29
Serph “Vent” (Noble records)
Ci sono giornate in cui l’unica cosa che ti senti davvero è mollare le scartoffie sulla scrivania, allentare il nodo alla cravatta e buttarti tra le vie del centro cuffie alle orecchie e testa svagata per godere di una giornata fresca di primavera.
E mentre ti mescoli alla folla scorgendo di tanto in tanto il tuo riflesso nelle vetrine e negli specchietti delle auto posteggiate lungo il marciapiede, la musica di Serph ripiega origami dentro di te donandoti un senso di serenità e di ottimismo che non provavi da tempo.
Ma questo non è solo un disco di sentimenti: Vent sta per advent e adventure, con il giovanissimo talento giapponese che si diverte, infatti, ad esplorare con cura diversi generi combinando insieme elementi classici di derivazione jazz con beats techno ed atmosfere progressive.
Il risultato è un grazioso dream pop fatto di archi, pianoforti, glitch e breakbeats su cui sonnecchiare placidi sdraiati su un prato, oppure stando seduti dietro in macchina con il capo appoggiato al finestrino e la mente chissà dove.
A differenza di un altro suo famosissimo connazionale, Kaito, vero maestro della malinconia elettronica, le strutture ritmiche dei brani sono molto più dinamiche rendendo bene l’idea della jam session live nella prima parte dell’album, per poi spaziare dall’IDM dei padri Boards of Canada al post garage di Burial.
Serph entra in scena con garbo e piano piano prende il controllo della situazione con armonie semplici ma di grande impatto emotivo.
Nell’era dell’hypnagogic pop la nostalgia è un punto cardine della musica attuale ma a differenza dei gruppi indie americani che rimpiangono gli anni ‘80, o meglio l’immagine che si sono fatti di quel periodo durante l’infanzia, nel caso del nostro produttore questo sentimento non è legato a luoghi o momenti specifici, quanto piuttosto ad un ricordo indefinito di un qualcosa di personale (e di conseguenza diverso per tutti) che ci fa abbozzare un leggero sorriso e tirar su la giacca, pizzicati dal primo freddo, mentre con le mani in tasca assumiamo un passo deciso convinti di poter migliorare il nostro futuro.
Federico Spadavecchia
Sensoralia ospita la prima data di Viva Club To Club nell’ambito di Romaeuropa Festival con uno speciale evento dedicato all’elettronica italiana: sul palco del Brancaleone il debutto live di Walls, progetto di Banjo Or Freakout e Sam Willis degli Allez-Allez uscito con l’omonimo album su Kompakt, tra psichedelia analogica e beat digitali; a seguire il live dal forte impatto dancefloor di Mass Prod, e per concludere le raffinate esplorazioni techno del romano Giorgio Gigli.
LINE-UP:
WALLS (Kompakt) live
GIORGIO GIGLI (Prologue)
MASSPROD (Bosconi) live
+
Clichèvideo vj
Opening: REWF presents the Dromer + Omino69 live a/v
Cinema + expo: LOUD INDIA – the noise of enlightenement. Installazione audio-visuale di Claudio Curciotti
BRANCALEONE, 22.30-4.30
VIA LEVANNA 13, ROMA
INGRESSO € 8/5 scrivendo a info@clubtoclub.it
technorati tags: club to club, brancaleone, roma
Fa un certo effetto pensare che siano già passati praticamente 20 anni da quando Richard D. James, mefistofelico Aphex Twin, lasciò la natia Warp per fondare insieme a Grant Wilson Claridge la sua label personale, la Rephlex recordings.
In quel periodo, 1991, in Inghilterra stava prendendo forma la scena hardcore (al famoso motto di hardcore, you know the score) che avrebbe poi lottato a lungo col Belgio per il predominio sul Rave. I suoni alieni della Roland Tb 303, eredità della prima generazione acid house, erano le spade impugnate dai cavalieri di San Giorgio, e si parlava di Northern Bleep and Bass con riferimento alle produzioni di case discografiche come Warp e Unique 3.
Ma mentre appena un anno dopo l’etichetta di Sheffield bandiva ritmiche spezzate e melodie anthemiche in favore di un bene più grande definito elettronica da ascolto (ricordate la serie di album Artificial Intelligence?), per cui la musica doveva poter essere fruita anche rimanendo comodi sulla propria poltrona preferita piuttosto che sudando al buio di un magazzino abbandonato, Aphex battezzò una nuova via a quella forma post rave che spocchiosamente si autocelebrava come IDM, Intelligent Dance Music.
La Rephlex avrebbe riunito sotto le sue insegne tutti gli artisti vogliosi di sperimentare senza alcun limite di provenienza (non solo nomi locali ma da tutto il globo pagando il giusto tributo a leggende old school di Detroit come Drexciya e Urban Tribe, e coinvolgendo miti nostrani del calibro di Lory D, Leo Annibaldi, D’Arcangelo e Bochum Welt) o di intento (pista o ascolto casalingo, cassa in 4 o breakbeats ecc…).
Insieme ad una rielaborazione dell’acid, spesso frainteso dalle masse, Aphex affermava il concetto di Braindance, il genere che ingloba in sè il meglio di tutti gli stili.
Per rendere omaggio a tutto questo sabato scorso eravamo a Londra, zona Elephant and Castle a pochi passi dal lussuoso Ministry of Sound, in uno scantinato conosciuto come Corsica Studios, il miglior locale underground della capitale.
A livello di struttura più che un club ricorda un centro sociale: niente arredi se non un paio di divani, niente intonaco sui muri e luci colorate ma solo due stanze allestite con il solito potentissimo Funktion One. Qui la la Musica viene prima di ogni altra cosa!!!
Come da tradizione britannica la festa apre già alle 22 e appena un’ora più tardi si parte col primo live (questa infatti sarà la forma di tutte le performance) che vede ai comandi di macchine e computer Aleksi Perälä altrimenti detto Astrobotnia.
Diventato famoso per le sue melodie mental/ambientali qui decide di dare brio ai ballerini con un’intricata soluzione di beats che ricordano la sua collaborazione con Cylob (l’album Cylobotnia del 2003).
L’atmosfera è davvero incredibile, i Corsica sono già foderati, e sembra di essere tornati indietro nel tempo quando non c’erano divismi e si andava a ballare per il semplice gusto di stare insieme.
Capita così di andare a prendere da bere durante lo show del buon Jodey Kendrick, partito morbido per poi salire a colpi breaks intrippati, e trovarsi vicino ad un sempre più cazzone Andy Jenkison vestito con un’improbabile camicia a scacchi anni ‘80 e la solita catenazza da rapper al collo.
La sua esibizione è sempre spettacolare! Due tavoli di attrezzature rigorosamente analogiche sono la portaerei su cui far decollare le rIffiche ‘ardkore acid dell’esaltante United Acid Emirates lp uscito a marzo su Planet Mu. Il live di Ceephax è un esempio perfetto di quanto sostenuto da Simon Reynolds sulle similitudini tra dance e rock e sulla fondamentale importanza dei riff, a livello sia ritmico che melodico, tanto bistrattati dalla critica.
Piccolo break a prendere aria in cortile e sul palco c’è Dmx Krew che rivedo per la terza volta quest’anno e con un set ancora diverso.
A sto giro il nostro spazia tra new beat belga e le prime cose electro tech europee dando inaspettatamente più spazio al 4/4.
The Criminal Minds sono invece l’ossessione britannica per l’hip hop a la Beastie Boys e che come al solito non convince più di tanto. Come diceva quindi il mitico Dan Peterson quando commentava il wrestling (proprio nel ‘91 guarda caso…): “Pausa per noi!“.
Si riprendono le danze con Monolith, vero purista del genere IDM e forse per questo risulta un pò troppo statico e ordinario.
Ma ora è giunto il momento che ho atteso da due anni a questa parte, mi godrò finalmente dal vivo Bogdan Raczynski!!!
Il suo è un live digitale che si apre addirittura con un cantato (tra le altre cose l’amico qui è stato il produttore di una tipetta come Bjork) e quindi si sviluppa in un’onda ipnotica che per quasi un’ora ci tiene sospesi, in trance, senza comprendere dove voglia arrivare davvero.
E proprio quando sento ormai le forze venirmi meno ecco che Bogdan svela il suo gioco e per poco non fa esplodere un intero quartiere eseguendo la commovente Untitled #8 dell’album Alright! (2007).
Come un fiume in piena che rompe gli argini prendiamo tutti a saltare cantando quelle melanconiche melodie breakcore fino ai meritatissimi applausi finali.
Tocca a Wisp il difficilissimo compito di chiudere la serata facendoci tornare sulla terra sani e salvi, e lui non si tira indietro.
Il basso vibra così tanto che se ne può avvertire la consistenza, assomiglia al Maestrale che col suo soffio rende terso il cielo su cui le melodie scintillano cristalline suonando la più dolce delle ninna nanne.
Federico Spadavecchia
technorati tags: rephlex, corsica studios, birthday
E’ dalla riapertura del Lucrezia, locale simbolo dell’underground genovese negli anni ‘90 e da due anni ormai risorto come una fenice nel centro storico cittadino, che si stava facendo strada in noi l’idea di riprendere una tradizione del tutto sotterranea, quando tra le nude pareti di questa saletta, per gli aficionados che ne conoscevano l’esistenza o i clienti che erano lì per caso, s’improvvisava una consolle se un dj famoso si trovava a trascorrervi la serata. Senza flyer, spamming selvaggio o pr sguinzagliati per i bar e le strade adiacenti, solo per il gusto di continuare a suonare buona musica e far riverberare ancora buone vibrazioni, tutt’intorno, nel buio, semplicemente tra amici e clubbers di passaggio.
Per almeno due appuntamenti al mese cercheremo di rivivere quell’atmosfera, salendo su una specie di macchina del tempo e selezionando le tracce house, deep techno e minimal di oggi nello spirito che animava la scena allora, ed è per questo che abbiamo chiamato queste serate semplicemente LUCREZIA: BACK 2 HOUSE. In consolle, i dj resident Sara e Emi, reduci dal piccolo ma gratificante successo dei podcast a nome 2biteunder, trasmessi in streaming da Disorderdrama, e ospiti non sempre conosciuti ma spinti dalla stessa passione per il djing.
Si salpa giovedì 23 settembre, e bagniamo l’esordio con RG e uno dei suoi leggendari set in bilico tra techno e house, sospinti da una dose di quell’alieno Motor City Funk che ci piace tanto sentire, e ballare, nella musica elettronica.
Ogni due o tre giovedì, dall’aperitivo fino alla chiusura: 19:00 – 1:00, senza soluzione di continuità, strictly good electronic music.
La mostra EXHIBITION, EXHIBITION, specificatamente concepita da Adam Carr per gli spazi della Manica Lunga, riflette sulla percezione e sull’esperienza del guardare l’arte e le mostre. Nell’ambito della rassegna, il museo organizza incontri, concerti ed eventi destinati a stimolare l’investigazione e approfondire i concetti base della rassegna quali la copia e l’originale, la percezione e l’interpretazione nell’arte contemporanea.
Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, giovedì 23 settembre ospita per la prima volta nei propri spazi il concerto di Alva Noto & Blixa Bargeld, a cura dell’Associazione Culturale Situazione Xplosiva.
In occasione dello straordinario evento, per permettere al pubblico di ammirare la collezione permanente allestita in sale storiche di alta valenza architettonica e la mostra EXHIBITION, EXHIBITION, il museo rimane aperto oltre il normale orario.
A partire dalle ore 20.00 è infatti possibile accedere alle sale espositive presentando il biglietto del concerto, venduto al prezzo straordinario di € 15 (€ 12 per i possessori della Carta Musei). La Caffetteria del museo è aperta al pubblico dalle ore 20 alle ore 24.
Da tempo amici e reciproci fan, il musicista elettronico/artista visuale Alva Noto (Carsten Nicolai) e il compositore/artista vocale Blixa Bargeld (noto anche come il cantante degli Einstürzende Neubauten e chitarrista per Nick Cave & The Bad Seeds) hanno deciso nel 2007 di unire le forze per iniziare un progetto in collaborazione.
Insieme hanno sviluppato un concept musicale basato sulla combinazione fra improvvisazione ed astrazione. L’impulsiva performance di Blixa Bargeld e i paesaggi sonori elaborati di Alva Noto danno vita a un risultato sorprendente e inatteso, dove la sperimentazione guadagna in forza e spontaneità e anche l’interpretazione di canzoni tradizionali (da I Wish I Was A Mole In The Ground, ripresa anche da Bob Dylan, a One di Harry Nilsson) suona speciale e coinvolgente.
Dopo l’EP introduttivo uscito la scorsa primavera, è in arrivo per l’etichetta Raster-Noton un intero album per il duo, il cui contenuto verrà presentato in anteprima, in occasione di questo attesissimo concerto.
technorati tags: alva noto, blixa bargeld, torino
16
roBOt Festival 2010, Bologna
Dopo il grande successo delle due edizioni precedenti, roBOt Festival torna a Bologna dal 15 al 18 settembre a sondare nuove forme d’arte, di sperimentazione ed intrattenimento, calandosi per la terza volta in un mondo dove il rinnovamento sociale, estetico e ideale è caratterizzato da un continuo processo di innovazione tecnologica. Un’innovazione tecnologica ormai pervasiva la quale ha portato ad una definitiva ibridazione fra uomo e macchina, ultimo stadio di un evoluzione che può definirsi socio-tecnologica. Ibridazione. Questo è il tema principale che roBOt03 ha intenzione di sviscerare in quattro giorni di workshop, conferenze e sopratutto tanta musica di qualità.
L’edizione del 2010 sarà caratterizzata di fatti da una ricchissima programmazione artistica:
ATOM TM, JON HOPKINS, KING MIDAS SOUND, ALAN1, TOBI NEUMANN, DONNACHA COSTELLO, JESSE ROSE, BASS CLEF, REBOOT, CASSIUS, ROBOT KOCH feat. GRACE, FABRIZIO MAURIZI, ANDEREDO, AD BOURKE, ILARIO ALICANTE, PASTA BOYS, UNZIP PROJECT, DANIELE BALDELLI, DISKjOKKE, DICOFONE, ELEKTRO GUZZI, NOZE BAND fest. DANI SICILIANO, ROMANO ALFIERI, ELECTRICALZ, ALESSANDRO SENSINI, C.AL.MA, ANDREA SARTORI, WEIGHT & TREBLE, DANCE OR DIE, LINUZ, LUCA TREVISI aka LTJ & MEMORYMAN, NO MORE TROUBLE, STEP & RILLS, and many more…
Per quanto riguarda le locations roBOt allunga, anche in questa edizione, i suoi tentacoli elettronici verso Palazzo Re Enzo, un altro tesoro del patrimonio storico-architettonico di Bologna, e verso i club che hanno fatto la storia della nightlife bolognese: Link, Cassero e Kindergarten.
roBOt Festival si dimostra per la terza volta un evento di respiro internazionale, volto a dare forma ad un network di esperienze, persone ed idee che rilancino il concept di una rivoluzione digitale e tecnologica con il fine di migliorare l’esistenza/esperienza umana sotto tutti i punti di vista, con particolare attenzione al contesto dell’intrattenimento. Una sfida raccolta dall’Associazione Culturale Shape che conferisce lustro a Bologna, città da sempre centro nevralgico della cultura italiana.
Prima release per la nuova personalissima label del canadese Aaron Funk meglio conosciuto come Venetian Snares, principe del genere breakcore.
Ad un anno dalla violenza crudele del welshiano Filth Aaron decide di affidare la presentazione del suo progetto discografico a My so called life, un album che, nome omen, è infarcito di riferimenti autobiografici.
Lo stesso autore afferma che ogni traccia è stata composta in massimo due giorni di modo da fotografare dove si trovasse la sua mente in quel preciso istante.
Immaginate allora di assistere ad un Grande Fratello ambientato su un ring di wrestling dove si mescolano perfettamente testosterone, abilità atletica e gusto per la farsa il tutto shakerato in una lattina di Super Tennent’s da 9 gradi, la birra degli hooligan (tra l’altro ottima arma da lanciare contro fonici disubbedienti…).
Questo non è un disco di grandi innovazioni, capolavori, o comunque di astruse sperimentazioni, quanto piuttosto una raccolta di dieci canzoni oltre il muro del suono in cui tornano a vivere riff di pianola a la Ceephax e sicopate percussioni jungle, ma soprattutto è volta a svelare l’ironia di un personaggio che ancora si diverte a suonare ai rave davanti a folle di ragazzi fluorescenti e sballati (disprezzando invece i presenzialisti perennemente col cellulare in mano: l’apertura di Posers and camera phones) sicuramente troppo giovani per aver conosciuto i fasti dei good old times e successivamente essersi persi nel darkcore.
Largo, quindi, agli hackers dell’hardcore continuum quelli che, per molto tempo rimasti nascosti sotto le lunghe coperte dell’IDM e quelle un pò più corte del post jungle d’assalto drill and bass, ora manovrano beats come missili terra-aria impazziti attraverso i loro mille virus/plugins mentre la gente ignara contempla pacifica le scintillanti ritmiche post garage.
Come in un film di Tarantino (ma quanto si sente la sua influenza nel mondo dell’house e della techno?) le citazioni sono innumerevoli: l’hook vocale look at me look at you rubato ai Cassius nella opening track, il basso Mentasm in Cadaverous, spezzoni di vecchi film o il primo accordo di chitarra di I feel you dei Depeche Mode in Who wants cake? (subito straziato in una marcia funebre in fast forward).
In Welfare wednesday si arriva addirittura a condensare in pochi minuti la storia della Techno partendo da Strings of Life per arrivare alla Londra rave degli anni ‘90 e quindi al neo rave armageddon di stampo Bang Face.
Che dire di Ultraviolent junglist? A me piacerebbe definirla un’usurata carta d’identità sonora senza fronzoli con alla voce segni particolari: una catena d’effetti lunga un kilometro!
Nella seconda metà del disco si affacciano strumenti acustici che sembrano portare ad un’impensabile svolta classica ma che invece puntualmente collassano in breaks talmente compressi da poter essere ballati a tempo soltanto da invertebrati.
Sicuramente non è roba per il grande pubblico ma i fans avranno già acceso i glowsticks.
Federico Spadavecchia
technorati tags: venetian snares, my so called life, album
Quanti volti può avere il contemporaneo? Quale voce, quali note, quali sono i temi e i ritmi della cultura di oggi? Per il decimo anno Transart porterà in Trentino Alto Adige i linguaggi multiformi della sperimentazione: a Bolzano dal 9 settembre al 9 ottobre un continuo dialogo tra musica, danza, letteratura e arte a diretto contatto con il palcoscenici più innovativi al mondo.
Tokio, Vienna, Mosca e ovviamente New York: Transart apre una finestra sul festival Performa, l’innovativa manifestazione dedicata alle arti performative, nata nel fertile terreno delle grandi istituzioni museali newyorkesi. A Transart e al Mart, partner in questo progetto in prima europea, Performa dedica il progetto dell’Intonarumori, ideato dal compositore italiano Luigi Chessa sul modello degli strumenti costruiti da Luigi Russolo un secolo fa. Uno sguardo che sintetizza la storia dell’arte performativa dal futurismo al presente quindi, che coinvolge 16 musicisti del luogo. Guidati dal maestro Chessa, saranno chiamati ad eseguire alcune composizioni inedite firmate da illustri artisti, quali Margareth Kammerer, Silvano Bussotti, Teho Teardo e Blixa Bargeld (30.09).
Una cena futurista (30.09) unita a una serie di eventi che coniugano musica, teatro, dj e vj set proposti dal collettivo Prompt nato in seno a Performa, completano uno degli eventi di punta della decima edizione di Transart (28 & 29.09).
Da New York a Mosca: il geniale compositore russo Sergej Newski, inaugura il lungo percorso nella musica classica contemporanea con la prima italiana di Franziskus, opera di musica da camera dedicata a San Francesco, interpretata dall’ensemble Windkraft, diretta da Johannes Kalitzke (10.09).
RE-CONSTRUCTION è il titolo dell’intensa ricognizione dello spettro creativo sovietico proposto della Moscow Contemporary Music Ensemble diretta Feder Lednov.
In programma tra gli altri, quattro arrangiamenti inediti delle composizioni di Deshov, Mossolov e Sysoev e Prokofjew (17.09). Il filo rosso della cultura sovietica prosegue con un incontro molto particolare: Vladimir Sorokin, scrittore e narratore, autore del celebre romanzo “La coda”, insignito del premio della Repubblica Federale tedesca, presenterà “Sugar Cremlin” il suo nuovo libro tradotto tedesco. A completare il reading, la proiezione del film futurista russo AELITA rimusicato in prima assoluta dall’Ensemble 2e2m (23.09).
Classica di oggi e di ieri per raggiungere l’ebbrezza dei sensi: per la terza volta Transart ospita il Symposion, dedicato al raffinato connubio fra vino e musica, interpretato da una delle formazioni più importanti nel campo della musica contemporanea, i Klangforum Wien (2.10).
L’improvvisazione avrà il carisma dell’arpista e percussionista statunitense Zeena Parkins, talento eclettico pronto a dialogare con le sonorità di cetra, chitarra contrabbasso e…di un tagliere, nel Zeena Parkins & Quadrat: sch estende feat, un concerto in prima italiana (22.09).
Una composizione per 10 spazzolini? Se è la raffinata vocalist norvegese Maja Ratkje a tesserne il filo melodico, la nuova creazione di Manuela Kerer, si tinge di una nuova, irriverente forza sonora (07.10).
New York, Mosca, Vienna e Tokio: danza e tecnologie si fondono assieme in “true/本当のこと”, lo spettacolo della compagnia giapponese FUJIMOTO Takayuki & friends (09.09). Se nulla di ciò che l’umanità ha creato è eterno, anche i confini tra i danzatori e lo spazio diventano labili fino a dissolversi nella ritualità di tutti i giorni: il tempo si azzera per appiattirsi alle luci artificiali dei led. La danza può però invocare anche un ritorno alle origini: è la speranza insita in Blessed, toccante spettacolo della coreografa americana Meg Stuart. Saranno proprio gli elementi più semplici del nostro mondo, come la pioggia, il cartone e il corpo umano ad aprire una breccia nella nostra realtà fatta di marchingegni artificiali, modelli di comportamento e apparenze (24 & 25.09).
Una voce che ha segnato con il suo graffio inconfondibile la storia della musica. Patti Smith, la sacerdotessa “maudit” del rock, accompagnata dalla sua band italiana La casa del Vento, dedica al pubblico di Transart un concerto acustico, dove agli storici successi si aggiungono perle dal suo nuovo progetto musicale (14.09).
Ma Transart è anche clubbing, che unisce il sound della dance all’elettronica, senza rinunciare alle sperimentazioni video, grazie al dj set della formazione francese Koudlam, di Fritz Orlowski (Italia) e di quelle tedesca degli Extrawelt e dei T. Raumschmire (11.09). Tra gli artisti multimediali più affermati in Italia e tra i più conosciuti e apprezzati anche all’estero, Claudio Sinatti propone il suo progetto Livevideoartensemble: assieme al musicista Giuseppe Ielasi trasformerà il dancefloor in un unico grande palcoscenico (18.09). Stella oscura nel pantheon della grandi voci femminili, Diamanda Galás conclude la decima edizione del festival: profondo e di ampio respiro, il suo linguaggio vocale-musicale attraversa il ventesimo secolo e ci porta verso il futuro (9.10).
7
Club To Club Torino 2010
Con la messa online del sito definitivo, su clubtoclub.it saranno consultabili tutti i dettagli del Festival elettronico più importante d’Italia nonchè le diverse formule di abbonamento, che saranno in vendita da giovedì 16 Settembre. Il Festival si svolgerà a Torino dal 3 al 7 novembre e quest’anno sarà gemellato con Istanbul.
Line up:
ACTRESS (VIVA CLUB TO CLUB X – MILAN) ::
CARIBOU ::
DARKSTAR ::
FLOATING POINTS ::
FOUR TET ::
JAMES HOLDEN – EXCLUSIVE ITALIAN DATE ::
JAMIE JONES ::
JAMIE XX ::
JEFF MILLS presents SOMETHING IN THE SKY – EXCLUSIVE EUROPEAN DEBUT ::
JOY ORBISON – ITALIAN DEBUT ::
KATE WAX – EXCLUSIVE ITALIAN DATE ::
KING MIDAS SOUND ::
KODE9 PLAYS BURIAL – EXCLUSIVE EUROPEAN DEBUT ::
KODE9 – EXCLUSIVE ITALIAN DATE ::
LUKE ABBOTT – EXCLUSIVE ITALIAN DATE ::
MARCEL DETTMANN ::
MODESELEKTOR – EXCLUSIVE ITALIAN DATE ::
MORITZ VON OSWALD TRIO (VIVA CLUB TO CLUB X – MILAN) ::
ONEOHTRIX POINT NEVER – ITALIAN DEBUT ::
ONI AYHUN – ITALIAN DEBUT ::
PLAID & SOUTHBANK GAMELAN PLAYERS (12-piece Javanese Orchestra) – EXCLUSIVE ITALIAN DEBUT ::
RIVA STARR ::
ROB HALL ::
SHACKLETON ::
SHED ::
technorati tags: club to club, torino, festival

I biglietti saranno in vendita a partire dal prossimo 15 settembre
technorati tags: bang face, may, camber sands
Il caro Matteo Caro qui lo si apprezza di molto, anche se più che altro di rendita per la roba vecchia: “Leave luck to heaven” è uno dei meglio album techno di tutti i tempi, la roba uscita come Jabberjaw è l’ibridazione di quell’album lì con lo stile Perlon, cioè roba da bava alla bocca e adorazione infinita, quella come False è top class e pure quella come Audion prima di “Mouth to mouth” è di altissimo spessore.
A un certo punto, però, il caro Matteo Caro deve essersi montato la testa.
Sarà stato il successo esagerato di un disco di merda come “Mouth to mouth“, sarà stata la troppa vicinanza alla cricca M_nus nel suo periodo di massimo splendore economico e minimo valore artistico, sarà checazzoneso, ma a un certo punto Matteo è uscito con un album discretamente loffo ma con un paio di momenti interessanti come “Asa breed” e ora se ne esce con sto “Black city” che, a volergli essere riconoscenti, è un grosso WTF.
Ok, per la techno tout court non è assolutamente un bel periodo ma anzi sono tempi di rinnovamento e di esplorazione di strade nuove che vanno da Four Tet, al dub/tech/bohstep al recupero di roba vecchia e invecchiata maluccio, ci sta che gli artisti di punta cerchino di cambiare le carte in tavola andando là dove nessun altro è mai andato prima, e in quest’ottica ci sta anche che toppino clamorosamente.
Il caro Matteo a sto giro cerca di puntare al pubblico indieggiante che vuole roba da ascolto, ma purtroppo gli manca il talento per le armonie che ha Kieran Hebden e l’album risulta simile negli intenti ma molto più scarso nella realizzazione: non basta abbattere i bpm e aggiungere qualche chitarrina loffa se sei Matthew Dear e hai più volte dimostrato di riuscire a creare dei groove che spettinano le pareti.
O forse questo “Black city” vuole mettere in mostra l’altro lato di Matteo Caro, quello depresso, povero di verve e felice di esserlo?
Se è così, l’operazione gli riesce perfettamente, peccato che sia un lato di cui si poteva fare a meno.
technorati tags: matthew dear, black city, album
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
Ultimi commenti
- Giuseppe on Il Berghain come i futuristi: si tengono alla larga dai Dj commerciali…
- F.S. on Frequencies.it Top Album 2011
- gino del grosso on Frequencies.it Top Album 2011
- emi on Frequencies.it Top Album 2011
- gino del grosso on Frequencies.it Top Album 2011
Archivio
Elenco link amici
- Apocalypse Records
- Batteriaricaricabile
- Clubbers Guide New York
- DJ History
- Energy Flash
- Filth Forge
- mnmlssg
- Progroove
- Raibaz
- Sandblow
- Simon Reynolds
- Storia della Musica
- Wax Treatment Podcast
- Weekendance
