Se fosse durato anche un solo giorno in più saremmo stati tutti ricoverati in un ospedale psichiatrico, d’altronde il Bang Face, arrivato alla sua terza edizione, non è nient’altro che questo: 3 giorni di adrenalina anfetaminica, vissuti tutti d’un fiato ballando sull’immancabile moquette inglese, che ben poco concedono al riposo se non qualche ora assolata da trascorrere in spiaggia.
Altra caratteristica fondamentale del rave organizzato da James Saint Acid e dalla sua Hard Crew è la fedeltà del pubblico, degno discendente delle tribes dei primi anni ‘90, che per esserci ha sfidato addirittura le ceneri del vulcano islandese che fino all’ultimo hanno causato il blocco degli aereoporti di mezz’Europa.
Tanta tenacia è stata giustamente premiata da una line up di altissimo livello con giusto un paio di defezioni risolte con sostituzioni se possibile ancora migliori dei titolari: Bizzy B al posto di Friction ma soprattutto Mu-Ziq al posto di Mark II (comunque presente il sabato).
I padroni di casa ci danno il benvenuto con il tradizionale set hardcore di Dave Skywalker che per l’occasione propone un remix d’assalto della colonna sonora di Jurassic Park, tema scelto per la festa di quest’anno.
Musicalmente si può affermare che il Bang Face 2010 è stato soprattutto la sagra della catena con i Dj breakcore a dominare in lungo e in largo, dentro le sale e dentro gli chalet: Venetian Snares è il capo indiscusso di un plotone di zombie attaccati alla presa della 2 e 20 che arriva addirittura a lanciare una lattina di birra contro il fonico che non segue i suoi ordini. Jason Forrest aka Dj Donna Summer (copia sputata del wrestler americano Kane) ed i leggendari Human Resource from R&S rec., con uno straordinario set hardcore ‘92/’94 (ciliegina sulla torta Sunbeam “Outsideworld” ) sono i suoi fidati luogotenenti.
Fortuna che c’è Ceephax con un live tutto analogico a rallegrare l’atmosfera pompando l’happy acidcore dell’ultimo album così come DMX Krew che, ad un mese dal BLOC, affina il nuovo live rendendolo ancora più intenso e accattivante.
Sul versante delle nuove generazioni c’è da segnalare il talento di Loops Haunt e della giovane Doubtful Guest. Divertentissimi anche i ragazzi della Countryside Alliance Crew: contadini inglesi con tanto di mucche e pecore on E al seguito trapiantati nella Jamaica della d’n'b più spinta.
Per quanto riguarda il dubstep ormai possiamo dire con certezza che è morto, o meglio reincarnato nelle sue mille diramazioni affossando ogni tentativo di definizione: Appleblim, sempre più al vertice del djing mondiale, ha impostato il proprio sound su beats sexy e groovosi alla Strictly Rhythm con melodie dubbeggianti e mentali; Joker, invece, si serve dei potenti Funktion One per torturare la folla con i vibranti bassi del wonky beat, vero e proprio future pop.
In mezzo la sublime eleganza di Detroit: a Dj 3000 bastano solo un paio di Technics senza nemmeno gli effetti per trasformare la face room in Copacabana, mentre gli Aux 88, in divisa e synth, mettono su uno show degno dei Kraftwerk.
Spiegare poi a parole il live degli Urban Tribe è poi impresa davvero ardua: Moodymann, Antony Shake Shakir e Dj Stingray con drum machine vintage, laptop e tastiere intrappolano il funk in una prigione sotterranea dove la luce del sole non può arrivare. Immaginatevi Moroder in un solitario concerto dopo l’apocalisse nucleare, non so se rendo l’idea!
L’ultima gemma di scintillante estetica ce la regalano i Plaid: sala al buio e luci blue, giri di basso stretti dai rimandi proggy, grandi viaggi inframmezzati da risvegli schizzofrenici idm.
In tutta questa perfezione rileviamo solo un paio di delusioni, vale a dire un Mathew Herbert che non va oltre un normale, ed anonimo, djset techno/dubstep, e gli Orb a cui ormai si assiste solo per puro gusto filologico perchè per il resto il peso dell’età è troppo grande per consentire passi in avanti sia nella ricerca che sul dancefloor.
Chiude la festa il nostro ospite Saint Acid con l’ultima mitragliata acid, perfetta per la battaglia in pista a colpi di palloncini e delfini gonfiabili da spiaggia, per poi lasciare il commiato alle classiche cornamuse scozzesi.
E’ stata durissima ma siamo arrivati fino in fondo, ci rimane solo un’ultima levataccia per andare a prendere l’aereo e, una volta a casa, chiamare immediatamente il fisioterapista per un appuntamento!
Federico Spadavecchia
technorati tags: figate che a raccontarle non ci credi, bang+face,rave
Metti una sera a Milano, metti una sera a Milano con artisti straordinari in una cornice d’eccezione come il Teatro Parenti, metti una sera a Milano con artisti straordinari in una cornice d’eccezione come il Teatro Parenti sommerso da tanti amici che forse neanche a Natale.
Ecco quella di venerdì scorso è stata la migliore festa che si sia vista a Milano dai tempi della prima volta di Sven Vath ai Magazzini Generali nel 2004 (quella famosa notte in cui fece nevicare), e tutto questo grazie al team dell’Elita festival.
In un periodo convulso come quello del Salone del Mobile, sempre pronto a trasformarsi nella Sagra della Porchetta quando meno te lo aspetti, le brutte sorprese sono da mettere in preventivo.
I locali prettamente adibiti al clubbing del capoluogo lombardo inoltre già da parecchio tempo non garantiscono più un adeguato standard qualitativo, sia per la proposta artistica che per il pubblico, ed infatti puntalmente ecco come sono andate le cose mercoledì sera per Stacey Pullen ai Magazzini Generali secondo quanto riportato dal sempre presente Simone KK:
Il peggio Pullen mai sentito!Non era lui dritto, loopy, banale, fantasia 0, backgroud detroit 0, groove 0, blackness 0, funkytudine 0. I primi 40 min irriconoscibile. A me continuerà a piacere Pullen poichè so quanto vale.Il problema che se lo fai davanti all’asilo mariuccia della pasticca, egli come tanti altri verrà nel ns bel stivale a fare le marchette. D’altronde il peggior mills della mia vita (16 anni in 9 stati europei) è stato proprio ai magazzini. Salvo 3 dischi verso le 3/3.15 poi ho preferito andarmene. Peccato xkè al parenti i mom han suonato bene. Ma d’altronde Elita quest’anno è il parenti!
Il resto? pensate che ieri le alternative erano: dj set Klaxon al Plastic; x la serie se mi fa cagare già il live come il cantato di cotugno, ve lo immaginate il Toto dj set? Poi far uno dei Kraftwerk a Corsico in un buco + piccolo del Rocket con l’impianto chicco lascia senza parole. Elita= Franco Parenti.
E proprio a teatro pochi giorni dopo ci incontriamo per assistere ad uno spettacolo unico, a cominciare dal live di Byetone, cofondatore insieme a Carsten Nicolai della label Raster Noton. Diviso in quattro movimenti, i suoni che escono dal suo laptop sono di una perfezione inquietante, glaciali e puliti, ma, a differenza dei suoi compagni di scuderia, mantiene un’altrettanto elevata componente danceble. Una performance da mettere come esempio sul dizionario illustrato della minimal techno.
Applausi finali per Olaf ed iniziamo a ballicchiare rilassati sulle atmosfere cristalline di Pantha Du Prince. L’artista tedesco esegue per l’occasione l’ultimo acclamatissimo album Black Noise contornato da hit passate maggiormente orientate alla pista, di modo da dare quell’andamento proggy tanto caro a top Dj’s come Cattaneo e Sasha. Già immagino che al Bar25 le prossime domeniche mattina non si suonerà altro.
A completare l’opera ci pensa il geniale John Hopkins, senza pianoforte a coda questa volta ma con una carica degna dei primissimi Prodigy.
Anche per lui si tratta più che altro della riproposizione dell’ultimo disco Insides: le mani colpiscono velocemente i tre pads della Korg ed il beat si deframmenta in molteplici parti dando la sensazione di trovarsi sotto una frana.
Idm, techno e musica classica si fondono insieme, e quando sul finire la cassa si sfoga in un tradizionale 4/4 scoppia il degenero!!!! Standing ovation per John che si conferma essere uno dei profili più interessanti della scena elettronica mondiale.
E’ ancora presto quando ci ributtiamo in strada e allora decidiamo per fare una capitina all’Hundebisse nella zona nord est di Milano.
Questo locale, a metà strada tra un centro sociale e un club, si trova in un seminterrato di una fabbrica e ricorda molto da vicino il mattatoio de Le Iene di Tarantino. Anche qui comunque arrivano gli echi del Salone ma l’atmosfera più che apparire glamour è decisamente grottesca.
All’interno un misto di dark, punk fuori di testa e semplici appassionati si dimenano sul ritmo asfissiante di una band punk noise. So underground it hurts diceva il buon Abe Duque…
Adesso è davvero ora di andare, magari riesco a dormire pure qualche ora prima di prendere il treno.
Grazie di tutto Elita e all’anno prossimo.
Federico Spadavecchia
Venerdì 30 Aprile 2010 Xplosiva e Art At Work presentano una nuova data del progetto Balla al Circolo Canottieri Esperia. Il progetto rappresenta un nuovo immaginario tra clubbing, performance e arte contemporanea.
Ospite musicale della serata, Kode9, artista, dj e fondatore della Hyperdub, etichetta all’avanguardia dell’universo musicale dubstep.
Oltre ad aver firmato alcuni dei momenti chiave di questo genere notturno e suburbano – da Sign Of The Dub (2004) a Black Sun (2009) – attraverso la Hyperdub il produttore scozzese, al secolo Steve Goodman, ha messo in evidenza alcuni dei migliori talenti della scena musicale contemporanea (il fuoriclasse Burial, i King Midas Sound, Ikonika, per citarne solo alcuni) e disegnato nuove traiettorie sonore, riassunte nella prodigiosa doppia compilation 5: Five Years Of Hyperdub che, uscita sul finire dello scorso anno, ha raccolto unanimi consensi critici.
Nel suo recente volume Sonic Warfare: Sound, Affect, and the Ecology of Fear ha esplorato la teoria dell’utilizzo della forza acustica in funzione degli effetti sugli esseri umani. Quel che è certo è che Kode9 investiga attraverso la sua arte le “rhythmic collectivity”, le collettività ritmiche e l’immaginario afrofuturista, tra scienza, tecnologia e fantascienza.
In collaborazione con 3D – DNA Dance Department
15
Dissonanze 2010, Roma
Qualcuno con buona memoria se ne sara’ accorto: rispetto alle nostre abitudini quest’anno abbiamo aspettato un po’ di piu’ prima di definire la line up ufficiale.
Ci abbiamo messo piu’ tempo, vero. Ma questa e’ l’edizione numero dieci. Un traguardo importante. Raro. Volevamo festeggiarlo in modo piu’ che degno, volevamo offrirvi e offrirci un Dissonanze davvero da ricordare; volevamo costruire un evento in grado di raccontare se stesso, la sua storia, cosi’ come il presente e il futuro della musica che sentiamo – nostra.
C’e’ tutto lo spirito di Dissonanze nell’accogliere il grande ritorno di un artista dal carisma immenso come Gil Scott-Heron, o nell’ospitare il Trio del santone techno-dub Moritz Von Oswald, o nel chiamare il supremo Jeff Mills e un Richie Hawtin non in semplice versione dj, ma alle prese con una delle sfide artisticamente piu’ ambiziose e grandiose della sua carriera.
Ed e’ sempre lo stesso spirito a portarci a proporre artisti coraggiosi quali Jamie Lidell, Pantha Du Prince, Shackleton, oppure le avventurose investigazioni nel pianeta dubstep e nell’hip hop di frontiera… I nomi da citare sono tanti, quest’anno come mai. Gli stimoli pure, sempre mirati e meditati. Proveremo quindi a raccontarvi, passo dopo passo, quali sono le costellazioni della nostra galassia.
Benvenuti a Dissonanze 10
technorati tags: dissonanze, roma
Un giorno in più per Italia Wave Love Festival 2010: dal 21 al 25 luglio cinque intense giornate di grande musica dal vivo con tre band in data unica e un’esclusiva estiva.
Approdano a Livorno gli Underworld, pionieri della musica elettronica moderna che con Born Slippy in Trainspotting sono diventati la colonna sonora di un’intera generazione, i Faithless, profeti e guru della dance che ritornano dopo il grandissimo successo di ‘God is a dj’ con un attesissimo nuovo album ed i Groove Armada con il fresco di stampa Black Light dal vivo con il nuovo spettacolo tra rock ed elettronica.
Ed ancora da Chicago gli Ok go!, resi celebri dai videoclip autoprodotti a basso costo grazie ai quali hanno scalato le classifiche americane ed europee diventando un vero fenomeno in rete vincendo il YouTube Video Awards, parodiati anche dai Simpson e con un nuovo lavoro uscito a gennaio: “Of the blue colour of the sky”.
E sempre dalla vette delle classifiche l’attesissimo ritorno in Italia dei beniamini della neo-wave inglese, gli Editors, che con l’ultimo disco ‘In this light and on this evening’ si confermano una delle band più innovative del panorama rock internazionale.
Le prevendite sono aperte dal 15 aprile
technorati tags: festival, italia wave
Venerdì 16 aprile, La Città Del Teatro per il Fosfeni Festival, ore 22:00, presenta:
ALVA NOTO (DE)
Alva Noto è la sigla sotto cui agisce l’artista visivo Carsten Nicolai come performer di musica elettronica. Nato a Karl-Marx-Stadt nell’ex Germania Est nel 1965, Nicolai appartiene ad una generazione di artisti che opera nell’area di transizione tra arte e scienza. Il suo talento si è affermato in esposizioni importanti, come Documenta X a Kassel, le 49sima e 50sima Biennale d’Arte Contemporanea a Venezia, per approdare nei musei più prestigiosi del pianeta. La sua attività come Alva Noto riflette la sua estetica di artista visivo: Alva Noto si presenta come un fabbricante, un generatore di suoni, visto che opera principalmente al computer, e si colloca idealmente in un ambito espressivo dove convivono l’avanguardia storica, tra influenze di John Cage e Morton Subtonick, il minimalismo iterativo, la musica industriale, la ricerca glitch, incrociati alle teorie della meccanica quantistica a pratiche di costruzione e decostruzione sonora.
Negli anni Alva Noto si è confrontato creativamente con numerosi altri musicisti, come i Pansonic, Scanner, Ryuichi Sakamoto, marchiando ogni collaborazione con la sua ricerca sonora. Dal disco “Kerne” del 1998, ai successivi “Prototypes” del 2000, “Transform” del 2001, per arrivare alle produzioni più recenti Alva Noto ha definito nuovi aspetti e linguaggi della musica elettronica contemporanea.
A Cascina Alva Noto presenterà una delle sue creazioni più recenti: “unitxt”.
“unitxt” è caratterizzata da un approccio ritmico profondo, che si collega ad un’opera precedente quale “Transpray” del 2004. Lo stesso Nicolai ne suggerisce differenti letture, come combinazione di “unit extended” riferito ad una unità di griglia ritmica o di “universal text”, riferito ad un linguaggio universale, come la matematica, le costanti, ecc. In tutti i modi “unitxt” riflette tutta la magia ed il mistero di uno degli artisti punti riferimento della nuova musica d’oggi.
biglietti da 13 a 10 euro
prevendita circuito boxoffice
la sera dello spettacolo la biglietteria aprirà alle 21
La Città Del Teatro, Via Toscoromagnola 656, Cascina (PI)
Dopo lo straordinario successo dello scorso anno torna Ambienti Digitali, suggestive sonorizzazioni nei meravigliosi spazi della Reggia di Venaria curate da grandi artisti internazionali. Grazie ad una musica elettronica di altissima qualità e concepita appositamente per l’ambiente che la accoglie, la Venaria torna a comunicare attraverso espressioni musicali che meglio di altre approfondiscono il rapporto fra suono e ambiente. Musica elettronica e luoghi aulici, carichi di storia e segni. Un’apparente eresia che consente, invece, di scoprire come l’essenza, le vibrazioni primarie dei luoghi storici possono tornare a comunicare attraverso le forme musicali che meglio di altre scavano nel rapporto fra suono e ambiente, fra risonanza “della pietra” e risonanza dell’animo.
Questa seconda edizione conferma la formula già sperimentata, ma aggiunge anche consistenti novità che si traducono in patrimonio permanente per la Reggia, come la commissione ai Matmos, collettivo di Baltimora, della scrittura di una partitura originale di 20 minuti per sonorizzare la Fontana del Cervo nella Corte d’onore. Proprio alla Corte d’Onore sabato 8 maggio i Matmos daranno inizio al programma dei concerti con una performance che sublimerà i suoni proposti dal collettivo americano con uno spettacolo di luci nella fontana e disegni d’acqua.
Sabato 8 Maggio – MATMOS –opening alla Corte d’Onore
Sabato 15 Maggio – CLAUDIO ROCCHETTI – Cappella di Sant’Uberto (in collaborazione con Associazione Situazione Xplosiva)
Sabato 22 Maggio – PHILIP JECK – Cappella di Sant’Uberto
technorati tags: ambienti digitali, xplosiva
Chi era presente al WMF Club di Berlino lo scorso febbraio sarà già con la bava alla bocca dopo aver letto il titolo del disco. Quella notte per oltre 7 ore siamo rimasti abbagliati dalla classe infinita di Mathew Jonson e compagni, quindi ora che il cd è finalmente disponibile nei negozi non vediamo l’ora di ripetere la magica esperienza nel nostro salotto.
Cominciamo col precisare che il titolo non è altro che il nome del progetto allargato dei Cobblestone Jazz che da trio passano, appunto, a quartetto con la partecipazione di quel The Mole, veterano della scena house canadese, che già da tempo si esibiva coi ragazzi della Wagon Repair.
L’album rispecchia fedelmente l’andamento della performance dal vivo (e forse perciò non ci sarebbe stato male un secondo cd mixato) dimostrandosi una preziosa miniatura di quel suono che oggi dovrebbe essere definito nu house.
In effetti non siamo davanti ad un’opera rivoluzionaria ma ad una fine lavorazione artigianale.
Al momento è finito, o quanto meno sospeso, il tempo delle intuizioni semplici ma geniali dei non musicisti, ed il ritorno alle sonorità di Chicago rischia seriamente di diventare un monotono copia/incolla di samples vecchi di 10 anni su basi ritmiche preparate con ableton tutte uguali.
Ben vengano allora produttori dalla cultura “classica” usciti dal conservatorio e capaci di affrontare a mente aperta le sfide alla tecnologia e all’esaurimento dei generi musicali.
The Modern Deep Left Quartet è esattamente questo: dance moderna riveduta e corretta da parte di musicisti preparati, che sanno miscelare con perizia mezzi analogici e digitali ricavandone un sound caldo e contemporaneamente moderno.
Facile ricondurre il loro approccio al futurista Hi Tech Jazz detroitiano dove stili e strumenti diversi si incontrano per dar vita ad un qualcosa di nuovo ma intimamente classico.
Il battito vellutato di Chance Dub in apertura è un sensuale movimento ipnotico che rimanda tanto a fumosi jazz club quanto a luminosi dancefloor anni ‘80. E il gioco dei doppi continua con il vocoder e le tastiere di Sun Child tra l’house e il charleston, tra il djset e la jam session.
La voce filtrta è il filo conduttore che ci porta alle oscure e technoidi Mr Polite e Cromagnon Man, per poi tornare all’aria aperta con Fiesta, tutta basso slappato e Roland Tb 303.
Children, invece, ha le potenziali dell’anthem: cassa dritta senza tregua ma non invasiva, melodia ossessivamente grave e cantato naturalmente in vocoder. Chance rallenta la corsa, lasciando il campo alle note malinconiche di un hammond e ai sogni dei ballerini.
Sotto il Midnight Sun si consuma l’ultima danza, davanti ad un’indistinta alba che potrebbe essere in realtà un tramonto.
Federico Spadavecchia
technorati tags: the modern deep left quartet, cobblestone jazz
8
Blackout Secret Party
“da piccolo chiudevo gli occhi e mi immergevo sotto le coperte, sognavo di giorno, sognavo di volare, di combattere, di giocare la finale e segnare ed esultare sotto la curva.
C’è qualcosa del buio che ti rende ogni pensiero piu realistico, sarà forse perchè la realtà non è piu visibile. blackout non ti chiede di chiudere gli occhi, blackout ti chiede per un istante di non avere paura di guardare in faccia la realtà e per un momento immergervi sotto le nostre coperte. saremo noi a coccolarvi nel sonno e rendere i vostri sogni unici.
shhhhhhhhhhh attenzione blackout e totalmente segreto, nessuno sa niente di niente… sai soltanto che per raggiungerci ci vuole un pullman e sai che si terrà il 24 aprile dalle ore 23… giusto giusto per rimboccarvi le coperte.”
BLACKOUT, un evento basato su i criteri di fondere il club culture londinese della scena underground con quello di un prodotto commerciabile a livello nazionale creando un vero e proprio brand intorno al nome BLACKOUT.
BLACKOUT è una serie di party segrete, ovvero per raggiungerlo bisogna salire a bordo al BLACKOUT BUS un pullman totalmente oscurato ed una volta arrivato a destinazione ci sarà un passaggio collegato al pullman che vi porterà direttamente all’interno del locale. In qualche modo ci piace definirlo un rapimento di massa con il consenso
Ogni evento è organizzato in locali semplici maggior parte (magazzini/tendoni) luoghi molto minimal dove a fare da arredamento sono i clubber stessi e la scenografia allestito dallo staff blackout.
Per l’inaugurazione abbiamo scelto il nostro primo locale. Uno spazio di circa 600mq a forma di cubo in una zona industriale ma questo importa poco dal momento in cui non sarà possibile vedere la realtà che lo circonda.
Line Up:
DUSTY KID live
—————————–
BIOZUNI PROJECT live
GIOVANNI VERRINA
AER
per ogni altra informazione andate su http://www.blackoutsecretparty.com/info.html
E’ vero con la dance c’entra poco ma di fronte alla dipartita di un Genio della produzione discografica come Malcom McLaren bisogna togliersi il cappello e chinare il capo in segno di rispetto.
Qui di seguito riportiamo l’articolo de La Repubblica ed il documentario realizzato dalla RAI nel 1979 sui Sex Pistols, la sua creatura di maggior successo.
ROMA - E’ morto in un ospedale in Svizzera, a 64 anni, Malcolm McLaren, ex manager del gruppo dei Sex Pistols ma di fatto loro “inventore” nonché fra i primi animatori del movimento punk. Malato da tempo di cancro, a dare l’annuncio della scomparsa è stato il suo agente, Les Molloy. McLaren sarà sepolto a Londra, nel cimitero storico di Highgate.
Nato in un sobborgo della Londra post bellica, McLaren era figlio di un ragazzo giovanissimo che abbandonò la madre quando lui aveva appena due anni. Cresciuto dalla nonna Rose Corre Isaacs, figlia di un mercante di diamanti portoghese sefardita – che amava ripetergli “it’s good to be bad, and it’s bad to be good” – lasciò la famiglia appena adolescente e dopo una serie di lavori di varia natura frequentò diversi istituti d’arte in Gran Bretagna. Diversi perché fu spesso espulso e riuscì a completare gli studi solo nel 1971.
Fu in questo periodo che scoprì il proprio talento per la creazione di abiti, che gli sarà utile quando, più avanti, deciderà di aprire un suo negozio di abbigliamento. Ovvero nel 1971 quando, con la sua compagna, la stilista Vivienne Westwood, inaugurerà una boutique chiamata Let It Rock, a King’s Road, frequentata soprattutto da teddy boys e rockettari, dove la coppia fealizzerà anche costumi per il teatro e per il cinema.
Risale al 1972 il viaggio a New York, in occasione di una fiera di abbigliamento, durante il quale McLaren incontra la band dei New York Dolls. Per loro progetta un look completamente nuovo, fatto di giacche in pelle rossa e simboli dell’allora Unione Sovietica mentre mutua lo slogan, “Better Red than Dead” (”Meglio rossi che morti”) dai movimenti di protesta americani contro la guerra in Vietnam. Ma quella con i New York Dolls fu un’avventura fallimentare: la band si sciolse di lì a breve.
Tornato a Londra cambia nome al negozio, che diventa “Sex” e comincia a vendere abbigliamento sadomaso e le prime t-shirt strappate. E’ lì, nel negozio di King’s Road, che McLaren conosce la band che lo avrebbe consacrato come icona del periodo: i Sex Pistols, che all’epoca si chiamavano The Strand. Il negozio diventa uno dei fulcri della scena punk-rock, lì si ritrovano molti dei fondatori del movimento punk, da Sid Vicious a Mick Jones e Tony James. Nel 1973, McLaren diventa manager dei The Strands.
Il vero successo, con loro, arriva nel 1977 quando il singolo God Save the Queen, messo al bando dalla Bbc, conquista i vertici delle classifiche durante il Giubileo d’Argento, ovvero il 25esimo anniversario dell’incoronazione della Regina Elisabetta. McLaren aveva organizzato un concerto mobile: la band si sarebbe dovuta esibire su una barca sul Tamigi e Johnny Rotten e gli altri avrebbero suonato davanti al palazzo del Parlamento. Ma non fecero in tempo: l’imbarcazione fu bloccata dalla polizia e McLaren fu arrestato. Una pubblicità gratuita che giovò non poco al manager, uomo visionario ma anche dal grande intuito commerciale.
technorati tags: leggende, malcom mclaren
L’associazione culturale elita nasce a Milano nel 2005 ed ha come scopo quello di promuovere il networking in ambito culturale ed in particolarmodo nel mondo della musica e dei nuovi media.
In cinque anni di attività elita è riuscita ad imporre la sua filosofia aprendosi al territorio ed in grado di valorizzare le migliori realtà operanti nella scena musicale più innovativa di Milano.

Il programma dell’intero evento, che avrà luogo dal 13 al 18 aprile in più locations del capoluogo lombardo, può essere consultato all’indirizzo http://www.elitamilano.org/category/program/full-program/
Spada “Happiness EP” (Manual rec.)
Chi l’ha detto che inseguire i propri i miti porta solo a inutili scopiazzature? Il padovano Spada è sempre stato un devoto del verbo Border Community sotto la cui guida è cresciuto un poco alla volta, assimilandone i principi cardine (in primis la ricerca melodica) e nel contempo maturando il proprio gusto, che lo ha portato a varcare il limite della neotrance. L’idea di fondo è quella di realizzare canzoni da ascoltare in ogni momento della giornata e non per forza ballando in un club. Un fine del genere negli anni ‘90 aveva portato alla nascita della idm, oggi, si spera, possa rivitalizzare una scena Pop dance banalizzata a morte.
Questo nuovo ep edito dalla Manual mette finalmente Spada in condizione di dimostrare quanto ha appreso direttamente ed indirettamente in questi anni. Le parole d’ordine sono crossover e sentimento, il 4/4 non è più l’unica via. Le cinque ritmiche presenti pur con stili tra loro diversi sono electro-portaaerei al servizio della melodia, ogni dancefloor avrà così la sua hit su cui sudare e sognare.
UES “Thoughts of a ride” (Exprezoo rec.)
Comincia la primavera e quale modo migliore di celebrarla se non con la nuova uscita targata Exprezoo? Ormai dopo un 2009 ricco di qualità non possiamo più considerarli come semplici emergenti ma come una delle più belle realtà italiane degli ultimi anni in grado di lanciare giovani talenti e riscrivere i trends musicali del momento secondo il loro personalissimo stile.
Accade quindi che Ues butti sul piatto due vinili polverosi, fruscianti, che sanno quasi di tempi passati, quando si ballava lo swing con donne bionde vestite di piume e paillettes chiusi in un seminterrato bevendo champagne di contrabbando.
Il remix di Joss Moog su Where is that song ci riporta ai giorni nostri con un tiro deciso e moderno ma non per questo meno suggestivo.
Dj Gio Mc-505 “Gaucho (Bullet 1 of 2)” (DVR rec.)
Il suo nome oramai lo conosciamo bene, Giosuè Impellizzeri aka Dj Gio Mc-505 è l’estremo difensore dei suoni 80’s italo disco e synth-pop.
Sempre con Moroder nel cuore il Dj pugliese realizza una traccia luminosa e trascinante, quasi fosse una colonna sonora, senza comunque scadere nel revival.
A dargli man forte ci sono Bangkok Impact con un mix dal sapore disco, Gabe Catanzaro che preferisce, invece, metterla sull’acid dipingendo paesaggi lisergici, ed infine Midnight Express che ingrana la quarta e spinge con un potente sound electro-tech.
Monaque “Butterfly” (Highway Records)
Dalla Russia con amore, una calda scena deep balla attualmente sulla piazza Rossa sotto un insieme di influenze che vanno dalla proghouse inglese degli anni ‘90 alla neotrance di casa Kompakt degli anni zero. Monaque vola leggero creando il giusto sottofondo per un’assolato ed ipnotico afterhour dove la musica va percepita più che ascoltata.
Completano il vinile i remix firmati da Sei A, per lui una versione maggiormente fisica e drammatica, e da Jim Rivers che rimescola del tutto il mazzo per passare all’incasso con un poker di liquid funk e acid house.
SCB “SCB 01″ (SCB rec./Hotflush)
Scuba è colui che esplorando la galassia del dubstep ha ridato nuova linfa alla Techno.
Non basta un secondo album appena uscito (Triangolation) e che sta conquistando critica e dancefloor di mezz’Europa, per far sentire soddisfatto uno come Paul, che persino quando è davanti ad una folla di ballerini adoranti non abbozza che un tenue sorriso, no lui si spinge ancora in avanti e rivitalizza addirittura la Techno.
Le basi naturalmente sono quelle insegnate da mamma Basic Channel ma lo sviluppo è un percorso magico dove è facile perdersi rimanendo a fissare le meraviglie che vi si incontrano.
Sul lato A del disco c’è una profonda e malinconica traccia dub techno, il cuore pulsante della pista, mentre sul lato B trova spazio un jazz futuristico proveniente da chissà quale galassia lontana.
3 Good Doctors aka Agaric, Ed Davenport & Beaner “The Marvellously Medicinal Travelling Revue” (We Are rec.)
E concludiamo questa puntata con una produzione corale che fa del sound design il suo punto di forza, un 4/4 classico senza troppi fronzoli progettato unicamente per far pestare forte i piedi.
Su tutte spiccano le versioni di Agaric e Ed Davenport che, pur mantenendo il carattere da Dj tool che caratterizza l’ep, shakerano il dancefloor a colpi di phunky.
Starà poi a voi decidere se utilizzarlo per dare un chiaro segnale di via alle danze oppure come turbo per varcare la soglia dell’after.
Federico Spadavecchia
technorati tags: artisti vari, tech+house, groove
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
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