In un momento di ristagno musicale si ritorna ad utilizzare le sonorità passate, magari rivitalizzate dalle nuove tendenze musicali, si cerca di riproporre quello che ha dato vita a veri e proprio tormentoni musicali. Dopo il richiamo alle sonorità synth-pop e deephouse, sono in netta risalita i dischi con tendenze techno Detroit e dal ritmo convulso dell’hardgroove.
Certo stiamo parlando di riproposizioni moderne di quello che fu il sound napoletano, ricamate da una struttura più minimal, ma che riesco a trasmettere la stessa carica adrenalinica.
Dell’artista che ha firmato il disco si sa ben poco, ma si apprezza solamente il suo suono caldo, stampano dalla Vakant. Label tedesca che ci ha abituato ai suoi prodotti mai banali e soprattutto mai privi di carica.
“Macaista / Chapado” è un lavoro dalle mille influenze, provenienti sia dal mondo techno che quello house. La prima traccia, ovvero “Macaista”, presenta un groove articolato con campioni prettamente techno e da un beat che imprime un ottimo ritmo alla traccia. Le atmosfere che girano intorno a questo pezz,o ricordano molto il movimento techouse ed house e formano un connubio appagante con il groove. Un pezzo che trasmette energia, ma che allo stesso tempo riesce a trasportarti in luoghi remoti e lontani dalla pista da ballo.
Sul lato opposto, “Chapado” riprende il groove di stampo techno e si avvicina di più ai suoni napoletani. Il ritmo è certamente differente e anche i bpm non raggiungono mai quelle velocità, ma è un richiamo marcato al passato. In questa traccia viene fatto utilizzo anche di sample più calienti e quasi brasiliani, con diverse percussioni inserite all’interno del groove. Anche qui sono presenti i pad ipnotici e house del pezzo precedente. Una traccia mai banale e che darà il meglio di se ai party sulla spiaggia, tra un cocktail alcolico e una chiacchierata in buona compagnia.
Un disco che lascerà soddisfatti gli amanti dei ritmi techno ed house più ripetitivi, ma che nel complesso ci lascia la soddisfazione per un buon disco e dal risultato mai scontato.
Fabrizio Gattuso
technorati tags: Patuà, Macaista / Chapado, Vakant
Firewater Summer Tour
Presenta
COLLABS 3000
Collabs Session con Chris Liebing and Speedy J.
Un’esperienza oltre i confini del djing e del live
Firewater, dopo un’intensa stagione che ha visto alla consolle dei venerdì del Brancaleone alcuni tra i nomi più quotati della scena elettronica e techno internazionale – tra cui Derrick May, Ame, Cobblestone Jazz, Dennis Ferrer e Steve Bug – presenta il suo Summer Tour 2009.
Due le date in programma che ospiteranno altrettanti progetti unici nel loro genere: Collabs 3000 (jam session di cinque ore con Chris Liebing e Speedy j), e il live di Miss Kittin & The Hacker (quest’ultimo affiancato dal dj set della tedesca Ellen Allien).
Il primo appuntamento è fissato per venerdì 3 luglio e vedrà salire sul palco dello Spazio Roma di via di Tor di Quinto, due icone del panorama techno mondiale, insieme per la prima volta a Roma: Chris
Liebing e Speedy J, uniti nel progetto Collabs 3000.
La “collaborazione” nasce sette anni fa, quando Speedy J decide di realizzare per la prestigiosa etichetta NovaMute, alcuni singoli assieme ad altri artisti affermati quali Adam Beyer, Literon, George Issikidis dei Micronauts e, per l’appunto, Chris Liebing. Durante un tour nel giugno dello stesso anno (2002), i due scoprono di avere molteplici affinità e intravedono le enormi potenzialità di un percorso musicale comune. “Suonavo dopo Speedy”, ricorda Liebing, “io iniziavo a mixare dopo la fine del suo live set e questo è stato il primo passo verso la Collabs live session”. I passaggi da un set all’altro, infatti, divennero
sempre più Lunghi e complessi arrivando, grazie all’utilizzo di macchinari e software come Final Scratch e Ableton Live, alla definitiva fusione tra live dell’uno e il djing dell’altro.
Con il tempo la componente del djing è diventata sempre più marginale fino a quando, il progetto Collabs si è trasformato in una vera e propria jamsession elettronica, paragonabile tanto alle improvvisazioni tipiche del jazz quanto ad una sessione di pittura. Infatti, al pari di due artisti che realizzano delle tele a quattro mani, Chris e Speedy, quando salgono sul palco, sono in grado di disegnare paesaggi sonori iper dinamici e dai colori metallici, che assumono ogni volta sfumature differenti; impiegando diverse ore (da un minimo di tre a un massimo di sei) per completare un’opera che è letteralmente irreplicabile. Il loro primo, e fin’ora unico, lavoro in studio, “Metalism” (NovaMute, 2005), può essere considerato il loro manifesto: un’intensa unione di ritmiche techno incalzanti, astrazioni soniche e beat robusti.
Dunque, l’intero show che andrà in scena stasera, si baserà sull’improvvisazione e sulla forte intesa musicale tra Chris Liebing e Speedy J. I due non si limiteranno semplicemente ad alternarsi ai piatti o a spingerequlche pulsante, bensì utilizzeranno un complesso set hi-tec fatto di laptop, controller, sampler e un mixer creato appositamente dal famoso marchio Allen & Heat, grazie al quale
fonderanno un’insieme di tracce sonore e loop creati in numerose sessioni in studio, realizzando ex novo un flusso sonoro fatto di energia pura che si protrarrà ininterrottamente per cinque ore. In occasione di questo evento, Firewater permetterà a 100 persone di accedere al backstage e assistere alla session a distanza ravvicinata, con formula open bar, al prezzo di 40 euro.
Collabs 3000 live session
Spazio Roma, Via di Tor di Quinto, 57
venerdi 3 luglio 2009
Ore 22:30
Ingresso: 20 euro biglietto semplice al botteghino, 40 euro pass
backstage con oper bar in lista
Info www.firewater.it – info@firewater.it
info line : 335.8109412 – 328.4437394
www.myspace.com/firewateratbrancaleone
Press contatct
Collabs3000.roma@gmail.com
Tel. 3381524587 – 3470731660
technorati tags: Collabs 3000, Firewater, Roma
26
Addio al Re del Pop
E’ morto Michael Jackson, aveva 50 anni ed è stato colto da un malore mentre si trovava nella sua casa ad Holmby Hills, sulle colline di Los Angeles.
Noi per l’ultimo saluto a colui che nel bene e nel male ha segnato profondamente gli ultimi 30 anni di musica Pop vogliamo riproporre il video di Billie Jean, una hit mondiale da sempre particolarmente cara alla scena Techno di Detroit.
Addio Jacko…
sembra che per motivi di copyright sia impossibile visualizzare il video fuori dai canali ufficiali quindi eccovi direttamente il link a Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=YV9pLwZVmGk&hl=it
technorati tags: michael jackson, legend
La prima edizione di MaximalFestival del 13 giugno a Milano ha visto la partecipazione di oltre 6000 persone provenienti da tutta Italia e da varie parti dell’Europa: un grande successo.
Il nostro Gruppo, costituito da una decina di giovani ventenni, spinti esclusivamente dalla passione per la musica, sette mesi fa ha pensato di sfidare le logiche del mercato.
Con scarse risorse a disposizione ed incontrando moltissimi ostacoli, attraverso l’impegno e la forza del nostro progetto, siamo riusciti a dare vita a quello che – a detta di tutti – sarà ricordato come il primo fra i grandi eventi techno in Italia, con una lineup artistica di altissimo livello ed un’organizzazione dall’impronta europea.
MaximalFestival ha coinvolto più di 100 tra organizzazioni, aziende, associazioni e realtà italiane ed internazionali, che hanno collaborato condividendo lo spirito del progetto, offrendo – nel cuore della crisi economica – lavoro a più di 500 persone tra tecnici, esperti del settore, promoter e addetti alle varie mansioni.
Per serietà e trasparenza, abbiamo deciso di rendere pubblico quanto verificatosi nell’ambito dell’evento, non consentendo al MaximalFestival di concludersi serenamente.
Durante il regolare svolgimento del Festival, l’organizzazione è stata vittima di un episodio gravissimo, messo in atto da un gruppo di allestitori stranieri che hanno attuato una serie di rapine, causando forti disagi tra i responsabili delle varie aree e gli addetti alla sicurezza, non consentendo di continuare con regolarità l’evento fino all’orario previsto. Facendo irruzione all’interno dell’ufficio di amministrazione e subito dopo, nelle 3 casse del festival, si sono impossessati con la violenza del denaro contante, nonostante fossero già stati liquidati – per quanto pattuito – proprio durante la serata. Non soddisfatti, in evidente stato di alterazione, hanno minacciato alcuni addetti alla sicurezza accusandoli a loro volta della sottrazione del denaro; devastato l’ufficio di produzione, sottratto le chiavi di alcuni veicoli di servizio, perquisito e minacciato parte del personale presente, arrivando a sequestrare temporaneamente una ragazza dello staff con lo scopo di estorcere altro incasso… per poi dileguarsi.
Per loro sfortuna, erano presenti all’accaduto alcuni agenti della Polizia di Stato, che hanno assistito a parte di queste azioni delittuose e che attualmente, grazie anche alle numerose fotografie e ai video delle telecamere di sorveglianza interna, stanno ricostruendo nei minimi particolari gli accadimenti e – a seguito delle numerose denunce immediatamente intraprese – indagando nella giusta direzione.
Fiduciosi che questa situazione si risolverà velocemente e nel migliore dei modi, vogliamo scusarci con tutti coloro che a causa di questo incidente non hanno potuto svolgere la loro attività in tutta serenità. Ci scusiamo con chi si è sentito offeso dalla chiusura anticipata e con chi è ancora in attesa di saldo per il suo lavoro, che purtroppo in questo momento non siamo in grado di garantire, causa la mancata liquidità ed il congelamento delle insufficienti risorse rimaste.
Sottolineando come la nostra organizzazione rimanga vitale malgrado questo duro frangente, confidiamo di poter risolvere nel migliore dei modi quanto in sospeso, per poter al più presto iniziare a lavorare con rinnovato entusiasmo per i vari eventi programmati in tutto il mondo (Londra, Montpellier, Francoforte, Goa, Tokyo) e in Italia (Milano, Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Lecce) per poi giungere consolidati e determinati alla seconda edizione del Maximal, che già è nei nostri pensieri e di tanti altri che ci stanno sostenendo e incoraggiando in questi giorni.
Sentiamo forte l’esigenza di far pervenire il nostro caloroso ringraziamento a quanti hanno partecipato, attivamente o come pubblico.
Un tributo speciale a tutti coloro che hanno creduto e supportato il nostro progetto fin dalle origini: 3D-DNA Dance Department, Kne’Deep Berlin, Basstationcrew booking and organization, MUTE Milano, Esterni, Bullshit Bookings, TerminalM Bookings, Kinetic A.M. Bookings, International talent, Zero, Different Grooves, Electronic community, Hard Factory, Effetto Notte, the Zone, radio Sound, Amiacque, NABA, Sae, East End Studios, RND promotion, Rubber Band, tutti gli artisti presenti nelle 6 sale, la Provincia di Milano, la Croce San Carlo, i Vigili del fuoco e le Forze dell’ordine per la presenza ed il lavoro svolto, gli amici che hanno apportato senza risparmiarsi il loro contributo, senza il quale non saremmo arrivati al 13 giugno e tutti coloro che continuano a scriverci già in attesa della prossima edizione.. un sentito grazie dal cuore!
Tommaso e lo staff di Maximal Festival.
Milano, 21 giugno 2009
Techno brings people toghether!
STAY UP FESTIVAL, si svolgerà anche quest’anno presso l’ex – villaggio minerario di Montevecchio in Sardegna, il giorno 25 Luglio 2009 a partire dalle ore 18:00.
La seconda edizione del meeting di musica elettronica isolano, concentra il proprio programma ai piedi del Pozzo Sartori, simbolo dell’ex-villaggio minerario di Montevecchio, rinnovando l’incontro tra storia e futuro.
La musica d’avanguardia si fa spazio tra sale motori, forni e pozzid’estrazione, simbolo del monumento di archeologia industriale del parco geominerario.
Location d’eccezione dato lo stato di conservazione delle strutture monumentali ed un posizionamento favorevole, rispetto ai grandi centri isolani a circa 40 minuti dalla città di Cagliari.
I riflettori del palcoscenico accenderanno l’intensa attività su cui Stay Up si concentra, condividendo un bene comune quale la musica, massima espressione artistica del Festival.
Un mare di musica, luci e cutura a disposizione del pubblico partecipante,valorizzando l’interscambio umano e culturale fondato sulla continua ricerca di nuovi mezzi di sperimentazione applicati alla musica.
All’interno dell’arena naturale nel quale si eleveranno i due differenti palchi, troveranno spazio artisti nazionali e internazionali dalle sonorità techno,hard, house, minimal, dubstep abbattendo ogni frontiera musicale, con la
partecipazione dei più noti esponenti del panorama europeo: DJ RUSH, THE ADVENT&INDUSTRIALYZER, MATT JOHN, JAY HAZE, ERIC SNEO, FRANK
KVITTA, BAS MOOY XPANSUL, O.B.I. + SPY, FRANCESCO ASSENZA, V.ENZINGER
VR&BARBERS, M.SPEDICATI, SAIMON, ARP XP, RENATO FIGOLI, D.CARBONI….
Un nuovo concept rispetto alla precedente edizione con l’intento di sdoganare la musica elettronica a 360° e divenire un appuntamento per tutti i clubbers che ogni anno si danno appuntamento nei vari raduni musicali
europei.
Il divertimento e la pacifica convivenza del pubblico, che interagisce con le bellezze del paesaggio circostante, accanto ai riferimenti storici siti nell’areaospitante, rendono Stay Up Festival un esperienza emozionale unica, nel quale la musica assume un valore quasi magico.
Main-line Basstation : +39.340.5078302
Official website : www.stayupfestival.com
PREVENDITA : 30 euro + diritti di prevendita – Infoline: +39.338.9044304
Ticket online acquistabili su:
Boxofficesardegna.it – Rndpomotion.com – Electronic-community.com
technorati tags: stay+up+festival, techno
Eccoci di nuovo a raccontare una storia che sa di già sentito. Ci eravamo illusi di poter vedere un festival di livello europeo in Italia, ma ci siamo ritrovati con un evento che di europeo ha solo i nomi. L’intenzione c’era tutta e gli artisti erano di prima classe. Producer e dj come Derrick May, Kevin Saunderson, Scan 7, Dave Clarke, Funk D’Void e tanti tanti altri, avevano spianato la strada a quello che poteva essere un gran successo.
Di certo non si può dire che sia andato tutto bene e senza nessun tipo di problema. Partiamo dall’aspetto tecnico e dell’impianto audio. Non ci si poteva aspettare un Funktion One in tutte le sale, ma a Roma al Dissonanze è stato fatto. Sicuramente mi verrete a dire che qui c’erano il doppio delle sale, anche questo è vero, ma non si poteva benissimo averne un impianto di top class nelle due sale più importanti? La Soul e la 3d, quelle con gli artisti più rappresentativi, non potevano essere supportate da un impianto di livello? Un conto è avere un sound system come quello della sala Soul Factory, un buon impianto che non ha dato nessun problema, ma non di certo il top, un conto è un impianto sotto dimensionato e che ha creato diversi problemi ad artisti come Marco Passarani, Dave Clarke e The Hacker. Così si perde la faccia nei confronti dei dj che contano, ma le cose più assurde devono ancora arrivare.
La gestione delle consumazioni presso i bar nelle varie sale e degli stand esterni è stata gestita attraverso l’acquisto di gettoni. Un gettone per 2.50 euro, calcolando che per prendere una birra ce ne volevano due, di certo non è stato economico ma non esagerato come il Dissonanze, ma fin quì nulla da lamentarsi. Verso le tre e trenta finisco i gettoni e mi reco verso lo stand per il cambio dei soldi e mi trovo davanti a delle serrande chiuse. Morale della favola? Niente consumazioni, niente acquisti. Per fortuna che una barista ci ha gentilmente offerto un bicchiere d’acqua, una cosa veramente deprimente per un evento del genere.
Questo è solamente l’anticipazione di quello che stava per accadere. Verso le quattro e cinquantacinque della mattina Derrick May finisce di suonare. Mentre tutti chiedevano l’ultimo disco prima del prossimo dj, anche dalle altre sale non si sente più nulla. Il Maximal è avvolto da un silenzio irreale, interrotto solo dalle urla della gente. Il festival è finito contro ogni più rosea aspettativa e contro le stesse indicazioni dello staff. L’ora prevista per la chiusura era quelle delle sei e mezza (orario preso dal sito web ufficiale), ma chiudere un’ora e mezza prima non è una cosa da poco.
I mezzi fuori non c’erano, la gente è stata maleducatamente cacciata fuori dalle sale, dagli stand esterni e buttata in mezzo alla strada, con molte persone che hanno dovuto aspettare le sei per far ritorno a casa. Per stare sicuro avevo prenotato il volo del rientro a Roma alle undici e trenta, ma se fosse stata data la notizia della chiusura alle cinque, mi sarei evitato volentieri le tre ore in sala d’aspetto di Orio al Serio. E’ un fatto grave che ha creato enormi disagi alla gente, una cosa che all’estero non sarebbe mai accaduta. Una vera e propria truffa anche per tutti quelli che magari erano venuti a sentire artisti come Len Faki o Pet Duo e che non hanno neanche avuto spazio per proporre il loro sound.
Peccato, perchè il festival sotto l’aspetto musicale è stato di ottima qualità, ma come al solito l’organizzazione è sempre all’italiana e il pubblico è sempre il solito. Non ho mai visto così tanta gente sentirsi male, ma questo è un altro discorso e purtroppo nel nostro beneamato paese è la norma. Questa non vuole essere una totale bocciatura verso chi si è impegnato ad organizzare un evento così importante, carico di buone speranze, ma un dubbio ci pervade: non era meglio organizzare una cosa più piccola, ma ben fatta?
Fabrizio Gattuso
Abbiamo tutti perso un’occasione, e per digerire questa sconfitta mi ci è voluta quasi una settimana intera durante la quale ho cercato in tutti i modi di truccare il bilancio (ironia della sorte è così che mi guadagno il pane nella vita reale…) per arrivare ad un risultato positivo, ma non c’è stato verso, il passivo era troppo alto…
Ma forse per rendere più chiari i fatti è meglio cominciare dall’inizio, da quel pomeriggio caldissimo passato tra la stazione Centrale di Milano e Lambrate a radunare l’armata Brancaleone delle grandi occasioni, amici da tutta Italia accorsi all’ombra della Madunina per il primo grande Techno Evento internazionale made in Italy.
Ai cancelli ci presentiamo per le dieci, puntualissimi per l’esibizione di Funk D’Void, peccato che per qualche motivo la timetable fosse completamente andata a farsi benedire con conseguente confusione generale senza che venisse posto alcun rimedio.
Il nostro caro Lars inizia quindi soltanto intorno alle undici e riesco ad ascoltarlo una mezz’ora scarsa prima di chiudermi in sala Detroit, dove passerò comunque tutta la sera, per il live degli Scan 7 (anche se in realtà ce ne era solo uno).
Così mentre il povero FDV suonava per quattro gatti più Raibaz, io ero a godermi uno degli esponenti più rigorosi dello stile della Motor City.
Tuta nera, passamontagna e cappellino calcato bene in testa, l’uniforme d’ordinanza della second Techno Generation guidata dal collettivo Underground Resistance, ai loro comandi synth e drum machine pronti all’assalto!
Il battito duro e marziale è mitigato solo da schegge d’archi, ballare non è una possibilità ma un ordine perentorio.
Sudore e birra scorrono che è un piacere ed è già venuto il momento del cambio console con Mr Elevator Kevin Saunderson!!!
Rispetto al Bang Face dove per tutta la prima ora aveva proposto un set a salire qui Kevin va dritto al sodo con le sue atmosfere festose, picchia forte ma rimanendo sempre funky.
La sua performance, anche se purtroppo tutta al pc, è un universo di colori e calore, di dischi classici (Good life e The bells) e appena usciti. Mani al cielo in adorazione.
E’ però a questo punto che iniziano i dolori: quando usciamo pochi minuti dal nostro nido meccanico per andare a vedere come se la cava Dave Clarke ci aspetta un’amara sorpresa: il Dj inglese, come Marco Passarani e The Advent prima di lui (e come successivamente The Hacker), è abbandonato al suo destino con un impianto che fa le bizze e che lo costringerà a suonare appena un’ora.
Intanto il pubblico si è ricordato di essere in Italia ed ha dimostrato una volta di più quanto INCIVILE possa essere: stands rapinati, qualche pugno (fortunatamente pochi) e tanti ragazzi collassati e ricoverati per l’eccessiva droga assunta.
Ora è chiaro che da un festival alla prima edizione non si possa pretendere una precisione svizzera, considerando anche il fatto che l’ambiente è quanto di più ostile possibile, però da uno staff che si è sempre distinto per la propria preparazione tecnica non si può accettare che i dj ospiti siano lasciati nel totale abbandono e le parole di Passarani il giorno dopo bruciano parecchio (una cagata cosmica).
Nel mentre noi si è tornati nella soul room e dimentichiamo ogni dispiacere trovandoci davanti a Derrick May e Saunderson che per agevolare il cambio ai comandi si esibiscono in un breve ma esaltante back to back.
Il set di Innovator è un turbine, più orientato al nuovo rispetto al suo compare, un groove che si arresta solo per dar spazio ad archi e melodie oniriche e quindi riprendere da dove aveva lasciato.
Siamo quasi arrivati all’orgasmo collettivo quando alle ore 4 e mezza circa qualcuno stacca la spina e ci rompe le ossa con l’atroce verità: i permessi ufficiali per stare aperti fino alle 6.45 non ci sono mai stati e gli East End Studios, come tutti i locali milanesi, non sono mai andati oltre le quattro e stasera non si farà eccezione, anche se informalmente era stato promesso il contrario.
Al peggio non c’è mai limite e se i Dj’s non stati avvertiti e quindi si trovano a chiudere di punto e in bianco senza che alcuni, come Pet Duo ed Len Faki, riescano neppure ad affacciarsi sul palco, i ballerini vengono fatti sloggiare addirittura dalla Digos!!!! Manco fosse l’ultimo dei rave illegali con punkabbestia e non un evento perfettamente in regola per di più patrocinato dalla Provincia di Milano!!!!! Ragazzi apprezzo moltissimo il vostro impegno ma ricordatevi che non ci si può basare su accordi informali, tutto va per iscritto specie le questioni su licenza ed orari!!!!
Come si diceva all’inizio si tratta di un’occasione persa per tutti: per lo staff di organizzare un evento sontuoso e riuscire dove nessuno aveva mai avuto successo, per la scena Techno di affermrsi definitivamente, per il pubblico italiano di smentire la sua pessima fama e per le istituzioni che avrebbero potuto dimostrare la loro saggezza supportando giovani capaci unire business e cultura in un modo inedito per il nostro vecchio Paese.
Il fallimento di questa prova del nove ci condanna ancora una volta a fare le valigie e prenotare il primo volo per l’estero.
Federico Spadavecchia
Immaginate di fare un viaggio temporale, immaginate di ritrovarvi nel pieno degli anni ‘80 e poi ritornare ai giorni d’oggi, immaginate di essere negli anni ‘90 e di nuovo al presente, immaginate un susseguirsi tra passato, presente e futuro. Tutto questo sono i Depeche Mode e non c’è cornice migliore di quella dell’Olimpico.
E’ vero, Roma ha uno stadio piuttosto infelice sia per il calcio che per questi eventi musicali, la pista di atletica tende a separare in maniera netta palco e spettatori sugli spalti, ma l’impatto che suscita la salita delle scalette e la vista delle cinquantamila persone presenti allo stadio, è qualcosa di incredibile e sempre emozionante.
Ad aprire il concerto non ci sono i Motor, duo che seguirà solamente alcune date della tour dei Depeche Mode, fra cui Milano, l’altra data italiana, ma gli M83 che, tra sintetizzatori e campionatori, danno ai momenti precedenti il concerto, un tono molto affine alle nostre frequenze sonore. Si susseguono dischi minimal e techno più spinta che in un impianto come quello presente all’Olimpico, cominciano a dare l’idea di cosa potrà essere la potenza del sound inglese dei Depeche Mode.
Molta gente è ancora alle prese con i tornelli dello stadio, ma puntuali come un orologio svizzero, il palco si illumina: è stato dato il via alle danze.
Il concerto inizia con la stessa canzone scelta per aprire il nuovo album, ovvero “In chains”. Il clima si scalda subito e pezzi come “Wrong” e “Walking in my shoes” mandano in disibilio la folla. Le esibizioni live di tutte le tracce presentano una batteria insolitamente cattiva che, con impianti del genere, fa tremare lo stomaco anche a cento metri di distanza dai diffusori principali, delle vere e proprie frustrate musicali.
Nella prima parte, come del resto in tutti i tour canonici, danno spazio alle nuove canzoni, farcite con classici un po’ meno famosi come “A Question of Time” e “It’s no good”, ma che sanno trasportare il pubblico in un vortice fatto di ritmo, emozione e di allegria generale.
E’ tempo di cambiare la guardia e di dare spazio almeno per due pezzi, all’estro personale e molto particolare di colui che è la mente di questo gruppo: Martin Gore. La sua voce è messa in risalto nelle versioni acustiche di “Little Soul” e “Home”, perle di qualità, apprezzate da tutto lo stadio.
Il bello deve ancora venire, infatti, dopo un’ora di concerto comincia la parte remember dello spettacolo. L’atmosfera è sempre più carica grazie a pezzi come “I feel you”, “Policy of Truth” e la sempre attuale “Never let me down again” tratta dall’album “Music for the masses”, ma anche pezzi come “Master and servant”, “Stripped” e “Strange love” non sono da meno.
Il delirio scoppia su “Enjoy the silence” riproposta nell’ormai conosciutissima versione live. Non ho mai visto così tanta gente cantare, abbracciarsi, ballare al ritmo di una canzone, stiamo parlando di storia. Dall’alto degli spalti si vede la gigantesca marea di gente sul prato, sembra che siano tutti abbracciati con un accendino in mano, questo è il potere della musica.
Ma la festa non è finita, c’è sempre spazio per il classico dei più classici che con il suo ritmo travolgente trasforma lo stadio romano in una discoteca. Di che pezzo sto parlando? Potrei andare avantri per ore parlando di “Personal Jesus”. Il battito inquieto è quasi assordante.
Come tutte le storie più belle anche questa si sta concludendo e con “Waiting for the night”, cantata in calorosissimo abbraccio tra Dave Gahan e Martin Gore, il concerto termina lasciandoci ancora bramanti di piacere.
Due ore sono nulla per affrontare tutta la loro epopea musicale, ma di certo non vogliamo stressare ancora di più il corpo di Gahan, che dopo un tentato suicidio, un’overdose e per ultimo un tumore alla vescica, mantengono in vita un cantante entrato nella storia insieme ai suoi colleghi Freddie Mercury, Ian Curtis, Kurt Cobain, Jim Morrison e John Lennon, purtroppo tutti morti tragicamente.
Fabrizio Gattuso
technorati tags: Depeche Mode, Tour of the universe, Roma,2009
L’estate 2009 deve ancora cominciare ma già sappiamo come finirà: è stata infatti ufficializzata la line up del Green and Blue che come era ormai noto da tempo ha dovuto cambiare location anche se sempre in Obertshausen. Alla nuova sistemazione si aggiunge anche un nuovo palco, dapprima indicato come grigio ma ora solo terzo, di cui comunque non si sentiva il bisogno.
Ma ecco i nomi presenti:
Green Floor:
Sven Väth
Jacek Sienkiewicz live
Radio Slave
Matt Tolfrey
Blue Floor:
Ricardo Villalobos
Reboot live
Marco Carola
Swayzak live
Cassy
Third Floor:
Tobi Neumann & Onur Özer aka Sensitiva
SIS live
Chris Tietjen
Motorcitysoul
Alex Azary
Location: Im Birkengrund Obertshausen
Zeit: 10 Uhr – 22 Uhr
After Hour: CocoonClub Frankfurt ab 22 Uhr
info: www.myspace.com/greenandblueopenair
special thanks to melkiorave.it
technorati tags: green+and+blue, sven+vath, cocoon,ricardo+villalobos
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Beats Tips Boutique vol. 5
Quike – La Vie En Rose – Exprezoo records
Delusi dalle attuali performance degli esponenti di quella scuola napoletana che in tempi, purtroppo, ormai lontani hanno scaldato a colpi di groove le nostre notti insonni?
Il giovane Enrico Maraffini, in arte Quike, vi farà tornare sicuramente il sorriso e la voglia di ballare con una bella miscela di house classica (addirittura cantata!!!) e synth dubbati come da tradizione techno partenopea.
Il singolo composto da 3 tracce è licenziato dalla Exprezoo rec., label alla quale ci stiamo sempre di più affezionando grazie alla capacità dimostrata di saper fare un passo in avanti ad ogni release.
Oltre alla potenziale hit estiva titletrack sul disco trova spazio De Belleville (anche con rmx oscuro e mentale firmato Ragga Fonda) che, come è già chiaro dal titolo, è un sincero omaggio alla prima triade detroitiana. Il suo andamento a la Innercity sarà sicuramente accolto con entusiasmo dai dancefloor più intelligenti.
Kenny Glasgow – System Overload & Logans Run Remixes – No19 records
Tempo di remix per Kenny Glasgow che, dopo aver ottenuto applausi di pubblico e critica con il suo album Taste for the low life, fa confezionare nuove vesti per i singoli System Overload e Logans Run.
Il primo viene, infatti, inizialmente scarnificato e digitalizzato da un Mike Shannon in versione Dr. Frankenstein che prima uccide e poi assembla meccanici corpi senz’anima.
Pulsazioni più calde ci vengono offerte dall’opera di Bearweasel su Logans Run, mantenendone comunque inalterata l’atmosfera deep. Sulla stessa traccia lavora anche Carlo Lio: ritmica dolce quasi senza cassa e dolci melodie da tramonto estivo.
Il disco si chiude com’era cominciato con un remix di System Overload ad opera di Nitin, caratterizzato da riferimenti alla corrente hip house americana di metà anni ‘90.
Cari Lekebusch – Worship / Fletcher – Hybrid Productions
Atteso ritorno per The Architect con due tracce all’insegna della techno più oscura e alienante.
Come sempre il pacchetto sonoro è curato con asettica precisione chirurgica, ma l’eccessiva freddezza non sempre premia e Fletcher rimane vittima della sua stessa vanità senza mai dare l’impressione di voler coinvolgere sul serio l’ascoltatore.
Le cose vanno meglio con Worship dove una melodia leggera funge da navicella per l’esplorazione di mondi paralleli.
Shadow Sync – Focus / Dominion – Kroda records
Chi l’ha detto che la techno è morta? Dal Veneto a Berlino il duo Shadow Sync, alias Max Vu e Leinad, diffondono il loro verbo a base di sonorità industriali post Blade Runner.
Un singolo per ribadire al pubblico che al di là dei trends e delle mode il cuore della scena rimane sempre e comunque meccanico: un motore inesauribile per ballare in una realtà dura e soffocante, dove le lacrime non sono altro che gocce di sudore.
Paul Brtschitsch feat. Kollektiv Turmstrasse Remix – The Dentex – Rootknox
I nomi qui sopra non hanno certo bisogno di presentazioni, e d’altra parte anche se fossero dei perfetti sconosciuti cosa vi dpvrebbe importare? Quello che vi si chiede è solo ascoltare un disco ricco di sfumature e pathos, ricercato nei suoni e al tempo stesso attento alle esigenze della pista.
Kris Wadsworth – Mainline – Hypercolour records
Strascichi di una cantilena d’altri tempi su una ritmica ridotta all’osso per uno spirituale ed umido afterhour in cui ci si muove lentamente con gli occhi chiusi passandosi cubetti di ghiaccio sulla fronte.
Il viaggio vero, però, inizia solo col remix del bimbo prodigio di Detroit Jimmy Edgar che, per una volta messa da parte la sua caratteristica sezione di fiati, ci incanta con una suggestiva visione cosmica senza alcun bisogno di beats marcati.
A dare la sferzata necessaria a riprendere il contatto con la realtà ci pensa Sei A con una trascinante deep version.
Fusiphorm & Mark Henning – harry, stop eating the sofa! – Minimood Extra rec.
Chi di voi non ha un tenerissimo animaletto domestico che tanto si diverte a mordicchiarvi il vostro divano preferito?
Dietro a questo spiritoso titolo si nasconde tuttavia un’austera original mix con basso cavernoso voce da oltretomba e ritmo marziale. Fortuna che a smorzare la tensione ci pensa Digitaline col suo stile made in Cadenza: tamburelli e occhiali da sole per tutti!
Davide Squillace – Black Cabbage – Supernature records
Ecco in questo caso tocchiamo un tasto dolente della scena Techno e, anche se a qualcuno non piacerà (specie a chi mi ha spedito il promo), mi vedo costretto ad usare un tono duro e “cattivo”.
Caro Squillace, che tanto ti abbiamo amato ai tempi dell’hardgroove, ma questa tua ultima uscita la definisci musica?
Un insieme di imprecisati suoni senza nè capo nè coda: cosa volevi fare? Mescolare le trombette alle sirene acid house in unico synth?
Parliamo poi della ritmica: oltre otto minuti di un banalissimo lavoro di ableton live che smoscerebbe l’entusiasmo persino di un ergastolano trasferito in un carcere femminile…l’hai fatta durante la pausa caffè?
Infine gli fanno buona compagnia gli altrettanto anonimi remix firmati dai modaioli Daniel Dubb, Robert Dietz e Kabuto and Koji (che se avesse un minimo di melodia e fosse suonato a più 4 diventerebbe appena decente), così piatti da far guadagnare ai suddetti la cittadinanza onoraria padana.
DJ Slip – Available Light – THEMA records
Andate dritti alla versione di Franco Cinelli, probabilmente è lui il ladro del “groove” di Squillace: percussioni shuffle, un dub caldo ed è già estate!
Federico Spadavecchia
technorati tags: artisti vari, techno, groove
Xaver Naudascher, conosciuto per aver fondato la Supersoul Rec., è un artista polivalente e tra sound elettronico e rock fonda il suo ideale di dj set. Cosa aspettate ad ascoltarlo?
Tracklist:
La Düsseldorf – Vögel
Popol Vuh – Kha White Structures Part 1
Xaver Naudascher – Electric Mistress
Ted Nugent – Stranglehold
Can – Halleluwah
Grackle – Desert Acid (Musiccargo rmx)
Zwan – Number Of The Beast
Birth Control – Gamma Ray (History Clock edit)
Mock & Toof – Underwater (Gavin Gordon version)
Kaine – Disco Delay
Bruce Springsteen – State Trooper (Brennan’s Jersey Turnpike edit)
The Field – The More That I Do
Gary Numan – Music For Chameleons (Klinger edit)
Scarica il set da qui
technorati tags: Xaver Naudascher, Supersoul Rec., set
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10 anni di Robert Johnson
Il mitico club di Francoforte festeggerà il prossimo weekend i suoi primi 10 anni di attività.
Fondato dal patron della Playhouse records, il Dj Ata, il Robert Johnson è da considerarsi il quartier generale della scena techno dell’Assia: la minimal di Villalobos, la nuhouse di Johnny D. e l’electro degli Alter Ego sono solo alcune delle correnti nate nel piccolo circolo di canottaggio di Offenbach.
Inoltre il club è stato al centro di numerose discussioni quando la direzione ha deciso di non pubblicare più le line up delle serate ma mettendo on line dei sample del sound proposto: al Johnson si va per la Musica e non per il nome del Dj!!!
Per questa speciale occasione però gli artisti che interverranno, per un party no stop da venerdì a domenica, sono già noti:
Ricardo Villalobos
Roman Flugel
Arto Mwambè
Ata
Ivan Smagghe
Chloè
Rhythm & Sound (live)
Andrew Weatherhall
technorati tags: robert+johnson, offenbach
Frequencies.it in collaborazione con Maximal e Fleisch vi offre la possibilità di vincere due ingressi omaggio per il Maximal festival, che si terrà agli East End Studios di Milano sabato 13 giugno.
Per vincere basterà rispondere a questa semplice domanda ed inviare la risposta corretta via mail all’indirizzo info@frequencies.it entro giovedì mattina.
Da chi era condotta la famosa trasmissione televisiva durante la quale nei primi anni ‘90 Lory D espose la sua teoria de “La pompa inaudita?”
I vincitori sono stati contattati direttamente per mail dal nostro staff.
La Noir Music, label danese, è nata come etichetta di stampo electro-house. Con il tempo e le nuove tendenze si è attestata nel nuovo mercato della deep house, tra sonorità ipnotiche, vocal femminile e ritmi soffici.
Questo nuovo disco però torna al passato, cavalcando sonorità più electro e vicine al sound di Gregor Tresher, ma strizzando l’occhio alle melodie, più che ai ritmi e ai groove duri della scuola techno.
L’artista, ovvero Oliver Dahl, conosciuto per i precedenti dischi su questa stessa casa discografica come “Off world”, “The beginning” e “Villo / Joa”, tutti prodotti nel 2009, sembra essere uno dei producer più attivi.
“3EP”, è un disco che al suo interno contiene tre tracce, molto simili nelle sonorità ma che rappresentano tre sfumature diverse del sound di questo artista. Il vinile è aperto da “Mira”, sicuramente il pezzo che tirerà di più, una vera traccia da dancefloor. Basso in levare e sirene posso far sembrare questo pezzo fin troppo facile, di certo non è una produzioni per gli amanti della sperimentazione musicale, ma non è il solito disco facilotto. Il beat e il groove non tendono mai ad alzare troppo il ritmo e la scuola house di questa label si fa sentire anche in pezzi come questo.
La seconda traccia “Havrdt”, rimane in un contesto tra la techno e l’electro, ed è proprio qui che l’infuenza dell’artista Gregor Tresher, si fa sentire di più. Tra un beat e un groove che richiamano le sonorità precedente, prende vita un synth che tra giochi di cute off e riverbero tende ad inacidire il pezzo e a creare lo scalpore necessario per far muovere la pista.
La traccia più melodica è sicuramente quella che chiude il lavoro, ovvero “Sako”. Qui si sfiorano le produzioni della Border Community o alcune produzioni del fracese Oxia , anche se si sente che le sonorità sono più grezze e meno ricercate. Usando praticamente lo stesso bank di suoni del prezzo precedente, Oliver Dahl, è riuscito a dare un tocco melodico alla sua produzione. Un pezzo consigliato.
Il disco parliamoci chiaro, non porta innovazione e sicuramente non è questo l’intento dell’artista. In linea di massima però è un buon prodotto e richiama sonorità che ultimamente sono state messe da parte o che trovano poco spazio nel mercato attuale. Un buon disco che non va trascurato.
Fabrizio Gattuso
technorati tags: Oliver Dahl, 3EP, Noir+Music
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Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
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