Una volta quando ero ancora al liceo, luglio voleva dire vacanze al mare con la famiglia e guardare alla Tv tedesca la diretta di un evento incredibile che si teneva tutti gli anni a Berlino: la Love Parade.
Nel luglio 1989 a Berlino Ovest, lungo la strada commerciale del Kunfursterdamm, un centinaio di giovani fricchettoni ballavano seguendo un furgoncino con montato sopra un soundsystem al grido di Pace Amore e Tolleranza; meno di sei mesi dopo di allora il Muro era caduto. L’anno successivo, la parata potè attraversare la Porta di Brandeburgo donando alla risorta Germania unita il ruolo di culla della musica elettronica europea.
A partecipare alla manifestazione sono dapprima tutti i più importanti Dj tedeschi quindi, dalla seconda metà degli anni ‘90, tutti i più famosi nomi internazionali. Il pubblico non può che crescere in maniera esponenziale.
Con quella del 1998 si è giunti all’apice: un milione di ravers sotto la Siegessaeule, la statua dorata della vittoria, sono in adorazione per un ragazzo di Berlino Est che fino a pochi anni prima era costretto a comprare i dischi al mercato nero.
Paul Van Dyk in quell’anno fu inoltre imposto a furor di popolo come resident del Gatecrasher, la principale serata trance inglese tenuta all’Heaven di Londra, venendo così consacrato Superstar Dj di primo livello al pari dei miti inglesi Nick Warren e Sasha, idoli e maestri dello stesso Paul.
Con la fine degli anni ‘90 la trance in Uk divenne un mastodontico business e la deriva commerciale fu inevitabile: il mercato inavaso da una marea di produzioni cheesy collassa portando con sè tutto il sistema dei superclub: Crasher, Cream, Godskitchen, Home, cadono come pezzi del domino.
In Germania a subire il colpo più pesante è la Love Parade che perde definitivamente la sua innocenza nel 2000, quando diviene un marchio registrato per circensi parties globetrotter. Nel 2002 viene infine sospesa causa mancanza di sponsor, salvo poi essere riesumata anni dopo nella regione mineraria della Ruhr, ma non sarà mai più la stessa cosa.
Tra tutte le immagini delle feste passate questa è quella che ci piace di più: Paul Van Dyk che suona la sua For an Angel, inno della Love del ‘98 e allo stesso tempo simbolo dell’intero movimento trance tedesco.
Federico Spadavecchia
technorati tags: love parade, berlino, paul van dyk
3 Comments to “Love will tear us apart…but not again…”
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marcello says:
In quegli anni andavo in svizzera a comprare le compilation trance, vendevano anche quelle tedesche oltre che quelle svizzere… è stato un bel periodo ed un bel movimento. Il cocoricò d’estate era tappa obbligatoria per sentire trance e non la progressive maranza italiana con tre suoni, il basso in levare e le rullate di snare.
Fabrizio Gattuso says:
Mi ricorda quando non ero più di un ragazzino e for an angel era veramente il massimo..il primo ferry corsten..tiesto..ora il movimento è terribilmente sprofondato all’inferno!! :D
marcello says:
pochi anni dopo infatti…
http://www.youtube.com/watch?v=_i1KqKIkLOI