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lorydQuesto venerdì era presente al Circolo Culturale 010 di Genova (club che settimana dopo settimana sta conquistando sempre di più il pubblico e la critica) una delle leggende del panorama techno-elettronico italiano. Stiamo parlando di Lory D, un artista vero a 360 gradi, che dalla fine degli anni ‘80 ad oggi ha contribuito, e continua tuttora a farlo, all’evoluzione della scena nel nostro Paese. Parlando di Lory D nella sua veste di Dj/producer mi limito a ricordarvi che è stato uno dei fondatori della prima label techno della Penisola, la Sounds Never Seen ed uno dei primissimi Dj a fare un album per una major come la BMG. Lory ha inoltre musicato i film Scarlett Diva di Asia Argento e Almost Blue di Alex Infascelli. In queste righe che precedono la nostra bella chiaccherata (non ho mai riso tanto) vi voglio però parlare della persona Lory D, un ragazzo molto cordiale che, all’età di 38 anni, praticamente un adulto, ancora prova piacere a suonare e a vedere la gente che si diverte senza mai rincorrere il successo a tutti i costi.
Ecco com’è andato l’incontro:

Ciao Lory che ne dici di raccontarci dei tuoi inizi?
Non si può ( ride )…è una storia troppo lunga…
Ve bene allora visto che sei stato uno dei primi Dj Techno italiani dicci in che modo hai scoperto la questo genere musicale e come questo è arrivato nel nostro Paese…
Ma tanto prima o poi sarebbe comunque arrivata….
Sicuro?
Assolutamente
Quando hai iniziato a fare il Dj?
A 17 anni.
E suonavi?
A casa..ahhahahahah
Ok, ma cosa proponevi?
Guarda, fino al 1987 suonavo rap nelle feste della scuola, poi nell’88 ho iniziato a mettere la prima house, quella più deep però, perché la Garage non mi piaceva tanto. E comunque prima di arrivare alla Techno mi piaceva la New Beat belga, subito dopo l’Acid e tutta la Chigago Trax.
In definitiva sei riuscito a seguire tutta l’evolzione musicale statunitense restando a Roma…
Sostanzialmente sì, poi comunque nel 1988 abbiamo iniziato ad organizzare le prime feste con l’influenza dei Warehouse inglesi proponendo appunto Acid, Deep e New Beat.
Insieme ad AndreaBenedetti hai fondato una delle primissime etichette Techno del panorama italiano, la Sounds Never Seen. Ci puoi raccontare come è nata questa avventura?
Mah, così….sentivo il bisogno di provare a comporre qualcosa di mio e mi sono appoggiato al loro studio per i primi due dischi. In seguito con escamotage con la BMG sono riuscito ad avere un po’ di soldi per mettere su il mio studio personale.
Ah ti riferisci al tuo primo album Antisystem che oggi è un oggetto di culto tra i collezionisti?
Ahah sì esattamente, pensa che non ne ho neanche una copia per me.
Ecco parlaci del tuo esordio da produttore, come sei entrato in conatatto con i vari macchiari da studio?
Sin dagli anni ’80 a Roma c’è sempre stato un mercato di sintetizzatori analogici quindi è stato un passaggio abbastanza naturale. Pian piano mi sono procurato tutti gli struimenti di cui avevo bisogno.
Torniamo allora ad Antisystem: come ti ha scovato la BMG?
Eh, è tutta una storia…meglio che te la racconto un’altra volta ahahah
L’incontro con Aphex Twin:
Ciao ciao ( ridiamo tutti )
Ok, ma ci piacerebbe sapere qualche dettaglio in più: quando vi siete incontrati per la prima volta?
Aphex è venuto a Roma la prima volta nel 1992 e siamo stati nel mio studio. Poi non so perché ci siamo rivisti solo dopo dieci anni, anche se più che altro con Grant ( il socio di Aphex n.d.g.) piuttosto che con Richard che sta sempre chiuso in studio. Come tutti sanno è un personaggio un po’ strano. Sono seguiti alcuni contatti via mail ed infine si è giunti a stanpare il disco su Rephlex.
Farai altre collaborazioni con la scuderia di Aphex?
Per il momento sono fermo con le produzioni discografiche e mi limito a fare live in giro. Quando finirò il mio nuovo studio allora vedremo.
Tu hai musicato anche dei film ( Scarlett Diva di Asia Argento e Almost Blue di Alex Infascelli), come ti sei trovato in questa nuova veste?
No comment, dico solo: Un grosso bacio e saluto ad Asia!!
Ma come! Non è stata forse un’esperienza positiva?
Sìsì, è stata positiva ma ripeto: no comment
E rispetto a fare musica da club come ti sei trovato?
Bene perché è stato divertente. Certo fare musica da suonare nei clubs è diverso: lo stimolo sta appunto nel fare dei dischi che poi ti metti in borsa per suonarli in giro.
Da un paio d’anni, dopo un periodo di “appannamento”, il tuo nome è tornato ad essere sulla bocca di tutti come ti trovi a stare nuovamente davanti al grande pubblico?
Beh qui c’è da fare un po’ di chiarezza: inizialmente a Roma con tutti i parties che organizzavamo la nostra fama ha raggiunto un apice per cui ci conoscevano ovunque, poi dopo quella fase c’è stato un naturale calo di popolarità. Ma non sono scomparso, ho passato un anno e mezzo in Veneto ed in Svizzera, dove con degli amici mettevamo su delle feste incredibili. Ti dico roba da grandi numeri ma senza mai una deriva commerciale. Le organizzavamo giusto per il gusto di suonare.
Sai si tratta del classico problema di suonare nei posti giusti. Come sai, c’è stato un periodo di ritorno alla Techno e all’Acid, che inizialmente però era troppo scolastico per i miei gusti. Questo mi ha spinto a cercare luoghi più stimolanti. A Roma comunque abbiamo aperto un sacco di clubs di successo, regitrando punte di 1500 persone ogni venerdì. Nel 1997 abbiamo dato vita ad una situazione chiamata Electro Acustic Music agli ex Magazzini, e proponevamo appunto Electro Techno andando avanti fino al ’98…
Quando nel resto d’Italia e d’Europa l’Electro avrebbe conquistato i dancefloors soltanto dal 2003…
Esattamente, ma sai se ti piace suonare te ne freghi di certi meccanismi, e poi c’è sempre tempo per fare le feste grosse…anche perché questo attuale è uno dei periodi migliori degli ultimi dieci anni.
Davvero?
Sì, perché finalmente che è diventato un fenomeno, non ti dico di massa, ma accettato dalla massa…ricercato evoluto…I “pischelli” stanno totalmente in fissa sia con le cose nuove che con le vecchie storiacce di ‘sta musicaccia e vogliono sapere tutto di tutto. Continuiamo quindi a divertirci molto.
Da dove continui a prendere ispirazione per i tuoi set?
Beh, io viaggio molto e quello che sento che mi piace poi lo propongo.
E a Roma com’è adesso lo scenario del clubbing?
Devi sapere che Roma è sempre stata una città molto attiva sin dal lontano 1988. Poi ci sono tanti Dj’s, alcuni dei quali sono diventati organizzatori di serate, per fare un esempio gente come Giankarlino e Coccoluto che hanno fornito con il Goa un contributo importante a tutto il movimento. Inoltre c’è pure tutto il discorso attorno ai centri sociali: c’era la Filtek, situazione un po’ estrema, poi il Brancaleone. Insomma a Roma ci sta un po’ di tutto, cosa abbastanza naturale essendo la Capitale.
Attualmente c’è un Dj che ti piace particolarmente?
Guarda ora come ora ci sono due Dj’s che mi piacciono molto che però sono ancora sconosciuti. Il primo si chiama Jack ed è scozzese di Glasgow, il secondo invece si chiama Dan. Questi ragazzi sono iper forti!!
Parliamo della serata che stai per affrontare. Come è strutturato il tuo live act?
Guarda uso ableton sul mio Mac con l’aiuto di un controller. Sostanzialmente suono le tracce che produco in studio.
In studio invece cosa usi di più? Software o Hardware?
Tutti e due indistintamente, sia singolarmente che gli uni insieme agli altri.
Un’ultima domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi progetti?
Intanto voglio finire di allestire il mio nuovo studio, quindi produrre e stampare dei dischi nuovi.
Su quale etichetta?
Ci sono molti amici a cui mi piacerebbe dare una mano con i miei pezzi quindi vedremo.
E’ arrivato il momento di salutarci. Lory, credimi, è stato davvero un piacere grazie!
Grazie a voi.

Federico Spadavecchia

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Oliver HackeApprofittando dello Showcase della Trapez rec. tenutosi in provincia di Vicenza in occasione del compleanno del circolo culturale Fabbrika, abbiamo incontrato uno dei Dj’s più promettenti del momento: Oliver Hacke.
Originario di Dusseldorf Oliver è un ragazzo dalle mille sfaccettature, raffinato produttore per labels come le prestigiose Trapez e Traum con le quali ha pubblicato diversi singoli ed un album, ma anche studente di Economia e Dj giramondo. Eccovi qui di seguito la bella chiaccherata che abbiamo avuto il piacere di fare con lui.
Ciao Oliver che ne dici se per cominciare ci racconti in che modo è nata la tua passione per la musica elettronica?
Sostanzialmente è nato tutto quasi alla fine degli anni novanta quando ho smesso di ascoltare hip hop e in generale di seguire la cultura hip hop perché non mi dava più emozioni ed ho iniziato a cercare qualcosa di diverso. In questo modo mi sono imbattutto in sosftware shareware per produrre musica col Pc, e ho quindi deciso di usarli per suonare in giro. Successivamente ho conosciuto un ragazzo molto esperto di questi programmi che mi ha insegnato come servirmi di Cubase e simili. Una volta diventato più abile nel loro utilizzo, ho quindi guadagnato un belpo’ di soldi e ho potuto comprare qualche strumento hardware.
E’ molto interessante che il tuo sia un background hip hop visto che i Dj’s elettronici della nuova generazione solitamente provengono dall’indie-rock oppure dalla techno anni novanta…
Effettivamente, quando ho iniziato ad interessarmi alla musica nessuno della mia età seguiva la scena elettronica. Questo perché sostanzialmente erano spaventati dalla generazione precedente che ascoltava la techno, così preferivano dedicarsi alla trance o alla progressive e frequentare “white clubs” più tranquilli ed eleganti..
La trance infatti è sempre stata molto popolare in Germania…
Esatto ci piaceva davvero molto. Guardavamo alla techno sempre attraverso lo stereotipo della trance e questo ci portava a collegare al termine techno tutta una serie di caratteristiche negative. A quel tempo però era riemersa la minimale anche se basilarmente altro non era che musica techno definita con una diversa etichetta, questo sempre perché la parola techno era collegata a valori e situazioni tutt’altro che buoni. Inoltre tutte le persone che conosco non avevano colto l’effettivo significato del minimalismo.
Come definisci il tuo sound?
Sicuramente non minimal, non è per niente mia intenzione dedicarmi a produzioni minimali. I miei lavori sono più complessi…
E c’è anche una forte componente melodica…
Sì esattamente, c’è una componente melodica ma anche una componente di sound design…c’è il tentativo di provare ad inserirvi sensazioni, momenti, emozioni e qualsiasi altra cosa difficilmente trasferibile ad un’altra persona o suscitare stati d’animo completamente nuovi…
Insomma un modo personale per esprimere i tuoi pensieri e sensazioni…
Sì un modo per esprimere il mio stile di vita i miei pensieri e cose del genere, ogni cosa definibile attraverso la musica esplorando i sintetizzatori e la tecnologia. Tento di esprimere me stesso…
A proposito di sintetizzatori parliamo un po’ del tuo studio. Cosa usi di più: hardware o software?
Oh per la maggior parte hardware.
Interessante in un momento in cui i programmi per Pc la fanno da padroni…
Sì i ragazzi più giovani li usano molto e questo è ok. Ci sono un sacco di ottimi produttori di questo tipo che realizzano pezzi davvero favolosi. Ma tutto ciò non va bene per me che sono cresciuto facendo musica con strumentazioni hardware e quindi le preferisco.
Possiamo parlare di un approccio più fisico alla musica…
Sì è certamente così.
Come è nato il tuo rapporto con la Trapez records?
Un giorno mandai un promo cd ad un’altra label, la Karma Rouge, ma a quel tempo per qualche motivo loro non potevano pubblicarlo, così mi presentarono un’altra persona dicendomi che era un giovane di Colonia appartenente ad una etichetta piccola ma molto buona. Entrai quindi in contatto con i ragazzi della Trapez, ai quali le produzioni piaquero molto, e quindi diventai parte della famiglia. Conobbi Riley (Triple R il boss della Trapez rec. n.d.g.) e nel frattempo la label cresceva: le uscite, tra cui le mie, aumentavano ed il nostro rapporto si consolidava. Sono molto felice di far parte della Trapez.
Qualche tempo fa ho incontrato Matias Aguayo della Kompakt records, il quale mi ha raccontato di quanto la città di Colonia sia importante per la musica elettronica e di come lo abbia influenzato. E’ lo stesso per te che pur essendo di Dusseldorf lavori a Colonia?
Ma guarda io ho subito l’influenza sia di Dusseldorf che di Colonia. Se vogliamo trovare delle differenze tra questi due approcci possiamo dire che mentre la techno di Dusseldorf è più melodica, più rilassata, e non così orientata alla pista o alle hits preferendo esplorare le profondità del genere techno, il suono di Colonia, invece, è più espressivo, adatto all’ora di punta della serata, e dotato in alcune sue parti di un alone assai glamour. Io comprendo entrambi questi stili e li apprezzo.
L’imporsi di questa attuale ondata minimal ha reso la techno, ed alcuni clubs, molto di moda. Cosa ne pensi? Sei interessato a questa dimensione più trendy della musica?
No non mi interessa molto, però credo che questo possa portare nuove persone a conoscere la techno e nuovi talenti emergenti. Ma come uscirà tanta musica interessante ritengo che verrà fuori anche molta merda in egual misura. Poi certo potrei andare a suonare dall’altra parte del mondo in cambio di un sacco di soldi però non è questo che intendo fare, io al momento cerco solo di suonare in giro ed esprimere me stesso. Chiaramente se ci guadagno qualcosa non è male.
Vai spesso a ballare?
Non più così spesso…
Ci vai più per motivi di lavoro…
Sì, sto così tanto nei clubs che quando stacco preferisco stare coi miei amici al bar a chiaccherare. Non esco molto spesso. Ma frequentemente mi piace ballare: good music I dance, bad music I don’t dance!!!
Qual è il tuo Dj preferito?
Ci sono un sacco di bravi Dj’s. Se parli di bravi Dj’s in generale io credo che i migliori siano quelli ancora sconosciuti. Sono davvero tanti, quando vado in un club in una piccola città trovo spesso dei resident Dj’s che propongono ottima musica con un’ottima tecnica. Mi piace molto anche essere sorpreso quindi ascolto differenti Dj’s di correnti musicali completamente opposte. Apprezzo tanto Ricardo Villalobos col suo personalissimo stile, allo stesso tempo mi piacciono le cose proposte da Michael Mayer; Jeff Milligan, tecnicamente bravissimo, che riesce a suonare con non so quanti piatti, quattro o addirittura cinque…suona contemporaneamente quattro o cinque pezzi ed è davvero incredibile.
Parliamo un po’ della serata: questa è la tua prima volta in Italia?
Sì è proprio così. In Italia però ci sono venuto altre due volte in passato: la prima coi miei genitori quando avevo quattro anni, la seconda a diciotto anni in gita a Firenze con la scuola.
Suono quasi ogni mese in Spagna e questa è la prima volta che mi esibisco in Italia e non sarà l’ultima.
A parte il tuo amico Renato Figoli conosci qualche artista italiano?
Conosco gli artisti italiani soltanto per nome attraverso i dischi. Non frequentando i clubs non so quali siano i più in voga.
Cosa puoi dirci riguardo i tuoi progetti futuri?
Attualmente sto lavorando ad un nuovo disco sempre su Trapez e a Gennaio/Febbario uscirà un remix per Andy Vaz, e poi un altro remix per Marzo, quindi delle collaborazioni per una compilation in uscita sulla label spagnola Minuendo.
Uscirà anche un nuovo album?
Sicuramente, la domanda è: Quando?. Realizzare un album è molto diverso dal fare un ep perché lo puoi produrre essenzialmente per due ragioni: la prima è per promuovere i tuoi lavori mettendovi dentro delle tracce a caso già pubblicate come singoli; la seconda, invece, è più complessa riguarda il voler pubblicare qualcosa di completamente nuovo, e questo lo puoi fare solo quando hai qualcosa da dire. Quindi quando ci saranno le dovute condizioni stai certo che ne farò uno nuovo.
Grazie per il tuo tempo Oliver non vedo l’ora di gustarmi il tuo set stasera.
Grazie a voi.

Federico Spadavecchia

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Solitamente sulle pagine di un qualsiasi magazine musicale è raro trovare spazi dedicati alle questioni organizzative degli eventi perché si preferisce concentrarsi sugli artisti, la loro musica e soprattutto l’alone di glamour che li circonda. Noi di frequencies.it abbiamo invece deciso di parlarvi anche di questo aspetto della club culture, perché è bene sapere che uno staff con solide basi e progetti seri sta alla base della riuscita di ogni serata.
L’occasione per affrontare un argomento così delicato ci viene data dal circolo culturale Fabbrika di Vicenza, che festeggia il suo primo compleanno portando in Italia lo showcase dell’importante label tedesca Trapez. Il locale contrariamente alla fredda regione in cui è situato è molto caldo con un’atmosfera davvero familiare, e tutti i membri dello staff si danno un gran da fare per praparare la festa. A parlare con noi è Samuele Dalla Ave, meglio conosciuto come Samba, vice presidente del Club ma cosa più importante uno dei papà del progetto Fabbrika.

Ciao Samuele, allora per cominciare puoi spiegarci come nasce l’idea del Fabbrika?
Il progetto Fabbrika nasce nel 2000, quando Lele (Electro Rider, uno dei resident Dj) ed io abbiamo aperto la prima versione del Fabbrika sempre qui in provincia di Vicenza a Caldogno. Anche allora eravamo in un circolo culturale ma non avevamo la gestione del locale quindi, organizzavamo soltanto il sabato sera. In quel locale proponevamo Tech-house, Minimal, Hardgroove, Detroit.. e tutte quelle cose che si suonano anche adesso…la prima Schranz in Veneto per intenderci molto probabilmente l’abbiamo fatta lì …insomma, cose abbastanza inedite per quel periodo. La situazione però purtroppo è durata solo una stagione perché era ancora il tempo delle grandi mafie Venete, e i concorrenti ci hanno tagliato le gambe nonostante il buon inizio. In seguito abbiamo mantenuto il marchio perché nonostante tutti i guai la situazione ci era cmq piaciuta molto… Fabbrika è diventato poi un marchio itinerante che dava il nome sia al nostro staff sia alle one night che sempre io e Lele organizzavamo in giro prendendo in gestione artistica altri locali. Successivamente, grazie ad una collaborazione nata su Technobar per un party chiamato Overclock (ora riproposto una volta l’anno nel nuovo Fabbrika) con la partecipazione Peter Dundov, abbiamo conosciuto Max Vu e i ragazzi della sua crew (Kroda) con i quali abbiamo scoperto di avere gusti ed esperienze comuni e quindi è stato naturale domandarsi come sarebbe stato avere una situazione tutta nostra. Da lì è nato il progetto per questo locale che una volta realizzato ha adottato il marchio Fabbrika.
Da quello che ci hai raccontato il Fabbrika ha una visione della musica elettronica a 360°, ma dicci in un momento come questo dove tutti inseguono l’ultima tendenza qual è la linea che seguite nel proporre gli artisti?
Una linea che “purtroppo” non ha niente di imprenditoriale…ahahahha…andiamo semplicemente per gusto, poi certo magari ogni tanto per tirare avanti organizziamo una serata “commerciale” e buttiamo anche dentro il nome conosciuto, anche se chiaramente la “commerciale” come la intendiamo noi è considerata di tendenza da altre parti. Non ci svendiamo insomma….il metodo che usiamo fondamentalmente è quello della ricerca, proponendo nomi storici, (essendo grandi appassionati ci piace proporre artisti che han fatto la storia, come nel caso di Lory D che da 15 non veniva in Veneto, oppure di Mr Fingers che abbiamo portato per la prima volta in Italia,) affiancati a nomi inediti per l’Italia che riusciamo ad avere a prezzi sostenibili e che sarebbero impensabili da proporre una volta “esplosi”.
Ecco, voi riprendete artisti storici come Lory D, il cui pubblico originale ormai è bello che adulto. Come reagisce di fronte a questi mostri sacri l’attuale pubblico techno?
Guarda Lory D come sonorità è avanti vent’anni, e fa fatica ad essere capito persino dai ragazzini più proiettati al futuro. Comunque noi non ci poniamo alcun problema, semplicemente proponiamo l’artista…abbiamo il nostro pubblico che per fortuna è ricettivo…
Interessante, quindi non fate da filtro tra l’artista e il pubblico?
No assolutamente, noi lo presentiamo e l’artista viene buttato nell’arena… Il pubblico che frequenta il Fabbrika non ha idoli particolari, o almeno non lo dimostra, (giusto Fasano, che tra l’altro ha fatto un’ottima performance, quando è venuto si è portato dietro un po’ fans “effetti collaterali” dell’idolatria degli artisti tipico delle discoteche della scena “commerciale” italiana) quindi più semplicemente se la musica piace il pubblico balla se no non balla…Fortunatamente abbiamo avuto sempre artisti che han fatto ballare…
Parlando di discoteche abbiamo visto come l’esperienza dei megaclubs sia all’estero che in Italia sia fallita, come te lo spieghi queto ritorno al piccolo club?
Fondamentalmente il grande club una volta funzionava perché andare a ballare era di moda…
Ah dici che andare a ballare non piace più?
Probabilmente andare a ballare per un motivo o per l’altro non è più il passatempo preferito dei giovani, e quindi la crisi si avverte ovunque anche nei locali prettamente commerciali come per i latino americani, è un problema che riguarda tutta la musica dance non solo l’elettronica anzi riguarda il concetto stesso di discoteca che ritengo comunque superato inteso semplicmente come luogo di divertimento, visto che ormai ce ne sono tanti altri nuovi…
Ti riferisci ai lounge bar per trentenni?
Sì ecco, questo nuovo fenomeno dei discopubs, soprattutto in riferimento alla scena commerciale, ha influito moltissimo sulla chiusura delle discoteche. Una persona che va a ballare solo per le ragazze o giusto per divertirsi giustamente si chiede perché spendere 20 Euro per entrare in una discoteca quando può sentire la stessa musica gratis in un discopub….
Rimanendo sempre sulle discoteche, sappiamo bene come nel nostro Paese esse vengano sempre associate a fenomeni di disordine pubblico e al commercio di sostanze stupefacenti. Voi che siete un piccolo club come siete visti dalla gente? Come un circolo culturale o come una discoteca?
Purtroppo siamo visti come un grave problema…è il solito discorso della gente prevenuta, ora non nego che nei locali di questo tipo giri la droga ma questa c’è come in qualsiasi altro posto, soltanto che l’opinione pubblica ha sempre bisogno di trovare un capro espiatorio…
E perché sempre le discoteche?
Perché non è una lobby forte probabilmente, perché non se la prendono coi bar, le parrocchie o le società calcistiche visto che per esempio gli stadi sono ormai un luogo dove violenza e droga sono di casa?..le discoteche invece sono rimaste poche e con poche forze quindi sono la vittima ideale di politici e forze dell’ordine che devono sempre dimostrare qualcosa ad una popolazione sempre più impaurita. Un circolo come il nostro è poi il capro espiatorio per antonomasia: siamo associati all’ARCI e quindi, anche se non facciamo politica diretta , siamo comunque legati ad un contesto politico di sinistra in una regione come la nostra dove domina la destra, facciamo techno, che nell’immaginario collettivo è la musica degli sballati… cosa c’è di più perfetto come capro espiatorio?
Allora cos’è che vi fa andare avanti? I soldi che guadagnate sono pure pochi…
No no, nemmeno “pochi” noi siamo un ente non profit, personalmente non guadagnamo nulla se non il rifarsi delle spese sostenute, e se ci sono serate in attivo il ricavato va a finanziare i nuovi progetti oppure viene dato in beneficenza.Andiamo avanti solo per passione.
Ma ne vale la pena?
Mah, guarda siamo in un momento difficilissimo..ho mille dubbi: quando vedi che fan di tutto per farti impazzire, hai la polizia fuori ogni giorno, i vicini vogliono farti mandare via, l’opinione pubblica ti è contro, quando tu che ti muovi solo per passione non essendo quella la tua attività principale ti trovi a correre rischi non solo economici ma anche legali… diventa tutto estremamente pesante. Sul discorso stupefacenti, se mi permetti di fare un appunto, con la legge Fini-Giovanardi sulle droghe se la polizia trova sostanze all’interno del locale non importa se le hanno portate i clienti, il getsore risulta comunque responsabile e viene accusato di favoreggiamento. Uno può anche controllare all’ingresso (a parte che la legge impedisce di perquisire le persone), ma di fatto è impossibile denudare tutti…immaginati 300, 400, anche 2000 persone da spogliare completamente senza tenere conto del disagio che questo comporterebbe.
Comunque, quando la serata va bene ti passa tutto, ti diverti e la mattina c’è voglia di continuare, la passione e tutto. Quando però per tutta la settimana hai 1000 problemi tante volte ti viene voglia di mollare, ed è un sentimento terribile perchè contrastante: da un lato non vedi l’ora che sia sabato con la tua serata e dall’altro lato non vedi l’ora che il sabato finisca perché hai paura.
Cambiamo argomento e paraliamo di cose più felici. Qual’è stato il tuo momento di maggior soddisfazione al Fabbrika?
Ne ho diversi, sicuramente tra questi l’aver portato per la prima volta in Italia Mr Fingers, papà dell’acid house, e Chris Liberator, papà dell’acid techno. Vedere queste leggende che sono nel tuo locale fa uno stranissimo effetto.. è difficile alle volte rendersi conto che le hai portate tu e che il locale è il tuo. Gente che magari fino a qualche tempo fà vedevo come miti e che adesso sono qui a lavorare per noi…però le soddisfazioni migliori le abbiamo successivamente, quando per esempio un artista che noi abbiamo proposto per primi viene chiamato poi da tutti gli altri clubs.
E per il 2007 cosa ci dobbiamo aspettarci dal Fabbrika?
Intanto speriamo di proseguire l’attività ahahahahah
Seriamente, allora il 6 di Gennaio avremo Markantonio mentre il resto del mese lo stiamo ancora programmando. Forse ad Aprile ci sarà una grandissima sorpresa, ma il sogno rimane sempre Aphex Twin anche se magari andrebbe proposto in un’altra location molto più capiente…Ecco se portassi lui allora avrei raggiunto tutti i miei obiettivi.

Grazie di tutto Samba adesso andiamo a goderci la festa.

Federico Spadavecchia

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Renato FigoliNormalmente ricevo tutti i promo dal gruppo Traumschallplatten, ovvero l’etichette Traum, Trapez, Trapez Ltd e MyBestFriend, ma quando davanti ai miei comparve il nome di un italiano, non ci volevo credere. Dopo il primo italiano in Gigolo, si era abbattuto un altro muro. Successivamente vidi che lo stesso artista era ospite del Fabbrika, mi chiesi se fossi solamente io a non conoscerlo. Il suo nome è Renato Figoli, producer italiano, che si è reso noto al pubblico mondiale con i dischi usciti prima sulla Lo-Fi e sulla Gumption, in seguito sulle già nominate, Trapez e Traum. Proprio per la Traum, ha realizzato il remix di “Blueten sind dem grossen schillerfalter fremd”, del carismatico Dominik Eulberg.
Basta con le presentazioni, è ora di farlo parlare.

Ciao Renato, è la prima intervista che fai?? Che rapporto hai con l’informazione musicale via web?

Anzitutto ciao…. Si e’ la mia prima intervista… Diciamo che il web per me e’ tutto…. musicalmente parlando ancora di piu’ se possibile…. sul web sento le tracce nuove leggo le interviste degli altri artisti, vedo le serate che ci sono in giro e mi faccio un’idea di cosa succede la fuori (dalla mia stanza e dalla mia isola felice)…

A proposito della tua isola felice… in Sardegna com’è il panorama musicale?

Guarda….secondo me non siamo messi male…Il merito va sicuramente al mio amico Andrea Ferlin ( Duoteque)… Negli anni scorsi quando in Italia la techno e la minimale non erano ancora arrivate, i suoi dj set erano avanti anni luce e tutti gli artisti piu’ famosi (Richie Hawtin ,Magda, Carola per citarne alcuni) venivano qui a suonare grazie a lui…. Cosi’ tutti noi avevamo l’opportunità di sentire in anteprima cio’ che nello stivale sarebbe arrivato anni dopo… Adesso ci sono dei produttori tra i quali, Duoteque e Matteo Spedicati che sono affermati e anche delle organizzazioni che stanno lavorando bene tipo Minimal Hospital e Basstation… Ovviamente io parlo di un gruppo abbastanza ristretto di persone perché la massa va alle serate commerciali (come nel resto del mondo)…

Il tema mi interessa particolarmente.. in Italia siamo sempre portati ad invitare gli artisti stranieri e non guardiamo mai in casa nostra.. secondo te da che cosa è dovuto? Sempre dal tasto dolente delle serate commerciali?

E’ un discorso lungo…..ma cerco di sintetizzare…..Questo genere e’ arrivato adesso qui…diamo il tempo agli Italiani di capirlo bene e non avremo più bisogno di chiamare solo gli stranieri… Anzi saranno gli italiani ad andare all’estero (come i ragazzi di Napoli e Picotto fanno da anni ormai…. respect) . Per quanto riguarda me, finora in Italia ho fatto 2 serate …al Fabbrika a Vicenza e al Kindergarten a Bologna.. Li ho conosciuto dei ragazzi che si stanno impegnando a creare delle nuove situazioni e che stanno lavorando molto bene .. L’11 gennaio suonerò alla serata ultrabeat al Goa… Ma la maggiorparte delle richieste continuano ad arrivarmi dalla Germania…cosa che mi fa comunque piacere perché il centro rimane sempre quello…. mi piace “rubare in casa dei ladri”…..

Rubare in case dei ladri? Cosa intendi? Noto una vena polemica nei confronti della Germania!

Assolutamente no…. Rubare in casa dei ladri e’ un modo di dire…Come dire insegnare ai maestri….oppure insegnare al padre a fare i figli….Altro che vena polemica nei confronti della Germania (tra l’altro io sono tedesco al 50% essendo mia madre Amburghese). Amo la Germania!

Date le tue origini non potevi che stampare sulla Trapez! Ci vuoi raccontare come sei entrato in contatto con questa prestigiosa label? Magari può essere utile a quei giovani producer che vorrebbero proporre qualcosa :)

E’ stato grazie a Dominik Eulberg… Lui ha voluto un mio remix per una sua release su Traum e allora Riley (boss di Traum/Trapez) mi contattò… Poi una volta ascoltato il remix hanno voluto anche la solo-release per Trapez…che sicuramente sara’ l’ultima che faccio con loro..non chiedermi perché! (una cosa te la dico …non sono questioni di soldi)

Qui ci scappa lo scoop e non ci riveli nulla? Ma se proprio non ce lo vuoi dire, proseguiamo sempre nel tema delle produzioni.. usi solamente software o anche hardware? Ho visto delle foto dove suoni con un macbook.. fai anche dei live-set?
Per produrre uso Logic Pro con qualche plugin Native (Reaktor e Battery soprattutto), poi uso la Machinedrum e la Monomachine della Elektron. Nelle serate faccio i live-set con Ableton, un controller e la Machinedrum… Ormai ho appeso i piatti al chiodo da un paio d’anni…ma non escludo di riesumarli prima o poi e di integrare un po’ di vinili nel mio live….

Sei un piccolo Riccardo Ferri! :) In questo momento la scena minimal è arrivata a un bivio.. quale pensi sia il suo futuro?
In Germania molti si sono stancati di certi suoni…C’e’ fame di groove…. e ultimamente, non disdegnano i bassi funky.. Comunque e’ difficile da dire…io ora come ora sento il bisogno di tracce più piene, con un bel groove, ma soprattutto ipnotiche….senza quei giri di synth electro anni 80…che non mi sono mai piaciuti piu’ di tanto..

Quindi in stile Alex Under e l’ultima compilation della Drumcode? Saranno su quello stile le tue prossime uscite discografiche? Ce le vuoi anticipare?

Anzitutto non sono una “macchina da tracce”….Diciamo che faccio 4/5 tracce all’anno perché non ho molto tempo tra serate in giro e lavoro (quello vero….vendo automobili), pero’ la percentuale prodotte/uscite e’ abbastanza alta.. Per quanto riguarda lo stile delle mie prossime uscite (sempre che ne faccia)….hai presente il mio trapez che e’ uscito ad ottobre?….ecco c’erano 2 tracce: una “Le stelle sono tante”, l’ho prodotta 2 anni fa e rappresenta il passato mentre l’altra, “Milioni di milioni”, l’ho fatta poco prima dell’estate e penso che le prossime saranno più simili alla seconda.. Comunque a gennaio e febbraio usciranno 2 remix: uno su un’etichetta inglese, di cui ora non ricordo il nome, per una traccia del mio amico Matteo Spedicati e un altro che ho fatto insieme ad Alberto Andreoni aka Signor Andreoni (che e’ di Cagliari ma vive a Berlino e ha fatto un paio di uscite sull’etichetta Tuning Spork di Jay Haze) su Lofi-Stereo (la prima label con cui sono uscito e probabilmente quella a cui sono maggiormente affezionato) per una traccia di Motorcitysoul…

Perdonami la domanda ma questa te la devo proprio fare. Come ti passa per la mente di chiamare delle tracce con nomi al quanto strambi come “E’ arrivato l’arrotino”, “Tanto quanto” o “Ocho al puma”?

Ehhh ogni titolo ha la sua storia….L’arrotino ad esempio lo sentivo sotto casa mentre producevo la traccia….il puma e’ il gatto di un mio amico ecc ecc….

L’arrotino è universale, lo trovi in qualsiasi località d’Italia. Da quanto ho capito sei un producer part-time, se così ti si può chiamare. Com’è che hai fatto questa scelta? Eppure non mi vorrei sbagliare, ma sotto il punto di vista musicale, il lavoro non ti manca.

Ora come ora con la musica non ci campo e poi a 50 anni che faccio? Dormo sotto un ponte? ….senza contare che non mi piace fare troppe serate….il numero giusto per me e’ una o due serate al mese….mi piace anche stare nella mia città il fine settimana e uscire con i miei amici ….poi ho molta paura dell’aereo , meno ci vado e meglio sto!! E poi e’ bello che la musica sia un hobby….così lo faccio anche più volentieri, se fosse un lavoro forse mi avrebbe già stancato!!

Beh Sven Vath suonerà almeno fino a novant’anni! Caro Renato, siamo arrivati alla fine di questa intervista. Grazie del tempo che hai dedicato a me e a tutti gli appassionati che leggeranno l’articolo. Vuoi salutarli?

Eehehehe lui si….di sicuro….Mi ha fatto molto piacere…Un saluto a tutti gli appassionati, produttori e dj…..

Fabrizio Gattuso

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Paul KalkbrennerE’ da un po’ che nella mia testa è presente un pensiero forte, che mi perseguita, ancora non mi è noto come ragionino le masse. In particolar modo non riesco a comprendere come il calcio, amato e odiato sport, influenzi con così tanta forza la mentalità della gente. Esso può portare dell’astio fra due nazioni? Già astio, parola che non vorrei mai usare, ma che purtroppo in questo caso sembra così radicato. Vi ricordate come i più grandi settimanali tedeschi ci perseguitarono, prima e dopo, la semifinale fra Germania e Italia? Si disse che erano solamente i boss delle riviste a fomentare lo scontro e che la ruggine non era radicata nella gente. Ne siamo così sicuri?
La Germania è anche la patria della musica techno e di tutte le sue derivazioni, tra esse annoveriamo numerosi artisti come Paul Kalkbrenner.
I suoi più grandi successi sono tutti firmati BPitch Control, etichetta anch’essa tedesca che lo ha accolto e lanciato nel mondo della musica che conta. Recentemente uno dei suoi migliori ep come “Tatu-Tata” e in particolar modo la traccia omonima è stata inserita nella compilation “Avalon” firmata da Sasha.

Ciao Paul..questa è la tua prima intervista italiana?

Si, è la prima.

Parlaci delle tue origini musicali, quando hai scoperto la musica elettronica e successivamente quando hai cominciato a produrla?

Ho cominciato a fare il dj quando avevo quindici anni, suonavo al Berlino youth club insieme a Sascha Funke. Quando avevo diciotto anni cominciai a lavorare alla televisione tedesca come cutter e producer. Con i soldi ricavati da quell’esperienza ho cominciato a comprare l’attrezzatura e nel 1998 iniziai a produrre musica. Nel 1999 ho stampato il mio primo disco.

Sei conosciuto come un produttore eclettico, che non si abbassa mai ai compromessi del mercato.. nel 2004 quando l’electro andava di moda, tu hai pubblicato un album minimal e molto soft come l’ottimo “Self”. Adesso che la minimal techno ha preso piede hai rilasciato un disco come “Keule”, perché gli altri produttori preferisco seguire le regole del mercato? E’ così difficile produrre musica che piace allo stesso artista?

Io non sono un dj e quindi non ho quegli input, in un certo senso sono come un artista “autistic”. Ecco perché non seguo nessuna ondata musicale, non le conosco quasi per niente.

Ora possiamo parlare del presente. A Ottobre uscirai con “Reworks”, una raccolta di alcune hit del passato, remixate da producer come Joris Voorn, Ellen Allien & Apparat, Michael Mayer e molti altri. Hai scelto tu i remixer? Ci vuoi raccontare come è nato questo progetto?

Si, ho scelto io tutti i remixer. Questa idea mi è venuta un anno fa, ho chiesto a tutti i miei amici producer che stimo molto, di scegliere la loro traccia preferita e di remixarla. Il risultato è fantastico! Almeno io penso così!

Presto produrrai la colonna sonora per un film di Hannes Stoehr…secondo te la musica elettronica può aprirsi ai grandi media?

Sicuramente. Il film in questione è più un lavoro indipendente che un grande successo. Però penso che ci sia tanta gente che ascolta musica elettronica ed essa in un certo senso è già diventata tradizionale, aperta al grande pubblico.

Hai altri progetti a cui stai lavorando? E progetti per il futuro?

No, il film mi porterà via molto tempo e sarò concentrato solamente su esso. Inoltre suono ogni fine settimana.

Cambiamo argomento e parliamo di Paul Kaklbrenner nelle vesti di dj…tu vivi a Berlino, ci vuoi parlare della scena musicale della capitale tedesca?

La scena musicale di Berlino per adesso mi ha scocciato. Sono di questa città e sono stato coinvolto nella scena per un lungo periodo. Ho bisogno di un po’ di tempo da trascorrere fuori, infatti mi trasferirò per alcuni mesi in Francia e precisamente a Aix-en-Provence. Ma naturalmente qui ci sono delle serate che vanno avanti per tutto il periodo.

In questo momento hai degli artisti preferiti? Qualcuno italiano?

Adesso non ho nessun artista preferito e per com’è andata la Coppa del Mondo di Calcio non mi possono piacere artisti italiani :)

Parlando d’Italia, ho letto che ad ottobre suonerai al Goa di Roma, sei stato altre volte in Italia? Che ne pensi del nostro paese?

Capiscimi, non posso rispondere alla domanda. Nella mia testa c’è ancora la semifinale della Coppa del mondo.

Prima di lasciarci, vuoi lasciare scritto qualcosa ai lettori italiani? Grazie per il tuo tempo.

Venite al Goa!

Fabrizio Gattuso


(Si ringrazia la collaborazione di Krios)

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