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Succedono per caso ma non senza logica, le cose. Per caso, registrando l’account su un magazine on line e scorrendo la lista degli utenti, ritrovo l’amico Orazio, in arte Ory J aka Punknown (www.oryj.it). Che oltre ai saluti mi linka alla sua nuova netlabel e m’invita ad ascoltare le releases, scaricabili gratuitamente. Sorpresa: Costreet rec si presenta in modo superbo (www.costreetrec.com), da far invidia al sito della celeberrima M-nus. E le releases? Sono tre, tutte dannatamente buone. Nasce l’esigenza di rivederci e magari fare una bella chiacchierata…

Ma prima è necessaria una piccola premessa: per gli aficionados della techno, vera e propria comunità trasversale di ravers instancabili e clubbers impenitenti che si ritrovano ovunque, e senza premeditazione, ogni qual volta ha senso esserci, in Italia, nel resto d’Europa, dal Club to Club al Sonar, da sperduti resort in Cornovaglia ai club di Berlino, Genova semplicemente non esiste. Dopo l’età d’oro, la prima metà degli anni ’90, le rotte per un buon technoparty transitano sempre più al largo dalla nostra città. Ultimamente qualche segnale di risveglio c’è, promettenti ma ancora flebili vagiti: sono orgogliosi tentativi di spezzare l’automarginalità, ma anche gli inerziali frutti di una seconda ondata di scene, esplose su scala globale sull’onda del successo della minimal, una marea di tale portata da non poter restare tagliati fuori. Qualcosa doveva muoversi per forza, insomma. Ma nonostante le increspature le nostre acque restano sempre troppo stagnanti: le ultime due stagioni di un club come lo 010 (forse giunto ad un nuovo, prematuro capolinea) sono la testa di ponte del rinnovato impulso, una situazione capace di riprendere fili interrotti per la presenza di un nome storico della techno a Genova come Roby J, e di ripristinare una politica di resident djs che abituino il pubblico a ricercare la buona musica con passione (Verrina, Foglino & Baroffio aka SMBP, lo stesso Roby J) e non solo quando a proporla è la guest di grido. Una situazione, quella dello Zerodieci, grazie alla quale la città è diventata tappa sempre meno sporadica per artisti le cui agenzie fino a due/tre anni fa nemmeno ipotizzavano un tour qui da noi: e bene o male i nomi più interessanti che stanno muovendosi underground, quelli potenzialmente capaci di dare un futuro alla techno, alla house, alla musica elettronica, sono stati testati anche da noi. Sono emerse poi giovani realtà nostrane, come Flexible, già apparsa su queste pagine, ma difficoltà impensabili si oppongono continuamente a queste realtà in fin dei conti ancora, e sempre, in emersione.

Adesso possiamo finalmente soffermarci su quanto d’interessante esce dalle teste di questi producers di talento che, pur alieni alla luce del sole, in realtà non mancano neanche qui all’ombra della Lanterna. Tanto che parlando con Ory J aka Punknown (non solo un calembour, un nick molto significativo ai fini di quanto stiamo dicendo www.myspace.com/punknown ) si fa strada una considerazione di questo tipo…
Dicevamo: Genova non esiste. Ma forse guardiamo le cose dall’angolo sbagliato: a Genova, semplicemente, le vie della visibilità sono scarsamente conosciute e frequentate.
Secondo me, rispetto ad una città come Milano, dove sembra di trovare di tutto, dove generi e trends sono presenti al completo, qui a Genova la stagnazione è vera solo in superficie: c’è un vero e proprio sottobosco di pulsioni artistiche underground, che alla fine però restano sepolte. Non emergono. Ma Genova in realtà pullula di queste cose, ed è una cosa incredibile che non ho visto da nessun’altra parte. Poi purtroppo sono sempre le situazioni meno interessanti che saltano all’occhio per prime.
Genova pullula di queste “pulsioni artistiche”, quindi. In numero superiore perfino alla succitata metropoli meneghina, ma manca la forza per consacrarle, al momento del dunque non trovano sbocchi. Altrove però paiono esserci, tra quanti operano nello stesso settore, antenne molto più concrete e attente, e non appena qualcosa di valido si agita sotto la superficie non esitano a farsi sotto. Come testimonia una serata a Londra di un anno fa al club Aquarium: party speciale con artisti del roster Cocoon, della Kompakt, della Border Community e tra questi, tra i nomi a caratteri più grandi, quello di Ory! A questo punto, urge sapere com’è andata…
E’ successo che dopo la mia release sull’etichetta di Berlino, la Autist, ho avuto un sacco di visibilità e probabilmente anche il suono particolare di quell’ep, un 4 tracce particolarmente dark, si adattava un pochino di più a quello che era l’ambient londinese, e quindi sono stato contattato dal ragazzo che organizzava questo party per andare su a suonare. Non in dj set, loro erano proprio interessati al prodotto che avevano sentito sulla release. Quindi sono andato su a fare il live e mi hanno accolto bene, nel senso che mi hanno trattato, cosa che mi ha stupito, realmente da artista: non che non lo fossi, però su la visuale è forse un po’ più professionale verso l’artista, nel senso che tu arrivi, ti vengono a prendere e ti portano in albergo, hai tutto quello che ti serve, ti portano nel locale e insomma, vieni trattato proprio da artista al 100%. Grazie soprattutto ad una release su un’etichetta che a livello europeo è tenuta abbastanza in considerazione. Successivamente a questa ovviamente ne ho fatte altre, ma da lì è nato il contatto, l’interessamento verso di me e la mia musica.
E com’è andata la serata?
La serata è andata bene. Erano due le sale, nella sala principale suonavano i local più importanti tra i quali Phil Kieran e tutti gli altri, nella mia, più piccola, c’era questa situazione di live set e la gente è rimasta contenta, e anch’io sono rimasto stupito dell’attenzione mostrata al prodotto che stavo offrendo in quel momento.
Da parte del pubblico?
Da parte del pubblico, quindi nel momento in cui tu suoni. In Italia spesso chi si avvicina in consolle, viene anche chi ti fa i complimenti ma il più delle volte viene per chiederti qsa del tipo “oh c’hai mica quel disco lì” “c’hai mica quel disco là” “puoi mettere mica questo” e magari non capiscono neanche che tu in quel momento stai suonando un live, e quindi non puoi cambiare nel senso che i pezzi sono tuoi, tu stai suonando la tua musica e il concetto è totalmente diverso. Lì invece c’è un interessamento proprio verso il prodotto che tu offri, quindi vengono lì e ti chiedono magari “ma questa musica dove la posso trovare?”, ascoltano con interesse e per questo sono anche più critici, però la cosa bella è che sono comunque interessati a quello che fai e sentono la differenza: non sanno di ascoltare un dj set x o un live set x, sanno che stanno ascoltando un live set di quell’artista e sono interessati a capire e a conoscere meglio il tuo prodotto. La cosa bella è stata quella.
Ospiti importanti ed artisti emergenti, a contatto: una consuetudine, per quel pubblico.
C’erano anche artisti sempre magari locali ma che erano collegati più a situazioni di etichette indipendenti, e magari forse neanche tanto conosciuti da noi. Sicuramente è consueto a Londra entrare in un posto del genere e trovare situazioni di questo tipo. Tra l’altro oltre a me c’era anche un’altra persona che veniva dal Portogallo, che è Zentex e ha fatto il live praticamente a cascata con il mio, anche se di un genere diverso, ed ha avuto lo stesso tipo di feedback.
Zentex è un nome che ultimamente è circolato molto nell’underground, non proprio uno sconosciuto…
Si, tra l’altro ha fatto molte releases su etichette importanti, vedi la cosa bella è stata arrivare dall’Italia e trovare artisti validi provenienti da altre parti, che so, dal Portogallo.
La Autist però non è una netlabel
No, la Autist è un’etichetta a tutti gli effetti, nel senso che ha fatto le prime sei releases esclusivamente in vinile, perché esiste ormai dal 1998 ed era nata proprio come etichetta techno, poi con l’avvento del digitale anche loro ovviamente si sono dati al digitale e praticamente ora fanno solo digitale. Però alla base di una netlabel c’è l’idea di dare la musica free, loro sono una label nel senso che la musica loro la vendono, non la regalano. Una label che a tutt’oggi ha molti consensi.
Le netlabels invece permettono di far circolare la musica fuori dalle logiche di mercato, ma soprattutto di aggirare le pastoie in cui per ragioni mai del tutto limpide si fermano le cose che non sono considerate di moda. Tra queste, Costreet!
Si, infatti il discorso netlabel che ho voluto mettere in piedi con Costreet è proprio questo, proprio perché iniziando a fare produzioni per altre etichette nel mercato digitale mi sono accorto che sì un sacco di artisti possono far trovare e vendere la propria musica, ma il mercato che si crea diventa… come dire? Perde la qualità. Questo perché, nel momento in cui tu acquisti un vinile lo paghi x e una royalty va all’artista, però ovviamente ci sono le spese di produzione e un margine perché una label le possa sostenere, facendo il digitale invece le etichette non hanno nessuna spesa di produzione, però per guadagnare devono vendere un numero abnorme di mp3, perché tu un mp3 lo puoi vendere a 1 €, 1 e 50, calcola che la media è suddivisa a 1/3, cioè un terzo va all’artista, un terzo all’etichetta e un terzo al distributore digitale, quindi più e.p. riesce a produrre e più un’etichetta, nel numero, guadagna. Solo che così il mercato si satura e perde qualità, perché a questo punto per guadagnare un’etichetta ogni settimana, ogni due settimane deve proporre un artista nuovo con un progetto nuovo, una cosa nuova: questo vuol dire che a volte devi produrre anche in modo forzato. Così non vanno tanto per il sottile, una volta producono x, che garantisce 100 download, la volta dopo y e alla fine dell’anno tirano su una cifra che gli permette di fare altre cose, o con cui comunque l’etichetta e chi la gestisce sopravvivono. Proprio per questo ho voluto fare un discorso contrario, perché questa logica va contro il prodotto stesso: uno che fa musica e magari musica techno non è che fa tutta la vita quel dato genere di techno, magari ci sono momenti della vita in cui ascolti generi più contaminati, o senti più tuo un certo genere musicale piuttosto che un altro e vuoi esprimerti in una maniera diversa, però magari a quel punto non trovi un’etichetta! Per dire, la stessa Autist se prende una certa linea musicale, una certa linea di mercato magari poi non è più interessata ad un prodotto che non corrisponde a quella linea, e il problema è proprio questo, che alla fine per le logiche di mercato tutte le etichette tendono ad accumulare un numero enorme di produzioni sostanzialmente simili.
Allora, siccome credo in questi progetti alternativi, che magari, se tu li metti su Beatport o comunque li dai ad un’etichetta, sempre che abbia l’intenzione di pubblicarli, non riscuotono tanto interesse perché… perchè magari hanno bisogno di maturare con il tempo, senza l’assillo del successo ad ogni costo. Certo, esatto, soprattutto senza questa cosa, senza l’idea che il prodotto che tu dai è valido solo perché potenzialmente può valere x download o x vendite, e allora a quel punto ho preferito creare questo canale dove l’artista potesse realmente esprimere al 100% quella che era la sua concezione di musica elettronica, di musica techno, di musica house, quello che è. E darla gratuitamente. Però il prodotto non è assolutamente contaminato da nessun tipo di situazione che possa essere economica, o comunque di propaganda di un certo tipo di situazione: è solamente la musica, fine a se stessa.

Sapresti dire quanti download hanno avuto le release della costreet? Anche a spanne, magari a giudicare dai feedback ricevuti (la domanda richiede un controllo del traffico del sito e la risposta arriverà per email, qualche giorno dopo)
Sicuramente ogni release supera o rimane poco sotto i 1000 download, per il momento, ma non avendo un dato chiaro potrebbero essere gli stessi utenti a scaricarle quindi, scremando il dato per renderlo più veritiero, direi 500-600. Ma non possono essere dati scientifici.

Invece, il nome? Costreet per assonanza mi ha dato l’idea di qualcosa che era ormai costretto ad uscir fuori, e mi ha anche dato l’idea per intitolare questa serie di chiacchierate… ma dimmi, se ho mancato il bersaglio…
No no, infatti: Costreet è un po’ l’italianizzazione di quello che voleva essere, un nome nato per gioco. Avevo in mente da tantissimi anni l’idea di fare quest’etichetta. Ovviamente 10 anni fa non era pensabile poter tirare su un discorso di questo tipo, anche per i costi, invece oggi grazie a internet, grazie a cose tipo le licenze creative commons che si sono costituite uno può tirarsi su un’etichetta e dare la sua musica tranquillamente, ed essendo anche tutelato, no? Costreet nasce appunto con un mio amico, stavamo scherzando proprio sul fatto di essere costretti, è un po’ anche l’immagine di una gioventù che abbiamo passato e che probabilmente tanti giovani ancora adesso passano a Genova, no? E’ una città che ti costringe a vivere una certa realtà, dalla quale vorresti fuggire ma nella quale sei costretto a rimanere, dove provi un odio-amore, qualcosa che ti mantiene legato a questa realtà. E, senza italianizzare, il nome Co-street richiama comunque l’idea di una street company, no? Una compagnia nata nella strada, vivendo proprio la strada, Genova, con tutte le realtà che potevano esserci underground, nel territorio genovese o ligure, e che sono rimaste vive. Ed è nata Costreet. Una cosa dal basso. Il senso è quello, sì.
La prima release è a tuo nome giusto?
La prima release è a mia nome, ho fatto un e.p. di tracce che paradossalmente erano state tutte scartate da altre etichette ma sulle quali volevo puntare, in cui credevo tantissimo, mi dispiaceva proprio tenerle lì. Allora ho voluto fare questa release strana, fondamentalmente strana, strana nel senso che non era adatta come prodotto esclusivamente per il dancefloor, no? Era sicuramente un prodotto dance, però arricchito, più contaminato, diciamo tra virgolette “intelligent”. E infatti l’ho voluta chiamare Tribute proprio per questo motivo, intanto un tributo che facevo a quello che era il mio background, alla musica che ascolto che non è per forza esclusivamente techno, e poi perché credevo tantissimo in alcuni pezzi che avevo fatto e volevo dar loro comunque visibilità.
Si, suona come un biglietto da visita, traccia quelle che sono le tue coordinate sonore
Si, esattamente, a me piace pensare come quando compravo i dischi, non che oggi non li compri più, però quando li compravo come una volta, passando le giornate nei negozi di dischi, mi piaceva pensare che ogni vinile avesse una storia alle spalle, un suo concetto, e nel momento in cui ne prendevi uno, pensandolo come un momento particolare, esclusivo, di una storia più articolata, costruivi mentalmente anche il dj set: mi piaceva pensare subito come sarei riuscito ad incastrare i vari generi che poi, alla fine, nel momento in cui tu suoni, quando crei questa colonna sonora per le persone che vivono il club, danno la sensazione di ascoltare non un suono sempre uguale a se stesso, omogeneo, ma come tante piccole perle tutte collegate da un filo. E come Costreet ho voluto fare esattamente questo, sono voluto partire con questo tipo di prodotto che sicuramente era un prodotto che intanto non si trovava sul mercato, almeno per quanto riguarda il digitale, perché era un prodotto in cui credevo, e da lì ho voluto applicare la stessa logica alle altre releases che sono state fatte poi su Costreet, e se tu ascolti ogni release ti accorgi che ognuna ha la propria identità ma allo stesso tempo si può trovare un legame tra di loro e costruire magari un set, mixandole.
Dici che non sono strettamente orientate al dancefloor, ma mi sembra evidente la ricerca di un equilibrio tra la ricercatezza sonora e la ballabilità, perché poi ballare è il modo in cui alla fine il pubblico viene a contatto con una proposta musicale
Si, sicuramente c’è un buon compromesso tra le due cose. Poi, sai, dire adatto al dancefloor dipende sempre dal contesto, perché tanto tu lo saprai sicuramente meglio di me che altrove il dancefloor è concepito in maniera differente da quello che potrebbe essere il dancefloor concepito qua, quindi magari dire che non sono adatte al dancefloor è…sicuramente non sono adatte ad un certo tipo di dancefloor.
Sembrano anche concepite come tracce da live, più che bombe isolate per un dj set fatto di hit
Si sono sicuramente tracce da eseguire live.
Ascoltandole, mi sono appuntato un po’ di cose sparse riguardo gli autori delle release. Correggimi se sbaglio: Seba Kiodin (http://www.myspace.com/sebakiodin) mi sembra quello che cerca di più la fuga dall’orecchiabilità, dall’immediatezza sia del ritmo sia anche della melodia, Masta e Faktor (http://www.myspace.com/mastafaktor) quelli proprio devoti ai suoni del passato, fondanti, che so Detroit o prima Warp, ma sempre comunque attualizzati, Molex (http://www.myspace.com/molex82) quello che invece agisce più sottopelle, il più acido del team.
Allora, Seba è un ragazzo di PD che ho conosciuto la scorsa estate quando sono andato a suonare a Bologna. A me piace molto il suo perché è un prodotto di matrice house ma completamente fuori dagli standard in questo momento, in un dj set sentire suonare roba del genere, soprattutto qua, è difficile. Lui stesso ha difficoltà nel proporsi. Tieni presente che questa release è l’unica che ha fatto nella sua vita, ho ascoltato molte cose sue e sono veramente valide, e per me questa cosa ha dell’incredibile. Un po’ andrà anche a fortuna, forse, però mi sembra strano che nessun’etichetta trovi interesse in questo tipo di suoni.
Molex invece è il più giovane…
Immaginavo
Esatto, è uno di quelli che probabilmente ha subito di più tutta questa ondata di nuova musica techno degli ultimi anni. Secondo me vale anche lui, tra l’altro ha fatto un’uscita in vinile su Leftuum, l’etichetta di Marc Ashken, un pezzo inserito in una compilation di vari artisti, voglio dire, lui, un ligure.
Di Genova
Sì, di Genova e comunque nel suo essere contemporaneo secondo me ha un tocco originale nelle cose che fa, anche lui è uno che da qui a breve troverà sicuramente una collocazione tra gli artisti emergenti della musica techno contemporanea, minimal o quel genere lì. Mastafaktor invece…
Li conosciamo
Sì, li conosciamo da tempo, loro hanno sicuramente un tocco più maturo nel produrre musica elettronica, tra l’altro è uscito un loro vinile su Mina records, etichetta svizzera, e un loro pezzo è stato appena remixato da gente come Agnes, Dave DK, se cerchi in rete lo trovi (appena avvistato, infatti, tra le novità su juno.co.uk, un terzo remixer è Drei Farben). E’ uscito il 20 agosto. Voglio dire, sono artisti che nel loro genere hanno visibilità anche all’estero, producendo come nel caso di Mastafaktor e Molex anche vinile, tutti e tre fanno parte di Costreet e, come ti dicevo, al’interno di Costreet hanno una loro logica.
Vi siete trovati seguendo la stessa direzione
Esatto, è stato bello collaborare, perché comunque la release di Mastafaktor è stata fatta in collaborazione, lavorando tutti quanti insieme per cercare di tirar fuori un buon prodotto, poi è subentrata anche Bellotta, che è una ragazza di vent’anni, argentina (http://www.myspace.com/belusalinas), che ha fatto un remix per noi, secondo me bellissimo, e questo link con l’Argentina per noi è stato anche motivo d’orgoglio.
Si torna all’abusato discorso per cui, soprattutto a Genova, nemo propheta in patria ma poi quando le cose circolano, magari in rete e a disposizione di tutti, le affinità con altre scene vengono fuori e forse si scorge meglio anche la propria, di identità…
La cosa strana è che all’estero non si ha la percezione della vera realtà, di come vivono la loro cosa gli artisti di qua: qua chi fa musica di questo tipo, magari per hobby, riceve come me un sacco di email dall’estero e si rende conto che là hanno un’idea completamente diversa, siccome là ci campano: questi ragazzi che mi hanno chiamato da Londra ci vivono con queste cose, organizzando le serate, vivendo nei club, come scelta di vita. Qua, è molto difficile. E’ molto difficile fare una scelta di questo tipo, quindi quando tu vai lì, e magari hai anche delle release all’attivo, sei un artista che bene o male ha una determinata visibilità, per loro è scontato che tu faccia questo nella vita. Quindi io dall’estero ricevo un sacco di email di gente che, a parte farmi i complimenti per questa o quella release, mi tratta come se fossi non dico come uno arrivato, ma uno che comunque con queste cose ci campa. Da una parte mi spinge a continuare ad andare avanti, dall’altra dico però, possibile che…
Un’arma a doppio taglio: da una parte, dici, strappando tempo di qua e di là sono riuscito a creare qsa di competitivo con quello che esce nel resto del mondo, l’altra faccia della medaglia è dire cazzo se potessi dedicarmici a tempo pieno, eliminerei tanti sacrifici supplementari, a volte possibili ma altre volte no…
Infatti anche la release con Mastafaktor ha richiesto molto impegno da parte di tutti, comunque, in base agli impegni di tutti, lavoro, cazzi e tutto il resto, vedersi magari la sera, fare, sai, poi pesa la stanchezza, subentra un po’ di svogliatezza, magari c’è gente che comunque ha fatto delle release e vede che non ha ancora dei feedback. Il problema non è all’estero, è in casa tua, fuori io vedo gente che mi manda un sacco di promo pensando di darmi la loro musica perché io la possa suonare e dargli un feedback. Arrivano non solo da ragazzi, anche da etichette, all’estero scatta un meccanismo per cui se vedono che sei un artista di un certo tipo danno per scontato che tu faccia questo nella vita e automaticamente ti arrivano feedback, automaticamente ti arrivano promo, vogliono sapere il tuo parere, ti chiedono di collaborare, ci sono agenzie che curano la distribuzione dei promo di diverse etichette e monetizzano quest’attività in base ai feedback, a quanto se ne parla. In Italia questo non succede. Mi è arrivato un ultimo promo dalla Tuning Spork, di Minimono che è anche un amico mio, remixato da Jay Haze.. mentre il disco che esce di x, y, di un’italiano su etichetta italiana mica te lo mandano, magari ti arriva il comunicato che dice è uscito questo disco e se vuoi te lo vai a comprare, al di là del fatto che tu puoi decidere se suonarlo o no, e se ti piace o no. All’estero ragionano diversamente, se tu fai queste cose sei visto come un professionista: lo fai di mestiere. E ti trattano come tale.
Mi hai accennato del clima che si è venuto a creare in occasione della collaborazione con Mastafaktor, ci vuoi svelare qualche segreto su come realizzate i pezzi, se collaborate spesso o lavorate autonomamente, o se ogni disco fa storia a sé…
Questo disco in particolare è stato creato in team perché abbiamo voluto che tutto uscisse dallo stesso banco. Ognuno poi fa i dischi a casa propria col proprio studio, la mia release l’ho fatta a casa mia, Molex a casa sua, per quanto riguarda Mastafaktor invece ognuno di noi ha lavorato a casa propria ma poi abbiamo portato le produzioni per fare il master finale da loro, per dargli un suono omogeneo. Quindi abbiamo seguito le stesse regole, diciamo, di suono, per tutta la release. Però di solito ognuno lavora per i cavoli suoi, ognuno ha i propri trucchetti per far uscire il proprio suono.
Bolle qualcos’altro in pentola?
Intanto uscirà un’altra release su un’etichetta argentina: mi piace sempre collaborare (per la discografia: http://www.discogs.com/artist/ory+j). Per quanto riguarda Costreet sto ancora decidendo quale sarà la prossima, sto valutando un po’ di cose ma ce ne sarà sicuramente una. Devo ancora decidere, capire di chi. Per quanto riguarda il mio progetto personale è continuare con costreet, mi piacerebbe farla diventare un’etichetta a tutti gli effetti.
Io so (lo so perché me l’hai detto tu, in un’altre occasione..) che il tuo cruccio è la stampa in vinile
Sì, vorrei fare in modo che diventasse un’etichetta a tutti gli effetti e quindi mantenere la netlabel, con i prodotti magari non adatti al vinile ma pur sempre di qualità, e stampare vinili, produrre la nostra musica, fondamentalmente. Personalmente mi piace collaborare quindi più contatti ricevo, più collaborazioni ho meglio è per me, quindi in questo caso ci sarà appunto una release sempre in digitale per la Miniatura che è una label argentina, poi altri progetti, con altre etichette.
Notavo la cura con cui è stato realizzato il sito, pur nella sua essenzialità. Si sente quasi la ricerca di un sentire comune non solo tra chi produce la musica, ma anche nello scegliere i collaboratori, magari gli amici, che seguono tutti gli altri aspetti cui voi non potete star dietro direttamente
Sì la cosa bella è che ovviamente essendo un’etichetta il cui unico scopo fondamentalmente è quello di autopromuoversi non ci sono fini lucrosi, di conseguenza la gente che ne fa parte lavora per passione, per la voglia di comunicare. Tu non hai visto la prima versione del sito. Ora è stato completamente rifatto da un ragazzo di Imperia, e devo dire che il risultato ci ha soddisfatti enormemente, siamo certi che l’aspetto così curato dal punto di vista grafico predispone molto meglio chi finisce a spulciare le nostre produzioni. Il ragazzo che cura il sito, Dimitri, si fa chiamare DMY ( http://www.myspace.com/welovedimi ) e si occupa fondamentalmente di visuals, e il sito è nato in una sera: lo conosce bene Sergio dei Mastafaktor, ci siamo visti ed è nato tutto così, praticamente ascoltando in sottofondo la nostra musica che andava, e lui ha dato sfogo, seguendo l’idea che volevamo trasmettere, diciamo che è nato tutto in modo molto naturale. Il logo è stato creato così, non come un lavoro commissionato, lui è comunque coinvolto nella musica elettronica e il lavoro è nato dalla condivisione delle nostre idee, facendogli capire quello che ci interessava, perché ci interessava anche avere un buon biglietto da visita. Nel senso che un sito di buon livello grafico cattura di più l’attenzione e soprattutto se i contenuti sono di buona fattura, non vanno sprecati.
Visto che si è parlato di sintonia con le persone, su suggerimento di un amico bolognese vorrei allargare il discorso ad esperienze diverse dalla musica che possono influire su quello che fai: un libro, un film, un’abitudine, un vizio…
Libro, ti direi Il piccolo Principe. Non è la prima volta che sento questo titolo in cima alle preferenze di qualcuno che conosco, mi sa che prima o poi dovrò deporre la mia storica diffidenza e leggerlo… Non è un libro pesante, te lo leggi in un pomeriggio e ogni volta che lo leggo svela comunque una visione differente di quello che è il mio essere in quel momento. Film, un film che mi piace e che potrebbe essere anche scontato, ma te lo dico lo stesso è Matrix, perché.. quando era uscito mi ricordo che sono andato a vederlo quattro volte. Al cinema. All’epoca mi aveva proprio flashato, al di là di come è costruito il film e del concetto che lo tiene su, l’avevo sentito un film molto mio e come me probabilmente tante persone. Matrix, il primo episodio, perché poi la trilogia, le cagate uscite dopo mi avevano deluso. Però il concetto dell’essere inconsapevole di vivere una realtà, coincideva un po’ con un mio non dico malessere, ma quella sensazione di essere sempre fuori posto, oppure cose che uno prova, no? Da ragazzo, come tanti. Poi a parlare di musica ci sono tanti movimenti che hanno toccato questa sensazione. Poi, hai detto… vizio, abitudine? A parte fare musica e ascoltarla, direi niente di particolare.. secondo me però tutto il contesto conta, una persona deve trarre ispirazione da ogni cosa, a me non è mai piaciuto essere catalogato in un genere, o in una matrice particolare, quindi è per quello che le cose che faccio sono sempre differenti, rielaborazioni di quello che assorbo, ed ogni cosa può influenzarti in determinati periodi.
Torniamo in tema, visto che, anche se non lo ammetterai mai, sei pure un grande dj: spesso chi produce come dj non è molto aperto, viceversa ci sono grandi dj’s che magari non hanno la stessa sensibilità in uno studio però hanno la capacità rara di cogliere al momento giusto quello che si muove in giro, e valorizzarlo
Sono cose che ho sempre fatto e ho sempre sentito mie, anzi non sono nemmeno del tutto soddisfatto delle cose che faccio e di come sto dietro alla ricerca, figurati… ho sempre pensato una cosa, forse te l’ho anche già detta: una volta, quando ho iniziato io, la differenza la faceva la borsa dei dischi, nel senso che una volta non c’era internet, non c’era il download, non c’erano i computer portatili da portarsi dietro con mille mp3 dentro e la differenza la facevi tu, la tua voglia di spendere, buttare anche via dei soldi perché molto spesso, e questo dipendeva dalle politiche dei vari negozi di dischi, tu ti trovavi ad ascoltare magari 100 dischi ma comunque 100 dischi che ti davano loro a prescindere, a meno che tu già non sapevi cosa acquistare e allora andavi e chiedevi proprio quel prodotto tale, ma una volta la differenza la faceva questo, io son sempre stato uno che crede che il dj non sia uno che mette della musica così, a caso, ma sia uno che costruisce una colonna sonora, che per quella serata costruisce un’emozione, no? suonando anche dischi che non sono tuoi, alla fine: tu suoni la musica degli altri. E in base a questo io mi sono dedicato totalmente alla ricerca ma perché era qualcosa che a me piaceva proprio, io passavo pomeriggi interi da un negozio all’altro ad ascoltare maree di dischi, e la cosa di cui mi son reso conto e questa probabilmente è sempre stata la costante, è che molto spesso in quest’attività è sempre stato molto difficile riuscire poi a proporre dei set di un certo tipo, però una volta ti ripeto la differenza la faceva la borsa dei dischi, e in base a questo uno suonava. Però il concetto secondo me è che uno dj lo deve essere, non è che lo fa: quindi, essere dj è una cosa che devi avere dentro, è l’espressione di un talento ma prima ancora di un interesse che hai verso la musica. Perché sai, poi è sempre relativo, nel senso che alla fine uno segue un proprio gusto, una ricerca che è sua personale: può anche non essere condivisa da chi sta a sentire, ma non è che per forza chi ascolta deve capire, certo nel momento in cui vai a suonare in un posto e magari sei pagato per fare una cosa il tuo dovere è far ballare le persone, non è che devi andare lì a mettere.. chiaro. Però sotto questo punto di vista io sono uno che crede che il dj, chi fa il dj di professione è il cuscinetto che sta tra l’underground e la massa, io ho sempre pensato questo. Cioè, tu sei colui che mette a conoscenza. Anche se ormai comunque si è molto allargato anche il concetto di underground, vedo che ci sono persone in giro che magari non fanno i disc jockey e conoscono un sacco di musica elettronica, che conoscono un sacco di artisti e dj, questo sempre per l’esplosione delle comunicazioni e tutto il resto quindi tutto è molto più fruibile da parte di tutti, però c’è ancora una fascia di underground secondo me che è sempre lavoro del dj, in base alla propria sensibilità e ai propri gusti, mettere a contatto con le persone che vanno a ballare. Cioè quando vai a sentire uno bravo è perché ti fa sentire qualcosa che in quel momento lì, per come la mette, per come la miscela, per come cazzo ne so ti sta comunicando un qualcosa di diverso, lo senti proprio diverso.
Un classico è sentire un pezzo incredibile da un dj, fare carte false per trovarlo e quando finalmente lo metti tu non fa più lo stesso effetto
Questo purtroppo dipende anche dal dancefloor che trovi… comunque è sempre l’incastro che conta, è sempre trovare l’armonia, la linea armonica che sia originale e fatta con raziocinio, con spirito.
Tu da dj genovese stai trovando qualcosa di valido nell’underground di questa città?
Non voglio fare nomi perché non vorrei pigliarmi dei vaffa, da qualcuno… che non nomini? Da chi non nomino, da chi nomino, guarda… a Genova manca tutto, soprattutto la cultura da parte del pubblico, però i primi anni che ho cominciato a fare il dj alla fine tutti i dj che andavano a suonare nei club più importanti in quel periodo, dal centro al sud, erano quasi tutti genovesi, nel senso: ce n’erano un sacco.
Cos’è successo allora?
Eh, è successo che comunque questo è un ambiente difficile, tra gli stessi artisti purtroppo non vive un ambiente di solidarietà, non vive un ambiente di rispetto, probabilmente sarà anche tipico del ligure che in linea di massima è una persona un po’ chiusa…
no, te lo dico perché se vai in giro per parties, ti chiedono di dove sei e rispondi di Genova, produci lo stesso effetto di nominare una città fantasma…
Ma siamo una città fantasma! Però vedi secondo me è qualcosa che non ha tanto a che fare con l’essere genovese, piuttosto… lì ci sono un sacco di aspetti che bisognerebbe mettere in fila, al di là dell’artista emergente ligure o genovese o che ne so, poi sai è importante anche il background. Perché secondo me i ragazzi più giovani devono comunque farsi, ascoltare tanta musica, mettersi lì e conoscere, il problema è che la cultura non te la fai in due giorni, io vedo molti ragazzi che oggi sono un po’ più grandi quando gli parlavi di house dicevano no, house, i cantati, che schifo, e oggi si sono rotti le scatole di ascoltare i martelloni e invece apprezzano magari le produzioni che uscivano 15 anni fa di Todd Terry, Frankie Knuckles, di tutta sta gente qua e oggi magari han voglia di suonare quella roba lì. Però tu che l’hai vissuta 15 anni fa oggi tu vedi il contrasto nel proporre quella musica lì, perché dici cazzo io l’ascoltavo 10 anni fa, semmai oggi mi piacerebbe suonare qualcosa che fa riferimento a quel periodo ma magari non tutta quella musica lì. Questo per dirti che se non ascoltano, non fanno conoscenza e non si informano e non si comprano anche dei dischi 70, 80, non so, quelli che sono stati i grandi movimenti musicali, uno deve conoscere per poter anche a un certo punto far bella figura. Non so, oggi nessuno sa chi è Giorgio Moroder, ma tutti suonano I feel love senza sapere che c’è un italiano dietro, che seppure a fatica si è visto riconoscere il suo ruolo nella storia della musica, oggi tutti sanno chi è Richie Hawtin, stanno tutti dietro la Minus e la Plus 8 ma se 10 anni fa te ne uscivi con un disco di Plastikman rischiavi i pomodori. La cultura, uno non se la improvvisa.

Emiliano Russo
http://compost.disorderdrama.org/

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ARCHITEKTUR: Imperdibile party dedicato alla musica IDM (intelligent dance music), tra l’altro unico evento di questo genere in provincia! Nell’eccentrica location del garage 56 suonerà per voi direttamente dalla Scozia Espion (sia live che dj set), che è uno degli esponenti IDM più famosi di tutto il Regno Unito… Ad affiancarlo le colonne del triveneto per questo genere di musica: Samba (dj set di 3 ore) e Kreyk in un live interamente con le macchine.

International guest star:

Per la prima volta in Italia:

ESPION live! (Glasgow, Scozia, UK)

Dopo parecchi anni passati nel ruolo di promoter di parties in Scozia come il Camouflage o la Breakcore Extravaganza e di resident in vari club (Super Scientists, Pogo Vogue, Dogma ed altri), Espion ha lasciato la sua prima vera impronta nella scena underground nel 2005, con produzioni su Orson Records (etichetta di Trasparent Sound) delle quali furono vendute tutte le copie. Da allora la sua diversificazione nel suo stile musicale lo reso un ben affermato artista, che ha collaborato con grandi nomi come Trasparent Sounds, Swayzak, Bangkok Impact, Mesak, Scape One, John Selway, Paul Blackford, Vector Lovers e C-System, con frequenti dj-set nella White Noise Radio di Dave Clarke nei mesi recenti. Finora Espion ha suonato in ogni parte del Regno Unito, a Praga ed a Shenzhen (Cina), con un tour mondiale programmato a partire dallo scorso anno e che proseguirà in questo 2009.

Location: c/o GARAGE 56 – Via Adriatica, 128 – Basaldella (Ud)

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Proprio un brutto momento per la scena dance italiana, dopo le chiusure di vari locali e centri sociali un pò in tutta la Penisola questa volta sono i ragazzi dello staff Playhouse a sospendere a tempo indeterminato le loro serate al Kindergarten di Bologna dopo l’orribile fatto di cronaca avvenuto nella notte tra sabato e domenica in un parco nelle vicinanze del club.
Ecco il loro comunicato on line su myspace:

cari soci, tesserati e avventori del locale kindergarten, come pensiamo avrete letto dai giornali, tra sabato notte e domenica mattina si è consumato l’ennesimo crime degno della peggiore città che si possa immaginare.

“dopo la violenza nei giardini dell’unipol il direttivo del kindergarten decide di sospendere temporaneamente le attività serali”




quello che è successo ha fatto sì che ci riunissimo, e dopo una seria e ragionata analisi della questione, abbiamo deciso, concordi col direttivo del locale, di sospendere le attività serali. purtroppo è lo stesso motivo per cui allora, su un paio di newsletter, vi abbiamo chiesto di collaborare e di segnalare ai responsabili del locale situazioni squallide e similari caso mai si fossero verificate. purtroppo certe cose non sono controllabili e null’altro ci resta che dire a colei che è finita in tale spiacevole situazione, nonostante non sia successo durante gli eventi da noi organizzati, che da noi avrà sempre il massimo appoggio e sostegno. nulla si può fare o pensare di fronte alla demenza che appartiene a questo bieco individuo. siamo rattristati e basiti. increduli ed esterefatti. che tristezza e che vergogna assistere ancora oggi a certe cose. questa città non era così…

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In occasione della festa di S.Valentino Basstation organizza presso il Microklub il party “We Love Bass”, il 14 Febbraio 2009.
Ospite della serata l’olandese JEROEN LIEBREGTS, componente del duo Radial, nome rinomato in ambito techno soprattutto negli ultimi tempi.
Jeroen è co-fondatore delle label Arms e Audio Assault con il socio Bas Mooy, co-produttore del progetto Radial e Museum. Liebregts è dunque impegnato continuamente su più fronti, con i quali esprime uno stile ampio e pieno di influenze che vanno dalla techno all’electro di Detroit sino a sonorità più minimal quando si esibisce con il socio Anton Pieete sotto lo pseudonimo di Museum.
Jeroen si è esibito nelle più ambite consolle europee dal Fabrik di Madrid,al Tresor di Berlino sino ad Awakenings Festival ad Amsterdam, le sue tracks sono state suonate regolarmente da artisti del calibro di Adam Beyer, Ben Sims, Surgeon, Regis, James Ruskin, Dave Clarke, Oscar Mulero, Cari Lekebusch, Luke Slater.
Lo stile inconfondibile della crew olandese torna in Sardegna dopo l’apparizione nella prima metà della stagione per stupire ancora una volta.
In occasione del party We Love Bass, è da evidenziare l’apparizione di Alessio Mereu, la prima del 2009, seguito dal live Mezmeric ed il “back to back” ormai classico tra Vuerre&Barbers, per l’occasione in versione techno.

Tickets:
ESCLUSIVAMENTE IN PREVENDITA 14 euro (1 Drink)
NB: Non sarà possibile acquistare ticket presso la cassa del locale
Ingresso con tessera del circolo.

Ticket point:
Laboratorio Folle Volo: Via Garibaldi – Cagliari
Mono Music Shop: Via Eleonora D’Arborea – Cagliari

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Venerdì 6 Febbraio si celebra un gradito ritorno alla consolle di MOOD: Gigio aka Breezo, parte integrante del primo nucleo dei fondatori di MOOD (insieme a Gandalf e Humana Bros) per una notte è di nuovo pronto a far festa con i suoi ex-compagni di nottate elettroniche, condividendo con il pubblico del venerdì notte del Beach la sua capacità di mixare sapientemente deep e progressive techno.

Breezo, al secolo Gigio, puntina cresciuta nell’alveo di The Plug, è da sempre il propugnatore di un suono energico e positivo, che ben conoscono i frequentatori del Doctor Sax; insieme a Gandalf ha fondato i progetti Techno Community e MOOD, da cui si è progressivamente allontanato per intraprendere una carriere da puro “freelance della consolle”. Vanta presenze in tutti i maggiori club di Torino al fianco di guest internazionali (Robert Hood, DJ 3000, Gregor Tresher, Reinhard Voigt…). E’ attualmente impegnato con la Nastro Records per la realizzazione delle sue prime produzione e nella one-night mensile XYZ al Puddhu Bar.

Con lui ai piatti Andrea30, parte integrante della crew Crop Circle che da quest’anno è parte integrante del progetto MOOD, e Giorgio & Sandro aka Humana Bros, progetto “umanitario” fondato nel 1998 da Giorgio, Sandro e Nes (nel frattempo disperso nello spazio-tempo), volto al recupero e al risanamento dei primi suoni techno in un’alternanza di stili diversi che attraversa le diverse sfumature della “cassa dritta”.

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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