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nuits sonoresLa scena techno (che poi, ormai una buona metà suonano house, ma vabbè) vive da sempre moltissimo su alcuni riti che si ripetono sempre uguali, e molti di essi sono merito del più grande brand manager della scena, papa Sven, che proprio grazie alla ripetizione ad libitum di questi rituali, tipo il set cazzone al Time warp o l’ultima ora revival al Green&Blue rafforza di anno in anno il proprio impero Cocoon.

Tra questi rituali, i più famosi “commercialmente” sono fuori di dubbio i cd mixati della serie “The sound of the nth season”, che annualmente raccolgono il meglio della stagione ibizenca e il paccottone annuale della Cocoon Compilation che ogni maggio/giugno consacra qualche nuovo talento e permette a qualche artista di vecchia data di fare qualcosa di diverso dal solito, non sempre con risultati validi.

Anche quest’anno, puntuale come la dichiarazione dei redditi, è arrivato il pacco made in papa Sven, con dei nomi grossi grossi grossi (Villalobos e Moritz Von Oswald che ormai è tornato stabilmente attivo, per la gioia del mondo intiero), dei nomi trendy trendy trendy (Nick Curly e Dubfire) e il solito paio di quasi-newcomer (Basti Grub e Popof), oltre a un parterre des rois che comprende, tra gli altri, il sempre valido Mathias Kaden, l’ottimo Pantha du Prince, Dice e Reboot più Koze e gli Extrawelt.

Fin qui, limitandosi ai nomi, niente da dire, as always, ma all’orecchio come si presenta la Cocoon Compilation di quest’anno?

Sempre as always, su 12 tracce almeno 7-8 sono scarti di magazzino prodotti in 10 minuti giusto per avere il nome sul prezioso scatolone di vinili colorati e che verranno dimenticati da tutto il mondo nel giro di qualche ora, ma quel poco che si salva ha un suo perchè: la traccia di Kaden, ad esempio, ha lo stesso basso della traccia migliore del suo splendido album su Vakant ma un pochino di groove in più che la rende un gran bel tool, mentre quella di Pantha du prince ha un’atmosfera splendida come i suoi live anche se da suonare è piuttosto ostica.

Senza alcun dubbio le due hittone del lotto sono la traccia di Villalobos, semplice ma efficacissima e, come tutte le tracce di Ricardo, in grado di crepare i muri se usata al momento giusto e di farsi tirare i pomodori se usata a quello sbagliato, ma soprattutto quella di Nick Curly, che non si capisce come faccia a fare sempre lo stesso piccheppacche con due sample houseggianti banalotti eppure a tirar fuori roba che comunque ha un suo perchè; su queste due tracce io mi giocherei un venti centesimi come possibili hittoni estivi, da tenere d’occhio.

Oltre a queste quattro tracce, l’unica altra bella è quella degli Extrawelt, che è davvero bella bella: melodica e ipnotica come loro solito, ma a sto giro un po’ più sbilenca nella metrica delle percussioni, salvo qualche momento dritto e senza compromessi, il che la rende molto più interessante.

Tolte le tracce citate fin qui, poi, il resto è paccottiglia, tra Reboot col bassaccio electreggiante, Dice e Koze che fanno a gara a chi fa la traccia più anonima (ma quella di Koze è imbecille abbastanza perchè Sven la infili in qualcuno dei suoi set lunghissimi, anche solo per dovere di etichetta), Dubfire che si conferma il capo mondiale dei maranza col braccio fuori dal finestrino nonostante Popof le provi tutte per rubargli lo scettro e Basti Grub che probabilmente avanzava dello spazio nella scatola e l’hanno infilato così a caso, visto che in un mondo normale roba così non la stampano neanche sotto tortura.

Ah e poi c’è Maurizio, ma a Maurizio che gli vuoi dire, è una leggenda e ha avuto i suoi problemi, ormai non è che si possa pretendere chissà che.

(E cmq la sua traccia giusto per fare della tappetistica ha il suo fottutissimo perchè, eh, averne di tracce così…poi penso che a suonarla in un orario diverso dalle 10 di mattina son pomodori garantiti, ma questo è un’altro discorso).

Raibaz

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plastikmanRiprendi in mano il biglietto dell’aereo, riordina i flyer raccolti e condividi su internet le foto scattate con gli amici. La settimana post festival prevede ogni volta gli stessi rituali, utilissimi a riabituarsi a dormire di notte e a trovare le parole giuste per raccontare questa nuova edizione di Dissonanze.
E dire che il weekend era incominciato nel peggiore dei modi possibili con il nostro aereo per Roma in ritardo di tre ore rischiando di farci perdere la performance del Mortiz Von Oswald trio, uno degli obiettivi principali del viaggio.
Fortunatamente alle 23 atterriamo a Fiumicino e, dopo una corsa in taxi senza nemmeno passare dall’hotel, eccoci al Palazzo dei Congressi nel futuristico quartiere dell’Eur, cuore del sistema burocratico italiano. Non so a voi, ma a me fa sempre una certa impressione pensare di andare a ballare circondato da Ministeri e dalle sedi dei maggiori enti pubblici!!!
Quando entro nella sala della cultura il concerto ha già avuto inizio e, come uno schiaffo in faccia, prendo atto della seconda brutta sorpresa della serata: il pubblico è per la maggiorparte (arrotondando per difetto) composto dai peggiori tamarri del centro sud.
Il dettaglio, purtroppo, non passa inosservato nemmeno a Herr Basic Channel che, per nulla soddisfatto di ciò che ha davanti, si limita al compitino dell’ultimo album con una gran voglia di sbrigarsi il più presto possibile.
D’altronde, analizzando i fatti, il suo comportamento è comprensibilissimo: in origine la serata di venerdì doveva essere un ritrovo per l’avanguardia e si sarebbe dovuta incentrare sul loro live act e su quello di Plastikman per chiudersi tranquillamente all’una e mezza. Invece, dopo la prima pubblicazione del programma, a causa delle proteste in massa di un pubblico incapace di distinguere la differenza tra rave e festival (per non parlare del fatto che alla fine dei conti in Italia sono le tamarrate a fornire i mezzi per le figate) gli organizzatori si son visti costretti a protrarre l’evento fino alle 5 e 30 inserendovi Barem, Troy Pierce e il djset dello stesso Hawtin (anche perchè tra le altre cose al Time Warp il suo live è stato fischiato per tutto il tempo).
Tornando quindi al povero Moritz potete immaginare come possa averla presa a passare da main event a semplice apri concerto per una schiera di ragazzi drogati e a petto nudo…
In ogni caso è il momento del djset di Troy Pierce (pare che Ritchie non voglia esibirsi live dopo qualcun’altro) e questo ci consente di andare nel foyer del cinema per il concerto dei Neon Indian con il loro ipnagogic pop da Brooklyn.
Qui la situazione è nettamente più vivibile, con una platea più matura e attenta.
I ragazzi americani propongono una miscela di suoni new wave e atmosfere psichedeliche, in cui la voce viene costantemente campionata e filtrata per poi essere percepita come un vago ricordo malinconico. Una curiosità: il chitarrista si muove uguale a Roland Orzabal dei Tears for Fears nel video di Shout.
Lo show di Palstikman si apre con la messa in funzione di un gigantesco cilindro a led al cui interno il biondo canadese può ritrovare la sua vera natura di artista sperimentale contornato di drum machines per la gioia dei suoi vecchi fans che, anche se in minoranza rispetto ai cinghiali, ora hanno il pieno controllo del dancefloor.
Le melodie di F.U.S.E. e le ritmiche schizzofreniche dei primi Plus8, unite a suggestivi giochi di visuals e luci, sono un buco nero nel quale non vediamo l’ora di cadere!!!
Certo la Tb 303 è meno accentuata e il set effettivamente non propone novità rispetto agli anni ‘90, però vedere/sentire/vivere Spastik eseguita live è un’emozione che tutti gli appassionati di musica dovrebbero provare almeno una volta nella vita!
Per me la festa finisce qui, gli altri due Dj M_nus sono artisticamente nulli cosìccome il loro Boss quando torna ad essere l’idolo delle masse italiche.
Quella di sabato è la notte che attendiamo con ansia, una grande festa per tutti i musicofili al contrario dei ragazzini orfani del nome modaiolo che son rimasti a casa a vedere la Champions. Alle 19 siamo già tutti in terrazza a goderci il tramonto con i King Midas Sound: Kevin Martin e Space Ape umanizzano un post dub industriale fatto raschiando lo zinco delle bare; lasciano davvero senza parole e senza più frequenze libere i potenti Funktion One.
A farci muovere il culetto in pista per primo è un altro Dj della scuderia Hyperdub,Darkstar, con un buffet completo di tutti i sapori che offre oggi il dubstep.
In terrazza Gil Scott-Heron ci ammalia, ci seduce, la sua voce è di quel Kind of blue che ci serve per arrivare alle soglie della notte.
Il pop cristallino di Pantha du Prince (identica performance di Elita) è l’anticamera delle migliori performance di Dissonanze.
Shackleton ormai possiede una dimensione soltanto sua oltre il dubstep o la minimal house berlinese: percussioni magrebine rimangono sospese su un flusso slegato dal 4/4. Lasciamo il foyer dopo il primo quarto d’ora di Martyn che una volta di più conferma che il talento ce l’ha unicamente nella produzione.
Dal genio inglese alla leggenda di Detroit: è il turno di Jeff Mills!
L’ex UR sta attraversando un periodo di forma sopra le righe e, mentre il suo antico rivale di Winsdor ricerca il facile consenso dei ballerini seguendo i trends del momento, lui, anzichè nascondersi nel cilindro, esce allo scoperto con una nuova impostazione del proprio suono votato alla comunicazione interplanetaria.
Il Palazzo dei Congressi diventa un’astronave, l’Arcadia di Capitan Harlock, i giradischi sono i motori per entrare nell’iperspazio mentre la fedele Tr 909 è il cannone protonico per abbattere gli incrociatori spaziali dei Klingon!!!
Dopo tre ore di battaglia senza quartiere volteggiando liberi ai confini con l’ignoto, trovo la forza di liberarmi dal controllo mentale di Jeff per andare ad ascoltare l’ultima parte del set di Marco Passarani. L’eroe capitolino smorza i toni con una neo detroit funky e deep.
A chiudere il festival Joris Voorn che forse dopo una performance come quella di Mills non sa che strada intraprendere così butta sul piatto ancora dei bei pestoni quando lo avrei preferito di più nella sua veste melodica come era avvenuto al Bloc Weekend.
L’alba segna la fine delle danze e Dissonanze ha spento la decima candelina.

Federico Spadavecchia

dissonanze

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nuits sonoresSu decks è già iniziata la prevendita della nuova compilation annuale Cocoon e, anche se i preascolti non sono ancora disponibili, possiamo dare una scorsa alla tracklist che recita:

Moritz Von Oswald – Cocoon Dark Dub
Basti Grub & Komaton – Sick
Pantha Du Prince – Bolder
Mathias Kaden – Rave Strikes Back
Nick Curly – Keep On
DJ Koze – Sbooty
Loco Dice – La Bicicletta
Dubfire – Rejekt
Popof – Roxy
Extrawelt – Simp

Nel mare di bonghetti house (Curly), ritmi minimali (Koze), nomi trendy (Dubfire, Dice) che non cambieranno la nostra vita, ciò che ci fa strabuzzare gli occhi quasi increduli è la prima traccia firmata Moritz Von Oswald che non soltanto fa parte di quell’elettronica colta che poco si addice all’attuale target Cocoon ma è anche il massimo esponente della scena berlinese rivale storica di quella di Francoforte che vede in Sven Vath il suo rappresentante più fiero mai piegatosi al verbo della Capitale.
Non ci resta che aspettare con le orecchie ben tese, l’uscita è prevista per il 14 giugno.

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nuits sonoresLione non dista molto dall’Italia, giusto un tre ore e mezza da Torino, un’ora in più da Milano e quasi una vita dalla mia bella Zena che mi costringe a prendere treni improbabili ad orari impossibili.
Anyway anche questa volta più di trenitalia (ed un tentativo di farci trascorrere il mercoledì sera nella sconosciuta Rivalta Scrivia) potè la passione, e così eccoci insieme a Simone KK a correre lungo i binari della stazione centrale che non sono neanche le sette del mattino, ma giusti giusti per salire a bordo del TGV, destinazione Nuits Sonores dove ci aspetta il resto della compagnia (un grande abbraccio a Gandalf, Antonella, l’architetto Z, Melkio & Yuri con relative signore, Mauro e Roby con tutta la mitica Techno INPS genovese).
Les Nuits Sonores è il festival di musica elettronica più importante di Francia e quest’anno è alla sua ottava edizione.
Come struttura ricorda molto da vicino il Club to Club: da mercoledì a domenica vengono organizzati una serie di eventi diurni e nottorni sparsi in giro per la città coinvolgendo non soltanto le discoteche ma anche warehouse e luoghi non convenzionali.
Proprio da uno di questi ultimi comincia la nostra avventura nella terra di Asterix; il palazzo della Borsa è un’elegante costruzione in pieno centro che sotto i soffitti preziosamente affrescati ospita webradio, punti informativi e workshops per case discografiche e produttori di strumenti musicali. All’esterno, invece, la piazzatta è diventata un dancefloor e tutti ballano rilassati godendosi i tenui raggi solari di un maggio travestito da novembre.
Dopo una cena frugale a base di agnolotti al burro ben innaffiata di grignolino optiamo per la serata all’Ambassade, un microscopico disco lounge che propone gratis niente di meno che Carl Craig!!
Naturalmente pur arrivando molto presto al locale c’è già una fila lunghissima, ma grazie agli agganci giusti del Gandalf (guida fondamentale di quest’avventura) riusciamo ad entrare subito.
Le prime due ore però sono una TRAGEDIA!!! Il club, ad esser genorosi da 60 persone, ne ha fatte entrare 150 e l’aria era di conseguenza irrespirabile e di ballare neanche a parlarne!
Fortuna, e tenacia, vuole che all’una e mezza quando inizia il Dj americano in molti decidono di averne abbastanza e vanno via permettondoci di fare quattro salti.
Craig, per di più, ci spiazza con due ore di scudisciate made in Detroit e donandoci perle come Gina X e la super classica Jaguar.
Il venerdì lo dedichiamo a fare i turisti. Lione con i suoi 100.000 studenti universitari è la città più giovane che abbia mai visitato e, pur essendo per estensione la seconda subito dietro a Parigi, ha un centro storico relativamente piccolo e girabile a piedi.
Finalmente siamo pronti al primo round delle Nuits Sonores nella sua sede principale ai magazzini generali, un complesso di capannoni industriali in smantellamento nella zona di Perrache.
Attrazione numero uno della festa è lo show di Laurent Garnier che insieme al fido Scan X percuote un dancefloor infuocato in un’inedita veste rave alternando dj set a performance live con tanto di synth analogici.
L’unica pausa che ci concediamo è per assistere al concerto degli UNKLE di James Lavelle, in versione Bono Vox Zooropa, oramai divenuti definitivamente una rockband dominata dalle chitarre.
Chiudiamo squadrando l’alba a colpi di cassa con i residents del Berghain: Marcell Dettmann e Ben Klock, che, lontani dal club berlinese, fatico a comprendere trovando la loro dub techno marziale troppo monotona e fuori contesto.
E’ sabato ed il giorno del Body & Soul, il grande evento per cui abbiamo affrontato questo viaggio.
Alle piscine di Lione, un complesso massiccio in cemento lungo il fiume che fa tanto Ostalgie sono stati invitati, per un evento unico in Europa, Francois Kevorkian, Joaquin Claussel e Danny Krivit.
I tre tenori della scena house della Grande Mela dalla metà degli anni ‘90 sonorizzano le domeniche pomeriggio a Tribeca con una performance corale che va ben oltre il mero back to back.
In quasi otto ore di set l’house viene sezionata ed esplorata in ogni sua parte: dalle origini funk e disco, alla gospel house (ad un certo punto mi aspettavo apparisse Sister Act…), al newyorican soul ma soprattutto strumenti suonati e non loops!!!
La formazione tipo vede Francois al comando di Tracktor a gestire la scaletta e il sound design mentre Claussel e Krivit si alternano al mixer (rigorosamente a manopole).
Se Krivit preferisce un approccio più fisico al dancefloor, Joe si pone al pubblico come un prete del ghetto che incita i fedeli alla domenica, con lo sguardo spiritato sembra che la musica passi attraverso il suo corpo prima di finire nel mixer e quindi nelle casse. Il Dj di colore, inoltre, manovra canali ed equalizzazioni con una tale precisione da rendere chiaro a tutti che lui non è che conosce a memoria le canzoni, no lui le possiede!!!
Ecco in uno show del genere Tracktor libera le sue vere potenzialità perchè tenere i dischi a tempo è solo una minima parte di un set che prevede che tutti i brani utilizzati vengano remixati sul momento creando così nuovi inediti edits.
Con Claussel al comando, sempre sotto l’attenta e severa supervisione di Messieur K, c’è spazio solo per abbracci e sorrisi a beneficio di una platea molto più adulta rispetto al rave notturno.
E a proposito di signori di una certa età la serata si apre con il concerto dei Gang of Four, storica band americana, ancora capace di fare casino.
Nella mia strada per Dixon mi imbatto in Rustie e il suo ormai solito set tra electro, dubstep e techno anni ‘90 su cui il pubblico ben si scatena.
Il boss della Innervisions, invece, ci stupisce e anzichè proporre un prevedibile set nuhouse condito di jazz e deep, la mette sul viaggioso facendoci ballare a venti centimetri da terra.
Il suo finale con uno special rmx di Kill100 degli Xpress2 ci manda definitivamente in orbita!
Prende quindi in mano le redini del gioco Seth Troxler, giovane promessa di Detroit (quando nasci nella Motor City hai già fatto metà del lavoro…) capace di mettere d’accordo mainstream ed underground, che sfodera un set in progressione partendo da suoni scarni e minimali fino a crescere sempre di più per impatto e costruzione dei pezzi. La chiosa, all’ultimo disco, The Light 3000 di Schneider TM, vale a dire la cover di There is a light that never goes out degli Smiths; a stento tratteniamo i lacrimoni.
Ultimo dj set del festival: Agoria.
All’idolo di casa il difficile compito di chiudere le danze; qualcuno lo definisce già come il delfino di Laurent Garnier ma per me siamo ancora ben lontani da quei livelli d’eccellenza mancandogli ancora tutta la parte teatrale e concettuale.
Il suo è comunque un set energico e strepitoso mostrando un’ottima tecnica coi cdj. Su Les Violons ivres scorrono i titoli di coda e sull’ultimissimo disco scatta il delirio dei ravers più navigati…è Go di Moby!!!
In conclusione queste Nuits Sonores sono state una bella novità per noi amanti della pista da ballo e ci han permesso di vedere performance, come appunto il Body & Soul, uniche nel loro genere e rarissime qui in Europa.
Tuttavia c’è da sottolineare la disparità di organizzazione tra gli eventi pomeridiani e quelli notturni, con i primi meglio impostati e gestiti a fruizione di un pubblico più maturo, mentre i secondi, chiaramente per la massa, richiamavano da vicino i festival tedeschi in stile Time Warp, ma con l’aggravante di non aver gestito bene i palchi (Garnier e UNKLE dovevano esibirsi a sale invertite vista la quantità di gente accorsa per il parigino) e gli spazi di accesso (code interminabili all’entrata che si trasformavano in un’ammucchiata generale).
Inoltre gli impianti non erano potenti come avrebbero dovuto essere, in altre parole: mettetela come volete ma senza Funktion One si fa poca strada!!!
In tutta onestà se il festival si fosse tenuto in una città poco attraente come ad esempio Eindhoven difficilmente sarei andato.
E’ l’alba di un maggio che poteva essere tranquillamente novembre e voglio solo riposare qualche ora prima di rimettermi in viaggio verso casa.

Federico Spadavecchia

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fabric

Vestito nuovo per frequencies.it che, grazie al buon amico melkiorave, lascia le vecchie sembianze ormai logore dopo ben 4 anni di dure sudate sui dancefloor di tutta Europa per un attire molto più accattivante ed una migliore leggibilità.
L’unica cosa che rimane e che non cambierà mai è la nostra passione!!!

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fabricNuovo cd mix per la serie di compilations più famosa del mondo. Questa volta ai controlli troviamo Surgeon, artista inglese che (come del resto Pete aka Substance) meglio di chiunque altro rappresenta l’ala avanguardista della musica Techno, anello di collegamento tra la scuola europea anni ‘90, quella detroitiana e l’ultima incarnazione dubstep.
Abbandonato ormai il progetto di coppia British Murder Boys con lo storico partner Regis, e partecipando saltuariamente al più aperto Frequency 7 in compagnia di Ben Sims, attualmente gira l’Europa con il suo A/V show con tanto di performance yoga sul palco di due insegnanti.

Tracklist
01. Location recording from Kuramae Subway Station, Tokyo, Japan
02. Scuba – Glance
03. Surgeon – Bad Hands (Drums Only)
04. Marco Bernardi – Giro (Exium Remix)
05. Instra:mental – Forbidden
06. Forward Strategy Group – Applied Generics A
07. Reeko – Agile Movement
08. Surgeon – Bad Hands Part 2 (Drums Only)
09. Robert Hood – Superman
10. Planetary Assault Systems – X Speaks To X (Al Tourettes & Appleblim Remix)
11. Ritzi Lee – Black Star Ritual (Ben Sims Remix)
12. T-Polar – Crab People
13. Ital Tek – Spectrum Falls
14. Surgeon – Klonk Part 1 (Drums Only)
15. Subeena – Picture
16. Fran Hartnett – It Was Written In Vapour
17. Mark Broom & James Ruskin – Hostage
18. Stephen Brown – Stress Free
19. Ancient Methods – AM04B1
20. Surgeon – Compliance Momentum
21. Greena – Tenzado
22. Starkey – Spacecraft
23. Starkey feat. Anneka – Stars (Slugabed Did A Remix)24. Cari Lekebusch – Spindizzy (Luke Slater’s L.B. Dub Corp Remix)
25. Surgeon – The Crawling Frog Is Torn and Smiles
26. Orphx – Threshold (Substance Remix)
27. Gatekeeper – Blip
28. Mark Broom & James Ruskin – No Time Soon
29. Russ Gabriel – El Juan
30. DJ Overdose – What

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jonsonAvere la possibilità di fare due chiacchere con uno dei pilastri della musica moderna non capita tutti i giorni e quindi dobbiamo ringraziare davvero tanto Xplosiva che non solo ha portato nel suggestivo circolo Esperia sul lungo Po a Torino Kode9, boss della Hyperdub, nonchè eroe del dubstep ma ci ha anche regalato l’opportunità di intervistarlo insieme ad un partner d’eccezione come Giorgio Valletta. Quello che ne è venuta fuori è un’interessantissima discussione sulla natura del genere, e di conseguenza sono emerse tutte le ossessioni britanniche vecchie e nuove: dal ribadire il legame del suono con la madre patria, che all’estero viene mal interpretato, al dibattito sull’hardcore continuum (detto nuum), che negli ultimi due anni sta impegnado i più fini critici, Dj e musicisti del Regno Unito, a riguardo della discendenza jungle e hardcore.
Ma eccovi l’intervista:

Nel 1997 El-B pose la prima pietra del dubstep. Oggi, passati 13 anni, la scena post garage si è sviluppata in così tante direzioni che mi chiedo se abbia ancora senso continuare ad usare il termine Dubstep per ricomprenderle tutte…

La maggior parte della musica che propongo appartiene a diverse diramazioni post garage come broken beat, Uk funky, dubstep o grime o ancora bassline. Ecco, tutti questi stili sono la conseguenza dell’evoluzione dell’Uk garage e della sua conseguente suddivisione in tante nicchie più piccole.

A proposito della varietà del tuo suono a giugno uscirà un tuo cd mix per la serie Dj Kicks, e, vista la diversità di stili che contiene, questo potrebbe sorprendere un po’ chi si aspetta un classico set dubstep. Inoltre ritieni interessante questa nuova direzione che porta il post garage ad atmosfere più luminose rispetto all’oscurità del dubstep?

L’Uk garage non era esclusivamente musica dark, ma ricomprendeva una moltitudine di emozioni e mood differenti; per questo ora sto cercando di rimetterle insieme: è vero che la musica che produco è in prevalenza oscura ma non sempre ho voglia di proporre quelle atmosfere, voglio sfruttare appieno tutto lo spettro sonoro che circonda l’Uk.

In un’intervista hai detto che all’inizio il dubstep era una scena per produttori; ora, con tutte le serate ed i festival dedicati che sono venuti fuori, possiamo dire che è una scena per Dj’s?

Io credo che la cosa più importante sia l’essere diventata una scena di ballerini! Ed è una bella differenza con i primi tempi in cui eravamo soprattutto produttori, qualche Dj ed un piccolo pubblico, che è utile a far crescere un suono soltanto in un’unica direzione. Un pubblico numeroso, invece, aiuta a servirsi di tutto lo spettro sonoro cercando sempre soluzioni nuove, e al tempo stesso spinge a fare vedere le origini del genere.

Ancora una domanda rivolta al passato: agli inizi, specie qui in Italia, il dubstep, a differenza dell’Uk garage rimasto quasi nell’ombra, ha attirato su di sé l’attenzione del pubblico del drum and bass. A tal proposito due riflessioni: la prima, se provi lo stesso senso di chiusura tra dubstep e d’n'b, e quindi come pensi che le differenze culturali esistenti nei vari Paesi influenzino l’approccio alla musica urban proveniente dall’Inghilterra?

Penso che vi sia una stretta correlazione tra il drum and bass e il dubstep e, ad essere onesto, è un problema perchè potrebbe far sembrare agli occhi di chi vive al di fuori dell’Inghilterra che il dubstep sia il fratellino minore del d’n'b. E una situazione del genere non sarebbe assolutamente buona per il futuro del dubstep.
Per me, allora, è molto più importante contaminarlo con l’house, l’hip hop, il funk e così via, di modo da esser certo che quello che è accaduto al drum and bass non capiti al dubstep.
Io voglio una scena ben conscia di sé e di dove viene, il d’n'b, invece, è stata una conseguenza della jungle che conteneva al suo interno aspetti di tutti i vari tipi di musica, reggae, soul, funk, e più veniva fuori la drum and bass e più diventava unicamente techno dalla forte componente ritmica ma soprattutto sterile.
Per me l’importante è prendere ciò che di valido possedevano jungle e Uk garage, dentro cui si sviluppavano differenti stili di musica ritmica.

Effettivamente il dubstep ha dimostrato la capacità di evolversi assimilando le caratteristiche delle correnti più disparate: dall’acid house alla minimal techno, Scuba a Berlino ne ha riscritto i canoni col suo suono improntato sul basso. D’altra parte la scena dubstep è sempre rimasta vicina alla vecchia scuola e ai suoi mostri sacri. Cosa ne pensi di questa correlazione tra passato e futuro?

Ad essere onesti non penso che quello che sta venendo fuori a Berlino sia davvero nuovo.
A mio parere i primissimi producer dubstep, quali El-B e Horsepower, erano molto coinvolti nella dub techno e ben consci del loro operato; così per me il dubstep delle origini ha molto più a che fare con il lato “bass” della dub techno berlinese rispetto alle produzioni attuali.

Possiamo dire che la Hyperdub è la label che può ulteriormente allargare i confini del dubstep? E cosa ci puoi anticipare delle nuove uscite?

Io già penso che la Hyperdub non si possa più considerare un’etichetta dubstep bensì debba esser vista come una label che pubblichi musica che possa essere descritta come house infleuenzata dalle mutazioni tipicamente britanniche che l’house stessa ha subito. Altri nostri elementi caratteristici sono il legame con l’hip hop, con i videogames, l’electro, il funk…E’ quello che è, e riguarda ciò che mi interessa.
Nei prossimi mesi abbiamo in programma parecchie release Uk funky: Cooly G, L Blue, poi un album grime ed il nuovo lp di Kode9 e Space Ape pronto per l’estate cosiccoeme il nuovo di Darkstar che non ha nulla a che fare col dubstep quanto piuttosto un incrocio di Radiohead, Air, Beatles e Junior Boys misschiati insieme.

Tu sei stato il primo a scorgere il lato funky del dubstep, cosa ne pensi di artisti come Roska ed Appleblim che stanno riscrivendo l’house con i suoni del dubstep?

No, non credo proprio. Gli aritisti che hai nominato non hanno nulla a che vedere col dubstep: Roska è un producer house, è solo un’analogia ritmica, drums and beats, non viene dal dubstep ma dall’house. La musica di Appleblim, invece, non è Uk funky ma dubstep e techno. Ok lo so che è difficile da comprendere le differenze specifiche, ma penso che la gente fuori dall’Uk enfatizzi troppo il potere del dubstep: persone provenienti da Paesi diversi magari realizzano canzoni su etichette dubstep ma che in realtà sono solo un discorso di beats, bass and drums, nulla a che vedere insomma col dubstep, quanto piuttosto con l’Uk sound; il post garage, come ho detto, ha dato vita a diversi stili (two step, Uk funky, broken beats, grime ecc…) e il dubstep è giusto solo uno di questi.

Dietro a Kode9 il Dj si cela Steve Goodman il fine ricercatore univeristario che scrive libri e partecipa a conferenze circa la storia e l’evoluzione della musica

Io non scrivo e parlo così tanto spesso della musica che propongo come Dj, bensì del suono, delle frequenze e di come queste interagiscono con il corpo. Dentro di me ci sono due persone: Kode9 e lo Steve che ricerca e scrive. Lascio che siano gli altri a pensare a quale tipo di relazione vige tra queste personalità.

E se oltre q uesto problema di personalità ci metti il tuo enorme bagaglio di suoni e musica, ci spieghi come riesci a preparare la tua borsa dei dischi?

Effettivamente è un gran bel problema!!! Devi pensare al Dj come un selector, lascia stare il mixare in sé, bisogna essere interessati a selezionare questo gigantesco database che esiste nel mondo. E poi, questo è il Dj, questo è il mio mestiere!

Dove hai trovato la reazione più sorprendente alla tua musica?

Ovviamente in Italia! Stavo suonando a Pescara insieme a Plastician in un festival sulla spiaggia. Doveva essere un festival trance e di fianco ad un tendone enorme affollato di ravers c’era la nostra sala completamente vuota quando ad un tratto è entrato un cane nero che si è diretto in mezzo al dancefloor ha fatto un giro, mi ha guardato e se ne è andato via!!! Grazie Italia!!! ahahahahahah

Dj, producer, ricercatore ma anche talent scout: hai portato alla ribalta un mito come Burial e tanti altri talenti si sono imposti grazie al tuo aiuto. Cosa deve un giovane producer per attirare la tua attenzione

E’ impossibile dare una risposta precisa e la ragione è che quello che cerco è quello che non conosco. Io sono interessato a ciò che mi può sorprendere.

Grazie mille Steve è stato davvero una bella chiaccherata!

Grazie a voi.

Federico Spadavecchia – Giorgio Valletta

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Ritorna il roBOt festival in quella che sarà la sua terza edizione. E come l’anno scorso, ecco il bando “Call For Entry” per fotografi, progetti audio/video, performance e installazioni grazie al quale sarà possibile partecipare al roBOt Festival, che si svolgerà dal 15 al 18 settembre 2010.

COSA È ROBOT FESTIVAL

roBOt: un festival di respiro internazionale che con il 2010 arriva alla sua terza edizione, in un viaggio sempre più esaltante e sempre più pronto a raccogliere le sfide delle nuove forme di arte, sperimentazione e intrattenimento in un mondo dove il rinnovamento sociale, estetico e ideale è realtà continua e quotidiana, anche grazie all’avvento di tecnologie sempre nuove.

CALL FOR ENTRY

Novità tecnologiche e nuove forme di espressioni artistiche chiamano anche nuovi attori capaci di esercitarsi su nuove modalità operative. La figura del nerd compie un deciso salto di qualità, perdendo ogni connotazione negativa e trasformandosi, vista la capacità di intelligenza tecnologica, in uno snodo fondamentale.
La persona un tempo autisticamente rinchiusa nei meandri della cibernetica è oggi quella che meglio è in grado di interpretare la sfida dell’autoproduzione, della creazione e gestione di canali performativi e distributivi, dello sviluppo e della rivoluzione dei canali di interazione tra pubblico e performer; il tutto mettendo un tocco profondamente personale nato dalla pratica, dalla voglia di mettersi in gioco in prima persona quando si tratta di fronteggiare le nuove tecnologie e dalla volontà/necessità di giostrare con le proprie forze conoscitive i meccanismi di funzionamento di tutto ciò che rientra nel proprio mondo.
roBOt è terra d’elezione per chiunque metta in campo fortissimamente se stesso – con tutta la componente umana che è base di ognuno – nel momento di affrontare le nuove arti contemporanee, quelle in grado di interagire con la tecnologia. Conoscenza dei new media, con un approccio tuttavia che sia profondamente emotivo (o che sia in grado di agire sull’emotività dell’audience).

IL SOGGETTO PROMOTORE

roBOt è promosso dall’Associazione Culturale Shape e realizzato con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Provincia di Bologna e Fondazione del Monte.
Shape cura da anni la cultura musicale contemporanea nell’area Bolognese, con un crescendo di impegno, consensi e con una proiezione sempre più ricercata a livello nazionale e internazionale.
Ogni attività ideata e prodotta ha come finalità la valorizzazione della città di Bologna e trova in questo festival la sua massima espressione. Un progetto pluriennale di rilancio della città, necessario per far riscoprire al mondo e a Bologna stessa le risorse intellettuali, sociali e culturali di cui dispone.
Shape crede fermamente in queste iniziative come veicolo per portare alla città benefici non solo in termini di crescita economica ma anche e soprattutto culturale.

IL TEMA DEL FESTIVAL

Ibridazione delle tecniche artistiche. Prove tecniche per il futuro.
Le diadi in contrapposizione: presenza/assenza, vecchio/nuovo, virtuale/corporeo.
Le sfide interpretative: cosa è arte cosa non lo è, cosa è scienza cosa è progresso, cosa è immaginazione cosa è follia.
Le sfide diacroniche: quale passato e quale futuro per l’arte, la tecnologia, la comunicazione.
Le sfide sincroniche: quali sono le potenzialità della contaminazione fra piani, stili e media diversi.
La sfida definitiva odierna per l’arte e per la società, racchiusa in una parola: ibridazione.

ROBOT FESTIVAL CERCA NUOVE PRODUZIONI

Cerchiamo progetti inediti per Bologna che indaghino il rapporto fra le “classiche” tecniche artistiche, dalla pittura alla performance, dalla fotografia alla scultura, e i ritrovati tecnologici digitali di nuova generazione, dalle applicazioni i-phone ai software, al 3d alle installazioni interattive multimediali.
Nuove concezioni. Nuovi concepimenti. Azzardi, esperimenti, vaticini, nuove proposte per il domani che verrà. Derive stilistiche senza soluzione di continuità. Vertigini creative. Scintille d’ispirazione da cercare attraverso la strada della contaminazione e della ricchezza di stili, mondi e linguaggi.
roBOt è terra d’elezione per chiunque metta in campo fortissimamente se stesso – con tutta la componente umana che è base di ognuno di noi, quindi – nel momento di affrontare le arti contemporanee, in grado di interagire con la tecnologia, quindi con la vita.

Allestimenti
Installazioni
Video e animazioni
Performance

I progetti e le opere selezionate saranno inseriti nel programma di roBOt03.

La scheda ufficiale d’iscrizione va spedita entro il 15 GIUGNO 2010 insieme a:
- 1 demo dell’opera in DVD
- presentazione del progetto
- dati sull’attività dell’autore
- Scheda tecnica dettagliata

al seguente indirizzo:
ASSOCIAZIONE CULTURALE SHAPE
via De’ Pepoli, 8/b
40125 Bologna

LEGGERE ATTENTAMENTE

LA SCHEDA DI PARTECIPAZIONE DEL BANDO E’ SCARICABILE A QUESTO INDIRIZZO:
http://www.robotfestival.it/2009/call4robot/

SARANNO RITENUTE VALIDE SOLO LE CANDIDATURE PERVENUTE SU MODULO CARTACEO, RICEVUTE TRAMITE SPEDIZIONE POSTALE.
La partecipazione al bando è gratuita. Le spese postali sono a carico dell’autore.
Tutti i demo inviati non saranno restituiti e verranno depositati presso l’archivio del Festival.

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Da sempre appassionati di musica si incontrano in ambito artistico nel 2007 decidendo di fondere le diverse influenze in djset che spaziano sui più fronti della musica house. Hanno collaborato con artisti del calibro di Dan Ghenascia, Jose de Divina, Ilario Alicante, Lucio Aquilina. Nell’estate del 2009 danno vita al progetto Blackrose records,etichetta dalle sonorità house che in pochi mesi inaspettatamente, incontra il consenso dei massimi addetti ai lavori del calibro di Raresh, Boris Werner, Danny Tenaglia, Matthias Tanzman, Laurent Garnier, Gruber & Nuernberg, Loco Dice, UES, solo per citarne alcuni e con recensioni sui principali portali quali IbizaVoice, GlobalNoise…
Sono in programma per l’estate release con Mr.Tom tom Ruijg(BangBang)Los Updates(Cadenza),Summed&Dot(Allin),Oliver Moldan(Prawler)…

Sabato 15 maggio 2010

Resident djs: FABRICIO vs. ELECTRICAL TWINS, ALEX BAMSY
Special guests: ALE VERROS & STE GENTA [BLACKROSE RECORDS]

Infine ricordiamo che le ragazze potranno usufruire di un omaggio donna entro l’una, ma raccomandiamo a tutti l’accesso al club a inizio serata, dal momento che, superata la capienza massima del locale, l’entrata non sarà più garantita.

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Immagine anteprima YouTube

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CHIOSTRO DEL BRAMANTE
VENERDÌ 21 MAGGIO || 19.00 > 23.00

19:30 – BLACK FANFARE || Live
20:30 – BEN FROST || Live
21:30 – NINOS DU BRASIL feat. NICO VASCELLARI || Performance
22:30 – ASSUME VIVID ASTRO FOCUS & LA CHATTE || Performance

PALAZZO DEI CONGRESSI
VENERDÌ 21 MAGGIO || 23.00 > 05.00

Salone della Cultura
23:30 – MORITZ VON OSWALD TRIO || Live
00:30 – PLASTIKMAN || Live
01.30 – BAREM || DJ
02.30 – TROY PIERCE || DJ
03.30 – RICHIE HAWTIN || DJ

Foyer Aula Magna
23:30 – TIM SWEENEY || DJ
01:00 – NEON INDIAN || Live
02:00 – RUB’N'TUG || DJ
Visuals – THE BUTCHERS

PALAZZO DEI CONGRESSI
SABATO 22 MAGGIO || 19.00 > 05.00

Salone della Cultura
21:00 – MASS PROD || Live
22:00 – PANTHA DU PRINCE || Live
23:00 – JEFF MILLS || DJ
02:00 – SETH TROXLER || DJ
03:30 – JORIS VOORN || DJ
Visuals – GIORGIO ORBI

Foyer Aula Magna
20:00 – DARKSTAR || DJ
21:30 – NOSAJ THING || Live
22:30 – SHACKLETON || Live
23:30 – MARTYN || DJ
01:30 – MARCO PASSARANI || DJ
Visuals – THE BUTCHERS

Terrazza
19:30 – KING MIDAS SOUND || Live
20:30 – GONJASUFI feat. THE GASLAMP KILLER || Live
21:30 – GIL SCOTT-HERON || Live
22:30 – JAMIE LIDELL || Live
23:30 – THE PHENOMENAL HANDCLAP BAND || Live
Intermezzi – ALESSIO BERTALLOT

ARA PACIS
DOMENICA 23 MAGGIO || 19.00 > 23.00

Auditorium
19:00 – NEXUS || Video Screening
20:00 – UNITED VISUAL ARTISTS || Video Screening
21:00 – QUAYOLA || Video Screening

Terrazza
22:00 – EDWIN VAN DER HEIDE || Multimedia Show

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Seaside Vibe è un progetto che traduce forme del linguaggio artistico contemporaneo legato al trinomio suoni, immagini e sistemi avanzati, attraverso la realizzazione di un evento specifico a Cagliari, giunto quest’anno alla seconda edizione.

L’evento avrà luogo dal 23 al 26 Giugno 2010 presso il Centro culturale comunale Lazzaretto, a cura della cooperativa sociale S.Elia, diretto e ideato dall’azienda Basstation.
Seaside Vibe si propone come un evento unico basato sullo sviluppo delle arti digitali per la valorizzazione dello scambio artistico e professionale tra partecipanti e pubblico e per l’avanzamento dell’arte nell’area cittadina con particolare attenzione alle nuove applicazioni della tecnologia in campo creativo.

Suoni e visioni sono parte integrante dell’attività e trovano spazio nell’organizzazione di esposizioni, esibizioni live, video e light performance, accompagnate da momenti aggregativi e di confronto. Talune pratiche musicali si concentrano in vari appuntamenti giornalieri attraverso l‟esibizione live integrata da attività collaterali di varia forma, tra cui informazione, interscambio culturale e formazione.

Le tre giornate sono strutturate in maniera tale da assorbire diversi livelli su cui le arti avanzate progrediscono, coinvolgendo quindi differenti figure e gradi d’interesse.
Tra le performance confermate appaiono importanti nomi del panorama europeo, l’esibizione live audio/video del produttore DUSTY KID, denominata Konzert, confermata anche la partecipazione sullo stage di altre figure artistiche ancora da svelare, l’americano NOSAJ THING, giovane produttore statunitense autore di remix del calibro di Radiohead, The XX e Eminem, dopo le esclusive esibizioni in programma al Dissonanze (Roma) e al Sonar ( Barcellona). Ancora tra gli headliner l’artista francese ETIENNE JAUMET, eccletico produttore parte del duo Zombie Zombie , autore del disco da solista “Night Music” prodotto da Carl Craig, del quale Etienne è il nuovo pupillo.

Tra i progetti “made in Sardinia”, si evidenzia lo showcase del collettivoON 2 SIDES, in cui troveranno spazio musicisti, illustratori e grafici del panorama regionale, sotto l’incantesimo di sonorità rock, elettroniche, noise e quant’altro ancora rende vivi i mitici “mangia‐cassette”.

L’attività di formazione, ospitata all’interno delle aule dello IED, Istituto Europeo di Design, main partner della manifestazione, è affidata ad esperti formativi nel campo d’applicazione tecnico e organizzativo, il collettivo QUITPROJECT.

Una serie di dj‐set concentrati nella terrazza dell’area coffe‐break della struttura, saranno supportati dal secondo main partner dell’iniziativa, RADIO X, storica emittente cittadina.

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Il dancefloor e’ (anche) una categoria dello spirito. Il dancefloor e’ (molto) piu’ di una cassa in quattro. Il dancefloor e’ (senz’altro) un’arma di seduzione sensuale da giocare senza risparmio. Il dancefloor e’ un luogo dove perdersi, si’, ma anche dove respirare storia e ballare fianco a fianco con scintillanti passati abbracciati ad imprevedibili futuri, e nemmeno tu sai perche’. Il dancefloor, insomma, non deve essere un’esperienza ordinaria. Mai. Ricordatelo. E pretendetelo.

E quindi: Neon Indian, Rub’N'Tug e Tim Sweeney hanno scavato a fondo nelle loro passioni (le derive anni ‘80, la New York “irregolare” in chiave post punk, l’hip hop, la disco, l’acid, la techno, l’house…) per riuscire a dare vita a una voce sonora e ritmica che fosse “loro” – e che soprattutto ancora oggi sia tutto tranne che scontata. Non seguono le mode, o magari ci finiscono dentro accidentalmente, ma le serate con loro in campo sono una vera e propria leggenda sotterranea, basta perlustrare un po’ il web per accorgersene. Se da un lato al Palazzo dei Congressi, venerdi’ 21 maggio, andra’ in scena l’epifania definitiva per quanto riguarda la techno piu’ nobile, dall’altro al Room 26, poco piu’ in la’, giusto a qualche passo di distanza, il sapore di Dissonanze 10 sara’ una gioiosa e liberatoria esplosione collettiva di gioia, di stili e di attitudini creative. Liberi tutti!

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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