Il caro Matteo Caro qui lo si apprezza di molto, anche se più che altro di rendita per la roba vecchia: “Leave luck to heaven” è uno dei meglio album techno di tutti i tempi, la roba uscita come Jabberjaw è l’ibridazione di quell’album lì con lo stile Perlon, cioè roba da bava alla bocca e adorazione infinita, quella come False è top class e pure quella come Audion prima di “Mouth to mouth” è di altissimo spessore.
A un certo punto, però, il caro Matteo Caro deve essersi montato la testa.
Sarà stato il successo esagerato di un disco di merda come “Mouth to mouth“, sarà stata la troppa vicinanza alla cricca M_nus nel suo periodo di massimo splendore economico e minimo valore artistico, sarà checazzoneso, ma a un certo punto Matteo è uscito con un album discretamente loffo ma con un paio di momenti interessanti come “Asa breed” e ora se ne esce con sto “Black city” che, a volergli essere riconoscenti, è un grosso WTF.
Ok, per la techno tout court non è assolutamente un bel periodo ma anzi sono tempi di rinnovamento e di esplorazione di strade nuove che vanno da Four Tet, al dub/tech/bohstep al recupero di roba vecchia e invecchiata maluccio, ci sta che gli artisti di punta cerchino di cambiare le carte in tavola andando là dove nessun altro è mai andato prima, e in quest’ottica ci sta anche che toppino clamorosamente.
Il caro Matteo a sto giro cerca di puntare al pubblico indieggiante che vuole roba da ascolto, ma purtroppo gli manca il talento per le armonie che ha Kieran Hebden e l’album risulta simile negli intenti ma molto più scarso nella realizzazione: non basta abbattere i bpm e aggiungere qualche chitarrina loffa se sei Matthew Dear e hai più volte dimostrato di riuscire a creare dei groove che spettinano le pareti.
O forse questo “Black city” vuole mettere in mostra l’altro lato di Matteo Caro, quello depresso, povero di verve e felice di esserlo?
Se è così, l’operazione gli riesce perfettamente, peccato che sia un lato di cui si poteva fare a meno.
technorati tags: matthew dear, black city, album
5 Comments to “Matthew Dear “Black City” (Ghostly International)”
Post comment
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
Ultimi commenti
- Giuseppe on Il Berghain come i futuristi: si tengono alla larga dai Dj commerciali…
- F.S. on Frequencies.it Top Album 2011
- gino del grosso on Frequencies.it Top Album 2011
- emi on Frequencies.it Top Album 2011
- gino del grosso on Frequencies.it Top Album 2011
Archivio
Elenco link amici
- Apocalypse Records
- Batteriaricaricabile
- Clubbers Guide New York
- DJ History
- Energy Flash
- Filth Forge
- mnmlssg
- Progroove
- Raibaz
- Sandblow
- Simon Reynolds
- Storia della Musica
- Wax Treatment Podcast
- Weekendance


Lario3 says:
Sballoso!!!
Grazie mille per il commento… quella cosa dell’Angelus è geniale :-D
CIAO!!!
emiliano says:
bene, visto che anch’io avevo trovato asa breed inconsistente, per non dire inutile, di questa recensione posso fdarmi quasi ciecamente, e passare oltre… grazie!!
kk says:
Pensavo fosse da tempo caduto molto in basso e che forse ci sarebbero state speranze. Bene, ecco la risposta. Ma a piangere su artisti che un tempo erano nelle mie top ed ormai sono un flop, sto abituandomi un pò troppo. Es. Shinedoe :(((((
dib says:
ma che bella era Deserter ?!?!?!?
noto says:
pinch & pillage mi aprì un mondo.