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	<title>frequencies.it &#187; Nightlife</title>
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	<description>a journey into sound since 2006</description>
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		<title>Dissonanze 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 22:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
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		<description><![CDATA[Riprendi in mano il biglietto dell&#8217;aereo, riordina i flyer raccolti e condividi su internet le foto scattate con gli amici. La settimana post festival prevede ogni volta gli stessi rituali, utilissimi a riabituarsi a dormire di notte e a trovare le parole giuste per raccontare questa nuova edizione di Dissonanze.
E dire che il weekend era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs311.ash1/27701_1418116766696_1045933064_1215988_3326828_n.jpg" alt="plastikman" height="200" align="right" />Riprendi in mano il biglietto dell&#8217;aereo, riordina i flyer raccolti e condividi su internet le foto scattate con gli amici. La settimana post festival prevede ogni volta gli stessi rituali, utilissimi a riabituarsi a dormire di notte e a trovare le parole giuste per raccontare questa nuova edizione di <strong>Dissonanze</strong>.<br />
E dire che il weekend era incominciato nel peggiore dei modi possibili con il nostro aereo per Roma in ritardo di tre ore rischiando di farci perdere la performance del <strong>Mortiz Von Oswald trio</strong>, uno degli obiettivi principali del viaggio.<br />
Fortunatamente alle 23 atterriamo a Fiumicino e, dopo una corsa in taxi senza nemmeno passare dall&#8217;hotel, eccoci al <strong>Palazzo dei Congressi</strong> nel futuristico quartiere dell&#8217;Eur, cuore del sistema burocratico italiano. Non so a voi, ma a me fa sempre una certa impressione pensare di andare a ballare circondato da Ministeri e dalle sedi dei maggiori enti pubblici!!!<br />
Quando entro nella sala della cultura il concerto ha già avuto inizio e, come uno schiaffo in faccia, prendo atto della seconda brutta sorpresa della serata: il pubblico è per la maggiorparte (arrotondando per difetto) composto dai peggiori tamarri del centro sud.<br />
Il dettaglio, purtroppo, non passa inosservato nemmeno a Herr Basic Channel che, per nulla soddisfatto di ciò che ha davanti, si limita al compitino dell&#8217;ultimo album con una gran voglia di sbrigarsi il più presto possibile.<br />
D&#8217;altronde, analizzando i fatti, il suo comportamento è comprensibilissimo: in origine la serata di venerdì doveva essere un ritrovo per l&#8217;avanguardia e si sarebbe dovuta incentrare sul loro live act e su quello di <strong>Plastikman</strong> per chiudersi tranquillamente all&#8217;una e mezza. Invece, dopo la prima pubblicazione del programma, a causa delle proteste in massa di un pubblico incapace di distinguere la differenza tra rave e festival (per non parlare del fatto che alla fine dei conti in Italia sono le tamarrate a fornire i mezzi per le figate) gli organizzatori si son visti costretti a protrarre l&#8217;evento fino alle 5 e 30 inserendovi <strong>Barem</strong>, <strong>Troy Pierce</strong> e il djset dello stesso <strong>Hawtin</strong> (anche perchè tra le altre cose al <strong>Time Warp</strong> il suo live è stato fischiato per tutto il tempo).<br />
Tornando quindi al povero <strong>Moritz</strong> potete immaginare come possa averla presa a passare da main event a semplice apri concerto per una schiera di ragazzi drogati e a petto nudo&#8230;<br />
In ogni caso è il momento del djset di <strong>Troy Pierce</strong> (pare che Ritchie non voglia esibirsi live dopo qualcun&#8217;altro) e questo ci consente di andare nel foyer del cinema per il concerto dei <strong>Neon Indian</strong> con il loro ipnagogic pop da Brooklyn.<br />
Qui la situazione è nettamente più vivibile, con una platea più matura e attenta.<br />
I ragazzi americani propongono una miscela di suoni new wave e atmosfere psichedeliche, in cui la voce viene costantemente campionata e filtrata per poi essere percepita come un vago ricordo malinconico. Una curiosità: il chitarrista si muove uguale a <strong>Roland Orzabal</strong> dei <strong>Tears for Fears</strong> nel video di <em>Shout</em>.<br />
Lo show di <strong>Palstikman</strong> si apre con la messa in funzione di un gigantesco cilindro a led al cui interno il biondo canadese può ritrovare la sua vera natura di artista sperimentale contornato di drum machines per la gioia dei suoi vecchi fans che, anche se in minoranza rispetto ai cinghiali, ora hanno il pieno controllo del dancefloor.<br />
Le melodie di <strong>F.U.S.E.</strong> e le ritmiche schizzofreniche dei primi <strong>Plus8</strong>, unite a suggestivi giochi di visuals e luci, sono un buco nero nel quale non vediamo l&#8217;ora di cadere!!!<br />
Certo la <strong>Tb 303</strong> è meno accentuata e il set effettivamente non propone novità rispetto agli anni &#8216;90, però <em>vedere/sentire/vivere</em> <strong>Spastik</strong> eseguita live è un&#8217;emozione che tutti gli appassionati di musica dovrebbero provare almeno una volta nella vita!<br />
Per me la festa finisce qui, gli altri due Dj <strong>M_nus</strong> sono artisticamente nulli cosìccome il loro Boss quando torna ad essere l&#8217;idolo delle masse italiche.<br />
Quella di sabato è la notte che attendiamo con ansia, una grande festa per tutti i musicofili al contrario dei ragazzini orfani del nome modaiolo che son rimasti a casa a vedere la Champions. Alle 19 siamo già tutti in terrazza a goderci il tramonto con i <strong>King Midas Sound</strong>: <strong>Kevin Martin</strong> e <strong>Space Ape</strong> umanizzano un post dub industriale fatto raschiando lo zinco delle bare; lasciano davvero senza parole e senza più frequenze libere i potenti <strong>Funktion One</strong>.<br />
A farci muovere il culetto in pista per primo è un altro Dj della scuderia <strong>Hyperdub</strong>,<strong>Darkstar</strong>, con un buffet completo di tutti i sapori che offre oggi il dubstep.<br />
In terrazza <strong>Gil Scott-Heron</strong> ci ammalia, ci seduce, la sua voce è di quel <em>Kind of blue</em> che ci serve per arrivare alle soglie della notte.<br />
Il pop cristallino di <strong>Pantha du Prince</strong> (identica performance di <strong>Elita</strong>) è l&#8217;anticamera delle migliori performance di <strong>Dissonanze</strong>.<br />
<strong>Shackleton</strong> ormai possiede una dimensione soltanto sua oltre il dubstep o la minimal house berlinese: percussioni magrebine rimangono sospese su un flusso slegato dal 4/4. Lasciamo il foyer dopo il primo quarto d&#8217;ora di <strong>Martyn</strong> che una volta di più conferma che il talento ce l&#8217;ha unicamente nella produzione.<br />
Dal genio inglese alla leggenda di Detroit: è il turno di <strong>Jeff Mills</strong>!<br />
L&#8217;ex UR sta attraversando un periodo di forma sopra le righe e, mentre il suo antico rivale di Winsdor ricerca il facile consenso dei ballerini seguendo i trends del momento, lui, anzichè nascondersi nel cilindro, esce allo scoperto con una nuova impostazione del proprio suono votato alla comunicazione interplanetaria.<br />
Il Palazzo dei Congressi diventa un&#8217;astronave, l&#8217;<em>Arcadia</em> di <strong>Capitan Harlock</strong>, i giradischi sono i motori per entrare nell&#8217;iperspazio mentre la fedele <strong>Tr 909</strong> è il cannone protonico per abbattere gli incrociatori spaziali dei <em>Klingon</em>!!!<br />
Dopo tre ore di battaglia senza quartiere volteggiando liberi ai confini con l&#8217;ignoto, trovo la forza di liberarmi dal controllo mentale di Jeff per andare ad ascoltare l&#8217;ultima parte del set di <strong>Marco Passarani</strong>. L&#8217;eroe capitolino smorza i toni con una neo detroit funky e deep.<br />
A chiudere il festival <strong>Joris Voorn</strong> che forse dopo una performance come quella di Mills non sa che strada intraprendere così butta sul piatto ancora dei bei pestoni quando lo avrei preferito di più nella sua veste melodica come era avvenuto al <strong>Bloc Weekend</strong>.<br />
L&#8217;alba segna la fine delle danze e <strong>Dissonanze</strong> ha spento la decima candelina.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs261.snc3/27701_1416075275660_1045933064_1210771_5437782_n.jpg" alt="dissonanze" height="330" /></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/dissonanze<" rel="tag">dissonanze</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/roma" rel="tag">roma</a></p>
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		<title>Nuits Sonores 2010. Il Report</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 21:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>

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		<description><![CDATA[Lione non dista molto dall&#8217;Italia, giusto un tre ore e mezza da Torino, un&#8217;ora in più da Milano e quasi una vita dalla mia bella Zena che mi costringe a prendere treni improbabili ad orari impossibili.
Anyway anche questa volta più di trenitalia (ed un tentativo di farci trascorrere il mercoledì sera nella sconosciuta Rivalta Scrivia) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.zikeo.com/images/article/1824-nuits-sonores-2010/nuits-sonores-2010.jpg" alt="nuits sonores" height="300" align="right" />Lione non dista molto dall&#8217;Italia, giusto un tre ore e mezza da Torino, un&#8217;ora in più da Milano e quasi una vita dalla mia bella Zena che mi costringe a prendere treni improbabili ad orari impossibili.<br />
Anyway anche questa volta più di trenitalia (ed un tentativo di farci trascorrere il mercoledì sera nella sconosciuta Rivalta Scrivia) potè la passione, e così eccoci insieme a <strong>Simone KK</strong> a correre lungo i binari della stazione centrale che non sono neanche le sette del mattino, ma giusti giusti per salire a bordo del TGV, destinazione <strong>Nuits Sonores</strong> dove ci aspetta il resto della compagnia (un grande abbraccio a Gandalf, Antonella, l&#8217;architetto Z, Melkio &#038; Yuri con relative signore, Mauro e Roby con tutta la mitica Techno INPS genovese).<br />
<strong>Les Nuits Sonores</strong> è il festival di musica elettronica più importante di Francia e quest&#8217;anno è alla sua ottava edizione.<br />
Come struttura ricorda molto da vicino il <strong>Club to Club</strong>: da mercoledì a domenica vengono organizzati una serie di eventi diurni e nottorni sparsi in giro per la città coinvolgendo non soltanto le discoteche ma anche warehouse e luoghi non convenzionali.<br />
Proprio da uno di questi ultimi comincia la nostra avventura nella terra di Asterix; il palazzo della Borsa è un&#8217;elegante costruzione in pieno centro che sotto i soffitti preziosamente affrescati ospita webradio, punti informativi e workshops per case discografiche e produttori di strumenti musicali. All&#8217;esterno, invece, la piazzatta è diventata un dancefloor e tutti ballano rilassati godendosi i tenui raggi solari di un maggio travestito da novembre.<br />
Dopo una cena frugale a base di agnolotti al burro ben innaffiata di grignolino optiamo per la serata all&#8217;<strong>Ambassade</strong>, un microscopico disco lounge che propone gratis niente di meno che <strong>Carl Craig</strong>!!<br />
Naturalmente pur arrivando molto presto al locale c&#8217;è già una fila lunghissima, ma grazie agli agganci giusti del <strong>Gandalf</strong> (guida fondamentale di quest&#8217;avventura) riusciamo ad entrare subito.<br />
Le prime due ore però sono una TRAGEDIA!!! Il club, ad esser genorosi da 60 persone, ne ha fatte entrare 150 e l&#8217;aria era di conseguenza irrespirabile e di ballare neanche a parlarne!<br />
Fortuna, e tenacia, vuole che all&#8217;una e mezza quando inizia il Dj americano in molti decidono di averne abbastanza e vanno via permettondoci di fare quattro salti.<br />
Craig, per di più, ci spiazza con due ore di scudisciate made in Detroit e donandoci perle come <strong>Gina X</strong> e la super classica <strong>Jaguar</strong>.<br />
Il venerdì lo dedichiamo a fare i turisti. Lione con i suoi 100.000 studenti universitari è la città più giovane che abbia mai visitato e, pur essendo per estensione la seconda subito dietro a Parigi, ha un centro storico relativamente piccolo e girabile a piedi.<br />
Finalmente siamo pronti al primo round delle <strong>Nuits Sonores</strong> nella sua sede principale ai magazzini generali, un complesso di capannoni industriali in smantellamento nella zona di Perrache.<br />
Attrazione numero uno della festa è lo show di <strong>Laurent Garnier</strong> che insieme al fido <strong>Scan X</strong> percuote un dancefloor infuocato in un&#8217;inedita veste rave alternando dj set a performance live con tanto di synth analogici.<br />
L&#8217;unica pausa che ci concediamo è per assistere al concerto degli <strong>UNKLE</strong> di <strong>James Lavelle</strong>, in versione <strong>Bono Vox</strong> <em>Zooropa</em>, oramai divenuti definitivamente una rockband dominata dalle chitarre.<br />
Chiudiamo squadrando l&#8217;alba a colpi di cassa con i residents del <strong>Berghain</strong>: <strong>Marcell Dettmann</strong> e <strong>Ben Klock</strong>, che, lontani dal club berlinese, fatico a comprendere trovando la loro dub techno marziale troppo monotona e fuori contesto.<br />
E&#8217; sabato ed il giorno del <strong>Body &#038; Soul</strong>, il grande evento per cui abbiamo affrontato questo viaggio.<br />
Alle piscine di Lione, un complesso massiccio in cemento lungo il fiume che fa tanto <em>Ostalgie</em> sono stati invitati, per un evento unico in Europa, <strong>Francois Kevorkian</strong>, <strong>Joaquin Claussel</strong> e <strong>Danny Krivit</strong>.<br />
I tre tenori della scena house della Grande Mela dalla metà degli anni &#8216;90 sonorizzano le domeniche pomeriggio a Tribeca con una performance corale che va ben oltre il mero back to back.<br />
In quasi otto ore di set l&#8217;house viene sezionata ed esplorata in ogni sua parte: dalle origini funk e disco, alla gospel house (ad un certo punto mi aspettavo apparisse <em>Sister Act</em>&#8230;), al newyorican soul ma soprattutto strumenti suonati e non loops!!!<br />
La formazione tipo vede Francois al comando di Tracktor a gestire la scaletta e il sound design mentre Claussel e Krivit si alternano al mixer (rigorosamente a manopole).<br />
Se Krivit preferisce un approccio più fisico al dancefloor, Joe si pone al pubblico come un prete del ghetto che incita i fedeli alla domenica, con lo sguardo spiritato sembra che la musica passi attraverso il suo corpo prima di finire nel mixer e quindi nelle casse. Il Dj di colore, inoltre, manovra canali ed equalizzazioni con una tale precisione da rendere chiaro a tutti che lui non è che conosce a memoria le canzoni, no lui le possiede!!!<br />
Ecco in uno show del genere Tracktor libera le sue vere potenzialità perchè tenere i dischi a tempo è solo una minima parte di un set che prevede che tutti i brani utilizzati vengano remixati sul momento creando così nuovi inediti edits.<br />
Con Claussel al comando, sempre sotto l&#8217;attenta e severa supervisione di Messieur K, c&#8217;è spazio solo per abbracci e sorrisi a beneficio di una platea molto più adulta rispetto al rave notturno.<br />
E a proposito di signori di una certa età la serata si apre con il concerto dei <strong>Gang of Four</strong>, storica band americana, ancora capace di fare casino.<br />
Nella mia strada per <strong>Dixon</strong> mi imbatto in <strong>Rustie</strong> e il suo ormai solito set tra electro, dubstep e techno anni &#8216;90 su cui il pubblico ben si scatena.<br />
Il boss della <strong>Innervisions</strong>, invece, ci stupisce e anzichè proporre un prevedibile set nuhouse condito di jazz e deep, la mette sul viaggioso facendoci ballare a venti centimetri da terra.<br />
Il suo finale con uno special rmx di <em>Kill100</em> degli <strong>Xpress2</strong> ci manda definitivamente in orbita!<br />
Prende quindi in mano le redini del gioco <strong>Seth Troxler</strong>, giovane promessa di Detroit (quando nasci nella Motor City hai già fatto metà del lavoro&#8230;) capace di mettere d&#8217;accordo mainstream ed underground, che sfodera un set in progressione partendo da suoni scarni e minimali fino a crescere sempre di più per impatto e costruzione dei pezzi. La chiosa, all&#8217;ultimo disco, <em>The Light 3000</em> di <strong>Schneider TM</strong>, vale a dire la cover di <em>There is a light that never goes out</em> degli <strong>Smiths</strong>; a stento tratteniamo i lacrimoni.<br />
Ultimo dj set del festival: <strong>Agoria</strong>.<br />
All&#8217;idolo di casa il difficile compito di chiudere le danze; qualcuno lo definisce già come il delfino di Laurent Garnier ma per me siamo ancora ben lontani da quei livelli d&#8217;eccellenza mancandogli ancora tutta la parte teatrale e concettuale.<br />
Il suo è comunque un set energico e strepitoso mostrando un&#8217;ottima tecnica coi cdj. Su <em>Les Violons ivres</em> scorrono i titoli di coda e sull&#8217;ultimissimo disco scatta il delirio dei ravers più navigati&#8230;è <em>Go</em> di <strong>Moby</strong>!!!<br />
In conclusione queste <strong>Nuits Sonores</strong> sono state una bella novità per noi amanti della pista da ballo e ci han permesso di vedere performance, come appunto il Body &#038; Soul, uniche nel loro genere e rarissime qui in Europa.<br />
Tuttavia c&#8217;è da sottolineare la disparità di organizzazione tra gli eventi pomeridiani e quelli notturni, con i primi meglio impostati e gestiti a fruizione di un pubblico più maturo, mentre i secondi, chiaramente per la massa, richiamavano da vicino i festival tedeschi in stile <strong>Time Warp</strong>, ma con l&#8217;aggravante di non aver gestito bene i palchi (Garnier e UNKLE dovevano esibirsi a sale invertite vista la quantità di gente accorsa per il parigino) e gli spazi di accesso (code interminabili all&#8217;entrata che si trasformavano in un&#8217;ammucchiata generale).<br />
Inoltre gli impianti non erano potenti come avrebbero dovuto essere, in altre parole: mettetela come volete ma senza Funktion One si fa poca strada!!!<br />
In tutta onestà se il festival si fosse tenuto in una città poco attraente come ad esempio Eindhoven difficilmente sarei andato.<br />
E&#8217; l&#8217;alba di un maggio che poteva essere tranquillamente novembre e voglio solo riposare qualche ora prima di rimettermi in viaggio verso casa.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<a href="http://www.frequencies.it/2010/05/23/nuits-sonores-2010-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/nuits sonores<" rel="tag">nuits sonores</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/lione" rel="tag">lione</a></p>
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		<title>Bang Face 2010: JurACID Park. Il Report</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 07:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[link amici]]></category>

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		<description><![CDATA[Se fosse durato anche un solo giorno in più saremmo stati tutti ricoverati in un ospedale psichiatrico, d&#8217;altronde il Bang Face, arrivato alla sua terza edizione, non è nient&#8217;altro che questo: 3 giorni di adrenalina anfetaminica, vissuti tutti d&#8217;un fiato ballando sull&#8217;immancabile moquette inglese, che ben poco concedono al riposo se non qualche ora assolata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se fosse durato anche un solo giorno in più saremmo stati tutti ricoverati in un ospedale psichiatrico, d&#8217;altronde il <strong>Bang Face</strong>, arrivato alla sua terza edizione, non è nient&#8217;altro che questo: 3 giorni di adrenalina anfetaminica, vissuti tutti d&#8217;un fiato ballando sull&#8217;immancabile moquette inglese, che ben poco concedono al riposo se non qualche ora assolata da trascorrere in spiaggia.<br />
Altra caratteristica fondamentale del rave organizzato da <strong>James Saint Acid</strong> e dalla sua <strong>Hard Crew</strong> è la fedeltà del pubblico, degno discendente delle tribes dei primi anni &#8216;90, che per esserci ha sfidato addirittura le ceneri del vulcano islandese che fino all&#8217;ultimo hanno causato il blocco degli aereoporti di mezz&#8217;Europa.<br />
Tanta tenacia è stata giustamente premiata da una line up di altissimo livello con giusto un paio di defezioni risolte con sostituzioni se possibile ancora migliori dei titolari: <strong>Bizzy B</strong> al posto di <strong>Friction</strong> ma soprattutto <strong>Mu-Ziq</strong> al posto di <strong>Mark II</strong> (comunque presente il sabato).<br />
I padroni di casa ci danno il benvenuto con il tradizionale set hardcore di <strong>Dave Skywalker </strong> che per l&#8217;occasione propone un remix d&#8217;assalto della colonna sonora di <strong>Jurassic Park</strong>, tema scelto per la festa di quest&#8217;anno.<br />
Musicalmente si può affermare che il Bang Face 2010 è stato soprattutto la sagra della catena con i Dj breakcore a dominare in lungo e in largo, dentro le sale e dentro gli chalet: <strong>Venetian Snares</strong> è il capo indiscusso di un plotone di zombie attaccati alla presa della <em>2 e 20</em> che arriva addirittura a lanciare una lattina di birra contro il fonico che non segue i suoi ordini. <strong>Jason Forrest</strong> aka <strong>Dj Donna Summer</strong> (copia sputata del wrestler americano Kane) ed i leggendari <strong>Human Resource</strong> from <strong>R&#038;S rec.</strong>, con uno straordinario set hardcore &#8216;92/&#8217;94 (ciliegina sulla torta <strong>Sunbeam</strong> &#8220;<em>Outsideworld</em>&#8221; ) sono i suoi fidati luogotenenti.<br />
Fortuna che c&#8217;è <strong>Ceephax</strong> con un live tutto analogico a rallegrare l&#8217;atmosfera pompando l&#8217;happy acidcore dell&#8217;ultimo album così come <strong>DMX Krew</strong> che, ad un mese dal <strong>BLOC</strong>, affina il nuovo live rendendolo ancora più intenso e accattivante.<br />
Sul versante delle nuove generazioni c&#8217;è da segnalare il talento di <strong>Loops Haunt</strong> e della giovane <strong>Doubtful Guest</strong>. Divertentissimi anche i ragazzi della <strong>Countryside Alliance Crew</strong>: contadini inglesi con tanto di mucche e pecore on E al seguito trapiantati nella Jamaica della d&#8217;n'b più spinta.<br />
Per quanto riguarda il dubstep ormai possiamo dire con certezza che è morto, o meglio reincarnato nelle sue mille diramazioni affossando ogni tentativo di definizione: <strong>Appleblim</strong>, sempre più al vertice del djing mondiale, ha impostato il proprio sound su beats sexy e groovosi alla <strong>Strictly Rhythm</strong> con melodie dubbeggianti e mentali; <strong>Joker</strong>, invece, si serve dei potenti <strong>Funktion One</strong> per torturare la folla con i vibranti bassi del wonky beat, vero e proprio future pop.<br />
In mezzo la sublime eleganza di Detroit: a <strong>Dj 3000</strong> bastano solo un paio di Technics senza nemmeno gli effetti per trasformare la face room in Copacabana, mentre gli <strong>Aux 88</strong>, in divisa e synth, mettono su uno show degno dei <strong>Kraftwerk</strong>.<br />
Spiegare poi a parole il live degli <strong>Urban Tribe</strong> è poi impresa davvero ardua: <strong>Moodymann</strong>, <strong>Antony Shake Shakir</strong> e <strong>Dj Stingray</strong> con drum machine vintage, laptop e tastiere intrappolano il funk in una prigione sotterranea dove la luce del sole non può arrivare. Immaginatevi <strong>Moroder</strong> in un solitario concerto dopo l&#8217;apocalisse nucleare, non so se rendo l&#8217;idea!<br />
L&#8217;ultima gemma di scintillante estetica ce la regalano i <strong>Plaid</strong>: sala al buio e luci blue, giri di basso stretti dai rimandi proggy, grandi viaggi inframmezzati da risvegli schizzofrenici idm.<br />
In tutta questa perfezione rileviamo solo un paio di delusioni, vale a dire un <strong>Mathew Herbert</strong> che non va oltre un normale, ed anonimo, djset techno/dubstep, e gli <strong>Orb</strong> a cui ormai si assiste solo per puro gusto filologico perchè per il resto il peso dell&#8217;età è troppo grande per consentire passi in avanti sia nella ricerca che sul dancefloor.<br />
Chiude la festa il nostro ospite <strong>Saint Acid</strong> con l&#8217;ultima mitragliata acid, perfetta per la battaglia in pista a colpi di palloncini e delfini gonfiabili da spiaggia, per poi lasciare il commiato alle classiche cornamuse scozzesi.<br />
E&#8217; stata durissima ma siamo arrivati fino in fondo, ci rimane solo un&#8217;ultima levataccia per andare a prendere l&#8217;aereo e, una volta a casa, chiamare immediatamente il fisioterapista per un appuntamento!</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/figate che a raccontarle non ci credi" rel="tag">figate che a raccontarle non ci credi</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/bang+face" rel="tag">bang+face</a>,<a href="http://www.technorati.com/tags/rave" rel="tag">rave</a></p>
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		<title>Elita Festival 2010. Il Report</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 10:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Metti una sera a Milano, metti una sera a Milano con artisti straordinari in una cornice d&#8217;eccezione come il Teatro Parenti, metti una sera a Milano con artisti straordinari in una cornice d&#8217;eccezione come il Teatro Parenti sommerso da tanti amici che forse neanche a Natale.
Ecco quella di venerdì scorso è stata la migliore festa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Metti una sera a Milano, metti una sera a Milano con artisti straordinari in una cornice d&#8217;eccezione come il Teatro Parenti, metti una sera a Milano con artisti straordinari in una cornice d&#8217;eccezione come il Teatro Parenti sommerso da tanti amici che forse neanche a Natale.<br />
Ecco quella di venerdì scorso è stata la migliore festa che si sia vista a Milano dai tempi della prima volta di <strong>Sven Vath</strong> ai <strong>Magazzini Generali</strong> nel 2004 (<a href="http://www.raibaz.com/2009/12/ricordi-di-un-clubber-quasi-anziano.html">quella famosa notte in cui fece nevicare</a>), e tutto questo grazie al team dell&#8217;<strong>Elita festival</strong>.<br />
In un periodo convulso come quello del <strong>Salone del Mobile</strong>, sempre pronto a trasformarsi nella <em>Sagra della Porchetta</em> quando meno te lo aspetti, le brutte sorprese sono da mettere in preventivo.<br />
I locali prettamente adibiti al clubbing del capoluogo lombardo inoltre già da parecchio tempo non garantiscono più un adeguato standard qualitativo, sia per la proposta artistica che per il pubblico, ed infatti puntalmente ecco come sono andate le cose mercoledì sera per <strong>Stacey Pullen</strong> ai Magazzini Generali secondo quanto riportato dal sempre presente <strong>Simone KK</strong>:</p>
<p><em>Il peggio Pullen mai sentito!Non era lui dritto, loopy, banale, fantasia 0, backgroud detroit 0, groove 0, blackness 0, funkytudine 0. I primi 40 min irriconoscibile. A me continuerà a piacere Pullen poichè so quanto vale.Il problema che se lo fai davanti all&#8217;asilo mariuccia della pasticca, egli come tanti altri verrà nel ns bel stivale a fare le marchette. D&#8217;altronde il peggior mills della mia vita (16 anni in 9 stati europei) è stato proprio ai magazzini. Salvo 3 dischi verso le 3/3.15 poi ho preferito andarmene. Peccato xkè al parenti i mom han suonato bene. Ma d&#8217;altronde Elita quest&#8217;anno è il parenti!<br />
Il resto? pensate che ieri le alternative erano: dj set Klaxon al Plastic; x la serie se mi fa cagare già il live come il cantato di cotugno, ve lo immaginate il Toto dj set? Poi far uno dei Kraftwerk a Corsico in un buco + piccolo del Rocket con l&#8217;impianto chicco lascia senza parole. Elita= Franco Parenti.</em></p>
<p>E proprio a teatro pochi giorni dopo ci incontriamo per assistere ad uno spettacolo unico, a cominciare dal live di <strong>Byetone</strong>, cofondatore insieme a <strong>Carsten Nicolai</strong> della label <strong>Raster Noton</strong>. Diviso in quattro movimenti, i suoni che escono dal suo laptop sono di una perfezione inquietante, glaciali e puliti, ma, a differenza dei suoi compagni di scuderia, mantiene un&#8217;altrettanto elevata componente danceble. Una performance da mettere come esempio sul dizionario illustrato della minimal techno.<br />
Applausi finali per Olaf ed iniziamo a ballicchiare rilassati sulle atmosfere cristalline di <strong>Pantha Du Prince</strong>. L&#8217;artista tedesco esegue per l&#8217;occasione l&#8217;ultimo acclamatissimo album <em>Black Noise</em> contornato da hit passate maggiormente orientate alla pista, di modo da dare quell&#8217;andamento proggy tanto caro a top Dj&#8217;s come <strong>Cattaneo</strong> e <strong>Sasha</strong>. Già immagino che al <strong>Bar25</strong> le prossime domeniche mattina non si suonerà altro.<br />
A completare l&#8217;opera ci pensa il geniale <strong>John Hopkins</strong>, senza pianoforte a coda questa volta ma con una carica degna dei primissimi <strong>Prodigy</strong>.<br />
Anche per lui si tratta più che altro della riproposizione dell&#8217;ultimo disco <em>Insides</em>: le mani colpiscono velocemente i tre pads della Korg ed il beat si deframmenta in molteplici parti dando la sensazione di trovarsi sotto una frana.<br />
Idm, techno e musica classica si fondono insieme, e quando sul finire la cassa si sfoga in un tradizionale 4/4 scoppia il degenero!!!! Standing ovation per John che si conferma essere uno dei profili più interessanti della scena elettronica mondiale.<br />
E&#8217; ancora presto quando ci ributtiamo in strada e allora decidiamo per fare una capitina all&#8217;<strong>Hundebisse</strong> nella zona nord est di Milano.<br />
Questo locale, a metà strada tra un centro sociale e un club, si trova in un seminterrato di una fabbrica e ricorda molto da vicino il mattatoio de <em>Le Iene</em> di <strong>Tarantino</strong>. Anche qui comunque arrivano gli echi del Salone ma l&#8217;atmosfera più che apparire glamour è decisamente grottesca.<br />
All&#8217;interno un misto di dark, punk fuori di testa e semplici appassionati si dimenano sul ritmo asfissiante di una band punk noise. <em>So underground it hurts</em> diceva il buon <strong>Abe Duque</strong>&#8230;<br />
Adesso è davvero ora di andare, magari riesco a dormire pure qualche ora prima di prendere il treno.<br />
Grazie di tutto Elita e all&#8217;anno prossimo.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia </strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/elita<" rel="tag">elita</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/festival" rel="tag">festival</a></p>
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		<title>BLOC Weeekend 2010. Il Report</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 12:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eppure al terzo giro pensavo di esserci abituato, credevo di poter fare 3 giorni abbastanza tranquilli tra un tuffo in piscina e la sera a ballare con gli amici ma non c&#8217;è stato proprio verso di contenere l&#8217;emozione di essere di nuovo a Minehead, alla quarta edizione del BLOC Weekend, il più incredibile festival mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eppure al terzo giro pensavo di esserci abituato, credevo di poter fare 3 giorni abbastanza tranquilli tra un tuffo in piscina e la sera a ballare con gli amici ma non c&#8217;è stato proprio verso di contenere l&#8217;emozione di essere di nuovo a <strong>Minehead</strong>, alla quarta edizione del <strong>BLOC Weekend</strong>, il più incredibile festival mai organizzato.<br />
All&#8217;interno del Butlins Resort ci aspettano sei palchi assediati dai potentissimi impianti Funktion One comandati dai migliori generali del Techno esercito mondiale, presente con tutte le sue divisioni speciali.<br />
Il Bloc non è infatti solo la casa del dubstep, ma anche dei padri fondatori della scena. Nel 2009 ci siam goduti tra gli altri <strong>Aphex Twin</strong>, <strong>Future Sound of London</strong> e <strong>Carl Craig</strong>, quest&#8217;anno <strong>Model 500</strong>, <strong>Autechre</strong> e <strong>Derrick May</strong>.<br />
Con i miei compagni d&#8217;armi siamo passati attraverso <strong>24 ore EFFETTIVE</strong> di musica, spalmate su tre giorni, iniziando con la giovane promessa <strong>Subeena</strong> che stampa su <strong>Planet Mu</strong> e finendo domenica notte sulle melodie di <strong>The Innovator</strong>. Ad oggi non c&#8217;è manifestazione a poter reggere il confronto con la sua line up, oltre 80 musicisti in tabellone ed è quindi ovvio operare delle, talvolta dolorose, scelte.<br />
Il primo act di fama cui assistiamo venerdì è  il back to back di <strong>Scratcha e Roska</strong>. I due ragazzi di colore scrivono una nuova pagina sul libro dell&#8217;house music mescolandola col dubstep più sporco e il 2step più sensuale. La loro attitudine interamente party oriented alterna a colpi di back spinning raffinati momenti deep ad anthem dal basso a catena, magari non troppo ricercato ma di grandissimo impatto.<br />
Il premio di miglior performance della serata va però a <strong>Neil Landstrumm</strong>, ormai ben oltre i suoi limiti, come se i suoi tre ultimi album (caso guarda su Planet Mu) fossero dei passi necessari per avvicinarsi al dubstep prima e al wonky beats poi, per infine tornare alla techno belga degli anni &#8216;90 (leggi <strong>R&#038;S rec.</strong>) in un  unico flusso armoniosamente devastante.<br />
Di <strong>Joy Orbison</strong> invece, famoso per la hit su <strong>Hotflush</strong> <em>Hyph Mngo</em>, possiamo dire che è meglio in veste di producer che come Dj alla stessa maniera di <strong>Martyn</strong> ma, a differenza dell&#8217;Olandese, Joy , come da tradizione Uk garage, sa guadagnarsi il favore delle signorine in pista.<br />
Torniamo ai 4/4 con il sontuoso set di <strong>Omar S</strong> e sincermante è difficile accettare che un mostro di bravura come lui debba ancora lavorare in fabbrica per mantenersi. Detroit non è mai stata così dolce e malinconica in un bizzarro contrasto con la fama dell&#8217;artista noto per essere un discreto stronzo!<br />
Chiudiamo l&#8217;inaugurazione con <strong>Youngsta</strong>, unico del giro a proporre dubstep old school.<br />
Bisonga recuperare energie per sabato, e la sua maratona di 11 ore!!!<br />
Alle 18.30 infatti siamo già a ballare con <strong>Appleblim</strong> e <strong>Peverlist</strong>, vale a dire due terzi della gloriosa <strong>Skull Disco</strong>, che oggi sono ai vertici della nostra classifica di gradimento. Louis aka Appleblim è un artista poliedrico che non si accontenta mai e a lui dobbiamo la mutazione house del new Bristol sound. Ma questa è la quiete prima del terremoto: <strong>Pinch vs Distance</strong> è una scossa da 10 grado della scala Mercalli, la profondità del suono della <strong>Tectonic rec.</strong> si fonde con la carica hardcore della Planet Mu spintonando il pubblico da una parte all&#8217;altra del dancefloor come foglie nel vento.<br />
E, in ideale seppuku, ci autoifliggiamo il colpo di grazia andando a sentire la seconda metà del  live dei <strong>16:bit</strong>, un martello a percussione per inchiodare i ballerini al soffitto! Altro che Crookers e scoreggie simili che scimmiottano l&#8217;electro, qui si fa sul serio anche quando l&#8217;atmosfera è delle più spiritose con rimandi alla scena 8 bit, agli anni &#8216;80 e naturalmente alla happy breakcore.<br />
Spetta a <strong>Tikiman</strong> il compito di rilassare le sinapsi con la sua calda voce sciamanica mentre sua maestà <strong>Mark Ernestus</strong>, co fondatore di <strong>Hardwax</strong>, oscura con una densa coltre dub ogni raggio di sole uno alla volta con una performance metà live (per i pezzi propri) e metà dj set (tutti vecchi 45 giri). L&#8217;aria ipnotica della ganja viene quindi finfrescata con il beat energico ed asciutto di <strong>Joker</strong> che rimane il miglior nome de wonky beats, originale e mai (anche quando potrebbe guadagnarsi facili consensi) tamarro. Nell&#8217;altra sala anche <strong>Flying Lotus</strong> compie al meglio il suo dovere. Il set successivo del professore <strong>Kode9</strong> (eh sì perchè siccome i Dj sono noti per essere drogati ignoranti dovete sapere che lui è docente all&#8217;università) è pura poesia peccato solo che Martyn sia troppo prevedibile da reggergli al meglio il gioco.<br />
Ma ecco il momento più atteso della serata, il live dei <strong>Model 500</strong>, purtroppo in contemporanea con quello degli <strong>Autechre</strong>. Decidiamo così di seguire il cuore e andare da <strong>The Creator</strong> e <strong>Mike Banks</strong> per festeggiare con loro i 25 anni della label <strong>Metroplex</strong>. Due tastiere, una batteria elettronica ed un vocoder sono gli shuttle per portarci in giro per lo spazio. Mike all&#8217;apparenza è il classico duro di periferia per poi rivelarsi un amico sincero pronto a proteggere l&#8217;indifeso Juan che è in controllo solo quando canta. Alla fine di ogni pezzo infatti il suo sguardo si perde nel vuoto per qualche secondo.<br />
Il nuovo live di <strong>DMX Crew</strong> è un&#8217;ipnotica danza acid per la gioia dei fanatici della roland tb 303.<br />
Sono le 03.00 e corriamo alla sala TEC per il live di <strong>T++</strong>.<br />
Questo artista è difficilissimo da vedere all&#8217;opera al di fuori di rare volte in quel di Berlino. Forse ai più suonerà come un nome nuovo ma in realtà stiamo parlando di un Dj ben conosciuto, sia con l&#8217;alias Various Productions che come compagno di <strong>Robert Henke</strong> nel progetto <strong>Monolake</strong>.<br />
Niente da dire sulle sue atmosfere, sulla via tracciata da <strong>Scuba</strong> T++ ha aggiornato la Techno made in <strong>Berghain</strong> al post techstep.<br />
L&#8217;alba vede protagonista <strong>Surgeon</strong>, con la sua performance sfonda muri A/V, con tanto di show yoga sul palco per ritrovare la pace dei sensi.<br />
Siamo quindi arrivati alla domenica, ultimo giorno di festeggiamenti, che si aprono già alle 17 col dj set di <strong>Raffertie</strong>, una giovane promessa del mixer che i vari Justice e Crookers se li mangia a colazione con contorno di ultra bassi, moderno funky groove (mica come certa gente che ha bisogno di Beyoncè) e Pop distorto.<br />
E a proposito di Pop, ecco, vedere ai piatti una leggenda come <strong>Mix Master Mike</strong> dei <strong>Beastie Boys</strong> può davvero insegnare tante cose!!! In un&#8217;ora di set ha suonato qualsiasi genere musicale con una tecnica da brividi, scratchando senza nemmeno guardare i piatti!!! Il Dj americano è riuscito a fare ricerca suonando Pop e ci ha lasciato di sasso quando ha mostrato la sua nuova passione per il dubstep!!!!<br />
Nemmeno le otto di sera che il pubblico vestito a festa del BLOC (il tema di quest&#8217;anno era il matrimonio) è bello sudato, ma quando entrano in scena gli idoli <strong>Skream</strong> e <strong>Benga</strong> esplode il boato!<br />
I <em>Ringo Boys</em> degli iper-bassi danno una lezione di stile immensa (e se uno come Mix Master Mike è rimasto per tutto il tempo sul palco a guardarli qualcosa vorrà dire) non risparmiando ai raver nemmeno una goccia di sudore. Picchiano con classe, sono mainstream e underground insieme.<br />
A fine set ci riposiamo un po&#8217; con le melodie electro di <strong>The Dexorcist</strong> che per l&#8217;occasione indossa una t shirt del nostro orgoglio nazionale, la <strong>Sounds Never Seen rec.</strong> di <strong>Lory D</strong>.<br />
Ok  il momento del gran finale è sempre più vicino e Joris Voorn mi commuove buttando sul piatto <em>Sky &#038; Sand</em> di <strong>Kalkbrenner</strong> (che appena uscita avevo colpevolmente snobbato ritenendola una scopiazzata) e <em>Around the World</em> dei <strong>Daft Punk</strong> (con la quale ho mosso i miei primi passi nel mondo della dance tanti anni fa).<br />
BLOC Weekend ultimo atto: <strong>Derrick May</strong> is in the house!<br />
Serve forse dirvi che The Innovator non tradisce mai? Due ore di alta tensione tra old e new school con una chiusura jazz del 3000 in cui si suona galleggiando nel cosmo resa ancora più emozionante per la visita in consolle dell&#8217;amico Juan Atkins, siamo davanti ai Creatori della Techno!!!<br />
Si spengono le luci e, ordinati (mica siamo in Italia&#8230;), usciamo a notte fonda dritti verso il nostro chalet a farci una bella spaghettata seguita dal sonno dei giusti, domani si torna nel mondo reale.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia </strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2010/03/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/bloc" rel="tag">bloc</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/super+figate" rel="tag">super+figate</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/bristol" rel="tag">bristol</a></p>
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		<title>Berlin Transmediale 2010. Il Report</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 16:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fortuna aiuta gli audaci è il motto che ogni Clubber degno di questo nome dovrebbe sempre far suo, già perchè andare a Berlino mentre è in corso uno degli inverni più freddi che si ricordino potrebbe sembrare una mossa un tantino avventata.
E dire che effettivamente il weekend inaugurale della Transmediale 2010, nota rassegna di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>La fortuna aiuta gli audaci</em> è il motto che ogni Clubber degno di questo nome dovrebbe sempre far suo, già perchè andare a <strong>Berlino</strong> mentre è in corso uno degli inverni più freddi che si ricordino potrebbe sembrare una mossa un tantino avventata.<br />
E dire che effettivamente il weekend inaugurale della <strong>Transmediale</strong> 2010, nota rassegna di arti audio-visive, era stato dominato dal gelo polare con vento e ghiaccio a rendere quasi impossibile ogni sorta di spostamento.<br />
A distanza di una settimana, invece, giusto in concomitanza della nostra trasferta per il gran finale del festival, la temperatura si è alzata quanto basta per rendere piacevole (anche se un pò scivoloso) passeggiare nella città resa ancora più suggestiva dalla Sprea ancora parzialmente surgelata.<br />
La Transmediale, anche quest&#8217;anno, raccoglie le migliori proposte in campo avanguardista con i progetti di artisti come ad esempio gli ex <strong>Pan Sonic</strong> e <strong>Rioji Ikeda</strong>, o il gran concerto di <strong>Charlemagne Palestine</strong> al Franzosischer Dom nel quartiere di Mitte.<br />
Chiaramente in una programmazione di così alto livello anche le sonorità da club non sono da meno; e così eccoci a schettinare in una lunghissima coda all&#8217;entrata del <strong>WMF Club</strong> in Alexander platz (che da quest&#8217;anno sostistuisce il <strong>Maria am Ostbahnhof </strong> come location ufficiale) per dare il via al weekend a colpi di ultra bassi e grandiose melodie.<br />
A darci il benvenuto al primo piano del locale c&#8217;è <strong>Scuba</strong>: ormai trasferitosi stabilmente nella capitale tedesca, il Dj inglese ha portato il crossover tra dubstep e techno su nuovi inesplorati livelli.<br />
La cassa è tornata ad essere in 4/4 ma gli echi dub metallici si trascinano pesanti come catene riportando alla memoria i fantasmi dell&#8217;antico <strong>True Spirit</strong>. E&#8217; solo per merito del bellissimo ep di <strong>Pangea</strong> (contaminazioni house, 2 e dubstep di scuola <strong>Appleblim</strong>) che possiamo godere di un flebile spiraglio di luce.<br />
E&#8217; tempo però di scendere nella main room dove <strong>Kelpe</strong> sta terminando il suo live idm forse eccessivamente penalizzato dalla batteria suonata dal vivo.<br />
Il set finisce ed è finalmente ora dell&#8217;attesissima performance di <strong>Four tet</strong> fresco di nuovo album (la cui recensione potete trovarla <a href="http://www.frequencies.it/2010/02/11/four-tet-there-is-love-in-you-domino/">qui</a>). C&#8217;è talmente tanta gente che è difficile persino respirare quindi non mi resta che buttarmi su un divanetto e lasciarmi cullare dalla musica. <em>There is love in you</em> non si balla con le gambe ma con il cuore.<br />
A svegliare i muscoli ci pensa <strong>Dan Deacon</strong> anche se dopo una mezz&#8217;ora diventa troppo monotono ma d&#8217;altronde non tutti sono al livello di <strong>Otto Von Schirach</strong>.<br />
Torniamo infine ai piani alti per l&#8217;ultimo act della serata quello che vede ai piatti l&#8217;olandese <strong>2562</strong>, esponente della corrente techstep.<br />
Il ragazzo parte in sordina con una ritmica dritta e stralci dubtech ma dopo la prima ora incomincia a salire e a spezzare i beats con un basso che prende le sembianze di un <em>Tristo mietitore</em>. Ogni tentativo di fermarlo è inutile e quando alle 6 è venuto il momento di spegnere l&#8217;impianto il pubblico è così fomentato che 2562 riaccende tutto e va avanti fino alle 7.<br />
Per me niente after con <strong>Villalobos</strong> al <strong>Panoramabar</strong>, mi devo alzare presto per andare a comprare i dischi da <strong>Hardwax</strong>. Il prode <strong>Simone KK</strong> tornerà in ostello alle 11 e mezza.<br />
Il sabato lo passiamo in giro tra Kreuzberg e Mitte incontrando vari esponenti di quello che il KK definisce <em>Governo in esilio</em>, ovverosia il gotha dei promoters italiani che, come ogni anno si da appuntamento a Berlino in occasione della Transmediale.<br />
La notte seguente incomincia ancora prima di mezzanotte, sempre al WMF, per gli showcase <strong>Raster Noton</strong> e <strong>Wagon Repair</strong>.<br />
La festa organizzata come le antiche terme romane prevede una sala <em>frigidarium</em> con i suoni glaciali della label tedesca che per l&#8217;occasione mette in scena i protagonisti della sua nuova <em>unun series</em> (unico assente sul palco <strong>Mika Vainio</strong> comunque tra il pubblico), ed un&#8217;altra <em>calidarium</em> con il progetto corale <strong>The Modern Deep Left Quartet</strong> che riunisce in un&#8217;unica live band <strong>Mathew Jonson &#038; The Cobblestone Jazz, The Mole, Deadbeat</strong> con il prestigioso featuring di <strong>Tikiman</strong>.<br />
Di sopra il leggendario <strong>Uwe Smith</strong> con il progetto <strong>ATOM</strong> fonde il rigore dei Kraftwerk con quello del minimalismo innalzando una barriera di ghiaccio in cui è difficile sentirsi a prorpio agio, specie dopo aver provato il calore della sala inferiore.<br />
I ragazzi canadesi hanno tirato su quello che senza troppe storie quello che potremmo già a febbraio incoronare live act dell&#8217;anno: ben 2 tavoli pieni zeppi di synth analogici, giradischi, drum machines, vocoder, computers e persino un organo stile Hammond sono gli strumenti di uno show che andrà avanti per ben sette ore e mezza!!!<br />
L&#8217;incredibile è che in una performance così lunga non c&#8217;è un solo momento di noia o monotonia, e la scelta di seguire lo schema adottato da <strong>Steve Reich</strong> per i suoi 18 musicisti intercambiabili è assolutemente perfetta, specie poi se puoi contare su un The Mole incontenibile.<br />
Il gruppo tocca almeno 5 generi musicali diversi e ridisegna le geometrie del techjazz detroitiano, senza dimenticare di far gridare i clubbers con le hits <em>W</em>, <em>Decompression</em> e <em>Marionette</em>.<br />
La festa si chiude in bellezza al guardaroba con tutta la fila a cantare insieme la romanticissima <em>True</em> degli <strong>Spandau Ballet</strong>.<br />
La domenica è dedicata alla cerimonia di chiusura dell&#8217;evento per cui andiamo alla <strong>House der Kulturen der Welt</strong> per ammirare le ultime installazioni e per assistere ad una purtroppo deludente performance di artisti cinesi che non aggiunge nulla a quanto già visto finora.<br />
Il nostro aereo è al mattino presto e quindi non andiamo nemmeno a dormire, vogliamo portare con noi quanta più Berlino possibile.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2009/12/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/figata" rel="tag">figata</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/berlino" rel="tag">berlino</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/transmediale" rel="tag">transmediale</a> </p>
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		<title>Moodymann @ The Beach. Il Report</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 19:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[link amici]]></category>

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		<description><![CDATA[Direi che alla fine ne avevo proprio bisogno: una bella serata tra amici di quelle che ti fanno riconciliare col mondo all&#8217;insegna della musica di qualità, e tutto questo grazie al team Secret Mood di Torino.
Reduci dal grande successo di fine 2009 con Theo Parrish, Gandalf e Fotis, tornano al The Beach con un&#8217;altra colonna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Direi che alla fine ne avevo proprio bisogno: una bella serata tra amici di quelle che ti fanno riconciliare col mondo all&#8217;insegna della musica di qualità, e tutto questo grazie al team <strong>Secret Mood</strong> di Torino.<br />
Reduci dal grande successo di fine 2009 con <strong>Theo Parrish</strong>, <strong>Gandalf</strong> e <strong>Fotis</strong>, tornano al <strong>The Beach</strong> con un&#8217;altra colonna dell&#8217;house: <strong>Moodymann</strong>!<br />
Forse i lettori più giovani sono entrati in contatto con questo nome perchè due estati fa i ben più mainstream <strong>Luciano</strong> e <strong>Villalobos</strong> hanno trasformato la sua <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=IyuBoSh_yWY">shade of jae</a></em> in una hit mondiale contribuendo così al ritorno in massa alla madre House degli esuli della minimal.<br />
<strong>Kenny Dixon Junior</strong>, vero nome dell&#8217;artista di Detroit, è l&#8217;anello di collegamento tra il suono di Chicago e il raffinato Techno Jazz della Motor City e chiaramente aspettarsi da un personaggio del genere un normalissimo set di maniera è fuori discussione!!!<br />
Ora va comunque detto che, viste le sue capacità compositive, per farsi un&#8217;idea completa di Moodymann andrebbe sentito live, ma l&#8217;atmosfera che ha saputo ricreare attraverso la propria collezione di dischi era la stessa della prima scena newyorkese che vedeva ai piatti gente come <strong>Dave Mancuso</strong>, <strong>Francis Grasso</strong> e <strong>Lerry Levan</strong>.<br />
Come tutti i <em>Maestri</em> Kenny non ha bisogno di giurare fedeltà a nessun genere suonando per tre ore un&#8217;onda di <em>disco music che non scimmiotta la disco music</em>, synth pop europeo alla <strong>Yazoo</strong>, hip hop old school e l&#8217;house di <strong>Lil Louis</strong>. <em>Tu chiamale se vuoi emozioni</em>.<br />
Tutti, anche i più scettici tradizionalisti della <em>cassa-che-spakka</em>, ballano a pieno sorriso mentre noi nerd da dancefloor ci spremiamo invano le meningi per capire cosa gli frulli per la testa ma è inutile, il pesante cappuccio pellicciato è una barriera che nemmeno il <strong>professor Xavier</strong> può penetrare!<br />
In tutto questo zucchero però vorrei buttare una piccola nota polemica e chiedere dove fossero tutti quegli pseudo Dj che nei loro profili su myspace mettono tra i top friends Moodymann perchè <em>oh se lo passa Luciano vuol dire che è uno Zio!</em> ma che alla fine giunti al dunque si tengono lontani kilometri.<br />
Ciliegina sulla torta servita dallo staff Secret Mood è stato affidare l&#8217;oneroso compito del resident a <strong>Federico Gandin</strong> (che su queste pagine gode già di una bella fama!!!).<br />
Il Dj torinese conferma una volta di più, se mai ce fosse ancora bisogno, di essere uno dei primissimi talenti italiani: tanto abile nel costruire un&#8217;apertura in crescendo ad inizio serata, servendosi di sonorità detroitiane con quella giusta melodia per far da ponte naturale al set del prestigioso guest, quanto in grado di riprendere le redini della pista portando a termine una transizione difficilissima, permettendosi il lusso di poggiare sul piatto anche musica classica e quindi dare sfogo, grazie anche ad una tecnica da manuale (che ci ha letteralmente lasciato a bocca aperta), a tutta l&#8217;energia sopita del pubblico. Il tempo del cuore è finito adesso è l&#8217;ora delle gambe.<br />
Manca poco alle cinque e, salutati i davvero tanti amici che s&#8217;incontrano ormai solo all&#8217;ombra della Mole, non ci resta che correre al gelo verso il nostro treno: bisogna andare a casa ad appendere sopra al letto una nuova locandina. </p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/the+beach<" rel="tag">the+beach</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/moodymann" rel="tag">moodymann</a></p>
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		<title>La Tundra in riva al mare</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Serata elettronica quella di ieri presso la sala Claque del Teatro della Tosse di Genova. Lo staff DisorderDrama (www.disorderdrama.org) ha portato in città due autentiche chicche a cominciare dal genovese Smider con un live in perfetto stile Raster Noton  fatto di beats sincopati a deflagrazione multipla e visuals minimali, tutto generato da programmi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Serata elettronica quella di ieri presso la sala <strong>Claque</strong> del <strong>Teatro della Tosse</strong> di Genova. Lo staff <strong>DisorderDrama</strong> (<a href="http://www.disorderdrama.org">www.disorderdrama.org</a>) ha portato in città due autentiche chicche a cominciare dal genovese <strong>Smider</strong> con un live in perfetto stile <strong>Raster Noton </strong> fatto di beats sincopati a deflagrazione multipla e visuals minimali, tutto generato da programmi di sua invenzione. Ci fosse stato un impianto <strong>Funktion One</strong> saremmo stati squoiati vivi.<br />
La seconda grande sorpresa è stato l&#8217;istrionico live di <strong>Max Tundra</strong> (<strong>Domino rec.</strong>), un&#8217;omino mezzo calvo con la pancetta che salta sul palco come una molla suonando svariati synth, uno xilophono, una chitarra elettrica e due diamonica. Ma a stupire il pubblico è la sua voce così Pop, dolce ed intonata, che, su qulla ritmica rigorosamente idm, sembra <em>Alice nel paese delle meraviglie </em>.<br />
Sul finale, dopo un omaggio all&#8217;inno rave dei <strong>KLF</strong> <em>What time is Love?</em>, si concede persino una sua versione del Musical <em>Tutti insieme appassionatamente</em>&#8230;sì Max Tundra è l&#8217;<strong>Otto Von Schirach </strong> dei bambini!</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2009/12/11/la-tundra-in-riva-al-mare/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2009/12/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/max+tundra" rel="tag">max+tundra</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/idm" rel="tag">idm</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/smider" rel="tag">smider</a> </p>
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		<title>Amsterdam Dance Event 2009. Il Report</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 11:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dovessi rubare due qualità agli Olandesi sceglieri senza dubbio la loro capacità di organizzare eventi perfetti, curati nei minimi dettagli, e l&#8217;abilità nel preparare quei belin di biscotti al miele/caramella mou cui mi sono dovuto arrendere dopo due anni di estrema resistenza vedendo la mia forza di volontà sbriciolarsi ad ogni boccone di quel wafer [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dovessi rubare due qualità agli Olandesi sceglieri senza dubbio la loro capacità di organizzare eventi perfetti, curati nei minimi dettagli, e l&#8217;abilità nel preparare quei belin di biscotti al miele/caramella mou cui mi sono dovuto arrendere dopo due anni di estrema resistenza vedendo la mia forza di volontà sbriciolarsi ad ogni boccone di quel wafer così maledettamente dolce e croccante.<br />
L&#8217;<strong>Amsterdam Dance Event</strong> è la punta di diamante delle convention musicali: qui si dibatte di arte, tecnologia e normative legate al copyright, si presentano gli showcase delle labels più prestigiose ma soprattutto si gode della gran Musica!<br />
Il programma è davvero ricco e scegliere gli appuntamenti non è semplice perchè c&#8217;è sempre la sensazione di perdersi qualcosa di importante, anche se d&#8217;altra parte è inutile ostinarsi a seguire tutto sprecando soltanto energia e attenzione.<br />
Il nostro primo giorno a Dam lo trascorriamo gironzolando per i canali del centro e spendendo un bel pò di soldi da <strong>Concerto</strong>, il miglior negozio di cd della capitale olandese.<br />
Nella borsa della spesa finiscono l&#8217;ultimo album di <strong>Shackleton</strong> su <strong>Perlon</strong>, un emozionante doppio cd di <strong>Ulrich Schnauss</strong> e la compilation per i 5 anni della <strong>Hyperdub</strong> di <strong>Kode9</strong>.<br />
La cena si consuma al volo perchè il party di stasera comincia molto presto verso le 20: all&#8217;avveneristico auditorium <strong>Bimhuis</strong> si esibiscono <strong>Oren Ambarchi</strong> e <strong>John Hopkins</strong>.<br />
La location è elegantissima e grazie ad un&#8217;ampia vetrata è possibile ammirare dall&#8217;alto le luci della città.<br />
La suggestione, però, aumenta esponenzialmente quando inizia la la performance dell&#8217;artista sperimentale israeliano accompagnato per l&#8217;occasione da un percussionista ai comandi di una batteria distesa su quattro gran casse e meccanizzata. I drones della chitarra di Ambarchi combinati alla ritmica deep ed ipnotica giocano strani scherzi ai sensi (già provati per il viaggio alle prime luci dell&#8217;alba) e basta chiudere gli occhi per un attimo per ritrovarsi in un mondo lontano.<br />
Tocca a <strong>Jan Jelinek</strong>, con un live di derivazione Raster Noton, a riportarci indietro con lo stargate.<br />
Ma la vera rampa di lancio per l&#8217;ignoto è il live del pianista <strong>John Hopkins</strong> accompagnato per l&#8217;occasione dal nostro <strong>Davide Rossi</strong> (uno dei nomi più interessanti della scena italiana).<br />
Due Kaospad, un Mac, un mircokorg ed un pianoforte a coda, l&#8217;artista inglese passa da soffici notturni conteporanei a potenti martellate IDM breakcore come se fosse la cosa più naturale del mondo. Immenso!<br />
All&#8217;una il concerto è finito e siccome la serata <strong>Innervisions</strong> al <strong>Trouw</strong> è andata sold out ce ne torniamo in hotel a recuperare le forze per il venerdì.<br />
Venerdì che vuol dire una sola cosa: <strong>Laurent Garnier</strong>!<br />
Garnier, <strong>Nadaud</strong> e <strong>Scan X</strong> si esibiscono nel nuovissimo live stage del <strong>Melkweg club</strong>.<br />
Lasciata quindi un&#8217;altra bella cifra nelle tasche di <strong>Rush Hour</strong> (e in particolare della <strong>Delsin records</strong>), andiamo a goderci per la terza volta quest&#8217;anno il sound del Dj/producer numero uno al Mondo.<br />
Se appena nel maggio scorso, al <strong>Dissonanze</strong>, Moessieur Garnier aveva presentato la versione dal vivo del suo ultimo album <em>Tales of Kleptomaniac</em>, ora sono già pronte le variazioni sul tema con il piede ben saldo sull&#8217;acceleratore.<br />
<em>Gnanmankoudji</em> diventa una tempesta acid house e quando a seguirla c&#8217;è l&#8217;intramontabile <em>Crispy Bacon</em> beh la fine del mondo sarebbe stata sicuramente più pacata.<br />
Gran finale con <em>The man with the red face</em> e tutti al <strong>Paradiso</strong> per la <strong>Oi! Dubstep night</strong>.<br />
<strong>Caspa</strong>, <strong>Emilkay</strong> e tutta la crew <strong>Dub Police</strong> danno vita ad un raduno punk e le ragazze (tutte o quasi strafighe da Billionaire) pogano scatenate e bevono birra come hooligans!!!<br />
Musicalmente a dominare è il wonky beat e la qualità di ricerca non è molto alta ma il pubblico è così fomentato da catalizzare su di sè l&#8217;attenzione lasciando ai Dj il ruolo di comprimari.<br />
Chiudiamo quindi con la giornata di sabato non prima però di aver visto la premiere del film <strong>Speaking in Code</strong> allo spazio <strong>Smart</strong> (un altro luogo che merita assolutamente una visita). Il film dedicato al mondo dei Dj si sofferma in particolare su nomi a noi molto cari come i <strong>Wighnomy Brothers</strong> e i <strong>Modeselktor</strong>, in un misto di vita privata e performance ai piatti. Il risultato finale si può sintetizzare nella formula Slices meets True Life.<br />
Questa notte si torna al Melkweg, nella old room infatti si esibiscono i protagonisti della <strong>Sub:stance</strong> dubstep night del Berghian di Berlino.<br />
Il primo guest ad esibirsi è il giovanissimo <strong>Boxcutter</strong>, talento di casa <strong>Planet Mu</strong>, sempre in bilico tra gli iperbassi e l&#8217;IDM più classica. Assolutamente da tenere d&#8217;occhio!<br />
Il dancefloor però ha bisogno di sudare e finalmente tocca a <strong>Scuba</strong>, il miglior rappresentante della corrente <em>Techstep</em> in cui il dubstep riscopre il 4/4 e rievoca le sue memorie Detroit in un&#8217;atemosfera fumosa e dubbeggiante. Il ritmo incalza sempre di più e quando parte <em>The Bells</em> di <strong>Jeff Mills</strong> lo shuttle per Marte è in orbita!<br />
Rivelazione del party è <strong>Jamie Vex&#8217;d</strong> con un laptop live oscuro e intenso che ci regala due remix bomba di <strong>The Bug</strong> (<em>Poison dart</em> e <em>Jah is war</em>).<br />
A calare il sipario su questa edizione dell&#8217;ADE è <strong>Louis Osborne</strong> meglio noto come <strong>Appleblim</strong>, a mio avviso al momento inferiore solo a Garnier.<br />
Il set inizia con un&#8217;atmosfera funebre pe poi aprirsi un poco alla volta facendo penterare tenui raggi solari. Appleblim sa servirsi di ogni genere musicale a sua disposizione e il pubblico non può che applaudirlo fino alla fine.<br />
Su facciamoci coraggio e andiamo a prendere l&#8217;aereo tanto al prossimo ADE mancan solo 12 mesi.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/figate" rel="tag">figate</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/amsterdam" rel="tag">amsterdam</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/garnier" rel="tag">garnier</a></p>
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		<title>L&#8217;amore è bello finchè dura (Green and Blue &#8216;09)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 21:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;altronde poi lo dicono pure i giapponesi che il numero 4 porta sfiga (l&#8217;ideogramma che lo rappresenta è lo stesso usato per la parola <em>morte</em> n.d.r.) quindi non posso dire che non ero stato avvisato, ma tant&#8217;è eccoci per la quarta volta consecutiva sul volo Ryan delle 22.00, che in meno di due ore ci porta da Bergamo a Francoforte per il <strong>Green and Blue</strong> numero 7.<br />
Il festival made in <strong>Cocoon</strong> quest&#8217;anno è a un punto di svolta dovuto principalmente al cambio di location che dal Waldschwimmbad, ora destinato ad ospitare un grande albergo, è stato trasferito al Birkengrund rimanendo comunque in di Oberthausen.<br />
Lo staff di <strong>Herr Vath</strong> ce l&#8217;ha messa tutta per rassicurare il pubblico sulla qualità della nuova sistemazione e, proprio per questo, la delusione è stata ancora più grande:<br />
dove erano stati promessi <em>verdi</em> prati ci sono asfalto e sterpaglie, dove ci si era illusi di sguazzare allegramente in un placido laghetto <em>blue</em> ci sono enormi hangar para militari.<br />
Insomma più che lo splendido ed intimo party cui eravamo abituati ci siamo trovati nel bel mezzo della versione estiva del <strong>Time Warp</strong>, evento ormai da anni votato al marketing e alle masse.<br />
Il disappunto impiega pochi minuti a diffondersi tra gli habituè del G&#038;B, per la maggior parte ragazzi del posto, che vedono la loro festa preferita, da sempre intima e rilassata, diventare un carnaio turistico dove non c&#8217;è nemmeno lo spazio per stendere i plaid per il classico picnic di fine estate.<br />
A farci ritrovare parzialmente il buon umore ci pensa però <strong>Cassy</strong>. La Dj (ormai) berlinese, prima ad esibirsi sul palco blue dalle 10 all&#8217;una, ci vuole bene e capisce la nostra amarezza così, col suo immancabile sorriso, ci abbraccia dolcemente con un set house morbido, allegro, dove il funk è protagonista ed ogni nota dipinge l&#8217;aria di un colore diverso.<br />
Puntuale arriva il cambio di consolle con il live dei rientranti <strong>Swayzak</strong>. Arrivati al successo grazie a produzioni minimal house ed electro, il duo inglese dopo una lunga carriera iniziata nei primi anni &#8216;90 negli ultimi tempi si era preso una pausa di riflessione da dedicare ai rispettivi progetti solisti, per poi ritornare insieme quest&#8217;anno ripubblicando il loro album d&#8217;esordio <em>Snowboarding in Argentina</em> in versione remastered.<br />
In pochi minuti i grigi nuvoloni che coprono Oberthausen diventano granitici e soffocanti, il dub assorbe ogni cosa che incontra mentre un basso meccanico ara l&#8217;asfalto.<br />
Nel frattempo sul main stage <strong>Radio Slave</strong> is <em>in da house</em> propinando una performance tanto anonima quanto lucida fotografia dell&#8217;attuale Dj trendy che ha scoperto ieri l&#8217;<em>House Music</em> e butta sul piatto qualche bonghetto a caso infarcito di hit vecchie di almeno un anno quale <em>La Mezcla</em>, il tutto naturalmente in formato mp3.<br />
Fortuna che dopo c&#8217;è <strong>Jacek Sienkiewicz</strong> un artista vero che ha sempre dimostrato uno stile unico: il metallo viene fuso per creare lingotti di groove e le scintille che fuoriescono dagli stampi solleticano i tweeter con una firizzante distorsione. Si chiude con un bel pezzo anni &#8216;70 a base di chitarre acide ed inni all&#8217;amore universale, assist perfetto per papà <strong>Sven Vath</strong> che per l&#8217;occasione (probabilmente intuendoil malumore generale) ha optato per atmosfere baleariche tutto chitarrine e buoni sentimenti.<br />
Flashback: alle 14 davanti al palco blue si raduna la curva della nazionale italiota sventolando tricolori ed il loro bisogno di droghe. Comincia il set di <strong>Marco Carola</strong>.<br />
Marco è uno di quei Dj che ho amato fin dall&#8217;inizio, una guida nell&#8217;universo della musica Techno, ed è per questo che adesso sono spietato nei suoi confronti (come per <strong>Richie <em>&#8220;I want the money&#8221;</em> Hawtin</strong>). Questa era la sua prova del nove, l&#8217;appello finale in cui dimostrare che lui la classe non l&#8217;ha mai persa, ed invece dopo un inizio incoraggiante dal gusto funkettone eccolo ricadere nella banalità di questi anni: tre ore di ritmiche ottenute facendo rimbalzare alternativamente un Tango e un Supertele, al posto dei mitici tre piatti un pc col solito mortale delay che ormai pompano pure <em>sui treni di Tozeur</em>.<br />
Eppure va detto che ad un tratto succede qualcosa, un brivido sale lungo la schiena e gli infiamma il volto, dalle casse risorgono i suoni della <strong>Zenit</strong> che per 20 minuti provano a svegliare quel branco di zombie senza colpo ferire. L&#8217;incantesimo finisce, la noia ci condanna a migrare all&#8217;ombra del terzo palco, il solo ad essere in-door.<br />
L&#8217;uomo delle trombette, <strong>Sis</strong>, sta letteralmente incendiando il dancefloor con un groove tiratissimo su cui decollano loop di fiati, senza comunque cadere nell&#8217;autocelebrazione suonando le sue hits più famose. Perfomance sicuramente di ottimo livello ma c&#8217;è un pò di amaro in bocca per quella sensazione da live p.a. per cui basta schiacciare play sul computer e quindi potersi scaricare la posta in pace.<br />
<strong>Tobi Neumann</strong> e <strong>Onur <em>&#8220;sorcino&#8221;</em> Ozer</strong> col progetto <strong>Sensitiva</strong> mettono in piedi un show colorato ed energetico non male anche se forse troppo ripetitivo.<br />
Il tempo di una raffinata cena con bratwurst und pommes frittes a la carte e ci godiamo il miglior dj set della serata, serio candidato a djset of the year (e non vi dico le bestemmie sul fatto di essere in un parcheggio anzichè in mezzo ai salici&#8230;).<br />
<strong>Ricardo Villalobos</strong> ha preso possesso del suo blue floor dando vita ad una performance al di là di ogni definizione: ecco dove si vede l&#8217;Estro dell&#8217;Artista, la capacità di plasmare suoni diversi in una scultura armonicamente uniforme ma che a seconda dell&#8217;angolazione da cui la si ammira offre differenti riflessi.<br />
E così gorgoglii di Tb-303 ipnotizzano i ballerini, chitarre gitane li scuotono ed eteree sinfonie li cullano.<br />
Ormai non si può più parlare di minimal techno, Ricardo è andato ben oltre gli schemi del genere, la Musica viene messa davanti a qualsiasi sforzo di catalogazione, ricercando suoni nuovi e strutturati sulla via tracciata molto tempo prima dalla magica Triade veneta; peccato che da noi nessuno recepì il prezioso insegnamento.<br />
Per il gran finale con fuochi d&#8217;artificio torniamo da Sven che saluta tutti con alcuni classici acid house anni &#8216;90 abbracciato dall&#8217;immancabile mamma raver.<br />
L&#8217;after al <strong>Cocoon Club</strong>, però, è l&#8217;ennesima delusione della giornata: Cassy e Villalobos pur essendo ottimi Dj&#8217;s non si completano a vicenda (come invece avviene quando affianco al pennellone c&#8217;è Raresh) ed il back to back è un lungo loop house che sebbene di buona fattura non ci permette di superare la stanchezza accumulata per cui alle 03.00 prendiamo la strada di casa.<br />
La definitiva commercializzazione di un evento come il G&#038;B segna la momentanea fine creativa della scena di Francoforte che, al contrario di quella berlinese (dove non a caso si è trasferito il Villa), è troppo piccola e monopolistica per godere di rinnovamenti costanti, ed anche se si dovesse riprendere non avrei comunque più il mio bel prato su cui poter festeggiare.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/green+and+blue" rel="tag">green+and+blue</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/sven+vath" rel="tag">sven+vath</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/cocoon" rel="tag">cocoon</a>,<a href="http://www.technorati.com/tags/ricardo+villalobos" rel="tag">ricardo+villalobos</a></p>
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		<title>Sub:stance First Year @ Berghain. Il Report</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 22:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si è piccoli è facile immaginare cose, estraniarsi in mondi fantastici dove vivere avventure incredibili condividendo con gli amici gli stessi sogni ad occhi aperti. Poi, crescendo, la fantasia viene strozzata da una cravatta e ci si ritrova cristallizzati in giornate fotocopia casa-ufficio-aperitivodelvenerdìsera senza via di scampo&#8230;a meno che&#8230;a meno che non si abbiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si è piccoli è facile immaginare cose, estraniarsi in mondi fantastici dove vivere avventure incredibili condividendo con gli amici gli stessi sogni ad occhi aperti. Poi, crescendo, la fantasia viene strozzata da una cravatta e ci si ritrova cristallizzati in giornate fotocopia casa-ufficio-aperitivodelvenerdìsera senza via di scampo&#8230;a meno che&#8230;a meno che non si abbiano dei compari dalla stessa lunghezza d&#8217;onda, che non appena hanno davanti la line up del compleanno della <strong>Sub:stance</strong> night al <strong>Berghain</strong> di Berlino lanciano la chiamata alle armi per bloccare il primo volo disponibile.<br />
Questo luglio si festeggia un anno di dubstep nel cuore pulsante della scena Techno berlinese, chiara dimostrazione di come la capitale tedesca non sia territorio esclusivo della minimal quanto piuttosto un libero spazio per ogni forma d&#8217;arte e ricerca sonora.<br />
Grazie all&#8217;iniziale sostegno da parte di <strong>Pete</strong> e del resto della crew di <strong>Hardwax</strong> (tra cui ricordiamo <strong>T++</strong>) questi parties dubstep hanno da subito ottenuto un forte riscontro di pubblico e critica, riuscendo inoltre col tempo a crescere portando il sound di Bristol ad un livello successivo.<br />
Ormai è infatti riduttivo parlare esclusivamente di dubstep, negli ultimi due anni le contaminazioni con gli altri generi sono diventate sempre più pesanti, e se poi contiamo gli esperimenti di artisti apparentemente estranei al genere come <strong>Micheal Pritchard</strong> e <strong>Kevin Martin</strong>, ecco che siamo davanti ad un nuovo suono.<br />
Tra l&#8217;altro dall&#8217;incontro tra i Dj&#8217;s della Sub:stance night ed i resident del Panoramabar (due coppie di nomi a caso Scuba e Marcel Dettmann, Shackleton e Villalobos) è nata quella corrente che la rivista Groove ha battezzato <strong>Techstep</strong>. In realtà non si tratta di una definizione del tutto nuova perchè già era stata tirata fuori ai tempi della drum &#8216;n&#8217; bass quando iniziava a farsi sentire il crossover con la Techno più oscura e sporca, e anche adesso la situazione è più o meno la stessa con gli iperbassi a sorreggere una struttura ritmica che non disdegna il 4/4, con melodie dure e meccaniche.<br />
Ad aprire le danze tocca però, tanto per rimescolare ancora le carte, ad un Dj che con le suddette atmosfere non sembra averci niente a che vedere: <strong>John Osborn</strong> della <strong>Ghostly/Spectral</strong>.<br />
Il suo set è una sorta di deep house ibrida con le basse frequenze esasperate all&#8217;estremo mantenendo però un carattere happy e rilassato da ballarsi tranquilli con in mano i primi vodkashot della serata.<br />
Sembrano passati pochi minuti da quando eravamo in coda sotto una pioggia battente rimessi all&#8217;insindacabile giudizio di <strong>Sven</strong>, ma sono trascorse già due ore e sulle note del classico anthem di <strong>Robin S</strong> “<em>Show me love</em>”, cantato a squarciagola da tutti, sale in consolle l&#8217;altro <strong>Osborne</strong>, vale a dire <strong>Louis Appleblim</strong> che butta sul piatto l&#8217;ultimo ep della Delsin rec. spezzando così il beat e sollevando una fitta coltre di dub.<br />
L&#8217;ex <strong>Skull Disco</strong> va avanti fino alle quattro usando le melodie a mò di torcie elettriche per facilitare la nostra visione collettiva. Come negli antichi riti indiani danziamo in trance (grazie soprattutto ai sempre comodissimi orari di zia Ryan) alla ricerca del Grande Spirito. E&#8217; incredibile come in queste serate il Berghain perda la sua fortissima carica sessuale per ritrovarsi abbracciato alla sola Musica.<br />
La performance del ragazzo inglese termina tra gli applausi ed è il turno della leggenda di Detroit <strong>Stacey Pullen</strong>, che come John Osborn non ha alcun legame col dubstep, ma che tra tutti i Dj della Motor City è sicuramente il migliore in fatto di <em>mentalism</em>.<br />
Le sue sono tre ore e mezza di progressioni tribali e raggi laser; quasi esclusivamente materiale nuovo senza lasciare spazio a nessuna hit del passato.<br />
Intanto al piano inferiore dapprima <strong>Loefah</strong> somministra un&#8217;overdose di morfina al dancefloor con un passo lento e al tempo stesso abissale, e successivamente <strong>Mala</strong>, suo compare nel progetto <strong>DMZ</strong>, riporta tutti alla vita con un dubstep classico ragga oriented.<br />
E&#8217; la calma prima della tempesta&#8230;<strong>Scuba</strong> è ai comandi e tanto tranquilla e silenziosa è la sua figura tanto violento e dark è il suo set.<br />
Dalla sua valigia (eh sì qui si suonano vinili altro che mp3) si rizzano catene ed il superbo Funktion One si china a loro servizio.<br />
Ormai sono allo stremo la stanchezza del viaggio sta avendo la meglio e la musica mi trascina nell&#8217;oblio, gli occhi si spengono ma il corpo continua ad ondeggiare&#8230;chissà dove sarei finito se <strong>Remarc</strong> (<strong>Planet Mu rec</strong>) non avesse dato la sveglia a colpi di breakcore, facendomi notare uno scalmanato <strong>Shackleton</strong> a ballarsela allegramente attaccato a un woofer.<br />
Il sole è alto da un pezzo a Berlino, e alle 7 passate per me è davvero l&#8217;ora di uscire prima di perdere definitivamente ogni contatto con quello che mi appare sempre meno come il mondo reale.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/berlino" rel="tag">berlino</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/berghain" rel="tag">berghain</a></p>
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		<title>JAZZ:RE:FOUND 2009… Compact Bijoux Avantgarde Festival</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 15:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fai la valigia. Prendi i documenti. Non dimenticare i soldi. Check-in online. Corri alla navetta. Carta d’imbarco. Gate 9. Decollo. Turbolenza. Atterraggio.
Il ritmo è frenetico nell’era del low cost. Le antiche trasferte in cinque su una Panda scassata hanno ceduto il passo alle più appetibili tratte aeree economiche, tra una capitale europea e un’isola balearica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fai la valigia. Prendi i documenti. Non dimenticare i soldi. Check-in online. Corri alla navetta. Carta d’imbarco. Gate 9. Decollo. Turbolenza. Atterraggio.<br />
Il ritmo è frenetico nell’era del low cost. Le antiche trasferte in cinque su una Panda scassata hanno ceduto il passo alle più appetibili tratte aeree economiche, tra una capitale europea e un’isola balearica, da un club berlinese a un concerto nel cuore di Londra.<br />
Vercelli è una città accogliente, situata a metà strada tra Torino e Milano, con i suoi quarantasettemila abitanti, le abbondanti coltivazioni di riso e le acque del Sesia a segnare il limite con la provincia novarese. Non ci sono voli Ryan Air, non spuntano grattacieli, non esistono metropolitane. Eppure anche questo scorcio di pianura padana sa regalare meravigliose sorprese.</p>
<p><strong>Jazz:Re:Found</strong> è un festival di musica d’avanguardia giunto quest’anno alla seconda edizione; la rassegna dimostra di avere un ampio respiro internazionale, pur rimanendo profondamente radicata sul territorio vercellese.</p>
<p>Descrivere un’esperienza è sempre qualcosa di impervio. Non si tratta semplicemente di sensazioni visive o uditive. Talvolta è qualcosa di più profondo, qualcosa che tocca le corde dell’anima e rimane a lungo impresso nella mente.</p>
<p>Potrei scrivere qualche parola sul luogo, un’ampia area in centro città, a metà strada tra il panorama industriale e quello agricolo. Vi potrei spiegare in che modo le ciminiere di una fabbrica sono state utilizzate come sfondo per i giochi visuali, oppure potrei raccontarvi dei mille murales sulle pareti del capannone e dei maxischermi a LED giunti apposta dall’America.</p>
<p>Potrei parlarvi di <strong>Stephanie McKay</strong> e della sua voce intrisa di soul. I leggings verdi erano un pugno in un occhio, ma fate attenzione a ciò che le dite… la fanciulla arriva dal Bronx!<br />
E che dire degli <strong>Sweet Vandals</strong>? Coinvolgente e divertente band di Madrid, che se fosse di New York sarebbe già esplosa da un pezzo, ma siccome è di Madrid ci mette un po’ a carburare.<br />
Potrei commentare lo show dei <strong>Jazzanova</strong>, dilungandomi in noiose digressioni musical-filosofiche e spiegandovi perchè non mi sono piaciuti, troppo freddi, troppo accademici… (E poi diciamocelo, la camicia di Paul Randolph era inguardabile!)<br />
O potrei smetterla di scrivere e rimettermi a ballare al ritmo degli <strong>Hot 8 Brass Band</strong>, quegli otto omoni neri venuti da New Orleans con un imponente armamento di trombe, tromboni e sassofoni.<br />
E poi i <strong>Casino Royale</strong>, con la loro retrospettiva in chiave reggae su vent’anni di onorata carriera. Not my cup of tea, come direbbero oltremanica, ma anche questo fa parte del gioco.<br />
Potrei consigliarvi i <strong>Flowriders</strong> e <strong>Colonel Red</strong>, abili miscelatori di suoni funk, hip hop e broken beat, o parlarvi dei tanti giovani che hanno partecipato al contest, dimostrando grinta e qualità da vendere.<br />
Oppure, ancor di più, potrei raccontarvi di <strong>Josè James</strong>, ragazzo di Minneapolis dalla voce calda e dal carisma innato. Un MC prestato al jazz, talento indiscutibile, vera rivelazione del festival.</p>
<p>In ultimo, infine, potrei dedicare righe su righe agli artisti più attesi del festival: i <strong>Lamb</strong>, duo storico del trip hop di fine anni Novanta, scioltisi nel 2004 e ritornati quest’anno a calcare i palchi di mezzo pianeta. Potrei fermarmi un secondo e rivivere quel momento in cui la splendida Lou ci ha guardato negli occhi, uno per uno, sinceramente commossa per quell’affetto che nessuna Glastonbury ti può dare, ma che trovi solo in un «compact bijoux festival» (parole sue!) come Jazz:Re:Found.<br />
E potrei descrivervi gli occhi lucidi di <strong>Denis Longhi</strong>, anima, cuore e direttore artistico della rassegna, che nel consegnarle un mazzo di fiori si emoziona come un bambino la notte di Natale. Potrei raccontarvi degli sforzi e della passione che decine di ragazze e ragazzi hanno dedicato alla realizzazione di un piccolo grande sogno, mettendo in moto una macchina immensa, di gran lunga superiore in qualità e quantità a tanti inutili festival che abbondano in quest’estate italiana.</p>
<p>Potrei parlarvi di questo e di molto altro, ma so che siete di fretta.<br />
Voli low cost, carte d’imbarco, check in online e valigie da fare. Spesso fuggiamo lontano inseguendo il mito della terra straniera: grandi nomi, dj superstar, music business e folle oceaniche.<br />
Se una volta soltanto ci fermassimo un istante guardandoci intorno, ci accorgeremmo, forse, che il bello è a due passi da noi.<br />
<em>This could be heaven…</em></p>
<p><strong>Andrea Pregel</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/jazz refund" rel="tag">jazz refund</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/lamb" rel="tag">lamb</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/jazzanova" rel="tag">jazzanova</a></p>
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		<title>Maximal Festival: una possibilità perduta.</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 16:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Gattuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccoci di nuovo a raccontare una storia che sa di già sentito. Ci eravamo illusi di poter vedere un festival di livello europeo in Italia, ma ci siamo ritrovati con un evento che di europeo ha solo i nomi. L&#8217;intenzione c&#8217;era tutta e gli artisti erano di prima classe. Producer e dj come Derrick May, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci di nuovo a raccontare una storia che sa di già sentito. Ci eravamo illusi di poter vedere un festival di livello europeo in Italia, ma ci siamo ritrovati con un evento che di europeo ha solo i nomi. L&#8217;intenzione c&#8217;era tutta e gli artisti erano di prima classe. Producer e dj come <strong>Derrick May</strong>, <strong>Kevin Saunderson</strong>,<strong> Scan 7</strong>, <strong>Dave Clarke</strong>, <strong>Funk D&#8217;Void</strong> e tanti tanti altri, avevano spianato la strada a quello che poteva essere un gran successo. </p>
<p>Di certo non si può dire che sia andato tutto bene e senza nessun tipo di problema. Partiamo dall&#8217;aspetto tecnico e dell&#8217;impianto audio. Non ci si poteva aspettare un <strong>Funktion One</strong> in tutte le sale, ma a Roma al <strong>Dissonanze</strong> è stato fatto. Sicuramente mi verrete a dire che qui c&#8217;erano il doppio delle sale, anche questo è vero, ma non si poteva benissimo averne un impianto di top class nelle due sale più importanti? La Soul e la  3d,  quelle con gli artisti più rappresentativi, non potevano essere supportate da un impianto di livello? Un conto è avere un sound system come quello della sala Soul Factory, un buon impianto che non ha dato nessun problema, ma non di certo il top, un conto è un impianto sotto dimensionato e che ha creato diversi problemi ad artisti come <strong>Marco Passarani</strong>, <strong>Dave Clarke</strong> e <strong>The Hacker</strong>. Così si perde la faccia nei confronti dei dj che contano, ma le cose più assurde devono ancora arrivare.</p>
<p>La gestione delle consumazioni presso i bar nelle varie sale e degli stand esterni è stata gestita attraverso l&#8217;acquisto di gettoni. Un gettone per 2.50 euro, calcolando che per prendere una birra ce ne volevano due, di certo non è stato economico ma non esagerato come il Dissonanze, ma fin quì nulla da lamentarsi. Verso le tre e trenta finisco i gettoni e mi reco verso lo stand per il cambio dei soldi e mi trovo davanti a delle serrande chiuse. Morale della favola? Niente consumazioni, niente acquisti. Per fortuna che una barista ci ha gentilmente offerto un bicchiere d&#8217;acqua, una cosa veramente deprimente per un evento del genere.<br />
Questo è solamente l&#8217;anticipazione di quello che stava per accadere. Verso le quattro e cinquantacinque della mattina Derrick May finisce di suonare. Mentre tutti chiedevano l&#8217;ultimo disco prima del prossimo dj, anche dalle altre sale non si sente più nulla. Il <strong>Maximal</strong> è avvolto da un silenzio irreale, interrotto solo dalle urla della gente. Il festival è finito contro ogni più rosea aspettativa e contro le stesse indicazioni dello staff. L&#8217;ora prevista per la chiusura era quelle delle sei e mezza (orario preso dal sito web ufficiale), ma chiudere un&#8217;ora e mezza prima non è una cosa da poco.<br />
I mezzi fuori non c&#8217;erano, la gente è stata maleducatamente cacciata fuori dalle sale, dagli stand esterni e buttata in mezzo alla strada, con molte persone che hanno dovuto aspettare le sei per far ritorno a casa. Per stare sicuro avevo prenotato il volo del rientro a Roma alle undici e trenta, ma se fosse stata data la notizia della chiusura alle cinque, mi sarei evitato volentieri le tre ore in sala d&#8217;aspetto di Orio al Serio. E&#8217; un fatto grave che ha creato enormi disagi alla gente, una cosa che all&#8217;estero non sarebbe mai accaduta. Una vera e propria truffa anche per tutti quelli che magari erano venuti a sentire artisti come Len Faki o Pet Duo e che non hanno neanche avuto spazio per proporre il loro sound.</p>
<p>Peccato, perchè il festival sotto l&#8217;aspetto musicale è stato di ottima qualità, ma come al solito l&#8217;organizzazione è sempre all&#8217;italiana e il pubblico è sempre il solito. Non ho mai visto così tanta gente sentirsi male, ma questo è un altro discorso e purtroppo nel nostro beneamato paese è la norma. Questa non vuole essere una totale bocciatura verso chi si è impegnato ad organizzare un evento così importante, carico di buone speranze, ma un dubbio ci pervade: non era meglio organizzare una cosa più piccola, ma ben fatta?</p>
<p><strong>Fabrizio Gattuso</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/maximal<" rel="tag">maximal</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/techno" rel="tag">techno</a></p>
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		<title>No future for you (Maximal Festival)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 21:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo tutti perso un&#8217;occasione, e per digerire questa sconfitta mi ci è voluta quasi una settimana intera durante la quale ho cercato in tutti i modi di truccare il bilancio (ironia della sorte è così che mi guadagno il pane nella vita reale&#8230;) per arrivare ad un risultato positivo, ma non c&#8217;è stato verso, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo tutti perso un&#8217;occasione, e per digerire questa sconfitta mi ci è voluta quasi una settimana intera durante la quale ho cercato in tutti i modi di <em>truccare</em> il bilancio (ironia della sorte è così che mi guadagno il pane nella vita reale&#8230;) per arrivare ad un risultato positivo, ma non c&#8217;è stato verso, il passivo era troppo alto&#8230;<br />
Ma forse per rendere più chiari i fatti è meglio cominciare dall&#8217;inizio, da quel pomeriggio caldissimo passato tra la stazione Centrale di Milano e Lambrate a radunare l&#8217;armata Brancaleone delle grandi occasioni, amici da tutta Italia accorsi all&#8217;ombra della <em>Madunina</em> per il primo grande Techno Evento internazionale made in Italy.<br />
Ai cancelli ci presentiamo per le dieci, puntualissimi per l&#8217;esibizione di <strong>Funk D&#8217;Void</strong>, peccato che per qualche motivo la timetable fosse completamente andata a farsi benedire con conseguente confusione generale senza che venisse posto alcun rimedio.<br />
Il nostro caro Lars inizia quindi soltanto intorno alle undici e riesco ad ascoltarlo una mezz&#8217;ora scarsa prima di chiudermi in sala Detroit, dove passerò comunque tutta la sera, per il live degli <strong>Scan 7</strong> (anche se in realtà ce ne era solo uno).<br />
Così mentre il povero FDV suonava per quattro gatti più <a href="http://www.raibaz.com">Raibaz</a>, io ero a godermi uno degli esponenti più rigorosi dello stile della Motor City.<br />
Tuta nera, passamontagna e cappellino calcato bene in testa, l&#8217;uniforme d&#8217;ordinanza della <em>second Techno Generation</em> guidata dal collettivo <strong>Underground Resistance</strong>, ai loro comandi synth e drum machine pronti all&#8217;assalto!<br />
Il battito duro e marziale è mitigato solo da schegge d&#8217;archi, ballare non è una possibilità ma un ordine perentorio.<br />
Sudore e birra scorrono che è un piacere ed è già venuto il momento del cambio console con Mr Elevator <strong>Kevin Saunderson</strong>!!!<br />
Rispetto al Bang Face dove per tutta la prima ora aveva proposto un set a salire qui Kevin va dritto al sodo con le sue atmosfere festose, picchia forte ma rimanendo sempre funky.<br />
La sua performance, anche se purtroppo tutta al pc, è un universo di colori e calore, di dischi classici (<em>Good life</em> e <em>The bells</em>) e appena usciti. Mani al cielo in adorazione.<br />
E&#8217; però a questo punto che iniziano i dolori: quando usciamo pochi minuti dal nostro nido meccanico per andare a vedere come se la cava <strong>Dave Clarke</strong> ci aspetta un&#8217;amara sorpresa: il Dj inglese, come <strong>Marco Passarani</strong> e <strong>The Advent</strong> prima di lui (e come successivamente <strong>The Hacker</strong>), è abbandonato al suo destino con un impianto che fa le bizze e che lo costringerà a suonare appena un&#8217;ora.<br />
Intanto il pubblico si è ricordato di essere in Italia ed ha dimostrato una volta di più quanto <strong>INCIVILE</strong> possa essere: stands rapinati, qualche pugno (fortunatamente pochi) e tanti ragazzi collassati e ricoverati per l&#8217;eccessiva droga assunta.<br />
Ora è chiaro che da un festival alla prima edizione non si possa pretendere una precisione svizzera, considerando anche il fatto che l&#8217;ambiente è quanto di più ostile possibile, però da uno staff che si è sempre distinto per la propria preparazione tecnica non si può accettare che i dj ospiti siano lasciati nel totale abbandono e le parole di Passarani il giorno dopo bruciano parecchio (<em>una cagata cosmica</em>).<br />
Nel mentre noi si è tornati nella soul room e dimentichiamo ogni dispiacere trovandoci davanti a <strong>Derrick May</strong> e <strong>Saunderson</strong> che per agevolare il cambio ai comandi si esibiscono in un breve ma esaltante back to back.<br />
Il set di Innovator è un turbine, più orientato al nuovo rispetto al suo compare, un groove che si arresta solo per dar spazio ad archi e melodie oniriche e quindi riprendere da dove aveva lasciato.<br />
Siamo quasi arrivati all&#8217;orgasmo collettivo quando alle ore 4 e mezza circa qualcuno stacca la spina e ci rompe le ossa con l&#8217;atroce verità: i permessi ufficiali per stare aperti fino alle 6.45 non ci sono mai stati e gli East End Studios, come tutti i locali milanesi, non sono mai andati oltre le quattro e stasera non si farà eccezione, anche se <em>informalmente</em> era stato promesso il contrario.<br />
Al peggio non c&#8217;è mai limite e se i Dj&#8217;s non stati avvertiti e quindi si trovano a chiudere di punto e in bianco senza che alcuni, come <strong>Pet Duo</strong> ed <strong>Len Faki</strong>, riescano neppure ad affacciarsi sul palco, i ballerini vengono fatti sloggiare addirittura dalla Digos!!!! Manco fosse l&#8217;ultimo dei rave illegali con punkabbestia e non un evento perfettamente in regola per di più patrocinato dalla Provincia di Milano!!!!! Ragazzi apprezzo moltissimo il vostro impegno ma ricordatevi che non ci si può basare su accordi informali, tutto va per iscritto specie le questioni su licenza ed orari!!!!<br />
Come si diceva all&#8217;inizio si tratta di un&#8217;occasione persa per tutti: per lo staff di organizzare un evento sontuoso e riuscire dove nessuno aveva mai avuto successo, per la scena Techno di affermrsi definitivamente, per il pubblico italiano di smentire la sua pessima fama e per le istituzioni che avrebbero potuto dimostrare la loro saggezza supportando giovani capaci unire business e cultura in un modo inedito per il nostro vecchio Paese.<br />
Il fallimento di questa prova del nove ci condanna ancora una volta a fare le valigie e prenotare il primo volo per l&#8217;estero.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/maximal<" rel="tag">maximal</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/techno" rel="tag">techno</a></p>
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		<title>16/06/09 &#8211; Depeche Mode a Roma: la storia è qui.</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2009/06/17/160609-depeche-mode-a-roma-la-storia-e-qui/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 19:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Gattuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Immaginate di fare un viaggio temporale, immaginate di ritrovarvi nel pieno degli anni &#8216;80 e poi ritornare ai giorni d&#8217;oggi, immaginate di essere negli anni &#8216;90 e di nuovo al presente, immaginate un susseguirsi tra passato, presente e futuro. Tutto questo sono i Depeche Mode e non c&#8217;è cornice migliore di quella dell&#8217;Olimpico.
E&#8217; vero, Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate di fare un viaggio temporale, immaginate di ritrovarvi nel pieno degli anni &#8216;80 e poi ritornare ai giorni d&#8217;oggi, immaginate di essere negli anni &#8216;90 e di nuovo al presente, immaginate un susseguirsi tra passato, presente e futuro. Tutto questo sono i <strong>Depeche Mode</strong> e non c&#8217;è cornice migliore di quella dell&#8217;<strong>Olimpico</strong>.</p>
<p>E&#8217; vero, <strong>Roma</strong> ha uno stadio piuttosto infelice sia per il calcio che per questi eventi musicali, la pista di atletica tende a separare in maniera netta palco e spettatori sugli spalti, ma l&#8217;impatto che suscita la salita delle scalette e la vista delle cinquantamila persone presenti allo stadio, è qualcosa di incredibile e sempre emozionante.<br />
Ad aprire il concerto non ci sono i <strong>Motor</strong>, duo che seguirà solamente alcune date della tour dei Depeche Mode, fra cui <strong>Milano</strong>, l&#8217;altra data italiana, ma gli <strong>M83</strong> che, tra sintetizzatori e campionatori, danno ai momenti precedenti il concerto, un tono molto affine alle nostre frequenze sonore. Si susseguono dischi minimal e techno più spinta che in un impianto come quello presente all&#8217;Olimpico, cominciano a dare l&#8217;idea di cosa potrà essere la potenza del sound inglese dei Depeche Mode. </p>
<p>Molta gente è ancora alle prese con i tornelli dello stadio, ma puntuali come un orologio svizzero, il palco si illumina: è stato dato il via alle danze.<br />
Il concerto inizia con la stessa canzone scelta per aprire il nuovo album, ovvero <em>“In chains”</em>. Il clima si scalda subito e pezzi come <em>“Wrong”</em> e <em>“Walking in my shoes”</em> mandano in disibilio la folla. Le esibizioni  live di tutte le tracce presentano una batteria insolitamente cattiva che, con impianti del genere, fa tremare lo stomaco anche a cento metri di distanza dai diffusori principali, delle vere e proprie frustrate musicali.<br />
Nella prima parte, come del resto in tutti i tour canonici, danno spazio alle nuove canzoni, farcite con classici un po&#8217; meno famosi come <em>“A Question of Time”</em> e <em>“It&#8217;s no good”</em>, ma che sanno trasportare il pubblico in un vortice fatto di ritmo, emozione e di allegria generale.<br />
E&#8217; tempo di cambiare la guardia e di dare spazio almeno per due pezzi, all&#8217;estro personale e molto particolare di colui che è la mente di questo gruppo: <strong>Martin Gore</strong>. La sua voce è messa in risalto nelle versioni acustiche di <em>“Little Soul”</em> e <em>“Home”</em>, perle di qualità, apprezzate da tutto lo stadio.<br />
Il bello deve ancora venire, infatti, dopo un&#8217;ora di concerto comincia la parte remember dello spettacolo. L&#8217;atmosfera è sempre più carica grazie a pezzi come  <em>“I feel you”</em>, <em>“Policy of Truth”</em> e la sempre attuale <em>“Never let me down again”</em> tratta dall&#8217;album <em>“Music for the masses”</em>, ma anche pezzi come <em>“Master and servant”</em>, <em>“Stripped”</em> e <em>“Strange love”</em> non sono da meno.<br />
Il delirio scoppia su <em>“Enjoy the silence”</em> riproposta nell&#8217;ormai conosciutissima versione live. Non ho mai visto così tanta gente cantare, abbracciarsi, ballare al ritmo di una canzone, stiamo parlando di storia. Dall&#8217;alto degli spalti si vede la gigantesca marea di gente sul prato, sembra che siano tutti abbracciati con un accendino in mano, questo è il potere della musica.<br />
Ma la festa non è finita, c&#8217;è sempre spazio per il classico dei più classici che con il suo ritmo travolgente trasforma lo stadio romano in una discoteca. Di che pezzo sto parlando? Potrei andare avantri per ore parlando di <em>“Personal Jesus”</em>. Il battito inquieto è quasi assordante.<br />
Come tutte le storie più belle anche questa si sta concludendo e con <em>“Waiting for the night”</em>, cantata in calorosissimo abbraccio tra <strong>Dave Gahan</strong> e Martin Gore, il concerto termina lasciandoci ancora bramanti di piacere. </p>
<p>Due ore sono nulla per affrontare tutta la loro epopea musicale, ma di certo non vogliamo stressare ancora di più il corpo di Gahan, che dopo un tentato suicidio, un&#8217;overdose e per ultimo un tumore alla vescica, mantengono in vita un cantante entrato nella storia insieme ai suoi colleghi <strong>Freddie Mercury</strong>, <strong>Ian Curtis</strong>, <strong>Kurt Cobain</strong>, <strong>Jim Morrison</strong> e <strong>John Lennon</strong>, purtroppo tutti morti tragicamente.</p>
<p><strong>Fabrizio Gattuso</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/Depeche+Mode" rel="tag">Depeche Mode</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/Tour+of+the+universe" rel="tag">Tour of the universe</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/Roma" rel="tag">Roma</a>,<a href="http://www.technorati.com/tags/2009" rel="tag">2009</a></p>
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		<title>Dissonanze &#8216;09. Il Report</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 21:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al grido di Never stop discovering! durante questo weekend Roma è stata investita del ruolo di Capitale Europea della Musica Elettronica; il mastodontico Palazzo dei Congressi nel quartiere dell&#8217;Eur ha infatti ospitato la nona edizione del festival Dissonanze.
Il programma dell&#8217;evento, suddiviso tra venerdì e sabato, è stato quanto mai ricco e per questo mi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al grido di <em>Never stop discovering!</em> durante questo weekend Roma è stata investita del ruolo di Capitale Europea della Musica Elettronica; il mastodontico Palazzo dei Congressi nel quartiere dell&#8217;Eur ha infatti ospitato la nona edizione del festival <strong>Dissonanze</strong>.<br />
Il programma dell&#8217;evento, suddiviso tra venerdì e sabato, è stato quanto mai ricco e per questo mi è pianto davvero il cuore a non esser riuscito a scendere già la prima sera soprattutto per lo showcase della label tedesca <strong>Raster Noton</strong>, ultima vera fortezza del suono minimale di ricerca, anche se d&#8217;altra parte mi sono evitato l&#8217;immondo spettacolo dei ragazzetti strafatti accorsi in massa per <strong>Magda</strong>, che ormai manco fa il tea e serve giusto a <em>batter cassa</em> in tutti i sensi.<br />
L&#8217;impatto col Palazzo dei Congressi è un qualcosa che toglie il fiato: lasciata infatti l&#8217;eleganza di piazza di Spagna e la genuina convivialità di Trastevere, finire all&#8217;Eur è uno shock violento e spiazzante come vedere Mike Tyson vestito da ballerina classica.<br />
In questa zona della Capitale si respira ancora forte l&#8217;aria del regime che fu e della austera burocrazia, ma allo stesso modo, grazie anche a Dissonanze, se ne può apprezzare lo slancio futurista marinettiano alla ricerca di un&#8217;ideale modernità architettonica e artistica.<br />
Appena il tempo di entrare e salutare gli amici (e scoprire che la timetable è già cambiata) che nel salone principale <strong>Lindstrom</strong> sta iniziando la sua performance live.<br />
In pratica si tratta di lunghe suite a base di italo disco anni &#8216;80, un paradosso ciclico che vuole un algido norvegese dilettare un pubblico latino utilizzando note <em>caciarone</em>, di solito al servizio di gemme Pop da 3 minuti, come fosse un progrocker anni &#8216;70 con sequenze decisamente troppo lunghe e monotone.<br />
Saliamo quindi a prendere una boccata d&#8217;aria sulla terrazza dove troviamo la crew dei <strong>Radioclit</strong>, niente di innovativo per carità, ma loro ci credono e la gente nelle prime file se la spassa alla grande.<br />
Nell&#8217;atmosfera intima del cinema/aula magna, invece, si esibisce la pupilla di <strong>Herbert</strong> col suo progetto <strong>Micachu &#038; The Shapes</strong>, unione di indierock ed elettronica che rimane attualmente fuori dalla mia tazza di tea per cui meglio tornare all&#8217;aperto per i <strong>Buraka Som Sistema</strong>, uno dei gruppi con più hype del momento.<br />
Il collettivo formato da un Dj, un percussionista e tre vocalist spinge agli estremi i limiti del crossover, centrifugando insieme attitudine HipHop, percussioni house (di quelle che tanto piacciono a <strong>Kevin Saunderson</strong>), ultra bassi con ritmiche dubstep ed espliciti omaggi alla commerciale italiana di metà anni &#8216;90 e inizio 2000: <strong>Snap!</strong> e <strong>Benny Benassi</strong>. Ok divertente ma, siccome un bel gioco dura poco, consiglierei loro un live di non più di mezz&#8217;ora, quanto invece a chi li definisce the next big sensation beh posso solo rispondere con un <em>don&#8217;t belive the hype</em>.<br />
Sono le due ed è il momento di colui per il quale mi sono sparato 10 ore su un lurido treno costato l&#8217;ira di Dio: <strong>Laurent Garnier</strong>.<br />
Serve ancora che vi spieghi di chi stiamo parlando? Di come ha iniziato la sua carriera al leggendario <strong>Hacienda</strong> di Manchester e di come oggi si parli addirittura di un film estratto dalla sua biografia bestseller in Francia?<br />
Laurent è uno di quei geni poliedrici a cui potrebbe venir bene qualsiasi cosa, un cuoco a cui bastano pochi semplici elementi per preparare prelibatezze da gourmet, un raffinato direttore d&#8217;orchestra che fa sudare il vigoroso Funktion One come il più aggressivo dei Dj hardcore facendo girare 3 ottimi musicisti (e il producer <strong>Scan X</strong>) al posto dei vinili.<br />
Il concerto è un turbine di atmosfere che vanno dall&#8217;house, al dubstep ai breaks e al jazz: <em>chissenefrega</em> se non c&#8217;è la cassa dritta! L&#8217;impatto sonoro è così emotivamente devastante che stare fermi è impossibile fino ad arrivare al climax dell&#8217;ultimo singolo <em>Gnamankoudji</em> e del super classico <em>The man with the red face</em>, con al sax proprio Monsieur <strong>Philippe Nadaud</strong>, che scatena il degenero più assoluto!!<br />
A riportare tutti coi piedi per terra ci pensano gli <strong>A Critical Mass</strong>, vale a dire <strong>Ame</strong>, <strong>Dixon</strong> ed <strong>Henrik Schwarz</strong>, colonne portanti della corrente cosiddetta <em>nuhouse</em> facenti riferimento all&#8217;etichetta berlinese <strong>Innervisions</strong>.<br />
Melodie eteree e arpeggi suggestivi si rincorrono su un morbido beat a 120 bpm, la velocità del cuore umano, forse non proprio adatti a quell&#8217;ora (non sarebbe stato meglio scambiarli con <strong>Kenny Larkin</strong> venerdì?) ma davvero piacevoli.<br />
Intanto nell&#8217;aula magna un noise assordante pone fine al catarchico live dell&#8217;ex <strong>Throbbing Gristle</strong> <strong>Peter Christopherson</strong> e tocca ai <strong>Salem</strong> salire sul palco. La formazione wave di Chicago, 2 sintetizzatori e una voce, ricorda nel look gruppi storici degli anni &#8216;80 come i <strong>Visage</strong> mentre nei modi, bevendo e fumando al posto di suonare, pare più una brutta copia dei nostrani <strong>Skiantos</strong>, che però on stage si preparavano la pasta e quella sì che era arte. Insomma a questi cari depressi ragazzi americani consiglierei di non esagerare col tavernello diluito nel quaalude.<br />
A chiudere il programma della sala è <strong>Actress</strong>, con un fuori contesto e per di più sfortunato ableton dj set sempre in crash.<br />
La conclusione dell&#8217;evento spetta invece ad una vera LEGGENDA della console che ha fatto ballare almeno 3 generazioni di clubbers: <strong>Francois Kevorkian</strong>.<br />
58 anni e picchiare forte con la rabbia di un punk adolescente ma con la consapevolezza di chi sa con certezza dove vanno incastrati i dischi, tasselli di un puzzle chiamato dancefloor, Francois è un fine artigiano che ci regala due ore di alta classe con un set Techno propriamente detto: bpm sostenuti e groove a non finire, andando a rispolverare vinili che la moda del lento minimal ci aveva fatto dimenticare, resuscita perfino la Napoli che abbiamo amato di più, quella hardgroove firmata <strong>Rino Cerrone</strong> e <strong>Gaetano Parisio</strong>.<br />
Alle 6 i primi raggi del sole illuminano il Palazzo dei Congressi, il party è finito e si può tornare a casa contenti sognando già il nuovo appuntamento con <strong>Dissonanze</strong>.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/laurent+garnier" rel="tag">laurent+garnier</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/dissonanze" rel="tag">dissonanze</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/roma" rel="tag">roma</a></p>
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		<title>We&#8217;re the Hard Crew and yes, we know the score (Bang Face report)</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 10:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendi un treno, una metropolitana, un&#8217;automobile, un&#8217;altro treno, ancora un pulman, un aereo, aredaje col bus, la metro, due treni e da capo il pulmino.
Dieci ore di viaggio e altrettanti chili persi, ironia della sorte, nel camallarsi quell&#8217;unico  bagaglio da stiva pieno solo di roba da mangiare, ma alla fine quando ti trovi davanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendi un treno, una metropolitana, un&#8217;automobile, un&#8217;altro treno, ancora un pulman, un aereo, <em>aredaje</em> col bus, la metro, due treni e da capo il pulmino.<br />
Dieci ore di viaggio e altrettanti chili persi, ironia della sorte, nel camallarsi quell&#8217;unico  bagaglio da stiva pieno solo di roba da mangiare, ma alla fine quando ti trovi davanti alla colossale figura di <strong>Gabba the Hutt</strong> (un lucertolone gonfiabile alto non so quanti metri) capisci che ne è valsa la pena: questo è il <strong>Bang Face</strong>!<br />
Se il <strong>Bloc Weekend</strong> può essere a ragione definito <strong>IL</strong> Festival, il Bang Face è <strong>IL</strong> Rave: organizzato in uno dei residence Pontin&#8217;s, si trova a <strong>Camber Sands</strong>, un paesino del Sussex proprio sulla Manica che tra un&#8217;incantevole spiaggia di sabbia e conchiglie, un sole assurdo e prati verdi ospita per il secondo anno consecutivo la grande festa messa in piedi dalla leggenda locale <strong>Saint Acid</strong>.<br />
E appunto l&#8217;Acid è il tema principale inteso sia come suoni che come attitudine, qui siamo in pieno 1992 e il pubblico è formato da ragazze e ragazzi gioiosi, vestiti come per un party di carnevale sulla luna, col sorriso e la birra sempre in bocca.<br />
Per tre giorni la parola <em>Rave</em> torna al suo primitivo significato etimologico: <em>Delirio</em>!!<br />
Con le chiavi dell&#8217;appartamento ci viene donato anche un pacco di benvenuto comprendete: un frisbee, una tazza da tea (obviously!), occhiali 3D, spille e una confezione di saporiti (forse&#8230;io son rimasto fedele ai miei Barilla) <em>Alphabangi Spaghetti</em>.<br />
A dare il via alle danze è il compagno di sbronze che tutti vorrebbero avere: <strong>Andy <em>Ceephax Acid Crew</em> Jenkison</strong>.<br />
Un palco gigante che faticava a contenere tutta la sua attrezzatura (per non parlare dei giocattoli che venivano lanciati ai ballerini): Tb 303, Tr 909 e 707, SH 101 eccetera eccetera eccetera. Ceephax ha settato gli standard dell&#8217;evento: <em>Hardcore Acid for a motherfucker Mentalism time</em>!!!<br />
Raccontare per intero questa esperienza sarebbe impossibile senza farsi prendere dall&#8217;entusiasmo dei ricordi e iniziare a saltare sulla sedia (un pò come ha fatto nei prati un ragazzo sabato pomeriggio dopo avere aspirato del gas da un palloncino&#8230;) quindi da bravo reporter cercherò di concentrarmi soprattutto sugli elementi più rilevanti dal punto di vista artistico musicale.<br />
Per prima cosa va sottolineato come praticamente nessuno, escluso <strong>Kevin Saunderson </strong> comunque giustificato, usi Traktor per fasulli dj set alla Hawtin e i suoi derivati: qui si fa sul serio con vinili e macchine analogiche ed il Pc quando viene impiegato è per aggiungere nuove sfumature e non per risparmiare fatica a mixare.<br />
<strong>Surgeon</strong> è l&#8217;esempio definitivo di quanto detto: mixa con pc e vinili indifferentemente e costruisce uno dei set più belli del festival pardòn rave!<br />
Tra l&#8217;altro l&#8217;uomo in maschera supporta anche la mia idea che è molto meglio quando lavora da solo che non in compagnia come ad esempio con <strong>Ben Sims</strong> e <strong>Frequency 7</strong>, un live troppo monotono che non mi ha del tutto convinto, e sorprendentemente meglio di quanto fatto sotto l&#8217;alias dei <strong>British Murder Boys</strong> in coppia con lo storico partner <strong>Regis</strong>.<br />
Gradevoli conferme il dj set di <strong>IF</strong> nelle vesti di <strong>Beverly Hills 808303</strong>, valvola di sfogo del suo lato acid, la performance istrionica di <strong>Otto Von Schirach</strong>, e le martellate breakcore di <strong>Venetian Snares</strong>.<br />
Sul versante dubstep invece è sempre più convincente il progetto portato avanti dal giovanissimo <strong>Rustie</strong> che riesce a fondere insieme suoni inusuali (addirittura del pop anni &#8216;80 sfruttando i classici synth aperti del genere) negli ultrabassi.<br />
Su <strong>Skream</strong> poi c&#8217;è forse ancora qualcosa da dire?<br />
E&#8217; lo <strong>Sven Vath</strong> del dubstep: carisma da vendere e sempre a cavallo tra i pezzi più catchy e quelli più oscuri. Con lui in consolle la gente accorre in massa e va sempre fuori di testa.<br />
A conquistare il mio cuore sono però <strong>Caspa</strong> e <strong>Zomby</strong>, il primo con una selezione tagliagambe da perderci fiato e cervello (con tanto del suo remix di <em>Wrong</em> dei <strong>Depeche Mode</strong> che è una hit della Madonna su cui mi son sgolato), quindi il secondo, vero <em>homo novus</em> della scena, capace di passare da ritmiche dirtte dal sapore old school (d&#8217;altronde il suo album di debutto si intitola giustamente <em>Where were you in 1992? </em>) a battiti futuristi ancora inesplorati.<br />
Finiamo col capitolo sulle leggende, se da una parte ho sentito poco di un <strong>Alec Empire</strong> bello cattivo, dall&#8217;altra mi son potuto godere per intero il live degli <strong>808 State</strong>, ormai dei signori di mezza età con tanto di pancia e fiatone, ma ancora in grado di regalare forti emozioni suonando tutto il loro repertorio dal vivo con tastiere, tamburi e chitarre.<br />
Parziale delusione Kevin Saunderson che sul più bello si vede staccare i piatti da un security troppo zelante, e povero <strong>Lory D</strong> sfortunato a romepersi una gamba e a dover per forza restare a riposo (rimettiti in fretta Grande!!!).<br />
<strong>Radioactive Man</strong>, invece, proprio una chiavica ma <em>ahò</em> uno su mille ci può anche stare.<br />
Degli <strong>Altern 8</strong> invece sono innamorato pazzo e stavolta al gran completo tutti e 3 (sì lo so che voi pensavate fossero 2 ma in realtà son sempre stati 3), e a differenza del Bloc dove avevan proposto il dj set, qui sono con il loro live quindi tutti a saltare intonando <em>Evapor8</em>, <em>Move your body</em> e <em>Frequency</em>.<br />
Per concludere dobbiamo davvero ringraziare Saint Acid e la sua Hard Crew per averci fatto questo meraviglioso dono che è il Bang Face: in queste notti (e anche in questi giorni grazie agli impianti privati che hanno permesso di montare negli chalet) abbiamo <em>giocato</em> tutti insieme con l&#8217;unico scopo di sentirci uniti e ritrovare un&#8217;innocenza ormai perduta o quanto meno dimenticata in fondo a noi stessi, arrivando a comprendere la vera essenza del termine <em>Rave</em>.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/figate che a raccontarle non ci credi" rel="tag">figate che a raccontarle non ci credi</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/bang+face" rel="tag">bang+face</a>,<a href="http://www.technorati.com/tags/rave" rel="tag">rave</a></p>
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		<title>Il report del concerto dei Prodigy alla Wembley arena</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 13:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ok, mi è passata, mi sono ripreso, posso scriverne.
Non è vero, non mi è ancora passata, ma ne scrivo uguale.
Partiamo dalla fine: è stato oltre ogni più rosea aspettativa, per cui chi volesse semplicemente sapere se mi è piaciuto può smettere di leggere qui e andare a cercare dei video su Youtube.
Ok, lo aspettavo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, mi è passata, mi sono ripreso, posso scriverne.</p>
<p>Non è vero, non mi è ancora passata, ma ne scrivo uguale.</p>
<p>Partiamo dalla fine: è stato oltre ogni più rosea aspettativa, per cui chi volesse semplicemente sapere se mi è piaciuto può smettere di leggere qui e andare a cercare dei video su Youtube.</p>
<p>Ok, lo aspettavo con ansia e di recente credo di aver adeguatamente sfrangiato le palle a chi mi legge parlandone spesso e volentieri , ma ho l&#8217;attenuante: quando ero ggiovane e andavo a un liceo veterocomunista in cui tutti ascoltavano solo ska e punk e io ero il tamarro della situazione, Experience (che ho scoperto molto in ritardo) e Music for the jilted generation sono stati i dischi della mia ribellione adolescenziale, per cui l&#8217;adorazione che ho verso Liam Howlett è tale che potrebbe anche mettersi a fare dischi campionando solo Califano senza perdere punti.</p>
<p>Premessa doverosa, quindi: il mio giudizio non è assolutamente obiettivo nè vuole esserlo, sono un fan e non me ne vergogno, eccheccazzo, ognuno è fan di qualcosa nel suo piccolo.</p>
<p>Ma iniziamo il resoconto della serata partendo dal pre, che è comunque meritevolissimo: la lochèscion, la Wembley arena, è praticamente un incrocio tra la compostezza di un teatro, soprattutto nel foyer, e le dimensioni di un megapalazzetto tipo il Forum di Assago, in sostanza una di quelle strutture possibili solo a nord delle alpi; arriviamo con un anticipo esagerato per aver sottovalutato l&#8217;immane rapidità dell&#8217;underground londinese, prima ancora dell&#8217;apertura dei cancelli e il primo fenomeno a lasciarmi stupefatto è la compostezza della coda, assolutamente non &#8220;all&#8217;italiana&#8221;.</p>
<p>Perquisizione di rito come in quasi tutti i locali pubblici inglesi, giretto nel foyer per comprare la maglietta e un paio di hot dog di plastica e cerchiamo i nostri posti, ovviamente liberi e neanche troppo lontani: sta già suonando un ignoto, tal dj Horx, che solo ora guardandogli il myspace scopro essere non solo il supporting dj ufficiale dei Prodigy, ma anche una delle menti della XL e soprattutto il signor Positiva records, che ha stampato roba tipo &#8220;i like to move it&#8221; dei Reel 2 reel e &#8220;seven days &#038; one week&#8221; di BBE, anche come The bucketheads &#8211; &#8220;The bomb&#8221;, megahit housecommerciale 90s e &#8220;Circles&#8221; di Adam F, uno dei più bei dischi d&#8217;n'b di sempre&#8230;mica pizza e fichi, e infatti il suo set è veramente una meraviglia di suoni che arrivano direttamente dagli anni 90 senza passare per il terribile filtro del nu-sarcazzo&#8230;standing ovation per lui.</p>
<p>Ma le sorprese non sono finite: arriva il supporting act ufficiale, Dizzee Rascal, che conosco praticamente solo di nome, ed è molto piacevole: mischia a dovere hip hop, dubstep, grime e techno senza soluzione di continuità, mantenendo come unico filo conduttore i propri virtuosismi da MC; davvero bello, davvero coinvolgente, davvero sorpresa, ma al ventesimo &#8220;make some fuckin&#8217; noise&#8221; in 10 minuti la qualità migliore del suo set diventa che dura solo un&#8217;ora e si leva dal cazzo in fretta: promosso, ma a piccole dosi.</p>
<p>Ormai il party è iniziato a dovere e per fortuna dura poco anche l&#8217;intermezzo necessario a montare il luna park di Liam, dove &#8216;per fortuna&#8217; non è dovuto tanto all&#8217;intermezzo in sè per sè quanto all&#8217;ingombrante e fastidiosa presenza di Dj Hervè a sonorizzare il lasso di tempo con della roba veramente troppo troppo troppo inglese, a cavallo tra il &#8220;infilo dentro due dischi dubstep a caso perchè fa figo&#8221; e lo scorreggione più banale: comunque ti tira in mezzo perchè sei già contento che stai per sentire i Prodigy e perchè l&#8217;impiantone ti fa vibrare anche le gengive, ma col senno di poi davvero una palla atroce.</p>
<p>Ridendo e scherzando, quindi, s&#8217;è fatta una certa e sono ancora asciutto, pulito e ignaro del fatto che nel giro di meno di due ore sarò sudato come non s&#8217;era MAI visto, ma appena si spegne tutto e la sirena annuncia &#8220;World&#8217;s on fire&#8221; realizzo.</p>
<p>No, forse non ho ancora realizzato, forse &#8211; mi dico &#8211; vado a casa con le ascelle un po&#8217; pezzate, ma chissenefrega, torno in hotel e faccio una doccia.</p>
<p>Rimango di quest&#8217;idea per tutta &#8220;Their law&#8221;, ma mentre grido &#8220;fuck&#8217;em and their law&#8221; e poi &#8220;insane, insane, insane&#8221; su &#8220;Breathe&#8221; e canto &#8220;Omen&#8221;, sento la gola cedere e penso che ok, andrò a casa con le ascelle un po&#8217; pezzate e con la voce roca.</p>
<p>Paradossalmente, comincio a fare le prime goccioline sulla fronte sulla traccia più lenta, che si rivelerà poi essere l&#8217;unico momento per prendere fiato &#8211; si fa per dire &#8211; dello show: ma grazie al cazzo che sudo, è &#8220;Poison&#8221;, oltretutto conclusa con un minireedit live da un paio di minuti con la metrica dubsteppeggiante e il vocal spezzettato che valeva da solo il prezzo del biglietto.</p>
<p>Da lì in poi è delirio allo stato brado: Keith, che ancora praticamente non s&#8217;era visto perchè la scena la teneva quasi da solo Maxim, manda il compare a riposarsi qualche minuto e si prende i suoi meritati applausi con una &#8220;Firestarter&#8221; che anche da lontano dov&#8217;eravamo seduti noi suona come un pugno in faccia lungo cinque minuti, grazie anche all&#8217;aggiunta del muro di schitarrate aggiuntive; dopo una schiaffeggiata così, in pieno stile prima-ti-meno-poi-ti-ribbalto alla Liam Howlett, i ragazzi infilano una combo &#8220;No good (start the dance)&#8221;-&#8221;Warrior&#8217;s dance&#8221; e io sono definitivamente spettinato e sudato fradicio pur avendo (fortunatamente) la persona più vicina a qualche metro di distanza.</p>
<p>E ancora, non ci si fa mancare niente: prima di prendere fiato per meno di un minuto c&#8217;è tempo per &#8220;Voodoo people&#8221;, ma è dopo il break, su &#8220;Invaders must die&#8221;, che perdo ogni cognizione logica, sbatacchiato in su in giu a destra e a sinistra dalle cannonate di Liam.</p>
<p>Ok, fin qui hanno fatto praticamente tutte le tracce &#8220;grosse&#8221;, cosa tireranno fuori ora? Avranno già finito? No, sorpresa! &#8220;Blows your mind, drastically, fantastically!&#8221; non c&#8217;è Kool Keith a cantarla e Maxim si arrangia come può, ma &#8220;Diesel power&#8221; in una nuova versione live è veramente un missile terra-aria; e ancora, tutti parlano di revival 90s, vuoi non fare almeno una traccia da Experience? Voila, &#8220;The horns of Jericho&#8221; e siamo a un rave illegale sulla M5.</p>
<p>E&#8217; passata un&#8217;ora e sembrano dieci minuti, dieci minuti passati in un altoforno correndo i 400 ostacoli visto lo stato in cui mi trovo: la maglietta è completamente inzuppata, grondo da ogni poro, ho persino i jeans pezzati e come me, se non peggio di me, tutti gli altri presenti, Prodigy compresi.</p>
<p>Ma Liam si risparmia/ci risparmia? Quando mai! &#8220;Change my pitch up, smack my bitch up!&#8221; ok, inflazionatissima, l&#8217;ho sentita così tante volte che quasi non ne posso più, ma sentita così, con le gambe che fanno male dopo un&#8217;ora a saltare e il resto del corpo e dei vestiti ormai coperti da uno spesso strato di sudore, con la bassata che ti colpisce lo stomaco e le percussioni alte che ti prendono a ceffoni in faccia, è come se non l&#8217;avessi mai sentita.</p>
<p>Non ce la faccio più, Liam e i suoi mi hanno veramente distrutto a colpi di cassa, muraglioni di synth e ritmiche spezzate ma drittissime ma spezzate ma drittissime, e Liam lo sa e decide di farci gridare tutti &#8220;Take me to the hospital&#8221;&#8230;e siamo ancora al rave di prima, negli anni 90, stavolta rivisitato in chiave moderna, ma non troppo perchè il colpo di grazia finale, per farci cantare tutti e mandarci a casa col sorrisone fino alle orecchie è ancora anni 90 ma di quelli veri, è &#8220;Out of space&#8221;.</p>
<p>Luci accese e la melodia di &#8220;Stand up&#8221; ci manda a casa striscianti, distrutti e con uno dei migliori show di sempre ancora negli occhi, nelle orecchie e nello stomaco che cesserà di vibrare solo moooooolto dopo.</p>
<p>Morale: tutte le tracce &#8220;famose&#8221; di Music for the jilted generation e The fat of the land, un paio di sorprese da Experience, ovviamente un sacco del nuovo Invaders must die&#8230;e Always outnumbered, never outgunned? Pissed, ignorato completamente: si sa che è l&#8217;album più debole dei cinque, si sa che a Liam stesso non piace (ho letto un&#8217;intervista su Time out London in cui lo definisce una caduta necessaria per riuscire ad arrivare al nuovo album), ma la scelta, peraltro non ripetuta il giorno dopo visto che a detta del Melkio un paio di tracce le hanno fatte (ma non hanno fatto No good!), di tralasciare del tutto un intero album su cinque mi ha lasciato sorpreso, nè piacevolmente nè negativamente, solo sorpreso.</p>
<p>Ad ogni modo, a parte questo è stato forse il miglior concerto che abbia mai visto: ok, sono un fan, ma cazzo di live show che fomentino così tanto io davvero non riesco a farmene venire in mente.</p>
<p><a href="http://www.raibaz.com"><strong>Raibaz</strong></a></p>
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		<title>Memories of the near Future (Bloc Weekend ‘09) Day 2</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 22:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo ricordo che ho del mio secondo giorno in quel di Minehead è di una simpatica anima in pena che verso mezzogiorno bussa alla finestra della cucina, forse atratto dal profumo della nostra pasta al sugo, per farfugliare un messaggio incomprensibile, e quindi allontanarsi sconsolato avvolto in un esquimo a mò di francescano nel saio ma ai piedi al posto dei sandali calzava scarpe completamente diverse l&#8217;una dall&#8217;altra.<br />
La Tv, grazie al canale via cavo <strong>BLOC TV</strong>, passa in continuo i live della scorsa edizione, e film di kung fu da intenditori, permettendoci un comodo relax sul divano prima di un altro bel giro in piscina a provare la macchina delle onde e lo scivolo col canotto.<br />
Non esagero se affermo che l&#8217;atmosfera è quella di un bizzarro asilo infantile dove GIOCARE è la parola d&#8217;ordine alla base di ogni attività. Anche il rapporto con le ragazze è diverso, nessuna strategia o rituale d&#8217;accoppiamento stile ruota del pavone, è tutto molto più elementare e diretto perchè, come ai tempi della summer of love, qui nessuno ha secondi fini o desideri egocentrici.<br />
Il sabato la festa inizia già alle sei con il concerto di una vera leggenda vivente: <strong>Lee &#8220;Scratch&#8221; Perry</strong>.<br />
Tuttavia a causa di un suo ritardo (d&#8217;altronde oh c&#8217;ha pure 80 anni suonati!!!) dobbiamo modificare il piano di battaglia e prendiamo una delle migliori decisioni della nostra vita: andare a sentire <strong>Ulrich Schnauss</strong>.<br />
Il musicista tedesco ha da poco iniziato a suonare quando arriviamo, ma il suo non è il classico live PA da Dj da club: siede su uno seggiolino da pianoforte, spalle al pubblico, e con la grazia di un pianista accarezza sintetizzatore e computer dando vita ad uno spettacolo suggestivo ben valorizzato da luci e videoproiezioni.<br />
Schanuss tratteggia eterei paesaggi di pura melodia incupiti da battitti IDM, in alcuni momenti non si riescono sul serio a trattenere le lacrime agli occhi e la pelle d&#8217;oca sarà una costante di tutto il live. Alla fine quella di Ulrich sarà riconosciuta come la migliore esibizione del festival.<br />
Nel mentre che ci riprendiamo da questo trip di sentimenti sdolcinati da donnette è finalmente arrivato l&#8217;artista jamaicano padre fondatore del Dub: a lui si deve gran parte della musica elettronica moderna e, vederlo sul palco, accompagnato per altro da una band coi <em>controcazzi</em>, per usare un termine tecnico, agghindato con un cappello sul quale colleziona una tonnellata di immagini votive (in stile <strong>Mr T</strong>), ed una giacca da cui ancora ruggisce il grande leone rastafariano non ha prezzo!<br />
Provate almeno a immaginarvelo questo arzillo nonnino dalla voce impastata a cantare di ganja e libertà per poi salutare il pubblico con un sincero e complice &#8220;<em>I love your style, I love your style </em>&#8221; che fa scattare immediatamente l&#8217;applauso.<br />
Il tempo dei ritmi rilassati ormai sono finiti, da ora in poi ci sarà solo <em>il tempo delle catene</em> a fomentarci a colpi di breakcore.<br />
<strong>Tim Exile</strong>, è il McGuyver della situazione: ricava colpi di cassa dal campionamento in real time della sua stessa voce, o delle urla del pubblico, per non parlare di una violoncellista chiamata a fungere da <em>plug in carne ed ossa</em>, o del servirsi di un joystick da videogiochi come controller midi per poter suonare girovagando tra la pista.<br />
Forse è a causa di questa eccessiva genialità che trovo il live di <strong>Clark</strong> ordinario: potente e preciso ma senza sorprese.<br />
Decidiamo quindi di andare a sentire la seconda parte del set di <strong>Egyptian Lover</strong>, il <strong>Barry White</strong> dell&#8217;electro: passionale, carismatico, fin dagli anni &#8216;80 è sempre stato uno dei figli prediletti della <strong>Roland Tr 808</strong>.<br />
Quando termina il set tutto si calma come prima di una tempesta, d&#8217;altronde adesso tocca all&#8217;ospite d&#8217;onore del BLOC 2009, colui che è diventato riferimento per un&#8217;intera categoria musicale, signore e signori: <strong>Richard D. James</strong> meglio noto come <strong>APHEX TWIN</strong>!!!!<br />
Grazie alle manovre ai visual del designer <strong>Tim Hecker</strong>, lo show prende le forme di un ritorno alle ambientazioni di <strong>Terminator</strong> dove gli uomini combattono contro la supremazia delle macchine.<br />
L&#8217;apertura del set è all&#8217;insegna dei richiami agli inni rave dei &#8216;90 con la moderna 303 di <strong>The Tuss</strong>, ultima incarnazione di Richard, che sale a spezzare gambe e fiato. Il proseguio è una continua serie di frustate sia in quarti che in breaks con Aphex, dal capello ormai corto da quarantenne borghese ed un probabile figlioletto a ronzargli intorno, che resta impassibile dietro al mixer.<br />
La velocità di battuta è 88 miglia all&#8217;ora, il flusso canalizzatore è settato sull&#8217;anno 3000 <strong>D<em>evine</em>.C<em>hristian</em>.</strong>. Questo ragazzo dall&#8217;aria tranquilla sancisce il definitivo delirio generale in un mix di violenta pulizia sonora, sporcata soltanto da quel pazzoide di <strong>Otto Von Schirach</strong> e le sue improbabili sexy ladies quando al microfono urla che stiamo ballando ad 800 bpm&#8230;segnale che è ora di rallentare e recuperare le forze per l&#8217;ultima sera.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia </strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/bloc" rel="tag">bloc</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/super+figate" rel="tag">super+figate</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/bristol" rel="tag">bristol</a></p>
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		<title>Memories of the near Future (Bloc Weekend &#8216;09) Day 1</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2009/03/29/memories-of-the-near-future-bloc-weekend-09-day-1/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 00:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[link amici]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passate solo due settimane ma è come fosse una vita fa, anzi sarei quasi tentato di considerarlo alla stregua di un bel sogno ad occhi aperti ma i miei amici, crew di infaticabili Ravers, me ne confermano la realtà.
A sto giro l&#8217;avventura è stata davvero tosta, difficile da raccontare a parole&#8230;
La terza edizione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passate solo due settimane ma è come fosse una vita fa, anzi sarei quasi tentato di considerarlo alla stregua di un bel sogno ad occhi aperti ma i miei amici, crew di infaticabili Ravers, me ne confermano la realtà.<br />
A sto giro l&#8217;avventura è stata davvero tosta, difficile da raccontare a parole&#8230;<br />
La terza edizione del <strong>Bloc Weekend</strong>, spostato dalla nebbiosa Hemsby alla stranamente assolata Minehead (provincia di quella Bristol culla del <em>wonky beat</em>) è andata al di là di ogni aspettativa: tre giorni in cui si è passati da pomeriggi a mollo nel rilassante parco acquatico indoor gentilmente offerto dalla struttura, all&#8217;ubriacarsi con le <em>KKastagne</em> al rhum della mamma di Simone, a scoprire che in questa parte d&#8217;Inghilterra si usano le creuze come a Zena e, naturalmente, alla Musica che ha occupato le nostri notti.<br />
Il primo giorno, venerdì, è votato all&#8217;insegna del dubstep e dei suoi eroi: iniziamo così la nostra maratona già alle sette di sera nella <strong>Tec:Bloc</strong> (le altre sale erano la main room <strong>Centre:Bloc</strong>, la sudatissima <strong>Red:Bloc</strong>, e l&#8217;intima <strong>Jak:Bloc</strong>) dove <strong>Ebola</strong> sfodera un bel live in chiave dub per quasi quaranta minuti per poi ingranare la quarta e tirare giù tutto a scudisciate hardcore.<br />
Il primo cambio vede salire in consolle <strong>Peverelist</strong>, terza anima della fu <strong>Skull Disco</strong>: se infatti il capo banda <strong>Shackleton</strong> ne incarna lo spirito più esotico, ed <strong>Applebim</strong> quello più londinese progressivo, Peverelist predilige il dubstep più classico intrecciando percussioni ipnotiche e circolari; i missaggi puliti sincronizzano, senza bisogno di alcun pc, vinili dal battito irregolare.<br />
Dopo un break a base di <em>rolliing &#038; scratching</em> fornito da quel funambolo di <strong>Dj Qbert</strong>, è tempo di andare a sentire il dj set di <strong>Ital Tek</strong>, energico e mentale, e quindi la prima parte di quel <strong>Pole</strong> che tanto ricorda <strong>Martin Buttrich</strong> per la quantità di artisti a cui produce i dischi.<br />
Da mezzanotte all&#8217;una è tutto un gorgoglio di ultrabassi, valorizzati alla perfezione dagli impianti <strong>Funktion One</strong> gli stessi che regnano al <strong>Berghain</strong> di Berlino, insieme al gotha della scena: <strong>Applebim</strong>, la cui performance è stata una delle più belle dell&#8217;intero rave, <strong>Pinch</strong> capace di raggiungere profondità tali da far vibrare tavoli e pareti, quindi <strong>2562</strong> anello di collegamento tra la Berlino della <strong>Basic Channel</strong> e la Bristol di <strong>Rinse Fm</strong>.<br />
Il dancefloor risponde morbido ai nostri passi, infatti, quella diavolo di moquette so british, che domani puzzerà da morire di birra e sudore, attutisce ogni salto. Per quanto riguarda il pubblico, invece, si parla di 5000 ragazzi e ragazze con tanta voglia di divertirsi senza paranoie e con una preparazione all&#8217;ascolto nettamente superiore alla media; gli Italiani presenti sono all&#8217;incirca una trentina segno che nel nostro Paese si perde ancora del tempo dietro alle acconciature trendy di <strong>Hawtin</strong> e compagnia senza accorgersi che il resto del Mondo è andato avanti.<br />
Il main event della serata è il ritorno sulla scena rave dei <strong>Future Sound of London</strong> con un live totalmente analogico, peccato per la scelta alla <strong>Mina</strong> di esibirsi in broadcast ISDN dal loro studio. Per fortuna a consolarci dalla delusione provata ci pensa un sorprendente <strong>Rusko</strong> con tanto di basso suonato live ed Mc.<br />
Quando tocca a <strong>Kode 9</strong> prendere posto ai piatti il pubblico esplode, ed all&#8217;inizio, nonostante qualche problema di eccessiva vibrazione di un giradischi, il patron della <strong>Hyperdub</strong> porta avanti un set seguendo la neonata corrente funky del wonky beat spiazzando un pò la pista. Niente paura però, perchè dopo il primo quarto d&#8217;ora le atmosfere tornano ad essere quelle sci-fi del suo incredibile set di gennaio al Berghain, mettendo in risalto tutta la sua tecnica da turntableist.<br />
Per stasera con la ritmica half step abbiamo chiuso e andiamo da <strong>Daniel Bell</strong> sperando magari in un set retrospettivo sulla storia della <strong>Plus 8</strong>, ma ci tocca subire la seconda delusione della festa: Dan Bell propone un set in linea con l&#8217;attuale <strong>Minus</strong>, decisamente di pessimo gusto.<br />
Ripieghiamo allora sull&#8217;emergente <strong>Hudson Mohawake</strong> che propone un live ibrido di pc e giradischi. Il giovane ha sicuramente dei numeri ma a mio avviso anche molta confusione e perciò mi riservo di risentirlo in futuro.<br />
Prima di andare a dormire c&#8217;è ancora il tempo per qualche minuto del live dei <strong>Frequency 7</strong>, la coppia aperta della techno, che per l&#8217;occasione si fa accompagnare da <strong>Surgeon</strong> e <strong>Ben Sims</strong>. Il risultato dell&#8217;ammucchiata è un 4/4 liberatorio con cui sfogare le ultime gocce di adreanlina prima di fiondarci a letto col sole a far capolino dalle colline circostanti.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/bloc" rel="tag">bloc</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/dubstep" rel="tag">dubstep</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/bristol" rel="tag">bristol</a></p>
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