Browsing all articles from maggio, 2009

lushlifeE’ da molto tempo che non mi capita tra le mani un disco hip hop classico non appartenente alla grime gang inglese ed ora mi rigiro tra le mani questo Lushlife che, dopo una breve ricerca in rete, scopro chiamarsi Rajes Haldar ed essere una sorta di Alex Smoke della East Coast. Di conseguenza ci troviamo davanti ad un nerd professionista promosso direttamente dal conservatorio, dove ha studiato pianoforte e batteria jazz, ai giradischi e alla produzione; un passaggio abbastanza logico se pensiamo che il ragazzo vive a Philadelfia, capitale della disco prima quindi dell’acid house e del positive rap di Jazzy Jeff e Will The fresh Prince Smith.
Cassette City vuole essere appunto un melting pot di influenze diverse: elettronica funky suonata al posto di samples esasperati da grattacieli d’effetti secondo il verbo dei vari Timabaland e Jay Z; il rap invece, come appare evidente fin dal titolo, è dal sapore old school con la parola tornata ad essere strumento di comunicazione prima ancora che strumento musicale.
Le atmosfere solari dei tredici brani sono un’ottima compagnia per spensierate vasche in macchina sulle vie del mare coi finestrini aperti e braccio fuori in cui la monotonia della guida si mescola a quella di una rtimica piatta e di una voce purtroppo senza mordente che alla lunga, non appena il sole viene coperto da una nuvola passeggera, annoia inesorabilmente. Non a caso il momento migliore dell’album è Another word for paradise quando il nostro duetta con Camp Lo che fornisce un pò di curve ad un percorso altrimenti troppo lineare.
Lushlife, in conclusione, dimostra di essere un bravo onemanband ma questo è al contempo il suo limite più grande che lo porta a riproporre in continuo le stesse soluzioni stancando presto l’ascoltatore, per fare un vero salto di qualità occorre infatti aprirsi di più, perchè solo dal confronto con gli altri si può passare dall’essere ottimi mestieranti ad artisti propriamente detti.

Federico Spadavecchia

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nathan fakeQuando debuttò qualche anno fa si gridò quasi al miracolo, già perchè Nathan Fake e il suo socio James Holden diedero l’impressione di avere in mano il futuro della techno. Il loro sound composto di micro beats e melodie tanto leggere quanto penetranti (una su tutte Nathan Fake the sky was pink James Holden remix) non solo ha ricoperto un ruolo di primo piano nell’affermazione su larga scala della minimal ma ha addirittura reinventato un genere dando vita alla corrente neotrance.
Peccato che poi dopo l’uscita dei rispettivi album i due Border Community siano stati ben ridimensionati, in particolar modo Fake vista la tiepida accoglienza del suo Drowing in a sea of love, in cui alle atmosfere da club che l’han reso celebre preferisce affidarsi ad un flebile lamento post rock incapace di andare oltre a deliziose intuizioni electropop.
Ma ecco che oggi il giovane produttore inglese ci riprova e consegna alle stampe il suo secondo album, Hard Islands, anche se viste le appena sei tracce sarebbe più corretto definirlo un ep.
Sin dalle prime note è possibile notare una maturazione dell’artista, ormai conscio dell’importanza della sezione ritmica: The Turtle setta infatti l’andamento di un disco segnato dal ritorno sul dancefloor. Il passo è scandito da una cassa house trastullata con le percussioni vintage della Roland Tr-808, per poi fondersi con linee armonico-analogico-acido-aliene.
Anche le melodie risentono della crescita di Nathan, non sono più strascichi di new wave mista a Boards of Canada o puri anthem per ballerini estasiati bensì sono diventate uno strumento di comunicazione consapevole in grado di trasmettere chiaramente quel senso di gravità che si avverte quando la notte scivola via insieme al sudore, per cui anche se ti stai dimenando circondato dai tuoi amici ti senti irrimediabilmente fragile e solo. E nuovamente è il beat a prenderti per mano salvandoti dalla malinconia.
Hard Islands in definitiva è il giusto afterhour della festa dei nerds per la loro rivincita.

Federico Spadavecchia

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Mutek è un festival dedicato al digital sound, alla musica e agli show di visual art. Per festeggiare il decimo anniversario è stata scelta Montreal, Quebec, una quattro giorni per scaladare le gambe!

Questo il line up:

28.05 – Nocturn 2 – Metropolis – 10pm
Appleblim
Deadbeat
Ezekeil Honig

29.05 – Nocturn 3 – Metropolis – 10pm
Matt Thibideau
Ernesto Ferreyra
Mike Shannon
Adam Marshall

30.05 – Picnic 1 – Park Jean Drapeau – 2pm
The Mole

30.05 – Nocturn 4 – Metropolis – 10pm
Mathew Jonson
Tobias

31.05 – Nocturn 5 – S.A.T – 10pm
Stephen Beaupré
The Modern Deep Left Quartet

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Tutti pronti con il vostro topo sotto la mano???
il 28 maggio a mezzanotte comincia il remix contest lanciato dai DiD e da Foolica Records in collaborazione con Popgrooves (net label inglese) !!!!!
per un mese potrete scaricare le tracce separate del brano “Time For Shopping” e passare le nottate a farlo diventare il brano più suonato nei club di tutta Europa!

Le modalità di partecipazione ed il regolamento li troverete disponibili sul sito: www.foolicarecords.com/tfsrmxcontest insieme alle tracce separate a partire da giovedi’ 28 maggio.

tra tutti i remix inviati sceglieremo “i magnifici 7″ da includere insieme al brano originale in un album che daremo in download gratuito attraverso il nostro sito, quello di Popgrooves e tutti quelli dei nostri partner.

forza quindi, fate lavorare i vostri dischi duri e le vostre dita e fateci il piu’ bel remix del 2009!!!

Prossime date dei DiD:

May 26 2009 10:00P
DID @ White Heat – Madame Jojo’s London, London and South East
Jun 5 2009 8:00P
DID @ MI AMI (Rockit) Milano, Milano
Jun 6 2009 10:00P
DID @ VITAMINC DAYS w/ Wavves Milano, Milano
Jun 13 2009 10:00P
DID @ Giardino Arci Demos Talamona, Sondrio
Jun 20 2009 8:00P
DID @ NoFest c/o SPAZIO211 Torino
Jun 28 2009 11:00P
DID @ Indierocket Festival Pescara, Pescara
Jul 11 2009 8:00P
DID @ TRAFFIC FESTIVAL Torino, Torino
Jul 17 2009 10:00P
DID @ No Silenz Festival Brescia, Brescia
Jul 29 2009 10:00P
DID @ Patapata Sampieri, Ragusa
Jul 30 2009 10:00P
DID @ La Factory Siracusa, Siracusa
Jul 31 2009 10:00P
DID @ BARBARABEACH Catania, Catania
Aug 1 2009 10:00P
DID @ TBA Enna, Enna
Aug 5 2009 8:00P
DID @ TEMPLE ROCK FESTIVAL Agrigento, Agrigento
Sep 6 2009 8:00P
DID @ Marguzzo’s Festival Prevalle, Brescia
Oct 10 2009 10:00P
DID @ Rifrullo Eboli, Salerno

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Dustin Zahn - StrangerIn un mercato ricco di produzioni soft, dominate da pad e atmosfere house o da ritmi più minimal, si pensa che ormai non possano più trovare pezzi techno ricchi di carica adrenalinica.
Questo non è il caso di “Stranger (To stability)” di Dustin Zahn, disco in uscita nella versione digitale della ben conosciuta Rekids, ovvero la Rek’d.

La versione originale ricorda alcune produzione del tedesco Paul Kalkbrenner, ma è un disco da tenere da conto. Beat carico, groove semplice e mai banale, bassline da vortice nello stomaco. Ma non è solo questo, verso metà disco un synth, ripetuto in loop fino all’ossesso, si scaglia tra l’atmosfere spettrali dominate da pad e sample di campane, riverberati.
Le due tracce successive sono due remix curato da Len Faki, storico producer e dj techno, attualmente resident del Berghain di Berlino. La prima versione è la “Podum remix”, che aggiunge al disco ancora più carica. Bassline e groove ricordano la techno di dieci anni fa. Nota stonata è il synth che risulta abbastanza scontato, anche se fomenterà i meno audaci clubber e porterà al delirio la folla presente. In alcuni aspetti ricorda molto le vecchie produzioni di Tiesto, fra techno e trance.
La seconda versione è la “X-Break remix”, pezzo che come fa presagire il nome, sostituisce alla cassa dritta, un beat spezzato. Saranno le influenze dubstep che incombono sul Berghain / Panorama Bar? Di certo questa traccia è vagamente contaminata dalla nuova ondata musicale, ma in linea di massima è il precedente remix ristrutturato per dar spazio alla cassa spezzata. Senza dubbio versione originale e particolare, rispetto all’originale.

Esordio discreto per la Rek’d, nuova label digitale dei Radio Slave. Cosa ci andranno a proporre? Quello che non troverà spazio nella versione fisica? O anche qui si proporrà un sound già sentito e in voga? Solo le prossime produzioni ce lo faranno scoprire.

Fabrizio Gattuso

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King midas sound - Dub heavy / Herath & ghostDub come Hyperdub, dubstep come King midas sound e il loro nuovo disco.
Queste sono le premesse di “Dub heavy / Herath & ghost”, disco in uscita sulla già citata Hyperdub di Kode 9, che ci fa respirare una boccata d’aria.
C’è chi dice che la dubstep è break & beat rallentata, chi dice che è musica già sentita, forse è vero nel mondo dell’urderground dove queste sonorità erano già presenti, ma risentirle rinfrescate e che finalmente arrivano al grande pubblico fa sempre piacere.

Roger Robinson e Kevin Martin, sono i nomi che si celano dietro il progetto King midas sound. Progetto relativamente giovane, che alle spalle non ha neanche due anni, ma che ha già visto i loro nome sulla prestigiosa Soul Jazz Records, grazie a un sound mai banale e piuttosto ricercato.
Da i titoli delle tracce si può intuire, che questo disco è un vero e proprio inno al dub e alla forma musicale più conosciuta come il dubstep. Il primo brano, dal titolo piuttosto eloquente come “I dub”, appartiene alla scuola più melodica e meno da club, rispetto a produttori come Caspa e Rusko.
Nell’arco dei quattro minuti, si ha a che fare con sonorità ipnotiche ma che non nascondono all’orecchio il sound del bassline, sempre profondo ed efficace.
La traccia seguente è “Ting dub”, che tra suoni riverberati, beat e bassline sempre pungenti, da spazio a una voce maschile calda e che sembra provenire dalla propria anima. Una vera chicca per gli amanti delle atmosfere mistiche, interrotte solamente dal suono delle sirene, che danno una dimensione terrena alla traccia, sembra di vivere in una notte di Londra o di New York.
Il brano che chiude l’ep è “Too long dub”, traccia dominata da un insolito e oscuro suono di un pendolo. Sample che si ripete all’infinito e neanche la voce riverberata e sempre più oscura di Roger Robinson, ci riescono a distrarre dalla paranoia musicale.

Un disco dove le follie dei King midas sound, ci portano in un’altra dimensione e ritornare con i piedi per terra è sempre drammatico.

Fabrizio Gattuso

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cocoonCon l’avvento della stagione estiva ecco pronta la nuova compilation alfabetica di casa Cocoon.
Sulla copertina, stavolta di color arancione stile nazionale olandese, sono presenti i seguenti nomi:

01. EMT – XTRA Lunch
02. Lauhaus – Back To Ipanema
03. Secret Cinema – Kurzweil Chicago
04. Gaiser – Am I
05. Tim Green & Emerson Todd – Exercise
06. Radio Slave – Na Und!
07. Timo Maas – Jetstream
08. Chymera – Fierenix
09. Johnny D – Brasil
10. Guillaume & The Coutu Dumonts – Night
11. Kabuto & Koji – Drunken Slumber
12. Kollektiv Turmstrasse – Dead Room

E’ facile intuire che la minimal techno sia stata messa da parte (del giro c’è solo John Gaiser) in favore di sonorità melodiche di stampo nuhouse e neotranceggianti.
Ampio spazio quindi ai nuovi talenti come Johnny D ed i Kollektiv Turmstrasse, mentre tra i big ritroviamo Timo Maas, Radio Slave e Secret Cinema.

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Kiki KaikuDopo cinque anni da “Run with me”, album di esordio di Joakim Ijäs, meglio conosciuto come Kiki, ritorna il poliedrico artista finlandese trapianto a Berlino.
La label è la stessa che lo lanciò anni fa, la Bpitch Control di Ellen Allien, ma le sonorità sono diametralmente opposte, l’unico filo conduttore tra i due lavori sono le influenze house, che dato il periodo attuale, sono enfatizzate dal contesto deep.
Sono sparite le influenze electro ed synth-pop dei primi lavori Bpitch Control, per dare spazio a un sound più melodico e profondo, non a caso kaiku in finlandese sta a significare proprio echo.

Le prime tracce dell’album fanno vivere un vero e proprio flashback nel passato, tra suoni alla Border Community e influenze Chicago non spiccano per originalità. “Autum leaves” tra un groove ed un basso in scuola house è dominata dall’effetto echo su synth e riff. Il pezzo successivo ovvero, “After the storm” è sicuramente il pezzo più influenzato dalle sonorità di Chicago. Un basso cupo, da supporto a synth melodici e ad un giro di chitarra che domina la scena.
“Good voodoo” è la riproposta musicale della dance / house fine anni 90′ in chiave nu-house con groove minimale e vocal femminile, idea che non spicca per originalità.
Le sonorità deep house proseguono con “No word necessary”, è ispirata profondamente dai compagni di scuderia Modeselektor, “Starslider” con un basso in chiave analogica e più rockeggiante, mostra i primi accenni di sonorità curate e particolarmente melodiche. La serie termina con “Immortal”, traccia dominata da string dal sapore retrò e dal vocal femminile di Pirica.
Il prima vero e proprio pezzo interessate però si trova solamente alla traccia numero sette ed è “Death railways”. Un beat leggero, supportato da un groove non troppo articolato, sono solo da cornice al basso cupo e al gioco di synth e pad ipnotici. Si prosegue con “Twins”, pezzo che al primo ascolto fa risaltare il synth alla Faithless, ma che dietro alla sua freddezza in chiave berlinese, nasconde un ottimo pezzo dal riff distorto e dall’ottimo sample vocale di Jake the Rapper.
Il ritmo aumenta e le sonorità si fanno sempre più oscure, “Mogadishu” racchiude carica e allo stesso tempo imprime un’atmosfera mistica grazie al riff ossessivo e al sample vocale.
La penultima traccia è “Living on FFWD”, pezzo dove anche qui l’echo la fa da padrone. L’atmosfera è la stessa del pezzo precedente ed anche qui è un vocal particolarmente azzeccato, insieme a dei pad da film horror e alla citazione classica che si sente verso la fine della traccia, danno luce a una buon pezzo.
“Kaiku” si chiude con “Helios”, tre minuti senza cassa, dominati da pad e basso. Un ottimo outro per chiudere con l’album.

La Bpitch Control si sta sempre più dirigendo verso le nuove sonorità deep house e Kiki con questo album ci lascia alcuni buoni pezzi, ma sicuramente non ci soddisfa a pieno. E’ questa la nuova direzione che sta prendendo il mercato? Pare che vocal femminili e sonorità house, saranno sempre più presenti tra gli scaffali di musica elettronica.

Fabrizio Gattuso

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30000 watt di impianto audio divisi su tre aree musicali (Main stage + Housy stage + Chillout area), con una superficie di 2000 mq di dancefloor di cui 800 mq coperti…(l’evento quindi NON verrà annullato in caso di pioggia) per una maratona elettronica di 12 ore di musica con after party “compreso”.

Sabato 23 maggio 2009 dalle ore 23 le potenti consolle del RANCH ospiteranno, su due piste separate, due mostri sacri della musica elettronica: KENNY LARKIN (Detroit/L.A – U.S.A), ultimo grande monumento della Detroit techno ad approdare sulla scena torinese che con il suo set elegante e potente ci investirà con la storia presente, passata e futura della musica techno, e AGNES (Geneve – Suisse), l’eclettico interprete svizzero, fresco di remix suonati da artisti del calibro di Villalobos, Locodice, Josh Wink e Dj Sneak. Gli ospiti saranno affiancati in consolle dall’eclettismo sonoro dei resident DJ di La Tana Meets Butterfly e Nasty Records e dall’area chill out allestita e sonorizzata da LooneyMoon Records, per una performance da rodeo elettronico “all night long”!

KENNY LARKIN (myspace.com/kennylarkin), uno dei principali rappresentanti della “seconda ondata” di produttori techno a Detroit, sboccia artisticamente nel 1990 allo Shelter grazie all’amicizia con Richie Hawtin e sviluppa il suo suono collaborando con etichette storiche quali la Transmat Records di Derrick May, la R&S Records, la Planet E di Carl Craig e la Warp Records, con cui pubblica il capolavoro ‘Azimuth’, uno dei più originali album techno ad oggi. Kenny è uno degli artisti più rilevanti del panorama di Detroit, con uno stile lontano dal sound ruvido della techno e ricco di eclettismo e di energia positiva.

AGNES (myspace.com/agnesprod) è conosciuto non soltanto per le sue produzioni minimal-techno dai suoni deep e dubbed-out, ma anche per la sua esplorazione dei ritmi e delle melodie influenzate maggiormente dall’house music. Nel 2003 Agnes ha avviato la sua label personale, la Sthlmaudio Recordings, con sede a Ginevra e nel 2005 collabora con label come Minibar, Plak Records, Einmaleins Musik e Perspective Records. Nell’ultimo anno, dopo il remix per Monopool suonato da tutti i big come Villalobos, Locodice, Wink e Dj Sneak, ha firmato il remix per la hit di Sebo K “Diva”, uscita su Mobilee records.

La location scelta per l’evento è rappresentata dagli spazi esterni ed interni del nuovo RANCH (c.so Savona 132, frazione Bauducchi a Moncalieri), dove proprio il 23 maggio 2009 si aprirà ufficialmente la stagione estiva 2009 con questa inaugurazione creata ad hoc.

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Movement srl, in collaborazione con l’associazione culturale Movement, Bullshit records e Mute Milano, presenta Maximal Festival, il primo festival di musica, arti e tecnologie organizzato in Italia.

L’offerta musicale prevederà oltre 60 artisti che si alterneranno su sei differenti palchi,organizzati secondo colori specifici e differenziati per ambito musicale. Saranno presenti i più importanti esponenti della musica techno, dai rappresentati della Techno Detroit, culla del genere, ai più innovativi artisti europei e nazionali, permettendo così di coprire l’intero panorama internazionale. L’intera struttura che ospiterà il festival verrà ridisegnata per l’occasione da Takayama Katachi, l’azienda nippo-olandese leader del settore e molto conosciuta nell’ambiente grazie agli allestimenti di importanti festival tra i quali Decibel, Hard Bass, Sensation
White, Sensation Black.

Il festival accoglierà più di diecimila persone su un area di 15′000 mq, tra coperto e scoperto, ridarà vita al vecchio complesso della fabbrica aeronautica Caproni, oggi East End Studios, in via Mecenate 90, Milano, dalle 16:00 del 13 giugno 2009 alle 07:00 del 14 giugno 2009.

Non solo musica, per un esperienza unica e innovativa. Rinnovativa. Un percorso di costruzione dell’uomo del futuro, dall’anima ai muscoli, aperto ai linguaggi e alle

tecnologie. In aggiunta alla programmazione musicale saranno infatti, previsti workshop, conferenze, spettacoli circensi ed esibizioni di danza, concerti, un concorso

fotografico e molto altro, visibile sul sito www.maximalfestival.it

Particolare attenzione sarà data all’impatto ambientale del festival, pannelli fotovoltaici ammortizzeranno parte del consumo elettrico, tutti i bicchieri verranno distribuiti su cauzione, mentre i tovaglioli, le posate e in generale tutti i materiali di consumo saranno in materiali ecologici (Materbi o carta riciclata). La ristorazione sarà biologica, a chilometro zero ed eticamente caratterizzata.

Oltre alle consuete aree divertimento saranno previste aree chill-out con massaggiatrici e cromoterapia, corner informativi multilingua. È inoltre prevista la distribuzione gratuita di acqua, in linea con le politiche di corporate social responsability.

Maximal si presenta quindi come un festival totalmente nuovo in Italia. La partnership con Bullshit Records, label tedesca, permetterà di accentuarne la dimensione europea mentre il coinvolgimento di numerose realtà giovanili italiane darà nuova luce ad un lato artistico del nostro paese ancora sconosciuto e vessato da pregiudizi. Prendi un bel respiro e preparati ad un evento unico, un’esperienza completa e innovativa, Maximal Festival.

6 ex officine aeronautiche, 6 diverse ambientazioni progettate dai Takayama Katachi, stage designer leader del settore, per un totale di oltre 10.000 mq coperti e 5.000 scoperti.

Per una notte il processo industriale si rianima. La fabbrica riprende a funzionare per assemblare un uomo nuovo. Lascia quello che sei all’esterno, e fatti coinvolgere. Vivi i sei stadi di elaborazione delle emozioni. Bagnati dei loro sei colori.

SOUL FACTORY, azzurro.

Il primo passo è l’anima. La prima stanza rappresenta un vero e proprio salto nel tempo e nello spazio, alle radici della techno music. Lascia che i suoni profondi e concreti di Detroit riempiano la tua anima e che i laser e le luci del palco la scolpiscano.

3D FACTORY, verde.

Dopo l’anima il corpo. Suoni elettrici, scintille. Proiezioni olografiche. Schermi 3d, un palco senza inizio e senza fine. Un progetto sperimentale in esclusiva per Maximal. 3 livelli di schermi dilateranno il palco con incredibili effetti 3d dando così corpo alle anime.

CODES FACTORY, giallo.

Molte anime e tanti corpi assieme, in una sala che mescola i linguaggi, stravolge le regole e si addentra in nuovi mondi di Suoni minimali e bassi potenti. Nuovi codici di espressione per nuove persone. Comunica con loro. Lasciati contaminare.

BASS FACTORY, arancio.

Quando il cuore comincia a battere il suo corso, il ritmo come sangue si diffonde per il corpo. Pura techno come ossigeno per le cellule. Lasciati sedurre dal groove, dai digitalismi. Segui il tuo cuore, lascia che la musica fluisca dentro e fuori. Ogni corpo, ogni vita è permeata da un ritmo.

FORCE FACTORY, rosso.

Un corpo non è nulla senza i muscoli. Spazio all’hard techno. Non pensare ai laser, alle luci. Non curarti degli effetti cromatici degli schermi integrati nel palco. Chiudi gli occhi, lascia che sia il battito a far muovere i tuoi muscoli, ritrova il ritmo ancestrale ele danze antiche tra l’asfalto e il fuoco effimero dei led.

KNOWLEDGE FACTORY, bianco.

Il processo è quasi terminato. L’uomo nuovo, ricostruito e rinnovato è pronto per l’ultima componente, la conoscenza. Un teatro da 200 posti. Installazioni robotiche e luminose. Esposizioni e conferenze. Workshop. Innovazione, linguaggi, conceptual technology; il tutto in un intero padiglione dedicato di due livelli.

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L’ennesima presenza dell’ospite internazionale Chris Liebing in Sardegna, si avvale della
collaborazione tra Basstation e diverse organizzazioni sarde tra cui: Ovest Club, Music Mother e Nightsounds.

L’appuntamento è fissato per lunedì 01 Giugno 2009 presso il Why not a Marrubiu.

Ospiti della main-room il produttore tedesco di fama mondiale C. Liebing ed Emerson, anch’egli appartenente alla label Spin Club di cui Liebing è proprietario.

Impossibile non notare il nome di C. Liebing nella maggior parte dei festival in Europa, uno degli artisti più noti nella scena techno del continente, in grado di adeguarsi alle nuove sonorità elettroniche contemporanee, miscelando techno, minimal, electro per ottenere un live dal personale set-up groovy e ipnotico. Un nuovo stile che rispecchia quello della personale label Cl-r per la quale ha rilasciato negli ultimi anni una serie live-cd, completamente registrati direttamente in serata, delle sue più note esibizioni come Nature-One (Francoforte), Womb (Tokyo) ad esempio.
4 ore di set per conoscere a fondo il lavoro di uno degli artisti più acclamati dei cultori del genere
techno contemporaneo.

Al fianco di C.Liebing uno dei nomi più interessanti della scena berlinese attuale, EMERSON.
Conosciuto come produttore techno appartenente alla famiglia di Kiddaz.Fm, Emerson ha lasciato a ritmi più lenti e sonorità più minimal il lavoro condotto in passato, più vicino alla techno classica della seconda metà degli anni 90’. Oggi è noto invece per releases più vicine a techno, house, dub rinnovando la sua carriera di artista che gli ha permesso di sostenere Chris Liebing negli avvenimenti più interessanti d’Europa Vuerre, Alessio Mereu, Cisky, Sra e Frino saranno presenti nella sala 2 tra techno, electro e minimal a rappresentare i gruppi organizzativi a cui appartengono.

Tickets
PREVENDITA 18 euro

Ticket points
Laboratorio Folle Volo: Via Garibaldi – Cagliari
Mono Music Shop: Via Eleonora D’Arborea – Cagliari

Link
www.basstationcrew.comwww.myspace.com/basstationcrew

Infoline
+39 340 5078302

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Il 25 febbraio 2007 scrissi il mio ultimo articolo per questo sito. Non era un abbandono verso questa testata, ma un vera e propria pausa di riflessione. Dopo aver seguito la scena musicale per molti anni, passando per siti come The dance web, Technodisco e Jayculture approdai a questo nuovo progetto con tanta voglia e speranza, cosa che però fece presto a svanire.
Abbondai la scena che era praticamente finita l’ondata electro ed era già un anno che si sentivano i primi successi minimal, attenzione successi di qualità e non di pubblico. La minimal techno era un genere ancora all’inizio della sua ondata ed era molto in voga in Germania e in pochi altri paesi. Un movimento musicale portato avanti da etichette come Minus, Plus8, Cadenza, Trapez, Ovum ed erano già molti gli artisti che erano entrati nel movimento. Ormai era scontato che la minimal sarebbe diventata la nuova moda, cose che successe precedentemente come l’electro che veniva subito dopo l’hardgroove di scuola napoletana. Un normale ciclo che portava alla ribalta, a seconda delle varie annate, diverse sfumature musicali.
Tornare a scrivere dopo più di due anni e trovare ancora la minimal, priva della carica innovativa portata avanti da gente del calibro di Richie Hawtin e Ricardo Villalobos mi ha lasciato letteralmente spiazzato. Si, perchè la fine ancora non si vede e il mercato è saturo di dischi fatti in due minuti, ma che vendono tanto. Si è trasformata da un genere sperimentale ad una banalità atroce, si fa fatica a trovare dischi di classe o almeno diversi dalla massa.
Ma tutto ciò cosa ha portato? Un completo annientamento degli altri generi, escono sempre meno dischi electro, i prodotti in stile detroit o caratterizzati da una techno abbastanza movimentata si contano sulle mani e nell’ambito club come lo conosciamo noi, non si vede nulla di nuovo tranne la rinascita della deep house e la nuova tendenza nu-house, che non è altro una minimal in salsa house invece che techno. Nulla di nuovo.

Amante dei Depeche Mode, non poteva scapparmi “Sound of the universe” e mentre stavo parlando del mio ritorno al giornalismo musicale, esce fuori il nome di un certo Caspa.
Calcolate il mio vuoto temporale di due anni e giù di li ed immaginate la mia faccia. Incomincia la ricerca musicale e il mio orecchio non mi delude mai, dietro al nome di un singolo artista come quello di Caspa, si nasconde musica nuova, un mondo nuovo.
Erano anni che non sentivo un genere musicale così innovativo e che converge su sè stesso tantissime sfumature creando un prodotto fresco e assolutamente originale per il mercato.
Da li a dire che la dubstep, è la nuova tendenza musicale per il prossimo futuro, il passo è breve. L’aria è carica, un ciclo sta per terminare e ne sta iniziando un altro.
La cosa più sensazionale non è l’arrivo di un nuovo genere, ma l’arrivo di una tendenza musicale che non arriva dalla scena elettronica da club, cioè quella classica capitanata dai generi madri come techno ed house, ma da quei movimenti laterali come l’hip-hop, il reggea e dalla scena breakbeat più radicale.
Su diciamolo, questa è appropriazione indebita di locali da ballo. Scena storica del panorama techno come il panoramabar/berghain è stata la prima a crollare, la strada verso il successo è molto vicina.
Ma di che cosa stiamo parlando? Di una vera e propria fusione di generi, dentro al calderone dubstep passa il background hip-hop e break&beat, c’è di mezzo l’influenza reggea e l’acidtechno. Inoltre, in tutti i pezzi e nelle serate si respira quell’atmosfera da rave anni 90, che è sempre ben accetta.
E’ musica che al primo ascolto ti manda in paranoia, bisogna essere preparati fisicamente a reggere un trip musicale come questo. Producer come Kode 9, Benga, Scuba, Caspa, Rusko e molti altri non hanno niente da invidiare a gente ben più famosa, ma che nella propria fama ci muore.
La musica è fatta di innovazione e se per un po’ o in determinate occasioni, la nostra vecchia e cara cassa 4/4 ci abbandona, ben venga. Non rimaniamo fossilizzati su un genere e soprattutto non rimaniamo fissi sul genere che tira di più, anche perché se adesso è la minimal ad andare di moda, domani sarà un altro giorno e state pur certi che ci sarà un altro genere ad essere in voga.

Smettiamola di dare credito a miti azzoppati che vanno in giro con il pullman di bambini estasiati, cerchiamo nella musica idee, qualità e classe. Quando non ci sono più questi elementi ed è un continuo riciclare quello che si è fatto il mese prima, un genere o una tendenza è satura ed è arrivata l’ora di cambiare.

Fabrizio Gattuso

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venetian snares filthPrendete il Tarantino di Hostel e chiedetegli di fare un disco con seghe elettriche, uncini, catene e qualsiasi altro strumento di tortura vi possa suggerire la fantasia, ecco forse adesso siete abbastanza pronti per ascoltare l’ultimo album di Aaron Funk, meglio conosciuto come Venetian Snares , senza che vi prenda una sincope appena inforcate le cuffie.
Filth è una trionfale marcia funebre per zombies-ravers ancora sotto metanfetamine, richiamati alla vita da un diabolico Sciamano durante un rito voodoocore.
La vergine designata per il sacrificio propiziatorio è la bella Roland Tb-303 (mitico sintetizzatore alla base del genere acid house n.d.r.) che dapprima viene fatta ubriacare con l’assenzio più forte, e quindi sepolta viva in una bara di serpi. Inutile cercare di resistere alla volontà degli Dei grattando il sarcofago fino a farsi sanguinare le dita, l’unica strada rimasta è quella di una lunga e claustrobica agonia che conduce al delirio.
I lamenti strazianti che escono filtrati dalla fredda terra accompagnano la macabra danza dei non morti fino alle prime luci dell’alba, quando le loro anime saranno nuovamente a riposo negli inferi.
E’ grazie alla potenza di questa armata delle tenebre che i novelli Ash di casa Planet Mu hanno resuscitato l’easmine, e in via di decomposizione, salma della scena rave inglese per di più riuscendo a dare visibilità e appoggio a nuove realtà emergenti che ora sono sul punto di conquistare il mondo.
Certo non sono più i tempi spensierati dell’acid house e della prima happy hardcore del ‘92, oggi siamo tutti ben consci dei nostri limiti sociali ed artistici ma dischi come Filth dimostrano che è possibile sopravvivere al superamento dei 200 bpm senza dover sacrificare ogni impulso creativo.
A differenza dei patinati produttori minimal e nuhouse, ormai adagiati comodamente su un divanetto vicino al mare, Aaron non si vergogna della sua tshirt sporca di birra o dei suoi lunghi capelli che lo nascondono al pubblico. Ecco la sua vera forza: un’inossidabile attitudine old school unita alla costante voglia di scoprire un suono o un mondo nuovo, anche se, come in questo caso, volesse dire armarsi di pala e profanare un cimitero.

Federico Spadavecchia

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Dario ZenkerDirettamente dall’Harry Klein Club di Monaco di Baviera eccovi questo interessantissimo live set di Dario Zenker, artista della label Vakant, che ci presenta il suo sound miminal, ma mai banale! Un vortice di groove e atmosfere mistiche vi portereanno in un viaggio senza ritorno..non fatevelo scappare!

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Ecco il programma della decima stagione Cocoon all’Amnesia di Ibiza, i cui protagonisti sono ormai tutti delle affermate superstars internazionali.
Peccato solo che per la sperimentazione non ci sia più spazio a meno che non vogliamo considerar tale la special night con la regina del burlesque Dita Von Teese

ibiza 2009

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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