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labyrinthChe ormai la deep house sia la moda del momento non ci sono dubbi, proposta indistintamente sia da chi fino a ieri giurava eterna fedeltà alla minimal techno e sia dagli ex seguaci dell’house commerciale che, messe da parte canottiere e trombette, si incamiciano e si riempiono la bocca di parole come atmosfera, viaggio e Chicago house.
D’altronde il termine deep fin dalla preistoria della club culture è sempre stato iper gettonato, con i puristi che vi indicavano il loro grado d’apprezzamento della musica, quindi era passato a definire un preciso stile dell’house newyorkese post Paradise Garage (il primo Francois Kevorkian per intenderci) caratterizzato da armonie soffuse e pulite con missaggi quasi infiniti che avevan scatenato la mania per i mixer valvolari.
Tra la marea di spazzatura che circola oggi però c’è ancora chi si distingue come appunto i ragazzi della Plastic City rec., attiva fin dal 1993, che pubblicano in questi giorni il nuovo album di uno dei loro artisti di punta vale a dire Terry Lee Brown Jnr. Labyrinth aggiorna la deep ai tempi post minimal rivelandosi un bagno sensoriale, una vasca in cui immergersi per fondersi con l’ambiente intorno a noi.
Le 14 tracce sono composte a strati: su di una batteria percossa con bacchette di cotone vengono spalmati micro suoni organici lisci come pietre levigate dal continuo scorrere dell’acqua.
Il beat è costantemente fluido senza scossoni, mentre echi di sottofondo raccontano di storie lontane.
La tensione emotiva, sottile ma penetrante, conduce l’ascoltatore in un perenne stato di malinconia verso un qualcosa di vago e indefinito che cerca di comprendere ondeggiando con gli occhi chiusi.
Mi sorprende che il cd non sia mixato visto il suo andamento perchè qui parlare di viaggio ritorna, finalmente, ad avere un senso!
Terry, infatti, non confeziona un classico album con 3 hits, 2 downtempo e 6 riempitivi di mestiere, o la solita scorta di club tools, quanto piuttosto ricama le stoffe del dub col filo dell’house per un’unica canzone suddivisa in più parti un pò come i movimenti nella classica, oppure come più grossolanamente sbraitava la mamma quando il volume dello stereo era troppo alto: “E smettila di far girare sempre lo stesso pezzo!!!“. Disco perfetto per chi, all’alba, sogna ad occhi aperti.

Federico Spadavecchia

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adeQuale migliore momento se non adesso col socio Raibaz ai piatti ad ordinare le fotografie sonore di questo Amesterdam Dance Event 2010, per buttare giù il report dell’evento?
Ormai lo sapete benissimo dove trovarci la penultima settimana di ottobre, il rigido clima autunnale nord europeo non ci spaventa mica, specie se ad attenderci ci sono line up così ghiotte!!!
Certo a sto giro ci sono stati un paio di piccoli intoppi nella macchina altrimenti perfetta dell’ADE, che sostanzialmente si risolvono nell’aver proposto una festa inaugurale con mezza città di Detroit al mercoledì, quasi a voler tagliare fuori i non addetti ai lavori, nell’aver sacrificato la Oi! Dubstep night al Paradiso chiamando come guests i soli Magnetic Men (il cui ultimo album è a dir poco discutibile) per un live di massimo due ore quando, volendo i medesimi nomi, sarebbe stato di gran lunga più efficace fare esibire Benga, Skream e Artwork singolarmente, e, in ultima analisi nel concedere ben poco spazio alla sperimentazione.

Detto questo la convention è andata alla grande e al momento di andare via domenica mattina avrei più che volentieri imboccato la strada per un after hour anzichè per l’aeroporto.
Il primo giro di danze inizia a neanche tre ore dall’atterraggio, infatti, al Pure-Liner, una barcone da 600 posti allestito come un lussuosissimo club, Sasha lancia la sua nuova agenzia di booking, la Excession Luggage, chiamando a raccolta alfieri della progressive house quali Nick Warren, Danny Howells, 16 Bit Lolitas, James Zabiela e la new entry Robert Babicz.
Val la pena di sottolineare la bravura del Dj che ha costruito il warm up a base di armonie nu disco a precipitare leggere nel pozzo oscuro della prog. Solo pochi minuti fa ho scoperto che quel bravo giovine altri non era che Desyn Masiello, big respect!!
Buona prova anche per 16 Bit Lolitas che da corpo alla cassa ed introduce lievi melodie, di quelle che ti stampano un sorrisone in faccia e ti fanno sentire amico di tutti; d’altronde visto lo splendido pubblico presente (appassionati, uomini e donne in egual misura, che hanno comprato tutti i tickets già al 17 di agosto!!!) non c’è da meravigliarsi più di tanto.
A livello musicale ogni artista spiega chiaramente il proprio punto di vista su cosa voglia dire progressive, e Danny Howells ha una sola parola: groove!
E finalmente nella suggestiva cornice del canale sotto all’auditorium del Bimhuis tocca al Maestro, il titolare della miglior compilation che la Global Underground abbia mai realizzato (Gu#24 Reykjavik): Nick Warren.
La mente dei Way Out West non si pone nemmeno il problema di mixare, preferendo alla futuristica consolle Pioneer (4 cdj 2000, djm 2000 ed efx 1000) un semplice controller per Ableton dimostrando di fatto che è la sensibilità musicale a fare il Dj.
Basta un disco per esser in preda ad un forte misticismo e come adepti nel tempio alziamo le mani per rendere omaggio al Grande Sacerdote. Nel giro di un’ora siamo abbracciati con le lacrime agli occhi…
Nel frattempo la barca è salpata per una piccola crociera di un paio d’ore nei canali, probabilmente comandata da una delle mille diavolerie con cui ci intrattiene James Zabiela, un mostro di tecnica per la nostra anima nerd, che se avesse un quarto del gusto di Warren sarebbe il Dj perfetto.
Unico live del party è quello del tedesco Robert Babicz, il quale, da buon tedesco, rimane più vicino ad atmosfere trance e mi fa sgolare quando suona un suo edit di Self Control cantata dalla mai troppo compianta Laura Branigan.
A chiudere la festa è naturalmente il padrone di casa, the son of God (definizione che fruttò all’allora capo redazione di Mixmag una papagna sul grugno), Sasha.
Anticipato dal suo schiavo/valletto a preparargli il setup, i drinks e a ripulire il pubblico ante consolle da groupies e fotografi invadenti, il Superstar Dj per antonomasia si presenta in scena con maglietta della salute sotto un maglioncino da domeniche sul divano, come fosse un ragazzino qualsiasi nella sua cameretta.
Inoltre l’atteggiamento è proprio quello: Sasha suona per sè più che per chi ha di fronte, ed è il primo a fomentarsi quando sul cdj gira certa musica. La sua selezione è una gita in un osservatorio: una stanza buia con in alto tanti puntini luminosi. La progressive house dopo il crollo causato dalla corrente electro è tornata con tutta la sua forza ed è qui per restare!

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Il venerdì pomeriggio è all’insegna dello shopping da Concerto e Rush Hour (cui anche sabato ho lasciato buona parte dei miei averi) mentre la sera ci vede dapprima al Paradiso per la sola nota stonata della trasferta: il nuovo live di Mark Pritchard si rivela intulimente dispersivo tra mille generi diversi e sostanzialmente noioso.
Meno male che a tirarci sul il morale ci pensa la cara e vecchia Techno!

Al Westerunie, in una fabbrica in mattoni rossi, c’è il party Click e a darci il ben venuto troviamo il redivivo Heiko Laux, già boss della leggendaria Kanzleramt, che dice la sua sulla minimalizzazione della Techno a forza di schiaffi in faccia, cosa avrà voluto dire??
Anche Mandy nell’altra sala è bello carico sebbene più Pop e si fan due salti davvero con piacere per tornare poi a sudare sotto le mitragliate di un Joel Mull per cui pare che il tempo si sia fermato all’era dell’Hardgroove, devastante!!!
Steve Rachmad non è certo da meno e, messi per una volta da parte gli orpelli detroitiani, ci da dentro con martello e scalpello.
Prima della buona notte con curiosità ascoltiamo gli Slam, un gruppo che abbiamo sempre amato tantissimo, peccato solo che non siano più quelli della Soma ma quelli della Paragraph: al posto di suoni grassi ed emozionanti ci sono beats scintillanti e funzionali, da ballare con piedi e culetto ma non col cuore.

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Per il Gran Finale di sabato la scelta è caduta sul Trouw, miglior club d’Europa subito dietro al Berghain ricavato nella ex sede di un quotidiano, con il versus tra la Delsin rec. e giust’appunto la Ostgut Ton.
All’ingresso ci viene pure regalata una cassettina (sì avete letto bene) in edizione limitata (1000 copie) per celebrare i primi 5 anni della label berlinese.
Subito nella saletta al piano terra c’è un solitario Nick Hoppener con una dolce ed elegante dub house dal sapore malinconico visto che ancora non c’è nessuno.Nell’immenso piano di sopra, invece, il gigantesco Funktion One gode forte con la dubtech di Quince che setta il mood per la performance di Shed.
L’artista tedesco è uno di quei Dj che potrebbe suonare e produrre qualsiasi cosa e questa sera svela il suo lato più sensibile: pianoforti riverberati e ampie melodie su ritmi squadrati sono una miscela irresistibile.
Faccio perfino fatica a scendere per vedere parte del set di un producer che ammiro tantissimo quale NewWorldAquarium che comunque sta portando avanti un discorso di una raffinatezza unica. Al mio ritorno Shed ha spezzato la cassa e introdotto cantati, dopo gambe e cuore ora tocca al cervello!
Ma ecco che ora si ridiscende in sala 2 per quella che a sorpresa si è rivelata una delle migliori esibizioni dell’anno, un set vinilico in chiave chicago house di Prosumer fatto di: Fast Eddie, Photek e Robert Owens, per tutto quello che sta alla base della casa di Jack.
A Delta Functionen spetta l’ingrato compito di suonar dopo questo capolavoro ed infatti la differenza si sente, però il ragazzo è bravo sul serio.
Mancan poche ore prima del nostro rientro in Patria e per il commiato andiamo da Marcel Dettmann che prende il posto di un anfetaminico Redshape. Devo dir la verità a me il resident del Berghain non ha mai colpito più di tanto e stavolta è uguale: battito marziale e claps imperiose per andare avanti fino a tarda mattina.
Nota non da poco sul locale, in generale ad Amsterdam le belle ragazze non mancano ma al Trouw ce ne erano in quantità talmente esagerata da rischiare di far la fine di George Micheal che negli anni ‘80 ne ha vista troppa!!!
Con la lacrimuccia che inumida gli occhi saliamo sul primo taxi per l’hotel quindi valigie e aeroporto, ma tanto l’anno prossimo si torna!

Federico Spadavecchia

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adePer il terzo anno consecutivo carichiamo armi e bagagli per partire alla volta dell’Amsterdam Dance Event. Certo è un gran peccato non essere potuti esser già ieri nella capitale olandese per la sontuosa inaugurazione che vedeva coinvolta mezza Detroit, come sarà altrettanto triste andar via alla domenica mattina perdendo così gli ultimi, ottimi, parties che la manifestazione ha da offrire.
Anyway, tra tutto il ben di Dio di feste, showcase ed artisti assortiti ecco le nostre scelte chissà che magari non ci troveremo a saltare davanti alla stessa consolle!!

Giovedì: Excession Luggage Showcase @ Pure Liner

Prima serata del ciclo Inter Lab Sessions all’insegna della progressive house su un barcone da 600 persone allestito come un lussuoso club.
Il Son of God Sasha tiene a battesimo la sua nuovissima agenzia di booking.
Oltre al Dj britannico gli artisti coinvolti si chiamano Nick Warren, Danny Howells, Lee Burridge, James Zabiela, 16 Bit Lolitas e Robert Babicz.

Venerdì: Africa Hightech Soundsystem @ Paradiso/Click Festival @ Westerunie

Venerdì ci vedrà impegnati su du fronti: la prima parte della serata al Paradiso per il nuovo progetto dal vivo di Mark Pritchard con la sua elettronica d’avanguardia for the masses, e successivamente al Westerunie con M.A.N.D.Y., Joel Mull, The Advent, Michel de Hey, Steve Rachmad, Monika Kruse e Slam per tastare il polso della techno di oggi.

Sabato: Planet Delsin Vs Ostgut Tone @ Trouw

Servono spiegazioni? Il meglio della dub techno made in Holland incontra la nuova scuola berlinese. Chi vincerà la sfida?

Tra i tanti eventi pomeridiani noi consigliamo vivamente:

Giovedì: La conferenza stampa per la riunione dei Global Communication dopo 15 anni all’hotel Dylan (Keizersgracht 384) dalle 18. Se arrivate un pò prima potrete godere dell’happy hour offerto da Beatport.

Venerdì: Red Bull Music Academy da mezzogiorno fino a tarda sera al Concrete Image Store (Spuistraat 250) con Mark Prichard, Steve Spacek, Space Dimension, Controller, Robert Owens, Alden Tyrell, TLR, Legowelt, Dimitri, Melon and Estroe.
Altro happening assolutamente da non perdere è il Behind the scenes: Plastikman Live al Felix Meritis (Keizersgracht 324) dalle 18.30. Richie Hawtin e Jarrett Smith illustreranno tutti i segreti di uno dei live più interessanti dell’anno.

Sabato: Direttamente al Felix Meritis (Keizersgracht 324) a partire dalle 15.45 per sentire le storie di due monumenti dell’elettronica quali Jeff Mills e Todd Terry.

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pushkarevVenerdì 22 ottobre 2010 BUTTERFLY, dopo la serata inaugurale con Anja Schneider, ritorna con l’appuntamento mensile allo SPAZIO211 che caratterizzerà tutta la stagione 2010/2011. Il quarto anno di attività dell’organizzazione – fondata per proporre ai clubber torinesi le espressioni più innovative della musica elettronica underground, prevalentemente di ispirazione berlinese – si articolerà sotto forma di one-night ospitate nelle location più particolari e accattivanti del panorama cittadino. Tra le diverse novità della nuova serie di appuntamenti si riconferma la partnership con MADNESS, nuova realtà torinese per cui ogni momento di festa è sinonimo di libertà di espressione creativa per il look e per il modo di essere, che si aggiunge alle collaborazioni già esistenti con Temazo Project e Torino Disco Cross.

L’accoppiata di ospiti per l’appuntamento di ottobre – patrocinato dal Goethe Institut Turin e dall’associazione Russkij Mir – è composta dall’inedito duo H.O.S.H. / PUSHKAREV, artista tedesco e DJ russo mai esibitisi insieme e accomunati dallo stile del proprio sound straordinariamente deep.

Il set degli artisti sarà accompagnato dalle sonorità elettroniche del dj-produttore Patrick Di Stefano [Heimatmelodie] e del dj Dikky-Dave, in una notte che partirà alle ore 23 e svolazzerà fino a mattina. A causa della densa programmazione musicale prevista per l’evento (vedere line-up), raccomandiamo ai partecipanti di non arrivare entro le ore 01 (orario in cui inizierà il set del primo dei due ospiti)

La location inedita scelta per la serata è lo sPAZIO211, da diversi anni laboratorio di eventi alternativi dedicati alla produzione, diffusione e valorizzazione dell’innovazione musicale. Lo sPAZIO211, interpretato per l’occasione in chiave “underwater” e trasformato in un vero e proprio “acquario virtuale” dalla creatività della crew di LoveTheDJ e della VJ art di DDVisual, aprirà straordinariamente le porte a questo evento dedicato a due speciali rappresentanti del nightclubbing elettronico europeo.

Line-up:
23.00 – 01.00: Dikky-Dave
01.00 – 02.45: H.O.S.H.
02.45 – 04.30: Pushkarev
04.30 – Chiusura: Patrick di Stefano

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Nuovo nato in casa Moog, la marca di sintetizzatori più famosa al mondo lancia sul mercato The Slim Phatty, modulo di sintesi analogica portatile ma non per questo meno efficace.
Ad illustrarne le caratteristiche è stato chiamato il super produttore Richard Devine.
Se pensate di regalarvi questo meraviglioso gioiellino per il prossimo natale sappiate che il prezzo di lancio è di 845 Dollari.

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pulsharMa siamo sicuri che Loco Dice sappia che cosa succede all’interno della sua etichetta?
No, perchè altrimenti non si spiegherebbe come mai si ostini a proporre dei set a base di loop tamarri senza senso, quando nella sua stessa casa discografica vengono realizzate ottime produzioni con nomi del calibro di Moritz von Oswald o Marco Passarani.
Inoltre ci sono newcomers come i Pulshar che danno alla luce un album elegante a metà strada tra la deep e le mille varianti della dub techno.
L’apertura è affidata all’etero pianforte di Intro.
The price you pay introduce i primi beats e paga l’inevitabile tributo al progetto Rhythm & Sound della Basic Channel; ritmica half step e cantato reggae riportano i ricordi a quel cielo grigio di Francoforte che non sai mai se si sta per aprire o buttar giù acqua.
Deep House sabbiosa dalle tinte smooth per Montparnasse 2am, una passeggiata notturna per i boulevard parigini senza per forza dover raggiungere un club durante la quale bastano le luci della città e la musica in cuffia per godere.
Il viaggio continua con la melodia crepuscolare di Da Creator (omaggio a Juan Atkins?) e la sua incalzante Tr 808 per una dimensione più spirituale del dancefloor come da tradizione Detroit.
California State of Mind è una ballata sognante al vocoder e battito R’n'B in stile west coast.
La metà esatta di Inside è occupata da Stars: speed garage di stampo londinese al confine con il primo dubstep. Di fatto se producers capi scuola dubstep come El-B guardavano alla dub tech tedesca per il loro suono, ora il cerchio si chiude con la Germania determinante nell’ampliare atmosfere altrimenti destinate a non superare South London.
Archi e breaks direttamente dagli scantinati della Motor City per United States of Pulshar.
Empty Suitcase, invece, è puro dubstep old school a la Mala: kick cadenzato, riverberi e reggae roots.
Down by the river coccola le nostre sinapsi avvicinando l’house cantata neyorkese all’Uk garage (ormai post).
Sempre sull’onda di questi ricamati esercizi di stile ci imbattiamo in Distant fire. Anche in questo caso possiamo parlare di post garage ma la traccia ha le potenzialità giuste per strizzare l’occhio al Pop più soffisticato.
L’intermezzo Above the wall ci porta a Stepping stones, ultima canzone dell’album in chiave reggae.
Release davvero particolare per la Desolat che, come dicevamo all’inizio, ben si distingue dalla banalità del suo leader e sicuramente riscuoterà parecchi consensi da parte di tutti gli appassionati.

Federico Spadavecchia

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Musica per Roma e’ lieta di presentare il terzo appuntamento di Dissonanze Network che vede protagonisti, per la prima volta insieme e in anteprima nazionale, mercoledì 20 ottobre alle 21 Teatro Studio Auditorium della Musica, Emeralds e Oneohtrix Point Never, due dei gruppi underground più interessanti della scena contemporanea. Entrambi americani, rappresentanti dell’hypnagogic pop, corrente musicale che richiama l’immaginario sonoro degli anni ottanta, negli ultimi due anni Emeralds e O.P.N. hanno occupato le pagine delle principali e più importanti riviste di settore. La loro musica si serve di chitarre e sintetizzatori analogici, la voce e i campionamenti vengono utilizzati per creare composizioni dinamiche tra basi melodiose e strutture minimali.


ONEOHTRIX POINT NEVER
“Lopatin e’ riuscito in qualcosa che molti musicisti impegnati nella cosiddetta musica sperimentale non riescono a fare: aprire le nostre orecchie a nuove possibilità di suono e, ancor di più, forzarci a riconsiderare alcuni dei nostri incrollabili assunti.” Così The Wire, una delle riviste musicali più autorevoli in circolazione, si riferisce al lavoro di Daniel Lopatin, deus ex machina dietro l’acronimo di ‘Oneohtrix Point Never’ e musicista americano divenuto uno dei compositori più all’avanguardia della scena elettronica moderna. Sebbene l’ascesa di Lopatin possa sembrare fulminea, a seguito gli elogi per il suo doppio album antologico Rifts (recensito con toni entusiastici da The Wire, Pitchfork e The Guardian UK solo per citarne alcuni), il suo lavoro e’ il risultato di una lunga storia d’amore con i sintetizzatori polifonici che risale all’infanzia durante le jam session con la Juno 60 di suo padre, uno strumento che, come Lucille per B.B.King, non avrebbe più abbandonato. Nell’ultimo anno, il pubblico e’ rimasto sempre più affascinato dagli intensi arrangiamenti di O.P.N., capaci di unire la libertà strutturale della musica più noise con l’emotività astratta di quel suono definito da molti “background music”. La sua passione, infatti, nel ricercare un significato personale nelle utopie new age fallite e nella fantascienza liminale spesso porta le sue composizioni sull’orlo del minimalismo, del noise e del pop. Il suono di O.P.N. e’ storia musicale filtrata attraverso il processo moderno, con un’enfasi sulla struttura e un’umanità che risuona evidente nella sue melodie. O.P.N. presenta un progetto pieno di ardore per l’espressione, un’emotiva luce intermittente su un orizzonte freddo.

EMERALDS
“Drone”, “Noise”, “Psichedelia” sono termini che ricorrono frequentemente alla definizione della musica brillante degli Emeralds, il trio americano con base a Cleveland in Ohio, e composto da John Elliott, Steve Hauschildt and Mark McGuire. Il loro suono basato sull’utilizzo di chitarre, sintetizzatori e oscillatori, sembra eccessivamente ma in egual misura fisico ed effimero; e’ un suono psichedelico sempre in movimento. Sebbene la loro musica non possa essere richiusa in un genere specifico, questa riprende il krautrock, il minimalismo e ricorda le esplorazioni elettroniche/organiche di Ashra, Coil, Terry Riley and Popol Vuh solo per citarne alcuni. Estremamente prolifici (gli Emeralds possono vantare una quarantina di uscite tra singoli e album) hanno pubblicato nel maggio del 2010 Does It Look Like I’m Here?, il loro terzo album ufficiale dopo Solar Bridge e l’omonimo LP, che presenta, come spesso succede nel loro prodigioso catalogo di produzioni, una nuova radicale direzione che li allontana dai bordoni interminabili dei precedenti lavori verso una sintesi più complessa e melodicamente avanzata di suoni analogici e sintetizzatori per chitarra.

Biglietti: 12 euro
Riduzioni: Parco della Musica Card, giovani fino a 26 anni, over 65 anni, American express, Feltrinelli, Carta per Due, ACI, Bibliocard, Carta Giovani, Cral Convenzioni, Interclub

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tarekNato in Libano nel 1980 Tarek Atoui si trasferisce in Francia nel 1998 dove studia musica elettronica e contemporanea presso il conservatorio di Reims.
Le sue composizioni a carattere elettroacustico sono basate su programmi elaborati direttamente da lui come ad esempio le patches fatte con Max/Msp. Il suo lavoro ha inoltre una forte valenza sociale visto l’impegno con cui si rivolge alle comunità di rifugiati Palestinesi in Libano, organizzando workshops e attività che considerano la musica elettronica un potente mezzo d’espressione individuale e di senso d’identità.
Nel 2004 fonda l’Asa Djinnia Collective insieme a Uriel Barthelemi, con cui organizza e promuove eventi artistici di vario tipo.
Attualmente è il co-direttore degli Steim studios ad Amsterdam e presto sarà pubblicato il suo primo album.

Quello che segue è il live presso il Kunstverein di Bonn.

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teardoNell’ambito della rassegna teatrale VariiVenerdì di Colle di Val d’Elsa (Siena), per la sezione Scatole della Memoria, Venerdì 22 ottobre 2010 alle ore 22:00 CLAUDIO SINATTI e TEHO TEARDO presenteranno il loro audio visual live set “IL PALAZZO SUL LAGO”.
Due artisti d’eccezione che metteranno in scena un film musicale animato in tempo reale da Claudio Sinatti in un unico ipnotico piano sequenza sulle musiche liquide di Teho Teardo.
Il “Palazzo sul lago” è un racconto di un luogo fantastico e della notte in cui vi si svolge un misterioso rituale in continua oscillazione tra reale e astrazione. Un lago nero, un’isola galleggiante, una cerimonia, un sogno, sono alcuni degli elementi di un luogo immaginario e della notte in cui vi si svolge un misterioso rituale. Dall’acqua emerge una figura e tutto si trasforma: la dimensione umana e quella ultraterrena, la terra e lo spazio si piegano e si sovrappongono nelle immagini descritte da un suono, liquido, fragile, scuro, all’interno del quale avvengono continui cambiamenti, mutazioni, spostamenti.

Giunta alla settima edizione, Scatole della Memoria si conferma come esperienza artistica articolata e interdisciplinare dedicata alla sperimentazione.
Nata come manifestazione all’interno della rassegna teatrale VariiVenerdì per dar voce a tutti quei linguaggi artistici contemporanei (installazioni video, installazioni fotografiche, pittura) che sempre più si integrano con la pratica teatrale nel segno della contaminazione, ha ospitato, nel corso degli anni, giovani artisti, di diversa estrazione e provenienza creando dei percorsi espositivi all’interno del Teatro dei Varii di Colle di Val d’Elsa. Negli ultimi anni Scatole della Memoria ha rinnovato la sua veste, curando la produzione di eventi performativi ‘site specific’, nati dalla collaborazione tra videoartisti, musicisti e scrittori. Scatole della Memoria 2010 è a cura di Andrea Montagnani (Sintesi 19), in collaborazione con Associazione Culturale Aramis, con il contributo di Comune di Colle di Val d’Elsa.

Claudio Sinatti è tra gli artisti multimediali più affermati in Italia e tra i più conosciuti e apprezzati anche all’estero.
Il suo lavoro si concentra prevalentemente sulle videoproiezioni di larga scala, sul design di dispositivi di videoproiezione e sulla visualizzazione del suono in tempo reale.
A partire dagli anni 90 dirige numerosi videoclip musicali per band come Casino Royale, Sarah Jane Morris, 99 Posse, Carmen Consoli, Articolo Africa Unite e molti altri.
È tra i primi in Italia ad interessarsi al vjing e live video. Inizia quindi una fitta serie di progetti performativi che lo vedono collaborare con artisti stranieri ed italiani come Christian Fennesz, Scanner, Stephan Mathieu, Deaf Center, Simon Scott, Retina, Marco Messina della 99Posse, Teho Teardo, Franco Battiato e realizzare colonne visive per le tournée di Ligabue, Renato Zero e Negramaro..
Ha presentato il suo lavoro alla Triennale di Milano, al Sonar di Barcellona, al Netmage di Bologna, al Synch di Atene, al Batofar di Parigi e in numerosissimi altri festival in Italia ed all’estero. Ha lavorato per brand come Nike, MTV, Pirelli, BMW, Heineken, Rolex, Breil, Kenzo, Vodafone, Strenesse.
Teho Teardo è un musicista e compositore interessato da sempre alla fusione della musica elettronica con gli strumenti della tradizione. Inizia il suo percorso musicale nei primi anni 80 sotto gli pseudonimi MTT e MEATHEAD, e collabora da subito con numerosi protagonisti della scena musicale internazionale (Lydia Lunch, Bewitched, Scorn, Erik Friedlander). Remixa i brani di Placebo, Girls Against Boys, tra gli altri.
Per il teatro ha collaborato alle musiche dello spettacolo Rooms della compagnia teatrale MOTUS. Con la compagnia teatrale Socìetas Raffaello Sanzio realizza lo spettacolo Ingiuria in cui partecipano anche il violinista Alexander Balanescu e Blixa Bargeld degli Einsturzende Neubauten.
Con l’attore Elio Germano ha dato vita allo spettacolo Viaggio al termine della notte.
Autore delle colonne sonore di alcune delle migliori produzioni della nostra recente cinematografia, quali “Il Divo” di Paolo Sorrentino per il quale vince il David di Donatello come miglior compositore, “L’amico di famiglia”, sempre di Paolo Sorrentino e “La ragazza del lago” di Andrea Molaioli.

INFO E PRENOTAZIONI
Teatro dei Varii
Via del Castello, 64
Colle di Val d’Elsa (SI)

Intero 10 €
Ridotto 8 € (per prenotazioni on line all’indirizzo info@aramisteatro.com)

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movementAnche quest’anno Movement Torino Music Festival affianca agli appuntamenti di musica elettronica serali due workshop in collaborazione con la Facoltà del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione al Politecnico di Torino. Non solo intrattenimento, dunque, ma anche formazione per tutti gli appassionati e studiosi del settore per migliorare le proprie conoscenze e creare momenti di scambio tra docenti e partecipanti.
Gli appuntamenti cominciano martedì 26 ottobre presso la Facoltà del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione in Corso Castelfidardo 30/a con il workshop di Miguel Bustos dal titolo Industria musicale, Tecnologia e Comunicazione. Le nuove prospettive del Neuro-marketing. Dalle 10.30 alle 12.30 presso l’Aula 1T Si parlerà di processi percettivi singoli e collettivi e della vera o presunta efficacia delle campagne pubblicitarie di massa attive sui vari canali, dalla carta stampata al web, dalla televisione al cinema, fino ai grandi eventi sportivi e musicali.

Venerdì 29 ottobre presso la facoltà del Cinema dei Mezzi di Comunicazione in Corso Castelfidardo 30/a si svolgerà il secondo e ultimo workshop in programma, Moviescapes: l’Elettronica incontra il Cinema. Dalle 10.30 alle 12.30 presso l’Aula 2T, Robert Hood, Derrick May e il regista Gary Bradow spiegheranno al pubblico gli intrecci comunicativi che si creano fra una colonna sonora musicale e le immagini di un film e la creazione di un opera finale in cui la musica svolge il ruolo di vero e proprio paesaggio sonoro.

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Uscirà questo mese nel Regno Unito Bassweight nuovo film documentario sulla scena dubstep prodotto da The SRK che vedrà protagonisti personaggi di punta quali Skream, Kode9, Benga e Mary Anne Hobbs.

Un’anticipazione del Guardian rivela che anche se ormai il genere degli iperbassi sta per compiere dieci anni di onorato servizio sul dancefloor, questa pellicola non è una semplice retrospettiva ma si tratta di un’interrogazione profonda sul futuro del dubstep.

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crossPer festeggiare i primi 7 anni di attività la casa discografica Crosstown Rebel ha preparato un cofanetto davvero speciale con ben 3 cd: i primi due contenti le versioni estese unmixed di tracce (che già ci han fatto muovere il culetto quest’estate o che lo faranno presto) dal sapore retrò house arrivando a toccare il primo dubstep, il terzo, invece, è il classico mixato di rappresentanza coi pezzi dell’etichetta firmato Clive Henry.
Sfogliando la tracklist si possono trovare vecchie conoscenze della scena come sua eccellenza Laurent Garnier, Luke Solomon o Peace Division e nomi che negli ultimi anni ci sono diventati familiari, Shackleton e Seth Troxler su tutti, e che con tutta probabilità saranno i big di domani.
La compilation sarà disponibile nei negozi a partire dal prossimo 8 novembre.

Tracklist:

CD1
01. The Royal We – Party Guilt
02. Deniz Kurtel feat. Guests Of Nature – Yeah
03. Seth Troxler – Love Never Sleeps (Gadi Mizrahi Remix)
04. Glimpse – If I Was Your Girl (Simon Baker’s Piano Workout Mix)
05. Dyed Soundorom featuring Aaron Carl – Naked
06. Butane – Inferno Jack (Anja Schneider Remix)
07. Luke Solomon – Demons (Brennan Green Remix)
08. Chic Miniature – Escandalo
09. Mlle Caro & Franck Garcia – Far Away
10. Soul Clap – Action/Satisfaction
11. Maceo Plex – Gravy Train (Nicolas Jaar Remix)

CD2
01. Minilogue – Hitchhikers Choice
02. N/A featuring Rosina – Fables And Fairytales (Deniz Kurtel Remix)
03. Peace Division featuring Pleasant Gehman – Voodoo (It’s In The Wall)
04. Jennifer Cardini & Shonky – Tuesday Paranoia
05. Jamie Jones – You!
06. Hiem – She’s The One
07. Riz MC – Don’t Sleep (Tiefschwarz Remix)
08. Rob Mello – Does It Feel Good Baby? (Vocal Mix)
09. Different Gear – One Thing More
10. Laurent Garnier – Stargazing (Rebel Rave Edit)
11. Shackleton featuring Jackson Del Ray – Next to Nothing

CD3: Mixed by Clive Henry
01. George Thompson – Laid Back Snack Attack (Accapella) / Andre Kraml- Safari
02. Pier Bucci – Polaris / Dan Berkson – Circuits
03. Seth Troxler – Love Never Sleeps (Par Grindvik Remix – Clive Henry & Alex Arnout Re-Edit) / Seth Troxler- Love Never Sleeps (Accapella)
04. The Royal We – Party Guilt (Accapella) / The Royal We – Party Guilt (Matthew Styles Remix)
05. Dyed Soundorom – Beautiful Eva / Deniz Kurtel – Yeah
06. Glimpse – If I Was Your Girl (Tom Demac’s Hotel Basement Remix – Clive Henry & Alex Arnout Re Edit)
07. Jamie Jones – Acerola / Jennifer Cardini – Tuesday Paranoia (Accapella)
08. Frankie Flowers – The Key (Clive Henry & Alex Arnout Re Edit) / Different Gear – One Thing More (Accapella)
09. Glimpse – If I was Your Girl (Beats Mix)
10. Peace Division – No Junk No Soul / Butane – Inferno Jack / Different Gear- One More Thing (Accapella) / Seth Troxler – Love Never Sleeps (Strings)
11. Shackleton – Next To Nothing (Exercise One Remix)
12. Dyed Soundorom – Naked / Naked (Accapella Clive Henry & Alex Arnout Re Edit)
13. Jamie Jones – Mexico

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Da Toronto, New York, Manchester e Roma al Sartea di Vicenza per la seconda edizione del Tronica Music Festival

Vicenza – Azari & III da Toronto, Falty DL da New York, Fantastic Mr. Fox da Manchester, AD Bourke da Roma ed il Monome Tour. Sono queste le serate proposte per la seconda edizione del Tronica Music Festival presso Sartea in C.so San Felice a Vicenza. Dopo il grande successo dei concerti e dei workshop della prima edizione, torna quest’anno l’appuntamento vicentino dedicato alla musica e le arte elettroniche. Sempre ad ingresso libero, dalle 21.30 del 14, 21, 28 Ottobre e 10 e 25 Novembre, ancora una volta l’atmosfera retrò di Sartea verrà proiettata nel futuro per farci scoprire insieme a Get Beat quanto la tecnologia e la musica elettronica abbiano molto da dire.
Un inizio, il 14 Ottobre, all’insegna della musica dance con Azari & III, duo canadese che al momento sta spopolando nei dancefloor di tutto il mondo grazie al loro singolo “Reckless with your Love” e molti remix da e per artisti del calibro di Booka Shade. Si continua il 21 Ottobre con lo showcase del Monome, uno strumento diventato famoso in tutto il mondo grazie a Daedelus, l’eccentrico e talentuoso artista di Los Angeles più volte presente a Sartea. Durante la serata, dopo una presentazione delle potenzialità del Monome, si esibiranno Anangel Argonaut, portabandiera della scena vicentina dello strumento, Myr da Innsbruck e PoorPot da Londra.
Il 28 invece è il momento di Falty DL, ex cuoco di sushi newyorkese dedicatosi alla sua vera grande passione, la musica. Dopo varie esperienze come bassista in diverse formazioni jazz ha deciso che la sua strada era quella da solista, ora, con il suo album d’esordio “Love is a Liability” giudicato come miglior album dell’anno, sta girando il mondo diffondendo le sue vibrazioni dub, soul e jungle mescolate all hip-hop.
Si passa al 10 Novembre, insieme a Fantastic Mr. Fox, giovane e promettente produttore inglese di musica soul/two step alle sue prime release ufficiali ma già supportato da artisti quali Bjork e The XX, con i quali sarà in tour americano ad Ottobre. La serata conclusiva del 25 Novembre spetta invece al sound italiano insieme ad AD Bourke, noto dj della nightlife romana, convertitosi a producer con le sue sonorità soul e funk riviste in chiave moderna. Le sue produzioni hanno riscosso grande successo all’estero tanto da essere comparso negli show della BBC e al Red Bull stage del Sonar di Barcellona come unico rappresentante della scena italiana.
Le installazioni video durante le serate saranno realizzate dal duo veneziano Lumacake. A loro il compito di trasformare l’ambiente caldo e vintage di Sartea con atmosfere oniriche ed avveniristiche.

SARTEA
Corso SS Felice e Fortunato 361
36100 – Vicenza

Ore 21.30
INGRESSO LIBERO

http://www.vimeo.com/15341904

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barkingCi ero quasi cascato perchè ascoltandolo alla colonnina della solita Fnac le melodie mi erano parse spumeggianti e quel basso così stretto mi aveva dato l’illusione di una motosega. Potenza della patina Pop.
Invece una volta inserito nel lettore mp3 ed avergli dedicato tutta l’attenzione del caso Barking si rivela per quello che è: una bandiera bianca.
Gli Underworld tornano nei negozi dopo quell’Oblivion with bells che aveva convinto solo nei remix di Innervisions e Peter Heller, accompagnati da un esercito di produttori come a voler accontentare tutti i gusti ma anche come ad ammettere di non sapere dove andare a parare.
Il risultato è quindi una Techno Sarabanda in cui il massimo giubilo per l’ascoltatore sarà indovinare chi si cela dietro alle manopole di ogni pezzo perchè l’apporto del gruppo si fatica davvero a trovarlo.
L’inizio con Bird 1 è il canto delle sirene ma basta concentrarsi e non vi sono dubbi: Dubfire confeziona una veste in stile progressive house (in Uk sta tornando alla grande) che si apre con un rombo di tuono da far pensare che da un momento all’altro un colpo di cassa distruggerà il mondo, ed invece ad infrangersi sono solo i nostri sogni quando parte un ritmo blando e una chitarrina al posto della mitica Tb 303, per il resto sono tastiere anthemiche e la voce intonata di karl Hyde.
Che c’è, qualcosa dell’ultima riga non vi torna? No, no, avete letto bene Karl Hyde qui viene fatto cantare da tutti i primari come un qualsiasi emulo di Dave Gahan!!!
Sono finiti i tempi delle litanie metalliche che lo facevano apparire come uno strumento d’ipnosi collettiva manovrato da qualche cyborg alieno; qui ora c’è un uomo maturo che, quasi privo di effetti, vi chiede di battere le mani a tempo con lui.
Il termine corretto per un disco del genere è Big Room Trance: inni per i grandi festival open air estivi dove tutti trovano la carica per saltare in melodie così sdolcinate ed imponenti da risultare sì stucchevoli ma perfette per far da razzi propulsori all’MDMA.
Come volevasi dimostrare Always Loved a Film va esattamente in questa direzione grazie a Mark Knight e D. Ramirez. Replicare la perfezione armonica di Two months off resta una chimera non solo perchè la ricchezza percussiva non è nemmeno lontanamente all’altezza ma in sostanza, a redaje, proprio a causa di Hyde a sto giro erroneamente scambiato per Bernard Sumner dei New Order.
A suonare la carica ci prova Scribble in cui High Contrast (superstar della d’n'b) riporta gli Underworld sui binari giusti dei vocal e dei, seppur datati, beats. Peccato che tutto venga mandato in vacca dal solito ed invasivo synth Trance.
Hamburg Hotel è la coca cola che si bevono Appleblim e Al Tourettes mentre aspettano i ragazzi in studio: un sound liquido e frizzante ma comunque analcolico.
In Grace, dolce pop prog house, Dubfire arriva a resuscitare brandelli del Tiesto di Lethal Industry,mentre nella successiva Between Stars
Mark Knight e D. Ramirez lanciano la sfida al Maestro Paul Van Dyk per la creazione del riff perfetto.
Il Dj berlinese è però una star irraggiungibile che dai clubs è oggi passato a rappresentare l’intera musica Pop tedesca, ed infatti la sua Diamond Jigsaw è una macchina da classifica che non teme sconfitta.
Le restanti tre tracce, infine, sono al limite della noia e dell’inconsistenza.
Amavamo gli Underworld perchè a differenza di formazioni come i Prodigy erano una band Techno senza compromessi, prendere o lasciare, capace di sfondare le charts mondiali (di cui a loro nulla importava) con neppure un minuto e mezzo di melodia e altri tre di cassa durissima a 140 bpm!
Oggi, il tempo è passato e prima che all’alba i ravers tornino a casa, il duo britannico esce dalla lunga oscurità per godersi serenamente gli ultimi applausi.

Federico Spadavecchia

Immagine anteprima YouTube

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timewriterDeep” è forse uno dei termini più usati (e abusati) negli ultimi anni per definire diverse categorie di musica elettronica: deep house, deep techno, deep minimal… ma cos’è veramente la musica “deep” sono in pochi a saperlo. Chi volesse dare una risposta a questa domanda può partecipare alla serata Secret Mood in programma venerdì 8 ottobre al Club Gamma di Torino, evento che vedrà come ospite d’eccezione Frank Cochoy-Gerik aka The Timewriter, a buon diritto considerato da molti uno dei massimi esponenti di questa corrente musicale. Alfiere della Plastic City, etichetta culto per molti appassionati, The Timewriter vanta una discografia invidiabile, il cui coronamento è stato il recente album “Tiefenschon” uscito la scorsa primavera.

Ma la sua carriera, che l’ha portato a essere uno dei producer più rispettati nell’ambiente, parte 15 anni fa, con un percorso che l’ha portato a pubblicare decine di Ep e ben 8 album da solista, quasi tutti su Plastic City. La rivista inglese Muzik ha definito così il suo stile: “Questa è vera musica soul del 21° secolo, impregnata di magia, fatta per tutti coloro che hanno un cuore”. La struttura delle sue tracce ricalca quella di vere e proprie “canzoni”, con intro, vocals, interludi e grande melodia… uno stile che mira a suscitare mozioni in chi ascolta le sue produzioni e i suoi dj-set. Negli anni ha remixato e collaborato con artisti del calibro di Mike Oldfield, Yello, Faithless e Boy George. Lontano dall’essere un “super star dj”, più per vocazione che per demeriti, negli anni ha calcato le consolle di tutto il mondo, da New York a Londra, dalla Russia al Giappone.

A portarlo a Torino sarà Secret Mood, one night che ha già avuto l’onore di ospitare dj e produttori leggendari come Theo Parrish, Moodymann, Larry Heard e Agoria.

Inizio ore 22.30 – Ingresso: 7€ solo in lista

Info e liste: secretmood@gmail.com – 392-8039321 (inviare nomi e cognomi)

Club Gamma (Fluido) – Viale Cagni 7 – Torino

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Frequencies

Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?

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