Il mercato musicale è in un continuo fermento e sembra che settembre ed ottobre siano mesi caldi per l’uscita di moltissimi album. Tra i più attesi c’è sicuramente “Tribute to the sun” di Lucien Nicolet, in arte Luciano.
Nato musicalmente con lo stimato Ricardo Villalobos, è sempre rimasto fedele a un sound minimale, con numerose influenze provenienti dall’house music. Nonostante Villalobos si sappia rinnovare miscelando ogni genere musicale, Luciano risulta essere ancora fedele al sound che ce lo ha fatto conoscere.

Con l’ultimo lavoro, l’evoluzione l’ha portato ancora di più verso l’house, sfoderando per l’occasione lunghi cantati e melodie latineggianti.
“Los ninos de feura”, traccia che apre il nuovo lavoro, è la sintesi della corrente predominante, ma non esclusiva, che incontreremo in tutto l’album.
Il pezzo unisce una traccia corale proveniente sicuramente dalla sua terra natale, il Cile, a un groove e un bassline di puro stampo house. Nel brano successivo i suoni “Celestial”, come da titolo, segnano un’atmosfera più deep senza per questo smorzare il groove minimal.
La prima pausa di “Tribute to the sun” è “Sun, day, night”, brano privo di qualsiasi forma di cassa e contraddistinto anch’esso da un cantato latineggiante e un bassline profondo. Decisamente più significativa è “Cospirer”, pezzo che lascia da parte ogni forma di vocal e spinge molto sulla sua ritmica, arricchita da synth e sample ricchi di riverbero. Unica pecca? Il pezzo non evolve e stenta a decollare.
Seguono due pezzi decisamente meno ballabili come “Hang for Bruno” e “Fran left home”. La prima non colpisce particolarmente, mentre la seconda nonostante la buona architettura generale con un bassline in stile deephouse e una buona melodia, muore e nasce così.
Il disco migliora nel finale, con tre canzoni che riescono a dare danno una scossa all’album. “Africa Sweat” ha un ritmo tirato ed ottimo è l’uso della melodia fusa con il vocal. “Metodisma” è di livello ancora più alto, un ottimo groove da risalto a un giro di basso incisivo e a dei campioni molto particolari.
Il lavoro si chiude con “Oenologue”, dove la linea di tb303 da il meglio di sè in un gorgoglio che farà scalpitare la pista. Prosegue l’uso di sample vocali curiosi e in questo caso anche inquietanti.

Se sul disco non ci fosse stato scritto Luciano, lo si poteva definere come un buon album dagli spunti interessanti, ma essendo scritto da un artista che ha già ampiamente dimostrato il suo valore, risulta essere un filo deludente. Tranne la parte finale, il lavoro non convince affatto, il signor Luciano è rimandato agli esami di riparazione.

Fabrizio Gattuso

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