In occasione della riapertura di Stereo, sabato 11 settembre al Club Gamma, si festeggia un evento speciale: il 33° compleanno di Gandalf, dj, promoter e blogger ormai attivo da alcuni anni all’interno della vita notturna torinese. Ospite speciale della serata sarà uno dei producer di musica elettronica più importanti della scena europea, quel Stefan Goldmann che già il pubblico cittadino aveva potuto apprezzare in occasione del Club to Club 2007.
Sin dal 2001, con uscite su etichette culto com Classic e Ovum, Stefan Goldmann è uno dei più conosciuti e rispettati produttori/dj tedeschi dei nostri giorni, ancor più dopo le stupende release su Innervisions e Perlon. Stefan è riuscito a creare uno stile unico, a cavallo tra deep house, techno futurista e minimalismo, collocandosi come uno dei punti di riferimento nella mappa della musica elettronica contemporanea. Nel 2006, la sua traccia “Sleepy Hollow” su Innervisions è entrata nelle borse di tutti i più grandi dj ed è stata votata tra le 10 tracce più importanti dell’anno dalle riviste De:Bug e Groove. Ma la sua febbrile attività di producer mosso da una vera e propria ossessione verso la musica, di qualsiasi genere, non si ferma qui: i remix per artisti come Chelonis R. Jones, Blackjoy, IT, Kenny Hawkes, Sideshow e DJ Gregory e per etichette come Faya Combo, Freerange, Classic, MFF e Systematic lo hanno reso uno dei più richiesti remixers europei. Nel 2007 fonda la sua etichetta, la Macro Records, che inanella una serie di grandi successi grazie alle uscite di producer come Santiago Salazar, Peter Kruder e Namlook e remixers del calibro di Ricardo Villalobos, Morgan Geist e Pépé Bradock. Oggi Stefan è ancora sulla cresta dell’onda: tra 2009 e 2010, infatti, è uscito per “major” dell’elettronica come Mule e Cocoon e ha aperto una residenza al Panorama Bar di Berlino, oltre a diventare uno degli ospiti fissi del Time Warp.
Inizio ore 23.00 – Ingresso: 5 euro – Selezione alla porta
Info: stereotorino@gmail.com – 392-8039321
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Ecco cosa succede quando un gruppo di ragazzi svedesi insieme alla Propellerhead, e al suo famosissimo software Reason, decidono di unire le forze per costruire la drum machine più grande del mondo:
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“Un giorno la foresta prese fuoco e tutti gli animali capitanati dal leone cominciarono a fuggire,improvvisamente il leone notò un piccolissimo colibrì, che reggeva nel becco una goccia d’acqua, volare verso il fuoco e gli chiese: Non penserai veramente di spegnere il fuoco con quella goccia? e il colibrì disse: No, però voglio fare la mia parte. IL 28 AGOSTO : IO VOGLIO ESSERE IL COLIBRI’ E TU?”
“CAGLIARI 2010….Carissimi Signo…ri , questo è stato il vostro fallimento…ci avete toccato nel cuore, avete negato ai giovani di divertirsi ed ai turisti di avere bei ricordi di questa estate in Sardegna…non capita tutti i giorni di avere 20 anni o farsi una vacanza nella nostra città bellissima, e quello che avete fatto equivale rubare parte della vita…è ora di tornare a casa, o in ospizio…a voi la scelta…”
“Il 28 AGOSTO abbiamo bisogno del “TUO” aiuto per destabilizzare “TUTTI INSIEME” lo stato di malessere del quale soffre il turismo e la vita notturna della Citta’ di Cagliari. – ABBIAMO BISOGNO DELLA “TUA” PRESENZA – Perche’ solo ed esclusivamente con il piccolo impegno di tutti possiamo esprimere… il… nostro disaccordo nei confronti di leggi e regolamenti locali…”
Un corteo partirà da Viale Trento alle ore 11.00 guidato da un pullman scoperto dove si alterneranno tantissimi Dj, Pr lavoratori e protagonisti dell’intrattenimento Cagliaritano. Musica, dialogo e costruttività per portare una voce comune. All’interno del gruppo “Cagliari città della musica” troverete una mappa con tutte le tappe della manifestazione e gli orari.
http://www.facebook.com/album.php?aid=27392&id=119364394781924&saved
Durante la mattinata il corteo si fermerà sotto il Palazzo Civico percorrendo Viale Trieste e Via Roma, durante quella fase son previsti interventi di responsabili del settore e sostenitori, tutto ovviamente accompagnato dalla musica, protagonista di questa iniziativa. Nel pomeriggio sino a sera dalle 16.00 la manifestazione si sposterà al Poetto (4a fermata) , un luogo simbolo del fallimento di questa amministrazione disastrosa, dove si continuerà a manifestare e far sentire la nostra voce.
!!! E’ ASSOLUTAMENTE IMPERATIVO PARTECIPARE !!!
Per la prima volta nella nostra città saremo tutti uniti pacificamente per un unica causa :
“Dimostrare alla classe dirigente anziana nel corpo e vecchia nel cuore (nostri dipendenti), rea di aver deturpato e rovinato Cagliari nel 2010, utopia della città turistica, e di aver portato avanti un’inadatta gestione amministrativa che, con questa repressione ingiustificata di gran parte delle attività d’intrattenimento, non ha fatto altro che negare possibilità ai giovani, servizi ai turisti e violentare gli stessi imprenditori del settore. ”
Manifesteremo per pretendere :
1) CHIUSURA POSTICIPATA DEI LOCALI
2) AUMENTO DEI MEZZI PUBBLICI DURANTE LE ORE NOTTURNE
3) LIBERTA’ D’ESPRESSIONE E PUBBLICO SPETTACOLO
4) REGOLE PIU’ FLESSIBILI PER VOLUMI E MUSICA DAL VIVO
Abbiamo bisogno del tuo aiuto. Non potresti mancare. Hai un dovere oltre che per te per il futuro della tua città e della tua terra.
Stay Tuned !!!
Cagliari Città Della Musica
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Amsterdam Dance Event 2010
Siamo ancora ad asciugarci sul bagnoasciuga che l’Amsterdam Dance Event ha già ufficializzato il programma di quest’anno.
Da mercoledì 20 ottobre fino a domenica 24 nei locali sparsi per tutta la città si alterneranno in consolle e in conferenza i seguenti artisti:
Kelis (US), Armin van Buuren (NL), Sven Väth (DE), Chuckie (NL), Dave Clarke (GB), Sasha (GB), Paul van Dyk (DE), Roger Sanchez (US), Joris Voorn (NL), Daniel Haaksman (DE), Boys Noize (DE), Dubfire (US), Richie Hawtin (CA), M.A.N.D.Y. (DE), Riva Star (IT), Adam Beyer (SE), Ida Engberg (SE), Steve Bug (DE), Josh Wink (US), Markus Schulz (DE), Ferry Corsten (NL), Jeff Mills (US), Afrojack (NL), Chris Liebing (DE), Goldfish live (SA), Joost van Bellen (NL), Moodymann (US), Derrick May (US), Sander Kleinenberg (NL), Boemklatsch (NL) , Juan Atkins (US), Ellen Allien (DE), Dr. Lektroluv (BE), Shinedoe (NL), Don Diablo (NL), Flying Lotus (US), Monika Kruse (DE), Nick Warren (GB), Karotte (DE), Radio Slave aka The Machine (DE), Ryan Marciano & Sunnery James (NL), Girl Unit (GB), DJ Yellow (FR), Live: Hercules & Love Affair (US), Live: Tensnake (DE), Boris Werner (NL), Live: Redshape (DE), Dixon (DE), Melon (NL), Sasha Funke (DE), KINK live (BG), Terry Toner (NL), Paul Harris (GB), Lucien Foort (NL), Shermanlogy (NL), Danny Howells (GB), 16 BIT Lolitas (NL), Phonophani (NO), Bart B More (NL), Aeroplane (BE), High Rankin (GB), B.R.U.C.E. live (NL), Willie Wartaal (NL), Bomb The Bass (GB), Matthias Tanzmann (DE), Ekkohaus live (DE), Jesse Rose (GB), San Proper (NL), Michael Mayer (DE), Paul Hazendonk (NL), Leama (GB), Prinz (BE), Green Velvet (US), Full Intention (GB), Abe Duque live (FR), And.ID (Mobilee, DE) live, Einzelkind (DE) , Wareika (DE), Tom Trago (NL), Estroe (NL), 30 Jalabee Cartel (DE), Mark Pritchard (GB), Ambivalent (US), Magda (PL), Anrilov (RU), Arram Mantana (RU), Marco Resmann (GE), Social Disco Club (PT), Michel de Hey (NL), Arjuna Schiks (NL), The Advent live (GB), Heiko Laux (DE), Steve Rachmad (NL), Legowelt (NL), Schlachthofbronx (DE), Alex Dee (FR), ONNO (NL), Ben UFO (GB), Magnetic Man live (GB), 2000 and One (NL), Lorenz Rhode live (DE), Jamie Lewis (CH), Born To Funk (NL), Seamus Haji (GB), Gabriele Baldi (IT), Shapeshifter (NZ), Klipar (PT), James Holden (GB), Kate Wax live (GB), Ahmet Sendil (TR), Patrick Carrara (AE), Daniel Sanchez (NL), The Shapeshifters (GB), Extrawelt live (DE), Darko Esser (NL), Krause live (NL), Kraak & Smaak (NL), Per QX (GB), Dennis Ferrer (US), Ramadanman (GB), Golden Bug (ES), Alexander Kowalski (DE), Lauhaus (NL), The Subs live (BE), Marco Effe (IT), Praslea (PO), Miss Nine (NL), Dimitri (NL), Stephan Bodzin live (DE), Tim Green (GB), Brian Sanhaji (DE) live, Unexist (IT) live, Das Ding (US), Gomes (NL)
Meritano particolare attenzione la serata inaugurale, mercoledì 20, al Melkweg con una line up impressionante col meglio di Detroit e lo showcase della Excession Agency Ltd il giovedì al Pureliner con gli eroi della Global Underground (e gli estimatori della progressive house si staranno già leccando le dita) che tuttavia è andata sold out in meno di una settimana.
Altro particolare interessante sono i Dj italiani invitati: a parte i giovani emergenti toscani aus Frankfurt Romano Alfieri, Daniele Papini e Marco Effe che ben si sono distinti nelle ultime stagioni, i convocati a maggioranza sono i rappresentanti della nostrana scena hardcore: Unexist, Jappo, Stunned Guys, Claudio Lancinhouse, Tommyknocker, Art of Fighters e Mad Dog.
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Mai trovato così caldo a Berlino, e dire che questo sarà stato il mio sedicesimo viaggio nella capitale tedesca negli ultimi dieci anni, ma un’afa talmente pesante da togliere il respiro e il termometro costantemente sopra la tacca dei 30 gradi non si era davvero mai vista.
E’ in questo luglio torrido e asfissiante che al Berghain, locale che ormai non ha più bisogno di alcuna presentazione, si tiene il secondo compleanno della Sub:stance night, il ciclo di serate organizzate da Paul Spymania e Paul Rose (in arte Scuba) che ha elevato il dubstep da genere di nicchia a colonna portante della scena elettronica europea. Per un’occasione del genere non ci sono scuse di sorta bisogna esserci punto e basta!!!
Arrivati alla mattina di venerdì, insieme agli immancabili Simone KK e Melkio, dopo una breve sosta al solito ostello a Schlesisches Strasse (Kreuzberg), è tempo di negozi dischi: Hardwax, Spacehall, Dense e perfino il reparto cd del Saturn ad Alexander platz (con le migliori offerte speciali della città) sono felici vittime della nostra razzia.
Sempre nel rispetto delle tradizioni prima di mezzanotte e mezza siamo già in coda, rimessi all’inappellabile giudizio di Sven, ma senza attendere troppo saliamo al Panormabar per gustarci l’apertura di John Osborn.
Il Dj tedesco, ormai nel roster dei Sub:stance residents, mescola atmosfere di derivazione tech-house a più squadrati ritmi dub techno risultando però molto più trippy e sensuale rispetto all’idolo locale Marcel Dettmann. La situazione si scalda e all’entrata c’è una fila lunghissima a dimostrazione del proselitismo creato dal new english sound. Il pubblico accorso è differente dall’usuale clientela: ragazzi e ragazze, eterosessuali, di età media più bassa, sui 25 anni, provenienti da tutt’Europa che conoscono vita morte e miracoli degli artisti in consolle e più interessati alla musica piuttosto che alla droga. Un ragazzo siciliano mi urla all’orecchio che è lì per Monolake e non sta nella pelle per la sua esibizione.
Nel frattempo gli speakers della sala grande sono sotto il controllo del mio Dj preferito: Appleblim.
Alta scuola quella del buon Louis, un caleidoscopio cui basta una rotazione per passare dall’house più femminile a profonde notti senza luna con una naturalezza unica, senza inchinarsi a nessuna definizione di genere. La cassa può essere dritta o spezzata ma non ci interessa, quello che conta è il ballare e sentire qualcosa di nuovo ed estremamente accattivante. D’altronde se a ballarselo tutto contento c’è uno come Jimmy Edgar un motivo ci sarà!
A salire sul palco adesso sono i Mount Kimbie, duo inglese a metà strada tra indipop ecstatico/psichedelico e dubstep, che si presentano con tanto di synth, chitarre e batteria.
Il loro live vede proporre l’album Crooks & Lovers uscito su Hotflush (la label di Scuba n.d.r.), con una maggiore attenzione alle dinamiche da club ottenendo un risultato assai gradevole.
Di sopra scatta il turno del padrone di casa e del suo alter ego techno/house SCB, frutto, come ammesso dallo stesso Paul, delle lunghe mattine trascorse nella penombra del Panorama.
Metrica in quarti, klang metallici e una ritrovata verve per le melodie di Detroit e Chicago segnano la definitiva consacrazione di Scuba tra gli artisti elettronici più talentuosi degli ultimi dieci anni: andando via da Londra ha teorizzato la Techstep (rilasciando un candidato ad album dell’anno quale Triangulation) e convertito al suo verbo la Cattedrale della minimal techno, quindi si permette il lusso di dare lezioni di pura techno ai professori del genere.
A fine set con gli applausi ancora forti riscendiamo al piano inferiore per rimanere a bocca aperta davanti ad un Mala devastante che, messo per una volta da parte il dubstep tradizionale con influenze reggae, picchia selvaggiamente sul dancefloor perquotendolo con un basso che pare uscito dagli inferi!!!
Inutile illudersi poi che uno come Robert Henke alias Monolake possa allentare la presa, specie se a fargli compagnia in consolle c’è un pazzo fanatico della breakcore come Jason Forrest (Dj Donna Summer)!!!
Anche in questo caso il punto di partenza della performance è l’ultimo lp, l’apprezzatissimo Silence, per proseguire successivamente verso lidi cosmici inesplorati facendoci oscillare tra riverberi e asteroidi.
Il cerchio si chiude quando torna ai comandi Scuba ma stavolta nelle sue classiche vesti dubstep.
Sono circa le sette quando imbocco l’uscita augurando la buona notte ai buttafuori. Il sole, già alto sulla città, scalda la mia passeggiata attraverso Friedrichshain e l’Oberbaumbrucke, da cui cerco di scorgere gli amici rimasti al Watergate, mentre scambio sguardi complici con altri clubbers incrociati poc’anzi sulla pista come fossimo reduci della medesima avventura; d’altronde abbiamo vissuto una notte che voi umani potete solo
immaginare.
Federico Spadavecchia
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Beats Tips Boutique vol. 9
DJ GIO MC-505 -The World In A Pocket EP (Prodamkey/Analog Dust)
Anche Superman nascondeva la sua vera identità dietro una maschera da giornalista, allo stesso modo Giosuè Impellizzeri una volta chiusa dietro di sé la porta dello studio può trasformarsi liberamente in Dj Gio MC 505 ed usare i suoi electro poteri!
Questa volta il nostro eroe affronta il nemico su due fronti in una duplice dimensione, electro ed acid, supportato dalle labels del sempre ottimo Max Durante.
Il progetto principale, edito da Prodamkey, è un mini album di 7 tracce (4 inediti e 3 remix firmati -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks) in perfetto stile figlio dei Kraftwerk. Dopo l’introduzione programmatica di A Trip To Prodamkey Planet, troviamo il confronto tra l’approccio euro alla scuola di Dusseldorf, Cosmic Cruncher, e quello detroitiano, Multitron e Papierfabrik, con echi di Drexciya e Aux 88.
Gli amanti delle frequenze aliene del Roland TB 303, invece, dovranno rivolgere la loro attenzione alla Analog Dust su cui usciranno altri 3 remix di stampo acieeeed a cominciare da Multitron rivista da Snuff Crew in una nuova ottica vintage-percussiva.
D’altri tempi è anche la Gesloten Cirkel version di Cosmic Cruncher che richiama il periodo più oscuro e mentale dello smiley sound.
Chiude l’opera Metacid alle prese con una Papierfabrik agli steroidi da delirio anfetaminico.
Kidkut – iLove04 (Applepips)
Release estiva per quella che senza esitazioni è la nostra etichetta preferita del momento, la Applepips from Bristol, facente capo a Louis Appleblim Osborne responsabile del crossover tra dubstep ed house che sta impazzando nei dancefloor di mezz’Europa coniugando la techstep berlinese della Hotflush con le attuali derive Uk funky londinesi della Hyperdub.
Ai comandi questa volta c’è Kidkut, nickname dietro cui si nasconde Adam Jackson già boss della Immerse records.
Il singolo composto da due tracce, iLove04 e Lilt, prende le mosse da andamenti tribal house in broken beat scaldati da tappeti dubbeggianti, fischi brasileiri oppure sensuali gemiti femminili alle prese con virili sub bass.
Neg & Pech – Electron Affinity EP / Aromatics – Racemate EP (Technowagon)
Con un po’ di ritardo eccoci a parlare di una label emergente del Bel Paese che ci propone ben due progetti.
Il primo Ep a nome Neg & Peg è formato da 3 original e un remix tutti a base di ritmiche minimali e di melodie leggere che tanto piacciono alla nuova scena proggy e che ben si adattano all’ascolto casalingo in tutta tranquillità.
In particolare segnaliamo l’opening track, Phoenix’s Flight, per intensi viaggi notturni e Gen Anthem che, nome omen, grazie a un bel riff di synth e ad un basso deciso porta i clubbers in giro sulle montagne russe.
Aromatics è, invece, il gruppo di Marco Negozio e Gianmarco Ghiandoni, che firma la happy Today, successivamente liquefatta da Harald Björk.
Sul disco trovano spazio anche Dumpness di Neg, brano maggiormente orientato alla pista, e l’iper riverberata Dumpelle nella versione di Ghianda che, come una pupilla a contatto col collirio, si dilata al massimo e poi si restringe piano piano focalizzando il beat.
Spada – Mistery Box (Klangwelt)
Ritorno alle origini per il giovane producer veneto Spada che se ne esce sulla tedesca Klangwelt con un disco dai forti sapori Border Community che tanto l’hanno ispirato in passato.
Basta un ascolto veloce alla title track per comprendere quanto sia stata fondamentale l’influenza del sound di James Holden per questo ragazzo che è comunque stato capace di non farsi abbindolare dalla semplice e rapida strada della scopiazzatura per raggiungere il successo, mettendo su uno stile proprio ricercando una nuova via al Pop e alla melodia passando attraverso ritmiche inconsuete e proggy.
Se Mistery Box è il giusto tributo alle sue muse, il b side, Pinguini, è puro Spada al 100% anthemico e viaggioso.
Teeloo – Habitant ep (N°19 records)
La delicatezza di un beat ipnotico ci fa perdere nel ballo, mentre voci in lontananza sembrano quasi cercare di richiamarci al mondo reale. Teeloo conosce tutti i segreti della dimensione deep e si concentra sui dettagli dipingendo sfumature melodiche che esulano da ogni prigionia di definizione.
E se Esso è una ballata notturna, la titletrack Habitant con le sue chitarre riecheggia atmosfere da mezzogiorno di fuoco con la luna piena alta nel cielo.
I remix rispettivamente di Nitin e Ripperton aggiungono fisicità ai suoni rendendoli maggiormente funzionali alle esigenze della pista ma forse a scapito di un pò di magia.
Livio & Roby – Tribute (Desolat)
Non poteva mancare in questa fredda estate 2010 un disco della label di Loco Dice a proporre le sonorità più in voga al momento.
Anche in questo caso il titolo è rivelatore, Tribute, infatti, i due Dj dell’est Europa rendono omaggio ai ritmi old school di Chicago che negli ultimi tre anni sono ritornati prepotentemente ai vertici delle charts lanciando la scena rumena.
Quanto al disco in sé, e alle sue 4 tracce, siamo in presenza di ottimi suoni di sicura presa ma che alla fine aggiungono davvero poco alla casa di Jack perchè se è vero che la struttura a loop facilita le sovrapposizioni con Traktor e la stesura ormai viene studiata per essere funzionale al filtro dell’Allen & Heat tutto questo blocca inesorabilmente la composizione di CANZONI che sono la reale ossatura del genere.
Federico Spadavecchia
technorati tags: artisti vari, tech+house, groove
Sono passati più di dieci anni da quando, nel 1998, la mitica Kanzleramt records di Heiko Laux rilasciava Paranoid Dancer, una delle sue hit più conosciute ed apprezzate nel mondo, ad opera di Johannes Heil, giovane producer da sempre attratto in ugual misura da sonorità Techno ed Electro.
Oggi, divenuto uno dei nomi di riferimento della scena dance tedesca, da alle stampe un nuovo album, intitolato semplicemente Loving, sulla Cocoon records di Sven Vath.
Il concept alla base del disco è una dichiarazione d’amore, appunto, nei confronti della musica elettronica, con lo stesso autore ad affermare di aver voluto abbracciare il mondo intero, perchè questo viaggio alle origini della Techno attraverso la moderna Detroit, l’High Tech Soul e l’House proviene dal profondo del suo cuore.
E siccome it bagan in Africa, l’incipit spetta ai canti tribali di Hallelujah che pian piano lasciano spazio ad una soffusa lounge house.
Da qui in avanti per le altre undici tracce il sound dominante è quel mix tra la Techouse digitale e la deep che imperversa sui dancefloor mittel europei, con qualche richiamo alla melodia della Motor City e qualche inframezzo Electro ma senza comunque allontanarsi dal rassicurante 4/4.
In effetti l’intento di Johannes di esprimere una sintesi dei suoi 15 anni di onorata carriera è ampiamente rispettato, poiché da sempre il Dj tedesco ha fatto della capacità di adattarsi ai trends e dell’incostanza sui marchi di fabbrica, alternando lavori di qualità eccelsa (vi ricordate 20.000 leagues under the skin?) a tamarrate degne della peggio periferia di Francoforte (una su tutte The World lp).
Tutto ciò nel microcosmo di Loving si riassume in un mare di tools in cui spiccano le gemme neo Detroit Freedom of Heart e Loving o le deep Twentythree e Could be this.
Federico Spadavecchia
technorati tags: johannes heil, cocoon
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Tomorrowland 2010
Per i clubbers abituati a varcare i confini del nostro paese la sigla ID&T non indica solo una stazione radio, ma anche una delle organizzazioni di party open air più famose d’Olanda.
Responsabile del Mysteryland, un fenomenale baraccone della house e della techno dagli evidenti risvolti commerciali, da qualche anno a questo parte il suo gigantismo sconfina anche in Belgio per allestire, in un parco a pochi chilometri da Anversa, Tomorrowland, un party strutturato in due giornate che fa della varietà di stili un punto di forza. Senza contare la solita organizzazione perfetta, in ogni dettaglio, caratteristica del clubbing made in Holland. E le diverse consolle forse non brillano per ricerca sonora, ma presentano senz’altro il top dei djs in circolazione e, quel che più conta, nelle condizioni ideali per dare il meglio di sé: ed è per questa ragione che sul Belgio è caduta la nostra scelta per una breve technovacanza estiva… oltre che per i nomi di cui la line up era letteralmente costellata, lungo i due giorni del festival.
Day 1.
Splende il sole e su tutti i palchi le danze sono aperte già per l’ora di pranzo. Alla tenda del Cafè d’Anvers, la più raccolta, davanti a semplici assi ed una spianata di sabbia sulla riva di un laghetto, oggi sono in programma artisti del giro Cocoon come Karotte, Extrawelt e Joris Voorn e alle 14 è già il turno di Villalobos, per un 3 hours set tenuto segreto fino ad un paio di settimane prima (il più classico dei segreti di Pulcinella, chi altri poteva esserci al suo posto?). Ambientarsi, un falso problema, quindi. Anche se l’ultima ora di Ricardo è fin troppo housey e più avanti, varcati crinali alberati e ponti di legno, fin oltre il mainstage dalla scenografie spettacolari e cangianti, ci aspetta una consolle francamente mostruosa: tipo che alle 16:30 Robert Hood sta già incendiando la tenda Kozzmozz, dove per tutto il giorno scorrazzeranno indisturbati gli altri alieni del pianeta Detroit, veri e propri predators di ultima generazione che sfruttano il dancefloor come riserva di caccia, forti della loro tecnica ad infrarossi e di dischi che sono lame. Come producer era già leggendario, ma da quando l’autore di storiche pagine musicali come Minimal Nation e Internal Exile si è messo a battere le rotte europee con regolarità impressiona anche la sua costante crescita come dj, e il suo set resterà tra i migliori dell’intera due giorni.
Ci ritagliamo poi un po’ di tempo seduti sul prato, con ancora migliaia di persone sotto la linea dei nostri piedi, tra noi e il mixer, per salutare idealmente un Dennis Ferrer quasi invisibile al centro del Mainstage, e quando scattano i prodromi di quello che forse è l’anthem vocale del 2010, Hey Hey, ci sembra di essere accorsi inconsciamente apposta. Ma il nostro uomo vira quasi subito verso una house molto commerciale, quasi per non distaccarsi troppo dal registro dei vari Dada Life, Afrojack, che l’hanno preceduto e che lo seguiranno, così diventa impossibile resistere al richiamo della Kozzmozz, dove Robert Hood ha già passato il testimone a Carl Craig e Radio Slave. Colti in flagranza di un set altalenante, per la verità. Quasi che dal vivo Radio Slave fatichi a trovare un flow all’altezza delle superbe prove in studio, che licenzia sotto forma di remix e originali tra i migliori che possano toccare orecchio umano in questo momento. E la presenza di Carl Craig assume suo malgrado una funzione quasi tutoriale, non smentendo la fama che vede djs e produttori di Detroit diventare, da culti assoluti che sono per noi europei, veri e propri fans, acritici, sfegatati, di colleghi del vecchio mondo loro idoli, a volte senza farsi sfiorare dal dubbio che la felice combinazione di un beat e una linea di basso con una frase di piano o una traccia vocale possa essere qualcosa che trascende le reali capacità in the mix di chi l’abbia scoperta (ricordo al riguardo presenze quasi imbarazzanti scorrendo il prestigioso cartellone del DEMF, per esempio, o le dichiarazioni di stima totale per italo-house e nomi tipo Ramirez da parte di Jeff Mills). I due si annullano un po’ a vicenda, quindi, ma a gioco lungo regalano anche diverse aperture da ricordare.
Ben più collaudata è la coppia formata da Marcel Dettmann e Ben Klock, non trascendono la somma dei rispettivi sforzi ma hanno il merito di creare un vuoto pneumatico fatto di suoni minimali, forse fin troppo mentale, ma che non concede tregua alle gambe e costringe le teste ad oscillare beatamente, senza sosta. Solo i morsi della fame ci spingono fuori e transitando davanti alla Ghost-style abbiamo l’occasione di saggiare di che pasta sono fatti i djs in seno ad essa. Casualmente intercettiamo proprio Ghost, all’opera, che non conoscevamo assolutamente: le coordinate sono hardcore, ma senza certi eccessi macchiettistici di cui soffre il genere. Appurato che esiste una valida alternativa anche in ambito hardcore al monopolio del Q-Dance, che comunque qui ha uno stage tutto suo, una specie di infernale mulino meccanico che si staglia al di là di un boschetto, per entrambe le giornate, saremmo perfino tentati di restare ma alle 21 spaccate torniamo sotto il cosmo: nel buio, che ormai si fa strada ovunque, Jeff Mills sta già facendo girare il primo disco. La cassa riecheggia imperturbabile ma intorno è tutto un diluvio di pulsazioni dubbate e i dischi non sembrano neanche in battuta, ma si distaccano l’uno dall’altro come gli stadi di uno shuttle, sospingendo il set nella più pura assenza di gravità. Il materiale selezionato ricorda certe sue produzioni su Axis, come 4 Art, forse la mia fase preferita del Mills produttore.
Quando nel finale le tempeste sonore si attenuano, condensandosi in un crepitante nocciolo di 909 e ritmici schiocchi di silenzio, l’eccitazione di un pubblico fino a quel momento perso negli anfratti del cosmo, preso a rincorrersi a colpi di raggi laser tra un asteroide e l’altro, si fa incontrollabile, e i picchi di esultanza soffocano l’eco di certe penne in differita dall’ultimo Dissonanze per cui “Jeff mills è francamente arrugginito” e “i 50 anni dietro l’angolo cominciano a farsi sentire”, parole che suonano lontane anni luce e fuori luogo (della serie “cosa fai recensire l’elettronica a quelli dell’indie rock”). L’affetto che nutriamo per l’ottima rivista fonte di simili giudizi ci induce non a citarla esplicitamente, ma a limitarci in questa piccola, speriamo costruttiva, stoccata.
Nel segno della continuità stilistica l’entrata in scena di Derrick May, che dimostra ancora una volta cosa significa essere un dj: non solo bravo nell’arte di costruire una storia ma anche nel saper chiosare i racconti che l’hanno preceduto grazie ad una profonda conoscenza del proprio repertorio, da cui selezionare le sfumature di volta in volta più adatte, mixando variazioni sul tema e note a piè pagina. E senza paura, poi, di spezzare l’ortodossia sonora con le vocals.
Insomma, May prende il posto di Mills senza sconvolgere il climax e inizia un set che rappresenta la naturale decompressione dopo la risalita (o ridiscesa): personalmente mai negli ultimi 4/5 anni gli ho sentito fare un set uguale all’altro, ha sempre creato l’atmosfera giusta a seconda della collocazione oraria, dell’ambiente, degli artisti in line up. E sempre con una classe unica. Un altro mostro. Verso la fine usciamo, bypassiamo le code house di Joris Voorn e ci spingiamo fino alla tenda Minus, dove è in programma ancora per un’ora abbondante Richie Hawtin, la grande sorpresa del festival: lontano dalle ripetitive prove degli ultimi tempi, sta letteralmente facendo a gara con Robert Hood per la palma del set più adrenalinico, sotto una tenda dall’allestimento sontuoso, dove centinaia di mirrorballs infilate come perle su gigantesche collane dai riflessi laser, scendono dalle volte della tenda. Alcuni clichées minimal affiorano sul finale ma a questo punto ci stanno, anzi lasciano un gradito retrogusto come Gauchito Gil di Daria, la traccia su Cadenza che riconosciamo solo ora che scriviamo, grazie ad un recentissimo post di Raibaz. E che ci scorta dolcemente all’uscita da questa wonderland sonora, programmati per un po’ di riposo in vista del secondo giorno.
Emiliano Russo
technorati tags: tomorrowland, antwerp
Ai microfoni di Intruders TV il Dj/Producer Paul Rose aka Scuba, protagonista della scena dubstep residente a Berlino, racconta come il suo nuovo progetto Techno/House, chiamato semplicemente SCB, sia frutto dell’ispirazione ricevuta durante le lunghe sessioni mattutine sulla pista del mitico Panoramabar.
5 days after the tragic events at the Love Parade in Duisburg / Germany, I would like to share my thoughts in a more detailed statement. First of all I want to again express my sincere compassion for all the relatives and friends of the victims, as well as for the injured and traumatized who will have hard times to recover from what they experienced. I am still shocked about what I have seen and heard so far.
The Love Parade has been developing throughout the 90s, parallel to what I would call the “Techno Movement”. More precisely speaking, the Love Parade has been an expression of this movement. It has been a movement beyond any profit or image seeking ideas, which developed completely self-sufficient out of the underground. It was all about celebrating, dancing and having fun together.
Over the years, the numbers of attendants have been rising, and so have the financial needs. The costs were rising (city cleaning, etc.) and so has the profit (for the community and the others involved), and suddenly there was a certain “image” attached, which brands could use to increase their value.
Looking back, it is actually a logical consequence and maybe also easy to recognize, that an event like this would eventually fall into the hands of people who see “celebrating, dancing and having fun together” not as the main reason to host a Love Parade. This would actually still be tolerable, as long as human life would not be endangered, but what happened here is beyond anything one would have ever imagined.
It is absolutely appalling and shocking that the responsible organizers of the Love Parade and the city council in Duisburg have misused the “Techno Movement” with those fatal results. In their striving for image and profit, they have disregarded all measures of control and security and put people who really just wanted to celebrate, dance and have fun together in a situation in which 21 innocent persons had to die and countless have been injured and traumatized.
I hope that it will be possible to entirely clear up what has happened and that the guilty persons will be held responsible and punished as soon as possible.
But even this will not lessen the caused pain.
The least we owe to those who have died and those who got injured, is that we make sure that something like this won´t happen again in the future. New laws and rules won´t really help. We have seen that we can´t even trust those who should make sure that those rules are getting observed.
To really change something, we have to start with ourselves. We as DJs, we have to be even more sure about the “Who” we are playing for and the “Where” we are playing at – only like this, the fans can get a better orientation of where it is worth going and where it is save to celebrate. Basically everybody can change a lot with his or her behaviour in this world. The more alert we go through life, the more conscious we can make choices between good and bad products, services, events or other things. Like this we minimize the scope of action for cold-blooded profiteers.
In memory of the victims of the Love Parade in Duisburg 2010,
Chris Liebing
technorati tags: love+parade, duisburg
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Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
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