Un nome che in questo 2009 non ha avuto molto spazio, è sicuramente quello di Fuckpony, progetto curato da Jay Haze che ritorna all’assalto del mercato con “Let the love flow”. Album in uscita su Bpitch Control, label di Ellen Allien, non si discosta molto dai lavori precedenti dell’etichetta berlinese, rimanendo in scia alle sonorità melodiche della deephouse ma regalandoci anche pezzi degni di nota.
Il disco si apre con “R U feeling abroad”, traccia perfetta per un intro, miscela melodie e atmosfere deep, disturbate solo dopo i quattro minuti dall’ingesso prepotente della cassa. Il pezzo successivo, ovvero “I’m burning inside”, ricalca la linea di produzione del brano appena ascoltato, questa volta però l’intro ha la durata di un solo minuto. L’evolversi della track porta alla luce un ritmo soft e mai spinto, che contraddistingue il movimento nu/deephouse. Il vocal accompagna una melodia analogica che richiama lontanamente la trance primi anni 90′. “I know it happened” cantata dalla superba Chela Simone, già interprete di brani curati da Kiki, è un brano decisamente house, dove il groove semplice e soffice da risalto al vocal.
Proseguendo con l’ascolto del disco ci si imbatte con diversi brani che fondono synth tipicamente trance e atmosfere progressive a bassline e groove in chiave deep. Tra questi “Real love is forever” è quella che ha sicuramente qualcosa in più, ma i successivi brani come “Orgasm on the dancefloor” caratteristica per l’uso dell’organo che sa tanto di scuola Chicago e “Fall into me” anch’essa con il vocal di Chela Simone, non sfigurano.
Nel finale dell’album, si ritorna alle sonorità già sentite con “I’m burning inside”, dove gli aggettivi astrale, ipnotico descrivono a pieno i suoni eleganti e curati di “Always sunday”. Il disco si conclude con “Let the love flow”, traccia che da nome a tutto il lavoro, rimane sempre sullo stesso terreno deep, ma in questo caso la vena dancefloor è più marcata grazie all’uso di synth più acidi.
L’album è un po’ un calderone di sonorità deephouse, trance / progressive e suoni presi dalle passate produzioni di Jay Haze e solamente alcune tracce risaltano in maniera particolare. In linea di massimo è un buon lavoro, ma forse ci si aspettava qualcosa di più e conferma il trend un po’ sottotono che sta caratterizzando la Bpitch Control dell’ultimo periodo.
Fabrizio Gattuso
technorati tags: Fuckpony, Let the love flow, Bpitch Control
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