“All good things come to an end.”
Gennaio 2007: la prima stagione di vita di Beatbank ha il suo culmine nel party con Par Grindvik, per la prima volta in Italia come Ryan Crosson e [a]pendics.shuffle prima di lui e Andomat 3000, Dario Zenker e Dustin Zahn dopo; il ricordo di quel party, degli amici incontrati e dei nuovi amici conosciuti, dell’atmosfera assolutamente “hot” e della proposta musicale innovativa che hanno caratterizzato anche molti degli altri party Beatbank, è ancora impresso nella mente di chi c’era.
Ottobre 2008: dopo due anni e mezzo di feste insieme, di soddisfazioni per noi e per chi ci è venuto a sentire, i tre moschettieri di Beatbank decidono che è giunto il momento di prendere strade artistiche separate, mantenendo intatto l’affetto che li ha sempre legati ma dedicandosi ciascuno alla propria inclinazione musicale.
Il party del 10 ottobre, quindi, sarà l’ultimo party Beatbank.
L’ultima occasione per chi ci è sempre stato accanto di respirare l’atmosfera dei nostri party, fatta di sorrisi, amici e musica nuova, ma anche l’ultima occasione per chi ancora non ci conosce di vedere com’è stato, negli ultimi 2 anni, il party che per primo a Milano ha proposto un determinato sound e determinati nomi, ora sulla bocca e nelle orecchie di tutti.
Per l’occasione abbiamo deciso anche di fare uno strappo alla regola e ospitare per la seconda volta un artista, lo stesso Par Grindvik che ha animato uno dei nostri party più riusciti e che, come tutti quelli che hanno visto coi loro occhi i nostri party, è diventato uno dei nostri tanti amici, con cui sarà un enorme piacere festeggiare, per l’ultima volta insieme.
Resident dj’s Raibaz, Naph
Ingresso €10 in lista Beatbank
6
Going on with Your Love
Se dovessimo indicare un Dj come padre fondatore del movimento House la nostra scelta non potrebbe che ricadere su Frankie Knuckles, leggendario resident del Warehouse di Chicago.
Ultimamente, però, in rete si erano diffuse voci circa un Knuckles che, a causa del diabete, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per l’amputazione di una gamba.
Le notizie di questo tipo come al solito rimbalzano su internet alla velocità della luce, e ciò ha infastidito parecchio lo stesso dj colore, il quale con un intervento in rete non solo ha chiarito la sua situazione (gli hanno amputato il piede destro malato da tempo ma non a causa del diabete) ma si è anche espresso sull’importanza del rispetto e della privacy.
Ecco cosa ha detto:
Recently there has been a lot of scuttle-butt going around on the internet about me and my health. Apparently, someone perpetrating that they are a friend or someone close to me felt it necessary to use me and my PERSONAL HEALTH in an open forum for public discussion. I feel violated and disrespected.
Let me say this; Anyone that knows me personally or, anyone that I’ve been in close proximity to on a personal level will tell you that I’ve never been anything less than a gentleman. Oh, I can be as silly as the next one but, never disrespectful, mean or, malicious. However, I am an intensely private individual and don’t take kindly to having to explain myself.
But, to put these rumors to rest, here’s what’s been going on;
Almost 10 years ago I broke my right foot. And instead of sitting still and allowing it to mend properly, I returned to the road and continued to travel during the healing process.
Well, the foot never really healed properly and over the past 10 years continued to give me great difficulty. Throughout that period I developed a disease in my foot called osteomialitis (it’s a disease of the bone).
For years I worked with my doctors to combat this illness and they informed me (to a degree) that all this work was pretty much the equivalent of putting a bandaid on the situation. Eventually, it was going to get the better of me and I’d be left with no other choice but to have my foot amputated.
Well, I praise my doctors for helping me put up a good fight. But what was inevitable came to fruition on July 3rd. I didn’t lose my leg but I did lose my foot. it was necessary because the disease was beginning to travel up my leg, threatening my heart.
I didn’t have a problem losing my foot. After all, I still have another. But I did have a problem losing my life. This is the only one I have.
This disease I developed wasn’t diabetic related. The fact that I have diabetes may have compounded it to a degree (in it’s latter stages). But you’ll all be happy to know that I’m doing very well. I’m 1000% better now that my body is rid of the disease and I’m no longer living in pain. I lived with that pain for almost 10 years and most of you never knew it. And you weren’t supposed to.
We’ve shared entirely too many good times over the years in every city and country I visited around the globe. I did my job and tried to remain respectful of the job at hand when it came to coming and playing for you. And when this thing got to be too much for me, I did what was necessary to correct it. But it was evident that I was going to lose my foot. And that was/is a private matter. One that I share with my family and very close friends. I just wish that instead of someone opening a forum about it here online, that I would’ve been trusted well enough by everyone to know that I would make a statement about it.
Just know that I’ve been doing everything in my power to get better and turn this situation around. I can’t thank you all enough for your prayers and well-wishes. Your blessings were well received. For the past 3 months I’ve been here at home, I’ve managed to rise every morning with a smile on my face and endure every obstacle that’s been put in my path, to get back to where I need to be. On a dance floor with you. I can’t thank you all enough for the love and respect you all continue to give me.
I am a very fortunate man.
Maximum Love & Infinite Respect~
Frankie
technorati tags: frankie+knuckles, house, amputation
3
Addio a Marc Moulin
E’ mancato martedì a Los Angeles Marc Moulin (66 anni), produttore e musicista jazz ma soprattutto leader di una storica formazione degli anni ‘80: i Telex.
Originario di Bruxell Marc intraprende la carriera musicale già nei ‘60 per poi rimanere ammaliato dalle melodie elettroniche dei Kraftwerk. Nei primi anni ‘70 fonda i Placebo, nome che verrà ripreso da Brian Molko in loro omaggio, per poi sfondare definitivamente nel 1979 con il progetto Telex e la hit Moskow Disco.
Fonti: Libertation; Weekendance
technorati tags: marc+moulin, moscow+disco, telex
Prendete “A History of Violence” di Cronenberg per esempio, sì proprio quello in cui Viggo Mortensen fa la parte del buon padre di famiglia americano dai valori tradizionali ma dalle vedute liberal, che ad un tratto vede il suo bel quadretto familiare sconvolto da un passato iperviolento…Beh ecco ora come ora noi appassionati di clubbing siamo nella stessa situazione con il battito feroce degli anni ‘90 che, dopo un lungo ed apparente coma minimale, poco alla volta sta tornando fuori. Già rivedo gli scontri techno/house di dieci anni fà…
Nel frattempo però c’è Jonny White che preferisce attutire la carica percussiva con la pioggia, ritenendo forse il fragore del tuono più cruento di una cassa in quattro. Così ecco “rainbeats”, che potremmo definire una sorta di “notturno” dell’era tecnologica, da ballare con lievi cenni delle spalle fissando il buio dei nostri occhiali da sole.
La melodia, come il cielo azzurro, appare a sprazzi subito dopo la scrosciata più intensa, e ti lascia scoperto a muoverti sotto l’acqua nel tentativo di accendere quell’ultima sigaretta con un accendino ormai troppo umido per funzionare; ma non te la prendere, ad asciugarti ci penserà il vento secco del remix di Adam Marshalls.
Deep e dub sono i suoni del momento, unica via rimasta al crossover per non disperdere quanto di buono fatto dalla corrente minimal, quell’abbattimento di barriere tra i generi che in questi mesi paiono risollevarsi, ma che speriamo vengano spazzate via dalla pioggia.
Federico Spadavecchia
technorati tags: johnny+white, rain, la guerra è finita
1
That’s no good for me
Remixare grandi classici della musica elettronica è da sempre uno degli azzardi più rischiosi, basti pensare ai miliardi di tentativi fatti con i pezzi dei Depeche Mode di cui se ne salvano appena tre (Tenaglia, Francois K e Villalobos). Negli ultimi due anni esperimenti, più o meno commerciali, di questo tipo ne abbiamo visti a valanga, citando tra i tanti giusto i più famosi Eryc Pridz con “L’Esperanza” di Sven Vath, i Soulwax con “Hey BoyHey girl” dei Chemical Brothers e Sebastian Leger con “Jaguar”.
I più riusciti? Senz’altro la suddetta “Jaguar”, l’autocustom dei Daft Punk su “Around the world/Harder better faster stronger” e “The man with the red face” rimaneggiata in maniera sublime da Mark Knight & Funkagenda.
Tra coloro i quali invece potevano tranquillamente risparmiarsi il disturbo c’è, come suggerito dall’amico Raibaz, Deadmau5 che prova a distruggere quel poco di interesse (che non sia di valore archeologico) rimasto intorno ai Prodigy, manomettendo la storica “Everybody in the place”
technorati tags: prodigy, chi+te+lo+fa+fare, inutile
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