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Nella musica è inutile porsi vincoli e scadenze cercando di realizzare canzoni seguendo fedelmente la ricetta del manuale, perchè tanto alla fine sarà il corso degli eventi a determinarne la riuscita e l’ispirazione.

Prendiamo il caso dell’ultimo disco dell’icona new wave Gary Numan, il quale era partito con l’idea di pubblicare semplicemente una raccolta di vecchi demo rifiniti per tenere in caldo il pubblico nell’attesa del suo prossimo lp, Splinter (a suo dire fenomenale), ed invece grazie all’insistenza del produttore Ade Fenton, convinto della bontà del materiale a disposizione, da alla luce Dead Son Rising, campionario electro rock di futuristiche visioni apocalittiche.

Il tema religioso dei lavori precedenti viene messo da parte (anche se visti alcuni titoli non del tutto): il Glaciale torna a cantare mondi dominati con pugno di ferro dalla tecnologia, traendo nuova linfa dalla passione per la scrittura di fantascienza cui si è dedicato negli ultimi anni.
Non meno importante è il lato sentimentale alimentato da relazioni tormentate sia d’amore che di amicizia.

In quest’atmosfera onirico decadente l’unico colore con cui può essere dipinto il suono è il nero.
Un’oscurità densa in cui però è facile riconoscere le ombre dei tantissimi figli legittimi e non di Gary (Nine Inch Nails, Marylin Manson, Nietzer Ebb, Prodigy ecc…).

Tastiere e chitarre sono usate come seghe elettriche sulle lamiere per lacerare l’ascoltatore con riff ruvidi e graffianti. In nostro soccorso però c’è la voce calda, profonda e dolorosamente umana di Gary.

Tra anthems da stadio e momenti intimisti è difficile restare indifferenti davanti alla freschezza di un artista che, con 30 e passa anni di carriera alle spalle, ritiene inconcepibile vivere di rendita ed armato del suo fedele sintetizzatore è sempre pronto a sfidare il futuro.

Federico Spadavecchia

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adeRicordo quando negli anni ‘90 sfogliavo le paginette di Discoid (l’allora Bibbia della Club Culture italiana) e rimanevo impressionato dalla quantità di artisti che si riunivano per le coventions in Italia (il fu SIB a Rimini) e all’estero per eventi come il WMC di Miami, il Midem di Cannes e l’Amsterdam Dance Event. Per quasi una settimana si sarebbe parlato solo di musica!!!

Vuoi per una line up da sogno, vuoi per l’attrazione che la capitale olandese ha sempre esercitato sui giovani di tutto il mondo, vuoi anche per la relativa vicinanza e lo sviluppo dei voli low cost ma io, prima o poi, all’ADE dovevo andare per forza; mai però avrei immaginato di farne addirittura un appuntamento fisso sul mio calendario!!!

Stampiamo l’ennesimo ticket Easyjet e via in viaggio insieme al Baz per il mio ADE numero 4!!

Come per le edizioni precedenti si è programmato di andare da giovedì a domenica mattina, tagliando quindi inaugurazione e chiusura, per dedicarci anima e corpo ai giorni centrali dell’evento ricchissimi di attività diurne e notturne. Peccato soltanto per i costi proibitivi degli abbonamenti che non ci hanno consentito di assistere alle conferenze che erano davvero di alto livello.

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Quello di Amsterdam è l’ultimo happening rimasto in ambito dance ad essere ancora un’importantissima piattaforma business, pensata in primo luogo per gli addetti ai lavori (ai quali sono riservate quasi tutte le attività by day). Inoltre va sottolineato come tutte le venues della città siano coinvolte nel progetto indi percui non esiste un ADE off per turisti.

A noi comuni mortali non resta che consolarci con serate di clubbing furioso, sperando di aver azzeccato anche stavolta le feste migliori.
La prima notte è una scommessa vinta in partenza: Laurent Garnier al Paradiso con il suo L.B.S. insieme ai fidi Scan X e Benjamin Rippert, servono commenti?

paradisoL’ex teatro di Leidesplein è già di per sè una cornice magnifica con un’organizzazione perfetta come vuole la tradizione del Paese coi mulini a vento popolato da un bellissimo e iper amichevole pubblico, ma quando sai che ospiterà ben 4 ore dell’Artista elettronico numero uno, beh, c’è solo da scegliere la poltrona più comoda e godersi lo spettacolo!!!

Sorpresa del party è il Dj in apertura, Nuno Dos Santos, dalle nostre parti conosciuto soprattutto come producer per label come Compost Black insieme al suo socio TJ Kong, mentre a ‘Dam è famoso per essere il resident di un altro club straordinario: il Trouw.
La sua performance è il giusto warm up al Maestro d’Oltralpe: techno bella battuta con strings in crescendo in linea con le ultime uscite discografiche di Monsieur F.Com.

Nel frattempo abbiamo raggiunto le balconate, l’ideale per godere appieno dell’esperienza L.B.S.. Da qua su, infatti, possiamo ammirare la costruzione dello show che si apre come un dj set per poi evolversi in un live in cui Laurent diventa direttore d’orchestra.
I finestroni da chiesa alle sue spalle gli conferiscono un senso di sacralità tale che pare quasi di assistere ad una messa del Papa a San Pietro.
Inni celestiali come The Man with the Red Face e Gnanmankoudji ci portan quasi alle lacrime.
garnier
Garnier, spinto dall’esigenza di fondere le sue diverse esperienze e di trovare la quadra dei differenti modelli performativi già sperimentati in passato, ha portato il concetto di djset su un nuovo, inarrivabile, piano: quando non trova il disco che vuol suonare nella sua borsa, lo compone direttamente live con tanto di musicisti!

lbsIl problema d’aver assistito ad uno show così bello ed emozionante già il primo giorno è che inevitabilmente tutto quello che viene dopo sembrerà una delusione.

Il venerdì, trascorso il pomeriggio ad alimentare il mercato del disco tra Rush Hour e Concerto, ci rechiamo al Melkweg per il Dave Clarke & friends.

Che fregatura!!!

Già perchè mentre il Simone KK viene coccolato da Joey Negro e Kenny Dope con a sorpresa il featuring della divina Barbara Tucker, a noi tocca la cattiveria gratuita e inutile di Len Faki, un Daniel Miller (sì proprio lui il sommo boss della Mute rec.) che anzichè raccontare antiche e oscure storie industrial suona techno come l’ultimo dei ragazzetti in gita a Berlino, un Dave Clarke spento nell’inventiva (quando si dice digitale vs analogico: forse il nostro caro Dave non ha calcolato che sì il laptop permette un mucchio di cose e da tanta praticità in più, ma per un Dj come lui, bello anche da vedere impegnato in tricks da turntableism, è assolutamente penalizzante e lo spettacolo ne esce zoppo).

Fortuna vuole però che in programma ci siano due gentlemen come Andrew Weatherall, che dopo Miller raddrizza il timone su lidi acid e viaggiosi, e Derrick May che da bravo padre fondatore si china sui piatti e imapartisce una lezione da manuale su come si possa picchiare mantenendo inalterata la classe e la purezza.

trouwPer sabato, invece, l’appuntamento è al Trouw per l’ultima grande celebrazione dei dieci anni di Resident Advisor.
Rimango abbastanza stupito di trovare a fare l’apertura in main room Agoria, solitamente collocato in peak time, e questo mi fa andare in brodo di giuggiole pensando a quale incredibile nome possa essere l’ospite a sorpresa annunciato dal popolare sito web.

Quanto al set di Sebastien nulla da eccepire anzi: tre piatti per lui e tanta raffinatezza dosando l’energia come un esperto farmacista.

Al piano inferiore intanto reincontriamo Nuno Dos Santos stavolta assieme a Patrice Baumel in scena come 360 Soundsystem. Pollice su anche per loro.

All’una il cambio di consolle e in cattedra sale il nostro vecchio amico Robag Wruhme che non vedavamo dai tempi dei Wighnomy bros.
Purtroppo da qui in avanti ci aspetta una serie di bocconi amari: da solo Gabor, comunque molto bravo, manca di quella magica allegria e fantasia che hanno reso leggendari i suoi djset con Monkey Maffia. A sto giro niente bottiglie di vodka, sorrisoni e vinile solo tanto mestiere.
robag
La situazione precipita (e l’incazzatura decolla) quando l’Ing. Raibaz mi avverte via sms che l’ospite d’onore sarebbe Sasha, The Son of God, e così, quanto mai fomentato, corro come un pazzo davanti alla consolle principale.

Peccato che una volta lì di Sasha manco l’ombra, e che al suo posto ci siano due sconosciuti, più tardi identificati come Craig Richards e Lee Burridge riunitisi dopo anni per il progetto Tyrant.

Meglio sorvolare sul fatto che RA aveva sbandierato ai quattro venti l’intenzione di voler portare sul palco i nomi che hanno segnato la scena elettronica degli ultimi dieci anni!!! Diciamo che la X la usiamo per metterci una croce sopra…

In ogni caso il set dei Tyrant è quanto mai inconsistente perciò me ne torno al piano terra per Donato Dozzy.
Sarà stata la maledizione della serata ma anche il talento di casa nostra non va oltre una techno scarna e monotona priva di quei momenti trancey che l’hanno portato al successo staccandosi troppo dal set di Wruhme.

Non facciamo in tempo a dispiacerci che è già l’ora di correre in aeroporto.

Tirando le somme non è stato un anno da fuochi d’artificio per l’ADE che ha rinunciato alla componente avanguardista (niente concerti al Bimhuis) e ad eventi unici (la festa prog house dello scorso anno al Pureliner o la sontuosa inaugurazione con D25) in favore di un maggior numero di locations. Anche nella disposizione di queste ultime è stato fatto qualche errore, per esempio mettendo troppo lontani dal centro gli studios della Red Bull Music Academy Radio e limitando l’accesso ai pre serata tenuti da J.C. Rags e Smirnoff ai soli accreditati e a qualche fortunato che ha rimediato un invito su Facebook. Infine l’aumento dell’IVA sulle attività culturali ha comportato un sostazioso aumento del prezzo dei biglietti.

Va comunque detto che, vista l’ambizione e la longevità del progetto, e considerato anche il periodo di crisi internazionale, l’ADE con i suoi oltre 25.000 partecipanti ha portato a casa un altro successo.

Speriamo solo l’anno prossimo di essere più fortunati!

Federico Spadavecchia

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Numan 2011 2Ci sono canzoni che riconosci al primo mezzo accordo, giusto un paio di note suonate al sintetizzatore per mettersi ad urlare istericamente ricordando un periodo in cui sognare di battaglie tra macchine ed esseri umani era all’ordine del giorno, domandandosi quali prodigi tecnologici ci avrebbe riservato il futuro.
Oggi il futuro è arrivato e Cars continua ad essere una hit intramontabile, ma Gary Anthony James Webb, famoso come Gary Numan, non ha tempo per sentimenti nostalgici perchè come tutti i grandi pionieri bisogna restare concentrati sul domani pronti a misurarsi con nuove sfide.

In questi giorni esce Dead Son Rising, diciottesimo album dell’artista inglese e prodotto da Ade Fenton, in cui è nitida l’influenza di Gary sul Pop alternativo moderno a partire dai Nine Inch Nails con atsmosfere industrial goth e dark, ma anche Prodigy e Marilyn Manson, producers techno come Terence Fixmer sono suoi devoti e addirittura top names house come Basement Jaxx e Armand Van Helden non hanno esitato a campionarlo per costruire i loro floorkillers.

Nonostante tutto questo però Gary è sempre rimasto legato all’underground preferendo intraprendere percorsi inediti anche rischiosi piuttosto che arricchirsi a colpi di cofanetti di vecchi successi convinto ancora, oggi più che mai, che la musica elettronica sia il mezzo migliore per raccontare qualsiasi storia.

Negli anni ‘80 c’era un’idea molto romantica e fantasiosa del futuro, come ad esempio il rapporto uomo-macchina che fa da sfondo alla tua musica o il tuo look. Oggi possiamo dire di vivere nel futuro eppure a quanto pare è tutto molto ordinario, che ne pensi?

Beh, innanzitutto devo dire che la mia idea di futuro non è che fosse esattamente romantica. In effetti me lo immaginavo davvero ostile, in molti casi mortale. Gli umani venivano sistematicamente uccisi o costretti a vivere rintanati sottoterra come ratti. Bistrattati, spaventati, intimiditi e magari anche annientati da una società in cui le macchine piano piano hanno preso il controllo considerando gli esseri umani semplicemente un problema da eliminare. Sono sollevato del fatto che il futuro non si sia rivelato una cosa del genere, tuttavia chi può dire dove arriveremo fra trent’anni? Io penso che abbiamo la tendenza a dare per scontati i progressi tecnologici; solo qualche anno fa non avevamo cellulari, Ipad, dvd, tv piatti, hard disc per terabytes, internet o macchine capaci di parcheggiare da sole e la lista potrebbe essere ancora lunga. Stiamo vivendo in un’epoca incredibile ma sembra che la maggioranza di noi non l’apprezzi. Il futuro è qui ed è davvero una figata, solo che non è quell’incubo apocalittico a la Bladerunner che alcune persone si aspettavano.

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Se poi consideriamo il fatto che ci sono festival come il Sinner’s Day in Belgio (dove suonerai a fine mese) interamente incentrati sugli eroi new wave anni ‘80 e che gli stessi siano ricercatissimi su youtube viene da pensare che il vero futuro fosse il 1986…

Non ho più intenzione di esibirmi al Sinner’s Day alla fine. Non avevo capito che fosse un festival retrò e, per quanto possano essere validi, non ho davvero voglia di prendere parte a questo genere di eventi. Partecipai all’edizione del 2009 proprio perchè non sapevo che fosse un festival retrò. Quest’anno c’è stato un equivoco percui gli organizzatori hanno annunciato la mia presenza senza che io e il mio staff fossimo d’accordo. Ho un sacco di amici che ci suoneranno e spero sia un grande successo, ma io mi sento di più a mio agio lontano da tutto ciò che ha a che fare con gli anni ‘80. Quel che fatto è fatto e non ho alcun interesse nel rivivere il passato. Io mi eccito sempre moltissimo a pensare a ciò che farò poi non rimuginando su quello che ho già fatto. Il presente non sarà mai eccitante come ci si aspettava nelle deacadi precedenti proprio perchè noi diamo tutto per scontato troppo facilmente. Onestamente credo che se domani si presentassero gli alieni ci stancheremmo della notizia nel giro di un anno!!! Abbiamo un appetito insaziabile di qualunque cosa possa essere definita “nuova”.

Negli anni ‘90 invece si è quasi cercato di distruggere tutto quello che si era costruito nella decade precedente e so che per te non è stato un periodo facile. Come riguardi oggi a quel periodo?

Non ho alcun problema con quel periodo. Se tu non offri niente di nuovo o che ne valga la pena dovresti essere dimenticato. Io credo genuinamente che tu debba essere considerato bravo a seconda della bontà del tuo nuovo album, e così dovrebbe essere sempre. Troppa gente vive grazie a glorie passate. Se vuoi valorizzare davvero la tua esistenza devi continuare a guadagnartele per tutta la vita!
Scrivere una canzone decente trent’anni fa e poi non sbattersi più a concludere nulla d’interessante o innovativo è inaccettabile e chiunque si comporti così si meriterebbe di essere dimenticato. Ho avuto alcuni anni difficili ed altri molto buoni, ma ho sempre tentato di spingermi in avanti musicalmente, di modo da avere sempre nuove idee, nuovi suoni e nuova musica. Qualche volta ho avuto successo altre volte no, ma non ho mai smesso di provare!!!

In molte delle tue canzoni fai spesso riferimento alla religione e al fatto di essere ateo. L’intro del tuo nuovo album si intitola Resurrection, c’è qualche legame ?

All’inizio doveva essere quello il titolo dell’album ma il mio management riteneva che avessi scritto già abbastanza su Dio e il mio ateismo, così hanno voluto che rimuovessi ogni connessione religiosa o antireligiosa. Effettivamente scelsi il titolo “Resurrection” perchè in origine avevamo intenzione di utilizzare vecchie canzoni ormai morte e riportarle in vita. Non c’era affatto nessun legame con la religione. Quando mi han chiesto di cambiare il titolo optai per “Dead Son Rising” semplicemente perchè da un certo punto di vista aveva lo stesso significato di “Resurrection”. Ho comunque mantenuto quel titolo per uno dei pezzi strumentali dell’album.

Con gli anni 2000 invece gli anni ‘80 sono tornati con tanta forza che si dice che il revival anni ‘80 sia durato più degli anni ‘80 stessi. Sei d’accordo?

Sono d’accordo, ma non è un qualcosa in cui sono coinvolto o che m’interessi molto. Io ho un problema con l’idea di guardare al passato per trovare spunti per compiere nuovi passi avanti. Mi sembra un modo di pensare molto strano! Ciò che è fatto è fatto, ed è mia opinione che non debba essere rifatto più. Andare avanti consiste nel ricercare cose che non sono mai state fatte prima, non nel ripescare vecchie idee. Qualunque tipo di revival è sbagliato, ma quello che prova a resuscitare qualcosa che a suo tempo fu fondamentale ed innovativo lo trovo davvero disdicevole!! Capisco che alcune persone possano farsi un’idea romantica di quell’epoca, ma la maggior parte di loro era troppo giovane per poter averla vissuta davvero. Ecco per costoro comprendo perfettamente le loro ragioni sul rivitalizzare il passato ma per me è molto diverso: io c’ero fin dall’inizio, ho aiutato il movimento a prender forma e quindi per me ogni revival elettronico è rivivere il passato ed in quanto persona creativa non ci trovo nulla d’interessante. Suono pochissime canzoni vecchie durante il tour soltanto per far felici quei fans che vogliono sentire il materiale più datato. Ma non è esattamente il mio momento preferito perchè me ne sento lontano, così sono sempre felice di tornare a fare ciò che amo di più ovvero scrivere e suonare nuove canzoni e vedere cosa succederà dopo.

Cosa ci puoi raccontare di Dead Son Rising?

“Dead Son Rising” è stato inizialmente concepito per essere un filler album: un qualcosa che a nostra opinione potesse coprire ragionevolmente lo spazio tra l’album precendete, “Jagged”, ed il prossimo lavoro di studio che si chiamerà “Splinter”. Pensavo che la realizzazione di “Splinter” sarebbe durata giusto due o tre anni così volevo pubblicare nell’attesa un disco che potesse mantenere alta l’attenzione dei fans. Possiamo dire che il piano è completamente fallito!

Quando nasce l’idea e cosa ti ha influenzato di più per la sua realizzazione?

IMG_9619Avevo pensato a “Dead Son Rising” ad una raccolta di canzoni rimaste inedite che avevo scritto ai tempi degli ultimi tre album “Exile”, “Pure” e “Jagged”. Avevo circa 14 canzoni che sentivo di poter ultimare facilmente e che insieme avrebbero potuto creare un album molto buono. Ade (Fenton, produttore e coautore del disco n.d.r.) si mise a lavoro e se ne venne fuori presto con un gran numero di tracce tutte molto forti e quasi completate. Certo su molte di queste ho fatto parecchie modifiche, per esempio sul cantato ed il testo di “The Fall” ottenendo così un progresso, ma devo ammettere che fin dall’inizio la maggior parte dei pezzi non riuscivano nella maniera in cui speravo. Iniziai a disprezzare quasi tutti gli accordi e le melodie che avevo composto per queste canzoni e più Ade faceva e più sentivo diminuire il valore del mio apporto. Devo altrettanto ammettere che nel 2009 ero così disgustato che voltai del tutto le spalle al progetto.
Poi dopo averlo ignorato circa 18 mesi, mi sono ritrovato in vacanza in America con mia moglie Gemma che,in un’altra stanza, suonava della bellissima musica. Corsi subito a chiederle di cosa si trattasse e mi rispose che erano le canzoni di “Dead Son Rising” che avevo detto di odiare 18 mesi prima. Telefonai allora ad Ade per dirgli che avevo cambiato idea e che avremmo finito il lavoro non appena fossi tornato a casa. Fortunatamente Ade aveva continuato a lavorare sul disco durante la mia assenza rinforzando molte canzoni e così quando ho ripreso di nuovo a dare il mio contributo l’album suonava assai differente dalla prima versione e soprattutto molto meglio. Ero diventato ossessionato da questo disco e ci ho lavorato a pieno ritmo per un po’ aggiungendo molti più testi e vocals rispetto a quanto programmato all’inizio. Il risultato finale è un album che non ha praticamente niente a che vedere con quei vecchi demo con i quali eravamo partiti. Al 95% si tratta di nuovo materiale, non semplici riempitivi, e ne sono molto fiero. Sono davvero grato ad Ade per averci creduto e avermici ributtato dentro.

Colpisce molto come all’interno di un’atmosfera oscura ed industriale che pervade tutto l’album vi sia un contrasto molto forte tra canzoni intimiste come We are the lost e Not the love we dream of e veri inni da stadio come Dead sun rising e The Fall. E’ una sorta di equilibrio tra le tue diverse anime?

Molti dei contenuti dei testi provengono da storie che scrivo per hobby nei piccoli ritagli di tempo libero. Adoro i racconti di fantascienza, scrittori come Glenn Cook e Steven Erikson, ad un certo punto mi piacerebbe dedicarmi unicamente alla scrittura. Per il momento raccolgo quelle idee e le condenso nei testi. Canzoni come “Dead Sun Rising”, “We are the lost” e “When the sky bleed, he will come” provengono proprio da lì. Le altre canzoni dell’album invece come “The Fall” e “For The Rest Of My Life” sono molto più personali e basate su situazioni e problemi reali. Così ad essere onesto non sono sicuro che ci sia un’armonia tra il mio lato reale e quello di fantasia. Penso che sarebbe abbastanza spaventoso se ci fosse perchè le parti oscure sono MOLTO oscure. Ma è comunque possibile. Io penso spesso che lo scrivere canzoni sia un modo per ripulirsi l’anima, ti permette di tirar fuori un sacco di cose che altrimenti si radicherebbero dentro. E’ una sorta di autoterapia e per questa ragione vitalmente importante.

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Cosa ti piace ascoltare oggi?

Ho paura di ascoltare poche cose. Ho un gusto musicale molto limitato cosa che è abbastanza frustrante visto che in quanto songwriter dovrei essere capace di assorbire diversi tipi di musica. Ovviamente mi piacciono alcuni gruppi come ad esempio Nine Inch Nails, Prodigy e cose così.

Conosci qualcosa della musica italiana? E se sì c’è qualche nome che ti piace in particolare?

Mi vergogno a dire che non conosco nulla, ma lo stesso potrei dire della scena inglese. Non seguo la musica con grande attenzione. Io faccio quello che faccio, amo fare quello che sto facendo attualmente ma in generale non amo la musica, ne apprezzo giusto una piccola parte. All’infuori di quella minuscola parte che amo appassionatamente non m’interessa quasi nient’altro.

La musica elettronica è sempre il mezzo migliore per raccontare il futuro?

Ritengo che sia sempre il miglior modo per raccontare qualsiasi cosa con la musica. Nient’altro ha la gamma dei suoni dell’elettronica e la capacità di creare un’atmosfera così ricca d’ispirazione. E’ una sfida costante e necessaria per rimanere in contatto con la tecnologia che cambia così velocemente. E’ uno stile che da sempre molti stimoli per lavorarci.

Pensi ancora che il tuo successo sia solo fortuna?

Penso che sia stata determinante per il mio successo all’esordio. Avevo scritto una canzone decente e l’avevo presentata in un modo insolito quindi sì in qualche modo avevo dei meriti pure io ma la fortuna giocò un ruolo fondamentale. Da allora ho lavorato molto duramente e per lungo tempo,e la fortuna c’ha avuto ben poco a che fare.

Federico Spadavecchia

Photos by Ed Fielding

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Nuovo appuntamento con Lorenzo Teneggi su Radio Antenna 1 da oggi disponibile anche su Soundcloud!

Segnaliamo che protagonista della prossima puntata (venerdì 21 dalle ore 18) sarà l’intervista esclusiva a Damir Ivic

- AFX – QUEX/RD—
- MASSIVE ATTACK VS BURIAL – FOUR WALLS —
- LALI PUNA – SCARY WORLD THORY (THANKS MARIKA) —
- PLAID – THANK —
- AUTECHRE – SKIN UP YOU’RE ALREADY DEAD —
- MARTYN – WE ARE YOU IN THE FUTURE —
- MODESELEKTOR – SHIPWRECK (FT THOM YORKE) —
- APPARAT – A BANG IN THE VOID —
- PALLERS – COME RAIN, COME SUNSHINE—
- BJORK – SACRIFICE (THANKS SILVIA) —
- THE FIELD – LOOPING STATE OF MIND —
- DAPHNI – JIAO —
- MIDLAND -BRING JOY (YOAUNDEVAN WHAREHOUSE DUB)—
- BENOIT & SERGIO – EVERYBODY —
- JAMIE JONES – HARAJUKU —
- NICOLAS JAAR – SPACE IS ONLY NOISE IF YOU CAN SEE (DAVE AJU RMX) —
- MACEO PLEX – DEXTER’S FLIGHT—
- ARANDEL – IN D #1 —
- LEFTFIELD – RELEASE THE PRESSURE —

TRACKLIST TRANSITION 14.10.2011 pubblicata da TRANSITION ON RADIOANTENNA1.COM FM 101.3 by Fakeskinny (FKSKNY)

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the labNel susseguirsi vorticoso di nomi nuovi che lo tsunami digitale (riferito più al suo lato mediatico che non a quello più strettamente tecnico/djistico) infrange contro i nostri clubs preferiti sta diventando sempre più difficile capire quale di questi sarà here to stay e chi invece sarà rigettato via dalla corrente.

Tra pomeriggi oziosi trascorsi a leggere siti e riviste e umide notti insonni sotto le strobo ciò che salta all’occhio è il bizzarro rapporto tra i ballerini ventenni e quelli delle generazioni precendenti con i primi ad impazzire per mostri sacri della consolle quali ad esempio Richie Hawtin, Sven Vath, Carl Cox o Ralf e Coccoluto (conosciuti purtroppo per loro nella fase calante della carriera) ed i figli della moda minimale post 2006 (Loco Dice su tutti) diventata nel frattempo l’attuale loopy house commerciale, mentre i fratelli maggiori, fatto salvo l’immutato e sconfinato rispetto per la vecchia guardia (specie se from Detroit), sono più propensi ad accostarsi ai suoni più underground prodotti da talenti con la metà dei loro anni.

I rari casi in cui ci si trova tutti d’accordo ricomprendono personaggi come Ricardo Villalobos (tanto fine musicista/musicofilo quanto ultimo dei marcioni) o come Seth Troxler, tanto protagonista di festivals all’avanguardia quanto di casa sulle spiagge ibizenche, incaricato dalla prestigiosa Nrk, storica label deep house, a compilare il terzo capitolo della serie di cd mix The Lab.

Si dice che quando sei di Detroit hai già fatto metà del lavoro, ed infatti il ragazzo anche se nasce a Kalamazoo (sempre nel Michigan) si traferisce quasi subito a Detroit dove resta fulminato dall’house music sin dall’età di 7 anni. Seth percorre una strada costellata di grandi successi anche a livello di produzioni, ma a rapire i clubbers è soprattutto il suo talento ai piatti: attento al groove ma al contempo generoso di melodie oniriche e jazzy, abile nello sfruttare le novità delle charts senza mai dimenticare l’importanza dei classici (uno dei suoi cavalli di battaglia è “The light 3000” degli Schneider TM cover di “There is a light that never goes out” degli Smiths) e quanto sia dannoso consacrarsi ad un unico genere.

La sua The Lab è proprio un riuscito autoritratto, a partire dal fatto che l’ha realizzata semplicemente con un paio di giradischi nella cameretta di un suo amico come fosse ancora un novellino.
Il primo cd, come si accennava sopra, rappresenta il Seth da peak time, squadrato ed ecstatico, in bilico tra Berlino ed Ibiza ma sempre capace di soddisfare anche le orecchie più esigenti mettendo su vecchie conoscenze deep come David Alvarado (qui con”Beautification“).

Il secondo cd, invece, spazia di più andando a scoprire la passione del Dj americano per la musica elettronica al di là del mestiere d’intrattenitore di folle: il battito si rilassa e si sale a bordo di una navicella per esplorare atmosfere differenti, anfratti dell’universo dance magari meno battuti ma non per questo meno affascinanti.

Da sigillare nel proprio autoradio.

Federico Spadavecchia

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secret moodDopo il grande party “UNITY” del 17 Marzo scorso che ha fatto segnare un sold out assoluto, Secret Mood torna al Diamond Club di Via Maria Vittoria 35, con “RE-UNION“. Se per la prima festa il fil rouge era quello dell’Unità d’Italia, in questo nuovo appuntamento si celebrerà l’ideale legame tra Italia e Grecia, culle delle culture e civilità mediterranee in passato, oggi invece Paesi che vivono momenti difficili dal punto di vista sociale ed economico.

Il 22 Ottobre vogliamo dimenticare questi problemi per celebrare invece l’unione dei “clubbers” italiani e greci, grazie a un party che vedrà protagonisti dj di Torino (Federico Gandin e Gandalf) e Atene (Raf) e celebrerà anche l’anima italo-greca dei promoter di Secret Mood.

Una lunga notte a colpi di Deep House, Chicago House e Detroit Techno con le incursioni sonore del sassofono di D_Ego.

Durante la serata verranno effetuate le riprese del nuovo singolo di Federico GandinDon’t be Alone“!

Ingresso in lista 10€ con drink – seconde consumazioni €5
Start h.22.30 – Selezione alla porta

Info e liste: secretmood@gmail.com – 392-8039321

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srsly.SRSLY. è la clubnight torinese interamente dedicata alle correnti musicali UK Bass e Future Garage di matrice inglese.

In soli quattro mesi, da febbraio a giugno 2011, SRSLY. ha saputo rimescolare le carte del clubbing cittadino, proponendo suoni inediti e anteprime italiane, realizzando party memorabili e ospitando alcuni degli artisti più influenti della scena underground britannica (BEN UFO, PARIAH, IKONIKA, SHACKLETON, PAUL SPYMANIA – SUB:STANCE, GIRL UNIT).

I dj resident di SRSLY., una scuderia capitanata da Vaghe Stelle e Guido Savini insieme a Material, Phinto e Awer, esplorano i nuovi confini elettronici post-dubstep e future bass, rielaborando le esperienze disco e krautrock, setacciando le derive più dub della techno e proponendo cinque interpretazioni personali dell’elettronica comtemporanea.

A partire da novembre 2011, SRSLY. sarà ogni venerdì notte all’Astoria, il nuovo club nel cuore di San Salvario.

All’alba della sua seconda stagione, SRSLY. intraprende un cammino di ricerca spirituale, individuando nuovi percorsi di redenzione musicale.

I discepoli delle frequenze ultrabasse saranno chiamati a celebrare il culto tutti i venerdì nel nuovo tempio del clubbing cittadino, l’Astoria, unico club di San Salvario, quartiere ormai affermatosi come nuovo polo culturale e creativo di Torino.

La cerimonia iniziatica di purificazione sonora verrà celebrata all’insegna del numero uno, principio divino, unità primordiale e simbolo dell’universo.

L’11.11.11, per la PRIMA VOLTA IN ITALIA, SRSLY. ospiterà ONEMAN! In occasione del party inaugurale, l’artista inglese sarà l’unico dj in consolle e si esibirà per l’intera durata della festa, dall’inizio alla fine del solenne rituale. Le sacre scritture narrano dell’investitura di Oneman a nuovo Messia degli ultrabassi, concessa dalla venerabile Mary Anne Hobbes, e delle sue sette ore di show all’ultimo Outlook Festival in Croazia.

Il rito occulto di venerdì 18 novembre sarà officiato da uno dei talenti più puri del panorama elettronico italiano, Daniele Mana, con un’esibizione in anteprima nazionale: VAGHE STELLE LIVE. Dopo un periodo di ritiro spirituale nel santuario di San Salvario e ripetuti pellegrinaggi a Costantinopoli, il cavaliere jedi delle frequenze oscure torna a manifestarsi per svelare i misteri della sua Musica.

Venerdì 25 novembre, la confraternita di SRSLY. si riunirà nuovamente intorno ai subwoofer per una speciale liturgia post-dubstep. La solenne funzione musicale sarà guidata dal sommo sacerdote della chiesa underground inglese: BLAWAN! Profeta scismatico, instancabile produttore di suoni apocrifi, capace di mettere in dubbio i canoni dello UK bass a colpi di continue pubblicazioni, Blawan incarna il politeismo elettronico.

per ogni altra informazione andate su http://srsly.it/

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Di solito siamo abituati a vedere bizzarre e kilometriche liste dei desideri compilate da zelanti agenti che farebbero di tutto pur di far sentire coccolati i propri clienti (e giustificare così la loro parcella salata); tuttavia, a volte, capita anche che le richieste più particolari vengano fatte dal promoter e non per puro capriccio.

Non ci credete? Chidete a Nick Warren a cui è stato presentato il seguente contratto
prima di esibirsi a Dubai.

deal

eh eh ogni tanto anche le superstars sono costrette a piccoli sacrifici!!!

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Riprende l’appuntamento settimanale con Lorenzo Teneggi e Radio Antenna 1!!

- THE KNIFE – SILENT SHOUT —
- FEVER RAY – TRIANGLE WALKS ( REX THE DOG RMX) —
- DEATH IN VEGAS – YOUR LOFT MY ACID (FEARLESS TRANSHOUSE RMX) —
- FOUR TET – PYRAMID —
- LUOMO – FORM IN VOID —
- MARTYN – MASKS —
- FUNKYSTEPZ – TROUBLE —
- MODESELEKTOR & THOM YORKE – THIS —
- MODESELEKTOR & ANTIPOP CONSORTIUM – HUMANIZED —
- SHACKLETON – DEATH IS NOT FINAL —
- COSMIN TRG – RITMAT —
- LUCY -THE BEAUTIFUL PEOPLE —
- BEN KLOCK – SUBZERO (FUNCTION, REGIS AKA SANDWELL DISTRICT RMX) —
- UNDERWORLD – DARK & LONG (CRISTIAN SMITH RMX) THNKS SISSI —
- VAGHE STELLE – CICLO1 —
- ROMAN FLUGEL – RUDE AWAKENING —
- DANA RUH – NIGHT TILL DAWN —
- RAUDIVE – ZEITGEIST —
- GABRIEL ANANDA – HEY BLOP —
- THE FIELD – IS THIS POWER —

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kuedoTra le tante stelle che hanno illuminato la costellazione dubstep una delle più brillanti e misteriose è quella dei Vex’d.

Progetto che ha sempre fatto storia a sè pubblica nel 2005 l’album Degenerate, pietra miliare dell’evoluzione del genere, che, con le sue cupe trame industrial e gotiche, ha dato il via al lato techno e hard della scena.
Eppure Jamie e Roly non si sono mai sentiti parte integrante di questa, tanto che, all’incirca un anno dopo, decidono di prendere strade diverse e, soltanto per la grande insistenza dei fans, danno alle stampe nel 2010 il vangelisiano Cloud Seed, una raccolta di materiale inedito di cinque anni prima.

Gli anni scorrono e mentre Roly si allontana sensibilmente dal dancefloor e dagli iperbassi, l’ex socio, ribattezzatosi Jamie Vex’d, diventa uno dei Dj più richiesti nei clubs e nei festivals di mezzo mondo, portando sul palco un sound da cimitero digitale (dove vanno a morire i Transformers); anche la sua attività di remixer è molto proficua e di prima qualità.

Oggi però, anche se sempre con la benedizione di Sua Santità Planet Mu, è giunto il momento di una nuova epifania per Jamie che si trasforma in Kuedo.

Severant segna lo stacco definitivo con un passato vissuto nell’oscurità, largo quindi a colorati synth anni ‘80, che, come lo stesso autore racconta a Luca Galli sul nuovo numero di Blow Up, sono evocativi di un futurismo serio e romantico.

La melodia è infatti la grande protagonista del disco che quasi oscura l’altrettanto altissimo livello della sezione ritmica, la quale è quanto di più moderno ci possa essere: un concentrato di tutte le tendenze post, che vanno dal footwork al coke rap, su cui svetta imperiosa la classica batteria elettronica Roland TR 808.

Ciò che resta immutato dai tempi di Vex’d è quell’andamento da soundtrack, che tuttavia adesso dipinge i festeggiamenti per la caduta dell’Impero e non più le drammatiche fasi della battaglia.
Malinconia e luce sono gli elementi che più di ogni altro l’artista inglese vuole evocare rielaborando le teorie del suo maestro spirituale Vangelis.
Ecco allora canzoni che in meno di 5 minuti sprigionano tutta la loro forza, dirette come ormai il Pop non sa più essere (meno sound design e più sentimento), lasciandoti addosso quella sensazione di torpore da sogno ad occhi aperti tipica della primavera.

All’apice della retromania e ipnagogia Kuedo non perde tempo a rimpiangere gli anni in cui sognavamo di cyborg e macchine volanti, ma libera la fantasia dal rigore tecno/logico perchè possa divenire autostrada per il futuro.

Federico Spadavecchia

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Club To ClubL’undicesima edizione di Club To Club Alfa Romeo MiTo, festival internazionale di musiche e arti elettroniche, si svolgerà il 2 novembre a Roma e dal 3 al 6 novembre 2011 a Torino, con un’anticipazione – Viva Club To Club – a Milano il 20 ottobre, a Roma il 22 ottobre, e sempre a Torino il 21 e 22 ottobre.

The Italian New Wave” è il tema della nuova edizione di Club To Club Alfa Romeo MiTo! In occasione dei festeggiamenti ufficiali dei 150 anni dell’unità d’Italia, il festival celebrerà la nuova onda creativa musicale italiana.
Club To Club Alfa Romeo MiTo, appuntamento internazionale tra i più importanti e attesi per gli appassionati di musica e cultura elettronica (25.000 presenze da tutta Italia e dall’Europa nel 2010), farà tappa, nei giorni precedenti allo svolgimento ufficiale a Torino, anche a Roma per il secondo anno e per il quarto anno consecutivo a Milano, un ideale giro d’Italia a confermare il legame con Esperienza Italia 150.

Questo il cartellone artistico del festival:

APPARAT BAND (D) live at Teatro Carignano // TORINO
BEN KLOCK (D) 3 hours dj set // TORINO
CARIBOU (CAN) dj set – exclusive Italian date // TORINO
COOLY G live // TORINO
DENIZ KURTEL (TK) live // TORINO
dOP (FR) live // TORINO
EGYPTRIXX (CAN) live – exclusive Italian date // TORINO
GIORGIO GIGLI (I) dj set // ROMA (VIVA CLUB TO CLUB)
GIORGIO VALLETTA (I) dj set // TORINO
GIUSEPPE IELASI (I) plays Béla Bartók // TORINO
HOLY OTHER (UK) live – exclusive Italian date // MILANO (VIVA CLUB TO CLUB)
HYPE WILLIAMS (UK/D) live // TORINO
JACKMASTER (UK) dj set // TORINO
JEFF MILLS (US) // TORINO // ROMA (VIVA CLUB TO CLUB)
KODE9 (UK) presents HYPERDUB NIGHT – exclusive Italian showcase // TORINO
KUEDO (UK) live // TORINO
KYLE HALL (US) dj set // MILANO (VIVA CLUB TO CLUB)
LONE. (UK) exclusive Italian date // TORINO
LUCY (I) dj set & live – exclusive Italian date // TORINO
MARCEL DETTMANN (D) dj set // TORINO
MARTYN (NL) a/v live // TORINO
MODESELEKTOR (D) Monkeytown World Tour – a/v live and Italian première // TORINO
O: VAGHE STELLE + STARGATE + A:RA (I) live – exclusive Italian date // TORINO
OPIUM CHILD (I) live // TORINO
PANTHA DU PRINCE (D) a/v live – exclusive Italian date // TORINO
PAOLO DELLAPIANA (of Larsen) (I) plays Tchaikowsky live // TORINO (VIVA CLUB TO CLUB)
PEARSON SOUND (Ramadanman) (UK) dj set // TORINO
PLANNINGTOROCK (UK) live // TORINO
RASTER NOTON 15th Anniversary presents ALVA NOTO + BYETONE (D) a/v live – exclusive Italian première // TORINO
SANDWELL DISTRICT: FUNCTION & REGIS (UK) // TORINO
SPACE DIMENSION CONTROLLER (UK) live // MILANO (VIVA CLUB TO CLUB)
TEHO TEARDO (I) “Maps Of Enthusiam” live soundtrack Italian première // TORINO (VIVA CLUB TO CLUB)
THEO PARRISH (US) 3 hours dj set // TORINO
UNTOLD (UK) // TORINO
ZOMBY (UK) live // TORINO

Per informazioni sui tickets collegatevi con http://clubtoclub.it/2011/ita/_tickets_1

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notoE’ incredibile come Carsten Nicolai, meglio conosciuto come Alva Noto, sia passato dallo status di artista concettuale e ricercatore sonoro quasi al grado di pop star, con migliaia di fans pronti a seguirlo ovunque dai teatri ai rave. La questione diventa ancora più straordinaria se consideriamo il fatto che tutta questa ondata di celebrità si sia sviluppata indipendentemente dalla volontà di Carsten.

Già perchè lo sperimentatore tedesco è sempre andato dritto per la sua strada seguendo unicamente le proprie idee che, soltanto negli ultimi due anni, lo hanno portato a pubblicare un qualcosa come quattro album (di cui tre con altrettante diverse collaborazioni) esplorando, forse come mai nessun altro, l’universo minimale.

L’errore pop deriva dall’equivoco minimal/minimalism provocato da Richie Hawtin e dalla sua macchina da soldi M_nus, che hanno avvicinato la massa al Raster sound (il celebre mix DE9 (2005) di Hawtin che segnò l’esplosione del fenomeno era strapieno di samples targati Raster e Pan Sonic). Certo quando la faccenda si fa intellettuale (ed ambientale) il popolo fugge e fischia (lasciando campo ai veri appassionati), ma davanti agli scintillanti e granitici beats degli oscillatori di Byetone, Signal e dello stesso Alva Noto si scatena l’inferno (ricordate Dissonanze 2009?).

Prova di ciò è lo scarso successo del progetto Container, guarda caso col biondino di Winsdor, e la straripante richiesta di Dj set del solo Carsten (dal Bloc Weekend al Club To Club), il quale sembra diveritirsi parecchio in questa veste più dance (vedi il podcast per Resident Advisor).

Per quel che concerne Univrs si tratta del proseguio del concept di Unitxt con un maggior focus sullo studio di un linguaggio universale e delle sue varie declinazioni.
Le 14 tracce del disco, risultato di differenti metodi di audio analisi, prendono le mosse da un contesto live, dando vita ad un movimento denso e continuo in cui la fisicità la fa da padrona.

Per quanto riguarda inceve l’aspetto visivo (immancabile trattandosi di un’opera di Nicolai) abbiamo una manipolazione in tempo reale d’immagini generate da impulsi audio e contemporaneamente processate attraverso una macchina creata ad hoc per proiettare una successione di patterns di colori senza ripetizioni.

Oltre ai dettagli strettamente ingegneristico/nerdistici c’è spazio anche per un paio di curiosità: la prima riguarda uni acronym in cui la modella Anne James Chaton recita una serie di ben 208 acronimi (messi in ordine alfabetico) composti dalla combinazione di tre lettere, e quindi uni rec contenente un sample firmato Martin L. Gore.

Per concludere siamo di fronte all’ennesima dimostrazione della bravura di Carsten Nicolai anche se, com’era già successo agli ultimi Pan Sonic e al suo, lungo, sodalizio con Sakamoto, la formula inizia ad essere fin troppo nota; il linguaggio è diventato ormai universale e a farne le spese è l’entusiasmo dei fans che ne esce un pò smorzato.

Federico Spadavecchia

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Frequencies

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