Ma siamo sicuri che Loco Dice sappia che cosa succede all’interno della sua etichetta?
No, perchè altrimenti non si spiegherebbe come mai si ostini a proporre dei set a base di loop tamarri senza senso, quando nella sua stessa casa discografica vengono realizzate ottime produzioni con nomi del calibro di Moritz von Oswald o Marco Passarani.
Inoltre ci sono newcomers come i Pulshar che danno alla luce un album elegante a metà strada tra la deep e le mille varianti della dub techno.
L’apertura è affidata all’etero pianforte di Intro.
The price you pay introduce i primi beats e paga l’inevitabile tributo al progetto Rhythm & Sound della Basic Channel; ritmica half step e cantato reggae riportano i ricordi a quel cielo grigio di Francoforte che non sai mai se si sta per aprire o buttar giù acqua.
Deep House sabbiosa dalle tinte smooth per Montparnasse 2am, una passeggiata notturna per i boulevard parigini senza per forza dover raggiungere un club durante la quale bastano le luci della città e la musica in cuffia per godere.
Il viaggio continua con la melodia crepuscolare di Da Creator (omaggio a Juan Atkins?) e la sua incalzante Tr 808 per una dimensione più spirituale del dancefloor come da tradizione Detroit.
California State of Mind è una ballata sognante al vocoder e battito R’n'B in stile west coast.
La metà esatta di Inside è occupata da Stars: speed garage di stampo londinese al confine con il primo dubstep. Di fatto se producers capi scuola dubstep come El-B guardavano alla dub tech tedesca per il loro suono, ora il cerchio si chiude con la Germania determinante nell’ampliare atmosfere altrimenti destinate a non superare South London.
Archi e breaks direttamente dagli scantinati della Motor City per United States of Pulshar.
Empty Suitcase, invece, è puro dubstep old school a la Mala: kick cadenzato, riverberi e reggae roots.
Down by the river coccola le nostre sinapsi avvicinando l’house cantata neyorkese all’Uk garage (ormai post).
Sempre sull’onda di questi ricamati esercizi di stile ci imbattiamo in Distant fire. Anche in questo caso possiamo parlare di post garage ma la traccia ha le potenzialità giuste per strizzare l’occhio al Pop più soffisticato.
L’intermezzo Above the wall ci porta a Stepping stones, ultima canzone dell’album in chiave reggae.
Release davvero particolare per la Desolat che, come dicevamo all’inizio, ben si distingue dalla banalità del suo leader e sicuramente riscuoterà parecchi consensi da parte di tutti gli appassionati.
Federico Spadavecchia
6 Comments to “Pulshar “Inside” (Desolat rec.)”
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JIMMY says:
Perchè il boss deve fare hit, deve fare quello che il pubblico gli richiede e ovvero il suo onesto set, con la chart di batport e i promo degli emergenti, che andranno in chart di beatport…
Federico Spadavecchia says:
ma ne suonasse uno ogni tanto di dischi così io mi accontenterei invece manco per idea,..
emi says:
ma io veramente l’ho sempre sentito suonare ottima musica loco dice -e perfino in tempi non sospetti, quando in occasione del green & blue 2005 propose un 3hours set mattutino dalle fortissime inflessioni housey (anticipando di fatto il riflusso di tutta la marea minimal in quella specie di deep house di moda adesso..)
poi sì, è vero, le sue produzioni senza martin buttrich sono poca cosa ma la desolat è una signora etichetta, di cui mi perdo pochissime uscite!!
emi says:
e poi non si ruba un’ora a josh wink per caso: è successo al tomorrowland, dove allo stage della ovum loco dice era schedulato 20-22 e wink 22-mezzanotte, ma di fatto loco dice ha suonato fino alle 23, con wink e dennis ferrer (che era al main stage, ma il giorno prima!!) in consolle a fianco a lui..!!
F.S. says:
anch’io ho dei suoi set dirty housey veramente fighi peccato che dal 2006 tipo non ne sfoderi più, al Green and Blue di 2 anni fa, situazione di totale relax, ha proposto 2 ore di loop a la hawtin pestando come un fabbro…
emi says:
vatti a fidare… comunque la desolat, concept e musica è una delle migliori etichette rimaste nel panorama diciamo così, della cassa più dritta che altro..