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Erano anni che si vociferava di un loro ritorno. D’altronde Always outnumbered, never outgunned aveva lasciato i fans con un bel pò di amaro in bocca e tutti si aspettavano quindi una qualche reazione di riscatto da parte della band che negli anni ‘90 ha contribuito in maniera determinante a sdoganare il fenomeno Rave al grande pubblico.
A vederli oggi sembrano i personaggi di Colla di Irvine Welsh come descritti, ormai adulti, nell’ultimo capitolo del romanzo: Maxim, il vocalist dal physique du role, è l’atletico ex pugile, ora gestore di un bar alla moda, Billy Birrell; Keith Flinth, con l’esuberanza delle sue creste da Firestarter ma sicuramente meno panza da lager, l’eterno arrapato Gas Terry, mentre a Liam Howlett, cervello e cuore pulsante del progetto, non può spettare altro che il ruolo del magico ragazzo troppo-a-lungo-sparito-e-creduto-fottuto Carl, Dj N-Sign, Ewart.
Proprio come i personaggi del libro i tre Prodigi sono cresciuti in mezzo all’aggressiva eccitazione degli anni ‘90: hanno conosciuto l’innocente euforia dei parties acid house londinesi, il sopravvento del lato oscuro anfetaminico dell’hardcore belga, il successo planetario ed i soldi fatti grazie ai video di MTV, infine il vuoto di una nuova era ma senza nuove idee.
Invaders must die è il racconto di chi è sopravvissuto a quegli anni ma conserva ancora l’energia per andare avanti a testa alta.
Non pensiate però che si tratti di un mero revival dei tempi che furono; ed anche se effettivamente potremmo inquadrarlo come una sorta di bignami turbocompresso dell’epopea rave utile a far capire a chi non c’era cosa si è perso, i suoni sono troppo attuali e incalzanti per conservarlo soltanto nella borsa dei libri e non in quella dei dischi.
I bassi sono ultra profondi come vuole l’odierna scena wonky beats, figlia del dubstep, le sirene, in cui si fondono le voci di Keith e Maxim, continuano a fomentare la pista. Anche l’elemento rock è presente con chitarre portate ai limiti estremi della distorsione e le percusssioni suonate live niente di meno che da Dave Grohl (a proposito di superstiti dei 90’s…).
Ma niente di tutto questo mi ha colpito di più di come Liam sia riuscito a manipolare i samples di brani come Salami fever dei Pepe Deluxe, in Take me to the hospital, e a trasformarli in un tritato del riff dell’inno rave James Brown is dead di L.A. Style .
A chiudere il disco ci pensa Stand up, bella citazione di Come together dei Primal Scream: in piedi adesso! E’ l’ora di ballare!

Federico Spadavecchia

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Uno tra i tanti effetti del fenomeno “let’s all be cool and move to Berlin” è la pesante riduzione del numero di scene locali: ok, magari rimangono gruppi con una coerenza etnica tipo la scena degli argentini (Dilo, Gurtz, Funzion, Violett e per estensione Dario Zenker che è per il collegamento Germania-Argentina quello che Davide Squillace era per il collegamento scena napoletana-scena spagnola), ma sono quasi tutti trapiantati in terra teutonica, al di fuori della propria zona natìa.

Una delle poche scene locali di vecchia data che continua a proliferare sfornando nuovi talenti e mantenendo intatta la propria identità geografica, però, è quella olandese: a fare da collante tra i “nuovi” – si fa per dire, hanno comunque anni di carriera da dj alle spalle – come Bart Skils, Anton Pieete, Boris Werner, Shinedoe, David Labeij, Lauhaus e Kabale und Liebe ci sono un negozio di dischi, Outland records di Amsterdam, gestito da Jerome, un po’ di party tipo quelli Voltt presieduti proprio da Bart Skils e, soprattutto, arzilli vecchietti – ancora, si fa per dire, credo non arrivino ai 40 – come Dave Ellesmere e Dylan Hermelijn aka 2000 and one, che da più di 10 anni spaziano tra tutti i possibili diversi gusti del megacalderone techno, da Detroit a Chicago passando per le minimalate, l’house e la schranz.

2000 and one, per farla breve, è uno di quei produttori coi controcoglioni che si contano sulle dita di una mano in grado di fare praticamente qualunque cosa mantenendo standard qualitativi altissimi: solo per citare le cose recenti, ha spaziato dalla neo-detroit (Tropical melons) al tormentone minimale (quella cagata di Pecan) passando per etichette di prestigio come Drumcode, Moon harbour e Bpitch control oltre a gestire e fare i mastering per la sua 100% pure e le sue sublabel Remote Area e Area remote…quando si dice, “mica pizza e fichi”.

Adesso, Dylan ha deciso che era ora di stampare il primo album, proprio sulla sua 100% pure, e secondo la press release è un album che esplora le origini africane dell’artista, un viaggio attraverso le sfumature dell’oldschool house e tutta una serie di buzzwords come ogni press release che si rispetti…come ogni press release che si rispetti, però, è anche assolutamente falsa.

La realtà è che questo non è un album propriamente detto, con una serie di tracce intese per l’ascolto in sequenza e in cui il produttore si cimenta su una lunghezza superiore a quella della singola traccia o dell’EP, questi sono 8 tool da pista uno meglio dell’altro senza praticamente nessun altro legame tra loro: non è prevista alcuna sequenza in cui ascoltare le tracce e, a dirla tutta, non credo neanche che sia previsto l’ascolto per intero delle singole tracce, l’uso “corretto” di quest’album è all’interno di un set.

Solo considerando il pacco da questo punto di vista, infatti, si può coglierne l’essenza: non ci sono tracce protagoniste, nessun potenziale singolo che balzi in cima alle chart e diventi un tormentone, non c’è neanche una traccia che si possa usare come protagonista in un set, uno di quei dischi cardine attorno a cui pianificare il resto della tracklist: tutte e 8 sono, come già detto, dei tool.

Sentite come tracce “normali” potrebbero sembrare anonime e ripetitive, ma è qui che sta il loro punto di forza: proprio in quanto tool, costituiscono solo una base di partenza, su cui il bravo dj costruirà poi quello che preferisce aggiungendo o togliendo, ma “da sole” non hanno nessuna utilità, se non al massimo quella di essere dei bei loop da 8 minuti.

Per questo, poi, è impossibile indicare LA traccia, quella che di solito in un album vale l’acquisto ed è l’unica suonabile (almeno, nei rari album belli: tipicamente gli album raccolgono gli scarti di produzione che nessuno voleva stampare come singolo): gli otto tool si equivalgono, almeno in partenza, ed è solo grazie all’apporto del bravo dj che diventeranno delle bombe a mano o delle cagate pazzesche.

Dal punto di vista del marketing, però, la natura dell’album pone un bel problema: il supporto ideale su cui comprarlo sarebbe il quadruplo vinile, con cui si potrebbe tranquillamente fare un 40 minuti di set senza usare nient’altro, ma vale davvero la pena di spendere 27 euro per otto tool?
Come per tutti gli album, la scelta economicamente più conveniente è il cd, ma è una scelta che limita all’uso di un solo tool per volta, a meno di non comprarne due, ma a quel punto costa meno il quadruplo vinile, o di farsi una copia di backup, consentita dalla legge; io penso che opterò per quest’ultima scelta, visto che le tracce valgono l’acquisto senza ombra di dubbio.

Raibaz

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Paul Brtschitsch – Salsa 727/Touse

L’artista qui sopra dal cognome impronunciabile, accantonato il progetto Taksi in coppia con Andre Galluzzi, si ripresenta al grande pubblico con un singolo dal sapore vinilico dub berlinese appena uscito dalle stamperie di Hardwax.
E proprio alle infinite notti della Capitale teutonica sembra dedicato il disco che già dall’a side, Salsa 727, richiama oscure cantine dove le pareti vibrano per i colpi di basso: l’aria è rarefatta, viziata dal fumo, il bancone del bar ricoperto di polvere mentre i divani sfondati assorbono il sudore dei ballerini. Le uniche luci sono lampi di funk sincopato e turbocompresso volti a illuminare un infinito after hour.
Sul lato opposto, invece, Touse torna a far notte fonda: il ritmo è dritto e incalzante mentre la melodia è affidata ad ipnotici bleeps sospesi su una linea funky così asciutta da risultare asfissiante.

Robert Hood – Who Taught You Math – Freak N Chic

L’uomo minimale è tornato. Robert Hood, terza anima degli Underground Resitance, rilascia la francese Freak N Chic un nuovo singolo per accompagnarci in esplorazioni spaziali via ascensore. Bellissima anche l’irnoia del titolo, Who Taught You Math, dove l’elemento matematico razionale alla base di questo genere di musica è contrapposto ad una melodia deep space jazz che è quanto di più spirituale, e di conseguenza irrazionale, ci sia; il riferimento alla Innerzone Orchestra di Carl Craig è forte e chiaro.
A far compagnia alla title track ci pensa Shonky che confeziona un remix four to the floor, in cui l’elemento meccanico prende il sopravvento: razzi, automi e astronavi sono i clubbers di un nuovo futuro.

Alexxei ‘N’ Nig – Coming To Town – Exprezoo

Era da un pò che non ci occupavamo di un bel prodotto made in Italy. I ragazzi di Exprezoo rec. non sono nuovi a queste pagine e questa volta ci fanno un regalo davvero speciale: Coming To Town di Alexxei ‘N’ Nig è infatti il primo vinile ad essere stampato dopo le prime uscite in digitale.
Un traguardo così importante non può venir festeggiato in nessun altro modo se non con una gran traccia di techno orchestrale;
l’original mix, infatti, è una potente marcia sulla Piazza Rossa: cassa in quattro, archi e trombe, trasformano il Cremlino in un avveneristico club.
Ad una festa così bella non poteva di certo mancare un talento come il greco Lemos , che confeziona un remix molto attuale e ricco di groove degno della Napoli di scuola Design Music: gli archi confinati nei breaks annunciano ripartenze da urlo libero (come si diceva una volta…).
In chiusura per il gran finale c’è Lorenzo Chiabotti che, tra mille riflessi dub dove i suoni assumono molteplici forme, teletrasporta il party in Mexico con tanto di sombrero, trombette e cerveza ghiacciata.

Mutant Clan – Mutanism – Connaisseur

Cosa può venire fuori quando due dj’s, ma tre producer, di successo uniscono le forze?
Una mutazione genetica direi che è la risposta più appropriata, ed ecco allora il ciociaro Santos chiudersi in studio con Timo “ogni giorno cambio idea sul cosa suonare” Maas e naturalmente la sua eminenza grigia Martin Buttrich (sempre dietro ai lavori di Timo e Loco Dice).
Il risultato è un disco camaleontico in cui chitarre, percussioni vintage e high filtered house fanno bella mostra di sè in Parallel World, mentre Perfect Place è la dimostrazione di cosa succede ad immergere una chitarra in un pentolone di pozione house e filtri danzerini.

O/V/R (James Ruskin & Karl Regis) – Interior ep – Blueprint Records

Ok qui gli scherzi sono finiti, la Techno è una cosa seria e non c’è spazio per melodie ed atmosfere felici.
James Ruskin e Karl Regis, da sempre indiscussi protagonisti della scena internazionale, si affidano ad un rigore che ha dell’inquietante, se non fosse per un numero contenuto di bpm si potrebbe pensare di essere ricaduti nell’oblio degli anni ‘90 quando il nichilismo era preferito alla speranza.
Le percussioni scandiscono gli abissi dell’animo come un sonar da sottomarino; i ballerini non sono altro che inermi bersagli trasportati dalla corrente. Chissà se torneranno mai in superficie per almeno un’ultima volta.

Someone Else – Elsewhere EP – Foundsound

Chiudiamo questo appuntamento con una bella produzione solare dell’acclamato artista americano Someone Else che butta sui piatti due tracce tutte da ballare. Sunny Day In Smallville e Funny Day Elsewhere sono infatti una carica di groove ass shakin’ a base di bonghetti assortiti, sample vocali ammiccanti e soprattutto una linea di basso profonda e avvolgente che non ti molla mai.
I remix, affidati rispettivamente a Kriss e Michael Ho, pur mantendosi sulla stessa scia degli originali puntano invece a conferire ai brani una dimesione più deep e sensuale.

Federico Spadavecchia

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Ecco la line up ufficiale, di quello che si preannuncia come il più grande festival Techno della storia Italiana.

Soul factory

D…… M..
KEVIN SOUNDERSON
SCAN 7 live !
DJ MACHINE
BOHNZ live!
DRS606
THE VILLAINS INC live!
GHISLA

3D factrory

DAVE CLARKE
THE HACKER
OXIA
MARCO PASSARANI
DRAFT
…and more guest…

Codes factrory

MONIKA KRUSE
SASHA FUNKE
ALEX UNDER live !
VALENTINO KANZIANI
LEN FAKI
ALESSIO MEREU live!
GILL

Force factory

::Kne deep Berlin:::
PET DUO
MISS DJAX live!
DJ BOLD
FRANK KVITTA
THE MADOX
DJ MACHINE
VUERRE + BARBERS

::Bullshit::
FRANK KVITTA vs BORIS S
SPACE DJZ
PAOUL LANGLEY vs MINUPREM
DAVE THE DRUMMER
ZINA and MANDY
NITROX and T ONE

Bass factory

THE ADVENT VS INDUSTRIALYZER live!
R… C…… vs M……….
BASS MOOY
MISA SALACOVA
PAOLO TAMONI (Fabbrika)
DJ DEH
GUMJA

Ticket 35 € più d.d.p – 45 € alla porta

Location: c/o EASTEND STUDIOS via Mecenate 84 , MILANO (MI)

Info: 347/5495627 – 3387310090
Info mail: info@effetto-notte.com , info@fabbrika.org
Info web: http/www.maximalfestival.it

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silencio

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Chi lo conosce sa quanto Mr Aphex Twin sia schivo e come non sia facile “convincerlo” ad un esibizione in pubblico per un live o un djset.
Quest’anno sono però molti i festival che hanno come headline il genio della Cornovaglia fondatore della rephlex: il BlocWeekenda Marzo, il Melt festival a Luglio, il Primavera Festival a Barcellona ( a proposito chi viene con me? ), lo Srtp in Olanda etc… ( per visionare le date cliccate su questo link: http://www.lastfm.it/music/Aphex+Twin/+events )
Quindi, come diceva il buon vecchio Lubrano, la domanda nasce spontanea… Come mai questo improvviso risveglio?

Solitamente quando un artista parte per un tour c’è sempre un nuovo album che deve uscire o che è appena uscito..
e quindi, ecco che quella pettegola di internet vocifera un uscita, a fine Marzo 2009, di un nuovo album marchiato Afx di cui si conoscerebbe già il titolo e la tracklist:

Konklaver

01 – Flan Ard (4:10)
02 – Saint Water 2 (5:59)
03 – Gatelewn (5:43)
04 – Mist In Storage (2:57)
05 – Konklaver (8:41)
06 – Fashionable Headpiece (4:32)
07 – Kashing For (5:03)
08 – In (Fank2) (9:37)

Vero o no lo si scoprirà presto..

Melkiorave

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mar
1

Wrong

Ecco il primo singolo tratto da Sounds Of The Universe, ennesima fatica dei Depeche Mode, in uscita il prossimo 20 Aprile.
Da notare che le influenze per Wrong arrivano direttamente dal loro album Black Celebration edito nel 1986.

Immagine anteprima YouTube

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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