Lee Jones è nato in Inghilterra, ma ormai è un “Berliner” a tutti gli effetti: destino vuole, infatti, che si sia trasferito a Berlino otto anni fa, proprio nella stessa settimana in cui apriva il celeberrimo Watergate. E così, dopo aver prodotto alla fine degli anni ‘90 diversi remix, sotto lo pseudonimo di Hefner, per 4Hero, Cinematic Orchestra e Lamb, Lee rimane affascinato dai suoni di Kreuzberg e con Nick Hoppner, resident del Panorama Bar, fonda il progetto MyMy, con il quale tocca le consolle di 27 nazioni e produce release per Ostgut Ton, Circus Company e Playhouse.
Nel 2010 i MyMy si sciolgono e Lee Jones torna all’appuntamento con il destino: diventa resident del Watergate e prosegue nell’attività di producer per etichette come Aus Music e Liebe Detail. Chi ha ascoltato i suoi set lo definisce uno dei migliori e più completi dj di Berlino. Sabato 4 dicembre arriverà al Gamma per il tour ufficiale di presentazione della settima compilation del Watergate, del quale è curatore e mixer!
Resident Djs:
GANDALF (Secret Mood) – REDROB & TSURA (Overstep)
Inizio ore 23.00 – Ingresso: 5 euro (gratuito fino a mezzanotte) – Selezione alla porta
Info: stereotorino@gmail.com – 392-8039321
Club Gamma (Fluido River Side) – Viale Cagni 7 – Torino
Serata inserita nel programma Cinema Music Life – After shows ufficiali del 28° Torino Film Festival – Ingresso gratuito per gli accreditati TFF entro la mezza.
technorati tags: lee jones, club gamma, stereo
Sabato 11 Dicembre inaugura HOUDINI, la nuova serata ideata da VAGHE STELLE e SERGIO RICCIARDONE con l’intento di ampliare i confini della dance music verso le nuove avanguardie sonore.
Per l’inaugurazione verrà presentata una nuova realtà made in Italy: la MARGOT RECORDS, etichetta di Rimini nata dall’incontro fortuito quanto fruttuoso di Pepe e Giaga Robot.
Il loro suono è influenzato da punti cardine della sperimentazione elettronica dei primi anni 70, come Franco Battiato, i ‘disco anthems’ di Giorgio Moroder e i ’soundscapes prog rock’ di band come i Goblin.
Il rispetto internazionale di Margot cresce a livello esponenziale nell’ultimo anno grazie al supporto di artisti come IVAN SMAGGHE, AGORIA e JAMES HOLDEN, per raggiungere l’apice con la pubblicazione di France 2 EP sull’etichetta culto del loro mentore James Holden, la BORDER COMMUNITY.
Ad accompagnarli ci saranno due degli artisti emergenti della label: l’analog freak MATTEO SCAIOLI che aprirà la serata con il suo live construito con sintetizzatori vintage e drum machine analogiche, e il torinese VAGHE STELLE che si è affacciato al panorama internazionale con l’ep Cicli 1 pubblicato proprio su Margot Records.
In apertura il dj set di SERGIO RICCIARDONE
Ingresso: 5 euro
technorati tags: margot rec, club gamma, vaghe stelle
Siamo la più giovane generazione a soffrire di nostalgia. Intrappolati tra due periodi incredibili l’emozione è doppia ed illusoria come dimostrano i trendissimi gruppi hypnagogic pop. Sentiamo la mancanza di un mondo, gli anni ‘80, che non è mai stato veramente nostro, vissuto solo di riflesso attraverso i film di Italia Uno nelle mattinate estive eppure ci è tremendamente familiare. Desideriamo poi risvegliarci negli anni ‘90.
Non al Pop, non al Rock nè alla musica italiana, noi figli dei primi 80’s ci siamo riconosciuti in uno stile cui abbiamo consacrato l’adolescenza: la dance elettronica, che viaggiava a velocità tripla rispetto al resto e non solo come bpm ma anche come evoluzione, poichè primogenita della tecnologia (a me il primo videoregistratore (che btw oggi manco producono più) lo venne ad installare un tecnico!!!). Un decennio turbocompresso in una hit da tre minuti.
E’ il 1994 quando a Riccione si riuniscono 11.000 persone circa per quello che inizialmente era stato spacciato per un concerto, ma che in realtà era la celebrazione di un qualcosa di diverso, uno show radiofonico particolare perchè basato sull’incosciente, ma allo stesso tempo geniale, intuizione di portare nelle case di tutti i ragazzini italiani un mondo alieno alla cultura popolare dell’epoca: il clubbing.
Quello era il DeeJay Time di Albertino, e segnava l’inizio del periodo d’oro di un genere dalle mille denominazioni (commerciale, (ch)ea(/e)sy house, techno pop, eurodance) che avrebbe dominato le classifiche di fine millennio e coltivato gran parte degli odierni addetti ai lavori.
Certo aveva ragione Lory D ad accusare Alba di fare musica da karaoke pe’ i ragazzini, perchè il successo di quei brani era soprattutto dovuto all’immediata riconoscibilità, addirittura, a differenza delle tracce house e techno, queste non perdevano tempo arrivando subito al riff saltando a piè pari intro ed outro, rendendo di fatto quasi impossibile il mixaggio in beat matching senza l’uso di campionatori. Scherzosamente l’avevano battezzata come musica delle giostre ed in effetti aveva più a che fare con un parco divertimenti che non con le futuristiche visioni del trio di Belville; la vera techno era di competenza dei fratelli maggiori che già frequentavano club e afterhour (di cui ci portavano le cassettine) ma per i più piccoli l’iniziazione partiva proprio dalle frequenze fm. La radio era quindi un punto di riferimento imprescindibile!
L’eurodance dei ‘90 è stata l’ultima aquila a volteggiare libera nell’etere, oggi riserva di caccia delle sole majors discografiche che all’epoca non sapevano come inquadrarla e soprattutto come spremerla.
Grazie al DeeJay Time potevano finalmente arrivare inni techno come Pullover di Speedy J, Stella di Jam & Spoon, James Brown is dead di L.A. Style e nicchie quali happy hardcore, hip house e l’indimenticabile Mediterranean Progressive potevano reclamare il meritato spazio.
Non essendoci schemi fissi al di fuori della canonica cassa in 4 per scalare le classifiche ci si affidava ad un’improbabile originalità Pop (l’allegra Gam Gam col coro dei bimbi altro non era che un tristissimo canto dei bambini ebrei deportati) anche se, va detto, ogni stagione si avvertiva sempre più una deriva verso la banalità, e sebbene all’inizio questa fosse quasi impercettibile col passare del tempo il lato calcinculo ha preso il sopravvento fino a portare la scena all’autodistruzione.
Nel 1990 fu il brutalismo belga della R&S a lanciare il primo sasso della techno rivoluzione radiofonica, quindi si è passati ad una dimensione più soft e giocosa, come ad esempio i suddetti Scooter per l’hardcore o il nostrano Dj Dado per l’house.
Già i “nostri” Dj e produttori…dominavano le charts e le piste di mezz’Europa e noi altri li si seguiva fedelmente a casa, tornati da scuola, passando il primo pomeriggio incollati a quella scatoletta nera sopra la credenza vicino alla Tv, specie al sabato per la DeeJay Parade, perchè se volevi avere delle informazioni su una canzone che ti piaceva non avevi altro modo visto che internet ancora non c’era.
Ecco sono questi i rituali verso cui indiriziamo il nostro affetto e il riascoltare oggi quei pezzi ci fa scendere la lacrimuccia non tanto per il solito spocchioso motto del “ai miei tempi era musica mica questo rumore di oggi!!!” ma in quanto rimando ad un modo diverso di viverla : la collezione di flyers con la spasmodica ricerca di quelli dell’Insomnia, Duplè ed Imperiale, le ore passate nei negozi di dischi a conoscere altri ragazzi come noi, leggere Discoid durante la lezione, i pomeriggi trascorsi insieme a sentire la Musica e a sognare mixer e giradischi. Tutto il progresso del mondo non mi darà mai le stesse emozioni.
Fa quasi tenerezza vedere oggi Albertino cercare disperatamente di riguadagnare lo status di Dj da club (e sentirlo parlare seriamente di house music) dopo che ha passato gli anni zero provando a fare il comico, come volesse non solo riappropriarsi di credibilità ma anche di quelle sensazioni che pensava di aver perso per sempre (sentire il godimento della folla che risponde ai tuoi dischi), significa che i ‘90 hanno lasciato cicatrici profonde su chiunque li abbia vissuti anche nelle sue vesti più leggere.
Federico Spadavecchia
PS: per chi volesse riprovare l’emozione dei tempi andati l’amico Raibaz poco tempo fa si è esibito in uno show a tema
technorati tags: anni 90, dance, deejay time
technorati tags: robert miles, children, giornata mondiale dell’infanzia
Sabato 20 Novembre inaugura al Club Gamma la nuova stagione invernale di Stereo: una serie di eventi, ogni due settimane, che porteranno a Torino alcuni dei nomi più interessanti della scena techno e house mondiale. La serata sarà particolarmente curata dal punto di vista dello stile musicale e dell’ambiente, con un’impostazione da locale prettamente “berlinese”: prezzo d’ingresso basso, nessuna lista e una selezione alla porta non basata su dress code o aspetto fisico, ma solo sull’educazione e il rispetto di chi vuole partecipare agli eventi del sabato al Gamma.
Il primo ospite della stagione è uno dei dj underground più rispettati al mondo: il parigino Dj Deep. Scoperto dal mitico Laurent Garnier (che l’ha invitato a mixare al suo fianco all’inizio degli anni ’90 in locali come il Boy e La Luna a Parigi), in oltre 15 anni di carriera ha avuto modo di ottenere il rispetto dei più grandi nomi della scena house e techno mondiale, da Jeff Mills a Kerri Chandler, da Dj Gregory a Carl Craig. La sua residenza allo Djoon (per molti il miglior club in Francia) e le sue etichetta House Music e Deeply Rooted House gli hanno infatti dato l’opportunità di diventare uno dei punti di riferimento per tutta la scena francese.
Sebbene abbia anche una grande esperienza da produttore sia da solista, sia con progetti che hanno fatto la storia della musica house come Deep Contest (con Ludovic Navarre), The Deep (con Julien Jabre) e Funk Force Project (con Olivier Portal), Dj Deep è ancora uno di quelli che si possono definire “dj puri”: la sua carriera è infatti totalmente incentrata sul suo ruolo di “selecter” (condito da una tecnica invidiabile che ipnotizza il suo pubblico) che deve avere il dj. La grande esperienza radiofonica e la cultura musicale che lo contraddistinguono hanno contribuito a rafforzare la stima di cui gode nell’ambiente del clubbing mondiale. Il suo stile, come dimostrano i numerosi podcast pubblicati sul suo sito (www.djdeep.com), è un concentrato di cultura, esperienza ed energia, sempre a cavallo tra house e techno, in un percorso che tocca Chicago, Berlino, Detroit e Parigi. Non perdetevi il suo dj set al Club Gamma!
Resident Djs:
GANDALF (Secret Mood) – REDROB & TSURA (Overstep)
Inizio ore 23.00 – Ingresso: 5 euro – Selezione alla porta
Info: stereotorino@gmail.com – 392-8039321
Club Gamma (Fluido River Side) – Viale Cagni 7 – Torino
This is Bologna è un party, ma non solo. E’ il ritratto di quella parte di città che pompa bassi sotto i portici. È un progetto nato per dare una mappatura delle tante realtà che animano la vita notturna bolognese. Crews, collettivi e associazioni capaci di rendere fertile quell’humus culturale che germina incessante sotto le rive interrate del Navile.
Per il secondo anno le migliori sigle della notte indipendente si ritroveranno (fra le mura del T.P.O.) per degli autentici Stati generali della club culture sabato 20 novembre. Il tavolo di lavoro è posizionato dietro la consolle. L’ordine del giorno è chiaro per tutti: resistere sotto la cassa, reclamare il nostro diritto alla creatività, alzare il volume del sound system per vidimare la propria esistenza. Un assemblea in cui è previsto l’obbligo di presenza per chi ama la notte, per chi apprezza lo sbattimento di chi, fra liste, live e dj set, non smette di alimentare quel fuoco sacro che si accende quando il sole dietro s. Luca si spegne. Questa è Bologna!
This is Bologna è parte di This Is My City, un network composto da eventi che si svolgono in alcune delle più importanti e vivaci città italiane, per raccontare nell’insieme lo stato attuale della nuova creatività indipendente e della club culture del paese.
Lista crew presenti:
Playhouse || Pump This || Frame || Phoenix || Basement Universe || Prod || Rude Family || Mind the Beat || Homework || Tag party || Moving || Led || We Love Family || Alive Lab
Live e Dj set:
|| Unzip Project || gAs & Enrico Montenegro || T.Bone & Dance or Die || Iommi || Rude Family || Mayo & Cevo|| Matte F & Mattia Trani || Mike Oldies vs Luke Beatholes || Cixxxj || dj Rain & Dj Berto || Dj Cream & John Perdi || dj Kaisersoze ||
new website: www.thisismycity.it/bologna2010/
infoline: 329.9714611
email: info@shape.bo.it
TPO, Via Casarini 17/5, Bologna – inizio ore 23:00 – ingresso 10 Euro
La farfalla elettronica sorvola Torino per la terza volta nella stagione autunnale 2010 con un ultimo appuntamento allo sPAZIO211. Butterfly Turin-Berlin A/R atterra venerdì 19 novembre nella cinetica notte di Barriera di Milano, disegnando una ricerca sonora che nel tradizionale itinerario che lega la capitale delle arti elettroniche a Torino si allunga fino alle sponde del Medio Oriente.
In Israele giovani come Chaim hanno trovato nell’espressione artistica il rifugio da una quotidianità troppo complessa. Kiki, ambasciatore dell’eco elettronico finlandese, per la prima volta suona a Torino il suo live capace di fondere tonalità tech-house e elettroniche. Chaim presenta in anteprima il suo primo album: una medley di bassi, che tradiscono la sua chiara dedizione al caldo suono della house di Chicago, percussioni, strumenti suonati dal vivo e vocals. Chaim e Kiki, firme della BPitch Control, scuola della regina della techno berlinese Ellen Allien, nella loro eterogeneità musicale riflettono il paradigma dell’etichetta: dare sfogo a qualsiasi corrente o declinazione elettronica. La ricerca minimale del suono house di Patrick Di Stefano, appena uscito su Thisorder Records con la traccia Where’s, remixata da Kiki (che verrà presentata in serata) e la freschezza del suono di Dikky-Dave, residents di Butterfly Turin Berlin A/R, apriranno la pista al volo della farfalla.
Nell’intimità confortevole dello sPAZIO211, ancora una volta arricchito dalla creatività esplosiva di LoveTheDJ, sarà inoltre protagonista il neonato progetto multiculturale Lab + Loft 25, curato da Daniela Boni (designer e artista torinese nonché DJane parte del progetto Butterfly). Dalle 23 alle 01 la fotografa Elisa Perotti (Les Moustaches) catturerà infatti – in una sala di posa allestita per l’occasione, decorata dai graffiti minimali di BLND (Amedeo Abello/Krasta Clothing) e con la disponibilità degli stravaganti accessori moda di JohnDoe, Silvia Beccaria e Turineyes – una serie di istantanee elettroniche di uno dei popoli della notte più stravagante del vecchio continente.
LINE UP:
23:00 – 01:00 > DIKKY-DAVE (DJ SET)
01:00 – 02:30 > PATRICK DI STEFANO (DJ SET)
02:30 – 03:30 > KIKI (LIVE)
03:30 – 05:30 > CHAIM (DJ SET)
Un fischio intransigente a cancellare ogni dubbio apre uno degli album più attesi degli ultimi anni: Blixa Bargerld degli Einsturzende Neubauten, formazione culto della scena industriale, incontra Carsten Nicolai altrimenti detto Alva Noto, colonna portante del minimalismo elettronico.
Le perplessità che Fall spazza via sono quelle che avevano smorzato gli entusiasmi per un’altra jam, non troppo riuscita, tra pionieri del calibro di Pan Sonic e Alan Vega.
Invece nel giro di due minuti quello che appare come il lamento di una macchina sotto pressione si rivela come un vortice di anime intrappolate nella tecnologia, dove il tempo è scandito da un quasi sacrale spoken words di Blixa, rigorosamente in tedesco, sull’inizio della caduta e capitoli chiusi.
Il tema del disco è appunto il rapporto tra la voce e il rumore meccanico, dove l’elemento umano è sia veicolo di messaggi che fonte sonora pronta per essere plasmata in una nuova forma.
Succede quindi che il coro finale dei dieci minuti della start track diventi il soffice appoggio ambientale per un malinconico pianoforte.
Le atmosfere sono spettrali, se Fall segna il passaggio alla vita ultraterrena, Once again con le sue campane è la condanna dello spirito ad infestare uffici abbandonati per l’eternità facendo scattare stampanti e macchine da scrivere in corto circuito. Non si può fuggire dalla città elettrica costruita dalla società industriale, nemmeno con la morte in un continuum imipiegato-zombie impiegato-fantasma.
E’ la solitudine dei numeri primi quella della cover di One, scritta da Harry Nilson, in cui il leader degli Einsturzende si fa dolce per intonare versi come t’s just no good anymore since you went away, Now I spend my time just making rhymes of yesterday e ancora One is the loneliest number that you’ll ever do, mentre Alva Noto tratteggia la rotta col blip di un radar.
Ret Marut Handshake (in cui Ret Marut è lo pseudonimo del misterioso autore tedesco B. Traven) è il patto del Diavolo tra l’industrial e il minimalismo, il comandamento definitivo tra le scuole qui rappresentate: il rock di Blixa picchia sui chiodi sonori di Carsten e le frese digitali graffiano più di chitarre distorte.
Bersteinzimmer ovvero della lontananza, una lunga suite dapprima isolazionista e quindi sinfonica, con un aristocratico lied finale: vi lascio soli nella mia camera d’ambra affinchè vediate le terre che possiedo.
I wish I was a mole in the ground sono le parole che i fans della prima ora degli Einsturzende Neubauten non vedevano l’ora di risentire.
You as an insect, you mimic yourself è il ritornello della title track Mimikry che sgorga da fat beats technoidi. Inquietante, gli oggetti sulla scrivania prendono vita e si nascondono a loro volta.
Che sia un riferimento al più famoso locale della città in cui Nicolai vive? Un titolo come Berghain nella comunità techno non si prende alla leggera ed effettivamente, tra i sibili delle gallerie della centrale energetica di Friedrichschein, la violenta miscela ritmica che vi si produce e riferimenti testuali a disco labirinto, sembra proprio che quest’ipotesi non sia così campata in aria.
Una tormentata Wust circa il significato dell’amicizia ci porta all’ultima canzone, Katze,
glitch pop a base di miagolii, naturlich, ed inviti stile Alice nel Paese delle Meraviglie ad entrare in un mondo, quello dell’elettronica, in cui, specularmente a quello reale, tutto è finzione, danza di elettroni.
Federico Spadavecchia
technorati tags: anbb, raster noton, album
Sono cinque gli anni di emissione del programma The Box, ogni sabato tra la sera e l’inizio notte. Un’idea di partenza che dura da un lustro: elettronica nuova e post punk, pop vintage e minimal dj’s. Ospiti ce ne sono stati tanti dalla signora del post punk Siousxie al teorico/giornalista musicale Simon Reynolds. E poi Tiga, David Holmes, The XX.
Quest’anno è giusto celebrare l’occasione pubblicamente, in un luogo insolito ma dall’identità ben definita, lo Spazio Gheroartè a Corsico, ma a soli 5 minuti da Porta Genova.
L’ospite di questo evento del 19 novembre è uno degli artisti più amati dal conduttore e dai suoi ascoltatori, Jimmy Edgar, personaggio eclettico dedito da tempo a musica, design e fotografia, da poco approdato sulla berlinese !K7 con “XXX”, nuovo lavoro in studio nonché seguito del fortunato “Color Strip”, uscito su Warp nel 2001. Ispirato e contaminato dalla florida scena della sua città natale Detroit, Jimmy continua il suo elegante approccio con la musica elettronica, cercando con successo di proporre qualcosa di fruibile a tutti, ma nello stesso tempo frutto di un’attenta e innovativa ricerca sonora. Nelle 11 tracce di “XXX”, Edgar miscela sapientemente influenze black, funky ed electro, creando una amalgama capace di incendiare dancefloor e nello stesso tempo appagare l’orecchio più attento.
Se vi sono venuti in mente personaggi a la Tiga o Squarepusher, ci avete azzeccato in pieno.
Support Dj’s:
Giorgio Valletta (Xplosiva, Club To Club)
Fabio De Luca (Rolling Stone)
Ass. Cult. Gheroartè
via Gramsci 4 20094
c/o Ex-Stazione F.S. Corsico (Mi)
tel/fax 0245103113- +39 3494759779
a soli 10 min in bici da Porta Genova,
Davvero!
technorati tags: jimmy edgar, the box, gheoartè
Dieci anni, così come Dissonanze anche Club To Club arriva alla doppia cifra sulla torta e scherza sull’età perchè, a detta dello stesso Sergio Ricciardone (Deus ex machina di Xplosiva) i dieci anni segnano il passaggio al mondo adulto dei festival mettendo fine al periodo dei giochi.
Il sottotitolo The X superstition è quindi lo strumento usato dall’organizzazione per esorcizzare la paura del futuro (leggere alla voce Dissonanze non sarà più quello di prima) e delle sempre maggiori responsabilità che una manifestazione di questo calibro comporta.
E così eccoci giovedì sera a Torino davanti ad un teatro Carignano strapieno di gente accorsa in massa per la grande inaugurazione con lo show di Plaid & Gamelan Orchestra.
Memori dell’esaltante spettacolo offerto lo scorso anno da Francesco Tristano, Carl Craig e Moritz Von Oswald pregustiamo le delizie sonore che il duo inglese ci offrirà stasera.
Il destino è però beffardo e il concerto non è all’altezza delle aspettative: la Gamelan con tutta la sua batteria di xilofoni, gong e altri strumenti etnici assume l’assetto dei 18 musicisti di Steve Reich, ma più che un’orchestra ricorda un progetto di ricerca universitaria sulla cultura dell’estremo oriente, dove la musica ha più una valenza di dimostrazione scientifica che non una parte da protagonista. Inoltre l’apporto dei Plaid si limita a loop ambientali e ritmici, riuscendo soltanto in alcuni movimenti a dar vita ad un corpo organico. Nemmeno una cover di Aphex Twin fomenta l’entusiasmo in sala. Sala che, dopo appena un quarto d’ora, si rivela popolata di presenzialisti della prima ora intervenuti solo per farsi notare e che, una volta spente le luci, spariscono meglio di Mandrake.

La festa continua al Motor Village di Mirafiori con il funky di Floatin Points che, a dire il vero, non mi ha impressionato più di tanto, e Joy Orbison che, quando lascia stare i classici house anni ‘90 per dedicarsi alla dubstep che l’ha reso celebre, non teme rivali.
Degno di nota è il buttafuori che si avvicina a Joy per chiedergli, rigorosamente in Italiano, se può avvertire il pubblico che è stato trovato un mazzo di chiavi. Succede solo in Italia.

Il venerdì inizia nuovamente sulle balconate dorate del Carignano per l’attesissima Hyperdub night.
Portare su uno stage così prestigioso l’ultimo grande genere moderno è una bella sfida che per la crew di Club To Club, e la missione può considerarsi superata a metà.
Il primo a salire in scena è il patron della label inglese, Kode9, che apre il concerto con un semplice djset basato per intero sui brani del pupillo dalle uova d’oro Burial.
Il pezzo forte dell’esibizione è però il suo live insieme a Spaceape: la cassa si fa consistente e apoplettica, il basso si srotola sugli ascoltatori mentre il vocalist quasi ci ipnotizza. Vorremmo essere tutti a ballare e ci viene il dubbio che forse la ricerca ostinata dell’aulicità del teatro (e della conseguente consacrazione culturale dell’elettronica) non sempre è da preferire alla polvere di uno scantinato.
Tocca adesso ad uno degli act con più hype dell’anno, quei Darkstar cui sembra sia stato affidato il compito di coniugare il pop rock dei Radiohead con il dubstep.
Beh per esser gentili diciamo che i ragazzi di strada ne hanno ancora da fare parecchia!
Si presentano in tre e per un’ora assistiamo al live degli Alphaville de no artri, con il cantante che vorrebbe essere lo Ian Brown di Wanna be adored ma che alla fine risulta solo odioso a scapito della sua bella voce.
Bastan due canzoni a far scappare il pubblico. D’altronde la notte è lunga e al Supermarket c’è Jeff Mills mentre all’Hiroshima mon amour, nostra meta, Kevin Martin, Caribou e Four Tet.
Arrivati al locale in zona Lingotto la sfiga ha dato un’altra zampata!
A sorpresa il party è andato sold out ed un black out ha abortito il live dei King Midas Sound dopo pochi minuti causando la sospensione della serata.
Fortunatamente la macchina si rimette in moto, anche se con quel di ritardo sufficiente per farci saltare il finale da The Wizard, e un muro umano si pone innanzi al suono zincato dei KMS.
Il gruppo guidato da Martin è ferocemente poetico ma il soundsystem dell’Hiroshima non è in grado di sopportarne l’impeto.
Il secondo live in scaletta è quello di Caribou, fresco di svolta dance per la gioia di tutti gli indie boys repressi che finalmente possono consumare le loro All Stars ed appannare le enormi lenti quadrate che hanno perennemente sul naso.
La struttura del set è quella da concerto rock con chitarra, basso, batteria e synth, fatto di melodie ecstatiche e pulsazioni wave di pregevole fattura (il riferimento è il monumentale Technique dei New Order), che alle orecchie dei ragazzini coi baffetti e Rayban suonano come la carica rave di Venetian Snares facendogli scoprire la gioia di una bella sudata sul dancefloor!!
I titoli di coda scorrono subito dopo l’esibizione di Four Tet, che riscrive il suo ultimo album in chiave cassa dritta e basso proggy di modo da far ondeggiare i clubbers in un oblio zuccherato tutto sorrisi e volemose bbene.
Sabato. Il Gran Finale del Club To Club 2010 comincia già dopo pranzo con un convegno al Museo di Scienze Naturali sull’economia dei festival per proseguire, nella stessa suggestiva location, con un piccolo showcase della Border Community.
In apertura l’ottimo live del local hero Vaghe Stelle a base di IDM. L’artista torinese dimostra di essere ormai pronto per un ruolo di primo piano su di un palco importante e personalmente, a conti fatti, l’avrei preferito di gran lunga al posto dei sopravvalutati Darkstar.
Kate Wax mi piace, è una bella figliola, ha una voce interessante ed ama gli anni ‘80, però bisognerebbe informarla che l’electroclash è finito da almeno 7 anni!!!
Carissima Kate ti inviteri volentierissimo a bere qualcosa ma facciamo che per quel tuo concerto avrei degli impegni che non posso proprio rimandare…
Luke Abbott ha, invece, il fascino di una stampante ma cavolo se ha talento!!!
Ciò che esce dal suo Pc è tra le cose più interessanti di questi tre giorni: le tipiche melodie eteree dell’etichetta di James Holden (presente in sala assieme alla sua assistente/generalessa) si annodano a nevrotici giri di basso, le mani di Luke non danno pace al controller nemmeno per un secondo, e si avvertono derive warpiane. Che peccato non averlo visto all’opera all’Hiroshima al fianco di Four Tet!!
Non finirò mai di ringraziare il buon Max Car per avermi salvato da un digiuno sicuro e per avermi fatto arrivare in tempo al Lingotto per il set di Shackleton.
Il produttore inglese si esibisce nella sala rossa dove una strobo illumina a intermittenza il rito voodoo dell’ex Skull Disco.
L’atmosfera è lugubre e incendiaria: su di un groove che chiude ogni via di fuga sale un basso cavernoso lento e inesorabile come la morte! E il popol de morti sorse a chieder la guerra!!!
Non fosse che Sammy nella vita di tutti i giorni è uno spensierato cazzone potrebbe essere a ragione il Ian Curtis del mondo moderno.
By the way il premio siamo persone intelligenti ma ci divertiamo molto di più a fare i tamarri va dritto senza gara alcuna ai Modeselektor.
Cassa dritta, spranghe, urletti e saltimbanco(del mixer) sono la sostanza di uno show esaltante che però mette in difficoltà Holden cui spetta il diffcilissimo compito di esibirsi dopo il duo berlinese.
Il set inizia quindi all’insegna del ritmo lasciando intendere che per le melodie ci sarà tempo.
Intanto si son fatte le 3 ed è ora di Shed che, sebbene l’avevamo già visto in dj set all’Amsterdam Dance Event appena 2 settimane fa, oggi ci potremo gustare live.
L’uomo più serio del mondo si presenta in consolle con la solita camicia a quadretti da ragioniere e uno stuolo infinito di attrezzature analogico/digitali per una performance steam-dub.
Shed racconta la storia di una città funzionante ma disabitata, in cui il vociare umano è sostituito dal Klang delle fabbriche e la felicità è il riflettersi del sole nei grattaceli a specchio. All’interno di questa cyber utopia anche le emozioni sono meccaniche.
In chiusura l’altro resident del Berghain, Marcel Dettmann, devasta i ballerini con la sua Techno squadrata che però, mentre ormai sto andando via, mi pare più groovosa del solito e la cosa mi fa davvero piacere.
In definitiva Club To Club in questi dieci anni è stato uno dei motori che han traghettato la scena italiana, attraverso tutti i trends che si sono succeduti, portandola ad un buon livello di considerazione internazionale e allo stesso tempo fornendole nuove prospettive di sviluppo al di fuori degli ambienti commerciali.
La prova del nove è stata la serata del sabato di quest’ultima edizione, dove a fronte di un cartellone ricco ma privo di nomi for the masses il coinvolgimento del pubblico non si è fatto attendere dimostrando la totale fiducia della gente nei confronti di Club To Club.
Federico Spadavecchia
technorati tags: club to club, torino, festival
Federico mi ha proposto due-tre settimane fa di scrivere su Frequencies.it.
La richiesta, oltre che lusinghiera, mi è sembrata già da subito un’occasione imperdibile.
Ho dovuto immediatamente farmi un paio di domande per capire se fossi realmente in grado non tanto di dire la mia, quanto di metterla per iscritto dando un senso (più o meno) logico alle mie sensazioni, ai miei stimoli, alle mie elucubrazioni. Di solito amo disquisire sulla musica elettronica come macrosistema (musica, locali, ambiente, cambiamenti generali), non andando mai a spulciare i cataloghi su Beatport o Decks e preferendo, quindi, la parte di clubbing in senso stretto.
Scrivere su frequencies.it avrebbe premesso l’inizio di un nuovo rapporto con il clubbing, con la musica e con la rete, in cui la beneamata vive e si sviluppa dal lunedì al giovedì.
Ho deciso di provarci.
La prima occasione per fugare ogni dubbio e mettermi alla prova è proprio questa: la compilation per celebrare i dieci anni della Moon Harbour. E mi sento già un bel peso addosso, come dire.
La compilation per il decennale dell’etichetta di Lipsia si compone di 2 CD: il primo regala new release partorite dagli “artisti della casa”, mentre l’altro è il classico mixato firmato dal padrone di casa (aka Mathias Tanzmann) realizzato pescando dalle diverse uscite proposte nell’arco dei dieci anni di vita della label.
Andiamo con ordine: inutile negare l’istintiva diffidenza che mi ha colpito, già solo per il fatto che trattavasi di una compilation, tanto più in questo periodo di crisi nera.
Poche storie, iPod lanciato e via con la prima parte della compilation, quella contenente le nuove uscite.
Il primo disco fa immediatamente capire come andrà la storia: Chris Lattner ci accoglie subito con una cassa pseudo old school, inflazionata come il Grande Fratello, adornata dal tipico vocal femminile che cerca di essere suadente e disperatamente ipnotico . Destinazione: i meandri più sconosciuti dei vostri hard disk, vi do un paio di settimane.
Persevero, mai basarsi sul primo ascolto.
Proseguo con tenacia, ma non entra. Non possono essere così piatte, tutte le tracce… sarò io che lo ascolto in maniera sbagliata, mi dico.
Once again.
No, no.
Non ci sono rewind che tengano, fioriscono veramente poche idee e il peggio me lo regala proprio Tanzmann. Sling Shot è un disco assolutamente banale, un loop estenuante che porta necessariamente a premere il pulsante next sul mio iPod .
Meglio non va a Martinez cui, sebbene ormai molto gettonato come DJ, Restrain and Release non fa certo onore, visto che anche qui l’equazione loop di 3 minuti + pausa + ripartenza + stesso loop = disco. Personal tip: non la menzionerei nella bio che accompagnerà il suo nome sul prossimo flyer.
Le varie tracce, così, mi passano sottomano una dopo l’altra: Secrets, Gloria, Gun Slinger, House Geenie, Qu…
A parer mio le idee sono poche e la cosa peggiore è che ciò è concretamente tangibile, si avverte. Detto fra noi, a me tutta questa house di dubbia qualità è venuta a noia.
Minestra riscaldata, è pure tornata di moda in locali e situazioni che con l’elettronica non avevano nulla a che fare. Speriamo che torni fuori moda al più presto. Menomale che l’elettronica muta molto velocemente.
Comunque, per essere onesti, in questo CD qualcosa c’è che sicuramente si salva. In primis Boris Werner con la sua Groupie Love, un disco molto orecchiabile (mi fa tornare in mente certi Cocoon, ma forse questa è solo una mia elucubrazione distorta) che si differenzia un po’ dal resto dell’album cheinvece mostra una certa omogeneità, fino a dare l’idea di una vaga piattezza generale.
Anche Donny di Marlow non è male, lo dico semplicemente “di pancia”, perché non presenta differenze da altre tracce della compilation, ma il vocal mi fa molto vintage e mi fa venir voglia di far festa.
Questa reazione era, francamente, prevedibile, le compilation celebrative raramente contengono nuove idee o comunque nuovo materiale interessante. Però, ugualmente, sono un po’ deluso: per la mia prima recensione mi sono beccato un album sostanzialmente insipido.
Buttiamoci senza indugi sul secondo CD, il mixato di Tanzmann, e speriamo che possa darmi qualche soddisfazione.
Il mixato dei ten years parte veramente bene, grazie all’accoglienza di Hakan Libdo e della sua elegantissima Overnight, in cui il suono di un sassofono ti avvolge e ti accompagna delicatamente dentro una dimensione indefinibile, quasi rarefatta.
La partenza è molto piacevole, la cassa diventa leggermente più incalzante in Turned Page, diventando un po’ più prevedibile in Swim, di Tanzmann stesso.
Tom Ellis e Leif ci vengono però subito in soccorso, con Shed ci ricordano che il 2006 non è stato poi così male, nonostante molti segnali di commercializzazione.
Il mixato celebrativo sta cominciando a farmi pensare: rifletto e realizzo quanto velocemente sia cambiata “la mia musica preferita” e quanto ancora possa cambiare. Ma la cosa che mi inquieta veramente è che, dopo aver ascoltato solo mezzo CD degli oldies, già lo preferisco alle new tracks.
I secondi continuano a scorrere, ma il mio giudizio non cambia: le sonorità sono tutte più interessanti, i dischi proposti da Tanzmann sono tangibilmente più curati, le sonorità assai più interessanti. Pure Samim (il cui nome mi terrorizza dopo il tormentonte tamarro di Heater) trova un suo perché.
Il remix di Agnes di Seven dei Luna City Express chiude il CD e il cerchio: stiamo vivendo un periodo scoraggiante dal punto di vista della qualità, quantomeno per le etichette mainstream.
Il passato è nettamente migliore del presente, almeno in Moon Harbour.
Nonostante tutto, è doveroso inserire la tracklist:
Cd1 new tracks
Chris Lattner – 93 ft East
Borsi Werner- Groupie Love
Ekkohaus- House Geenie
Simon Flower – Secrets
Luna City Express – Gloria (feat. Sigrid Elliot)
Dan Drastic – Gun Slinger
Matthias Tanzmann – Slingshot
Marlow – Donny
Martinez – Restrain and Release
Michael Melchner – Qu
Cd2 Mathias Tanzmann mix
Hakan Libdo – Overnight
Kruger & Manovski – Turned Page
Mathias Tanzmann – Swim (Peter Dildo swimming in deep water rmx)
Tom Ellis &Leif – Shed
Luna City Express – Winter Radio
Martinez – Mundial
Michael Ho feat. Lil’ Dirty – Break free
Audio Werner – Boogie with You
Marlow feat. Dehlia – Quiet
Dan Drastic – Slice of life (Johnny D rmx)
Seuil – Double Room
Samim – SKKS
Luna City Express – Seven (Agnes Dub House Remix)
Jimmy Quintini
technorati tags: moon harbour, compilation, birthday
Carissimi estimatori delle migliori sonorità techno in circolazione!
Con grande piacere siamo pronti a riavervi tra noi per il prossimo evento TheFRAG, questo venerdì 5 Novembre al C.s.o. Pedro (Pd), con Special Guest lo storico dj e produttore romano LORY D!
Sarà una serata musicalmente molto speciale, in cui futuristico eclettismo e old school si fonderanno con tappeti sonori techno di grande eccezione, costringendovi ad entrare in un misterioso tunnel di piacevolezze sensoriali e danze a briglia sciolte.
Mantenendo la nostra politica di High Quality/Low Cost, potrete godervi allucinanti visuals e il mastodontico e leggendario Lory D, affiancati dal sound di Leinad degli Shadow Sync, e dei dj del nostro collettivo Elektroparty, Free SB e Tommy Outside, TUTTO a SOLO 7 EURI!!!
Inutile dirvi che sarete i benvenuti, il Pedro è già pronto ad accogliervi e a coccolarvi nei suoi strepitosi spazi rinnovati, tra l’altro facilmente raggiungibili dalla stazione dei treni.
Per qualsiasi info, non esitate a contattarci!
Vi terremo aggiornati fino all’ultimo, non preoccupatevi.
::….Line UP….::
LORY D
(Sounds Never Seen, Rephlex, Adrenacrhome, Elektronik Outboarding Cast)
Leinad
(Shadow Sync- KRD)
FreeSB
(Elektroparty)
Tommy Outside
(Elektroparty)

technorati tags: reinhard voigt, berfi’s, verona
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
Ultimi commenti
- lima on Il Berghain come i futuristi: si tengono alla larga dai Dj commerciali…
- Federico Spadavecchia on Only 300 @ Secret Location, Milano
- Michelangelo on Only 300 @ Secret Location, Milano
- F.S. on Il Berghain come i futuristi: si tengono alla larga dai Dj commerciali…
- ich bin Kleiner aber Grosser on Il Berghain come i futuristi: si tengono alla larga dai Dj commerciali…
Archivio
Elenco link amici
- Apocalypse Records
- Batteriaricaricabile
- Clubbers Guide New York
- DJ History
- Energy Flash
- Filth Forge
- mnmlssg
- Progroove
- Raibaz
- Sandblow
- Simon Reynolds
- Storia della Musica
- Wax Treatment Podcast
- Weekendance




