 2008 e caratterizzato dalle moderne derive della musica techno con influenze acid e loop ipnotici.

Resident djs: MARCELO TAG – GONZALO – MARK

Inizio ore 23.00 – Ingresso 16/13 euro

Jam Club – Murazzi del Po lato dx – Torino

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E’ quello che devono aver pensato i pubblicitari di questo marchio d’abbigliamento dopo aver visto il progetto Contakt di Richie Hawtin per i 10 anni della sua label; ed infatti non hanno perso tempo per rigirare la frittata con tanto di spot nel bel mezzo di Lucignolo, trasmissione che effettivamente rispecchia lo stesso valore culturale delle ultime uscite targate M-nus.
Il Richie “pelato” si starà rivoltando nella tomba…

Immagine anteprima YouTube
hawtin

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010Dopo la straordinaria Opening Night, nella cornice naturale e strabiliante offerta dal locale CALA-LOCA lounge beach, sarà di nuovo ZeroDieci aMare, per un’indimenticabile notte a due passi dal mare, nel segno della musica elettronica, sotto la Luna piena di Giugno.
Sulla terrazza e sulla spiaggia suoneranno le note dei DJ Set dei ns resident Giovanni Verrina e Roby J.

Considerata l’affluenza e la capienza limitata del locale a non più di 500 persone, vi consigliamo VIVAMENTE di telefonare, mettervi in lista e raggiungere il locale entro l’una di notte. C’è il rischio altrimenti di rimanere fuori anche se in lista.

Dalle ore 23 – Ingresso 10 Euro con consumazione.

Oppure splendida Cena sul mare + Ingresso 25 Euro. (vini inclusi)

Liste e info: +393334865391 (Enrico); +393470480323 (Massi)

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MOOD. (mu:d, punto) – umore, stato d’animo: to be in a good -, essere di buon umore; punto.

Continuano gli “scambi culturali” tra MOOD., il venerdì notte del Fluido, e altre realtà clubbing italiane: questo venerdì infatti la serata ospita nuovamente, dopo la data di marzo, i resident dello Zerodieci di Genova, baluardo underground della musica elettronica ligure. Tra loro il “mitico” ROBY J, uno dei primi dj italiani a portare la club culture sul nostro territorio in trio insieme a Miki e Farfa. Con lui GIOVANNI VERRINA, classe 1980, suona ormai da 12 anni. Da sempre appassionato di musica elettronica, ha portato il suo suono nei più importanti club d’Italia e alcuni club europei. I suoi set spaziano da sonorità dubby a minimal detroit.

Roby J:
C’era una volta la musica elettronica, c’era una volta e c’è ancora Roby J… Impossibile raccontare in poche righe la straordinaria carriera di questo artista, primo Dj del Nord Ovest a sperimentare sonorità Techno ed House. Indiscusso protagonista di tutti gli eventi storici della Club Culture italiana, Roby J è sempre rimasto sulla cresta dell’onda grazie alla sua capacità di rapire i clubbers in un intenso viaggio emozionale. Da questa stagione le atmosfere deep elettroniche dei suoi djset sono diventate un appuntamento fisso e imperdibile del Club Zerodieci.

www.myspace.com/moodtorino

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Immagina il fiume al tramonto e un prato verde all’inglese. Mille fiori colorati, quattro chiacchiere tra amici, una comoda sdraio, il mojito ghiacciato e lo sfrigolio del barbecue. Il dj è la colonna sonora dal tramonto all’imbrunire, la consolle all’aperto, un angolo di spiaggia, un clima di festa a bordo fiume. Tutto questo è Boavista e Body & Soul, i nuovi appuntamento del venerdì e del sabato della terrazza “River Side” del Fluido.
Venerdì 20 giugno e sabato 21 giugno inaugurano i due nuovi aperitivi “lungo fiume” del Fluido. Ogni venerdì, infatti, la terrazza che si affaccia direttamente sul Po ospiterà Boavista, lungo aperitivo sonorizzato da Federico Gandin, mentre il sabato sarà la volta di Body & Soul con i dj Gandalf, Alexxei, Nig, passEnger e xluve a rotazione.
L’intento di questi due nuovi appuntamenti è quello di ricreare una vera e propria “spiaggia urbana” dove poter rilassarsi al tramonto, ascoltare buona musica all’aperto, gustare ottimi cocktail o anche cenare. L’intera zona verrà completamente riallestita: da un lato una zona relax con un prato finto, ombrelloni e sdraio, oltre a una ricca decorazione floreale; dall’altra un vero e proprio Mojito Bar e, oltre al buffet, una griglia argentina gestita dal ristorante Volver, dove si potranno consumare ottimi piatti a base di carne e verdure grigliate. Nel mezzo la vera protagonista della serata, ovvero la consolle open air che proporrà sonorità elettroniche da aperitivo che spazieranno dall’electronic jazz alla detroit, dalla house alla deep, per scaldare gli animi prima delle due notti elettroniche del Fluido: MOOD. (il venerdì) e La Tana! (il sabato).

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Sabato 21 Giugno 2008 in concomitanza con l’inizio dell’estate, Trance Gate vi aspetta a questo nuovo ed imperdibile evento.
Questa notte in consolle il nostro Dj Resident FLUCTOR mentre ritorna come Special Guest a grande richiesta dopo il successo riscontrato ad Aprile il Dj e produttore romano ASTUNI.
La location dove si svolgerà questo evento sarà l’Humus Club di Biassono (a pochi minuti dalla Villa Reale di Monza). Il locale è dotato di Aria Condizionata, Food Area, Zona Fumatori e Relax Zone all’aperto.

Humus Club – Via Parco 47 Biassono (Mi)
Infoline: 328 96 50 326
Mail: trancegatemilano@gmail.com
Web: www.trancegate.it

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Il prossimo 21 luglio uscirà il nuovo disco dei Primal Scream, praticamente gli unici sopravvissuti a Madchester (fatta eccezione per i New Order che però sono un caso a parte), dal titolo, per la prima volta in carriera rasserenante, “Beautiful future”.
Il video del primo singolo estratto “Can’t go back” è già in rotazione sulla myspaceTv ed è praticamente a metà strada tra un dandy Shining e il prequel di “Falling down” dei Duran Duran.
Per quanto riguarda la canzone in sè, invece, il riferimento torna ad essere “Some velvet morning” anche se synth ed electro vengono sostituiti da chitarroni e ammiccante pop rock; d’altronde dopo la svolta di “Riot City Blues” non si può tornare indietro.

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Ormai credo la conosciate bene la mia predilezione per i dischi di stagione che raccontano di terre ancora più a sud dove il sole è caldo e i drink freddi (“e dove non conosco i nomi dei trafficanti” aggiungeva un malinconico Sonny Crockett nell’ultima puntata di Miami Vice…).
Beh questo “Corian” del newyorkese Sean Palm (qui da noi conosciuto per aver fatto parte della compilation della serie Timewarp mixata da Loco Dice) è una bella brezza che culla la mia immaginazione vogliosa di dar fuoco all’ufficio e partire per le vacanze. Ritmica semplice, lineare, un brusio in sottofondo ad evocare il rumore del mare, ed una melodia deep, il tutto per un raffinato Pop minimale volto a dimostrare che per possedere un’anima non è necessario avere un corpo complesso.
Sul lato B la questione si fa più movimentata con un bel remix in chiave disco house, firmato dal producer Neo Zelandese Simon Flower, che conferisce all’original mix un passo più deciso e due nuove linee melodiche perfette per aumentare enfasi e tensione.

Federico Spadavecchia

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Che le mode siano cicliche e che al tempo non manca il senso dell’ironia non lo scopriamo certo ora, però quello che è accaduto al Dj/produttore Alex Jones è davvero significativo.
Dovete sapere, infatti, che il nostro protagonista dieci anni or sono era un fedele adepto della Big Beat Boutique di FatBoySlim che, sul finire degli anni ’90, si era trasformata da idea musicale a culto religioso nazional popolare arrivando ad insidiare il raguardevole livello di fanatismo dei seguaci di Star Wars. Gli anni passano e dopo la caduta dell’Impero, pardon di Brighton, Alex passa al lato minimale della techno, riuscendo così a stampare su label con ambizioni mainstream come la canadese Turbo ed a ottenere una residenza al The End di Londra.
Ma ecco che oggi il destino bussa alla sua porta e chiede il conto: la sua ultima release (su Hypercolour) è un ep dove a farla da padrone sono proprio quelle sonorità house contro cui si batteva quando stava alla corte del ragazzo-grasso-magro.
Ad aprire il disco ci pensa la tech house di “Humid” con tanto di tamburelli, synth dubbati, vasto assortimento di echi, effetti “ferro da stiro”, e per non farci mancare nulla, se Miss Fitz ha campionato Nina Simone, Alex ben manipola il sample di un gargarismo di un improbabile Berry White.
Per quanto riguarda invece la title track faccio prima a spiegarvela con un esempio: immaginate di entrare in una casa degli specchi da Luna Park e che per uscire alla svelta vi serviate di un martello da fabbro. “Bed” è esattamente il suono della vostra marcia tra i vetri infranti e la disperazione del giostraio che dovrà chiudere bottega.
Fortuna che a rimettere a posto le cose ci pensa il remix di Dan Berkson, già uomo di fiducia di casa Poker Flat, che campionando la hit “Who’s afraid of Detroit” confeziona una traccia funky dub house di gran presa sulla pista.
In chiusura rimane la curiosa “Easy spiderman”, concorrente iniseme a Madonna al “titolo più stupido da dare a una canzone/album” (eh, che ne pensi Fabio?). La canzone comunque rimane abbastanza anonimo-minimale per oltre due minuti buoni (anche se ogni tanto sentite un qualcosa che vi pare così strano da non farci troppo caso), quando finalmente parte un basso pigramente slappato che ben fa muovere il culo, e in un istante realizzate che i sudetti suonini altro non sono che campane a morto…

Federico Spadavecchia

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Il dj set degli Afrilounge è stato una delle sorprese della stagione invernale 2007-2008: sentiti al Bitte in apertura a un live dei Kollektiv turnstrasse, i due tedescotti (che in realtà sono 3, al Bitte ne mancava uno…boh), da cui sinceramente non mi aspettavo niente di che, si sono dimostrati dei dj veramente coi controcazzi, riuscendo a tenere completamente in pugno la pista dall’inizio alla fine del set e sviluppando una progressione davvero degna senza però perdere la linea.
Quando il mio amico Fede mi ha chiesto se avevo voglia di recensire un mixcd loro, quindi, non mi sono assolutamente potuto tirare indietro, anche perchè mi fa sempre piacere parlare bene di chi se lo merita.
Parliamo del mixcd in questione, quindi, iniziando dal titolo che riprende quello di una serie di compilation sulla storica R&S di cui non ero a conoscenza (ma Discogs mi è venuto in aiuto come al solito); da press release, la compilation è, un po’ come le release su R&S, a veritable who’s who of quality 4:4.
E in effetti, a guardare la tracklist, i nomi sono così altisonanti che val la pena incollarla tutta:

1 – Marlow & Claudia Nehls – Water (Daniel Stefanik Rmx)
2 – Miguel Toro – Cure
3 – Christian Burkhardt – Kreiskollaps (Federico Molinari Remix)
4 – Martin Buttrich – Hunted
5 – Slutbox – Nitrogen 2 Oxygen 1 (Jason Emsley Remix)
6 – Nick Curly – Tele vision
7 – Huge Hepner – Just In Time
8 – Christian Burkhardt – Dragee
9 – Michal Ho – Take Away (Jona Mix)
10 – Sasse – Gravity (Peter Dildo Dirtymind Replay)
11 – Johnny D – Walkman
12 – Plasmik – Pitch It (Claude VonStroke Rmx)
13 – Afrilounge – Lux

Nick Curly, Michal Ho, Sasse, Rozzo aka Peter Dildo, Johnny D, Plasmik, Martin Buttrich, Burkhardt & Molinari, Stefanik…ce n’è veramente per tutti i gusti, compresi un po’ di flash che sulla tracklist non ci sono, tipo l’hittissima Mumbling Yeah di Kabale Und Liebe e Daniel Sanchez in chiusura che normalmente non sopporto ma che qui dentro ci sta proprio bene.
E infatti l’andamento generale del mixato è bello variegato e oscilla senza soluzione di continuità tra momenti di minimale loopeggiante e deep house, mantenendo sempre un feeling generale che è quello di un club piuttosto che quello di un open air estivo: si scuote la testa e il culo di gusto piuttosto che fare i salti, ennesima dimostrazione della recente tendenza che preferisce esaltare il pubblico con la qualità della musica anzichè ricorrere alla strada più facile dei bpm esasperati e della pausa+ripartenza togli la cassa-metti la cassa che infesta un buon 90% dei live set che circolano attualmente.
Praticamente tutte le tracce presenti nella compilation sono di artisti noti per la massima cura che ripongono nella stesura delle proprie produzioni anzichè limitarsi a creare un loop carino con due bei suoni e insistere su quello per una traccia intera: penso soprattutto a Martin Buttrich, che dei live artist che dominano al momento è forse uno di quelli che più si avvicinano alla definizione di “musicista”, ma anche a gente come Peter Dildo, che prima di essere un ottimo produttore è, soprattutto, un eccellente dj e quindi ha chiara in mente la necessità di variare costantemente i suoni per mantenere l’attenzione di chi ascolta.
In definitiva, il messaggio che possiamo ricavare da questo cd degli Afrilounge è proprio questo: a tirar fuori un buon loop da 4 battute non ci vuole poi molto, come pure a costruire un dj set di dischi banali e ripartenze scontate; la vera bravura è riuscire a costruire un’ora di musica che sia al contempo varia ma coerente, originale ma comunque coinvolgente.

E gli Afrilounge ci riescono in maniera eccellente.

Raibaz
http://www.raibaz.blogspot.com/

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Ovvero la risposta del Mondo Mainstream a quello Underground: come ben ricorderete infatti una delle tracce techno che hanno segnato la scorsa stagione è stato il rifacimento in chiave Detroit (senza neanche stravolgere troppo l’originale tra l’altro) di “Getting jiggy with it” di Will Smith per mano di Robert Hood; oggi, invece, è il cantante americano Shaggy (sì quello che diventò famoso per la pubblicità della Levi’s) a campionare il ritornello della club hit “Heater” firmata Samim (Get physical) per farne l’inno agli europei di calcio “Like A Superstar”

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Scrivere adesso questo reportage, con l’Italia che perde due a zero dopo l’orrenda partita dei Galletti d’oltralpe, è veramente frustrante: non tanto perchè mi tocca elogiare un Dj francese, il cui talento è comunque una delle ultime certezze rimaste al mondo, ma perchè mi costringe a fare i conti col nazionalismo di un popolo che è rimasto lo stesso di quello della Guerra dei cent’anni, e che per rendere omaggio al loro più importante artista contemporaneo non si pongono tanti problemi nell’aspettare immersi in una coda infinita, sfoggiando tra l’altro una moltitudine di tshirts inneggianti a Detroit (la sera prima con Mills ce l’avevo solo io…) come a reclamare la paternità del genere.
Ma procediamo con ordine, con la sveglia che suona verso le due del pomeriggio e il nostro pellegrinaggio per le strade parigine che riprende dal cimitero monumentale di Père Lachaise, dove un’arzilla mammina tentava di autografare la piccola cappella davanti alla tomba di Jim Morrison (per la quale gli eredi non è che si siano sforzati molto…) senza accorgersi di star rischiando la fucilazione da parte delle apposite guardie. E’ una sensazione bizzarra osservare come questo luogo di culto sia ormai alla mercè dei turisti, con gente intenta a fare un ameno picnic sul prato (per non parlare di chi ha evirato (!!!) la statua di Oscar Wilde…) quando a pochi metri ci sono persone che piangono i loro cari.
La bella passeggiata prosegue lungo gli Champs elysées e termina con una cena veloce a base di Kebab e Dark Dog (l’equivalente francese della Red Bull); prossima fermata Bonne Nouvelle.
L’appuntamento con Laurent l’abbiamo atteso da un anno intero: ci siamo iscritti a newsletter, inviato mail a club e promoter, e quando ormai sembrava scritto che non avremmo mai visto il suo show in quella che a tutti gli effetti può esser definita casa sua, ecco che arriva la pubblicità del 20° anniversario d’attività.
Alle undici e mezza il nostro eroe è già dietro ai piatti (per lui ormai solo cdj 1000) e, rispettando il copione del suo programma radiofonico, dedica la prima ora di set alle nuove sonorità dubstep provenienti dalla Gran Bretagna.
Il basso scuro e profondo ha l’effetto di un morbido divano sonoro dove tutti gli invitati possono sdraiarsi mettendosi a loro agio; inutile dire che alla fine di questo warmup il locale espone il cartello “sold out”.
Se Jeff Mills ci aveva impartito un’accurata lezione di storia, Laurent opta invece per insegnare al pubblico cosa voglia dire essere un Dj: seguendo la linea del basso comincia a raddirzzare la ritmica mantenendo però le atmosfere dub e, successivamente, le arricchisce di hit hat squillanti e melodie, ora sta proponendo nu house.
Il clima è così allegro e rilassante che perdo la cognizione del tempo; solo ad un certo punto mi accorgo che sto dormendo e ballando contemporaneamente. La stanchezza del giorno si fa sentire, ma ecco il cambio di passo: la cassa si fa più marcata e all’interno del Rex riecheggia il vento della nuova progressive alla Sasha. I synth nuovamente suonano nelle tenebre e il basso (braccio armato di Laurent) ordina a tutti i presenti di non stare fermi (da notare che la security sta molto attenta a che la gente non dorma sui divanetti).
Il dancefloor è bello carico e la mente non so più quanti Stargate abbia già attraversato quando dopo un paio d’ore Monsieur F.Com. butta sui piatti quattro canzoni rock, tra cui “Song 2″ dei Blur e “I wanna be your dog” degli Stooges, il cui ritornello dalla pista viene invece avvertito come un “I wanna be your God” da parte di Garnier (eh questo rock con i suoi messaggi pagani scritti all’incontrario..).
Ma il vero delirio comincia ora, quando Laurent decide di dare retta al suggerimento che Simone KK gli passa appoggiando un foglio al vetro della consolle e suona, annunciandolo al microfono come i discjockey di una volta, una tempesta hardcore primi anni ‘90 firmata Lunatic Asylum (”The Meltdown” 1993).
Tentare di descrivere la reazione è impossibile, mai visto liberararsi in una sola volta così tanta energia…un’abbondante spruzzata di fumo denso come la nebbia della val padana segna il ritorno al proggy sound, e a me pare che tutti gli energy drink bevuti siano tornati sù all’unisono…
Il compito d’interromperre questo magico viaggio spetta ad un’altra traccia intitolata “Meltdown”, ma questa volta è opera degli Interstellar Fuggitives di Mad Mike, e la festa prosegue in un applauditissimo omaggio agli eroi di Detroit.
Garnier non si risparmia e frusta il dancefloor con violente catenate techno fino a quando non ritiene sia ora di concedere ai clubbers un pò di tregua, ormai stremati da questo gioco di ruolo sadomaso di schiavo e padrone.
La cassa torna così ad addolcirsi e nel giro di tre passaggi siamo tornati indietro alla nu house; sono le sette passate e per me il party è finito.
Abbandono il mio amico KK tra quei fuochi fatui che le strobo evocano illuminando il fumo artificiale, e mi sbrigo ad entrare nella metro prima di bagnarmi sotto una leggera pioggerellina; perso nei miei pensieri dentro il cappuccio della felpa mi viene in mente che forse l’unico anthem che avrebbe avuto senso suonare stasera sarebbe stato “God is a Dj”.

Federico Spadavecchia

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L’estate 2008 sarà sicuramente ricordata come una delle più prolifiche per la musica elettronica. Esce infatti il 7 luglio il quarto album degli U.N.K.L.E., aka James Lavelle e Richard File, dopo appena un anno dal precedente “War Stories”.
Il disco chiarisce i suoi intenti già dal titolo “End Titles…Stories for Film” con James Lavelle a dar sfogo ad una delle sue passioni più grandi, quella per le colonne sonore, che già lo aveva portato a comporre una raccolta di brani ispirati al mondo cinematografico intitolata “Edit Music for a Film”.
L’album composto da 22 tracce vedrà la collaborazione fra gli altri di Josh Homme (Queens of the Stone Age), Black Mountain, James Petralli (White Denim), Joel Cadbury (South), e James Griffith.

Tracklist:

01 End Titles
02 Cut Me Loose
03 Ghosts
04 Ghosts (Strings Reprise)
05 Kaned and Able
06 Blade in the Back
07 Synthetic Water
08 Chemical
09 Nocturnal
10 Cut Me Loose (Strings Reprise)
11 Against the Grain
12 Even Balance (Part Two)
13 Trouble in Paradise (Variation on a Theme)
14 Can’t Hurt
15 24 Frames
16 In a Broken Dream
17 Clouds
18 Black Mass
19 Open Up Your Eyes
20 Romeo Void
21 Heaven
22 The Piano Echoes

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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