Ci sono almeno tre buone ragioni per fare una bella gita in Belgio, la prima è sicuramente la sua tradizione culinaria con le sue incredibili birre e dolci di cioccolata d’ogni tipo, quindi la voglia di visitare la sede delle istituzioni più importanti dell’Unione Europea, ed infine la Musica.
Già perchè questo minuscolo staterello è da considerarsi patria della musica elettronica al pari delle più blasonate Inghilterra e Germania, avendo prodotto generi innovativi quali l’EBM e la New Beat (addirittura battendosi con Detroit per i natali della Techno, per la quale non tutti sono concordi nell’attribuirne il merito al Trio di Belleville).
Sul suo territorio si tengono inoltre alcuni dei festival più importanti della scena non soltanto elettronica ma anche del Rock e del Pop.
Ci sono anche casi come quello del Dour Festival in cui per quattro giorni 150.000 appassionati degli stili più diversi ma ugualmente vogliosi di fare festa si radunano in un enorme campo poco distante da Bruxelles.
Noi per ragioni di tempo e di line up puntiamo sulla giornata di sabato che offre una sostanziosa parte dance (anche se perdermi i Pulp mi ha fatto girar le palle visto che li seguo dal 1995).
La maratona inizia alle 5 del pomeriggio sotto i colpi dello showcase della True Tiger label: dubstep classico a tratti wonky, ottimo per iniziare con energia.
Non male nemmeno Kastor & Dice ma visto che lo stile era in linea con i loro predecessori abbiamo optato per un cambio di palco anzi di tendone (c’erano 6 tende da circo dalla capacità superiore alle 2000 persone più lo stage all’aperto per gli headliners rock).
Qual’è la peggior cosa che può capitare in un evento che si svolge in grandi spazi campestri? La pioggia!! risponderete in coro; ma tanto siamo in piena estate come potrebbe piovere? Ecco, adesso dovete sapere che nei Paesi nordici luglio in realtà si legge novembre, ed i grossi nuvoloni grigi avevano deciso di mettere in pratica tutte le loro minacce buttando giù secchiate d’acqua e di consguenza innescando letteralmente un’inarrestabile macchina del fango.
In alcuni punti il terreno andava talmente in profondità che bisognava cercare un appiglio o studiare il guado migliore. Morale della favola per ogni spostamento serviva almeno un quarto d’ora.
Fortuna che a regalarci un pò di sole ci ha pensato Ghostpoet mescolando afro jazz con ispirazioni alla Gil Scott Heron ed atmosfere grimey. Uno spettacolo davvero godevole e caldo!!
Pariah dal canto suo ha spiegato come dovrebbe comportarsi oggi un Dj, andando a cercare il meglio in ogni direzione e cercando successivamente un filo logico che possa legare il tutto per il meglio. Non si giura eterna obbedienza a niente e a nessuno!!!

Peccato, invece, per Joker che appare stanco e fuori forma, spara a raffica le sue hits senza neanche mixarle precisamente, dando la sensazione di trovarsi davanti ad una vecchia gloria che tornata in scena dopo 20 anni prova a riconquistare i favori del pubblico con un repertorio ormai superato e, peggio, mal eseguito.
A proposito di antichi eroi è il turno degli Herbaliser che riportano in vita quel mix tra future jazz electronico e triphop made in Ninja Tune molto in voga nei ‘90. Lo show anche in questo caso è ben costruito e i musicisti sono davvero bravi, ma il loro sound, risentendo forse troppo del tempo passato, non è poi così coinvolgente.
Piccola pausa per mangiare patatine fritte condite con pioggia (merita invece una menzione speciale il prezzo davvero modesto di cibi e beveraggi) e riprendiamo con una delle performance più attese.
Nosaj Thing ormai è un artista maturo in grado di mettere in piedi uno spettacolo audio/video suggestivo e ricercato. I suoi pezzi sono una ventata di freschezza per l’IDM: i beats sono
periferiche usb in rivolta mentre le melodie evocano placidi laghi digitali.
Chi tra tutti rimane fedele alla linea sono i 16Bit: le cinghie dentate del loro basso/sega elettrica lacerano la carne dei ballerini facendo volare arti nella palude all’esterno dell’arena. Poco innovativi forse, ma estremamente divertenti!
Flying Lotus, Dorian Concept e Richard Spaven sono il super gruppo in prime time e non tradiscono le aspettative.
Batteria suonata live inseguendo ritmiche contrarie alle leggi della fisica, e tastiere che tinteggiano galassie lontane con al centro il producer di Los Angeles a cooridinare le operazioni.
Tra tutte le strade intraprese dal post dubstep questa è senz’altro la più credibile ed eccitante.
The Gaslamp Killer ci intrattiene con un mashup ironico e movimentato fino a quando è ora di correre dai nostri eroi preferiti Luke Vibert, in un’inedita esaltante versione acid breaks versus Bruce Lee, e Ceephax Acid Crew con un live nuovo di pacca tutto ancora rigorosamente analogico e acidissimo!!!
Andy e le sue drum machine raccontano la grande storia dell’Uk rave trovando sempre le parole più attuali. Tra hit hat inferociti e inni da cantare a squarciagola non distinguiamo più tra pioggia, sudore e lacrime di emozione.
L’ultimo quarto d’ora prima di affrontare la giungla che ci separa dalla macchina lo dedichiamo al nuovo idolo della disco Tensnake, ma onestamente è troppo poco per poter dare un giudizio puntuale. Recupereremo al più presto.
Il Dour si conferma un festival dalle proposte interessanti e, nel complesso, dalla buona organizzazione (impianti potenti e ben equalizzati, spazi per i disabili, servizi igienici funzionali, prezzi contenuti) ma va detto che essendo i temporali ormai una certezza di ogni estate sarebbe stato auspicabile l’installazione di un corridoio di sicurezza con piastrelle mobili ed un parcheggio asfaltato per evitare che le auto restassero impantanate per ore. Ancora, a meno che non si sia eterni bambini che amano sguazzare nelle pozzanghere (anche a piedi nudi, ebbene sì c’è chi l’ha fatto), passare quattro giorni in tenda nel campeggio del festival non rientra nelle Top ten delle nostre vacanze da sogno. Una volta basta e avanza, come si dice qui a Genova niatri emu za detu.
Federico Spadavecchia
Cari amici di Transition questa settimana abbiamo deciso di regalarvi una grande anteprima: il remix di Christian Smith della mitica Dark & Long degli Underworld.
Pare che Smith quest’anno abbia sofferto di nostalgia visto il suo dedicarsi ai grandi classici dell’house e della techno a partire dall’ottimo remix a At Les di Carl Craig. Il disco, che sarà disponibile all’incirca da fine agosto, contiene due versioni e noi ci ascoltiamo la Hypnotica Dub che sarà una sicura presenza nelle borse di tutti i Superstar Dj’s per quest’estate!
TRACKLIST:
LADYTRON – DESTROY EVERYTHING YOU TOUCH (HOT CHIP MIX) —
JUNIOR BOYS – KICK THE CAN —
PARA ONE & TACTEEL – A1 —
JOAKIM – FOREVER YOUNG (DISCODEINE RMX) —
AGORIA – PANTA REY (BALEARIC MIX) —
RIDO FT THOMAS ..- TWISTED —
APHEX TWIN – POLYNOMIAL -C —
JAMES BLAKE – LINDISFARNE —
TRICKY – TIME TO DANCE (MAYA JANE COLES MIX)—
SBTRKT – HOLD ON (FEAT SAMPHA)—
DEPECHE MODE – BEHIND THE WHEEL (VINCE CLARKE EXTENDED VOCAL) —
SIMIAN MOBILE DISCO – GIZZARD (ORIGINAL MIX VERSION 2) —
DISCO frequencies.it – UNDERWORLD – DARK AND LONG (CHRISTIAN SMITH HIPNOTICA DUB) —
EGO – BURIAL & FOUR TET (THANKS SILVIA) —
RADIOHEAD – LITTLE BY LITTLE (CARIBOU RMX) —
BATTLES – ICE CREAM FT MATIAS AGUAYO —
CUT COPY – NEED YOU NOW (CARL CRAIG RMX) —
HOLY OTHER – WITH U —
TIGER & WOODS – LOVE IN CAMBODGIA —
AMALIA – LUXURIOUS (AD BOURKE RMX) —
technorati tags: transition, radio antenna 1, etere
Venerdì 22 luglio all’interno della cornice dell’Anno del Volontariato, la Consulta Giovanile di Cogoleto è orgogliosa di presentare
..::THE WORKOUT::..
…Dietro i piatti, a due passi dal mare, si uniranno a noi due veri e propri totem del cratedigging italiano e internazionale:
KSOUL & MUTEOSCILLATOR
(kindasoul rec/uzuri rec)
Grazie a Ksoul & Muteoscillator abbiamo avuto a Torino alcuni tra i party più belli degli ultimi anni, con musica di altissima qualità mixata e sprigionata da nomi come: Scott Ferguson, Mike Huckaby, Tevo Howard, etc. Amanti del vinile da sempre, suoneranno col mixer rotary Dj R 400, concepito da Dj Deep&Jerome Barbé e usato da parecchi top djs, tra cui Theo Parrish.
Ksoul è inoltre il fondatore di Kinda Soul Recordings, con all’attivo otto uscite su vinile.
Il loro dj set è un viaggio che rende tributo all’house di Chicago degli anni ‘80 e il leggendario suono di Detroit, di oggi e di ieri.
..::INGRESSO GRATUITO::..
FROM 23.00 TO STARDOM!!
INFO:
Uscire casello Arenzano, proseguire verso Cogoleto (direzione ponente) seguendo via Aurelia di Levante (SP1) per circa 2 km.
L’evento si trova all’inizio del rettilineo che porta in paese, lato mare presso i bagni Calabasciu.
15
Clusta “63.” (Conga Records)
Una mail al nostro indirizzo di posta con un paio di links senza informazioni, ma d’altronde alle volte è meglio ignorare nomi e cognomi per aprire bene orecchie e cervello.
Da Bologna la Conga Records ci presenta l’oscuro dub sound dei Clusta.
Il loro album 63. è un concentrato di Uk rave del nuovo millennio con i bassi in overdose da steroidi e lo sguardo perso nell’oblio del futuro.
Lo potete scaricare direttamente sul sito http://congarecords.bandcamp.com/album/63
Lunghi bagni in un mare azzurro, la voglia di sdraiarsi al sole con gli auricolari per ritagliarsi un angolo di paradiso e quindi andare a ballare fino al mattino, ecco che cosa chiediamo all’estate.
I think you’re ready
Freddie
now its time to join the party
Baby
let’s get stoned into the pool
Elemento quindi fondamentale per godere appieno delle nostre agognate vacanze è la musica, che deve essere incalzante ma morbida, orecchiabile e al contempo ricercata perchè comunque la qualità viene prima di tutto e poi, certo, quel tocco old school a smuovere i ricordi di altre memorabili estati insieme col piedino che batte il tempo in automatico.
We don’t really need
a crowd to have a
party
Just a funky beat
and you to get it
started
and oh
Suonalo ancora E-dward!; non un singolo in particolare, ma tutto l’album (perchè chiamare Ep una raccolta di 12 tracce è quantomeno riduttivo) perchè ogni canzone è una frase funzionale alla storia che questo disco racconta.
A livello sonoro si parte con un funk meccanico per poi virare verso atmosfere da esplorazioni cosmiche. Per quanto riguarda il mood beh è pura felicità e sorrisi per chi non si stanca mai delle feste in piscina o in riva al mare a piedi nudi nella sabbia ancora tiepida.
Il punto di riferimento, come del resto tutte le produzioni di casa Exprezoo rec., è quel mix di deep house e Chicago, caratterizzato da un sound molto caldo quasi artigianale che si esalta nei claps densi, negli hit hat squillanti e nell’effetto polvere sotto la puntina a creare un riverbero quasi naturale.
We can dance all day
until the daylight
And when we
feel that’s
just like we
know
We can dance the night away
Il nostro E-dward! suona quindi come un modernissimo classico, dimostrando che alla base del suo lavoro c’è una seria ricostruzione delle origini. Proprio grazie a questa padronanza delle basi è infatti possibile elaborare un prodotto nuovo e fresco che metta in risalto l’estro dell’artista.
Molti oggi confondono l’ispirazione con la scopiazzatura, pensando di aver trovato una scorciatoia per il successo nel campionamento selvaggio (nel 90% dei casi puro plagio), mentre il cuore dell’arte del djing sta nell’ascolto attento dei dischi, soprattutto quelli vecchia scuola, perchè è proprio in quei solchi ormai sporchi che sta il segreto per far saltar la pista.
The Journey indaga un futuro retrò dal punto di vista privilegiato del Dj, perchè è solamente stando dietro ai piatti che si vedono cose che voi umani potete solo immaginare.
We’re having big fun
big fun!
We’re having big fun
the party’s jsut begun
yeah
Federico Spadavecchia
Alle volte c’è bisogno d’intransigenza, di puntare i piedi e rifiutarsi di seguire la corrente.
Fanculo allora ai tormentoni estivi e alle serate pareo selvaggio, la Techno porta un messaggio molto più profondo del semplice ehi siamo qui per divertirci!
Perc, vero nome Alistair Wells, è uno dei responsabili della new wave di dark techno che sta prendendo piede in tutt’Europa grazie a mostri sacri come Adam X, l’artisticamente risorto Chris Liebing, o Sandwell District ed ai talenti made in Italy come Lucy e Giorgio Gigli.
A ben guardare il suo esordio del 2002 pare quasi incredibile come il suo sound si sia geneticamente modificato passando da una progressive viaggiosa ad un beat isolazionista portatore di reminiscenze di scuola Chain Reaction, idm e naturalmente schranz.
All’inizio del nuovo millennio fu Liebing con il progetto Stigmata a scarnificare la techno fino a graffiarne le ossa avvelenandone il sangue funky con un’overdose di elementi industriali, di modo da riportare la scena ad una dimensione sì feroce e primitiva libera da ogni orpello ma allo stesso tempo più vicina alla vita reale dove la produzione in serie non rallenta mai. Chaplin a 140 bpm per dirla in parole povere. Come al solito, poi, come succede a tutti i generi che fanno troppo affidamento sulla velocità (se vogliamo è esattamente quello che si verficò col darkcore nel 93/94), superato un certo limite la creatività è entrata in coma e la schranz è caduta in un K-hole.
Oggi grazie ad un album maturo come Wicker & Steel si può tornare a godere di una rinnovata oscurità, più consapevole dei propri pregi e difetti rispetto al passato, dal battito più lento (conseguenza dell’esplosione minimale degli anni zero) per riuscire ad osservare con attenzione ciò che c’è d’interessante nel mondo senza rischiare d’infilarsi in un vicolo cieco.
Ad attenderci sulle soglie della selva oscura è il solenne spoken words di Choice, roba da seduta spiritica. My Head Is Slowly Exploding è il leit motiv dell’opera: un ipnotico klang in 4/4 ma con abbastanza spazio tra un colpo di cassa e l’altro per ospitare gelidi riverberi.
Start Chopping è il punto di contatto con la schranz ma stavolta l’effetto paranoia non è dato dalla violenza ritmica ma dalla sacralità dei pad. Il giusto tributo alla Basic Channel viene pagato con You Saw Me e Snow Chain.
A segnare la metà del disco è l’ambient isolazionista di Pre-Steel, pausa necessaria per quel martello a percussione che è Gonkle, l’acciaio come unica ragione di vita.
London, we have you surrounded i subwoofers si tengano pronti a far fuoco al mio segnale!!!
Il gran finale spetta a Jmurph colonna sonora tra l’industrial e l’EBM dello scontro finale per il predominio su questo nuovo mondo steampunk.
Federico Spadavecchia
Usare il passato per progettare il futuro rendendo così migliore il presente non è proprio quello che si può definire una passeggiata, specie quando ci si trova non in una grande capitale europea ma in Umbria, terra ricca di storia e tradizione certo, ma non proprio in cima ai nostri pensieri quando si tratta di tracciare un percorso sulla mappa del clubbing internazionale. Tuttavia da ormai qualche anno le cose stanno cambiando grazie all’intraprendenza dell’Associazione Culturale Dancity che, attraverso il suo omonimo festival (di cui siamo orgogliosamente media partner), ha costretto la scena elettronica continentale a disertare per un weekend Londra e Berlino per rifugiarsi nel centro storico di Foligno.
L’obiettivo della Dancity Crew è infondere nel pubblico la voglia di ampliare le proprie conoscenze stimolando la curiosità verso forme d’arte non convenzionali proponendo live, dj set, mostre, performance ed installazioni. Insieme a Club To Club di Torino e al, purtroppo fù, Dissonanze romano, il Dancity è uno dei rari casi in cui in una manifestazione a carattere dance oriented si riesce a far quadrare l’equazione cultura uguale divertimento, senza per questo chiudersi nella ristretta cerchia degli iperappassionati, anzi riuscendo a conquistare nuovi ed entusiasti partecipanti ad ogni edizione.
Quest’anno il programma era già molto invitante fin dall’anteprima che ha visto protagonisti Alva Noto e Sakamoto al Teatro Moriacchi di Perugia, ma purtroppo non avendo ancora il teletrasporto di serie ci siamo dovuti accontentare, si fa per dire, della sola giornata di sabato.
Nonostante la levataccia, 200 km di treno e altri 480 di auto, arriviamo puntuali all’auditorium Santa Cristina per la vera novità di quest’anno vale a dire le esibizioni pomeridiane.
A piedi nudi dietro una tavola imbandita di ogni ben di Dio di sintetizzatori c’è Furtherset, al secolo Tommaso Pandolfi, promettente talento locale di appena 16 anni che ben interpreta il mood piovoso della giornata con drones saturi e nebbiosi. Nell’insieme il suo progetto si dimostra solido e all’altezza di una platea così prestigiosa, anche se talvolta appaiono delle disomogeneità dovute ad un set up molto ambizioso. Diamogli il tempo di fare esperienza che ci darà belle soddisfazioni.
Dopo l’allievo è il turno del Maestro, di quel Giuseppe Ielasi che tutto il mondo ci invidia per la sua abilità compositiva e di sperimentazione. Per lui giusto un laptop ed un altro paio di attrezzature per riempire la sala di un sound denso e oscuro nato dalle corde di una chitarra e completamente processato. La propagazione del suono nello spazio ricorda gli studi di Monolake sui temporali. Applausi a scena aperta!!
E’ il turno quindi del salentino Populus (aka Andrea Mangia) proporre uno degli show più particolari del festival: sulla musica sintetica del Dj un gruppo di arzille signore e relativi compagni si esibiscono in balli di gruppo. Un pò come nella scena finale della Guerra degli Antò ma con tutta la simpatia e l’ironia del clip di Praise you di Fatboyslim.
Si torna seri con Stian Westerhus e la sua chitarra: d’improvviso cala l’inverno e la civiltà pare ormai destinata definitivamente alla rovina.
Il premio di best show del pomeriggio spetta però al giapponese Ei Wada altrimenti detto Braun Tube Jazz Band.
Stanchi della solita televisione? benissimo, trasformatela anche voi in un Theremin e registrate su cassetta le vostre forme d’onda preferite. Dalla classica alla techno non avrete di che annoiarvi!!!
Ci godiamo il tramonto con Luminodisco ai piatti ma, mentre nei suoi ci sono solo i dietetici vinili codificati di Traktor, nei nostri c’è dell’ottimo salmone affumicato gentilmente offerto dall’Ambasciata Norvegese, tra i patrocinanti l’evento.
La parte by night è tutta al grande auditorium San Domenico.
Iniziamo con Zan Lyons che offre il suo punto di vista sonoro su un classico del cinema di fantascienza come Blade Runner.
Nel cortile, invece, troviamo Space Dimension Controller che a differenza di quando l’abbiamo incontrato al Bang Face propone il suo live.
Lui si autodefinisce galactic funk ed in effetti questa definizione ben si addice al suo occupare lo spazio che c’è tra la disco e l’acid house con melodie raffinate ma catchy, ritmi morbidi anche quando sono serrati e una presa mentale devastante. L’old school non è mai stata così moderna.
E mentre Scuba comincia il suo Techno act nelle vesti di SCB, dimostrando che l’influenza berlinese sta diventando un’overdose di rigore in 4/4, e che sarebbe meglio allora trascorrere più tempo in Inghilterra a rivitalizzare la creatività, noi rientriamo per assistere finalmente alla performance del misteriosissimo Arandel, protetto di Agoria, ed autore di uno degli album più belli di tutto il 2010: In D.
Nessuno sa chi si celi davvero sotto questo moniker anche perchè Arandel si è visto live soltanto altre due volte: la settimana scorsa al Sonar (ma qualcuno l’ha visto???) e alle Nuits Sonores di Lione.
A Foligno, per la prima volta, ci sarà l’accompagnamento dell’orchestra, la Dancity Ensamble, composta da due ottoni, quartetto d’archi e pianoforte.
Il primo arcano ad essere svelato (accontatevi delle parole per ora perchè le foto sono state vietate espressamente) è che non si tratta di Arandel ma degli Arandel!! I produttori sono infatti due e, dopo pochi minuti di rodaggio, danno il via a quello che può già pretendere il titolo di live act dell’anno!!
I due francesi non stanno fermi un secondo controllando i beats dai loro laptop e suonando live sax, xilophono, flauto, flauto dolce e hit hat. Lo show è un crescendo di emozioni e colori, il pubblico è letteralmente in delirio. Sull’ultimo pezzo l’auditorium s’infiamma e nel fuoco si può vedere nitido il volto di Laurent Garnier!!!
A questo punto la voglia di ballare non si può più contenere e quindi mettiamo in circolo l’adrenalina sotto il controllo del duo made in Rush Hour rec. Kink & Neville Watson.
Il loro live con le macchine è un tempio all’acid house di Chicago: su piccoli samples di inni old school costruiscono originali architetture sonore, innovative ma devote, insomma acid che non scimmiotta l’acid!
Il finale all’aperto è affidato a Dixon, patron della Innervisions, nonchè vero simbolo della corrente nuhouse che, al contrario di quello che vorrebbero farci credere i Dj rumeni e quelli di Mannheim, non si tratta di quattro loop in croce fatti con Ableton provando a scopiazzare il groove degli anni ‘90, bensì consiste nell’esaltazione della raffinatezza, della tecnica e dello studio, elementi, questi, ereditati dalla deep house, genere tutt’altro che incline a compiacere i capricci della massa.
Col dj berlinese si balla, si sogna con le mani al cielo e soprattutto si canta a squarciagola Kill 100 degli X-Press 2 in uno dei famosissimi e introvabili edits dello stesso Dixon. Non dimenticheremo mai quel giovane tamarro umbro che sotto la consolle gli urla: “Daje Dixon spacca tuttu lu munnu!!!”
La chiusura spetta però al live di Felix Kubin nell’auditorium che per l’occasione è diventato un grande dancefloor con il pubblico chiamato a ballare spalla a spalla con l’artista tedesco.
Il suo geniale synth pop dada-socialista non da scampo con un umorismo affilato come un rasoio e un ritmo inarrestabile. L’enfant prodige, che a 8 anni già suonava i Kraftwerk, ha conquistato tutti anche quelli che non lo conoscevano, e la folla non vuole più lasciarlo andar via!!!
Su queste gioiose immagini termina il Dancity con la soddisfazione di essere riuscito nel suo proposito: aver consegnato alla storia un’edizione memorabile solida base per il futuro.
Federico Spadavecchia
technorati tags: dancity, foligno, anche in italia ci sono le figate
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Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
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