Nuovo spot socialmente utile della birra low cost da festival più famosa al mondo, ovvero la Heineken (chi sano di mente la beve in altre circostanze???), che continua sulla scia del magnanimo imprenditore che si cura della salute del proprio pubblico : “affezionati al nostro brand perchè noi ci preoccupiamo per te” o meglio per il tuo portafoglio (roba che se bevi troppo e fai un incidente non solo per un paio di mesi avremo un cliente di meno ma soprattutto danneggi l’immagine dei produttori della sacra bevanda).
Questa volta dopo il cane guida ubriacone abbiamo una scena da tipico club italiano:
Un pò di musica, un pò di ragazze e il solito tipo alticcio che per un futile motivo, come ad esempio il rovesciare il bicchiere per uno scontro involontario, inizia a menare le mani manco dovesse difendere l’onore dei suoi avi.
Ora sì lo spot è divertente e tutto però vorrei sapere se all’estero lo trasmettono tale e quale…Se penso ai vari party in Germania, Olanda e Inghilterra degli ultimi due anni sì che mi ritornano in mente fiumi di birra e personaggi bizzarri ma di atteggiamenti violenti nemmeno l’ombra.
Quindi in conclusione di questo moralistico ed esterofilo intervento mi chiedo: ma non sarà che noi Italici più che bere meno dovremmo semplicemente imparare a stare al mondo?
Federico Spadavecchia
PS: Piccola divagazione di marketing: il modello di campagna pubblicitaria in questione non è proprio originale, infatti già 40 anni fa Michele Ferrero per far comprare le barrette Kinder alle mamme italiane, che per ogni cagata esigono un valore più “profondo” rispetto a quello puramente ludico/epicureo, si inventò il motto del “più latte e meno cacao”.
Archiviato il Time Warp, passato da tre settimane abbondanti, ora come ora il nostro problema principale è quello di scegliere una meta per quella che si preannuncia essere una delle estati più calde di sempre.
E come tutti gli anni non si può non pensare alla bella stagione senza farci venire alla mente Ibiza, la piccola isola delle Baleari che fu patria del popolo freak negli anni ’70 e’80, e che oggi ospita i pezzi da novanta del nightclubbing mondiale.
Sarà che nell’ambiente della musica house e techno lo scorrere del tempo è di gran lunga più veloce rispetto ad altre realtà artistiche, ma sembra davvero passato un secolo da quando la Isla Blanca del Mediterraneo era famosa per l’assoluta libertà di cui godevano i suoi abitanti e vi si rifugiavano giovani tedeschi e italiani scappati di casa in cerca di stimoli e ispirazione, oppure inglesi alla ricerca di un qualcosa di nuovo che potesse svecchiare la loro scena nazionale.
Sono passati 20 anni da quel periodo incredibile noto come Summer of Love, un movimento assolutamente edonistico, che è stato capace però di varcare i confini spagnoli andando ad infiammare Londra assumendo allo stesso tempo un fortissimo valore politico.
Da allora quei giovani sono tornati sull’isola delle meraviglie molte volte, ma non erano più semplici party-people no, adesso Sven, Danny, Paul e tutti gli altri sono Star internazionali del Djing, anzi mega imprenditori della consolle, creatori di marchi milionari che ogni anno attirano un numero spropositato di ragazzi e ragazze di ogni credo e colore alle loro feste organizzate in tutto il mondo.
Ed ecco quindi che l’idea di mettere su un baretto in riva al mare per godersi il tramonto in compagnia respirando a pieni polmoni l’ossigeno diffuso da un musicista sperimetale francese, si trasforma in un sonstuoso piano d’investimento con tanto di consulenti di marketing, campagne promozionali sui giornali, e grandi discoteche in grado di ospitare comodamente un esercito costose quanto un albergo di lusso.
Niente di nuovo sul fronte occidentale allora, mi direte voi pazientissimi lettori, è chiaramente tutto in linea col moderno business del divertimento, quindi dove sta, sempre che ci sia, il problema?
Il problema, cari amici, sta nella semplicissima e altrettanto banale constatazione che la Musica, elemento che in luoghi denominati “discoteche” dovrebbe essere sempre in primo piano, ormai è considertata al pari di un qualsiasi altro arredo del locale, utile giusto a far capire alla clientela che tipo di servizio le viene offerto, o in quale modo preferisce essere catalogata: ” Ehi sei un tipo electro chic? Vieni all’Amnesia!, Ehi amico preferisci la dirty latin minimal? Allora sei sicuramente un tipo da DC10!, Aho sei un coatto che va a ballare con la bandiera italiana, collanina di perle kilometrica con taglio di capelli e scarpe improponibili? Al Privilege aspettiamo solo te!, Maniaco sessuale? Prego il Manumission è da quella parte!!
Proprio in questi giorni stanno uscendo i line up dei pricipali staff, leggeteli con attenzione e vedrete come assomigliano sempre di più ai volantini dei parchi divertimento in stile Gardaland…meglio: enormi gelaterie dove ciascuno può scegliere il gusto che più gli fa gola …è davvero emblematico il nome scelto per le serate Cocoon: Freakshow…termine che potremmo liberamente tradurre con “circo”, anche grazie ad una straordinaria parodia dello stesso Sven illustrato come appunto uno strambo impresario circense.
Ma siamo davvero ridotti ad una sorta di grande circo Barnum? Beh, ammetto che osservare come i novelli frequentatori ibizenchi sfruttino una merce rara e preziosa come la libertà di fare ciò che si vuole ( o quasi ) per comportarsi tutti nella stessa identica maniera e seguendo tutte le volte i medesimi rituali con le loro uniformi d’ordinanza mi lascia quanto mai perplesso.
Mi fa venire davvero la nausea constatare che l’armata estiva del clubbing scelga i propri ritrovi unicamente sulla base del grado di celebrità dei Dj, addirittura arrivando ad incazzarsi se qualcuno osa muovere appunti verso i loro idoli pagani, come se bastasse avere un grosso nome per avere il divin privilegio di essere immune da ogni critica.
Bon, ora che rileggo queste righe non vorrei che pensaste a me come un radical chic con la puzza sotto al naso, o come un barbuto integralista che non sa spassarsela.
Ibiza rimane comunque uno dei posti più incantevoli d’Europa, ed è sicuramente un’esperienza che prima o poi merita di essere vissuta, magari, tra una ragazza e l’altra, scoverete nuovi party su qualche caletta nascosta.
Per quanto mi riguarda non so ancora dove andrò quest’estate, l’ipotesi più probabile è che girerò qualche festival riposandomi poi su un’altra isola, molto più tranquilla, del Mediterraneo, dove trascorrerò giornate intere galleggiando a morto nel mare e, immerso nel più totale silenzio, sognerò quanto sarà speciale la mia prima volta a Ibiza.
Federico Spadavecchia
technorati tags: ibiza, summer+of+love, cocoon
23
Un anno di Fabbrika
Venerdì 23 Dicembre 2005 nella zona industriale di Torri di Quartesolo (Vicenza) nasceva il nuovo Fabbrika.
Oggi, dopo 365 giorni siamo qui a festeggiare il primo anno di vita di questo club che nel frattempo è riuscito a fare un bel pò di strada.
E’ strana e contrastante la sensazione che provo quando mi fermo un attimo a pensare a questi primi 12 mesi di attività, certe volte mi sembra solo ieri quando I madriema hanno “prodotto” i primi beat della storia del locale,altre invece, ho la sensazione che questo primo anno sia durato un’eternità.
Dicono che quando vivi intensamente qualcosa, un amore, un lutto, un cambiamento sia normale provare tutto ciò.
Non posso che essere daccordo, questo progetto l’ho vissuto e lo vivo intensamente, mi riempie l’esistenza, mi dona energia e nel contempo riesce anche a togliermela, si fa amare intensamente ma si fa anche odiare.
Lo so, forse è esagerato ma credetemi le sensazioni sono proprio quelle.. sì, avete capito..se il Fabbrika fosse una donna probabilmente potrei chiamarla amore.
Già.. amore… solo per amore puoi fare una follia come il progetto Fabbrika… partire completamente da 0 facendo debiti o sperperando i risparmi di mezza vita , il tutto senza la minima prospettiva di guadagno per un progetto assolutamente no-profit che nell’ipotesi migliore può permetterti al massimo di rientrare in parte nelle spese.
Sapete, è inutile tentare di spiegare questa cosa a qualcuno che non prova il tuo stesso sentimento, figuriamoci qua nel ricco Veneto, nella Vicenza del “miracolo del Nord est”.. dove tutto è finalizzato al profitto , dove tutto ha un prezzo e nessuno ti da niente per niente.
In virtù proprio di questo, se qualche mente “illuminata” mi definisce un grande sognatore i più ve lo assicuro, mi danno semplicmente del “mona” :P e non nascondo che probabilmente sono proprio loro ad avere ragione.
Cosa volete farci? se uno è innamorato diventa pazzo e io sono maledettamente innamortato di questo Fabbrika.
Tuttavia, ve lo assicuro , è faticoso essere innamorati è faticoso perchè è un continuo rincorrere di un sogno e sopratutto una continua paura di vederlo morire perchè si sa, non esiste nulla di più triste al mondo di un sogno che muore.
E sapete qual’è la cosa più triste? purtroppo sono in tanti a volerlo uccidere questo sogno; no! , questa volta non centra la concorrenza (o almeno spero) questa volta è la gente “normale” ad aver “paura” di noi.
Il grande Andrea Bendetti nel suo “utilissimo” Mondo Techno definisce la “techno” la più grande rivoluzione della storia della musica dopo il Punk e si sa le rivoluzioni creano caos, , rompono gli schemi, tolgono sicurezza e tutto questo nel Veneto bigotto, cattofascista dove i comandamenti sono ordine disciplina, lavoro e profitto, capite bene che è un fenomeno che fa moooooooooolta fatica ad essere accettato se poi, vengono a sapere che chi fomenta questa rivoluzione lo fa solo per “passione”: apriti cielo !!!, c’è per forza qualcosa di nascosto perchè non è incconcepibile per questo popolo pensare che dietro ad un ‘attività dove si investe tempo e denaro non ci sia qualche interesse particolare.
E allora ti odiano, sei “strano”, diverso, perchè porti casino, rompi la loro routine, loro lavorano e tu sei solo un “comunista parassita (perchè hai la “colpa” di essere affiliato all’arci) che non ha voglia di far nulla e passa la sua vita a rompere le scatole ai cittadini “onesti” e a spacciare droga.
Sei un criminale insomma, poco importa se poi questo Veneto colmo di onesti cittadini sia per esempio una delle regioni con il più alto tasso di evasione fiscale in Italia, le mele marce sono i ragazzini che ascoltano techno perchè si sa, ascoltare musica ripetitiva ad un volume alto è da pazzi criminali, mentre al contrario, rubare allo stato per questa gente non solo è normale ma è quasi un diritto…
Sapete, e’ dura inseguire un sogno come il Fabbrika a Vicenza nel 2006 , è dura perchè hai contro tutto e tutti, perchè anche se sulla carta sei un’associazione culturale che fa un servizio per la collettività sei visto come un grave problema che destabilizza la società, un problema da eliminare perchè la tua gente è strana “fa brutto” e rovina il paesaggio, aggrengaodosi e divertendosi alla luce del sole, senza nascondersi come i “peccatori eccellenti” (gli stessi che si scandalizzano della tua presenza e si riempiono la bcca con la morale cattolica) dietro i separè della miariade di lap dance /night club che popolano il nostro territorio.
E’ passato un anno e questa sera festeggiamo il nostro compleanno , forse dovevo scrivere un articolo celebrativo , fare la lista di tutte le “figate” che abbiamo fatto, riportare i commenti positivi del nostro pubblico e degli addetti ai lavori, potevo fare la lista dei tanti artisti che noi abbiamo proposto per primi e che ora ad un anno di distanza stanno spopolando nei più famosi locali della penisola ma, sarebbe stato scontato e tremendamente retorico ; Quello che abbimao fatto è sotto gli occhi di tutti e non ha bisogno di essere continuamente ricordato chi ci stima lo fa anche senza articoli celebrativi e ce lo dimostra rinnovandoci la fiducia ogni volta che il Fabbrika apre le porte.
Auspicando pur conscio delle 1000 difficoltà, che questo sia solo il primo di una lunga serie di compleanni , voglio ringraziare di cuore tutti quelli che hanno fatto diventare il Fabbrika una realtà grazie ai miei soci del consiglio direttivo,ai ragazzi delle pubbliche relazioni, grazie a tutti gli artisti e grazie sopratutto al nostro pubblico che ci sostiene anche nei momenti peggiori.
Il 23 dicembre 2005 nasceva il “Fabbrika “il locale che non c’era”… è passato un anno ed ora quel locale c’è: volevamo “nascere” e siamo nati, volevamo crescere e siamo cresciuti , volevamo diventare quello che gli altri “diventeranno” e ci siamo riusciti… ora, dopo 365 giorni il nostro nuovo obbiettivo è continuare ad essere quello che già siamo continuando ad esistere anzi… a “resistere resistere resistere come su una irrinunciabile linea del Piave”
Tanti auguri Fabbrika…di cuore.
“Samuele Dalle Ave (Samba)
vice president ass. cult. Fabbrika.”
technorati tags: fabbrika, compleanno
La serata conclusiva del RomaEuropaFestival ha creato non poche polemiche, sia da parte degli addetti, che dagli estranei che pretendono di giudicare.
Devo ammettere che purtroppo non ho potuto partecipare alla serata, quindi mi devo solamente attenere a quello che raccontano le mille voci presenti. Non spreco neanche molte parole, su come i giornalisti strumentalizzino la morte e l’errore di una persona, per screditare un movimento fatto di passione per la musica, ma anche di persone che pensano solamente ai propri introiti.
Detto questo passo subito, a quello che è il tema caldo, il bullismo che ha rovinato la serata alla fiera di Roma.
Roma, luogo nativo per chi scrive, è sempre stata una città “calda”, fatta di gente che si sente chissà chi e coltivata da staff come quello del Diabolika, che durante la sua attività ha solamente sfruttato le menti malleabili dei giovani.
Ma questo succede in tutte le grandi città, succede a Milano con il Pervert, e succede a Rimini e Riccione, che si sa sono si zone calde per quanto riguarda il clubbing, ma anche per quanto riguarda le risse. Bisogna pensare anche che Roma, è una città enorme, la capitale d’Italia ed è normale che questi episodi capitino con maggiore frequenza. Evitiamo inutili accuse razziste, la gente al nord non è meglio, non ma la venite a raccontare. Dipende dall’ambiente in cui si svolgono certi eventi.
C’è differenza tra serate da 3000 e 4000 persone, dove si sa la gente che viene, eventi che richiamano sia l’ascoltare attento, che il ragazzo che si ubriaca ed è incline a fare qualche rissa. Prima di giudicare un intero movimento, come quello romano, i signori sotuttoio devono venirsi a sentire quello che propone il Brancaleone, l’Akab e molti altri piccoli club o centri sociali. Musica di qualità e clima ottimo.
E’ inutile definire la capitale, città delle mafie e mafiette, o che gli art director pensano di organizzare chissà che, perché lo staff romano ha dato vita a eventi come Dissonanze ed Enzimi, che fanno invidia a tutta Italia.
Prima di parlare bisogna conoscere, perché come ho detto prima è facile accusare un intero movimento, ma quando dietro c’è passione e duro lavoro per la musica, non si dovrebbe mai di fare di tutta l’erba un fascio. Bisogna avere rispetto per gente che ci rimette soldi, fatica e tempo. E’ troppo facile aprire la bocca per dare aria.
Fabrizio Gattuso
technorati tags: roma+europa+festival, critiche, fiera+di+roma
Avete notato come negli anni la nascita di nuovi trends artistici abbia sempre coinciso con la riscoperta delle mode in voga vent’anni prima? Fate caso che oggi a questa regola deve sottostare anche la techno, un genere recente, diventata da poco maggiorenne: infatti negli ultimi quattro anni la ripresa dei suoni elettronici tipici degli anni ’80 ha contagiato l’intera scena dei clubs, e se dapprima si trattava, come nel caso di Dj Hell, di ammiccanti rimandi a situazioni dimenticate da tempo, oggi invece abbiamo grandi hits da classifica che hanno consacrato al grande pubblico personaggi come il canadese Tiga o il tedesco Roman Flugel, col suo progetto Alter Ego, e convinto Pop stars del calibro di Madonna ad affidarsi a produttori esperti del genere come Stuart Price aka Jacques Lu Cont.
Non pensate però che questo riciclo di materiale da revival riguardi soltanto la situazione attuale: queste operazioni iniziarono già dalla seconda metà degli anni ’90, con campionamenti di musica anni ’70, e se nel panorama mainstream si applaudivano i gruppi rock, che grazie alla rivoluzione di Seattle erano tornati all’uso di strumenti tradizionali mettendo da parte i sintetizzatori tipici del Pop e della new wave, nel sottobosco elettronico si affermavano gli astri nascenti dell’hardgroove sound come Adam Beyer e i napoletani Marco Carola, Rino Cerrone e Gaetano Parisio; e se lo svedese decide di inserire nelle sue produzioni samples dei Kraftwerk i tre scugnizzi si affidano a suoni funk così rielaborati da risulatare al tempo stesso caldi e taglienti come lame.
La tendenza è quella di puntare più sulla commistione di generi che non sulla creazione di uno stile completamente nuovo, e così la fine del millennio è caratterizzata da una serie pressocchè infinita di composizioni crossover come quelle tra Techno e Trance che han portato alla ribalta internazionale Mauro Picotto oppure quelle tra Techno e House, così care non solo ai suddetti artisti svedesi e napoletani ma anche portoghesi e spagnoli, per non parlare di quelle tra rock e hip hop con gruppi come Korn e Limp Bizkit a dominare le charts di mezzo Mondo.
Ora, esattamente come dieci anni fà, si sta riproponendo la stessa situazione con l’ultima moda minimal, genere che si pensava esaurito con la pubblicazione dell’lp Muzik di Richie Hawtin nel 1994, che tornata a nuova vita e contaminata dall’electro tedesca, ha subito una trasformazione incredibile e da musica ostica per soli appassionati è diventata la colonna sonora dei locali più fashion.
In questi giorni sono tornati disponibili alcuni dischi che ritengo fondamentali per chiunque voglia capire l’evoluzione del suono minimale partendo dalle sue radici. Si tratta infatti della raccolta dei pezzi più importanti della mitica label di Detroit Plus 8 rimasterizzata su cd ( tre per l’esattezza) e del Globus Mix cd vol.4 ad opera di Dan Bell, anch’egli artista alla corte di Hawtin e Acquaviva, uscito sulla berlinese Tresor.
Ascoltare questi lavori è come ripercorrere la storia della Techno music, sin dalla metà degli anni ’80 quando nella Motor city si stava consumando la grande rivalità tra l’Underground Resistence di Jeff Mills, Mike Banks e Robert Hood e la Plus 8, un confronto non solo professionale ma anche e soprattutto artistico e sociale. A livello musicale, dalla parte degli UR venivano privileggiati i suoni derivati dalla prima generazione Techno sotto l’influenza di Derrik May, Kevin Saunderson e Jaun Atkins, mentre dal lato di Hawtin e Acquaviva a farla da padrona erano gli squittii della Roland TB-303 ovvero del sintetizzatore che aveva dato vita al movimento Acid di Chicago. Ma le reali ragioni dei dissapori tra le due fazioni erano dovute principalmente al fatto che la Plus 8 era essenzialmente vista come un tentativo dei bianchi, per di più Canadesi, di impradonirsi di un genere assolutamente black. Ci vollero parecchi sforzi perché le due parti si riconciliassero ed insieme portassero in Europa il verbo della Techno; anche in questo caso le loro mosse furono praticamente parallele: la Plus 8 era partita alla conquista dei dancefloor belgi con le produzioni di un ragazzo olandese di nome Jochem Paap meglio conosciuto come Speedy J, e allo stesso tempo Mills e soci avevano sancito l’alleanza con l’etichetta più importante della Germania, e cioè la Tresor di Berlino la cui prima compilation venne appunto intitolata “Berlin-Detroit: a techno alliance”. Col passare degli anni però i nostri protagonisti prendono strade diverse: Mills lascia gli UR per fondare la Axis records, Hawtin mette da parte l’Acid per dedicarsi a cupi suoni minimali mentre Speedy J lascia Detroit per tornare in patria e far parte della nascente scena Techno Europea insieme a personaggi del calibro di Robert Armani, Joy Beltram (Americano ma Belga d’adozione) e un giovane Sven Vath. L’unica cosa che sembra non essere cambiata, e a quanto pare per nostra fortuna d’ascoltatori non cambierà mai, è l’alleanza della Motor city con la capitale tedesca che oltre ad una serie di album composti da artisti del giro UR porta all’uscita della quarta compilation celebrativa della sala più morbida del Tresor club, chiamata semplicemente Globus Mix, e a metterci la firma è Dan Bell, un ragazzo che non solo ha fatto parte della Plus 8 ma che ha anche teorizzato insieme a Richie Hawtin le basi della nuova teoria minimale.
Ed eccoci nuovamente al punto di partenza: la minimal si è evoluta si è contaminata con l’electro, è divenata trendy. E adesso ? Vi chiederete…beh adesso siamo di fronte al più classico dei bivi: da un lato si può continuare a perseguire la via del crossover, e a questo proposito è assai affascinante la strada trovata da Ricardo Villalobos e Luciano con una Techno minimale ben mescolata a ritmi latino americani, dall’altro lato c’è la sfida quasi impossibile di inventarsi un qualcosa di completamente nuovo, ed in questo senso ci sono stati molti tentativi con risultati alterni. E’ il caso di ricordare “Drowning in a sea of love” di Nathan Fake, album che per quanto apprezzabile è più che altro un lamento post rock che un disco Techno, e “The idiots are winning” del suo socio James Holden che invece centra maggiormente il bersaglio, anche se alcune trovate non sono così originali come possono apparire ma che complessivamente rappresenta un bel passo avanti per la musica elettronica attuale. Poi in realtà ci sarebbe anche una terza via la quale, come dice sempre un amico mio, consiste nello smettere di farsi pippe mentali ed andare a ballare….
Federico Spadavecchia
Da 2 anni a questa parte, la musica Elettronica in Italia sta vivendo un periodo di grazia che probabilmente non ha precedenti nel nostro territorio, questa musica ormai è praticamente ovunque, dai piccoli privee dei locali commerciali ai centri sociali ma, è una vera e popria rivoluzione o l’ennesimo fenomeno modaiolo che una volta esaurito lascia solo terra bruciata? A chi felice come un bambino davanti ad un regalo di Natale mi fa presente che finalmente può ascoltare i più grandi djs anche nel locale sotto casa , io rispondo sempre che finchè siamo in tempo dobbiamo goderci questa “pacchia” perchè da un momento all’altro potrebbe finire tutto.
Sia chiaro, nessuno vuole gufare e non ho nessuna aspirazione a diventare un uccello del malugurio , tuttavia, chi segue come il sottoscritto la scena da un pò di tempo, non può che rendersi conto che nonostante questa abuffata di musica elettronica e grandi nomi , in realtà alla base (quella base che anche in periodi difficili tiene in piedi un movimento) manca ancora la cosa più importante ed essenziale: la “cultura”.
Certo, forse davanti a tanto ben di dio qualcuno si starà finalmente convertendo non solo alla moda ma anche alla buona musica ma, purtroppo si parla sempre di una minoranza , in realtà parafrasando una celebre frase del “Gattopardo” è stato cambiato tutto per non cambiare nulla.
La gente va sempre nel locale “figo” e un artista (che magari nel resto del mondo è già consdierato un idolo) diventa cool solo nel momento in cui viene ospitato nel posto “giusto”.
Un esempio classico potrebbe essere quello del locale udergound di turno che ospita un grande nome straniero (magari per la prima volta in Italia) e riesce a malapena a rientrare nelle spese per poi vedere magari lo stesso artista ospitato 6 mesi dopo dal locale di “moda” (che lo propone con un prezzo di ingresso anche 3,4 volte superiore) che si esibisce davanti ad un pubblico infinitatamente più numeroso entusista dell’ospite e pronto a ricordare “quanto avanti” sia questo locale di moda che ha avuto la grande intuizione di ospitare quel grandissimo artista che fino a 2 settimane prima che uscisse il flyer non si cagava nessuno.
Certo, niente di nuovo è un film già visto tante e tante volte, in realtà la gente che grida al genio vedendo le line up dei grandi locali create da direttori artistici che si limitano a contattare senza alcun lavoro di ricerca gli artisti nei primi posti nelle varie classifiche di gradimento, proabilmente è anche in buona fede, ed è convinta davvero che ciò che propone il proprio locale preferito sia quanto di migliore e “avanti” si possa trovare sulla piazza tuttavia, se ciò avviene è proprio perchè appunto il fenomeno purtroppo è solo di carattere modaiolo e non si regge su una solida base.
Se ci fosse veramente cultura la gente sarebbe più curiosa, cercherebbe di continuo il nuovo e non si limitarebbe ad ascoltare e ballare i soliti 10 nomi triti e ritriti.
E’ invece come le playlist degli artisti anche le consolle dei locali sono sempre più o meno le stesse , con gli artisti che provengono più o meno dai soliti 3,4 circuiti più in voga. Nel frattempo, questi pseudo direttori artistici (il 90% delle volte semplici ex PR convertiti improvvisamente all’elettronica in gnere dopo un recentissimo passato a base delle peggior house cantatona commerciale) riescono anche ad avere il “coraggio” di definirsi paladini della cultura uderground, quella cultura che non scende a compromessi e non si vende per denaro.
Purtroppo però queste losche figure predicano bene ma razzolano male visto che l’unica cultura che appartiene a loro è quella del locale dove l’immagine (nel senso più povero e meno creativo del termine) è l’unica cosa che conta.
In ogni caso,il vero problema è che visto che questo benedetto “uderground”è diventato di moda ora anche i localoni mainstream cominciano a proporre musica e artisti (per quanto già inflazionati e spesso addirittura commercializzati) che fino a poco tempo fa erano di competenza solo dei localini del
“sottobosco”. (quelli dove la scena è nata ed sempre rimasta viva anche nei momenti più bui) Fanno a gara tra di loro per aggiudicarsi gli artisti prima della concorrenza (e questo fa lievitare di conseguenza i cachet) li inflazionano proponendoli di continuo e come se non bastasse li fanno esibire in contesti spesso e volentieri inadatti con il “supporto” di resident quasi mai all’altezza.
Tutto ciò oltre a daneggiare indirettamente i “localini” che si ritrovano ad operare in una scena che di fatto è diventata “commerciale” con costi di gestione assurdi e impronibili, tende pure ad inflazionare l’intero movimento, purtroppo qui in Italia si vuole tutto e subito e così dopo poco si brucia tutta la baracca per passare ad altro.
Peccato però che se nel frattempo quelli che la scena l’avevano creata e tenuta viva quando si trattava solamente di un discorso di “nicchia” sono costretti a chiudere i battenti , quando l’ondata moadaiola sarà esaurita purtroppo ci ritroveremo con il tanto temuto deserto.
E’ già successo in qualche modo con la progressive… Miki l’ha inventata (e in quel momento era pure godibile) poi è diventata la “nuova” commerciale con locali e artisti progressive ovunque e relativo inflazionamento della scena… risultato?? visto che con la progressive mangiavano un pò tutti , sono nate un’infinità di situazioni create da organizzatori incompetenti che sono riusciti in pochissimo tempo (dopo aver mangiato la loro bella fetta di torta) a distruggere completamente la scena portandosi “all’inferno” anche quel poco che c’era di buono.
Chiaramente una volta esaurito il filone “progressive” nessuno si è preso la briga di tentare di rifondare qualcosa , tutti si sono adattati al nuovo trend (l’house) e chi si è visto si è visto.
La mia paura è che succeda la stessa cosa anche stavolta, ora c’è una grande abuffata ma ricordatevi che dopo un’abuffata spesso c’è anche una bella indigestione.
All’estero per fortuna questo non succede , certo nemmeno oltreconfine sono esenti da fenomeni modaioli ma lì appunto esiste anche una base di cultura e quando c’è una base solida la moda può anche cessare ma il movimento resta sempre vivo. Un pò come il calcio qui in Italia.. possono succedere tutte le catastrofi che volete ma questo sport non morirà mai, perchè il calcio, a differenza della musica elettronica gli Italiani ce l’hanno nel sangue!!
Alla fine sempre lì si torna .. solo creando una vera base si può far sopravvivere la scena.
Voglio confidarvi una cosa: un pò di anni fa quando ero ancora uno studentello sbarbato avevo chiuso il mio tema di maturità scrivendo che la cultura ha salvato l’uomo e che anche nel futuro sarà sempre “lei” a salvarci il culo… certo allora mi riferivo a tematiche ben più importanti tuttavia, se mi è concesso credo che anche nel nostro piccolo sarà ancora una volta la cultura (sempre se la faremo nostra) a far sopravvivere il nostro localino preferito, quello piccolo piccolo, oscuro con 5 euro di ingresso, quello dove senti la musica che “sarà” con quache anno di anticipo, quello dove magari tra un djset e l’altro senza per forza cercarlo, riesci pure a conoscere (per caso) l’amore della tua vita.
Samba
http://technobar.splinder.com/
technorati tags: mainstream, underground, samba
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
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