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lug
29

Kenny Bobien

In un periodo in cui l’House Music è tornata a farsi sentire prepotentemente sui dancefloor di tutto il mondo vogliamo riproporre una delle voci più emozionanti che hanno segnato il punto più alto dell’incontro tra il gospel ed il suono di Chicago: Kenny Bobien

Immagine anteprima YouTube

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Lucy – Why Don’t You Change – Stroboscopic Artefacts rec.

Un temporale estivo apre il nuovo lavoro di Luca Mortellaro, aka Lucy: un tuono lontano e le prime gocce di pioggia cambiano il colore della spiaggia, il diluvio è solo una questione di attimi.
Ripiega la sdraio, sgonfia il materassino e corri via veloce verso un riparo sicuro. Tanti movimenti e sensazioni concentrati nello spazio di pochi minuti e, quando finalmente sei al coperto, con ancora addosso gli occhiali da sole rigati dall’acqua il cielo si è aperto di nuovo e la sabbia è tornata a bruciare.
E’ facile capire che Luca sia uno dei fan della prima ora di James Holden: la produzione coinvolge pochi suoni ben definiti e puliti privileggiando lo sviluppo di armonie e atmosfere, mentre una sezione ritmica cupa ed ossessiva si contrappone a brillanti lampi melodici. Che stia nascendo una via italiana alla neo trance?

Tales Of The Unexpected Vol 4 mixed by Spooky – Platipus rec.

C’è stato un tempo in cui la label inglese Platipus dominava le chart trance/progressive di tutta Europa, acquisendo perfino la licenza di un million copies seller del calibro di Children di Robert Miles.
C’è stato un tempo in cui Dj Spooky era considerato uno dei migliori talenti dell’house di scuola newyorkese ed ogni suo progetto era seguito con la massima attenzione.
Oggi questi due illustri nomi sono stati parecchio ridimensionati da un mondo che è cambiato radicalmente e che non aspetta chi non si adegua al suo passo.
Dopo un periodo discograficamente fermo ecco che i nostri protagonisti decidono di unire le forze per dare vita ad un doppio cd mix dal sapore quasi di rivalsa e dal titolo abbastanza pretenzioso.
Tales Of The Unexpected, però, di sorprese non riserva praticamente nessuna nè esaltando i tricks ai piatti per i quali Spooky deve gran parte della sua notorietà, nè per la selezione delle tracce indirizzata uniformemente su una deep house post shuffle beat kompaktiano e volta a far da ponte alla neo-trance, ma che nella realtà dei fatti non è altro che Pop.

Ben Gibson – In a realixed Luck of Immanence – Perc Trax rec.

Suoni metallici e beats sporchi per Ben Gibson che confeziona un album Techno rigoroso, quasi marziale, riproponendo all’attenzione del pubblico un sound che sembrava sepolto sotto tre piedi di crossover.
Se, infatti, è grazie alle contaminazioni che la scena si è evoluta, col passare del tempo ci si è allonatanati sempre di più dal modello originale.
L’artista in questo caso compie un passo indietro, ridisegna una techno senza compromessi rispolverando atmosfere industriali ed una sezione percussiva degna della fonderia più efficiente.
Le sette canzoni del disco si sviluppano in un unico flusso, il live è quindi già pronto per la pista e voi cosa aspettate a ballare?

Egostereo – Paeonia – Renaissance rec.

Nuova uscita per la label leader della scena progressive house inglese firmata dal duo Beesley e Minkella, meglio conosciuti come Egostereo.
Se c’è un genere che ha tratto particolare giovamento dalle correnti neo trance e deep minimali è proprio la prog che dopo essere stata stuprata dall’electro non sembrava più in grado di proporre nulla di nuovo, mentre ora con il beat ripulito e le melodie alleggerite è tornata ad essere la colonna sonora dei nostri sogni ad occhi aperti.

Giorgio Gigli – Oberservation Document #1 – Prologue rec.

Torna uno dei profili nazionali più apprezzati all’estero, Giorgio Gigli, con una release divisa in due parti su Prologue.
Sostanzialmente si tratta di un’ulteriore esplorazione del sound minimale, con uno sguardo volto ad osservare sia gli aspetti più introspettivi e mentali che quelli più propriamente indicati alla soddisfazione della massa.

Joel Mull & Sean Palm – Spice Market (BlackJack Remix Series) – Railyard Rec.

Infornata di remix per il progetto nato dalla collaborazione tra Joel Mull e Sean Palm che vedono la loro Spice Market condire piatti diversi.
Primo della lista è l’Acid Circus mix, vorticoso e aggressivo, che così come quelli firmati Justin Scott Dixon e Android Cartel mette troppa potenza nei bassi ma poca energia nella comunicazione.
Drumcell e AudioInjection, invece, preferisce uno stile più classico minimaleggiante mentre Influx riscrive 9 minuti di dolce ninnananna.
Alla fine la versione più equilibrata è quella dello stesso Palm che tira fuori un bel mix di beats e atmosfere sognanti per andare avanti tutta la notte.

Federico Spadavecchia

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Kaito “Trust” (Kompakt)

Le mode, le tendenze e le abitudini cambiano e la Kompakt, da solida regina della label tedesche, ha perso terreno rispetto alle nuove influenze house e minimali moderne. Dietro a un progetto che ha dominato sul mercato musicale per tanti lunghi anni, non si possono che celare tanti artisti validi, tra cui il giapponese Hiroshi Watanabe in arte Kaito.
L’album “Trust”, il terzo dal suo debutto datato 2001, sa solo regalarci segni di qualità provenienti dalla sua terra natale, ma sopratutto da Colonia, città ormai un po’ scomparsa dalla scena che conta.
Il disco richiama le sonorità passate, rinfrescate da nuove influenze in mondo da non far il tutto scadere nel banale. Le nove tracce, adatte a delle serate sulla spiaggia o in perfetto tono con un after diurno, regalano melodie e sonorità ipnotiche per il cuore e la mente.
I punti di non ritorno sono molti e scegliere dei lavori migliori ad altri risulta difficile, ma il sound di “The breath of spring” con i suoi pad proveniente da un’altra galassia e il bassline che scandisce il ritmo a una cassa spezzata, è sicuramente uno degli apici dell’album. Altri due pezzi da segnalare sono “We are living here”, che con il suo synth va diretto ai sentimenti e il brano successivo “It happens suddenly”, un trip eterno.
Un lavoro che porterà alla mente momenti passati ma come ci dimostra Kaito, se la musica è di qualità, non ci sono mode che possono lasciarla cadere nel dimenticatoio.

Paul Kalkbrenner “Berlin Calling Vol. 1” (Bpitch Control)

Nuovo disco per la Bpitch Control, che in questa estate torrida sembra aver pronti numerosi lavori da far ascoltare al grande pubblico. Questa volta l’artista è di quelli che contano e Paul Kalkbrenner, ormai colonna portate della label di Berlino, non può mancare alla chiamate alle armi.
Molti dei temi e delle sonorità sono ripresi dal recente “Sky and sand”, ma l’immensa classe di questo artista si fa sentire in ogni singola produzione. “Square” è sicuramente la traccia che risente maggiormente l’influenza del singolo precedente, sfornando un beat cattivo come ci ha ormai abituato da anni e una melodia ipnotica da far rabbrividire la pelle.
Il lato B mantiene gli stessi suoni mistici e caratteristici di questo producer. “Aaaron” è una ballata di sample in contro tempo, caratterizzata anch’essa da una melodia che sembra risalire al passato di ognuno di noi. La traccia successiva, ovvero “Azure” ci rivela il vero utilizzo di questo disco. Rilassante ed energica allo stesso momento, il brano come i precedenti, è parte integrante della soundtrack di una nuova fiction tedesca, basata su storie che girano intorno al movimento musicale di Berlino.
Ottima produzione, che aspetta di completarsi con il successivo volume, in arrivo in un futuro molto prossimo. Restate in ascolto.

Various Artists “Mono Session 001” (Mono Records)

In un momento così grigio, c’è ancora gente pronta ad investire e rischiare su un movimento in crisi, come quello musicale. Fatta di nomi praticamente sconosciuti al pubblico europeo, ma conosciuti benissimo nell’underground italiano e in particolar modo in quello sardo, la label Mono Records, prende vita grazie a Ness & Bettosun ed alla loro passione musicale.
Nata con l’intento di promuovere artisti originari della Sardegna, non solamente terra di pecorino e belle spiagge come pensano in molti, si presenta sul mercato con un disco realizzato a ben quattro mani. La prima traccia contenuta sul lato A è “Spheres”, prodotta da Touane, è un brano che si addice perfettamente al clima estivo. Ricca di influenze proveniente dalla nuova scuola house e tra atmosfere da party signorile, l’artista ci regala un pezzo di assoluta qualità.
Il lato opposto contiene “Black and white”, incisa dai fondatori della label, è un mix tra ritmo e atmosfere arabiche. Un brano consigliato a tutti, che si posiziona nella nuova corrente nu-house, ma che risente molto anche di diverse influenze techno.
Il vinile è chiuso da due artisti sardi, che in questo periodo stanno uscendo alla ribalta grazie a una delle produzioni apparse sul mixato dei dieci anni Cocoon. “Jantra”, così si chiama il pezzo realizzato dai Mr. Bizz, imprime la giusta carica alla pista e non lascerà deluso nessun frequentatore dei migliori dancefloor.
Se queste sono le premesse, cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro? E’ linfa vitale per il movimento.

Sian “Tonight” (Aus Music)

Direttamente dall’Irlanda arriva “Tonight” di Graham Goodwin aka Sian. Il disco è un mix tra passato e presente della scuola house di provenienza Chicago.
La traccia che da il nome al vinile, è un vero e proprio richiamo alle sonorità passate che hanno contraddistinto il mercato musicale degli anni novanta. Un pezzo d’annata che non guasta mai.
I brani successivi sono chiare rivisitazioni moderne del concetto house. “Myriad” infatti è decisamente di scuola deephouse, tra loop ossessivi e sonorità mistiche riscuoterà un buon successo nelle piste da ballo. “Understandme” è il pezzo meno house, con influenze che arrivano dalla techno e sample persino dal movimento electroludico.
Nulla di nuovo, ma è uno dei pochi dischi che non sfondano nel commerciale e che si fanno ascoltare senza tanti rimpianti.

Fabrizio Gattuso

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Nomi finora confermati: SHAPE (Carl Craig, Moritz Von Oswald, Francesco Tristano, Bachar Khalifé, Justin Messina), Byetone, Tim Exile, Daedelus, Seth Troxler, Christian Burkhardt, Guy Gerber, dOP, Tobi Neumann, Mirko Loko, Pasta Boys, M16, Unzip Project, AnderEdo. Altri nomi in via di definizione.

Harder, Better, Faster, Stronger“: il titolo di una delle canzoni più famose dei Daft Punk, saccheggiata recentemente anche da Kanye West per ricavarne (di nuovo) una hit planetaria, potrebbe essere il modo migliore per riassumere lo spirito della seconda edizione di roBOt. Se l’anno scorso il festival bolognese era stato infatti una gradita sorpresa, con un successo ben oltre le previsioni e fatto di 7000 presenze nei tre giorni complessivi, quest’anno il lavoro di Shape Associated – il collettivo che ha dato vita all’evento – si fa ancora più duro, “Harder”, per l’appunto: essere all’altezza dei risultati dell’anno precedente, possibilmente migliorandoli. Una buona sfida.

Le prime conferme nella line up spingono ad usare il secondo termine daftpunkiano in campo, “Better”: basterebbe da sola l’anteprima, il 16 settembre 2009, in programma in una location di incredibile prestigio, il Teatro Comunale di Bologna, che per la prima volta apre le porte a due leggende della musica elettronica come il detroitiano Carl Craig e il tedesco Moritz Von Oswald, maestri di una techno colta, influenzata da jazz e dub. Assieme a loro, nel progetto SHAPE, anche il talentuoso pianista Francesco Tristano, il percussionista libanese Bachar Khalifé e il giovane compositore americano Justin Messina. Un progetto “aperto”, un’avventura sonora sospesa tra digitale, classica e sperimentazione, una delle più grandi sfide artistiche degli ultimi anni.

Se l’anteprima al Teatro Comunale è la novità che contrassegna roBOt 02, nei giorni successivi – venerdì 18 settembre e sabato 19 settembre – è confermata come location uno dei segreti del successo del festival: la magica cornice medievale di Palazzo Re Enzo, nel cuore di Bologna. Un cuore che batterà sia digitalmente sia con un respiro intensamente umano.

Questa notevole ricchezza stilistica guida al terzo termine, “Faster”: ovvero “più veloce”, per l’urgenza di una ricognizione che sia tanto mirata quanto completa e rappresentativa della varie declinazioni che sta assumendo nel ventunesimo secolo la musica elettronica. In tal senso saranno fondamentali anche gli spazi destinati ai set locali – nel senso di italiani, così come più strettamente di bolognesi: roBOt sente profondamente l’esigenza “glocalista” di essere luogo in cui si incontrano stimoli su scala globale giocati però (anche) secondo declinazioni, gusti ed esigenze locali.

“Stronger”, infine: una cultura veramente forte è quella che riesce a combinare diversi elementi, discipline e luoghi. Ecco che quindi roBOt coinvolgerà nel 2009 un’istituzione prestigiosa come l’Accademia di Belle Arti bolognese (con un workshop in via di definizione che promette di essere un evento imperdibile, visto il probabile coinvolgimento di uno dei numi tutelari assoluti della musica elettronica), tornerà ad occuparsi di cinema (con la proiezione di esclusivi lungometraggi il 17 settembre, in collaborazione con la Cineteca) e soprattutto riporterà sulla mappa della cultura italiana un luogo leggendario come il Link, location notturna del festival nelle giornate del 18 e 19 settembre.

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Il 2009 è stato e sarà ricordato sia dagli addetti ai lavori che dagli “appassionati” del settore come l’anno della riscossa dei “festival” italiani, con cui il “Bel Paese” sta cercando di emergere, di uscire dal suo bozzolo ed affacciarsi sul mondo dei grandi festival europei. Magari a piccoli passi, magari imparando dai propri errori e non senza difficoltà anche l’Italia sta entrando a ragione nel circuito dei grandi eventi, quelli a cui accorrono migliaia di partecipanti da tutta Europa con auto, treni, navi, aerei.

Tra i più grandi eventi riconosciuti internazionalmente come non citare l’Amore Festival di Roma, consacrato ormai come “il capodanno d’Italia”, l’elita festival di Milano, il Dissonanze sempre nel cuore della Capitale, il neonato Maximal festival, lo Stay Up in Sardegna che sicuramente farà esplodere l’isola con la seconda edizione di quest’anno! Per non parlare poi di molti altri eventi che stanno nascendo in ogni parte d’italia improntati sul format “festival”", sicuramente più funzionante del club propriamente detto durante la bella stagione.

Il 14 agosto 2009 vedrà la nascità di un altro grande evento di portata internazionale: PLAY THE MUSIC @ Altromondo Studios – Rimini.

International Talent, brand ormai consolidato da anni di attività sulla scena musicale, in collaborazione con Basstation (organizzazione sarda in prepotente ascesa, organizzatori dello Stay Up festival) presenta una maratona di 12 ore all’insegna della techno proprio nel cuore del turismo italiano, la “nostra Ibiza”, la capitale della riviera romagnola: Rimini.

Con una sapiente e saggia line-up il festival riesce a coniugare la techno “old school” e le sonorità preponderanti dell’ultima tendenza, in modo da accontentare anche i palati più esigenti, raffinati ed affezionati all’una o all’altra categoria. Jeff Mills e Joey Beltram sono dei veri e propri “professoroni” del genere, artisti che hanno fatto la storia con produzioni memorabili e performance indimenticate in ogni angolo di questo sporco pianeta. Markantonio & Rino Cerrone, djs “a cavallo fra i due mondi” si esibiranno nell’ormai consueto back2back con 4 piatti e 2 mixers, performance straordinaria che ha fatto letteralmente saltare in aria il Maximal festival questo giugno. Joseph Capriati, Flavio Diaz e Alessio Mereu sono i cosiddetti “new comers” di questo evento, giovanissime promesse della scena italiana che si stanno confermando e stanno conquistando i dancefloors di tutta Europa con le loro produzioni (ricordiamo l’ultima uscita di Joseph Capriati su Drumcode…) e le loro performance capaci di esprimere al meglio le nuove sonorità e le nuove “linee d’azione”.

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Quando si è piccoli è facile immaginare cose, estraniarsi in mondi fantastici dove vivere avventure incredibili condividendo con gli amici gli stessi sogni ad occhi aperti. Poi, crescendo, la fantasia viene strozzata da una cravatta e ci si ritrova cristallizzati in giornate fotocopia casa-ufficio-aperitivodelvenerdìsera senza via di scampo…a meno che…a meno che non si abbiano dei compari dalla stessa lunghezza d’onda, che non appena hanno davanti la line up del compleanno della Sub:stance night al Berghain di Berlino lanciano la chiamata alle armi per bloccare il primo volo disponibile.
Questo luglio si festeggia un anno di dubstep nel cuore pulsante della scena Techno berlinese, chiara dimostrazione di come la capitale tedesca non sia territorio esclusivo della minimal quanto piuttosto un libero spazio per ogni forma d’arte e ricerca sonora.
Grazie all’iniziale sostegno da parte di Pete e del resto della crew di Hardwax (tra cui ricordiamo T++) questi parties dubstep hanno da subito ottenuto un forte riscontro di pubblico e critica, riuscendo inoltre col tempo a crescere portando il sound di Bristol ad un livello successivo.
Ormai è infatti riduttivo parlare esclusivamente di dubstep, negli ultimi due anni le contaminazioni con gli altri generi sono diventate sempre più pesanti, e se poi contiamo gli esperimenti di artisti apparentemente estranei al genere come Micheal Pritchard e Kevin Martin, ecco che siamo davanti ad un nuovo suono.
Tra l’altro dall’incontro tra i Dj’s della Sub:stance night ed i resident del Panoramabar (due coppie di nomi a caso Scuba e Marcel Dettmann, Shackleton e Villalobos) è nata quella corrente che la rivista Groove ha battezzato Techstep. In realtà non si tratta di una definizione del tutto nuova perchè già era stata tirata fuori ai tempi della drum ‘n’ bass quando iniziava a farsi sentire il crossover con la Techno più oscura e sporca, e anche adesso la situazione è più o meno la stessa con gli iperbassi a sorreggere una struttura ritmica che non disdegna il 4/4, con melodie dure e meccaniche.
Ad aprire le danze tocca però, tanto per rimescolare ancora le carte, ad un Dj che con le suddette atmosfere non sembra averci niente a che vedere: John Osborn della Ghostly/Spectral.
Il suo set è una sorta di deep house ibrida con le basse frequenze esasperate all’estremo mantenendo però un carattere happy e rilassato da ballarsi tranquilli con in mano i primi vodkashot della serata.
Sembrano passati pochi minuti da quando eravamo in coda sotto una pioggia battente rimessi all’insindacabile giudizio di Sven, ma sono trascorse già due ore e sulle note del classico anthem di Robin SShow me love”, cantato a squarciagola da tutti, sale in consolle l’altro Osborne, vale a dire Louis Appleblim che butta sul piatto l’ultimo ep della Delsin rec. spezzando così il beat e sollevando una fitta coltre di dub.
L’ex Skull Disco va avanti fino alle quattro usando le melodie a mò di torcie elettriche per facilitare la nostra visione collettiva. Come negli antichi riti indiani danziamo in trance (grazie soprattutto ai sempre comodissimi orari di zia Ryan) alla ricerca del Grande Spirito. E’ incredibile come in queste serate il Berghain perda la sua fortissima carica sessuale per ritrovarsi abbracciato alla sola Musica.
La performance del ragazzo inglese termina tra gli applausi ed è il turno della leggenda di Detroit Stacey Pullen, che come John Osborn non ha alcun legame col dubstep, ma che tra tutti i Dj della Motor City è sicuramente il migliore in fatto di mentalism.
Le sue sono tre ore e mezza di progressioni tribali e raggi laser; quasi esclusivamente materiale nuovo senza lasciare spazio a nessuna hit del passato.
Intanto al piano inferiore dapprima Loefah somministra un’overdose di morfina al dancefloor con un passo lento e al tempo stesso abissale, e successivamente Mala, suo compare nel progetto DMZ, riporta tutti alla vita con un dubstep classico ragga oriented.
E’ la calma prima della tempesta…Scuba è ai comandi e tanto tranquilla e silenziosa è la sua figura tanto violento e dark è il suo set.
Dalla sua valigia (eh sì qui si suonano vinili altro che mp3) si rizzano catene ed il superbo Funktion One si china a loro servizio.
Ormai sono allo stremo la stanchezza del viaggio sta avendo la meglio e la musica mi trascina nell’oblio, gli occhi si spengono ma il corpo continua ad ondeggiare…chissà dove sarei finito se Remarc (Planet Mu rec) non avesse dato la sveglia a colpi di breakcore, facendomi notare uno scalmanato Shackleton a ballarsela allegramente attaccato a un woofer.
Il sole è alto da un pezzo a Berlino, e alle 7 passate per me è davvero l’ora di uscire prima di perdere definitivamente ogni contatto con quello che mi appare sempre meno come il mondo reale.

Federico Spadavecchia

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Grackle “Desert Acid Ep” (Supersoul Recordings)

Continua la sempre più ardita linea musicale, da parte della Supersoul di Xaver Naudascher. Questa volta l’interprete delle follie musicali è Grackle.
La versione originale di “Desert Acid” è una scorribanda tra sonorità per l’appunto acid e chitarre elettroniche, una vera fusione di generi. Synth e bassline che ricordano molto l’inizio degli anni 90′ e i primi rave, sembrano duettare con un fantomatico chitarrista, un vero incontro tra elettronica e rock. Con la versione curata da Musiccargo, band di Dussendolf, si ritorna a dei stili più canonici, ma senza tralasciare la qualità. La traccia, arricchita da un vocal curato dalla stessa band, ricorda molto le produzioni dei Royksopp e colonne sonore famose come “The virgine suicides” degli Air. Un pezzo che stravolge completamente l’idea originale ma che ci arricchisce di una versione altrettanto valida. Rimanendo in tema di colonne sonore, l’ultima reinterpretazione è curata dai Sombrero Galaxy, duo formato da Dj Tako Reyenga e Johnny Nash, che trasformando il pezzo in una sinfonia ispirata profondamente dall’estro artistico di Vangelis.
Il disco si conclude con “We are it”, ulteriore inedito che conferma il genere fusion tra elettronica ed sonorità più classiche, questa volta con una guest star: la tb808.

Onur Özer “Kaşmir Remixes #2” (Vakant)

Secondo disco di remix per Onur Ozer e il suo album “Kasmir” uscito nell’ormai lontano 2007. La prima versione, uscita neanche un anno fa, vedeva reinterpretare “Eclipse” e “Sahara” da Loco Dice e Zimmermann, per il secondo capitolo la Vakant ha scelto “Innervoice” e “Aida”, rielaborate da Isolee e Baby Ford.
La versione del tedesco di Frankfurt, è la traccia più forte del disco. Caratterizzato da un groove ben articolato e da un linea di basso dal suono freddo e profondo, riesce a fondere insieme sonorità house e techno, in un gioco di sample impazziti tra echo e riverberi.
Il lavoro curato da Baby Ford, si immerge anch’esso nelle atmosfere deep e con suoni che sembrano derivare dai migliori dischi Sender, ci regala una buona traccia ma che sembra mancare di quel pizzico di pepe che non avrebbe guastato il risultato finale.
In linea di massima un disco consigliato agli amanti delle sonorità deep-techno.

Raxon “The Mission” (Night drive music)

La deephouse e la nuhouse sembrano essere il nuovo fenomeno musicale e tra etichetta techno convertite a questo nuovo genere e label house già forti in questo mercato, lo stile sembra dilagare.
Un buon disco da dancefloor è “The Mission” di Raxon, in uscita sulla tedesca Night Drive Music.
La versione originale è incentrato sul gioco ossessivo dei pad in chiaro stile house e la perfetta coesione tra groove, bassline e riff carichi di riverbero.
Su lato opposto, trova spazio il remix di Jean Vanesse & Thomas Sohet aka Spirit Catcher. Il disco assume delle sonorità più cariche ma perde la spina emotiva della versione originale.
Vinile che sarà amato dalle piste dei miglior club estivi, tutto da ballare senza fermarsi mai un minuto. Siete pronti all’invasione deephouse?

Karotte “All she wants is” (Break new soil)

Sono finiti i momenti d’oro della minimal e l’innovazione è andata a scemare. Cercando una fusione con i nuovi momenti house, si riescono a tirar fuori dischi che vengono suonati da Richie Hawtin, Gregor Tresher, Len Faki, Chris Liebing, Deetron, André Galluzzi e Oxia. Siamo però così sicuri che sia questa la strada giusta? La versione original è un traccia minimal rinforzata da un basso house e caratterizzati da synth e sample che si ripetono all’infinito. La reinterpretazione curata da Marcus Fix, è sicuramente quella più suonata ma ci lascia sempre più perplessi sulla qualità attuale. Otto minuti palesemente tutti uguali e che non regalano nulla di significativo. La traccia di Microdinamic è sulla stessa scia e qui l’influenza house è più accentuata, grazie all’aggiunta di numerose percussioni.
Il remix superiore alla media è sicuramente quello curato da Robert Diez. Suoni e ritmica risultano essere ricercati e non si cade mai nel banale, questa traccia è consigliata e spicca rispetto alla qualità molto bassa di tutto il vinile.

Chaim “Thrill You” (Bpitch Control)

La tedesca Bpitch Control si trova al centro di un vortice musicale, tra le vecchie sonorità portate avanti con tanto ardore e le nuove scelte musicali imposte dal mercato musicale.
Chaim, artista isrealiano uscito su etichette come Turbo, My best friend e la stessa label di Ellen Allien, ci propone una sorta di house dalle influenze techno e caratterizzate da melodie provenienti dal passato di questa etichetta.
“Thirll you” è la traccia più forte del disco, quella che andrà di più. La ritmica dal forte accento house è caratterizzata da numerose percussioni, ma soprattutto da riff melodici acuti e ossessivi, vecchie sonorità che sembrano ripescate dal catalogo Kompakt.
Il pezzo successivo, ovvero “Danceable” mantengono la ritmica house e sample vocali che ricodano la scuola di Chicago, in questo caso fanno la comparsa anche synth gommosi e trombette.
“We do” è la traccia, che almeno sotto l’aspetto strumentale presenta delle sonorità dai discreti risultati, certo che i sample vocali allontano il pezzo da una visione techno, riportandola a una decisamente più house.
Un disco dal marcato accento house e che regala pochissimi spunti di valore.

Fabrizio Gattuso

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Firewater chiude il suo tour estivo venerdì 24 luglio con un appuntamento che vedrà salire sul palco dello Spazio Roma di via di Tor di Quinto, tre stelle assolute della musica elettronica europea: i live dei francesi Miss Kittin e The Hacker (al secolo Caroline Hervé e Michel Amato) e la tedesca Ellen Allien (Ellen Fraatz).

La data di Roma coincide con la prima delle esibizioni italiani di Miss Kittin & The Hacker. Il loro sodalizio musicale risale alla seconda metà degli anni novanta, quando i due, dopo aver fatto conoscenza durante un rave, incidono “Gratin Dauphinois”, brano che già custodisce la loro peculiare ed esplosiva miscela di techno e new wave, grazie alla quale riescono ad attirare l’attenzione del produttore tedesco Hell che li scrittura per la sua prestigiosa etichetta International Gigolo. In Germania il loro successo è immediato e sull’onda di altri brani quali “Champagne” and “Intimités”, arrivano a incidere il loro primo album, ironicamente chiamato “First Album”, che include quelli che saranno dei veri e propri inni dell’allora nascente movimento electroclash, “1982” e “Frank Sinatra”.

Dopo aver incassato consensi diffusi di critica e pubblico, Miss Kittin e The Hacker si separano momentaneamente per dedicare maggiori attenzioni alle loro carriere soliste. Miss Kittin pubblica tre album: “I Com” (2004), l’incredibile “Live at Sónar” (2006) e “Bat Box” (2008). Consacrata come icona dark e magnetica della scena elettronica, suona nei più importanti club e festival del mondo, facendo registrare ogni volta il tutto esaurito, grazie ad esibizioni che seducono e allo stesso tempo trasmettono un grande energia al pubblico presente.

The Hacker incide un solo disco nel 2004, “Rêves Mécaniques”, e si dedica maggiormente alle produzioni altrui.

Il 2009 segna il loro ritorno artistico in coppia con un nuovo album, “Two”, per la Nobody’s Bizzness. Sono dodici tracce che riprendono le sonorità del filone electroclash arricchendole con elementi electro–pop, naïve e techno. Le melodie di “Suspicious Minds” (cover di Elvis) e i beat più duri di “PPPO”, testimoniano un affiatamento artistico e compositivo mai sopito, che riemerge con forza proprio durante le esibizioni live, quando i due sono circondati da synth, tastiere, chitarre e laptop, suonano dietro postazioni illuminate con centinaia di led, e in cui non mancano mai gli ormai famosi intermezzi vocali di Miss Kittin .

Al termine del live, salirà in consolle la madrina dell’elettronica berlinese, Ellen Allien. Figura assolutamente poliedrica ed eccentrica, Ellen alterna produzioni in studio e dj set, alla direzione della sua etichetta Bpitch, punto di riferimento assoluto per l’elettronica tedesca e internazionale più innovativa. Dopo aver rilasciato nel 2008 un nuovo album dal taglio decisamente sperimentale “Sool”, ha iniziato un tour mondiale per celebrare il decennale della sua Bpitch assieme ad altri artisti della sua scuderia. Tour dal quale si allontanerà eccezionalmente per poche singole date, tra cui quella romana.

FIREWATER SUMMER TOUR

MISS KITTIN & THE HACKER (Live set)

ELLEN ALLIEN (Dj set)

Venerdì 24 luglio Ore 22:00

Spazio Roma, Via di Tor di Quinto, 57
Ingresso: 25 euro

Info: www.myspace.com/firewateratbrancaleone

Press contatct

firewater.summertour@gmail.com

Tel. 3381524587 – 3470731660

Info line

335.8109412 – 328.4437394

www.firewater.it – info@firewater.it
www.myspace.com/firewateratbrancaleone

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Fai la valigia. Prendi i documenti. Non dimenticare i soldi. Check-in online. Corri alla navetta. Carta d’imbarco. Gate 9. Decollo. Turbolenza. Atterraggio.
Il ritmo è frenetico nell’era del low cost. Le antiche trasferte in cinque su una Panda scassata hanno ceduto il passo alle più appetibili tratte aeree economiche, tra una capitale europea e un’isola balearica, da un club berlinese a un concerto nel cuore di Londra.
Vercelli è una città accogliente, situata a metà strada tra Torino e Milano, con i suoi quarantasettemila abitanti, le abbondanti coltivazioni di riso e le acque del Sesia a segnare il limite con la provincia novarese. Non ci sono voli Ryan Air, non spuntano grattacieli, non esistono metropolitane. Eppure anche questo scorcio di pianura padana sa regalare meravigliose sorprese.

Jazz:Re:Found è un festival di musica d’avanguardia giunto quest’anno alla seconda edizione; la rassegna dimostra di avere un ampio respiro internazionale, pur rimanendo profondamente radicata sul territorio vercellese.

Descrivere un’esperienza è sempre qualcosa di impervio. Non si tratta semplicemente di sensazioni visive o uditive. Talvolta è qualcosa di più profondo, qualcosa che tocca le corde dell’anima e rimane a lungo impresso nella mente.

Potrei scrivere qualche parola sul luogo, un’ampia area in centro città, a metà strada tra il panorama industriale e quello agricolo. Vi potrei spiegare in che modo le ciminiere di una fabbrica sono state utilizzate come sfondo per i giochi visuali, oppure potrei raccontarvi dei mille murales sulle pareti del capannone e dei maxischermi a LED giunti apposta dall’America.

Potrei parlarvi di Stephanie McKay e della sua voce intrisa di soul. I leggings verdi erano un pugno in un occhio, ma fate attenzione a ciò che le dite… la fanciulla arriva dal Bronx!
E che dire degli Sweet Vandals? Coinvolgente e divertente band di Madrid, che se fosse di New York sarebbe già esplosa da un pezzo, ma siccome è di Madrid ci mette un po’ a carburare.
Potrei commentare lo show dei Jazzanova, dilungandomi in noiose digressioni musical-filosofiche e spiegandovi perchè non mi sono piaciuti, troppo freddi, troppo accademici… (E poi diciamocelo, la camicia di Paul Randolph era inguardabile!)
O potrei smetterla di scrivere e rimettermi a ballare al ritmo degli Hot 8 Brass Band, quegli otto omoni neri venuti da New Orleans con un imponente armamento di trombe, tromboni e sassofoni.
E poi i Casino Royale, con la loro retrospettiva in chiave reggae su vent’anni di onorata carriera. Not my cup of tea, come direbbero oltremanica, ma anche questo fa parte del gioco.
Potrei consigliarvi i Flowriders e Colonel Red, abili miscelatori di suoni funk, hip hop e broken beat, o parlarvi dei tanti giovani che hanno partecipato al contest, dimostrando grinta e qualità da vendere.
Oppure, ancor di più, potrei raccontarvi di Josè James, ragazzo di Minneapolis dalla voce calda e dal carisma innato. Un MC prestato al jazz, talento indiscutibile, vera rivelazione del festival.

In ultimo, infine, potrei dedicare righe su righe agli artisti più attesi del festival: i Lamb, duo storico del trip hop di fine anni Novanta, scioltisi nel 2004 e ritornati quest’anno a calcare i palchi di mezzo pianeta. Potrei fermarmi un secondo e rivivere quel momento in cui la splendida Lou ci ha guardato negli occhi, uno per uno, sinceramente commossa per quell’affetto che nessuna Glastonbury ti può dare, ma che trovi solo in un «compact bijoux festival» (parole sue!) come Jazz:Re:Found.
E potrei descrivervi gli occhi lucidi di Denis Longhi, anima, cuore e direttore artistico della rassegna, che nel consegnarle un mazzo di fiori si emoziona come un bambino la notte di Natale. Potrei raccontarvi degli sforzi e della passione che decine di ragazze e ragazzi hanno dedicato alla realizzazione di un piccolo grande sogno, mettendo in moto una macchina immensa, di gran lunga superiore in qualità e quantità a tanti inutili festival che abbondano in quest’estate italiana.

Potrei parlarvi di questo e di molto altro, ma so che siete di fretta.
Voli low cost, carte d’imbarco, check in online e valigie da fare. Spesso fuggiamo lontano inseguendo il mito della terra straniera: grandi nomi, dj superstar, music business e folle oceaniche.
Se una volta soltanto ci fermassimo un istante guardandoci intorno, ci accorgeremmo, forse, che il bello è a due passi da noi.
This could be heaven…

Andrea Pregel

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Dopo il grande successo di Movement ‘08 l’incredibile festa che ha coinvolto negli ultimi due anni 13.000 ragazzi nel più grande evento di Halloween mai realizzato in Italia, Movement ritorna in versione estiva con una grande festa estiva interamente dedicata alla vera house americana.

Orgoglioso della recente partnership con il festival Movement USA – Detroit, venerdì 17 luglio l’estate torinese diventa protagonista con Movement Summer, un party esclusivo che vede ospite alla consolle l’eclettismo del producer e dj Danny Tenaglia, considerato il Re della house-music mondiale.

Tutta la potenza e il soul originali della musica nata a Chicago e NY all’inizio degli anni Settanta, si incontrano negli entusiasmanti mix della house music di matrice black di Danny, one man show che connette la potenza della cassa alle melodie del pop e far ballare le folle di mezzo mondo con spropositata energia.

L’house music, nata come sviluppo naturale della disco music, grazie a figure di riferimento come Frankie Knuckles, Larry Levan e Nicky Siano, che dalla consolle del Gallery di New York incominciano a sperimentare tecniche di mixaggio innovative, vede la sua consacrazione all’inizio degli anni ottanta proprio con Frankie Knuckles, che incomincia ad essere imitato per il suo modo di mixare i dischi con pattern di drum machine e vocalizzi. La nascita ufficiale del genere si può convenzionalmente far risalire al 1983, quando la casa discografica Imports Etc di Chicago iniziò a vendere dischi con la denominazione di “musica house”, evolvendosi fino ad oggi in infiniti mix and match di suoni e tecniche di missaggio.

Chalet, Torino
viale Virgilio, 25 – Parco del Valentino

apertura 19.00
Ingresso 40 euro, prima consumazione inclusa
Fino alle 22.00 in omaggio un buono consumazione

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Il did remix contest è finalmente giunto al termine! E come promesso… ecco la compilation dei vincitori della competizione della competizione che abbiamo lanciato un mese fa! I partecipanti sono stati numerosi e, come speravamo, provenienti da tutta europa, già noti o meno, ma soprattutto con la voglia di dare una personale versione di Time for Shopping. La scelta è stata davvero difficile e sofferta.. che fatica selezionare i sette migliori!! E siamo ancora convinti che l’esclusione sia tutt’altro che una stroncatura… abbiamo pensato di cambiare regole, ma ci sembrava ingiusto anche se più facile per noi. Crimeax, Testarossa, Templehof, Frost dj sexx sono solo alcuni, ma rappresentano il panorama degli artisti che ha partecipato. L’idea che ci ha guidato: stile e groove! Speriamo che vi piaccia… basta con le chiacchiere: SCARICATE!!

Vincitori Did Remix Contest:

1. Frost DJ Sexx
2. Shirt Vs T-Shirt
3. CrimeaX
4. Testarossa
5. Tempelhof
6. The Pure
7. Boys Of Brianza

DOWNLOAD !

http://www.foolicarecords.com/?download=tfs_rmx_othi.zip

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Il prossimo sarà il duecentesimo disco per la label tedesca di Ellen Allien, la Bpitch Control. . Paladina del djing femminile, Ellen insieme a Miss Kittin sono state e continuano ad essere le ragazze più cercate e rappresentative della scena techno.

Proprio della producer tedesca e della release n° 199, ci ritroveremo a parlare quest’oggi, ma Ellen Fraatz, non ha bisogno di ulteriori presentazioni e quindi passiamo subito alla musica, la sua seconda uscita personale del 2009.
Il vinile contiene al suo interno due tracce, “Lover” e “You are”, che ben raffigurano la doppia faccia dell’artista berlinese e della nuova tendenza musicale che sta prendendo sempre più piede.
Tra atmosfere allegre e housey, “Lover” trascina per mano tutti gli indecisi a bordo pista. Un groove e un bassline ripetitivo, con sonorità che vengono sia dal synth-pop che dal lato più melodico della techno, su cui si erge la voce della sirena Ellen. Le sapreste dire di no? Sopratutto se a metà disco entra in scena anche un synth a scandire il ritmo di quella che sarà una serata piena di allegria?
Il lato B lascia spazio a “You are”. La Dj tedesca dismette l’allegria estiva e butta sul piatto una produzione dal ritmo serrato. La cassa che scandisce in maniera secca e precisa il ritmo, è accompagnata da un bassline che sa molto di Roland Tb303 ma che non da mai sfogo alla natura più familiare agli amanti dell’acid. Quando entra in scena anche l’imminente riff a completare l’andamento del brano viene sempre da pensare alla Tb303. Trovano spazio anche sample ipnotici come quello di una campana dal sapore quasi mistico. Siamo davanti ai due volti della scena berlinese: da una parte quella più cattiva e aggressiva del Berghain con “You are” e dall’altra parte quella più allegra del Watergate con “Lover”.

In sostanza un disco che non ci fa gridare al miracolo per quanto riguarda la qualità e la ricerca musicale ma che ci terrà sicuramente compagnia in queste torride serate estive. La data di uscita è prevista per il 17 Luglio, siete pronti a ballare?

Fabrizio Gattuso

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Una volta quando ero ancora al liceo, luglio voleva dire vacanze al mare con la famiglia e guardare alla Tv tedesca la diretta di un evento incredibile che si teneva tutti gli anni a Berlino: la Love Parade.
Nel luglio 1989 a Berlino Ovest, lungo la strada commerciale del Kunfursterdamm, un centinaio di giovani fricchettoni ballavano seguendo un furgoncino con montato sopra un soundsystem al grido di Pace Amore e Tolleranza; meno di sei mesi dopo di allora il Muro era caduto. L’anno successivo, la parata potè attraversare la Porta di Brandeburgo donando alla risorta Germania unita il ruolo di culla della musica elettronica europea.
A partecipare alla manifestazione sono dapprima tutti i più importanti Dj tedeschi quindi, dalla seconda metà degli anni ‘90, tutti i più famosi nomi internazionali. Il pubblico non può che crescere in maniera esponenziale.
Con quella del 1998 si è giunti all’apice: un milione di ravers sotto la Siegessaeule, la statua dorata della vittoria, sono in adorazione per un ragazzo di Berlino Est che fino a pochi anni prima era costretto a comprare i dischi al mercato nero.
Paul Van Dyk in quell’anno fu inoltre imposto a furor di popolo come resident del Gatecrasher, la principale serata trance inglese tenuta all’Heaven di Londra, venendo così consacrato Superstar Dj di primo livello al pari dei miti inglesi Nick Warren e Sasha, idoli e maestri dello stesso Paul.
Con la fine degli anni ‘90 la trance in Uk divenne un mastodontico business e la deriva commerciale fu inevitabile: il mercato inavaso da una marea di produzioni cheesy collassa portando con sè tutto il sistema dei superclub: Crasher, Cream, Godskitchen, Home, cadono come pezzi del domino.
In Germania a subire il colpo più pesante è la Love Parade che perde definitivamente la sua innocenza nel 2000, quando diviene un marchio registrato per circensi parties globetrotter. Nel 2002 viene infine sospesa causa mancanza di sponsor, salvo poi essere riesumata anni dopo nella regione mineraria della Ruhr, ma non sarà mai più la stessa cosa.
Tra tutte le immagini delle feste passate questa è quella che ci piace di più: Paul Van Dyk che suona la sua For an Angel, inno della Love del ‘98 e allo stesso tempo simbolo dell’intero movimento trance tedesco.

Immagine anteprima YouTube

Federico Spadavecchia

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Glimpse – The Lazer Bather EP – Glimpse Recordings

Tra i tanti nomi nuovi ad essersi imposti nell’ultimo anno c’è sicuramente Christopher Spero, Dj inglese che ha fatto fortuna in Svizzera e quindi in Germania sotto l’alias Glimpse, con il quale ha firmato progetti per labels rinomate come Sonar Kollektiv e Cadenza.
Oggi debutta con la sua etichetta personale rilasciando un ricco ep contenente ben 7 tracce con la collaborazione di Jay Shepheard ed Alex Jones, mentre i remix sono firmati Shenoda e Cesare vs Disorder.
L’andamento è una soffusa e pulsante tech house concepita per moderni pianobar, dove Sam è in consolle a ricamare swing di tb303 mentre il pubblico in pista alza le mani al cielo chiedendo di suonarla ancora una volta.

Abe Duque – Following My Heart (remixes) – Processing rec.

E dopo l’album ecco i remix del primo singolo estratto vale a dire appunto Following My Heart.
A cimentarsi nell’impresa notiamo subito Dj Hell, vecchio compagno e mentore di Abe sui dancefloors europei. Il Dj di Monaco di Baviera ricompone il puzzle con con tasselli electro acid incollati l’un l’altro da un beat italo.
Il secondo artista conivolto è Tigerskin e quindi avrete già capito che si tratta di una storia buia fatta di strobo accecanti, sussurri provocanti e bassi sensuali: house music pura e semplice ( tuttavia molto più fedele all’attitudine della versione originale rispetto al mix di Hell), ma forse per questo terribilmente efficace!

Tedd Patterson – Hubble – Connaisseur Superieur rec.

Rimaniamo nei pressi di Chicago ed occupiamoci della nuova release di Tedd Patterson, vera e propria colonna portante del genere, che per una volta esce fuori da casa Kevorkian per recarsi in Germania a raccontare ai bimbi di Mannheim la favola delle loro origini.
I protagonisti di questa incredibile storia si chiamano Groove, Melodia e Ritmo ed il loro scopo è quello di riunire il genere umano sotto un unico vessillo, quello della buona Musica!!!

Santorini – Burnout – Exprezoo rec.

Poteva forse mancare all’appello l’ultima uscita targata Exprezoo?
Ormai lo sapete a questi ragazzi siamo parecchio affezionati, e loro anche ora alla vigilia delle vacanze estive non sembrano intenzionati a stare fermi un momento.
Ecco quindi il terzo vinile della collezione, affidato al producer di esperienza (e già ospite su queste pagine) Santorini, il quale rinfresca il suo stile con una dubtech movimentata che non rimane a specchiarsi compiaciuta della perfezione dei propri suoni come accade a gran parte delle produzioni di genere.
A fargli compagnia sul frisbee (a proposito avete visto che fighi i loro gadget al Sonar di Barcellona?) ci sono i remix di Bardini e Selph: mentre il primo si diverte ad ibridare il caldo dirty shake della Wind City con un algido rigore ritmico prussiano, il secondo spegne le luci per farci ballare sotto limpide stelle con la luna che si riflette tonda sul mare.

Anthea & Alex Cellar – The Playmaker – Freak ‘n’ Chic

La Freak ‘n’ Chic si è sempre distinta, sin dai suoi esordi ai tempi dell’electroclash, per essere una label abile a cavalcare l’onda del momento, ed oggi con la nuhouse non fa eccezione.
Dopo aver dato alle stampe un album di successo come quello di Collins è la volta del nuovo singolo di Anthea & Alex Cellar in cui il filo conduttore è un groove da spiaggia suonato coi tamburelli ballando tra i castelli di sabbia e coi racchettoni in mano.

Lee Coombs and Uberzone – Right Now – Lot49 rec.

Il ritorno di uno dei nomi più acclamati dell’house breakata di fine anni ‘90, Lee Combs, è annunciato con un grido sguaiato di sintetizzatori elettroidi da rasentare il coatto stile Justice; eppure a differenza dei cugini inutili dei Daft Punk questo pezzo è abbastanza umile da trasmettere una carica positiva ed una sana voglia di fare casino, senza contare il remix di Dopamine con le rullate di Miami Vice!

Solee – Timbabwe and Open Air – Parquet rec.

Musica per chimici afterhour dove non c’è differenza tra drum machine e supertele salvo poi aprirsi in una melodia malinconica da trance anni ‘90 e col remix di Marascia a spostare lo sguardo al cielo, per una volta senza occhiali da sole, per osservare meglio le scie degli aerei che riportano a casa gli amici della festa appena finita.

A.A.V.V. – Return of The Samurai EP – Tsuba rec.

Lavoro di squadra per i seguaci della scuola nehouse di casa Tsuba.
Tra i loop ipnotici di voci soffocate e di percussioni oriental-esoteriche proposti da Rozzo, David Pher e Nima Gorji, si distingue il minimal dub jazz dei Two Armadillos, con un giro di piano d’altri tempi.

Patrick Graeser – Squalid – NIG rec.

Senza perdere tempo correte alla versione di David Harrow nel segno dell’ultima tendenza berlinese: la Techstep.
Gli iperbassi e le ritmiche storte del dubstep vengono incrociati ad atmosfere e pad techno per fare luce nelle cantine più oscure.

Tommy Four Seven – Surma EP – Electric Deluxe

E’ invece inutilmente oscura ed aggressiva questa ennesima collaborazione tra Chris Liebing e Speedy J, ormai da un bel pezzo a corto di idee.
Sempre a metà strada tra i loro suoni caratteristici e i gusti minimali delle masse, i due Dj ripropongono quanto già fatto in passato con l’unica differenza di andare avanti col freno a mano tirato.

Federico Spadavecchia

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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