L’anno scorso il successo è stato superiore a ogni previsione: la sfida di portare la musica elettronica nel cuore di Bologna, a Palazzo Re Enzo, è stata vinta sia dal punto di vista dei numeri, con un’affluenza straordinaria, sia dal punto di vista della qualità del pubblico – attento, partecipe, pronto a seguire anche gli act più complicati e meno inclini a derive dance. Un patrimonio da non disperdere, una (felicissima) base di partenza che ha spinto l’Associazione Shape, la creatrice di roBOt, a preparare una seconda edizione di valore davvero europeo. Bologna torna una città dove potersi permettere di pensare in grande, lavorando a fondo su progetti che riescano a dialogare in ricchezza e qualità con le migliori esperienze di Londra, Berlino, Barcellona, Roma.

L’apertura del festival, mercoledì 16 settembre, è maestosa: lo è per il livello degli artisti coinvolti (due maestri mondiali della techno, Carl Craig e Moritz Von Oswald, che dialogano con musicisti di estrazione jazz, classica e sperimentale in un viaggio sonoro davvero avventuroso), lo è per la sede, il Teatro Comunale di Bologna. Degno inizio per una rassegna che nei successivi tre giorni, oltre a portare un gran numero di dj di assoluto livello internazionale dediti alle declinazioni più strettamente relazionate al dancefloor (alcuni nomi: Guy Gerber, Tobi Neumann, Mirko Loko), avrà modo anche di ospitare alcune delle menti migliori delle sonorità digitali a trecentosessanta gradi (Tim Exile, Daedelus, Tokyo Black Star…), scelte tra l’altro con un criterio ben definito: essere artisti che lavorano sì con le nuove tecnologie, ma che considerano imprescindibile il fattore umano e l’importanza della fisicità dell’esecuzione, con un approccio attivo, creativo e manipolatorio nei confronti di software, laptop, sintetizzatori e campionatori.

La volontà infatti è quella di creare un festival che sia caldo, avvolgente, in cui la tecnologia si faccia “emotiva”. Non solo una fredda parata di superstar della dance o di algidi sperimentatori, quindi: l’esperienza deve risultare intensa, e a far sì che questo obiettivo venga raggiunto c’è anche un’eccezionale sezione dedicata a performance ed installazioni multimediali (guidate dal progetto approntato dai celebri e celebrati Carlomargot&Ericailcane, Giovanni Marocco, Alba Von Von), così come un ciclo di lungometraggi e un qualificato workshop su cosa significhi gestire un’etichetta discografica nel nuovo millennio, argomento quanto mai problematico (e stimolante) nell’era di Internet e degli mp3.

In quattro giorni, gli artisti coinvolti nella seconda edizione di roBOt sfiorano il centinaio: i migliori nomi emersi a Bologna nell’ultimo decennio (e oltre) ci sono praticamente tutti, così come alcuni degli act più interessanti a livello nazionale. La convinzione infatti è che una vera prospettiva internazionale e sprovincializzata infatti debba partire dalla valorizzazione e dal confronto serrato con ciò che ci si ritrova in casa; la possibilità di contare su location di eccezionale fascino come il Teatro Comunale e Palazzo Re Enzo o logisticamente (e storicamente) “importanti” come il Link, che con roBot viene restituito alla città dopo una lunga chiusura, ha permesso agli organizzatori di soddisfare ogni desiderio. Qualità e quantità vanno a braccetto, a scorrere il programma. Ora tocca al pubblico: ma i primi dati sulle prevendite parlano già di una grande accoglienza.

Locations:

16 settembre. Teatro Comunale. Ore 21.30
17, 18, 19 settembre. Palazzo Re Enzo. Dalle 16.00 alle 24.00
18, 19 settembre. Link. Dalle 23.30

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