Browsing all articles from maggio, 2009

La Tana Meets Butterfly“, il nuovo party privato del sabato notte di Torino all’insegna delle più interessanti e innovative declinazioni della musica house europea, chiude alla grande la stagione invernale 2008-2009, con un ospite VIP che non ha bisogno di presentazioni.

Per l’evento avremo l’immenso piacere di ospitare ai comandi della consolle direttamente da Parigi Jennifer Cardini (Kompakt-DE). Jennifer, DJ dal 1994 e fin dai primi tempi nei leggendari party parigini “Panic in Detroit”, è oggi dj resident in club super trendy come LE PULP ed il REX. Jennifer riesce a fondere ed amalgamare sonorità deep, dark, groovy e soprattutto sexy ed è un’amica dei Black Strobes, con i quali ha duettato su un 12″ per Output. Con il suo partner Chloe, detiene sicuramente lo scettro della techno parigina.

La festa ha inizio alle ore 19 di Sabato 16 maggio 2009 con una cena a base di champagne e coquillage in omaggio a Jennifer, organizzata presso il Freevolo, l’angolo più francese della nostra città. La cena, sonorizzata dai DJ Patrick Di Stefano e Andrea Frola, offrirà una selezione di tipici sapori francesi nella splendida cornice del dehors di Piazza Emanuele Filiberto. (info e prenotazioni 011 4362222). Tutti i partecipanti alla cena potranno automaticamente essere messi in lista per l’ingresso successivo alla serata.

Dalle ore 23 in poi la festa si sposta al BL:OG Club di Via San Quintino 2/I per una soirèe elettronica con il suono sexy di Jennifer, che verrà affiancata in consolle dai virtuosismi minimal-houseggianti di Patrick Di Stefano e Andrea Frola (Ingresso 10 Eur con drink in lista e 15 Eur con drink fuori lista – chiusura liste ore 01, iscrizione in lista inviando nome e cognome di ogni partecipante agli indirizzi info@airbutterfly.com o tana_torino@yahoo.it)

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Daniele Papini Hidden sourceUltimamente sentire un nome italiano, almeno di origine nostrane, sta diventando sempre più difficile. Dopo la fine della scuola napoletana, i soli nomi italiani di classe risultano essere quelli provenienti dalla scuola romana come Lory D, Marco Passarani, Giorgio Gigli, Donato Dozzy e qualche big sempre in voga, ma non per questo con un sound qualitativamente alto, come Marco Carola e Mauro Picotto.
Nato in Italia e trasferitosi a Berlino, Daniele Papini, ha esordito sotto l’Alchemy, label del già citato Mauro Picotto. Considerato uno delle nuove promesse italiane, che purtroppo sono sempre tante quelle che finiscono in una bolla d’aria, si presenta con “Hidden Source”, vinile uscito sulla fresca fresca, Break New Soil del prolifico e mai domo, Gregor Tresher.

“Hidden source”, contenuta sul lato A, sarà sicuramente uno dei dischi più suonati nella prossima estate. Traccia influenza molto dallo stile del boss Gregor Tresher, fonde a un groove di ispirazione minimal techno, un giro melodico che per tutta la durata del pezzo si compone e scompone in un susseguirsi di gorgoglii elettronici.
Il pezzo opposto, ovvero “No haste”, fa un forte uso di percussioni che insieme al bassline profondo e ripetitivo, danno un tocco house alla traccia. Brano che ci regala qualche spunto buono, ma che nel complesso non colpisce come il pezzo opposto.

C’è sempre da fare un plauso per gli artisti italiani che cercano di mettere il naso dentro a un mercato a noi quasi vietato, ma questa volta la traccia “Hidden source” ha colpito il segno. Un pezzo che scalderà le anime dei più agguerriti clubber d’Europa e che per cominciare può contare il supporto di Adam Beyer, Sander Kleinenberg e Dj Hell. Il movimento italiano non è del tutto morto.

Fabrizio Gattuso

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James Fox – Problems Solve Themselves – Midnight Minus Two

Riscrivere i canoni della musica da afterhour non è semplice perchè a far ballare quando il sole è già alto non servono le hit ma canzoni capaci di stimolare le sinapsi di modo da trasmettere forza alle gambe.
Jame Fox è concentrato su questo obiettivo e sviluppa 4 tracce dal passo rilassato in cui la melodia è l’unica protagonista.
La tecnologia si piega al servizio di atmosfere oniriche e ai clubber ormai stremati non resta che sdraiarsi e continuare a ballare nel mondo dei sogni.

N/A – Variance (Function, Regis, Marcel Dettmann edits) – Sandwell District

Tre dei migliori nomi della Techno internazionale si danno appuntamento per esporre le loro teorie musicali.
Unico fattore comune per tutti è una spiccata propensione ad un’oscura profondità, per il resto mentre Function resuscita con una macumba di bleeps una linea di basso a morto, Marcel Dettmann preferisce affidarsi al rigore della dub tech andando a ricreare il clima del Berghain di Berlino, mitico locale a cui il dj tedesco deve la sua popolarità.
Infine Regis, il veterano del trio, rimane più fedele alla tradizione del genere con lamenti metallici al confine della paranoia, sensazione ancora di più esasperata da una ritmica lenta e marziale.

Moodymanc – Thumbs Up – Tsuba Colours

La giungla dei suoi abitanti che battono sui tamburi prima della caccia, dei suoi fiumi che scivolano placidi per poi divenire impetuose cascate, dei suoi alberi sotto cui trovare un ombroso rifugio.
Uomini o animali non importa ognuno è soggetto alle leggi della propria tribù sotto le quali lottare e celebrare la vita nell’equilibrio della natura.

Ruthit – Not A Problem – Four:Twenty

Nuhouse estiva con percussioni tribali leggere su cui danzano atmosfere tech house intrecciate ad arpeggi di chitarra acustica e pianoforte.
Un lato A più orientato all’allegria da party in piscina, mentre in b side la colonna sonora è una deep da aperitivo al tramonto valorizzato da un bel remix dei berlinesi MyMy, ipnotico quanto basta per ordinare un altro mojito e contemporaneamente muovere i primi passi sul dancefloor.

Giorgio Gigli – Magnetic Field EP – Prologue

Quello di Giorgio Gigli è uno dei nomi della nuova scena italiana che piace di più all’estero.
L’ep in questione (anche se in realtà sarebbe più giusto parlare di singolo) è un viaggio in una casa stregata fatta di polverose ragnatele che rivestono bui corridoi dove è facile perdersi. I nervi dell’ignaro e indesiderato visitatore sono sempre a fior di pelle, non sapendo mai cosa o chi può nascondersi dietro ogni angolo.
Sembra quasi di assistere ad un ritorno della darkcore degli anni ‘90, effetto postumo dell’idigestione di ecstasy dell’acid house, ora riproposto in chiave minimal: finita la sbornia dei suonini che animavano le nostre folli notti ora non ci resta che un sinistro ticchettio ad alimentare le nostre paure.

Abe Duque – Tonight Is Your Answer – Process Recordings

L’alfiere dell’acid house è tornato con un progetto quasi spiritual!
Abe Duque è un blues brother da Warehouse, sempre pronto a ricercare il soul con le sue fide Roland TB-303 e a riconvertire i senza Dio a colpi di percussioni analogiche.
Due nuove canzoni per riaffermare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che l’acid house fin dalle sue origini ha sempre dimostrato di saper sopravvivere nel tempo senza mai restare in disparte ai margini della pista.

Terence Fixmer – Machine (feat. Speedy J remix) – Electric Deluxe

Chiudiamo segnalando l’ultima fatica di Terence Fixmer, uno dei pochi grandi nomi dell’electro ad essere rimasto in piedi dopo il tracollo della Gigolò di Dj Hell negli anni passati.
Non solo grazie alla sua passione per l’EBM anni ‘80 Terence è riuscito a ritagliarsi uno spazio notevole andando direttamente a lavorare con i suoi eroi, come per esempio McCarthy con cui ha rifondato i Nietzer Ebb, ma anche con le sue produzioni soliste si è guadagnato ogni volta la massima considerazione.
Non fa eccezione Machine che, tra flange e tomtom di Tr-808, da al dancefloor la giusta cattiveria per saltare nel peak time. Da registrare invece come Speedy J, invece, abbia realizzato un remix col freno a mano tirato che non permette al ballerino di trovare una scusa qualsiasi per fiondarsi in pista.

Federico Spadavecchia

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Plastique De Reve “Lost in the city” (Supersoul)Quando si cerca di uscire dai canoni della musica in voga è un ottimo segno. Soprattutto se a farlo è la Supersoul, piccola label con base a Berlino, che dal 2006 con il suo fondatore Xaver Naudascher cerca di portare avanti una propria linea musicale. I dischi recentemente usciti lo dimostrano, infatti si ha a che fare con una fusione tra la scuola acid e quella più popolare del synth-pop e dell’electro.

Il nuovo disco in uscita ci porta all’attenzione un artista a noi già conosciuto, come Plastique De Reve, per le sue uscite sulla Turbo, Mental Grooves e Gigolo. Almeno per la copia in vinile non troverà spazio l’original version di “Lost in the city” ma bensì due versioni, una curata dall’autore e un remix esterno.
La versione contenuta sul lato A, ovvero la “40 Thieves Edit”, ci regala una traccia in pieno stile acid. Il brano è composto da un groove leggero e non particolarmente complesso in pieno stile electro, da un synth acido e distorto che intona la melodia principale del pezzo e un basso che ricorda le vecchie produzioni del periodo synth-pop. Supportato da dj del calibro di Laurent Garnier, DFA e James Zabelia, lascia il segno nell’ascoltatore.
Il lato successivo contiene il remix di The Juan Maclean. Versione tendende all’house, dove viene fatto uso della traccia vocale contenuta nell’originale che purtroppo non aggiunge nulla al pezzo. I suoni acidi vengono rilegati al solo riff e si da più spazio al bassline electro.

Il disco in vinile si chiude qui, ma la release in digitale contiene tre ulteriori tracce. Il primo pezzo contenuto è un remix, questa volta non di “Lost in the city” ma bensì di “Resist”. L’autore è Dj Rampage chw ci propone una versione un po’ troppo facile e che non lascia il segno. Una cassa potente è accompagnata da un synth gommoso, ispirato da quelle tracce piuttosto commerciali che uscivano nel periodo dell’ondata massima del movimento electro di qualche anno fa.
I pezzi successivi sono le versioni originali. “Lost in the city” nell’original mix si presenta molto simile alla prima versione curata dallo stesso autore. In pratica l’original ha in più il vocal che come è già stato detto, non lascia il segno.
Invece, con il brano successivo, si va a scoprire l’inedita “Resist” conosciuta solo con il remix di Dj Rampage. E’ una traccia dal ritmo frenetico, che unisce un vocal alla Scissor Sister a una base che ricorda il movimento musicale elettronico degli anni 80′ e artisti come Giorgio Moroder, fino ad arrivare ai più moderni Lcd Soundsystem.

Tanti generi non nuovi al panorama musicale, ma che in questo momento risultano essere un diversivo al trend musicale. Un disco da non sottovalutare.

Fabrizio Gattuso

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vakant_028_robag_wruhme_labelb.jpgNuova release, per la ormai non più piccola, label tedesca Vakant. Con sede a Berlino, annovera nel suo catologo, producer come Alex Smoke, Dario Zenker e lo stesso Robag Wrume. Nati agli albori dell’ondata minimale, hanno portato avanti una techno si affine alla corrente minimal ma con un sound dalle sfumature più aggressive.

“Abusus Adde” è la conferma di questa filosofia musicale, minimal techno energica e melodie ipnotiche, che non fanno scadere il disco nel banale. Si perchè non è la solita minimale fatta da due suoni alternati all’infinito, ma un mix di potenza e melodia che non guasta mai.
La prima traccia, “Hodgkin Mopp”, presenta un groove ruvido ma mai tenero con l’ascoltatore. Una sinfonia di campioni miscelati tra bassline e groove, danno il via a un brano che lascia tregua solamente fino alla pausa, dove si apre un altro mondo. Il disco si ferma, da spazio alla melodia e parte un altro brano. Ipnotico e ballabile allo stesso tempo.
Con la prima traccia del lato B, ovvero “Roptur Oing”, si comincia a spingere sull’acceleratore. Dopo un inizio incerto dove cassa e break si alternano, il basso imprime una carica esplosiva al brano.
Il pezzo forte del disco però deve ancora venire, ed è la traccia B2. Rilegata per ultima è forze quella più devastante e che rappresenta meglio il connubio energia e melodia. “Fufo2” si presenta con un bassline esagerato, che viene supportato da un beat in 4/4 e da dei pezzi breakkati. Verso la metà tra synth elettronici e in mezzo al delirio delle frequenze basse, si fa spazio un pad ipnotico.

Un disco che dovrebbe dare l’esempio a tutti quei producer/dj, che adagiati sul proprio successo, hanno perso il senso dell’originalità e della qualità.

Fabrizio Gattuso

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Al grido di Never stop discovering! durante questo weekend Roma è stata investita del ruolo di Capitale Europea della Musica Elettronica; il mastodontico Palazzo dei Congressi nel quartiere dell’Eur ha infatti ospitato la nona edizione del festival Dissonanze.
Il programma dell’evento, suddiviso tra venerdì e sabato, è stato quanto mai ricco e per questo mi è pianto davvero il cuore a non esser riuscito a scendere già la prima sera soprattutto per lo showcase della label tedesca Raster Noton, ultima vera fortezza del suono minimale di ricerca, anche se d’altra parte mi sono evitato l’immondo spettacolo dei ragazzetti strafatti accorsi in massa per Magda, che ormai manco fa il tea e serve giusto a batter cassa in tutti i sensi.
L’impatto col Palazzo dei Congressi è un qualcosa che toglie il fiato: lasciata infatti l’eleganza di piazza di Spagna e la genuina convivialità di Trastevere, finire all’Eur è uno shock violento e spiazzante come vedere Mike Tyson vestito da ballerina classica.
In questa zona della Capitale si respira ancora forte l’aria del regime che fu e della austera burocrazia, ma allo stesso modo, grazie anche a Dissonanze, se ne può apprezzare lo slancio futurista marinettiano alla ricerca di un’ideale modernità architettonica e artistica.
Appena il tempo di entrare e salutare gli amici (e scoprire che la timetable è già cambiata) che nel salone principale Lindstrom sta iniziando la sua performance live.
In pratica si tratta di lunghe suite a base di italo disco anni ‘80, un paradosso ciclico che vuole un algido norvegese dilettare un pubblico latino utilizzando note caciarone, di solito al servizio di gemme Pop da 3 minuti, come fosse un progrocker anni ‘70 con sequenze decisamente troppo lunghe e monotone.
Saliamo quindi a prendere una boccata d’aria sulla terrazza dove troviamo la crew dei Radioclit, niente di innovativo per carità, ma loro ci credono e la gente nelle prime file se la spassa alla grande.
Nell’atmosfera intima del cinema/aula magna, invece, si esibisce la pupilla di Herbert col suo progetto Micachu & The Shapes, unione di indierock ed elettronica che rimane attualmente fuori dalla mia tazza di tea per cui meglio tornare all’aperto per i Buraka Som Sistema, uno dei gruppi con più hype del momento.
Il collettivo formato da un Dj, un percussionista e tre vocalist spinge agli estremi i limiti del crossover, centrifugando insieme attitudine HipHop, percussioni house (di quelle che tanto piacciono a Kevin Saunderson), ultra bassi con ritmiche dubstep ed espliciti omaggi alla commerciale italiana di metà anni ‘90 e inizio 2000: Snap! e Benny Benassi. Ok divertente ma, siccome un bel gioco dura poco, consiglierei loro un live di non più di mezz’ora, quanto invece a chi li definisce the next big sensation beh posso solo rispondere con un don’t belive the hype.
Sono le due ed è il momento di colui per il quale mi sono sparato 10 ore su un lurido treno costato l’ira di Dio: Laurent Garnier.
Serve ancora che vi spieghi di chi stiamo parlando? Di come ha iniziato la sua carriera al leggendario Hacienda di Manchester e di come oggi si parli addirittura di un film estratto dalla sua biografia bestseller in Francia?
Laurent è uno di quei geni poliedrici a cui potrebbe venir bene qualsiasi cosa, un cuoco a cui bastano pochi semplici elementi per preparare prelibatezze da gourmet, un raffinato direttore d’orchestra che fa sudare il vigoroso Funktion One come il più aggressivo dei Dj hardcore facendo girare 3 ottimi musicisti (e il producer Scan X) al posto dei vinili.
Il concerto è un turbine di atmosfere che vanno dall’house, al dubstep ai breaks e al jazz: chissenefrega se non c’è la cassa dritta! L’impatto sonoro è così emotivamente devastante che stare fermi è impossibile fino ad arrivare al climax dell’ultimo singolo Gnamankoudji e del super classico The man with the red face, con al sax proprio Monsieur Philippe Nadaud, che scatena il degenero più assoluto!!
A riportare tutti coi piedi per terra ci pensano gli A Critical Mass, vale a dire Ame, Dixon ed Henrik Schwarz, colonne portanti della corrente cosiddetta nuhouse facenti riferimento all’etichetta berlinese Innervisions.
Melodie eteree e arpeggi suggestivi si rincorrono su un morbido beat a 120 bpm, la velocità del cuore umano, forse non proprio adatti a quell’ora (non sarebbe stato meglio scambiarli con Kenny Larkin venerdì?) ma davvero piacevoli.
Intanto nell’aula magna un noise assordante pone fine al catarchico live dell’ex Throbbing Gristle Peter Christopherson e tocca ai Salem salire sul palco. La formazione wave di Chicago, 2 sintetizzatori e una voce, ricorda nel look gruppi storici degli anni ‘80 come i Visage mentre nei modi, bevendo e fumando al posto di suonare, pare più una brutta copia dei nostrani Skiantos, che però on stage si preparavano la pasta e quella sì che era arte. Insomma a questi cari depressi ragazzi americani consiglierei di non esagerare col tavernello diluito nel quaalude.
A chiudere il programma della sala è Actress, con un fuori contesto e per di più sfortunato ableton dj set sempre in crash.
La conclusione dell’evento spetta invece ad una vera LEGGENDA della console che ha fatto ballare almeno 3 generazioni di clubbers: Francois Kevorkian.
58 anni e picchiare forte con la rabbia di un punk adolescente ma con la consapevolezza di chi sa con certezza dove vanno incastrati i dischi, tasselli di un puzzle chiamato dancefloor, Francois è un fine artigiano che ci regala due ore di alta classe con un set Techno propriamente detto: bpm sostenuti e groove a non finire, andando a rispolverare vinili che la moda del lento minimal ci aveva fatto dimenticare, resuscita perfino la Napoli che abbiamo amato di più, quella hardgroove firmata Rino Cerrone e Gaetano Parisio.
Alle 6 i primi raggi del sole illuminano il Palazzo dei Congressi, il party è finito e si può tornare a casa contenti sognando già il nuovo appuntamento con Dissonanze.

Federico Spadavecchia

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Dopo aver ospitato artisti del calibro di Mathew Jonson, Adam Beyer e Cobbleston Jazz, la Wagon Repair si presenta sul mercato con la nuova uscita di Mike Shannon.
“The Re-Nag Ep”, secondo vinile in uscita per la label dalle sue stesse origini, ovvero il Canada, si allontana dalle sonorità morbide e ipnotiche del recente album “Memory Tree”, uscito su Plus8, ma ci fa riscoprire il Mike Shannon conosciuto con il remix a “Bounce your body to the box” firmato Kevin Saunderson.
Il lato A è interamente dedicato al pezzo forte del vinile, “Darkstar3000”. Traccia dai suoni cupi, che ricorda il già citato remix per Sauderson, per il rigurgito del giro di basso. Il groove tendente più all’house che alla scuola minimal, il synth acido che si presta a un gioco perverso con il proprio produttore, sono solo dei compagni di viaggio del bassline dalle sonorità profondamente dark.
Su lato B, trova spazio “Sweet feat Fadilla”, brano che strizza l’occhio alla scuola house ma che non ha niente da spartire con la traccia precedente. Il groove, in questo pezzo, risulta essere più minimale del precedente anche se non è portato all’estremo come ci hanno abituati in questo ultimo periodio. Il basso molto aspro però, non riesce a trasmettere la carica necessaria per far decollare il pezzo e il vocal femminile è forse l’elemento che stona di più.
Sempre sullo stesso lato si trova anche una versione chiamata “Sweetapella”, dove la traccia vocale è immersa in un gioco di riverberi. Un pezzo che non aggiunge nulla al disco.

Nuovo Ep che lascia soddisfatti a metà. Lato A ben curato e consigliato a tutti, il lato opposto è tutt’altra storia.

Fabrizio Gattuso

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Che orami il nostro Guru minimale avesse deciso di smettere i panni di Plastikman per indossare quelli da businessman era già chiaro da almeno 3 anni, ma che addirittura si mettesse pure a disegnarli e cucirli nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Eppure grazie alla collaborazione con il designer Isolde Richly, conosciuto al mitico Club der Visionaire di Berlino sei anni fa, Richie lancerà la prossima settimana la sua personale linea d’abbigliamento ispirata ai principi del design minimalista con un party presso un Apartment store sempre a Berlino nel quartiere di Mitte.
A questo link http://richly.hawtin.jp/ è possibile visionare alcuni pezzi della collezione estate 2009.

Fonte: Resident Advisor

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La Cadenza Records, label nota per il suo suono deep e minimale, ha sempre rispecchiato la visione della techno del suo patron Luciano.
“Seventynine”, album di debutto di Mirko Loko, ricalca pienamente il sound dell’etichetta svizzera. Lo stesso autore, conosciuto per il progetto Lazy Fat People, si è fatto notare con le produzioni su Border Community, Wagon Repair e la Planet E di Carl Craig. Vere garanzie di qualità ma anche la conferma di un sound molto minimale.
L’album si apre con “Sidonia”, dove una cassa spezzata dal ritmo percussivo e pad melanconici in pieno stile Warp, danno vita a un ottimo intro. L’album prosegue “Arount the angel”, traccia minimale ma dal sapore fortemente house, infatti, il vocal femminile è classico di questo genere musicale. “Love Harmonic” e “On fire” intensificano il ritmo e tra atmosfere Detroit e synth elettronici infarciscono l’album di nuove influenze.
La seconda pausa, o forme è meglio definirla come la prima vera e proprio pausa, è “Astral vaccum”. Pezzo che nel più puro dei minimalismo presenta solo un gioco di pad in stile ambient.
La traccia che lascia il segno è sicuramente “Bluebook”. Il ritmo si intensifica e un groove secco ed asciutto, che ricorda le produzioni Detroit, danno il la ad una traccia si minimale, ma che coinvolge l’ascoltatore in una danza ipnotica.
Se il brano precedente è quello più riuscito, “Shadow”, è forse l’idea migliore ma purtroppo non ottimamente realizzata. L’atmosfere idilliache sono la base perfetta per una traccia alla Border Community e per forza maggiore a producer del calibro di Nathan Fake e James Holden, perde forza nella stesura del groove. “Takhtok” riprende la strada di “Blue book”, si ritorna sui stile più classici della musica techno e il loop ossessivo dei bambini che incitano il titolo della traccia danno un tocco di particolarità alla produzione. Con “Le monologue d’Orfeu” si riaffacciano sonorità tra house ed techno ma qui il minimalismo dell’artista è portato all’estremo, un pezzo che non lascia particolarmente colpiti.
L’ultima pausa è “Altrove”, traccia dal curioso nome italiano, è il continuo naturale di “Astral Vaccum”, pad e melodie qui però risultnao più dark. Adatto alla colonna sonora di un film.
Il disco si chiude con “You know where”, dove si presentano nuove influenze. Questa volta si a che fare con suoni acidi e synth alla Kevin Saunderson, immersi in un beat tirato. Altra traccia consigliata a tutti.

In conclusione, un disco adatto agli amanti del minimalismo e alle sonorità non troppo banali, anche se il minimalismo in sè stesso, lascia un po’ di amaro in bocca per un album che poteva regalarci qualche emozione in più.

Fabrizio Gattuso

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Quest’anno si terrà la decima edizione dell’Electronic Festival di Norberg in Svezia, manifestazione di primissimo piano della scena internazionale divenuta celebre tra le tante cose per il fatto che tutti gli artisti coinvolti pur di partecipare all’evento non chiedono alcun compenso.
Il rave come di consueto si terrà nei pressi di una centrale elettrica e di una miniera ormai in disuso nei suggestivi boschi svedesi e si pone come esempio di riqualificazione ambientale.
La line up comprende una cinquantina tra Dj’s e produttori tra i quali i main eventers:

B12
Syntheme
Posthuman
Milanese
Cursor Miner
The DJ Producer
The Teknoist
Raiders of the lost Arp
Mats Lindström

Per ogni altra informazione potete andare direttamente su http://www.norbergfestival.com/

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Il più famosto store di musica digitale Beatport, ha annunciato il risultati del 2009 Music Award. Forte l’affluenza, che ha visto oltre 10.000 voti tra frequentatori e clienti.

Best Breaks Act:
1. Stanton Warriors
2. Plump DJs
3. Krafty Kuts

Best Chill Out Act:
1. Jazzanova
2. Thievery Corporation
3. Nightmares On Wax

Best Deep House Artist:
1. Dennis Ferrer
2. Jimpster
3. Milton Jackson

Best Drum & Bass Act:
1. Noisia
2. Chase & Status
3. Logistics

Best Dubstep Artist:
1. Benga
2. Burial
3. Nero

Best Electro House Artist:
1. Deadmau5
2. Pryda
3. Sebastien Leger

Best Electronica Act:
1. Underworld
2. Modeselektor
3. Ellen Allien

Best Hard Dance Act:
1. Scooter
2. Lisa Lashes
3. Headhunterz

Best Hardcore / Hard Techno Artist:
1. Sven Wittekind
2. Art Of Fighters
3. Boris S.

Best House Artist:
1. Axwell
2. Laidback Luke
3. Kaskade

Best Indie Dance Artist:
1. Boys Noize
2. Justice
3. Mr. Oizo

Best Minimal Artist
1. Alex Young
2. Marc Houle
3. Ahmet Sendil

Best Progressive House Artist:
1. Deadmau5
2. Eric Pyrdz
3. EDX

Best Psy Trance Artist:
1. Ace Ventura
2. Liquid Soul
3. Perfect Stranger

Best Tech House Act:
1. Booka Shade
2. Mark Knight
3. Funkagenda

Best Techno Artist:
1. Dubfire
2. Popof
3. Radio Slave

Best Trance Artist:
1. Armin Van Buuren
2. Tiësto
3. Above & Beyond

Best Breaks Track:
1. Slyde ‘Frequency’ (NAPT Remix)
2. Far Too Loud feat. Subsource ‘You Know The Sound’ (Original Mix)
3. NAPT ‘Gotta Have More Cowbell’ (Original Mix)

Best Chill Out Track:
1. Jerome Isma-Ae ‘Underwater Love’ (Original Mix)
2. Âme ‘Doldrums’ (Original Mix)
3. Smooth Touch feat. G-Sax ‘10 Minutes of Pleasure’ (Original Mix)

Best Deep House Track:

1. Milton Jackson ‘Ghosts In My Machine’ (Original Mix)
2. Manuel Tur and D Play ‘Deviate’ (Original Mix)
3. Studio Apartment feat. Ron Carroll ‘I’m In Love’ (Rasmus Faber Epic Instrumental)

Best Drum & Bass Track:

1. Bachelors of Science ‘Strings Track’ (Apex Remix)
2. Lomax & Focus ‘5 Weeks’ (Original Mix)
3. Sub Focus ‘Timewarp’ (Original Mix)

Best Dubstep Track:
1. Rusko ‘Cockney Thug’ (Original Mix)
2. TC ‘Where’s My Money’ (Caspa Remix)
3. DZ ‘Down’ (Original Mix)

Best Electro House Track:

1. Boys Noize ‘Oh!’ (A-Track Remix)
2. Jean Claude Ades & Vincent Thomas ‘Shingaling’ (Original Mix)
3. Sandy Vee ‘Bleep’ (Original Mix)

Best Electronica Track:
1. Loco Dice ‘M Train To Brooklyn’ (Original Mix)
2. Paul Kalkbrenner ‘Queer Fellow’ (Original Mix)
3. The Martin Brothers ‘Dum’ (Original Mix)

Best Hard Dance Track:
1. Showtek ‘We Live For Music’ (Original Mix)
2. Headhunterz vs. Tatanka ‘Call It Music’ (Original Mix)
3. The Real Booty Babes ‘Derb 09′ (Club Remix)

Best Hardcore / Hard Techno Track:
1. Kamui ‘Spielzeug’ (Original Mix)
2. Miche & Mirzinho ‘Shamans’ (Original Mix)
3. Raul Mezcolanza ‘Want You Bad’ (Original Mix)

Best House Track:
1. Eric Prydz ‘Pjanoo’ (Original Mix)
2. The Shapeshifters ‘Lola’s Theme’ (2008 Re-Edit)
3. Snap! ‘Rhythm Is A Dancer’ (Novy vs. Snap! Remix)

Best Indie Dance Track:
1. Kid Cudi ‘Day ‘N’ Nite’ (Crookers Remix)
2. SebastiAn ‘Momy’ (Original Mix)
3. Streetlife DJs ‘Gunn Crime’ (Original Mix)

Best Minimal Track:
1. Prompt ‘Evolve’ (Original Mix)
2. Giash & Til Yalli ‘My Little Ladybirds’ (Original Mix)
3. Phunklarique & Dejonka ‘Reflections In Plexiglass’ (Original Mix)

Best Progressive House Track:
1. Delerium feat. Sarah McLachlan ‘Silence’ (Niels van Gogh vs. Thomas Gold Remix)
2. Mind X ‘Sensation Seekers’ (Martin Roth NuStyle Remix)
3. Thomas Schwartz ‘Jupiter Calling’ (Original Mix)

Best Psy Trance Track:
1. Liquid Soul ‘Prophecy’ (Original Mix)
2. Burn In Noise ‘Transparent’ (Original Mix)
3. Symphonix ‘People Of The Dawn’ (Original Mix)

Best Tech House Track:
1. Laurent Garnier ‘Man With The Red Face’ (Mark Knight & Funkagenda Remix)
2. James Harcourt ‘Call And Response’ (Original Mix)
3. George Delkos ‘Deftoner’ (Original Mix)

Best Techno Track:
1. Mark Mendes ‘Beneath You’ (Original Mix)
2. Dataworx ‘Control’ (Original Mix)
3. Koen Groeneveld ‘Wake Turbulence’ (Original Mix)

Best Trance Track:

1. Cressida ‘6AM’ (Kyau & Albert Remix)
2. Blank & Jones with Bernard Sumner ‘Miracle Cure’ (Martin Roth Nu Style Dub Remix)
3. Simon Patterson ‘Smack’ (Original Mix)

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Direttamente dalle pagine del Guardian Simon Reynolds (per qualcuno, se mai ancora ci fosse, che non lo conoscesse è il più grande critico musicale vivente) dedica un bellissimo articolo ad uno dei nostri artisti preferiti del momento (e che abbiamo seguito in giro per l’Europa): il Dj dubstep Caspa

Loved by punters, Caspa is the big man of dubstep. Yet others dismiss him as a ‘wobble yob’. So will anyone give his debut album a fair listen?

A couple of weeks ago Fabriclive hosted the launch party for Everybody’s Talking, Nobody’s Listening, the debut album by Caspa, one of dubstep’s top DJ-producers. Caspa, aka 26-year-old Gary McCann from west London, plays big rooms for reputedly big money (by dubstep standards, anyway), dropping big bassline tunes that bludgeon crowds into rowdy rapture. A measure of Caspa’s bigness is that he and partner-in-crime Rusko were the first (and so far only) dubsteppers to do a Fabriclive CD mix.

You’d expect the debut album by such a prominent, if polarising, figure in the scene to get loads of attention. Yet strangely the impression I get is of blanket non-coverage. All the obvious places, from FACT to The Wire (dubstep-besotted to the point of having Kode 9 on its cover this month) appear to be giving it the cold shoulder. Online discussion is equally muted. In these circumstances the title Everybody’s Talking, Nobody’s Listening looks like a chronic case of delusions of grandeur, with a tinge of paranoia. But it isn’t. Over the last nine months, people have been talking a lot about Caspa and the style of oscillator-bass tunes he’s associated with, what people in the scene refer to as wobble.

And few have anything nice to say. Here’s a medley of typical abuse: “Dumb macho wobblers with no sense of soul or subtlety”, “numbskull bass drops”, “mid-range chainsaw bass bollocks”, “aggressive soulless white-boy shit … that has NOTHING TO DO WITH DUBSTEP AS IT WAS.” There’s been handwringing about how “the mainstream of dubstep is becoming such an abortion”, complaints about “a whole aesthetic/gross behaviour … tied to that kind of dubstep” with “every pissed middle-class student wanker acting like geezer and geezerette on dancefloors across the country”. This is just a fraction of the negative commentary stirred up by Caspa and the nu skool of “copycat cockstep”. Most bizarre of all are the descriptions of wobble’s hard-riffing blare in terms of “someone jizzing in my face” and “bukkakestep”!

I had to do a double-take when I first encountered all this anti-Caspa/death-to-wobble chat. This is dubstep we’re talking about, right? A scene I’d always thought of as a bit blokey but essentially affable, and perhaps restrained by scholarly reverence for its various roots. When exactly did it become a lumpen, lairy racket, a soundtrack for lads and ladettes to have it large? (Two of Caspa’s EPs were titled ‘Ave It Vol 1 and Vol 2, and the album Marmite features a hoarse, booze-bleary MC yelling “all the people out to have a FUCKIN’ good time, say YEAH!”).

But how bad can it actually be on the scene’s big-room floors to have the original dubstep headz and scene custodians in such a lather? If it’s just a certain element getting boisterous, taking a shirt or two off, bumping up against you and leaving some sweat on your nice shirt, well … that’s a rave, innit? Something to be taken in stride. Or are we talking guys literally skanking with their cocks out?!

Another thing that initially surprised me was this idea that dubstep now contains a mainstream that is opposed to, and by, its experimental peripheries. Caspa and the wobble yobs are commonly attacked as “commercial crap” (bizarre, given that B-line brutalism of this ilk is unlikely to be troubling the UK top 40 any time soon). Then I remembered I’d noticed this emerging divide myself at New York’s Dub War club a good 18 months back. The weirder, more rhythmically complex dubstep was played early in the night, but the peak hours were dominated by formulaic bangers.

Headlining DJs Mala and Loefah dropped tune after tune that hewed to a rigid template: a loping half-step beat, a juddering bass-riff, and running almost at right angles across the riddim a grating synth-riff that quacked like some kind of robo-duck. The effect was samey but vibey, for these dirge-bass anthems drove the crowd apeshit, they were yelling for rewinds and leaping about even though the music’s tempo was incredibly sluggish. Blogging about the night I used the old jungle term “jump up” to describe all these crass crowd-pleaser anthems. And apparently that’s what people on the scene have been calling the wobble style purveyed by Caspa, Rusko and similar leading DJs like Plastician.

Why does “macho” always come up with Caspa’s music? Well, he has talked in interviews about how his ideal night-out is “to get on the lash, get smashed off my tits, and get in a fight with someone”. He nominated The Football Factory, a film about soccer hooliganism starring Danny Dyer, as his favourite film. On Everybody’s Talking, Riot Powder is named after a nickname used by Feynoord fans for cocaine, which they take to whip themselves into a berserker frenzy and numb them to the pain of close combat. Watch the Holland episode of the documentary The Real Football Factories (also fronted by Dyer) to hear DJ Paul Elstak describe Rotterdam hooligans going to gabba raves, partying all night and then heading straight to the terraces still buzzing on drugs.

While he’s clearly cosmopolitan and internationalist when it comes to soccer violence, Caspa talks about being obsessed with “British culture”. “Marmite”, on the album, is probably not a paean to the yeast-flavoured ointment we Brits rub on our toast, however, but Cockney rhyming slang for “rubbish” (via “talking shite”). Rusko and Caspa are well into their London gangster mythology: the former made the big tune Cockney Thug while Caspa’s Well ‘Ard featured a movie sample that goes “Geezer was so hard even his fucking nightmares were scared of him”.

Factor in the source of his alias (homage to Casper, one of the least wholesome characters in Larry Clark’s film Kids) and the early track Custard Chucker (suggesting there’s a kernel of psychosexual truth to the association of wobble riffage and flying jizz) and you’d have to conclude that McCann does have an unsavory preoccupation with masculinity. His music is so over the top it’s almost butch. Still, there’s a bit of a double standard here, I think. When grime artists act gangsta (Terror Danjah’s Cock Back, D Double E rapping about how bullets will make your face cave in), that’s usually justified as reflecting street realities, or made allowances for as teenage boy-man overcompensation. But when Caspa does it, he’s the Guy Ritchie of dubstep.

No doubt he could afford to work on his sexual politics. Victoria’s Secret, on the album, appears to be a stab at making “something for the ladies”, all cheesy sax and a feminine voice cooing a lovey-dovey phone message. Maybe it’s just the song title, but it makes me think of a guy whose idea of a birthday present for his girlfriend is sexy lingerie (a present for himself, in other words). Also a bit cringy but sonically far more compelling is the oddly addictive Disco Jaws, which features MC Beezy out-geezering Mike Skinner with a lyric written from Caspa’s viewpoint and detailing the tribulations of the dubstep superstar DJ lifestyle, which range from sycophantic nerd-boy fans to groupies who won’t take no for an answer.

Overall, Everybody’s Talking, Nobody’s Listening is a mixed bag. Rather than sticking to wobble, Caspa tries to showcase his range and make it clear he knows his history too. Hence the clumsy opening gambit of an intro voiced by legendary soundsystem selector/radio DJ David Rodigan: “From King Tubby’s echo chamber in western Kingston to the dubstep phenomenon out of London … dark rooms with heavy basslines full of fans who are only there for the music and selectors who not only play it but create it … Are you listening? Because Caspa’s playing.” This genuflection before roots’n'culcha is blown to the winds immediately by Low Blow, along with Marmite the killer example here of Caspa’s bass-blast style. With these tracks it’s as though both halves of the word “dubstep” have been crossed out: the rhythm, void of all traces of Jamaica or UK garage, is neither skanking nor skippy but a slow stampede, like gabba on cough syrup.

Caspa’s debut is bookended with another gesture to the ancestral, Back to 93, a pleasing jungle roller harking back to the DJ’s induction into London’s rave continuum at the tender age of 11. Everybody’s Talking is traditional in another sense: it belongs to a lineage of single-artist albums made by hardcore/jungle/garage artists that are suffused in the pathos of belatedness. By the time the album comes out the style with which the producer made his name has been left behind. These albums – Altern-8, Eon, Liquid, Alex Reece, too many to list – sometimes have lost gems or stray oddities secreted on them, semi-successful gestures towards diversity and expanded musical horizons. But all in vain; the scene has moved on. Neither pandering fully to the punters nor sufficiently “progressive” to placate the pundits, Caspa’s debut may well achieve negative crossover.

Is Everybody’s Talking a tombstone for wobble, then? Probably. But not necessarily. See, the curious thing about the anti-wobble backlash is that whatever you might say about the style –crude, concussive, an instant cliché – it’s the one time that dubstep has actually sounded like nothing else around. In its early years, the genre seemed to have no centre or edges, to be forever bleeding back into other, earlier styles: digidub, the more minimal strands of UK garage, techstep. Then dubstep definitively arrived at itself with the half-step riddim and the oscillator bass-riff. Only for the cognoscenti to recoil almost immediately. Yet the exits they’re currently hurrying towards seem to be less distinctive, whether it’s the Dilla’n'bass sound of the Genre Formerly Known as W****y, or assimilating ideas from funky house, or merging with Basic Channel-style dub-techno.

Caspa might not be able to move on even if he wanted to. The massive’s demand for wobble is unlikely to fade, coming as it does from dubstep’s new contingent (those dreaded students, refugees from drum’n'bass, even free-party ravers). The money might simply be too good to quit. I’d wager that it’s the children of Caspa, producers whose world started with tunes like Coki’s Spongebob as opposed to obscure Noughties prototypes by El-B and Horsepower, who will decide the genre’s future. Meanwhile, if I was Caspa I’d make a Put a Donk On It-style video to go with Disco Jaws and really go for it.

Simon Reynolds

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La Tana Meets Butterfly“, il nuovo party privato del sabato notte di Torino all’insegna delle più interessanti e innovative declinazioni della musica house europea, presenta per il penultimo party della stagione un interessante talento del panorama elettronico torinese.

Sabato 9 maggio 2009 dalle ore 23.00 ospiteremo alla consolle del BL:OG CIPI (Crop Circle Unit). Classe 1984, batterista sin dall’età di 12 anni, CIPI si avvicina alla musica elettronica con sonorità che variano dalla tech house alla minimal. Membro del collettivo Crop Circle Unit, Cipi presenterà un set caratterizzato da ritmiche forti, colorate e armoniose. Cipi sarà affiancato in consolle dalle sonorità “massimal-iberiche” di Andrea Zanardi.

Per l’ingresso alla serata è consigliata l’iscrizione in lista inviando nome e cognome di ogni partecipante agli indirizzi info@airbutterfly.com o tana_torino@yahoo.it.

Ingresso gratuito entro la mezzanotte

Ingresso a 8 Euro con drink dopo la mezzanotte

BL:OG – Via San Quintino 2/i – Torino

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CITY MIX è un progetto giunto alla sua terza edizione curato da Andrea Mi in collaborazione con Intooitiv per il festival Fabbrica Europa.
Si configura come un viaggio tra le capitali della creativita’ elettronica contemporanea, in quelle citta’ che per natura e vocazione divengono punti caldi di confluenza artistica: nodi propulsivi di una mappa in costante espansione. Nel sempre piu’ ampio panorama delle arti e delle pratiche elettroniche mixmediali, alcune citta’ piu’ di altre sembrano capaci di raccogliere, motivare e dare spazio ad energie produttive che coniugano ricerca, sperimentazione e qualita’ realizzativa, ridisegnando i contorni di una cultura europea all’insegna della condivisione digitale e del networking.
Questo viaggio, alla ricerca della musica avanzata e della progettazione visiva sperimentale, parte da una delle metropoli per eccellenza, Citta’ del Messico, con il suo incredibile vivaio di talenti elettronici. Passa poi dalla Colombia, piu’ precisamente dalla ribollente Bogota’, si sposta verso il nuovo epicentro della club culture, Santiago del Cile, e chiude puntando ancora piu’ a sud con tre notti di “full immersion” nella nuova nightlife brasiliana di Rio e San Paolo.
Questo tour tutto sud-americano finisce poi per toccare diverse altre citta’ europee nelle quali, da alcuni anni, si muovono sempre piu’ proficuamente artisti che provengono dall’America Latina e che decidono di sviluppare i loro progetti in altri contesti urbani, stabilendo forti connessioni con artisti locali e sviluppando reciproche influenze. E’ cosi’ che in questa edizione di Citymix toccheremo anche la Barcellona diventata la nuova casa del cileno Cristian Vogel e del messicano Murcof, la Londra nella quale si muovono il cileno Hector e i brasiliani Tetine, la Vienna elettronica nella quale produce la dj di San Paolo Joyce Muniz e la Berlino di Daniel Haaksman, il piu’ importante produttore di Baile Funk Carioca.
Citta’ in movimento per scene urbane innovative che fanno del mix di suoni e culture un vero e proprio credo per 6 lunghe notti di eventi con partner d’eccezione, produttori e miscelatori di suoni futuribili, artisti visivi e performer rivoluzionari.

Firenze, Stazione Leopolda e altri spazi
www.myspace.com/citymixfestival

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Ultimo evento della stagione!

Non perdetevi il miglior AltaVoz di sempre con tanti ospiti internazionali, dj set, live, performances sperimentali e molto di più per un appuntamento imperdibile!!!

Ecco i numeri dell’ultimo evento:
4 PALCHI – 17 DJ SET – 12 LIVE SET – 2 LIVE PERFORMANCES – 5 VJ SET

International Special Guests

TOBI NEUMANN
JOHNNY D
REBOOT
SAMUEL L. SESSION
CHRONIC FLAKES
MAX D. BLAS
UNZIP PROJECT
ROBERT X
SHADOW SYNC
DJ DAX

c/o Rivolta
v. F.lli Baniera, 45 – Marghera – VENEZIA

Tutte le info su: www.myspace.com/altavozevents

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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