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	<title>frequencies.it &#187; Nightlife</title>
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	<description>a journey into sound since 2006</description>
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		<title>Blood on the Dancefloor: Regis @ Stereo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 19:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
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		<description><![CDATA[Sta diventando una tradizione inaugurare un nuovo anno di clubbing con una trasferta a Torino, la città al vertice contemporaneamente del triangolo della magia bianca (con Lione e Praga) e di quella nera (insieme a Londra e San Francisco) ma soprattutto, per quello che è il nostro campo d&#8217;esplorazione, è la punta della scena elettronica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://soundsdefygravity.files.wordpress.com/2010/10/tumblr_la8wqtaz7x1qza06jo1_500.jpg" alt="stereo" height="250" align="right" />Sta diventando una tradizione inaugurare un nuovo anno di clubbing con una trasferta a <strong>Torino</strong>, la città al vertice contemporaneamente del triangolo della magia bianca (con Lione e Praga) e di quella nera (insieme a Londra e San Francisco) ma soprattutto, per quello che è il nostro campo d&#8217;esplorazione, è la punta della scena elettronica italiana.</p>
<p>Forse sembrerà una forzatura ma a poca distanza dal <strong>Club Gamma</strong>, nostra meta, sull&#8217;altra sponda del Po, sorge la <strong>Chiesa della Gran Madre</strong>, considerata dagli occultisti il tempio più magico della città, sul cui frontone una scritta recita: &#8220;<em>ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM <strong>REGIS</strong></em>&#8221; (La nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del Re). Indizio inequivocabile sull&#8217;ospite d&#8217;onore della serata.</p>
<p><strong>Karl O&#8217;Connor</strong> da Birmingham, in arte <strong>Regis</strong>, non è solo un Dj ma è una leggenda vivente della Techno: dotato d&#8217;incredibile abilità nella produzione è stato uno dei principali responsabili della fusione tra il nuovo sound venuto da Detroit e l&#8217;industrial britannica. Nel 1991 è già protogonista indiscusso dei dancefloor di tutto il continente specie in coppia con <strong>Anthony Child</strong> meglio noto come <strong>Surgeon</strong>, con cui forma i <strong>British Murder Boys</strong>.<br />
Il suo ultimo sodalizio artistico, con l&#8217;americano <strong>Function</strong>, ha permesso la resurrezione della Techno dopo un coma decennale. Avete capito benissimo: stiamo parlando di <strong>Sandwell District</strong> e <strong>Blackest Ever Black</strong>.</p>
<p>Ma come ci si prepara per conoscere un personaggio così importante? Sarà un raffinato filosofo come <strong>Kode9</strong> o un genio con la testa tra le nuvole alla <strong>Lory D</strong>?</p>
<p>Uscito dalla stazione sono immerso in questi pensieri quando un cazzone anglofono inizia ad urlare affacciato al finestrino di un&#8217;auto. Al volante c&#8217;è <strong>Alessandro</strong> (uno dei ragazzi di <strong>Stereo</strong>) e facendomi segno di salire a bordo mi presenta <strong>Regis</strong>.</p>
<p>Avete presente il telefilm <strong>Misfits</strong>? Ecco <strong>Karl</strong> potrebbe essere tranquillamente uno dei suoi protagonisti (è identico a <strong>Rudy</strong> in tutti i sensi!!): un gentleman nascosto sotto una spessa scorza da hooligan tutto birra, battutacce, sesso e droga, insomma il perfetto compagno di scorribande notturne, che quando viene a sapere che mi sono scoppiato 2 ore di treno apposta per lui mi domanda sincero se fossi completamente scemo!</p>
<p>Tra improbabili teorie su come gli antichi Romani inventarono il genere porno <em>bestiality</em> liberando al Colosseo i leoni mentre lesbiche cristiane lottavano nel fango, e lezioni su tipici cori da stadio contro l&#8217;odiatissimo <strong>Aston Villa</strong>, arriva il primo momento serio: il soundcheck al <strong>Gamma</strong>.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2012/01/23/blood-on-the-dancefloor-regis-stereo/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>In mezz&#8217;ora di prove libere <strong>Regis</strong> mette a ferro e fuoco l&#8217;impianto con vortici dub e scudisciate di TR 909; le basi per una performance memorabile ci sono tutte.</p>
<p>Approfittando della sua commozione davanti ad un classico aperitivo italiano (&#8221;<em>voi avete del cibo incredibile! In Inghilterra pagheresti almeno 70 Sterline per una cosa del genere!!!</em>&#8220;) gli faccio un paio di domande su quella che è la notizia del mese vale a dire la chiusura della label <strong>Sandwell District</strong>. In realtà, mi spiega, il problema principale sta nel fatto che, anche se a Berlino la musica gode di ottima salute, l&#8217;industria discografica è praticamente ferma, ed a questo punto è meglio dire &#8220;<em>fuck labels!</em>&#8221; e stampare qualcosa solo quando se ne sente davvero il bisogno prendendosi tutte le libertà del caso.</p>
<p>La nostra cucina non è l&#8217;unica passione che l&#8217;artista inglese nutre verso l&#8217;Italia, e rimarca il suo amore per il patrimonio culturale del Bel Paese (oltre che, in particolare, per le donne che reggono ottimamente l&#8217;alcol&#8230;) affermando che &#8220;<em>tutti amano gli Italiani, beh forse non i Francesi, ma tanto loro sono odiati da tutti, siete voi Italiani stessi a non volervi bene abbastanza!</em>&#8221;</p>
<p>Anche a proposito dei suoi punti di riferimento <strong>Karl</strong> ha le idee chiarissime: &#8220;<em>Prima di <strong>Dan Bell</strong> c&#8217;erano i dinosauri!! Fuck <strong>Derrick</strong>, fuck <strong>Kevin</strong>&#8230;beh no, <strong>Kevin</strong> no (e non solo perchè è grosso!) ma <strong>Derrick</strong> grrr&#8230;</em> (effettivamente <strong>May</strong> è famoso per il suo caratterino: la prima volta che si incontrò con <strong>Saunderson</strong> rimediò una papagna sul muso per non essere riuscito a tenere a freno la lingua n.d.r.)&#8221;.</p>
<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/401357_332212806801995_158778877478723_1104778_1739958968_n.jpg" alt="stereo" height="380"/></p>
<p>Ma basta con i convenevoli si è fatta ora di fare sul serio, e al club <strong>Rob</strong> sta già scaldando l&#8217;ambiente con una dub tech viaggiosa ma dalla battuta sostenuta e decisa. Si accendono i semafori e al verde <strong>Gandalf</strong> scatta dalla pole position.</p>
<p><strong>Matteo</strong> è uno degli ultimi esemplari di Dj resident, capace di adattarsi all&#8217;ospite di turno, permettendogli così di proporre direttamente il proprio sound senza transizione, ma lasciando sempre l&#8217;impronta della sua personalità.</p>
<p>Appassionato di diversi stili questa sera è il suo lato Techno a prendere il sopravvento. Le chicche? <em>Baby baby</em> di <strong>Floorplan aka Robert Hood</strong> e direttamente dagli anni &#8216;80 <em>You</em> di <strong>Boytronic</strong>.</p>
<p>Una fitta nebbia di riverberi annuncia il cambio di consolle, lo sguardo da guascone sparisce per far posto all&#8217;artista. <strong>Regis</strong> è al comando.</p>
<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/407307_332212280135381_158778877478723_1104764_184559903_n.jpg" alt="stereo" height="380"/></p>
<p>Per tre lunghe ore, che sembrano scorrere compresse in pochi secondi, siamo protagonisti di uno dei migliori film steampunk mai girati. L&#8217;inizio dub richiama i tempi degli <strong>Ugandan Speed Trials</strong> con <strong>Mick Harris</strong> (<strong>Scorn</strong>), quindi è una macchina che si ribella al controllo umano come forse nemmeno i <strong>Clock DVA</strong> si sarebbero aspettati. </p>
<a href="http://www.frequencies.it/2012/01/23/blood-on-the-dancefloor-regis-stereo/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Lo show è un ibrido tra djset e live portato avanti semplicemente con un Mac e un vecchio controller midi. Gran finale con un remix della mitica <em>Infiltrate 202</em> di <strong>Altern 8</strong>; sullo sfondo uno sconsolato buttafuori cerca invano di farci smettere di saltare per poter finalmente andare a dormire.</p>
<p>Un applauso inoltre va fatto al pubblico di <strong>Stereo</strong>, che ogni volta dimostra grande preparazione ed entusiasmo ben amalgamando giovani e veterani.</p>
<p>La festa ora continuerà al <strong>Doctor Sax</strong> per l&#8217;after hour ma arrivato davanti all&#8217;entrata sento che le gambe non mi reggono davvero più e vista la distanza dalla stazione è meglio tornare indietro.</p>
<p>Come si dice da una certa altra parte: <em>don&#8217;t forget to go home</em>!!</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/regis" rel="tag">regis</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/club gamma" rel="tag">club gamma</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/stereo" rel="tag">stereo</a></p>
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		<title>BIM Festival 10th Birthday</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:56:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[anversa]]></category>
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		<description><![CDATA[Manca davvero poco tempo alla fine dell&#8217;anno e, per chiudere alla grande anche questo 2011, abbiamo deciso di partire alla volta di Anversa, per il Belgian Indipendent Music Festival o più semplicemente BIM.
Niente superstar Dj&#8217;s a questo giro, ma solo sintetizzatori, batterie elettroniche e chitarre. Mettete un paio di anfibi, vestitevi di nero, e tirate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://2011.bimfest.be/photos/b_home_172.jpg?1312720791" alt="bim" height="300" align="right" />Manca davvero poco tempo alla fine dell&#8217;anno e, per chiudere alla grande anche questo 2011, abbiamo deciso di partire alla volta di <strong>Anversa</strong>, per il <strong>Belgian Indipendent Music Festival</strong> o più semplicemente <strong>BIM</strong>.</p>
<p>Niente superstar Dj&#8217;s a questo giro, ma solo sintetizzatori, batterie elettroniche e chitarre. Mettete un paio di anfibi, vestitevi di nero, e tirate fuori tutta la vostra energia perchè qui siamo in pieno territorio <strong>EBM</strong>.</p>
<p>Il Belgio è infatti la madre patria dell&#8217;<em>Electronic Body Music</em>, genere musicale nato dal crossover tra industrial e punk elettronico tedesco sullo sfondo di uno scenario post atomico, che è stato una fonte d&#8217;ispirazione importantissima per la nascita della Techno.<br />
Tuttavia nonostante siano passati 30 anni la scena EBM è sempre seguitissima da queste parti, e di conseguenza vengono organizzati numerosi eventi dove è possibile ammirare gruppi storici che sarebbe impossibile intercettare altrove.</p>
<p>Il <strong>BIM</strong> è un vero punto di riferimento per tutti gli appassionati e per spegnere le sue 10 candeline ha portato sul palco della concert hall <strong>Trix XL</strong> leggende come <strong>Clock DVA</strong>, <strong>Front 242</strong>, e i nostrani <strong>Pankow</strong>.</p>
<p>Suddiviso tra venerdì e sabato noi abbiamo preso parte alla festa il secondo giorno incominciando già nel pomeriggio. Arrivati intorno alle 17 troviamo on stage i <strong>Flesh &#038; Fell</strong>, una band locale new wave degli anni &#8216;80 diventata culto grazie al singolo <em>Hunger</em> (1985).</p>
<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/407480_2621887620215_1045933064_2766742_1709971146_n.jpg" alt="flesh&#038;fell" height="300" align="right" />Probabilmente oggi la cantante <strong>Cathérine Vanhoucke</strong> sarà anche una madre amorevole, ma sul palco è ancora una pantera feroce.</p>
<p>Il pubblico, composto in prevalenza da over 30 (in alcuni casi con tanto di figlioletti al seguito) provenienti da ogni parte d&#8217;Europa, è bello caldo e pronto per il primo piatto forte.<br />
Direttamente dall&#8217;<strong>Hacienda</strong> di Manchester, from <strong>Factory Records</strong>: i <strong>Section 25</strong>!!</p>
<p>Quando il gruppo inizia lo show noi siamo nell&#8217;atrio a comprare qualche cd e ad ascoltare il djset da inframezzo per il cambio palco tenuto niente meno che da <strong>Dirk Ivens</strong>, leader degli <strong>Absolute Body Control</strong>.</p>
<p>Ascoltando la musica dall&#8217;ingresso pare quasi che per loro il tempo non sia mai passato, eppure una volta giunti lì davanti ci troviamo di fronte ad una giovane biondina che canta e suona la tastiera. L&#8217;arcano è svelato subito: quella ragazza è <strong>Bethany</strong>, figlia di <strong>Larry Cassidy</strong>, fondatore della band con il fratello <strong>Vincent</strong>, e della cantante <strong>Jenny Ross</strong>, entrambi scomparsi rispettivamente nel 2010 e nel 2004.</p>
<p>Per quanto la sua voce sia identica a quella della madre il suono dei <strong>Section</strong> è fisiologicamente cambiato abbracciando definitivamente la dance. Più che eseguire gli originali sembrava quasi che i ragazzi fossero ispirati dai remix house di <strong>Paul Oakenfold</strong> e <strong>Steve Osborne</strong> facendoci assaggiare una pasticca dell&#8217;<strong>Hacienda</strong>.</p>
<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/388645_2601418668504_1045933064_2755777_1397798402_n.jpg" alt="section25" height="445" /></p>
<p>Le zuccherine armonie ecstatiche dei <strong>Section 25</strong> vengono cacciate immediatamente nel cesso dagli svedesi <strong>Poupèe Fabrikk</strong> nella loro <em>belgian first ever appearance</em>.</p>
<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/396311_2621913860871_1045933064_2766783_1255601245_n.jpg" alt="pf" height="300" align="right" />Giusto per farvi un&#8217;idea su di loro provate ad immaginare i <strong>Motorhead</strong> che suonano pezzi dei <strong>Nietzer Ebb</strong>.<br />
Atteggiamento sfrontato di chi non ha un cazzo da perdere e 3 tastiere, cantante gore metal e drum machines con rumore bianco; il rock grazie all&#8217;elettronica è tornato a fare paura!!!</p>
<p>Bocciati invece gli australiani <strong>Servered Heads</strong> che nell&#8217;indecisione se essere retrò o attuali risultano soltanto vecchi.</p>
<p>Meno tamarri del previsto sono stati i <strong>Suicide Commando</strong>, nuovi idoli di casa, che hanno avuto l&#8217;onore di esibirsi in un duetto con <strong>Dirk Ivens</strong>. </p>
<p>Ancora un performer manca all&#8217;appello, praticamente il nome che da solo valeva il prezzo e la fatica della trasferta: <strong>Clock DVA</strong> (che venerdì avevano già portato in scena il loro progetto alternativo <strong>The Anti Group</strong>).</p>
<p>E&#8217; il 1978 quando a Sheffield <strong>Adolphus &#8220;Adi&#8221; Newton</strong> e <strong>Steven &#8220;Judd&#8221; Turner </strong> decidono di lavorare insieme e due anni dopo esordiranno ufficialmente per la <strong>Industrial rec.</strong>.<br />
Il loro capolavoro è <em>Buried Dreams</em> del 1989, previsione futuristica dell&#8217;evoluzione del suono elettronico.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/12/22/bim-festival-10th-birthday/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Oggi si presentano come tre scienziati in camice bianco da laboratorio pronti ad analizzare al microscopio musica e visuals.<br />
Probabilmente per motivi di copyright le versioni delle canzoni qui proposte differiscono da quelle originali anche se il degenero derivante è inalterato! <em>Fractal 9</em> e <em>The Hacker</em> sono inni immortali.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/12/22/bim-festival-10th-birthday/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>I laptop al posto della strumentazione classica li rendono un pò troppo asettici ma appare del tutto ovvio quanto siano stati influenti per i produttori techno moderni come ad esempio <strong>Jeff Mills</strong> o gli <strong>Autechre</strong>, ponendo questioni come l&#8217;estremo progresso tecnologico e l&#8217;esplorazione di nuovi mondi.</p>
<p>Alla fine ci concedono ben 3 bis!!</p>
<p>Chissà se i Maya avranno davvero ragione circa il 2012, ma se anche così fosse ora so dove trovare la giusta colonna sonora per affrontare l&#8217;Apocalisse.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/anversa" rel="tag">anversa</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/bim" rel="tag">bim</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/ebm" rel="tag">ebm</a></p>
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		<title>The Gallery: Cattaneo &amp; Howells B2B @ Ministry of Sound</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/12/02/the-gallery-cattaneo-howells-b2b-ministry-of-sound/</link>
		<comments>http://www.frequencies.it/2011/12/02/the-gallery-cattaneo-howells-b2b-ministry-of-sound/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 01:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
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		<description><![CDATA[Esistono poche passioni totalizzanti come la musica, forse giusto per la fidanzata o la mamma potrei pensare di partire per Londra il giovedì pomeriggio per ritornare immediatamente sabato mattina, dopo una giornata trascorsa per negozi di dischi e l&#8217;intera notte a ballare in uno dei club più famosi del mondo per poi correre in aeroporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/319256_10150287320422185_505432184_7039868_323491450_n.jpg" alt="mos" height="300" align="right" />Esistono poche passioni totalizzanti come la musica, forse giusto per la fidanzata o la mamma potrei pensare di partire per <strong>Londra</strong> il giovedì pomeriggio per ritornare immediatamente sabato mattina, dopo una giornata trascorsa per negozi di dischi e l&#8217;intera notte a ballare in uno dei club più famosi del mondo per poi correre in aeroporto e, prima ancora di sedersi per prendere fiato, andare a sbirciare tra le offerte dell&#8217;<strong>HMW</strong> oltre il check in.</p>
<p>Non avrei potuto scegliere periodo migliore per trascorrere un pò di tempo nella City, infatti, in appena due giorni c&#8217;era una lista di eventi così fitta e interessante da far pensare ad un festival.</p>
<p>Peccato aver impiegato più di due ore per arrivare in centro, altrimenti sarei certamente corso all&#8217;<strong>HMV Forum</strong> per provare ad acquistare un ticket per lo strepitoso live di <strong>Amon Tobin</strong> con il suo <em>ISAM</em>, oppure a godermi le installazioni a <strong>Barbarican</strong>.</p>
<p>La mattina seguente il mio primo pensiero è fare un bel giretto in Oxford street, la via dei grandi magazzini, ma soprattutto la strada che porta a <strong>Phonica</strong>, il posto migliore della città per impadronirsi delle ultime novità vinil djistiche.</p>
<p><img src="http://getinvolvedclub.com/files/gimgs/Phonica.jpg" alt="phonica" height="300" align="right" />La capitale inglese così al pari della sua storica rivale tedesca sembra soffrire meno la crisi del disco; per quanto riguarda i negozi, magari numericamente saranno diminuiti, ma è impressionante come anche nelle mega catene sia possibile trovare materiale di nicchia ed in quantità, a testimoniare che anche la qualità paga.</p>
<p>Dove invece non troverete gli album di Britney è <strong>Rough Trade</strong>, nell&#8217;East London zona Bricklane, un pilastro della musica indipendente e d&#8217;avanguardia.</p>
<p>Quando entro c&#8217;è un gruppo che sta provando sul palco in fondo al warehouse intonando dolci canzoni pop al sintetizzatore. </p>
<p>Non è raro imbattersi in concerti e conferenze da queste parti, e stavolta è il turno di una delle band apprezzate dell&#8217;anno: i <strong>Little Dragon</strong>!</p>
<p><img src="http://itphoto500x500.mnstatic.com/negozio-di-dischi-rough-trade-east-londra_140891.jpg" alt="trade" height="300" align="right" />L&#8217;album <em>Ritual Union</em> edito da <strong>Peacefrog</strong> è una bomba pop e se la giocherà per il titolo di disco del 2011, di conseguenza finisce nella mia borsa della spesa assieme allo spettrale <em>Replica</em> by <strong>Oneohtrix Point Never</strong>.</p>
<p>Inizia a farsi una certa ora e visto che per sfortuna bisognava avere l&#8217;invito per godersi il concerto (che a quanto pare si trovava dentro una cassettina del gruppo), comincio col pensare all&#8217;evento che mi ha fatto attraversare oltre 1000 km, vale a dire il back to back di, udite udite, 4 ore (!!!) tra <strong>Hernan Cattaneo</strong> e <strong>Danny Howells</strong>, pesi ultra massimi della progressive house.</p>
<p>Ospite della serata è <strong>The Gallery</strong>, un marchio storico della scena inglese, presso una discoteca altrettanto importante: il <strong>Ministry Of Sound</strong>.</p>
<p>Nel momento del suo ventesimo compleanno il mitico club di Elephant &#038; Castle ha rischiato sul serio di doversi arrendere alla speculazione edilizia (c&#8217;era l&#8217;idea di costruire un complesso residenziale proprio davanti al locale) e chiudere i battenti, ma grazie ad una petizione sottoscritta da migliaia di persone il Comune ha deciso di schierarsi dalla loro parte negando i permessi all&#8217;operazione e salvando il posto alle circa 200 persone che lavorano nell&#8217;indotto <strong>MOS</strong>.</p>
<p>Per ringraziare i propri sostenitori l&#8217;organizzazione ha deciso di regalare ad alcuni fortunati un paio d&#8217;ingressi omaggio per una serata di novembre a scelta. Noi eravamo tra questi.</p>
<p>Si vede che ne è passato di tempo da quando il <strong>Ministry</strong> era un semplice magazzino dove si andava solo per ascoltare la musica visto che non poteva vendere alcohol; adesso la sua insegna è proiettata a giorno sul palazzo accanto e la fila alla porta fa il giro dell&#8217;isolato.</p>
<p>I buttafuori sembrano combattenti dei reparti speciali tanto sono grossi e ostili; il metal detector è solo l&#8217;anticamera della sofferenza che bisogna patire per poter salire al cielo.</p>
<p>Dopo perquisizioni a prova di Al Quaeda e minacce esplicite, si riesce a fare il primo giro esplorativo nel club, il quale consiste di tre sale.<br />
La prima occupa la parte centrale ed è quella più mainstream dove una marea di hipsters di ogni razza e credo salta indemoniata su un mix di fidget, house e remix in chiave electro <del datetime="2011-12-01T09:10:04+00:00">tamarra</del> trance di canzoni pop da classifica.<br />
La seconda si trova al piano superiore, e di solito svolge il ruolo di privè; può ospitare comodamente fino ad 80 persone. Qui, tra lussuosi divanetti e bottiglie di champagne la musica è un pò più ricercata e riprende la prog più legata alla trance.</p>
<p>L&#8217;ultima pista si trova al di là di un piccolo corridoio, giusto per conservare a distanza di sicurezza lo spirito originale del club dal villaggio vacanze.<br />
La <strong>Box Room</strong> è un capannone senza poltrone, gadgets o bar, ma con il paquet, i laser, un pannello a led dietro la consolle per dare l&#8217;idea del viaggio, e più di ogni altra cosa un soundsystem perfetto in grado di rendere al meglio ogni dettaglio ed un pubblico di veri clubbers.</p>
<p>A fare gli onori di casa c&#8217;è <strong>Anil Chawla</strong>, che a colpi di groove fa decollare piano piano il dancefloor.<br />
La progressive house, a differenza degli altri generi dance, per essere suonata correttamente ha infatti bisogno di tempi lunghi per poter entrare in sintonia con i ballerini. Le prime due ore sono una questione di puro ritmo.</p>
<p>Alle due, puntuali come un orologio svizzero, salgono in cattedra <strong>Hernan Cattaneo</strong> e <strong>Danny Howells</strong>.<br />
Ora che il sudore ha oliato i motori è tempo di fare sul serio: le percussioni iniziano ad aprirsi e tra le tessiture del basso ecco inserirsi leggeri accenni melodici creando quell&#8217;effetto che in gergo prog viene definito <em>vento</em>.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/12/02/the-gallery-cattaneo-howells-b2b-ministry-of-sound/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Non si tratta di un back to back classico da un disco a testa, ma appare più come un incontro puglistico.<br />
Ogni artista a turno prende possesso dei cdj2000 dapprima per una mezz&#8217;ora e poi sempre meno fino alla fine.<br />
<strong>Hernan</strong> e <strong>Danny</strong> si sfidano incrociando il loro stile: come da previsione il primo punta tutto sulle progressioni melodiche da sorrisoni e abbracci, mentre il secondo ingrana la quarta e pesta che è un piacere.</p>
<p>E&#8217; bellissimo poter constatare la definitiva ripresa di un genere musicale che sembrava aver perso ogni slancio creativo. Oggi la prog house fa di nuovo la differenza, e come la Detroit sfoggia una forma tanto classica quanto innovativa, perchè non funzionale unicamente al ballo ma anche estremamente godibile all&#8217;ascolto con una struttura a colonna sonora piuttosto che a traccia.</p>
<p>Dimenandomi sotto la consolle cado in uno stato di armonia atemporale desiderando che la musica non termini mai. Ormai però è giunta l&#8217;ora di liberare in un colpo solo tutta l&#8217;energia accumulata lasciando partire un ritornello micidiale.</p>
<p>I titoli di coda scorrono a luci accese sulla malinconica chitarra di <strong>Oliver Huntemann</strong> e la sua <em>The End</em>.</p>
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<p>Dal prossimo febbraio <strong>Cattaneo</strong> avrà una residenza bimestrale al <strong>Ministry of Sound</strong>, e noi una ragione in più per volare a Londra.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia </strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/mos" rel="tag">mos</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/prog house" rel="tag">prog house</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/london" rel="tag">london</a></p>
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		<title>This Must Be The Place: Laurent Garnier @ Leoncavallo</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/11/21/this-must-be-the-place-laurent-garnier-leoncavallo/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 10:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[electricalz]]></category>
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		<description><![CDATA[Che cosa vuol dire esattamente essere Undrground? Dovessimo dar retta alle tonnellate di comunicati stampa che invadono siti e riviste, si direbbe che per esser considerati tali bastan giusto un nome esotico aus Berlin sul flyer e qualche riferimento musicale piazzato per lo più a casaccio, salvo poi, una volta arrivati a destinazione, trovarsi ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa vuol dire esattamente essere <em>Undrground</em>? Dovessimo dar retta alle tonnellate di comunicati stampa che invadono siti e riviste, si direbbe che per esser considerati tali bastan giusto un nome esotico aus Berlin sul flyer e qualche riferimento musicale piazzato per lo più a casaccio, salvo poi, una volta arrivati a destinazione, trovarsi ad avere a che fare con la classicissima trafila ital discotecara fatta di liste <em>Ciccio+10</em>, camicie dai colletti così inamidati da far invidia ai reali prussiani, tavoli vips da 500 Euro (con il Tavernello spacciato per Moet), l&#8217;infinito vai e vieni dal cesso (che il Gutalax sia diventata la nuova droga preferita dai giovani?), l&#8217;impianto della Chicco e per finire un Dj che mixa in fila <em>La Mezcla</em>, <em>Trompeta</em> e <em>Sky and Sand</em>.</p>
<p>Poi ci sono ragazzi come <strong>Vladi</strong> e <strong>Gero</strong>, noti nell&#8217;ambiente come <strong>The Electricalz</strong>, che <em>sbam!!</em> in due righe ti annunciano che vogliono fare un grande regalo alla loro città, Milano, portando il più grande artista elettronico in circolazione: <strong>Laurent Garnier</strong>!!</p>
<p>Le loro serate <strong>Classic</strong> presso il <strong>Tunnel Club</strong> sono la miglior situazione house del capoluogo lombardo, ma questa volta si vogliono fare le cose in grande e per questo motivo l&#8217;evento viene organizzato in un luogo molto speciale: il centro sociale <strong>Leoncavallo</strong>.</p>
<p><img src="https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-ash2/50256_139639362745606_7478_n.jpg" alt="classic" height="200" align="right" />Una scelta che si rivela vincente non soltanto a livello logistico (il Leo può ospitare comodamente migliaia di persone) ma anche simbolico: per una volta ad essere sotto i riflettori sono la passione per la musica ed il piacere di condividerla con gli altri, perchè quando scegli come location uno degli spazi occupati più famosi del Paese, e fissi il prezzo di un party del genere ad <strong>8 Euro</strong>, si lancia un messaggio chiaro: la cultura è un diritto a cui tutti devono avere la possibilità di accedere!!!</p>
<p>Alla chiamata rispondono in massa addetti ai lavori, appassionati e semplici festaioli, ma soprattutto i tanti amici conosciuti in dieci anni di clubbing con i quali è più facile incontrarsi per le vie di una qualsiasi Capitale europea che non in Italia, ma stasera non c&#8217;è <strong>Berghain</strong> che tenga!</p>
<p>I cancelli aprono già alle otto per il concerto di due band death metal americane in una delle sale esterne del Leo. Le atmosfere cupe e sature di feedback non sono esattamente il preserata ideale, non tanto per i suoni, decisamente curati e coinvolgenti, quanto piuttosto per quella voglia di suicidarti nel modo più truculento possibile (magari lasciando un bel senso di colpa ai tuoi cari) che ti trasmettono.</p>
<p>A sdrammatizzare ci pensano i padroni di casa, gli <strong>Electricalz</strong>, in back to back con i <strong>Barking Dogs</strong> (ancora non mi spiego come mai la loro <em>Fare una Donna</em> non sia diventata una mega hit nu disco&#8230;), che a colpi di cassa, anche se l&#8217;impianto era già tarato per il live successivo, iniziano a far rombare i motori di quello che sarà un vero gran premio del ritmo!</p>
<p><strong>L.B.S.</strong>, Live Booth Session ma anche <strong>Laurent Benjamin Scan X</strong>, ovvero la formazione techno più interessante degli ultimi tempi.</p>
<p>Quest&#8217;anno li avevamo già incontrati in occasione del <strong>Bloc Weekend</strong> e dell&#8217;<strong>ADE</strong>, ma il loro show è un qualcosa di così eccezionale che anche solo l&#8217;idea di poter essere da un&#8217;altra parte se non a gridare sotto il palco non ci sfiora nemmeno da lontano.</p>
<p>A metà strada tra un&#8217;esibizione dal vivo e un dj set ma anche qualcosa di più, <strong>Laurent Garnier</strong> per l&#8217;ennesima volta dimostra al mondo di essere il migliore.</p>
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<p>Il genio d&#8217;Oltralpe è in grado d&#8217;imbastire con apparente facilità un set degno della migliore scuola detroitiana o dirigere un musicista di calibro come <strong>Benjamin Rippert</strong> alle tastiere, suggerendogli suoni e accordi (fantastico il fraseggio su <em>Crispy Bacon</em> riarrangiata con <em>French Kiss</em>), ed uno scienziato del groove quale è <strong>Scan X</strong> a cui, come ad un pugile, viene detto sistematicamente dove assestare i colpi!</p>
<p>Nel frattempo in sala è il degenero, merito anche di un ottimo sound system, con migliaia di ragazzi e ragazze presi benissimo. <strong>Garnier</strong>, grazie alla sua enorme esperienza, sa parlare con ciascuno dei presenti e ad ognuno di essi stimola i punti più sensibili. Ad un certo punto mi trovo fermo, perso/immerso in una medina sonora, nemmeno il fomentatissimo tamarro al mio fianco riesce a squotermi pensando che non mi stia divertendo abbastanza, ma io sto viaggiando lucido e la mia mente di fermarsi non ne vuole nemmeno sentire parlare.</p>
<p>Ad un tratto però, scatta qualcosa e mi ritrovo a saltare abbracciato agli amici cantando a squarciagola.</p>
<p>Carica a 300 e libera una dietro l&#8217;altra <em>Gnanmankoudji</em> e <em>The Man with the Red Face</em>, avrai un popolo resuscitato, unito e pronto per l&#8217;immediata rivoluzione!!!</p>
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<p>Durante la performance è successo di tutto: furiose scariche di 909, guerre dei mondi a colpi di cannoni al plasma e viaggi nell&#8217;ignoto iper spazio, eppure il tutto è stato sviluppato come un unico groove senza soluzione di continuità.</p>
<p>Dopo ben quattro ore di overdose adrenalinica si torna coi piedi per terra e si applaude di cuore, tributando il giusto ringraziamento agli artisti e alla crew che ha reso possibile quello che sicuramente sarà ricordato come l&#8217;evento dell&#8217;anno.</p>
<p>La Milano da bere, dei nani e delle ballerine è lontana anni luce.</p>
<p><em>Never for money, always for love.</em></p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/electricalz" rel="tag">electricalz</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/laurent garnier" rel="tag">laurent garnier</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/leoncavallo" rel="tag">leoncavallo</a></p>
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		<title>Amsterdam Dance Event 2011. Il Report</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/10/26/amsterdam-dance-event-2011/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 15:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[ade]]></category>
		<category><![CDATA[amnsterdam]]></category>
		<category><![CDATA[figate]]></category>
		<category><![CDATA[techno]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordo quando negli anni &#8216;90 sfogliavo le paginette di Discoid (l&#8217;allora Bibbia della Club Culture italiana) e rimanevo impressionato dalla quantità di artisti che si riunivano per le coventions in Italia (il fu SIB a Rimini) e all&#8217;estero per eventi come il WMC di Miami, il Midem di Cannes e l&#8217;Amsterdam Dance Event. Per quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.funkyhousemusic.com/wp-content/uploads/2011/09/WunderbarADE2011-e1313326655408.jpg" alt="ade" height="300" align="right" />Ricordo quando negli anni &#8216;90 sfogliavo le paginette di <strong>Discoid</strong> (l&#8217;allora Bibbia della Club Culture italiana) e rimanevo impressionato dalla quantità di artisti che si riunivano per le coventions in Italia (il fu <strong>SIB</strong> a Rimini) e all&#8217;estero per eventi come il <strong>WMC</strong> di Miami, il <strong>Midem</strong> di Cannes e l&#8217;<strong>Amsterdam Dance Event</strong>. Per quasi una settimana si sarebbe parlato solo di musica!!!</p>
<p>Vuoi per una line up da sogno, vuoi per l&#8217;attrazione che la capitale olandese ha sempre esercitato sui giovani di tutto il mondo, vuoi anche per la relativa vicinanza e lo sviluppo dei voli low cost ma io, prima o poi, all&#8217;<strong>ADE</strong> dovevo andare per forza; mai però avrei immaginato di farne addirittura un appuntamento fisso sul mio calendario!!!</p>
<p>Stampiamo l&#8217;ennesimo ticket <strong>Easyjet</strong> e via in viaggio insieme al <a href="http://www.raibaz.com">Baz</a> per il mio <strong>ADE</strong> numero 4!!</p>
<p>Come per le edizioni precedenti si è programmato di andare da giovedì a domenica mattina, tagliando quindi inaugurazione e chiusura, per dedicarci anima e corpo ai giorni centrali dell&#8217;evento ricchissimi di attività diurne e notturne. Peccato soltanto per i costi proibitivi degli abbonamenti che non ci hanno consentito di assistere alle conferenze che erano davvero di alto livello. </p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/10/26/amsterdam-dance-event-2011/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Quello di Amsterdam è l&#8217;ultimo happening rimasto in ambito dance ad essere ancora un&#8217;importantissima piattaforma business, pensata in primo luogo per gli addetti ai lavori (ai quali sono riservate quasi tutte le attività by day). Inoltre va sottolineato come tutte le venues della città siano coinvolte nel progetto indi percui non esiste un <strong>ADE</strong> off per turisti.</p>
<p>A noi comuni mortali non resta che consolarci con serate di clubbing furioso, sperando di aver azzeccato anche stavolta le feste migliori.<br />
La prima notte è una scommessa vinta in partenza: <strong>Laurent Garnier</strong> al <strong>Paradiso</strong> con il suo <strong>L.B.S.</strong> insieme ai fidi <strong>Scan X</strong> e <strong>Benjamin Rippert</strong>, servono commenti?</p>
<p><img src="http://www.amsterdamforfree.it/wp-content/uploads/2010/08/Paradiso-Amsterdam-02.jpg" alt="paradiso" height="300" align="right" />L&#8217;ex teatro di Leidesplein è già di per sè una cornice magnifica con un&#8217;organizzazione perfetta come vuole la tradizione del Paese coi mulini a vento popolato da un bellissimo e iper amichevole pubblico, ma quando sai che ospiterà ben 4 ore dell&#8217;Artista elettronico numero uno, beh, c&#8217;è solo da scegliere la poltrona più comoda e godersi lo spettacolo!!!</p>
<p>Sorpresa del party è il Dj in apertura, <strong>Nuno Dos Santos</strong>, dalle nostre parti conosciuto soprattutto come producer per label come <strong>Compost Black</strong> insieme al suo socio <strong>TJ Kong</strong>, mentre a &#8216;Dam è famoso per essere il resident di un altro club straordinario: il <strong>Trouw</strong>.<br />
La sua performance è il giusto warm up al Maestro d&#8217;Oltralpe: techno bella battuta con strings in crescendo in linea con le ultime uscite discografiche di Monsieur <strong>F.Com</strong>.</p>
<p>Nel frattempo abbiamo raggiunto le balconate, l&#8217;ideale per godere appieno dell&#8217;esperienza <strong>L.B.S.</strong>. Da qua su, infatti, possiamo ammirare la costruzione dello show che si apre come un dj set per poi evolversi in un live in cui <strong>Laurent</strong> diventa direttore d&#8217;orchestra.<br />
I finestroni da chiesa alle sue spalle gli conferiscono un senso di sacralità tale che pare quasi di assistere ad una messa del Papa a San Pietro.<br />
Inni celestiali come <em>The Man with the Red Face</em> e <em>Gnanmankoudji</em> ci portan quasi alle lacrime.<br />
<img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/310332_2331747806901_1045933064_2624933_659465931_n.jpg" alt="garnier" height="443" /><br />
<strong>Garnier</strong>, spinto dall&#8217;esigenza di fondere le sue diverse esperienze e di trovare la quadra dei differenti modelli performativi già sperimentati in passato, ha portato il concetto di djset su un nuovo, inarrivabile, piano: quando non trova il disco che vuol suonare nella sua borsa, lo compone direttamente live con tanto di musicisti!</p>
<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/s720x720/298592_2337782557766_1045933064_2629976_1553154165_n.jpg" alt="lbs" height="300" align="right" />Il problema d&#8217;aver assistito ad uno show così bello ed emozionante già il primo giorno è che inevitabilmente tutto quello che viene dopo sembrerà una delusione.</p>
<p>Il venerdì, trascorso il pomeriggio ad alimentare il mercato del disco tra <strong>Rush Hour</strong> e <strong>Concerto</strong>, ci rechiamo al <strong>Melkweg</strong> per il <em>Dave Clarke &#038; friends</em>.</p>
<p>Che fregatura!!!</p>
<p>Già perchè mentre il <strong>Simone KK</strong> viene coccolato da <strong>Joey Negro</strong> e <strong>Kenny Dope</strong> con a sorpresa il featuring della divina <strong>Barbara Tucker</strong>, a noi tocca la cattiveria gratuita e inutile di <strong>Len Faki</strong>, un <strong>Daniel Miller</strong> (sì proprio lui il sommo boss della <strong>Mute rec.</strong>) che anzichè raccontare antiche e oscure storie industrial suona techno come l&#8217;ultimo dei ragazzetti in gita a Berlino, un <strong>Dave Clarke</strong> spento nell&#8217;inventiva (quando si dice digitale vs analogico: forse il nostro caro Dave non ha calcolato che sì il laptop permette un mucchio di cose e da tanta praticità in più, ma per un Dj come lui, bello anche da vedere impegnato in tricks da turntableism, è assolutamente penalizzante e lo spettacolo ne esce zoppo).</p>
<p>Fortuna vuole però che in programma ci siano due gentlemen come <strong>Andrew Weatherall</strong>, che dopo <strong>Miller</strong> raddrizza il timone su lidi acid e viaggiosi, e <strong>Derrick May</strong> che da bravo padre fondatore si china sui piatti e imapartisce una lezione da manuale su come si possa picchiare mantenendo inalterata la classe e la purezza.</p>
<p><img src="http://www.beatportal.com/uploads/news/1231999978_trouw.jpg" alt="trouw" height="300" align="right" />Per sabato, invece, l&#8217;appuntamento è al <strong>Trouw</strong> per l&#8217;ultima grande celebrazione dei dieci anni di <strong>Resident Advisor</strong>.<br />
Rimango abbastanza stupito di trovare a fare l&#8217;apertura in main room <strong>Agoria</strong>, solitamente collocato in peak time, e questo mi fa andare in brodo di giuggiole pensando a quale incredibile nome possa essere l&#8217;ospite a sorpresa annunciato dal popolare sito web.</p>
<p>Quanto al set di <strong>Sebastien</strong> nulla da eccepire anzi: tre piatti per lui e tanta raffinatezza dosando l&#8217;energia come un esperto farmacista.</p>
<p>Al piano inferiore intanto reincontriamo <strong>Nuno Dos Santos</strong> stavolta assieme a <strong>Patrice Baumel</strong> in scena come <strong>360 Soundsystem</strong>. Pollice su anche per loro.</p>
<p>All&#8217;una il cambio di consolle e in cattedra sale il nostro vecchio amico <strong>Robag Wruhme</strong> che non vedavamo dai tempi dei <strong>Wighnomy bros</strong>.<br />
Purtroppo da qui in avanti ci aspetta una serie di bocconi amari: da solo <strong>Gabor</strong>, comunque molto bravo, manca di quella magica allegria e fantasia che hanno reso leggendari i suoi djset con <strong>Monkey Maffia</strong>. A sto giro niente bottiglie di vodka, sorrisoni e vinile solo tanto mestiere.<br />
<img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/319268_2337846799372_1045933064_2629996_1723697791_n.jpg" alt="robag" height="443"  /><br />
La situazione precipita (e l&#8217;incazzatura decolla) quando l&#8217;<a href="http://www.raibaz.com/2011/10/levento-danzante-di-amsterdam-anche.html">Ing. Raibaz</a> mi avverte via sms che l&#8217;ospite d&#8217;onore sarebbe <strong>Sasha</strong>, <em>The Son of God</em>, e così, quanto mai fomentato, corro come un pazzo davanti alla consolle principale.</p>
<p>Peccato che una volta lì di <strong>Sasha</strong> manco l&#8217;ombra, e che al suo posto ci siano due sconosciuti, più tardi identificati come <strong>Craig Richards</strong> e <strong>Lee Burridge</strong> riunitisi dopo anni per il progetto <strong>Tyrant</strong>.</p>
<p>Meglio sorvolare sul fatto che <strong>RA</strong> aveva sbandierato ai quattro venti l&#8217;intenzione di voler portare sul palco i nomi che hanno segnato la scena elettronica degli ultimi dieci anni!!! Diciamo che la <strong>X</strong> la usiamo per metterci una croce sopra&#8230;</p>
<p>In ogni caso il set dei <strong>Tyrant</strong> è quanto mai inconsistente perciò me ne torno al piano terra per <strong>Donato Dozzy</strong>.<br />
Sarà stata la maledizione della serata ma anche il talento di casa nostra non va oltre una techno scarna e monotona priva di quei momenti trancey che l&#8217;hanno portato al successo staccandosi troppo dal set di <strong>Wruhme</strong>. </p>
<p>Non facciamo in tempo a dispiacerci che è già l&#8217;ora di correre in aeroporto.</p>
<p>Tirando le somme non è stato un anno da fuochi d&#8217;artificio per l&#8217;<strong>ADE</strong> che ha rinunciato alla componente avanguardista (niente concerti al <strong>Bimhuis</strong>) e ad eventi unici (la festa prog house dello scorso anno al <strong>Pureliner</strong> o la sontuosa inaugurazione con <strong>D25</strong>) in favore di un maggior numero di locations. Anche nella disposizione di queste ultime è stato fatto qualche errore, per esempio mettendo troppo lontani dal centro gli studios della <strong>Red Bull Music Academy Radio</strong> e limitando l&#8217;accesso ai pre serata tenuti da <strong>J.C. Rags</strong> e <strong>Smirnoff</strong> ai soli accreditati e a qualche fortunato che ha rimediato un invito su <strong>Facebook</strong>. Infine l&#8217;aumento dell&#8217;IVA sulle attività culturali ha comportato un sostazioso aumento del prezzo dei biglietti.</p>
<p>Va comunque detto che, vista l&#8217;ambizione e la longevità del progetto, e considerato anche il periodo di crisi internazionale, l&#8217;<strong>ADE</strong> con i suoi oltre 25.000 partecipanti ha portato a casa un altro successo.</p>
<p>Speriamo solo l&#8217;anno prossimo di essere più fortunati!</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/amesterdam dance event" rel="tag">amesterdam dance event</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/olanda" rel="tag">olanda</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/electronic music" rel="tag">electronic music</a></p>
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		<title>A Kind of Blue (Theo Parrish @ Rootz)</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 17:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
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		<category><![CDATA[rootz]]></category>
		<category><![CDATA[theo parrish]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima impressione all&#8217;arrivo è quasi surreale quanto bella: zona industriale ad est di Verona ci aspetta una cascina.
Il tesseramento è d&#8217;obbligo nel circolo culturale ROOTZ Corte Radisi.
L&#8217;organizzazione, l&#8217;ambiente e la location sono sì senza pretese ma assolutamente caldi ed accoglienti e, elemento non trascurabile, tutto senza scopo di lucro.
Le aspettative della serata sono a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.electronique.it/uploaded/musicbox/theo-parrish.jpg" alt="rootz" height="300" align="right"/>La prima impressione all&#8217;arrivo è quasi surreale quanto bella: zona industriale ad est di <strong>Verona</strong> ci aspetta una cascina.</p>
<p>Il tesseramento è d&#8217;obbligo nel circolo culturale <strong>ROOTZ Corte Radisi</strong>.<br />
L&#8217;organizzazione, l&#8217;ambiente e la location sono sì senza pretese ma assolutamente caldi ed accoglienti e, elemento non trascurabile, tutto senza scopo di lucro.</p>
<p>Le aspettative della serata sono a dir poco commoventi.</p>
<p>L&#8217;educazione assoluta della sicurezza, dai visual  in stop motion azzeccatissimi, al sound pulito e perfetto, al servizio bar sorridente e piacevolmente coinvolto, al rispetto dei decibel e delle nostre stesse orecchie, tant&#8217;è vero che nemmeno sembrava di essere in Italia, alla GENTE che per un insolito meccanismo si autoseleziona e fa da carburante per <strong>Mr. Parrish</strong>; il risultato è classe è di una superba qualità. </p>
<p>Un piccolo angolo di “paradiso” si ritaglia nel cortile, tra le vigne e le piante di pomodoro, un divano per la comodità degli ospiti, è elemento molto gradevole e da un tocco di design.<br />
Due silos alla porta sono illuminati da una luce rossa che ci da un caldo benvenuto.</p>
<p><a href="http://www.frequencies.it/wp-content/2011/09/roots1.jpg"><img src="http://www.frequencies.it/wp-content/2011/09/roots1-300x225.jpg" alt="tv" title="roots1" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-2507" align="right"/></a>Una volta all&#8217;interno, una tv sul canale zero e poltrone anni &#8216;60, un divano impasta di un sapore in parte dentro e in parte fuori dal tempo. Un&#8217;altra piccola intima sala accoglie chi sente la fatica e preferisce la calma. Due zone bar lavorano e cercano di far evitare file e disguidi vari.</p>
<p>Nella sala principale l&#8217;impianto si scalda con <strong>Dj Twice</strong> ed il suo sound pieno zeppo di groove.<br />
Questo giovane artista è immerso nell&#8217;hopping, passando dall&#8217;old school alla disco al funk al soul introducendo con classe l&#8217;ospite atteso della serata: <strong>Theo Parrish</strong>.<br />
James Brown, R&#038;B raffinato e di classe, stile senza spocchia, marchio di questa cricca di personaggi nettamente avanti, avvolge tutto da un basso corposo e veramente tosto.</p>
<p><a href="http://www.frequencies.it/wp-content/2011/09/twice.jpg"><img src="http://www.frequencies.it/wp-content/2011/09/twice-300x201.jpg" alt="twice" title="twice" width="300" height="201" class="alignright size-medium wp-image-2512" /></a>Non si può che dire che la preparazione al trip detroitiano sia più che adeguata, ci regala un preascolto deciso e personale, <em>d&#8217;anima nera</em> nell&#8217;accezione più positiva del termine. <strong>Twice</strong> trasmette, lascia e regala già sovente alcuni sorrisi&#8230;(vero leit motiv della serata)<br />
Molto comunicativo, fa un racconto, ci spara una storia di carattere, buttandoci un vero e proprio trasporto  fisico oltre ad un&#8217;eccellente e delicata professionalità.</p>
<p>Interrogati sulle loro prospettive future la Crew del <strong>ROOTZ</strong> risponde: &#8220;<em>un passo che vorremmo fare è offrire un letto ai più carichi, ai più entusiasti del nostro lavoro e felici di seguire i nostri stessi intenti nei confronti della musica, siamo ragazzi che han passato, e la passano ancora, una vita dall&#8217;altra parte del bancone</em>”; a dimostrazione con che tipo di persone abbiamo a che fare.<br />
GRANDI!</p>
<p>Il pubblico piano piano arriva e si carica, viene trascinato in un&#8217;onda lenta e fluida.<br />
L&#8217;attesa è trepidante.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/09/30/a-kind-of-blue-theo-parrish-rootz/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>E&#8217; mezzanotte circa e <strong>Theo</strong> saluta tutti, sorride, la cascina è vivissima e lo acclama.<br />
Dubito ci sia bisogno di presentazioni, lui è il fratello, classe &#8216;72, di Kenny Dixon Jr, di Ron Hardy, Jack Masterfunk  e cresciuto a pane hot-dog e classic jazz, funk nell&#8217;atmosfere metropolitane graffittate di Chigaco.</p>
<p>Non so se avete presente quella sensazione di fanatismo di fronte ad un jazz jam session, o magari alcuni a Vasco Rossi, o alla partita della squadra del cuore.<br />
Avete presente quando l&#8217;emozione supera l&#8217;aspettativa? Che poi non c&#8217;è o c&#8217;è ma è altro;  hai atteso questo momento per anni con una devozione quasi religiosa, e adesso ti ritrovi li, a un metro, ed è come se fossi semicosciente col cuore a mille e inizi prima a sorridere e poi a ridere fino a sentire un istinto primitivo che ti porta ad abbracciare chiunque. Dentro di te, per emotività o empatia o sensazione epidermica, chiamatela come volete, oh accidenti, lo sai per certo che assisterai a qualcosa che ti lascerà qualcosa di veramente unico, il cui ricordo ti accompganerà per sempre.</p>
<p><a href="http://www.frequencies.it/wp-content/2011/09/vs.jpg"><img src="http://www.frequencies.it/wp-content/2011/09/vs-225x300.jpg" alt="vs" title="vs" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2514" /></a>Hai ascoltato i suoi dischi, cercato  ovunque, giornali riviste, blog, nei video che conosci per filo e per segno ogni minimo suono e guardando e ascoltando ti sei chiesto: sarà tutto vero?<br />
Beh gente, sì tutto profondamente vero.<br />
La sua voce grossa e fumosa, il suo sorriso storto, scanzonato, chiede scusa al pubblico per un pezzo spezzato dopo alcuni secondi&#8230;non so se sia stata l&#8217;ennesima ironia della sorte, ma qualcosa di magico fra le mura della cascina si sentiva come il profumo di brioches vicino ad un forno la mattina se si è affamati.<br />
Apre con suoni jazzati e rimandi alla black music, mette il suo marchio, i suoi puntini sulle sue “i” e per una buona mezz&#8217;ora <strong>Theo</strong> è li con noi, fa ancora parte di noi, umili esseri umani in contemplazione; la battuta è lenta ma ha tutti i crismi dell&#8217;inesorabile corsa verso quel punto fisso che spesso lui guarda ma che nessuno vede.</p>
<p>Dietro la consolle si comporta come una sorta di sensitivo ipnotico e ipnotizzato, di mistico sciamano contemporaneo, capace di graduare, modellare deformare a perfezionare il suono, le frequenze ed emozioni: la sua palla di cristallo è il suo mixer speciale, improvvisando forse, ragionando con la pancia e,di sicuro, c&#8217;è swing, funk e soul dentro di lui.<br />
E per noi tutti sono rumbe e brividi e momenti di vera e propria sincera commozione.</p>
<p>In un&#8217;ora arrivano terzine sincopate, intrise di ritmi latini e fiati che conquistano anche le anime più scettiche, è impossibile star fermi, una giostra psichedelica, è matematicamente disumano non lasciarsi andare alle sue onde lunghe e costanti, in loop sei tu per mano e mente sua.</p>
<p>La cascina si trasforma in un sambodromo in estasi e bagnata di sudore alcolico.<br />
E&#8217; un jazz man contemporaneo: <strong>Miles Davis</strong>, <strong>Coltrane</strong>, <strong>Steve Wonder</strong>, ed <strong>Hendrix</strong> shakerati insieme con una personalità freak che quasi imbarazza da quanto è bella.</p>
<p><a href="http://www.frequencies.it/wp-content/2011/09/theo.jpg"><img src="http://www.frequencies.it/wp-content/2011/09/theo-192x300.jpg" alt="theo" title="theo" width="192" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2517" /></a><strong>Theo</strong> mescola, fonde, rapisce, ipnotizza, come se ci avesse drogati. Tutti.<br />
Ha un rapporto quasi erotico con la musica e lo vive con la sua gente, sotto la consolle, e guarda la sua bellissima fidanzata a cercare un&#8217;intesa tutta loro, fa l&#8217;amore con i suoi dischi, fa fare l&#8217;amore con la sua musica nelle nostre teste.</p>
<p>Il nostro eroe pacificamente, credo senza volerlo in effetti, butta una colata di cemento su tutta quella teck-house mediocre e facilmente ottenibile, tremendamente dozzinale, che ammala la ricerca globale nella musica verso qualcosa di nuovo per davvero e che, è de ve necessariamente essere figlia del proprio tempo, ma che non dimentica ciò che è e che ne dovrebbe  fare giusta e onorata memoria.<br />
In realtà certi generi affossano il futuro e l&#8217;essenza vera del clubbing.<br />
All&#8217;italiano medio e non solo, non ci fa caso, e parla di musica interessante.</p>
<p>Ad un tratto, come se fosse in collegamento telepatico con un altro mostro sacro della Motor City esibitosi appena il giorno prima a Milano, <strong>Robert Hood</strong>, l&#8217;anima felice di Theo svanisce facendoci sprofondare tutti con sè in un viaggio scurissimo e maledettamente onirico, intriso e pastoso di desolata nostalgia e malinconia deep a livelli stellari, molto molto scura e dritta ma solletticando alcuni tra i dettami dell&#8217;elettronica anche più schietta: <strong>UR</strong>.</p>
<p>In sostanza, ci ha dimostrato in maniera molto chiara che, anche se il suo sguardo si fissa verso chissà quale porta spazio temporale, tracciandone le linee per il suo pubblico, come uno sciamano in trance, quale sia l&#8217;esatta essenza della sua anima black tra Detroit e Chicago in una performance devastante, meravigliosa, da maestro.</p>
<p>Il sentimento è visibilmente disponibile e disposto.</p>
<p>Travolgente e travolto (lui stesso da sè stesso), in qualche modo è come se espiasse tutto questo tzunami di AMORE in musica, parlando di storia della musica nera e non solo, parlando di HOUSE VERA e di elettronica seria, di significato.</p>
<p>Un groviglio di emozioni sincopate almeno come risultato regalato dal basso in perpetuarsi, che arriva diretto al diaframma di chi stava in prima linea, spezzate come il reggae tradizionale ci insegna da assoli di batteria e rimandi lenti, fiati e tappetoni  della grande tradizione, voci calde sia maschili che femminili che sembravano venir fuori da qualche disco jazz legatissimo a Nina Simone o Billy Holiday&#8230;in un canone di suoni che pare essere inverso o rubato comunque a qualche tempo ormai lontano di almeno 30 anni..<br />
Il consumato tassello sonoro della sua infanzia o della sua adolescenza lo suona e lo fa determinato sudando tutto.</p>
<p>Lo mette li,così come se fosse niente, NATURALMENTE, e lo fa attraverso dischi che rimandano per  echi  e per immagini, che raccontano a tutti di verande, tessono fila di una vita sulla strada, di scalini&#8230;di appartamenti dove all&#8217;interno gira un disco che a passarci le dita sopra forse ti ferisci&#8230; di Washinton D.C&#8230;o di Chicago..o di Detroit…delle proprie radici, della propria cultura.</p>
<p>La battuta persiste come un martello.</p>
<p>Si viaggia sognando in un&#8217;evoluzione godibile ad occhi chiusi e orecchie prontissime ad accogliere tutto; è qualcosa al quale non c&#8217;è modo di comandare, ti lega a qualcosa di indefinibile, ti spalanca il cuore perfino ad un&#8217;armonia oscura, nettamente nera, ipnoticamente deep, dritta e sporca, a voler dire: gente, io sono Chicago ma sono anche Detroit.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/09/30/a-kind-of-blue-theo-parrish-rootz/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Si pensi a <em>Love and Happiness</em>, ad una chiesa dove si canta e si mettono mani al cielo. <em>LOVE AND HAPPYNESS</em>.<br />
Ogni disco è un assalto profondo alle anime più scettiche, graffia con il funk, ti contorce le budella con un sano low fi.</p>
<p>Se chiudi gli occhi  l&#8217;hopping ti sostiene come in un momento di abbracci come usavano una volta: veri.<br />
Citando una delle sue edit più belle <em>The reason</em> di <strong>Minnie Ripperton</strong> tutto sapeva esattamente di quel testo e forse, molto molto di più.</p>
<p>Un&#8217;esperienza indimenticabile: uno staff unito e serate così non si fanno mica se non si è davvero competenti.<br />
Tanto bella che ci fa sperare che forse l&#8217;underground non è del tutto morto e che non solo la musica sia la risposta, ma appunto la ragione di tanti gesti fatti, e fatti bene, addizione di grandi teste e cuori ancora più grandi.</p>
<p><strong>Theo</strong> chiude con un frammento della sua storia, ripescando una tra le tante brillanti collaborazioni.</p>
<p>Il suo flow, continuo e discontinuo allo stesso tempo, è il tratto più intenso che mi porterò a casa all&#8217;alba.</p>
<p><strong>Theo Parrish</strong> posso dire che fa quello che vuole e quando vuole, anche dopo anni di incomprensione da parte di un certo tipo di pubblico. Questa sera si è conquistato l&#8217;ovazione della bella gente accorsa per lui in Veneto.<br />
La sua selezione, dettata dal momento, è spontanea, muscolare e viscerale; ritengo, in cuor mio, che sia tra i pochissimi Dei della Consolle in grado di fare “voli pindarici” sensati con una malta e con un carisma assolutamente unico.</p>
<p>Grazie mille al <strong>ROOTZ</strong>.<br />
                                                                                <em>Ti abbiamo voluto bene Theo.<br />
                                                                                        soul in the hole</em></p>
<p><strong>Chloe Raffey</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/theo parrish" rel="tag">theo parrish</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/rootz" rel="tag">rootz</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/house" rel="tag">house</a> </p>
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		<title>NexTech Festival. Il Report</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 08:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
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		<category><![CDATA[techno]]></category>

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		<description><![CDATA[16 settembre 2011.
ore19:30
Firenze, non troppo rovente, si presenta tinteggiata di rosa con l&#8217;aperitivo lungarno all&#8217;Easy Living &#8211; la Spiaggettina dove padrone di casa troviamo Rufus.
E&#8217; uno degli appartenenti alla grande famiglia Bosconi Rec, tra i suoi “fratelli” ci sono Mass Prod Marco D&#8217;Aquino Ennio Colaci e Fabio della Torre; proprio Marco D&#8217;Aquino da lì a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>16 settembre 2011.</p>
<p>ore19:30<br />
<strong>Firenze</strong>, non troppo rovente, si presenta tinteggiata di rosa con l&#8217;aperitivo lungarno all&#8217;<strong>Easy Living &#8211; la Spiaggettina</strong> dove padrone di casa troviamo <strong>Rufus</strong>.<br />
E&#8217; uno degli appartenenti alla grande famiglia <strong>Bosconi Rec</strong>, tra i suoi “fratelli” ci sono Mass Prod Marco D&#8217;Aquino Ennio Colaci e Fabio della Torre; proprio <strong>Marco D&#8217;Aquino</strong> da lì a poche ore aprirà al <strong>Moritz Von Oswald Trio</strong> con il suo live all&#8217;ex <strong>Stazione Leopolda</strong> durante il <strong>Festival NexTech</strong>.</p>
<p>Alla “Spiaggettina”  il tempo passa veloce tra uno spritz e l&#8217;altro, le persone sono coccolate dai sentori soulful e dai retaggi &#8217;80s ricercati; si passa dal funk alla disco all&#8217;house classic in un batter di ciglia!<br />
L&#8217;atmosfera è piacevolmente elegante, profonda e al contempo freak: il risultato, fra l&#8217;altro visibile, è che il target da “città da bere” viene annullato  dall&#8217; ecletticismo e alla colta raffinatezza di <strong>Rufus</strong> dimostrata e ribadita ormai da un po&#8217; di tempo nel suo programma radiofonico <em>QuattroQuarti</em> dove ci propone soluzioni selezionatissime di musica da club.</p>
<p><img src="http://www.nextechfestival.com/Immagini/2011/Artisti/marcodaquino.jpg" alt="nextech" height="200" align="right"/>Ore 21.30 <strong>NEXTECH FESTIVAL! DAY 2</strong><br />
<em>Marco D&#8217;Aquino aka Dukwa (IT) live</em></p>
<p>Il primo a entrare in scena è questo ragazzo giovanissimo, classe 1990, che, nonostante l&#8217;età, non pecca di arroganza nella sua performance sul palco, ma inizia il suo live con delicatezza e senso compiuto.<br />
Dopo una mezz&#8217;ora Marco cambia completamente, cresce e spazia &#8211; regala alla location tutta la sua formazione: giusta e perfettamente coerente rispetto a chi salirà dopo di lui.<br />
Termina con classe, carattere ed erudizione facendoci capire che i suoi ascolti, oltre all&#8217;ovvia matrice berlinese da clichè djistico, ci rimandano vagamente anche all&#8217;old school e ad un amore per il funk e ad un qualcosa, che credo siano amore e passione, gli sia arrivato in assoluto dalla techno detroit.<br />
Largo alle nuove leve! </p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/09/22/nextech-festival-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p><img src="http://www.littlewhiteearbuds.com/wp-content/uploads/2010/02/Moritz_von_Oswald_Trio_mvot.jpg" alt="nextech2" height="200" align="right"/><strong>Moritz von Oswald</strong>, la metà di <strong>Basic Channel</strong>, divenuto una delle più influenti figure dell&#8217;elettronica mondiale. Una figura qualsi mitica, che ha deciso di apparire pubblicamente solo da pochi anni.<br />
Nel 1980 è stato percussionista per <strong>Palais Schaumburg</strong> e <strong>The Associates</strong>, ma segue la musica elettronica dalla fine degli anni &#8216;80 e primi anni &#8216;90 .<br />
Lo ha fatto prima in <strong>2MB</strong> e <strong>3MB</strong> (con <strong>Thomas Fehlmann</strong>), e in seguito ha co-fondato l&#8217;etichetta <strong>Basic Channel</strong> con <strong>Mark Ernestus</strong>, riscrivendo la storia della techno a livello mondiale.</p>
<p>Come parte dell&#8217;asse Berlino/Detroit, <strong>Basic Channel</strong> ha caratterizzato insieme ad altri artisti come <strong>Robert Hood, Jeff Mills, Mike Banks</strong> (ovvero la genesi degli <strong>UR</strong>), insomma quella che oggi chiamiamo techno.</p>
<p>ll loro lavoro ha influenzato tutta una generazioni di grandi produttori tra cui grandi maestri del genere quali <strong>Richie Hawtin, Thomas Brinkmann, Robert Henke (aka Monolake), Wolfgang Voigt</strong>.  Immensa è anche l&#8217;eredità che hanno lasciato tutti gli artisti i cui lavori sono stati editi da <strong>M Records</strong> e <strong>Chain Reaction</strong>, sorelline di <strong>Basic Channel</strong>. </p>
<p>Il suo ultimo progetto porta appunto il nome di <strong>Moritz von Oswald Trio</strong>. </p>
<p><em>Mortiz Van Oswald trio. Firenze 2011</em></p>
<p>Se ci ponessimo la domanda di quale  legame ci sia c&#8217;è per <strong>Moritz</strong> (berlinese) – <strong>Vladislav Delay</strong> (finlandese) e <strong>Max Loderbauer</strong> (serve dire da dove viene? tra l&#8217;altro fresco della collaborazione con <strong>Villalobos</strong> <em>Re:ECM</em>), con la musica dub jamaicana, beh questo live ci da la risposta e qualcosa di più.</p>
<p>Dopo un inizio dove il trio si è comodamente adagiato su derive ambient-jazz scandite dal 4/4 del drum set spacey di <strong>Sasu Ripatti</strong> (giuriamo che è il nome vero di Vladislav e non il miliardesimo alias!!!), delicatamente sono arrivati a chiudere il concerto esplorando una sorta di techno jazz futurista, come già nelle collaborazioni di <strong>Moritz</strong> con <strong>Carl Craig</strong> e <strong>Francesco Tristano</strong>.</p>
<p>La commistione tra techno e jazz, che ha trovato a Detroit il suo culmine con i lavori di <strong>Craig</strong>, <strong>Mike Banks</strong> ed i latinos dell&#8217;<strong>Underground Resistance</strong>, qui viene riscritta e reinterpretata con un piglio tutto europeo, e viene naturale pensare al jazz scandinavo o all&#8217;etichetta tedesca <strong>ECM</strong>.<br />
La battuta permanente ed incalzante, è scandita perfettamente ed incentivata dall&#8217;ex stazione, ricordando il live  dell&#8217;anno precedente con <strong>Blixa</strong> e <strong>Alva Noto</strong>.</p>
<p>Tutto efficacemente costruito in un live senza alcuna fretta che decolla solo dopo il 45esimo minuto, un back to the roots che ha il suo climax nell&#8217;ultima parte del concerto dove ci porta di fronte a quel miracolo che è stato il lavoro per <strong>Basic Channel</strong> insieme al sodale <strong>Mark Ernestus</strong>.</p>
<p>Questo live può essere anche inteso come un&#8217;aria di lavoro pretestuale, una costruzione in divenire ma assolutamente improvvisata.<br />
La dub, gli echi, i rimbombi naturali della <strong>Stazione Leopolda</strong>, sono stati il veicolo perfetto per lanciare i loro loop perfettamente suonati e perfettamente arrangiati, in questa notte fiorentina.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/09/22/nextech-festival-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Terzo act della serata è <strong>Damian Lazarus</strong>.</p>
<p><img src="http://www.nextechfestival.com/Immagini/2011/Artisti/damian.jpg" alt="nextech2" height="360"/></p>
<p>Dal momento in cui ha pubblicato il suo primo disco, la missione di  <strong>Damian Lazarus</strong> è stata  chiara diretta e veloce: soffiare via il mediocre, il sovra-inflazionato, l&#8217;obsoleto, cercare e celebrare l&#8217;energia, l&#8217;importante e soprattutto il nuovo proiettato in un costante  ribellarsi, andando sempre luoghi diversi, permettendosi di giocherellare e fondere insieme stili e idee diverse, con l&#8217;ambizione propedeutica di farlo sempre meglio..</p>
<p>Spinto da una curiosità quasi infantile ed una vivida immaginazione e senso dell&#8217;umorismo, ha usato il suo ruolo  di dj e label-owner per crescere le sue produzioni/piantine per arrivare al frutto proibito: condividere musica sperimentale e abbastanza eccitante su tutto il pianeta.<br />
Calandosi nelle tenebre, ma godendo anche della luce, si è dimostrato sempre pronto ad abbracciare nuove idee e spaziare sui diversi punti di vista nella musica da club.</p>
<p><strong>Lazarus</strong> è come se fosse sempre davanti alla curva.<br />
Porta un sorriso ironico sul volto, da eterno ragazzino, come se nascondesse però un asso nella manica, e godendo del divertimento della gente sotto la consolle.<br />
Ha suonato il suo set preciso e dritto come un fuso, facendo divertire e provocando mosse conturbanti il giovanissimo pubblico del <strong>NexTech</strong> che chiedeva probabilmente un po&#8217; di movimento.</p>
<p>Probabilmente per una migliore armonia dell&#8217;evento sarebbe stato più corretto collocare <strong>Lazarus</strong> al sabato notte, ovvero quella più dance oriented, anche se si sarebbe corso il rischio di sovraffollare una line-up già ricca di nomi altisonanti come ad esempio <strong>James Holden</strong>.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/09/22/nextech-festival-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Un hangar non del tutto pieno, che anzi ha visto tempi migliori in quanto affluenza al venerdì, colpa sicuramente dei biglietti che costringevano a scegliere a quale evento partecipare mancando un abbonamento per i 4 giorni, e dei permessi imposti a caro prezzo dal Comune di Firenze.</p>
<p><strong>NexTech</strong> è figlio legittimo di questi tempi difficili, il solo festival in Toscana nel 2011, che nonostante la crisi economica ed ostacoli d&#8217;ogni tipo alla fine è riuscito comunque a dimostrarci qualcosa. </p>
<p><strong>Chloe Raffey</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/nextech" rel="tag">nextech</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/firenze" rel="tag">firenze</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/moritz von oswald" rel="tag">moritz von oswald</a></p>
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		<title>One Night in New York City</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 16:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È curioso come proprio nell&#8217;anno della non estate (ma dove son finiti il caldo e il mare?!) con la sua soundtrack tutta hypnagogic pop, abbia scelto di trascorrere le vacanze a New York, una città per la quale proviamo da sempre uno strano senso di nostalgia. Abbiamo girato per l&#8217;East Side con i Jefferson ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È curioso come proprio nell&#8217;anno della <em>non estate</em> (ma dove son finiti il caldo e il mare?!) con la sua soundtrack tutta hypnagogic pop, abbia scelto di trascorrere le vacanze a <strong>New York</strong>, una città per la quale proviamo da sempre uno strano senso di nostalgia. Abbiamo girato per l&#8217;<em>East Side</em> con i <strong>Jefferson</strong> ed il <em>Queens</em> con <strong>Eddie Murphy</strong>; <strong>Gordon Gekko</strong> ci ha accompagnato per i palazzi del potere giù a <em>Wall Street</em>, e nel <em>Village</em> ci siam fatti quattro risate ad un caffè con i nostri <strong>Friends</strong>.<br />
Impossibile quindi non mescolare fantasia e realtà mentre si passeggia per una strada qualsiasi, un pò come se avessimo sempre abitato all&#8217;ombra della <strong>Statua della Libertà</strong>. Una memoria modificata dall&#8217;allucinazione televisiva.<br />
Se poi passiamo alla musica beh allora probabilmente, escludendo qualche capatina a Londra e a Berlino, non ci siamo mai mossi da sotto la console del <strong>Paradise Garage</strong>.</p>
<p>Il nostro viaggio nella scena ha inizio all&#8217;<strong>Home Sweet Home</strong>, un oscuro scantinato a <em>Little Italy</em>, dove ogni mercoledì si riuniscono i ribelli di un mondo post atomico vestiti di piume e corazze (avete presente i <strong>Sigue Sigue Sputnik</strong>?). Un manipolo di spettri androgini si dimena al ritmo della new wave anni &#8216;80 proposta dapprima dal Dj e poi da un gruppo dal vivo. Peccato solo non essersi imbattuti in un concerto minimal synth di <strong>Martial Cantarel</strong> perchè il locale è davvero figo ed i suoi clienti abituali sono al di là del bene e del male.</p>
<p>Sebbene provati dalla fatica di un viaggio assai mattiniero e da una giornata di turismo sfrenato per <em>Lower Manhattan</em> resistiamo abbastanza per comprendere i fondamenti della club culture cittadina: innanzitutto le serate migliori nei locali del centro sono raramente programmate nel weekend o al venerdì; gli orari poi prevedono che si apra presto intorno alle 22 e che si chiuda massimo alle 4 del mattino incoraggiando i ballerini ad entrare il prima possibile riservando loro vantaggi come non pagare l&#8217;entrata (mai sopra i 20 Dollari) o il bar fino ad una certa ora, chi comunque volesse tirar tardi col sole già alto non dovrà far altro che diventare socio di un afterhour club. Infine il pubblico non supera mai le poche centinaia di unità ma, proprio per il carattere underground delle feste, è quanto di più colorato e coinvolto si possa trovare, roba da far invidia ai fedeli delle chiese di <em>Harlem</em>!</p>
<p>Parlando di congregazioni merita un discorso particolare il capitolo negozi di dischi. Da qualche tempo infatti New York si è liberata di ogni megastore musicale, lasciando il mercato nelle mani di piccoli esercizi indipendenti divenuti veri e propri templi per gli appassionati.<br />
<img src="http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/294209_2138148287034_1045933064_2444614_6333525_n.jpg" alt="halcyon" height="300" align="right"/>Ad occuparsi di musica elettronica abbiamo <strong>Other Music</strong> a <em>Soho</em>, specializzato in avanguardia e derivazioni wave in prevalenza su cd, e <strong>Halcyon</strong> a <em>Brooklyn</em>, da dieci anni punto di riferimento per tutti i Dj&#8217;s locali, sede della label house/nu disco <strong>Scissor &#038; Thread</strong>, ma soprattutto ponte tra il movimento americano ed europeo promuovendo le techno nights del <strong>Bunker</strong> (club di <em>Williamsburg</em> che lavora al venerdì e al sabato), dove è infatti possibile imbattersi negli artisti di casa <strong>Berghain</strong>.<br />
Questi negozi sono inoltre i posti migliori per informarsi sulle serate più hot in città, senza contare che molto spesso ospitano tra le loro mura interessantissimi showcase.</p>
<p><img src="http://a5.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/263284_2104733731691_1045933064_2399884_5756120_n.jpg" alt="moma ps1" height="300" align="right" />Il primo impatto con il sottobosco house a stelle e strisce non avviene però sulle mattonelle luminose di una discoteca, bensì nella suggestiva succursale del <strong>MoMa</strong>, <strong>Ps1</strong>, nel <em>Queens</em>. Tutti i sabato pomeriggio di luglio e agosto, infatti, si tengono gli happening targati Warm Up: il museo d&#8217;arte moderna mette a disposizione il proprio cortile dalle 14 alle 21 per quello che si può definire a ragione <em>Intelligent Clubbing</em>. </p>
<p>Dimenticatevi i marcioni fini a sè stessi del <strong>Bar 25</strong>, qui ci si muove per amore dell&#8217;arte e dello stare insieme magari portandosi dietro i figlioli. Anche in questo caso prezzi davvero popolari per entrare e bere (signori finalmente un party con della birra seria e non quella broda detta Heineken), godersi l&#8217;esposizione di turno e buttarsi nelle danze.</p>
<p>Il calcio d&#8217;inizio spetta a <strong>XXXY</strong> (vi giuro che si chiama proprio così!!!) con una selezione a metà tra future garage e house made in NYC, perfetta per sdraiarsi all&#8217;ombra di questo giardino Zen e piano piano avvicinarsi alla pista. </p>
<p>Il titolo di rivelazione d&#8217;estate spetta di diritto al talento locale <strong>Ital</strong> con un vibrante laptop live d&#8217;ispirazione <strong>Border Community</strong>. Partenza eterea e cristallina, quindi il basso prende sempre più corpo fino a rapire le nostri menti in un vortice prog house da mani al cielo e sorrisone ebete ipercontagioso.<br />
<img src="http://www.openingceremony.us/userfiles/image/080211-PS1-das-racist/080111-ps1-das-racist02.jpg" alt="moma ps1" align="right" height="300" />Cosa dire poi di <strong>Vockah Redu</strong>? Immaginatevi di trovarvi davanti a <strong>Boney M.</strong> in botta da psicofarmaci che, vestito solo di una camicia di forza, tenta di scappare da un paio di fustacci della Neuro!! </p>
<p>Ecco a questo punto diventa obbligatorio sottolineare l&#8217;importanza della comunità gay e arty per la vitalità della scena, senza il loro apporto infatti trascorreremo noiosissime serate in coda all&#8217;entrata di un <strong>Dorsia</strong> ormai abbandonato.<br />
Un&#8217;ora a disposizione per <strong>Das Racist</strong> che propone dapprima il dj set e quindi il live a tre mc&#8217;s stile <strong>De La Soul</strong>.</p>
<p>Il gran finale a base di classiconi e abbracci vede protagonisti <strong>Prince Language &#038; Stretch Armstrong</strong>. Il tramonto sull&#8217;<strong>Hudson </strong>benedice una giornata davvero speciale.<br />
<img src="http://a1.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/299524_2138121726370_1045933064_2444607_1637164_n.jpg" alt="moma warmup" height="185"/><br />
È per visitare la <em>High Line</em> (la vecchia rete sopraelevata della metro rinata sottoforma di giardini panoramici nel <em>West Side</em>) che incrociamo per la prima volta il <strong>Cielo</strong>.</p>
<p><img src="http://a2.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/299706_2138185767971_1045933064_2444688_4651650_n.jpg" alt="cielo" align="right" height="300"/>Dietro una porta dall&#8217;apparenza modesta si trova l&#8217;ultimo depositario della <em>Febbre del Sabato Sera</em>. La politica di tolleranza zero portata avanti gli anni passati dal super sindaco <strong>Rudy Giuliani</strong> ha sì ripulito le strade del centro ma ha di fatto quasi ammazzato la club culture urbana; locations come il <strong>Twilo</strong> o il <strong>Vinyl</strong> sono ormai solo bei ricordi indi per cui la disco del <em>Meatpacking District</em> ha sulle spalle tutta o quasi la responsabilità di difensore della tradizione danzerina mantenendo viva la memoria delle folli notti allo <strong>Studio 54</strong>, al <strong>Sanctuary</strong> e al <strong>Paradise Garage</strong>.</p>
<p>Per quel che riguarda le residenze più significative, incredibilmente il lunedì e il mercoledì, sono affidate a due veri sopravvissuti dell&#8217;epoca d&#8217;oro della disco music: <strong>Francois Kevorkian</strong> e <strong>Little Louie Vega</strong>.</p>
<p>E così per la <em>Deep Space Night</em> del patron della <strong>Wave records</strong> troviamo in consolle <strong>Brendon Moeller</strong>, autore tra l&#8217;altro del prossimo singolo sull&#8217;italianissima <strong>Exprezoo rec.</strong><br />
L&#8217;uomo dai mille alias è solo sul ponte di comando, a lui il compito di gestire per intero la festa: la partenza è una disco talmente vellutata che sembra uscire dai divanetti anzichè dall&#8217;ottimo <strong>Funktion One</strong>, il cui contributo sarà fondamentale più tardi nella diffusione del verbo dub.</p>
<p>Il <strong>Cielo</strong> non è il club immenso e sfarzoso che si potrebbe immaginare pensando ad una città come NYC, anzi visto da fuori sembra un comunissimo magazzino portuale.<br />
Una volta dentro, però, difficilmente si può restare indifferenti davanti alla sua sobria eleganza: divani ad isola, bar ben fornito, dancefloor in parquet sui cui brillano costellazioni di strobo, e cabina di regia rialzata e spaziosa. L&#8217;acustica semplicemente perfetta. </p>
<p>Pubblico maturo e voglioso di divertirsi tutto sorrisi e breakdance. Belle ragazze, appassionati di musica, ballerini provetti e gay, il vero Dj è colui che riesce a coinvolgere tutti quanti nella sua visione.</p>
<p><strong>The Echologist</strong> sta suonando alla grande giocando con tutti i riflessi che offre il dub, dalla Deep al Dubstep all&#8217;House più tradizionale per ben 5 ore e mezza. Ci credereste se vi dicessi che davanti a lui non ci sono migliaia di clubbers in delirio ma forse giusto una sessantina? Come già ci aveva raccontato a Natale <strong>Adam X</strong> il popolo dei nottambuli a stelle e strisce è una riserva indiana, ed il locale di conseguenza è stato progettato per avere una capienza sulle 300 persone.<br />
<img src="http://a5.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/300797_2138251489614_1045933064_2444780_6058041_n.jpg" alt="cielo" height="445" /><br />
Tuttavia il motto americano è: sii sempre professionale qualunque lavoro tu svolga. Quante volte è successo in Italia di vedere la guest star interrompere lo show prima del previsto perchè non c&#8217;era abbastanza gente? Ecco qui non solo una cosa del genere è impensabile, ma anzi per rispetto dei presenti ci si impegna al massimo.</p>
<p>Il caso vuole che anche mercoledì non ci fosse il titolare di piatti e mixer, ma nulla da dire se al suo posto ci sono altri tre big names della scena: resident d&#8217;eccezione <strong>Kevin Hedge</strong>, ovvero metà dei leggendari <strong>Blaze</strong> (<em>ask your self: can you dance to my beat?!</em>), e come ospiti <strong>Master Kev &#038; Rob James</strong>.</p>
<p>Nome del party: <em>Roots</em>, servono altre spiegazioni? La sensazione di essere tornati indietro nel tempo a quando tutto era una scintillante novità è davvero forte, e ognuno dei cento ballerini accorsi mette in mostra i suoi passi migliori. Lo spirito di condivisione del <strong>Loft</strong> di <strong>Dave Mancuso</strong> ha trovato la sua casa.</p>
<p>L&#8217;emotività della musica oltre la fredda ma funzionale meccanica del ritmo.<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/08/17/one-night-in-new-york-city/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a><br />
Ora capisco come fosse possibile scoppiare a piangere durante i set di <strong>Lerry Levan</strong>, ma le mie lacrime in questo caso son dovute al fatto di dover prepare le valigie e tornare a casa.</p>
<p>New York ci ha chiaramente mostrato come, nonostante i suoi mille paradossi, sia la Capitale del mondo con il suo melting pot di razze e culture diverse perché alla fine dei conti <em>you may be black, you may be white; you may be Jew or Gentile. It doesn&#8217;t make difference in our House, and this is fresh!!</em></p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/new york" rel="tag">new york</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/cielo" rel="tag">cielo</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/usa" rel="tag">usa</a></p>
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		<title>Dour Festival 2011: Tra Musica e Fango</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 21:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[belgium]]></category>
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		<category><![CDATA[dubstep]]></category>
		<category><![CDATA[rain]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono almeno tre buone ragioni per fare una bella gita in Belgio, la prima è sicuramente la sua tradizione culinaria con le sue incredibili birre e dolci di cioccolata d&#8217;ogni tipo, quindi la voglia di visitare la sede delle istituzioni più importanti dell&#8217;Unione Europea, ed infine la Musica.
Già perchè questo minuscolo staterello è da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.reggaeville.com/uploads/tx_shreggae/dour2011.jpg" alt="dour" height="300" align="right" />Ci sono almeno tre buone ragioni per fare una bella gita in <strong>Belgio</strong>, la prima è sicuramente la sua tradizione culinaria con le sue incredibili birre e dolci di cioccolata d&#8217;ogni tipo, quindi la voglia di visitare la sede delle istituzioni più importanti dell&#8217;Unione Europea, ed infine la Musica.</p>
<p>Già perchè questo minuscolo staterello è da considerarsi patria della musica elettronica al pari delle più blasonate Inghilterra e Germania, avendo prodotto generi innovativi quali l&#8217;EBM e la New Beat (addirittura battendosi con Detroit per i natali della Techno, per la quale non tutti sono concordi nell&#8217;attribuirne il merito al Trio di Belleville).</p>
<p>Sul suo territorio si tengono inoltre alcuni dei festival più importanti della scena non soltanto elettronica ma anche del Rock e del Pop.<br />
Ci sono anche casi come quello del <strong>Dour Festival</strong> in cui per quattro giorni 150.000 appassionati degli stili più diversi ma ugualmente vogliosi di fare festa si radunano in un enorme campo poco distante da <strong>Bruxelles</strong>.</p>
<p>Noi per ragioni di tempo e di line up puntiamo sulla giornata di sabato che offre una sostanziosa parte dance (anche se perdermi i <strong>Pulp</strong> mi ha fatto girar le palle visto che li seguo dal 1995).</p>
<p>La maratona inizia alle 5 del pomeriggio sotto i colpi dello showcase della <strong>True Tiger label</strong>: dubstep classico a tratti wonky, ottimo per iniziare con energia.<br />
Non male nemmeno <strong>Kastor &#038; Dice</strong> ma visto che lo stile era in linea con i loro predecessori abbiamo optato per un cambio di palco anzi di tendone (c&#8217;erano 6 tende da circo dalla capacità superiore alle 2000 persone più lo stage all&#8217;aperto per gli headliners rock).</p>
<p>Qual&#8217;è la peggior cosa che può capitare in un evento che si svolge in grandi spazi campestri? La pioggia!! risponderete in coro; ma tanto siamo in piena estate come potrebbe piovere? Ecco, adesso dovete sapere che nei Paesi nordici luglio in realtà si legge novembre, ed i grossi nuvoloni grigi avevano deciso di mettere in pratica tutte le loro minacce buttando giù secchiate d&#8217;acqua e di consguenza innescando letteralmente un&#8217;inarrestabile macchina del fango.<br />
In alcuni punti il terreno andava talmente in profondità che bisognava cercare un appiglio o studiare il guado migliore. Morale della favola per ogni spostamento serviva almeno un quarto d&#8217;ora.</p>
<p>Fortuna che a regalarci un pò di sole ci ha pensato <strong>Ghostpoet</strong> mescolando afro jazz con ispirazioni alla <strong>Gil Scott Heron</strong> ed atmosfere grimey. Uno spettacolo davvero godevole e caldo!!<br />
<strong>Pariah</strong> dal canto suo ha spiegato come dovrebbe comportarsi oggi un Dj, andando a cercare il meglio in ogni direzione e cercando successivamente un filo logico che possa legare il tutto per il meglio. Non si giura eterna obbedienza a niente e a nessuno!!!<br />
<img src="http://www.ftb.pl/_files/obrazy/Ciufix/dour%20festival.jpg" alt="dour" height="313"/><br />
Peccato, invece, per <strong>Joker</strong> che appare stanco e fuori forma, spara a raffica le sue hits senza neanche mixarle precisamente, dando la sensazione di trovarsi davanti ad una vecchia gloria che tornata in scena dopo 20 anni prova a riconquistare i favori del pubblico con un repertorio ormai superato e, peggio, mal eseguito.</p>
<p>A proposito di antichi eroi è il turno degli <strong>Herbaliser</strong> che riportano in vita quel mix tra future jazz electronico e triphop made in <strong>Ninja Tune</strong> molto in voga nei &#8216;90. Lo show anche in questo caso è ben costruito e i musicisti sono davvero bravi, ma il loro sound, risentendo forse troppo del tempo passato, non è poi così coinvolgente.</p>
<p>Piccola pausa per mangiare patatine fritte condite con pioggia (merita invece una menzione speciale il prezzo davvero modesto di cibi e beveraggi) e riprendiamo con una delle performance più attese.<br />
<strong>Nosaj Thing</strong> ormai è un artista maturo in grado di mettere in piedi uno spettacolo audio/video suggestivo e ricercato. I suoi pezzi sono una ventata di freschezza per l&#8217;IDM: i beats sono<br />
periferiche usb in rivolta mentre le melodie evocano placidi laghi digitali.</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/07/18/dour-festival-2011-tra-musica-e-fango/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Chi tra tutti rimane fedele alla linea sono i <strong>16Bit</strong>: le cinghie dentate del loro basso/sega elettrica lacerano la carne dei ballerini facendo volare arti nella palude all&#8217;esterno dell&#8217;arena. Poco innovativi forse, ma estremamente divertenti!</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/07/18/dour-festival-2011-tra-musica-e-fango/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p><strong>Flying Lotus</strong>, <strong>Dorian Concept</strong> e <strong>Richard Spaven</strong> sono il super gruppo in prime time e non tradiscono le aspettative.<br />
Batteria suonata live inseguendo ritmiche contrarie alle leggi della fisica, e tastiere che tinteggiano galassie lontane con al centro il producer di Los Angeles a cooridinare le operazioni.<br />
Tra tutte le strade intraprese dal post dubstep questa è senz&#8217;altro la più credibile ed eccitante.</p>
<p><strong>The Gaslamp Killer</strong> ci intrattiene con un mashup ironico e movimentato fino a quando è ora di correre dai nostri eroi preferiti <strong>Luke Vibert</strong>, in un&#8217;inedita esaltante versione acid breaks versus Bruce Lee, e <strong>Ceephax Acid Crew</strong> con un live nuovo di pacca tutto ancora rigorosamente analogico e acidissimo!!!<br />
Andy e le sue drum machine raccontano la grande storia dell&#8217;Uk rave trovando sempre le parole più attuali. Tra hit hat inferociti e inni da cantare a squarciagola non distinguiamo più tra pioggia, sudore e lacrime di emozione.</p>
<p>L&#8217;ultimo quarto d&#8217;ora prima di affrontare la giungla che ci separa dalla macchina lo dedichiamo al nuovo idolo della disco <strong>Tensnake</strong>, ma onestamente è troppo poco per poter dare un giudizio puntuale. Recupereremo al più presto.</p>
<p>Il <strong>Dour</strong> si conferma un festival dalle proposte interessanti e, nel complesso, dalla buona organizzazione (impianti potenti e ben equalizzati, spazi per i disabili, servizi igienici funzionali, prezzi contenuti) ma va detto che essendo i temporali ormai una certezza di ogni estate sarebbe stato auspicabile l&#8217;installazione di un corridoio di sicurezza con piastrelle mobili ed un parcheggio asfaltato per evitare che le auto restassero impantanate per ore. Ancora, a meno che non si sia eterni bambini che amano sguazzare nelle pozzanghere (anche a piedi nudi, ebbene sì c&#8217;è chi l&#8217;ha fatto), passare quattro giorni in tenda nel campeggio del festival non rientra nelle Top ten delle nostre vacanze da sogno. Una volta basta e avanza, come si dice qui a Genova niatri emu za detu.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/dour" rel="tag">dour</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/festival" rel="tag">festival</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/belgio" rel="tag">belgio</a></p>
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		<title>Dancity Festival: Back to the future</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/07/05/dancity-festival-back-to-the-future/</link>
		<comments>http://www.frequencies.it/2011/07/05/dancity-festival-back-to-the-future/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 22:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[dancity festival]]></category>
		<category><![CDATA[foligno]]></category>
		<category><![CDATA[musica elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Usare il passato per progettare il futuro rendendo così migliore il presente non è proprio quello che si può definire una passeggiata, specie quando ci si trova non in una grande capitale europea ma in Umbria, terra ricca di storia e tradizione certo, ma non proprio in cima ai nostri pensieri quando si tratta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.electronique.it/uploaded/press/df2011_inside.jpg" alt="dancity" height="300" align="right" />Usare il passato per progettare il futuro rendendo così migliore il presente non è proprio quello che si può definire una passeggiata, specie quando ci si trova non in una grande capitale europea ma in Umbria, terra ricca di storia e tradizione certo, ma non proprio in cima ai nostri pensieri quando si tratta di tracciare un percorso sulla mappa del clubbing internazionale. Tuttavia da ormai qualche anno le cose stanno cambiando grazie all&#8217;intraprendenza dell&#8217;<strong>Associazione Culturale Dancity</strong> che, attraverso il suo omonimo festival (di cui siamo orgogliosamente media partner), ha costretto la scena elettronica continentale a disertare per un weekend Londra e Berlino per rifugiarsi nel centro storico di <strong>Foligno</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della <strong>Dancity Crew</strong> è infondere nel pubblico la voglia di ampliare le proprie conoscenze stimolando la curiosità verso forme d&#8217;arte non convenzionali proponendo live, dj set, mostre, performance ed installazioni. Insieme a <strong>Club To Club</strong> di Torino e al, purtroppo fù, <strong>Dissonanze</strong> romano, il <strong>Dancity</strong> è uno dei rari casi in cui in una manifestazione a carattere dance oriented si riesce a far quadrare l&#8217;equazione cultura uguale divertimento, senza per questo chiudersi nella ristretta cerchia degli iperappassionati, anzi riuscendo a conquistare nuovi ed entusiasti partecipanti ad ogni edizione.</p>
<p>Quest&#8217;anno il programma era già molto invitante fin dall&#8217;anteprima che ha visto protagonisti <strong>Alva Noto</strong> e <strong>Sakamoto</strong>  al Teatro Moriacchi di Perugia, ma purtroppo non avendo ancora il teletrasporto di serie ci siamo dovuti accontentare, si fa per dire, della sola giornata di sabato.</p>
<p>Nonostante la levataccia, 200 km di treno e altri 480 di auto, arriviamo puntuali all&#8217;auditorium Santa Cristina per la vera novità di quest&#8217;anno vale a dire le esibizioni pomeridiane.</p>
<p><img src="http://tuttoggi.info/upload/img_big/furtherset_5.jpg" alt="furtherset" height="300" align="right" />A piedi nudi dietro una tavola imbandita di ogni ben di Dio di sintetizzatori c&#8217;è <strong>Furtherset</strong>, al secolo <strong>Tommaso Pandolfi</strong>, promettente talento locale di appena 16 anni che ben interpreta il mood piovoso della giornata con drones saturi e nebbiosi. Nell&#8217;insieme il suo progetto si dimostra solido e all&#8217;altezza di una platea così prestigiosa, anche se talvolta appaiono delle disomogeneità dovute ad un set up molto ambizioso. Diamogli il tempo di fare esperienza che ci darà belle soddisfazioni.</p>
<p>Dopo l&#8217;allievo è il turno del Maestro, di quel <strong>Giuseppe Ielasi</strong> che tutto il mondo ci invidia per la sua abilità compositiva e di sperimentazione. Per lui giusto un laptop ed un altro paio di attrezzature per riempire la sala di un sound denso e oscuro nato dalle corde di una chitarra e completamente processato. La propagazione del suono nello spazio ricorda gli studi di <strong>Monolake</strong> sui temporali. Applausi a scena aperta!!</p>
<p>E&#8217; il turno quindi del salentino <strong>Populus</strong> (aka <strong>Andrea Mangia</strong>) proporre uno degli show più particolari del festival: sulla musica sintetica del Dj un gruppo di arzille signore e relativi compagni si esibiscono in balli di gruppo. Un pò come nella scena finale della <em>Guerra degli Antò</em> ma con tutta la simpatia e l&#8217;ironia del clip di <em>Praise you</em> di <strong>Fatboyslim</strong>.</p>
<p>Si torna seri con <strong>Stian Westerhus</strong> e la sua chitarra: d&#8217;improvviso cala l&#8217;inverno e la civiltà pare ormai destinata definitivamente alla rovina.<br />
Il premio di best show del pomeriggio spetta però al giapponese <strong>Ei Wada</strong> altrimenti detto <strong>Braun Tube Jazz Band</strong>.<br />
Stanchi della solita televisione? benissimo, trasformatela anche voi in un Theremin e registrate su cassetta le vostre forme d&#8217;onda preferite. Dalla classica alla techno non avrete di che annoiarvi!!!</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/07/05/dancity-festival-back-to-the-future/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Ci godiamo il tramonto con <strong>Luminodisco</strong> ai piatti ma, mentre nei suoi ci sono solo i dietetici vinili codificati di <strong>Traktor</strong>, nei nostri c&#8217;è dell&#8217;ottimo salmone affumicato gentilmente offerto dall&#8217;<strong>Ambasciata Norvegese</strong>, tra i patrocinanti l&#8217;evento.</p>
<p><img src="http://www.inumbriaoggi.it/wp-content/uploads/2011/03/FolignoAuditorium1.jpg" alt="dancity" height="200" align="right" />La parte by night è tutta al grande auditorium San Domenico.</p>
<p>Iniziamo con <strong>Zan Lyons</strong> che offre il suo punto di vista sonoro su un classico del cinema di fantascienza come <em>Blade Runner</em>.</p>
<p>Nel cortile, invece, troviamo <strong>Space Dimension Controller</strong> che a differenza di quando l&#8217;abbiamo incontrato al <strong>Bang Face</strong> propone il suo live.<br />
Lui si autodefinisce <em>galactic funk</em> ed in effetti questa definizione ben si addice al suo occupare lo spazio che c&#8217;è tra la disco e l&#8217;acid house con melodie raffinate ma catchy, ritmi morbidi anche quando sono serrati e una presa mentale devastante. L&#8217;old school non è mai stata così moderna.<br />
E mentre <strong>Scuba</strong> comincia il suo Techno act nelle vesti di <strong>SCB</strong>, dimostrando che l&#8217;influenza berlinese sta diventando un&#8217;overdose di rigore in 4/4, e che sarebbe meglio allora trascorrere più tempo in Inghilterra a rivitalizzare la creatività, noi rientriamo per assistere finalmente alla performance del misteriosissimo <strong>Arandel</strong>, protetto di <strong>Agoria</strong>, ed autore di uno degli album più belli di tutto il 2010: <em>In D</em>.</p>
<p>Nessuno sa chi si celi davvero sotto questo moniker anche perchè <strong>Arandel</strong> si è visto live soltanto altre due volte: la settimana scorsa al <strong>Sonar</strong> (ma qualcuno l&#8217;ha visto???) e alle <strong>Nuits Sonores</strong> di Lione.<br />
A Foligno, per la prima volta, ci sarà l&#8217;accompagnamento dell&#8217;orchestra, la <strong>Dancity Ensamble</strong>, composta da due ottoni, quartetto d&#8217;archi e pianoforte.<br />
Il primo arcano ad essere svelato (accontatevi delle parole per ora perchè le foto sono state vietate espressamente) è che non si tratta di <strong>Arandel</strong> ma <em>degli</em> <strong>Arandel</strong>!! I produttori sono infatti due e, dopo pochi minuti di rodaggio, danno il via a quello che può già pretendere il titolo di live act dell&#8217;anno!!</p>
<p>I due francesi non stanno fermi un secondo controllando i beats dai loro laptop e suonando live sax, xilophono, flauto, flauto dolce e hit hat. Lo show è un crescendo di emozioni e colori, il pubblico è letteralmente in delirio. Sull&#8217;ultimo pezzo l&#8217;auditorium s&#8217;infiamma e nel fuoco si può vedere nitido il volto di <strong>Laurent Garnier</strong>!!!</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/07/05/dancity-festival-back-to-the-future/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>A questo punto la voglia di ballare non si può più contenere e quindi mettiamo in circolo l&#8217;adrenalina sotto il controllo del duo made in <strong>Rush Hour rec.</strong> <strong>Kink &#038; Neville Watson</strong>.<br />
Il loro live con le macchine è un tempio all&#8217;acid house di Chicago: su piccoli samples di inni old school costruiscono originali architetture sonore, innovative ma devote, insomma acid che non scimmiotta l&#8217;acid!</p>
<p>Il finale all&#8217;aperto è affidato a <strong>Dixon</strong>, patron della <strong>Innervisions</strong>, nonchè vero simbolo della corrente nuhouse che, al contrario di quello che vorrebbero farci credere i Dj rumeni e quelli di Mannheim, non si tratta di quattro loop in croce fatti con <strong>Ableton</strong> provando a scopiazzare il groove degli anni &#8216;90, bensì consiste nell&#8217;esaltazione della raffinatezza, della tecnica e dello studio, elementi, questi, ereditati dalla deep house, genere tutt&#8217;altro che incline a compiacere i capricci della massa.<br />
Col dj berlinese si balla, si sogna con le mani al cielo e soprattutto si canta a squarciagola <em>Kill 100</em> degli <strong>X-Press 2</strong> in uno dei famosissimi e introvabili edits dello stesso <strong>Dixon</strong>. Non dimenticheremo mai quel giovane tamarro umbro che sotto la consolle gli urla: &#8220;<em>Daje Dixon spacca tuttu lu munnu!!!</em>&#8221;</p>
<p>La chiusura spetta però al live di <strong>Felix Kubin</strong> nell&#8217;auditorium che per l&#8217;occasione è diventato un grande dancefloor con il pubblico chiamato a ballare spalla a spalla con l&#8217;artista tedesco.<br />
Il suo  geniale synth pop dada-socialista non da scampo con un umorismo affilato come un rasoio e un ritmo inarrestabile. L&#8217;enfant prodige, che a 8 anni già suonava i <strong>Kraftwerk</strong>, ha conquistato tutti anche quelli che non lo conoscevano, e la folla non vuole più lasciarlo andar via!!!</p>
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<p>Su queste gioiose immagini termina il <strong>Dancity</strong> con la soddisfazione di essere riuscito nel suo proposito: aver consegnato alla storia un&#8217;edizione memorabile solida base per il futuro.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia </strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/dancity" rel="tag">dancity</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/foligno" rel="tag">foligno</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/anche in italia ci sono le figate" rel="tag">anche in italia ci sono le figate</a></p>
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		<title>Transition goes to Sonar: il Gran Finale</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/06/28/transition-goes-to-sonar-il-gran-finale/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 20:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Del sabato ho già detto sopra in riferimento al live di Apparat, di distinto spessore.
Bene anche Actress, subito dopo lo stesso Apparat, anche se al buio dello stanzone dove si trovava il suo set ho preferito il sole del Village e dopo poche decine di minuti mi sono appropriato della luce e delle note di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Del sabato ho già detto sopra in riferimento al live di <strong>Apparat</strong>, di distinto spessore.</p>
<p>Bene anche <strong>Actress</strong>, subito dopo lo stesso <strong>Apparat</strong>, anche se al buio dello stanzone dove si trovava il suo set ho preferito il sole del <strong>Village</strong> e dopo poche decine di minuti mi sono appropriato della luce e delle note di <strong>Gilles Peterson</strong>, molto vario e spensierato nelle proposte, con ritmiche sudamericane e semiserie alternate a dischi più  strutturati ma sempre da sorriso sulle labbra e drink in mano. </p>
<p><img src="http://www.friendlyrentals.com/FR_imgs/blog/Sonar%202.jpg" alt="sonar" height="228"/></p>
<p>Segnalo poi la incazzatissima prova di <strong>Yelawolf</strong>, americano cosparso di tatuaggi nato dalla scena Hip Hop del sud degli USA, di cui girava la leggenda che fosse <strong>Eminem</strong> sotto mentite spoglie. La sua voce effettivamente poteva trarre in inganno e l&#8217;etichetta di appartenenza diceva <strong>Shady Records</strong>. Lì vicino a dove stavo io ci credevano tutti. Chiaramente non era lui. Ma la cosa poteva in quel momento essere credibile.<br />
Come quella volta, se non ricordo male nel 2003, che <strong>Laurent Garnier</strong> si presentò sul cartello come <strong>DJ Jamon</strong> della <strong>Jabugo Records</strong>.</p>
<p>Una  sorpresa al crepuscolo, quella degli svizzeri <strong>Filewhile</strong>, divertentissimi, che hanno chiuso il <strong>Sonar by Day</strong>, nella pista principalefrfrccc, appunto il <strong>Village</strong>.</p>
<p>Veniamo, per concludere, all&#8217;ultima tappa notturna. In partenza ho potuto ammirare, da profano del video editing, le performance di <strong>Chris Cunningham</strong>. Stesso sconcerto provocato da <strong>Aphex Twin</strong>, con cui ha lavorato a lungo. Una precisione di missaggio tra la parte musicale e quella video da rabbrividire. Unica controindicazione, tenere lontani i deboli di stomaco per la crudezza delle immagini.</p>
<p>In ordine sparso abbiamo ballato gli <strong>Underworld</strong>, apprezzato come al solito un composto <strong>Angel Molina</strong> fare alla grande il suo compito di degnissimo tappabuchi, con idee techno rarefatta ed originale sia per potenza sia per impatto sul pubblico.</p>
<p><img src="http://www.desigbarcelona.com/blog/wp-content/uploads/2011/04/sonar-barcelona-2011.jpg" alt="sonar" align="right" height="228" />Putroppo senza il dono dell&#8217;ubiquità ho perso parecchia roba, oppure ascoltato poco di tanto. Tra questi sottolineo tra i più positivi <strong>Shackleton</strong>, una sicurezza. Tra i giovani il francese <strong>Arandel</strong> e l&#8217;italiano <strong>Lucy</strong>. Quest’ultimo rilevato con il recente album <em>Wordplay for working bees</em> si è assolutamente fatto apprezzare come produttore. Dal vivo merita una menzione particolare per la sua Techno dall&#8217;anima quadrata, geometrica ed inattesa per un così giovane produttore. <em>Spranghe e Catene@Sonarcar with Lucy!</em> (cit).</p>
<p>Successivamente un devastante <strong>Surgeon</strong>. Massiccio lui, massiccia la sua musica. Un vero duro. </p>
<p>Segnalo invece negativamente &#8220;l&#8217;attore&#8221; <strong>Paul Kalkbrenner</strong>, che si è pure presentato in ritardo rubando spazio a <strong>James Holden</strong>. Uno show che mi ricorda i fenomeni da baraccone stile peggiori <strong>Love Parade</strong>. Un chiaro indirizzo commerciale deludente, da uno che qualche bella cosa in passato l&#8217;aveva pure fatta. Un profondo esame di coscienza dovrebbe farlo riflettere. Sopravvalutato e autolesionista.</p>
<p>Fuori luogo la speaker della BBC <strong>Mary Anne Hobbs</strong> conduttrice di <em>Experimental Show</em>, programma che ha di fatto creato il <strong>Dubstep</strong>. A mio avviso senza grosse capacità di tenere una pista come quella del <strong>Sonar</strong>, per scarsità di intensità, indubbio però  l&#8217;intento &#8220;mercantile&#8221; della cosa..</p>
<p>Solo alla fine ho apprezzato una differenza con gli altri anni: la parziale incongruenza di alcune proposte susseguenti nella stessa sala. In principio pensavo che potesse essere letta come un’errata strategia, invece ho visto tantissima gente muoversi tra un padiglione e l&#8217;altro cercando qualcosa di proprio gradimento, facilitando anche l&#8217;ascolto di artisti sconosciuti in cui ci si poteva imbattere. </p>
<p>Una volta per tutte  su <strong>James Holden</strong> vale la pena spendere più di una parola. Mi aspettavo molto da lui, intanto perché il suo dj kicks su <strong>K7!</strong> dell&#8217;anno scorso me lo ricordo ancora come un gioiello, poi perché ha sempre dimostrato coraggio: anche questa volta non ha sbagliato nulla. Traiettorie eteree a lunghissima gittata. Spesso volutamente manchevoli di cassa e supporto di bassi. Citazioni di <strong>Closer Music, Caribou, Mit, Maserati, Martial Canterel</strong> …voglio dire, ma dove lo trovi uno così. </p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/06/28/transition-goes-to-sonar-il-gran-finale/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Lunghi abbracci, emozioni e baci fra gli spettatori. Rari i finali più autorevoli.</p>
<p>Ed ora non posso far altro che ringraziare Linda e i tanti amici che sono stati con me, con cui abbiamo passato squisiti momenti e scusarmi con i lettori per la parentesi sentimentale. Ma è così ed è ora che la <em>ROTA</em>, ossia l&#8217;astinenza da festival, si manifesta.</p>
<p><strong>Lorenzo Teneggi</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/festival" rel="tag">festival</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/sonar" rel="tag">sonar</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/barcellona" rel="tag">barcellona</a>,<a href="http://www.technorati.com/tags/musica" rel="tag">musica</a></p>
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		<title>Transition goes to Sonar: Day 2</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/06/25/transition-goes-to-sonar-day-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 18:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giunto il secondo giorno, pieno di aspettative e smanioso di godermi il festival. 
Subito con Agoria decisamente spostato su un&#8217;house più deep rispetto ai suoi trascorsi electro.
Poi capitolo a parte per Four Tet. Nonostante tutto,  la sua calcolata spocchia mi ha incantato. Definirei il suo approccio quattro quarti melanconico come un Uplifting Funk. Rare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giunto il secondo giorno, pieno di aspettative e smanioso di godermi il festival. </p>
<p>Subito con <strong>Agoria</strong> decisamente spostato su un&#8217;house più deep rispetto ai suoi trascorsi electro.<br />
Poi capitolo a parte per <strong>Four Tet</strong>. Nonostante tutto,  la sua calcolata spocchia mi ha incantato. Definirei il suo approccio quattro quarti melanconico come un Uplifting Funk. Rare spinte sulla cassa ma un costante turbinio nostalgico, delicato e seducente. Se fosse durato più di cinquanta minuti avrei detto il miglior live del Sonar.</p>
<p>Molto bene <strong>Holy Other</strong> ascoltato poco ma abbastanza per capire che il ragazzo ha buone idee e vuole utilizzarle nel modo giusto.<br />
Per la notte ci si sposta come al solito, non senza inconvenienti dovuti alla scarsa lucidità, alla <strong>Fira Gran Via</strong>, non propriamente vicina al centro, soprattutto dopo un giorno intero di cervezas.<br />
In tempo però per un magnifico <strong>Trentemoeller</strong>, a suo agio davanti alla folla sconfinata che se lo sarebbe letteralmente divorato. Suoni a tratti addirittura new Wave con Kick di cassa solo sapientemente utilizzati per non farsi lusingare troppo da un impianto eccezionalmente potente. Ha impiegato tutte le strumentazioni presenti sul palco, basso, chitarra, drum machine etc.. Era talmente carico che se ci fosse stata una bicicletta avrebbe usato anche quella. Qui sotto io e lui dopo lo show.<br />
<img src="http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/254457_10150662452045258_276594430257_19412416_1105333_n.jpg" alt="murphy" height="450"/></p>
<p>Dopo, una buona quarantina di minuti di <strong>Scuba</strong>. Set cupo e potente con una circolarità ipnotica, matematica, sorprendente e mai noiosa. Pollice in su senza alcun dubbio. Seriamente candidato a prendere il posto dei mostri sacri di techno e dintorni di qui a 10 anni.<br />
Veniamo ora al carissimo <strong>Aphex Twin</strong>: io ammetto di averlo sentito poco dal vivo per fattori anagrafici (2 volte); sicuramente però mi ricorderò a lungo del modo inusuale e sconcertante (in positivo) di proporre la sua immaginazione distorta al pubblico.<br />
Un&#8217;ora e mezza di vero e proprio terremoto passando da drum n&#8217;bass a techno, da gabber-hardcore ad ambient del genere più sporco più o meno mixati tra loro. Con un evidente intento: lavorare su quel principio che in marketing chiamano della scarsità, ovvero io sono io. E basta. Tutto ciò condito da visuals e laser stordenti e inquietanti.<br />
Ogni tanto mi giravo indietro e vedevo la pista completamente ferma, nessuno ballava, tutti a bocca aperta. Sicuramente dopo 8 anni di assenza al Sonar una cosa di grande rilievo al di fuori del facile cassa quattro in pista. Apprezzabile a più livelli, per circa una novantina di minuti.<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/06/25/transition-goes-to-sonar-day-2/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a></p>
<p>Di tutt&#8217;altre radici, ma decisamente bene anche il simpaticissimo e geniale <strong>James Murphy</strong>, fu <strong>Lcd Soundsystem</strong>, a chiudere la nottata tra funk e percussioni NewYorkesi. Lo potete veder qui sotto con una delle sue usuali vestite stile pizza a domicilio.<br />
<img src="http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/263593_10150662455970258_276594430257_19412513_4606971_n.jpg" alt="murphy" height="450"/></p>
<p>Solo musica di fischi e sirene invece per <strong>Tiga</strong> che non sono riuscito ad ascoltare per più di 10 minuti e sono corso via, nonostante il rispetto nei suoi confronti.</p>
<p><strong>Lorenzo Teneggi</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/festival" rel="tag">festival</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/sonar" rel="tag">sonar</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/barcellona" rel="tag">barcellona</a>,<a href="http://www.technorati.com/tags/musica" rel="tag">musica</a></p>
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		<title>Transition goes to Sonar: Day 1</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/06/24/transition-goes-to-sonar-day-1/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 10:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ne ho viste e sentite di ogni in giro per Barcellona. Da Eminem in incognito con un nuovo progetto post-esaurimento nervoso, a Richie Hawtin che metteva i dischi al mercato tra i pomodori e le arance.
A parte gli scherzi, non credo si possa essere scontenti di questa edizione del festival. Non solo perché ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://vivereabarcellona.com/wp-content/uploads/2011/03/sonar1.jpg" alt="g&#038;b" height="200" align="right" />Quest&#8217;anno ne ho viste e sentite di ogni in giro per <strong>Barcellona</strong>. Da <strong>Eminem</strong> in incognito con un nuovo progetto post-esaurimento nervoso, a <strong>Richie Hawtin</strong> che metteva i dischi al mercato tra i pomodori e le arance.</p>
<p>A parte gli scherzi, non credo si possa essere scontenti di questa edizione del festival. Non solo perché ci si ritrovano tante facce simpatiche di amici e conoscenti che fa sempre piacere rivedere. Ma anche, per un ancora timido, ma presente, tentativo di cambio di rotta dell&#8217;organizzazione.<br />
Lasciata fuori la stragrande maggioranza dei nomi più tedianti e caldi della scena clubbing stile balearico, abbiamo potuto prendere visione di una certa freschezza di proposte, varie, autentiche e non per forza ruffiane verso il vorace dancefloor di un così monumentale festival.</p>
<p><img src="http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/262154_10150662433515258_276594430257_19411946_7885369_n.jpg" alt="apparat" height="200" align="right" />Inizierei con un’amichevole chiacchierata concessa dal sempre carino <strong>Sascha Ring</strong> (<strong>Apparat</strong>) in apertura di festival, con il quale abbiamo parlato sia della sua attuale e futura direzione artistica, sia di quella più generale di Berlino e più&#8217; oltre quella internazionale.<br />
E&#8217; partito dalla novità di questo nuovo disco con la sua band, che sta uscendo per <strong>Mute Records</strong>, label cult, da poco tornata indipendente, nel quale si concede esiguamente alle sue tradizioni più Techno, incentrandolo sulla voce e su un percorso più shoegaze. Questo perché era un po&#8217; stanco dei set per la pista da ballo, in cui (sue parole) “<em>per il 90% non ne vale molto la pena, poiché la gente è più interessata ad uscire di testa o a trovare una tipa da portarsi a casa</em>”.</p>
<p>Certamente una provocazione, che calza bene con il rinnovamento di cui ha bisogno l&#8217;ambiente. Parlare più di musica e meno di party, il che potrà sembrare snob, vecchio o triste, ma questa a suo dire é l&#8217;unica ricetta.<br />
Ben vengano allora la presenza al sonar di <strong>Nicholas Jaar</strong> live con band al seguito, <strong>Four Tet</strong> e la chiusura nelle mani di <strong>James Holden</strong> che mi ha confermato essere il suo artista di riferimento.<br />
Poi dopo qualche Mojitos, risate, oltre alla conferma (forse scontata) della sua love story con <strong>Ellen Allien</strong> una decina di anni fa. Poi il suo agente se l&#8217;è venuto a riprendere e ci siamo salutati.</p>
<p>Non a caso il Live di <strong>Apparat + Band</strong> è stato il più&#8217; affollato del pomeriggio del sabato, consacrandolo come una delle figure più acute del presente elettronico. Mai fuori di giri, anche per quel che riguarda la sicurezza di mezzi e strumenti. Le canzoni nuove si presentano molto ambiziose e meno immediate  rispetto al suo repertorio storico. Questo non necessariamente diverrà un limite per il suo prossimo sesto album.</p>
<p>Per quanto riguarda la prima giornata molto bene <strong>Nicholas Jaar</strong>, sempre per il discorso di unire strumentazione &#8220;analogica&#8221; al live, un po&#8217; meno <strong>Brandt Brauer Frick Ensemble</strong>. Personalmente ho apprezzato l&#8217;ultima parte di giornata al Village offerta da <strong>Ninja Tune &#038; Big Dada</strong> (etichetta di <strong>Roots Manuva</strong>) con ritmiche lente e sature di matrice nera.</p>
<p>Per finire, subito dopo la chiusura delle 22 mi sono fiondato al terrazzo dell&#8217;ultimo piano dell&#8217;<strong>Axel Hotel</strong> -Etero Friendly : ) -per la festa organizzata da <strong>Tailored Communication &#038; Aupeo</strong>, in cui suonava tra gli altri <strong>Appleblim</strong>, che volevo quantomeno ascoltare per qualche minuto. Ma non c&#8217;è stato verso, sono arrivato che tutto il pubblico applaudiva. Appena finito! A quel punto avendo lasciato tutti i miei amici in altre location ed essendo lì da solo ho iniziato a fare ciò che tanti altri stavano facendo vicino a me: vita da bancone, un cosmopolitan dietro l&#8217;altro, osservando la capitale della Catalunya dall&#8217;alto.</p>
<p><strong>Lorenzo Teneggi</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/festival" rel="tag">festival</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/sonar" rel="tag">sonar</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/barcellona" rel="tag">barcellona</a>,<a href="http://www.technorati.com/tags/musica" rel="tag">musica</a></p>
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		<title>Breathe the Fire: The Soft Moon live in Milan</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/05/31/breathe-the-fire-the-soft-moon-live-in-milan/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 20:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Correva l&#8217;anno 1982 e la New Wave c&#8217;era, esisteva, ed era pure giusto così.
Era materia e sintomo di una sorta di nera appartenenza di chi, in un certo senso, vedeva l&#8217;oscuro vivere e il non-vivere come una scelta legata ad un sentimento d&#8217;amore pessimistico e disperato.
La New Wave faceva parte di quel “sintomatico mistero” o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Correva l&#8217;anno 1982 e la <strong>New Wave</strong> c&#8217;era, esisteva, ed era pure giusto così.<br />
Era materia e sintomo di una sorta di nera appartenenza di chi, in un certo senso, vedeva l&#8217;oscuro vivere e il non-vivere come una scelta legata ad un sentimento d&#8217;amore pessimistico e disperato.<br />
La New Wave faceva parte di quel “sintomatico mistero” o meglio di quella corrente, che come la storia se ne fa paravento, arriva fino ad oggi ripercuotendosi &#8211; a distanza di anni &#8211; e trovando poca credibilità, venendo spesso screditata, salvo alcuni capi saldi.</p>
<p>Correva l&#8217;anno 1982 e chi sentiva i <strong>New Order</strong>, per fare un esempio, e comprava un disco dove c&#8217;era incisa <em>Temptation</em>, e supponiamo che l&#8217;acquirente fosse italiano, ciò significava due cose fondamentali:<br />
La prima: c&#8217;era un volere di ricerca, come una fede, anche stilistica e non modaiola, tale da venir considerato abbastanza ai margini, ma non per questo marginale per confluire in uno “sparti acque” di solleticante avanguardia, così rilevante da cambiare verosimilmente le sorti della musica rock&#8230;<br />
La seconda è che i dischi si compravano e i concerti erano eventi di una relativa consistente importanza.<br />
L&#8217;evento live era sostenuto, rispettato e aspettato.</p>
<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-dhoa_qje9SU/TYcjqfY4l2I/AAAAAAAAAnY/_3RnHVdUJdA/s1600/jd.jpg" alt="new order" height="405"/></p>
<p>Nel recuperare certe estetiche, tendenza non del tutto negativa, come la teoria del termine “<em>Post Punk</em>” pensata da <strong>Simon Reynolds</strong>, arrivati ad oggi spesso si cade nell&#8217;errore nostalgico di rimanere abbarbicati a sentori e ricordi; come un moto perpetuo di revisionismo in note e voci distrutte da chissà quale male di vivere; di battute precise e funzionali alle percezioni sensibili &#8211; che lasciano poco, se non il voltarsi esclusivamente indietro.</p>
<p>Oggi negli ascolti di un certo tipo, non si  parla di questo o di quel dato tempo, e va da se che il risultato spesso è quello di non lasciar niente ne di creare realmente niente- niente di nuovo. Nemmeno c&#8217;è  modo di esprimere o agglomerare “esseri audiofili”  in una sorta di massa fluida  che segue, rincorre e ricerca con estrema devozione certe sonorità, e non più correnti, musicali.</p>
<p>Il “passatismo” prescinde dalla creatività.</p>
<p>Gli anni &#8216;80 sono finiti, ma non significa che un certo genere di musica possa ancora denunciare e dimostrare qualcosa.</p>
<p><img src="http://www.ondarock.it/images/speciali/newwave_cure.jpg" alt="cure" height="250" align="right" />Da qui si  potrebbe approdare a una serie discreta di gruppi o meri gruppetti incanalati in un&#8217;angoscia sostanzialmente scopiazzata degli anni &#8216;80, fiocchettata grossolanamente di pasta di riso, facce emaciate, malesseri e tristezza vagamente sparsa, anfibi e pantacollant e un costante sguardo verso ciò che per  la maggior parte di noi giovani dovrebbe essere obsoleto.<br />
Questo concetto è anti-tempo, la musica di qualità deve viaggiare legata a doppio nodo con il tempo, come madre e figlia e farsi bella con il supporto di una cultura storica.<br />
Quindi, correva l&#8217;anno 1982 e chi sentiva i <strong>New Order</strong>, nutriva e nutre ancora oggi un sentimento di ricercato e accanito romanticismo, tale da venir considerato abbastanza ai margini, di nuovo e ancora fuori dalle righe, e ricco-molto ricco  di un raffinato interesse.</p>
<p>La storia è fatta di gesti epici, ma anche di atti violenti.</p>
<p>La musica, pressapoco viaggia in maniera simile, ma non uguale.</p>
<p>Milano-Maggio 2011.<br />
<img src="http://www.brooklynvegan.com/img/music/darlings/theshank/5.jpg" alt="soft moon" height="250" align="right" />Al <strong>TNT</strong>, probabilmente nome non a caso, i <strong>Soft Moon</strong> di San Francisco hanno infiammato il locale cercando di far tornare alla mente gruppi come <strong>Sister of Mercy</strong>, <strong>Joy Division</strong>, <strong>Cure</strong> o <strong>Suicide</strong>.</p>
<p>Il loro album di debutto suona già da un anno e porta con se diverse contaminazioni di vario genere. grida strazianti mescolate in un caotico ordine che solletica partendo  dall&#8217;industrial e arrivando ad una sorta di esoterico, sofferente e mistico synth wave con dei retaggi anche goth.<br />
Poi le marce sincopate, le grida a volte eteree e strette a chitarre sognanti, come perse, si apprezzano e coinvolgono il pubblico in “circles” &#8211; ritmiche precisissime e il loro sprofondare  in malinconici tetri e arroganti giri di basso, matematiche partiture di chitarra, synth espressionistici del più puro post punk.</p>
<p>L&#8217;artefice è <strong>Louis Velasquez</strong> che, insieme al suo gruppo, dipinge e rappresenta in maniera paradossale, ma estremamente tecnica e ricercata in quanto a strumentazione e suoni, un meraviglioso quadro visionario e vagamente metafisico , potente al livello di caratteri, forme e cura anche nel tergiversare verso immagini horror e post apocalittiche come nei pezzi “<em>when it&#8217;s over</em>”.<br />
Pollice verso per questi umili e coraggiosi ragazzi. 8+</p>
<p><strong>Chloe Raffey</strong></p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/05/31/breathe-the-fire-the-soft-moon-live-in-milan/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/soft moon" rel="tag">soft moon</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/new wave" rel="tag">new wave</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/tnt" rel="tag">tnt</a></p>
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		<title>Bang Face Weekender &#8216;11: The Amen</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/05/19/bang-face-weekender-11-the-amen/</link>
		<comments>http://www.frequencies.it/2011/05/19/bang-face-weekender-11-the-amen/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 May 2011 23:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[acid]]></category>
		<category><![CDATA[armageddon]]></category>
		<category><![CDATA[bang face]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[neo rave]]></category>

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		<description><![CDATA[Hard Crew sei stata messa in guardia, lo sapevi fin dall&#8217;inizio che avresti dovuto tirar fuori tutto il coraggio disponibile per questo quarto appuntamento a Camber Sands.
In giapponese l&#8217;ideogramma del numero 4 è lo stesso con cui si scrive morte, un presagio che lasciava davvero pochi dubbi d&#8217;interpretazione.
Fortunatamente nemmeno un esercito di zombies, vampiri ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.datatransmission.co.uk/images/event/11728/11728_full.jpg" alt="bangface" height="300" align="right" /><em><strong>Hard Crew</strong> sei stata messa in guardia</em>, lo sapevi fin dall&#8217;inizio che avresti dovuto tirar fuori tutto il coraggio disponibile per questo quarto appuntamento a <strong>Camber Sands</strong>.<br />
In giapponese l&#8217;ideogramma del numero 4 è lo stesso con cui si scrive morte, <em>un presagio</em> che lasciava davvero pochi dubbi d&#8217;interpretazione.<br />
Fortunatamente nemmeno un esercito di zombies, vampiri ed assassini psicopatici può tener testa all&#8217;armata di <strong>James Saint Acid</strong> composta dai guerrieri più valorosi del mondo Rave. Che il <strong>Bang Face Weekender</strong> abbia inizio!!!</p>
<p>Ad aprire il vaso di Pandora dei prossimi tre giorni è stato chiamato una persona davvero speciale, da sempre in bilico tra più universi paralleli: <strong>Bez</strong>!<br />
L&#8217;ex membro degli <strong>Happy Mondays</strong>, o meglio l&#8217;ex pusher visto che lui non suonava alcunchè, qui in veste di vocalist è puro carisma chimico, roba che al confronto il <strong>Franchino</strong> dei bei tempi era un morigerato Papa boy.<br />
Ed a proposito degli anni &#8216;90 i primi artisti ad esibirsi sono tre veri prime movers della scena Uk hardcore: <strong>Bizzy B</strong>, <strong>Remarc</strong> ed <strong>Equinox</strong>.<br />
I tre tenori mettono in scena un back to back con altrettanti mixer e sei piatti per render chiaro da subito un concetto base: la <strong>Old School</strong> è più viva che mai ed i giovani d&#8217;oggi ne hanno da mangiar panette!!!<br />
<img src="http://a7.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/230469_10150619620540243_197216855242_18613847_3715917_n.jpg" alt="bangface2" height="332" /><br />
Siccome repetita iuvant ci pensano gli ex <strong>Altern-8</strong>, <strong>Mark II</strong> (cambio di nome per motivi legali), a dare sonore ripetizioni di stile sciorinando quel mix di beats sporchi ed emozionanti che hanno segnato un&#8217;intera generazione, ma che ancora oggi hanno la forza di conquistare nuovo pubblico. L&#8217;unica megahit proposta a mò di ciliegina sulla torta è <strong>Baby D</strong> &#8220;<em>Let me be your fantasy</em>&#8220;, 1993 e pelle d&#8217;oca!<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/05/19/bang-face-weekender-11-the-amen/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a><br />
Tra gli emergenti spiccano i <strong>Baconhead</strong>, due ragazzi e una ragazza, che riescono ad esprimere chiaramente la loro opinione sul post wonky beat. Da rivedere al più presto.<br />
Torniamo alle leggende ed in cattedra sale <strong>Pierre</strong>, il padre dell&#8217;acid house.<br />
Non avevo grandi aspettative per il Dj americano visto che negli ultimi tempi, specie quando viene a suonare in Italia, si limita schiacciare play su un Pc carico delle hits del momento. Invece lo stronzone mi spiazza alla grande sfoderando vinili ed il lato oscuro e violento del suo <em>wild pitch</em>. Persino <em>French Kiss</em> suona come uno stupro a bordo della Morte Nera.<br />
Nella sala grande intanto è la volta di <strong>Clark</strong>, alfiere della <strong>Warp rec.</strong>, sferzare la pista con spranghe intelligenti.<br />
<img src="http://a5.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/226449_10150619631260243_197216855242_18613920_3707943_n.jpg" alt="clark" height="440"/><br />
Il coloratissimo pubblico del <strong>Bang Face</strong> è l&#8217;assoluto protagonista con i suoi banner bizzarri, i glowsticks ed i giocattoli da spiaggia gonfiabili ma soprattutto un&#8217;incredibile empatia; non è un caso che negli anni le facce degli oltre 2000 presenti siano bene o male sempre le stesse, il termine <em>crew</em> rappresenta perfettamente la situazione. Oltre a quelle indigene popolano l&#8217;allegro villaggio vacanze <strong>Pointins</strong> la crew degli Svedesi, che organizzano il prestigioso <strong>Norberg Festival</strong> (<a href="http://www.norbergfestival.com/">http://www.norbergfestival.com/</a>), quella degli Olandesi che accompagna i devastanti <strong>Acid Junkies</strong> e la nostalgica/ecstatica <strong>030303 Rave Team</strong>, e quindi la nostra crew italiana con tanto di pasta al pesto, soppressata calabrese e castagne al Rum (ringraziamento speciale a Mamma KK).<br />
<img src="http://a3.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/227934_10150619638635243_197216855242_18613968_1176458_n.jpg" alt="italian hard crew" height="440"/><br />
Il main event del venerdì è sua Maestà <strong>Jeff Mills</strong> ed il suo <em>something in the sky</em>.<br />
Un&#8217;ora e mezza in cui le gambe rallentano mentre la testa è già dispersa nel cosmo: <strong>The Wizard</strong> tesse un sogno collettivo manovrando il brillare delle stelle. Decks e 909, bastano questi semplici strumenti per imbastire uno show grandioso quando si ha davvero talento e qualcosa d&#8217;interessante da condividere.<br />
Atterraggio movimentato con <em>The Bells</em> e si riprende a sudare con i picchiatori <strong>Limewax</strong>, bravo ma tutto sommato ordinario, e la coppia <strong>Hellfish &#038; Bryan Fury</strong> che ci mette al tappeto a tempo record.<br />
La buona notte, si fa per dire, ce la da <strong>Mick Harris</strong> alias <strong>Scorn</strong>.<br />
L&#8217;ex batterista dei <strong>Napalm Death</strong> è curiosamente allegro mentre evoca scenari di deprimente alienazione. Il dubstep viene avvelenato da un tossico assenzio, i ravers detestano il sole già alto.</p>
<p>Sia benedetta la fatica di oltre 24 ore in piedi che ci ha permesso di dormire nonostante l&#8217;afterhour organizzato dai nostri vicini di casa!!<br />
Il sabato si apre con un ottimo set acid house di <strong>Space Dimension Controller</strong>, che per tutto il weekend ha fatto coppia fissa con <strong>Mark Archer</strong> dimostrando una devozione nei confronti della vecchia scuola davvero ammirevole.<br />
Con l&#8217;intermezzo di <strong>Slugabed</strong> si passa ad un altro mitico nome del passato: <strong>Adamski</strong>!!!<br />
<img src="http://a8.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/227825_10150619645490243_197216855242_18614032_7411962_n.jpg" alt="adamski" height="440" /><br />
Peccato che non si sia presentato con le tastiere per un più pratico Macbook, ma che freschezza!!!<br />
Un&#8217;energia ed una presa Pop che vagliela a spiegare a tutti questi pirletti dal loop facile (e banale)!!! Il climax lo si raggiunge con un remix terremoto dell&#8217;intramontabile <em>Killer</em> e trattenere la lacrimuccia è fatica sprecata.<br />
Caricati come delle molle scattiamo al grido di <strong>ATARI TEENAGE RIOT</strong> con <strong>Alec Empire</strong> che non ha perso per niente lo smalto degli esordi. La Techno spinta ai suoi limiti estremi satura gli imponenti <strong>Funktion One</strong> ritrovando il suo vigore come strumento di lotta politica. <em>Kids are united for the rave-o-lution</em>!!!<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/05/19/bang-face-weekender-11-the-amen/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a><br />
Ultimi giri di danze prima di tornarcene tra le lenzuola con l&#8217;istrionico <strong>Otto Von Schirach</strong>, ormai di casa al <strong>Bang Face</strong>, il tritacarne <strong>FFF</strong> ed <strong>Untold</strong>.<br />
Tutto è ormai pronto per la grande festa di chiusura che inizia già al pomeriggio della domenica nel <strong>Queen Vic</strong>, il pub o sala 3, che ospita colui che avrebbero dovuto chiamare come Dj al ricevimento di William e Kate: <strong>Andy <em>Ceephax Acid Crew</em> Jenkison</strong>!!!<br />
<img src="http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/227903_10150619657425243_197216855242_18614102_4985322_n.jpg" alt="ceephax" height="440"/><br />
Il djset è un qualcosa di oltremodo spassoso: da <strong>Maria Cochita</strong> &#8220;<em>vamos a bailar esta noche</em>&#8221; (colonna sonora di <em>Scarface</em>) ai <strong>Depeche Mode</strong>, a &#8220;<em>The Riddle</em>&#8221; (sì quella che è stata rifatta da <strong>Gigi D&#8217;Agostino</strong>) ad ancora perle minimal synth di fine anni &#8216;70. Il massimo è stata una mezz&#8217;ora a base di sigle di telefilm anni &#8216;60 che si potrebbe interpretare come una lucida presa per il culo a tutti gli attuali Dj finto intellettuali che se la menano con trombette e loop pseudo jazz che manco dal dentista.<br />
Finiti i giochi però si fa sul serio con il live: Tr909, Tr707, Tb303, SH101 e molto altro ancora per celebrare il suono acid e farci sudare come bestie!!<br />
Un grosso punto interrogativo invece per <strong>Gonjasufi</strong> che anzichè proporre l&#8217;album si porta sul palco la band per 20 minuti di punk rock da assemblea musicale a scuola. Boh!<br />
Meno male che le poche certezze rimaste nella vita ce le salva <strong>Luke Vibert</strong> con un set aggressivamente acido e mentale.<br />
Il concerto dei risorti <strong>Leftfield</strong> va al di là di ogni più rosea aspettativa: si presentano in tre con una batteria da 10.000 pezzi e tipo 10 sintetizzatori!!!<br />
La musica ci avvolge ma su <em>Afro-Left</em> e <em>Space Shanty</em> mi devo reggere forte alle transenne per non essere spazzato via dalla Bora dei subwoofer mentre dietro di me infuria la tempesta con ragazze che navigano su canotti e un gigantesco Smile che ci da la caccia. Se poi contiamo i visual 3D alle spalle del gruppo il trip è completo.<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/05/19/bang-face-weekender-11-the-amen/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a><br />
Un tenore in frac intona il <em>Nessun dorma</em> tra gli applausi di tutti mentre il padrone di casa <strong>Saint Acid</strong> ci regala l&#8217;ultima ora di festa. L&#8217;armata delle tenebre è stata sconfitta.<br />
Il <strong>Bang Face</strong> anche stavolta ce l&#8217;ha fatta, questi ragazzi han dimostrato che un altro clubbing è possibile lontano dalle superstar capricciose e da utenti ignoranti, riuscendo ad equilibrare intimità con professionismo, Pop e ricerca. I coraggiosi che si spingono fino a qui sulla Manica sanno che ne vale la pena, per tre giorni si vive insieme sognando le stesse cose; i nomi dei Dj&#8217;s sono importanti ma mai quanto il l&#8217;atmosfera che si respira ed infatti c&#8217;è pure qualcuno che per tutto il tempo non è mai riuscito a mettere un piede dentro le sale!</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img src="http://a3.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/230929_10150619667065243_197216855242_18614186_6059206_n.jpg" alt="gonfio" height="440"/></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/bang face" rel="tag">bang face</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/figate atomiche" rel="tag">figate atomiche</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/camber sands" rel="tag">camber sands</a></p>
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		<title>Storie dalla Grande Mela: Cercando LCD Soundsystem ho trovato Kode9</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 21:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[caribou]]></category>
		<category><![CDATA[clubbing]]></category>
		<category><![CDATA[kode9]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>

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		<description><![CDATA[Arrivato nella grande mela in un nevoso primo di aprile, sin dalla prima serata, alla faccia del jet-lag, ho provato ad inserirmi nel piano regolatore del clubbing indipendente della città.
Passando, nei vari giorni di soggiorno, dal supercool quartiere di Meatpacking, in zona Chelsea, alle Public Assembly più&#8217; oscure di Brooklyn.
Facciamo un passo indietro.
LCD SOUNDSYSTEM decidono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blogs.radiopopolare.it/mamasudafrica/wp-content/uploads/2010/06/newyork.jpg" alt="nyc" height="200" align="right" />Arrivato nella grande mela in un nevoso primo di aprile, sin dalla prima serata, alla faccia del jet-lag, ho provato ad inserirmi nel piano regolatore del clubbing indipendente della città.<br />
Passando, nei vari giorni di soggiorno, dal supercool quartiere di Meatpacking, in zona Chelsea, alle Public Assembly più&#8217; oscure di Brooklyn.<br />
Facciamo un passo indietro.</p>
<p><strong>LCD SOUNDSYSTEM </strong>decidono di dare l&#8217;addio alle scene col botto, programmando il loro ultimo concerto nientemeno che al <strong>Madison Square Garden</strong>.<br />
&#8220;<em>THE LAST SHOW EVER</em>&#8221; era stato preso da tutti i fan come l&#8217;evento mediatico della stagione.<br />
I tickets erano stati polverizzati dal secondo dopo che erano stati messi on line: d&#8217;altronde sarebbe stato l&#8217;ultimo concerto di sempre, il progetto sarebbe stato chiuso.</p>
<p>Su Ebay i prezzi dei pochi biglietti di &#8220;seconda mano&#8221; presenti erano schizzati fino oltre i 1000 dollari.<br />
Nonostante tutto questo ero sbarcato a NYC carico di entusiasmo e smanioso di trovarne almeno 2 di questi agognati talloncini, in un mercato nero cittadino che speravo fiorente.</p>
<p>La prima sera poi, l&#8217;autostima derivante da una botta di culo/valida presentazione che mi permise di partecipare al Pre Party ufficiale organizzato dalla loro etichetta <strong>DFA</strong>, al 18esimo ed ultimo<br />
piano di un hotel completamente in vetro sull&#8217;High Line con vista su Chelsea, mi convinse che ce l&#8217;avrei fatta.</p>
<p>La sera di venerdì primo aprile quindi mi immersi gratis e piacevolmente, insieme con la meglio gioventù&#8217; musicale di New York, tra i vari artisti che solitamente leggevo sul sito della <strong>DFA</strong>,<br />
chiamati in massa a far girare vinili per celebrare l&#8217;evento dell&#8217;indomani.<br />
Si alternarono <strong>Shit Robot, Juan Maclean, Matt Cash</strong>, ed altri vari che con l&#8217;andar dei cosmopolitan che tracannavo fatico a ricordare.<br />
Passavano dischi come <em>Falling Up</em> di <strong>Theo Parrish</strong>, <em>Cavern</em> dei <strong>Liquid Liquid</strong> o roba dei <strong>Talking Heads</strong> alternati a cose by <strong>DFA</strong>.</p>
<p>Donne e uomini, ma soprattutto donne, ballavano questa mistura di funk elettronico con il sorriso sulle labbra ed il cocktail in mano.<br />
Capii subito che a New York bere è considerata una cosa tremendamente seria.<br />
Il bancone del bar esplodeva, nonostante i 17 dollari a bevuta, l&#8217;atmosfera era incendiaria. Si prosegui&#8217; così in un confuso crescendo funkalcolico fino alla mattina.</p>
<p>Tutto era figo anzi <em>pheeguissimo</em>.</p>
<p>Il giorno dopo, sabato, era arrivato, ed io ero ancora sprovvisto dei biglietti. Sin dal tardo pomeriggio avevo cominciato cautamente ad aggirarmi nei dintorni del <strong>Madison Square Garden</strong> per<br />
cercare l&#8217;uomo giusto.</p>
<p>Sulle principali riviste musicali cittadine l&#8217;avvenimento era attesissimo.</p>
<p>La sera prima al Madison Square Garden suonavano i celeberrimi <strong>Strokes</strong>. Ebbene su <strong>Time Out</strong>, diffusissimo e credibile magazine di nightlife e non solo, consigliavano neanche tanto ironicamente di acquistare i biglietti degli <strong>Strokes</strong>, solo per provare a nascondersi dietro al proprio seggiolino ed aspettare lo show di <strong>LCD Soundsystem</strong> del giorno dopo, i cui biglietti non erano mai stati visti da nessuno. Nulla. Fino alle 8, ora in cui il concerto stava per iniziare, non trovai niente.<br />
Poi l&#8217;unico personaggio che mi offrì 2 biglietti era un afroamericano alto circa 2 metri e largo 70 cm.<br />
Nel giro di 40 minuti da 200 dollari l&#8217;uno riuscimmo a contrattare a 100 cad.<br />
<img src="http://themorningafterpills.com/wp-content/uploads/2011/02/LCD-Soundsystem.jpg" alt="lcd" height="200" align="right" />Scucimmo i soldi e di corsa dentro, in mezzo alla marea umana che stava arrivando da Pennstation, tutta vestita uguale, completamente di bianco con il cravattino nero, ad imitare <strong>James Murphy</strong>.</p>
<p>Passato il primo check point, cominciavo già a sentire in sottofondo la filodiffusione che scandiva note dell&#8217;ultimo cd degli LCD&#8217;s. Ce l&#8217;avevamo fatta.</p>
<p>Tutto liscio.</p>
<p>Fino all&#8217;ultimo limite.</p>
<p>Un uomo con la pistola ad infrarossi bloccò la nostra euforia. Ci invitò a far controllare nella fila apposita all&#8217;ingresso se il biglietto fosse regolare.<br />
Cinque minuti dopo sui nostri tagliandi campeggiava il timbro indelebile &#8220;fake&#8221;.<br />
Uscendo, vidi, a poche decine di metri, il bagarino che ci aveva dato il &#8220;pacco&#8221; ancora aggirarsi placidamente nella zona, forte della sua stazza.<br />
Li per lì lo sconforto o l&#8217;adrenalina mi fece optare per un&#8217;azzardata pacca sulla spalla ed &#8220;<em>Hey man, sorry man, give me my money back!!!</em>&#8221;<br />
Bhè, inverosimilmente lui si guardò intorno e mi ridiede i miei dollari. Non ci potevo credere.<br />
La mia faccia doveva essere proprio incazzata.<br />
Per un secondo pensai di riprovare a cercare un altro bagarino. Poi le incognite legate ad una nuova disperata ricerca prevalsero e decidemmo di spostarci salutando definitivamente la possibilità di assistere al &#8220;<strong>THE LAST SHOW EVER</strong>&#8220;.</p>
<p>Ci dirigemmo a Williamsburg per la cena e per avvicinarci al party, di cui, in modo avveduto, avevo comprato le prevendite su <strong>Resident Advisor</strong> (lì ero riuscito). Dalle 2 avrebbe suonato il mio ammiratissimo <strong>Caribou</strong>.</p>
<p>Non avevo mai visto niente di Williamsburg e l&#8217;impatto fu da non credere. Scendere a Bedford Avenue lascia a bocca aperta per l&#8217;immagine vintage di fiabesco villaggio Indie (o se preferite Hipster) su misura per music addicted.<br />
Locali uno dietro all&#8217;altro per isolati; concerti, club ed ogni genere di espressione musicale in evidenza ad ogni angolo.<br />
Le strade tappezzate di manifesti di live formidabili ascoltabili nei paraggi. Prezzi ragionevoli. Un viavai mostruoso e continuo di personaggi stile festival musicale.<br />
Lontanamente potrebbe ricordare un po&#8217; Friedrichshain a Berlino, più&#8217; in grande; per altri versi anche alcune zone di Camden Town a Londra, ma decisamente più&#8217; autentico e non turistico. Con un completamento come quello dello Skyline di Manhattan visto dalla parte di Brooklyn.</p>
<p>La serata continuò con la ricerca del locale, che facemmo fatica a scovare perché non era un locale. La festa si sarebbe tenuta al primo piano di un vecchio magazzino degli anni &#8216;40. Uno stanzone enorme con pavimento in parquet, bancone del bar costruito con legni improvvisati e consolle tipo altalena legata con delle cinghie ai tubi che passavano sul soffitto.</p>
<p><img src="http://www.residentadvisor.net/images/promoter/us-mistersaturdaynight.jpg" alt="mr saturday" height="200" align="right" /><strong>Mister Saturday</strong>, così si chiama questo party itinerante che ogni sabato offre un ospite internazionale e si sposta di settimana in settimana in varie zone della città.<br />
Anche qui tappeto musicale tendente ad un funk-nudisco, con la gente che continuava ad entrare e a riempire lo stanzone e ad affollare il bar.</p>
<p>Se la sera prima a Chelsea il pubblico era da rivista patinata, lì a Brooklyn si avvertiva un&#8217;energia più&#8217; meticcia, colorata e sudata, ma invitante ed accogliente oltre che spontanea e schietta.<br />
Caribou si presentò in orario, con occhialini da vista modello professore in pensione, ma con una gran voglia di divertirsi.</p>
<p>Il set alternava pirotecniche girandole d’elettronica aggiunte a quel ritmo un po’ ruffiano che costringeva tutti a muoversi, pur senza un groove costantemente grasso o potente.<br />
Doverose poi le parentesi Funk, regalate a mo&#8217; di tributo alla città che l&#8217;ha inventato e in cui ancora ama inzupparsi.<br />
Dopo averlo sentito live con la sua band, devo dire che anche in veste di dj risulta distinto, disinvolto ed introspettivamente estroverso.<br />
Ottimo poi l&#8217;ascolto dell&#8217;inedito <em>Ye Ye</em>, uscito su vinile di li a poco, sotto lo pseudonimo di <strong>Daphni</strong>.</p>
<p>Tutto questo ed ero arrivato solo da un giorno e mezzo.</p>
<p>La mia permanenza prosegui&#8217; ottimante di giorno come di notte, vagando più&#8217; o meno casualmente tra dj set all&#8217;interno del <strong>Moma Museum</strong>, sempre aperte ballroom nel Lower East Side o nel<br />
Village, che potevano regalare techno di giovani sconosciuti come di Francois Kevorkian. Oppure concerti di uno delle migliaia di gruppi in gamba reperibili a New York.<br />
Mi sono imbattuto in ordine sparso in: <strong>Le Tigre, The Drums, Wire, Holy Ghost, Metro Area, un revival del Paradise Garage di Larry Levan</strong> .. tutta roba di primissima scelta che si poteva scialare nel mucchio delle proposte.</p>
<p>Dire &#8220;<em>tanta roba</em>&#8221; non sarebbe esagerato.</p>
<p><img src="http://userserve-ak.last.fm/serve/_/59816429/UNSOUND+Festival+New+York++UNSOUND+Labs+2011+unslarge.jpg" alt="unsound" height="250" align="right" />Poi per il gran finale, l&#8217;ultima notte NYese, il venerdì&#8217; seguente, rintracciai leggendolo su un giornaletto locale l&#8217;<strong>Unsound Festival</strong>, programmato nella Williamsburg Public Assembly. Organizzato<br />
sin dal pomeriggio, in collaborazione anche con <strong>Mutek Festival</strong>.<br />
Questo <strong>Unsound</strong> nel line up presentava nomi gravitanti attorno all&#8217;etichetta inglese <strong>Hyperdub</strong> oltre che lo stesso fondatore proprietario <strong>Kode 9</strong>.</p>
<p>Mi presentai giusto in tempo per gli ultimi tickets disponibili.</p>
<p>Le due sale erano abbastanza piccole, nere con poca luce, all&#8217;interno di quella che era la sede primi &#8216;900 dell&#8217;Associazione Polacca di Brooklyn.<br />
Mentre davo un occhiata in giro, un massiccio TurboSound sversava bassi sconcertanti sul pubblico. La ressa era tale che si faticava a camminare oltre che ballare.<br />
Tra le proposte, non male il padrone di casa <strong>Badawi</strong> (Brooklyn) ed ottimo il live fluido ed ipnotico di <strong>Lone</strong> (aka Matt Cutler).<br />
Trascinante <strong>Kode 9</strong> a presentare il nuovo album in uscita in quei giorni. Discretamente occupato anche a dimenare le braccia, palese sintomo di carica ed apprezzamento verso gli spettatori.</p>
<p>Eccezionali infine le 2 ore circa di <strong>Appleblim</strong> in intensità e persistenza, barbituriche e colpevoli di decretare il definitivo smarrimento psicologico degli astanti.</p>
<p>Il mood di uno sciolto pubblico pareva aver raggiunto l&#8217;apice dell&#8217;ebbrezza poco oltre le 6 del mattino, proprio l&#8217;ora in cui poi i buttafuori, lavorando duramente, hanno dovuto spedire a casa i presenti, gonfi come tacchini.</p>
<p>Era da un po&#8217; che volevo scrivere qualcosa sul viaggio, ma troppi erano gli stimoli, per quanto ho riportato, tanto ho dovuto tralasciare e un po&#8217; mi dispiace.</p>
<p>Sintetizzerei fondatamente con una scritta vista sulla giacca di un ragazzo di colore a Brooklyn:<br />
<em>New York Fuckin City</em>.</p>
<p><strong>Lorenzo Teneggi</strong></p>
<p><strong>P.S.:</strong> Il concerto degli LCD&#8217;s poi l&#8217;ho visto per alcuni pezzi solamente su You Tube. Ho letto che ha fatto paura e loro hanno suonato tipo 3 ore. Peccato</p>
<a href="http://www.frequencies.it/2011/05/03/storie-dalla-grande-mela-cercando-lcd-soundsystem-ho-trovato-kode9/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/new york" rel="tag">new york</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/lcd soundsystem" rel="tag">lcd soundsystem</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/dubstep" rel="tag">dubstep</a></p>
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		<title>Bloc Weekend 2011. Il Report</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 01:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
		<category><![CDATA[bloc weekend]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver preso droghe molto buone c&#8217;è questo sentimento che tutto stia collimando perfettamente, stai sentendo della grande musica, stai ballando, hai questo feeling fantastico, e ti sembra che questo possa durare per sempre, ti auguri che la tua vita possa essere sempre così. Bobby Gillespie (Primal Scream)
Il giorno che mi mettero&#8217; a fare musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo aver preso droghe molto buone c&#8217;è questo sentimento che tutto stia collimando perfettamente, stai sentendo della grande musica, stai ballando, hai questo feeling fantastico, e ti sembra che questo possa durare per sempre, ti auguri che la tua vita possa essere sempre così.</em> <strong>Bobby Gillespie (Primal Scream)</strong></p>
<p><em>Il giorno che mi mettero&#8217; a fare musica pensando ai soldi&#8230;.quello sara&#8217; il giorno del mio fallimento come artista vero.</em> <strong>Renato Figoli</strong></p>
<p>Cinque edizioni sono la maggiore età per un festival, la consapevolezza di essere ormai diventati un qualcosa di più che un modo alternativo di spassarsela con gli amici nel weekend.<br />
Il <strong>Bloc Weekend</strong> nei suoi cinque anni di vita ha rivoluzionato il concetto di rave e della sua fruizione portando per tre giorni all&#8217;interno del <strong>Butlins</strong> resort di <strong>Minehead</strong> il meglio che la scena elettronica da club possa offrire.<br />
I ragazzi del <strong>Bloc</strong> per tutte le precedenti edizioni sono sempre riusciti a superarsi e questa volta sarebbe stata quella determinante per assurgere all&#8217;Olimpo dei festival, quindi capirete quanto il rischio di finire vittima della troppa fama fosse alto.<br />
Ed invece tutto è andato per il meglio nonostante le troppe richieste che hanno messo ko il sito delle prenotazioni e le difficoltà di un viaggio che senza più la possibilità di atterrare a Bristol ci ha impegnato per una buona giornata.<br />
<img src="http://a6.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/189314_10150451119690243_197216855242_17705276_4655942_n.jpg" alt="minehead" height="330"/><br />
Dalle 16 fino alle 10 mattino, è questa la durata dei party di venerdì e sabato mentre la domenica culminerà all&#8217;una e mezza con la cerimonia di chiusura.<br />
La prima serata la dedichiamo all&#8217;Uk Bass sotto la bandiera <strong>Subloaded</strong> dove assistiamo al trionfo della vecchia scuola dubstep con un <strong>Pinch</strong> più profondo dell&#8217;Ottobre Rosso ed un <strong>Mala</strong> esplosivo. Ottimi anche la nuova leva <strong>Gemmy</strong> ed un sorprendente <strong>Loefah</strong> che messa da parte la sua caratteristica atmosfera narcolettica butta sul piatto rimandi all&#8217;acid house per una pista in delirio.<br />
<img src="http://a8.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/200175_10150451128690243_197216855242_17705476_640925_n.jpg" alt="crowd" height="397"/><br />
Il set di <strong>Untold</strong> ci introduce ai <strong>Magnetic Man</strong> che confermano quanto già avevamo visto: <strong>Benga</strong>, <strong>Skream</strong> ed <strong>Artwork</strong> confezionano un prodotto perfetto per le major discografiche e per chiunque sia troppo <em>indiefighetto</em> da non voler appannare le proprie lenti quadrate con una sana sudata sul dancefloor o farsi spettinare dai woofers. E comunque meglio soli che male accompagnati.<br />
Stesso palco ma attitudine completamente diversa per uno dei padri del suono Techno europeo: <strong>Mark Bell</strong> alias <strong>LFO</strong>.<br />
Dimenticatevi i suoi album su <strong>Warp</strong>, di cui viene eseguita la sola <em>Frequencies</em>, perchè ora il sound è granitico, aggressivo, e fa sanguinare persino i <strong>Funktion One</strong>.<br />
<strong>Ramadanman</strong>, invece, continua la strada della contaminazione ma rimane chiuso nel loop della nuhouse che ne smorza l&#8217;entusiasmo.<br />
Prima di andare a dormire rendiamo il giusto omaggio a <strong>Dj Pete</strong> simbolo della <strong>Basic Channel</strong> berlinese e status quo della Techno. Con lui per magia vinili all&#8217;apparenza diversissimi tra loro si fondono insieme naturalmente e sopra il klang oscuro dell&#8217;industrializzazione i riverberi originano melodie celestiali.<br />
Il sabato è la celebrazione degli anni &#8216;90 a partire da quanto proposto dalla <strong>I love Acid Crew</strong><br />
nell&#8217;igloo <strong>Ableton</strong>. <strong>Luke Vibert</strong> scalda la <strong>Tb 303</strong> che diventa euforica e bizzosa quando al comando sale <strong>Ceephax</strong>.<br />
<strong>Andy</strong> ha seri problemi di sincronizzazione degli strumenti (tutto hardware analogico nemmeno un pc usato a mo di sequencer) così pur incazzato nero prende ad improvvisare con ciò che funziona in quel momento. Tanta qualità ed ironia fanno sì che la festa decolli!!<br />
E&#8217; quindi il turno di un&#8217;altra leggenda made in Uk, <strong>Mark Archer</strong>, costretto per motivi legali ad esibirsi sotto le mentite spoglie di <strong>Mark II</strong> anzichè con il celebere moniker di <strong>Altern8</strong>. Primo disco: <strong>Human Resource</strong> &#8220;<em>Dominator</em>&#8220;, ultimo <strong>The Prodigy</strong> &#8220;<em>Outer Space</em>&#8220;, indovinate l&#8217;inferno che c&#8217;è stato in mezzo!!<br />
<img src="http://farm6.static.flickr.com/5139/5545260072_50b850db97.jpg" alt="mark II" height="397"/><br />
Calmiamo i bollenti spiriti con il poetico live dei <strong>Dopplereffekt</strong>, malinconici <strong>Kraftwerk</strong> post capitalismo.<br />
Chissà cosa starà pensando <strong>Alva Noto</strong> nel vedere una massa di giovani scatenarsi sui suoi ritmi impossibili di norma riservati al composto pubblico delle gallerie d&#8217;avanguardia?<br />
La bellezza del beat in sè, godere dello sfrigolio di un oscillatore, avere la sensazione di poter toccare le particelle di cui sono fatte tutte le cose. Minimale nelle frequenze ma non nel concetto.<br />
<strong>Four Tet</strong> è ormai un&#8217;amante della pista da ballo e il suo live rasenta quasi la prog house.<br />
Finalmente è giunto il momento del main event che tutti aspettavano con ansia: <strong>Aphex Twin</strong> is in da house!!!<br />
Ancora una volta la old school dimostra la sua grandezza con <strong>Richard</strong> che spazia da atmosfere pestilenziali ed acide a scosse di iper basso con incursioni nella Techno.<br />
Inchinatevi davanti a colui che può suonare e produrre qualsiasi genere!!! Se poi ci facesse la cortesia di un nuovo album gliene saremmo infinitamente grati!!!<br />
<img src="http://farm6.static.flickr.com/5092/5545284924_7d285b4709.jpg" alt="bloc people" height="397"/><br />
Il figlio preferito di <strong>Odino</strong>, <strong>Venetian Snares</strong>, ci suona la ninnanna alla velocità del suono con un djset a base dei suoi ultimi album <em>Filth</em> e <em>My so called life</em>.<br />
Il pomeriggio della domenica lo dedichiamo ai giovani talenti. <strong>Boxcutter</strong>, che anzi ormai va considerato artista pluriaffermato, ci fa saltare con un mix di dubstep, idm ed house.<br />
Peccato che abbian deciso di tenere aperte, oltre al main stage, soltanto le salette secondarie e la tenda di Ableton cosatringendo a lunghe code e in alcuni casi a sentire la musica da fuori come puntualmente successo per l&#8217;ottimo <strong>Global Goon</strong> ed il classic acid set di <strong>A Guy Called Gerald</strong>.<br />
<strong>Luke Abbot</strong> fa vedere chi comanda in <strong>Border Community</strong> ben conigugando l&#8217;idm con la dimensione onirica dell&#8217;etichetta di <strong>James Holden</strong>.<br />
<strong>Lone</strong> dal canto suo si presenta con un inaspettato djset a dimostrazione di essere ormai pronto per la <strong>Rephlex</strong>.<br />
Tecnica grezza in stile americano e voglia di uscire dagli schemi per <strong>Kyle Hall</strong>, astro nascente from Detroit, che si cimenta con techno, house e dubstep con la folla che grida il suo nome.<br />
La festa è quasi finita rimane ancora un&#8217;ultima pratica da archiviare: lo show L.B.S. di <strong>Laurent Garnier</strong>.<br />
Garnier non suona musica ma infonde le emozioni che vorremmo sempre provare, quel senso di pace e di fratellanza per cui non sei più un singolo perso nell&#8217;universo ma fai parte di un qualcosa di più comoplesso con un grande cuore pulsante.<br />
In un ibrido di live e djset l&#8217;artista francese passa dal fare il Dj a fare il direttore d&#8217;orchestra e quando il pubblico lo implora per un ultimo disco esegue dal vivo una traccia di ben mezz&#8217;ora, in cui per i primi venticinque accumula tutta la tensione per poi risfogarla sul dancefloor come una cascata emozionale.<br />
Mesi di preparazione all&#8217;evento e poi tre giorni che bruciano intensi e veloci come un fiammifero che per pochi attimi ha illuminato la strada da seguire.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p>Bloc Video by <strong>Sunny Das</strong>:</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/21201517" width="600" height="355" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/21201517">BLOC. 2011</a> from <a href="http://vimeo.com/user5774765">Sunny Das</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/laurent garnier" rel="tag">laurent garnier</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/bloc weekend" rel="tag">bloc weekend</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/rave" rel="tag">rave</a></p>
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		<title>Berlin Club Transmediale 2011. Il Report</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 23:47:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
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		<description><![CDATA[In un momento di forte transizione come questo, in cui ci si domanda se e quando usciranno nuovi generi musicali capaci di rapirci come fu per ultimo il dubstep sei anni fà, recarsi a Berlino in occasione dell&#8217;ultima edizione della Transmediale appare come un viaggio obbligato, una sorta di visita all&#8217;Oracolo di Delfi per conoscere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.musicclub.it/foto/ct/big/ctm-club-transmediale-festival.logo" alt="ctm" height="200" align="right" />In un momento di forte transizione come questo, in cui ci si domanda se e quando usciranno nuovi generi musicali capaci di rapirci come fu per ultimo il dubstep sei anni fà, recarsi a <strong>Berlino</strong> in occasione dell&#8217;ultima edizione della <strong>Transmediale</strong> appare come un viaggio obbligato, una sorta di visita all&#8217;Oracolo di Delfi per conoscere la volontà degli Dei.<br />
Tuttavia fin dall&#8217;inizio si sono manifestati sinistri presagi che avremmo dovuto interepretare come un segnale d&#8217;allarme ma che allora non avevamo colto.<br />
Innanzitutto il programma relativo alla sezione <em>Club</em> era stato pubblicato con molto meno anticipo rispetto al solito, quindi la riduzione del Festival ad una sola settimana (con un sostazioso abbattimento della parte danceble) ed infine un caldo quasi surreale, che ci ha concesso di girare per la prima volta senza sciarpa e guanti in pieno febbraio.<br />
Un altro elemento su cui riflettere è il motto scelto per quest&#8217;anno: <em>Live?!</em>.<br />
Va interpretato nel senso performativo del termine, oppure come un&#8217;espressione sorpresa di chi si trova davanti ad un qualcosa che dovrebbe essere morto?<br />
Per quanto ci si possa preparare al fatto che le cose possano andare storte mai ci saremmo potuti immaginare di trovarci in una situazione simile.<br />
Uno dei festival di maggior tradizione europea sempre attento ai particolari e dall&#8217;organizzazione impeccabile è vittima in una sola volta di tutti gli errori mai commessi in passato, manco fosse un <strong>Mugello Festival</strong> qualunque.<br />
Ma andiamo con ordine, al sole che trovo al mio arrivo a <strong>Kreuzberg</strong>, il tempo necessario per poggiare i bagagli e siamo già in giro per dischi: oggi <strong>Staalplat</strong>, domani <strong>Hardwax</strong>.<br />
<em>Insen</em> di <strong>Alva Noto</strong> e <strong>Sakamoto</strong> è in tasca e si può dar via alle danze con il live di <strong>Deadbeat</strong> alla <strong>Hau 2</strong> fissato per l&#8217;ora dell&#8217;aperitivo.<br />
<img src="http://www.berlinale-talentcampus.de/images/000/001/205/hau2-foyer.jpg" alt="hau2" height="440" /><br />
La prima brutta sorpresa della trasferta non tarda ad arrivare: i costosissimi abbonamenti (che per fortuna non avevo preso) da 80 Euro <em>non comprendono tutti i concerti che perciò vanno acquistati a parte!!!</em> Inoltre ogni location ignora il programma delle altre per cui le sovrapposizioni sono inevitabili.<br />
Siccome poi le disgrazie non vengono mai da sole, succede che il media artist <strong>Lillevan</strong> non può esibirsi e di conseguenza lo show vedrà all&#8217;opera il solo <strong>Deadbeat</strong>, il quale si limita al compitino di premere play su <strong>Ableton</strong> con l&#8217;aria annoiata di chi aggiorna il profilo su <strong>Facebook</strong>.<br />
Meno male che la serata prevede lo showcase della <strong>Hyperdub</strong> al mitico <strong>Berghain</strong>, può forse capitare qualcosa anche lì?<br />
Ma ovvio che sì, i live in programma iniziano alle 21 circa e prima di mezzanotte il ticket (anche questo non compreso nell&#8217;abbonamento) costa ben 24 Euro, una cifra normale per noi Italiani ma che a Berlino in dieci anni di onorata presenza non ho mai visto manco a Capodanno. Risultato? Di Berlinesi non ce ne sono, è un party della <strong>Lonely Planet</strong>. E a proposito di pubblico, va sottolineato come gli unici Italiani presenti fossero quasi unicamente addetti ai lavori.<br />
Salgo le imponenti scale della ex centrale termica e i <strong>Darkstar</strong> stanno finendo la loro performance: rispetto a quanto visto a <strong>Club To Club</strong> mantengono la stessa impostazione ma grazie alla location e al potentissimo impianto ne guadagnano in solennità.<br />
Tocca poi ai <strong>King Midas Sound</strong> di <strong>Kevin Martin</strong> che sfruttano appieno il <strong>Funktion One</strong> a loro disposizione: i bassi da oltretomba misti alla voce nebbiosa di <strong>Roger Robinson</strong> danno vita ad un rito voodoo tra i gargoyles di Notre Dame.<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/02/10/berlin-club-transmediale-2011-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a><br />
Intanto nei cambi palco <strong>Kode9</strong> <em>plays Burial</em>, per poi chiudere le sessions con il proprio act in coppia con <strong>Spaceape</strong>. L&#8217;uscita del nuovo album <em>Black Sun</em> è imminente.<br />
Ma mentre noi ci perdiamo in un sogno oscuro, fuori dal locale qualcuno sta vivendo un incubo: molti ragazzi che avevano acquistato il salato biglietto in prevendita si vedono respinti dalla rigida selezione di <strong>Sven</strong> e compagni come in qualsiasi altra serata. Rimborseranno loro i soldi? E chi?<br />
Quanto ai ballerini nella sala grande ai controlli c&#8217;è <strong>Cooly G</strong> che mixa Uk funky attuale con pezzi house stile <em>Rej</em> di <strong>Ame</strong> per un set senza troppo senso; un pò meglio di lei fa <strong>Ikonika</strong> che presenta uno stile più asciutto rispetto alle sue produzioni, ma che comunque non riesce a esaltarmi.<br />
Meglio allora salire al <strong>Panoramabar</strong> per la <em>Get Perlonized night</em> con <strong>Zip</strong> (ovvero <em>il Dandi</em> nano) a fare gli onori di casa.<br />
Niente introduzioni jazzate a sto giro, i colpi di cassa in 4 impongono il ritmo di marcia mentre sudatissime atmosfere house old school fomentano la pista.<br />
La punta di diamante della festa è il dj set di <strong>Kode9</strong>, solo vinili per lui, un turbine di colori<br />
che ben rappresenta il melting pot post garage (ed ormai post dubstep). Tecnicamente poi è un Mostro.<br />
<strong>Terror Danjah</strong> e <strong>Scratcha</strong> sono quello che si ascolterrebbe a Miami se non andasse di moda l&#8217;hip hop.<br />
Di sopra, dopo un incolore live di <strong>Half Hawaii</strong>, c&#8217;è <strong>Sammy Dee</strong> (ovvero <em>il Libanese</em> nerd) che sinceramente non ci ha mai comunicato molto.<br />
Il gran finale verso le sette e mezza vede un set jungle squarcia budella con <strong>Kode9</strong> in b2b con <strong>Ikonika</strong> e <strong>Cooly G</strong>.<br />
<img src="http://a7.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/167993_1724880995610_1045933064_1933471_6202324_n.jpg" alt="berghain" height="440" /><br />
Ci concediamo appena quattro ore di sonno che sono pure troppe quando <strong>Hardwax</strong> chiama, senza contare che poco più tardi c&#8217;è <strong>Edwin van der Heide</strong>.<br />
Come per <strong>Deadbeat</strong> anche stavolta la performance non è delle più illuminanti: l&#8217;artista olandese lascia a casa gli scanner laser visti a <strong>Dissonanze</strong> in favore di una più tradizionale proiezione minimalista in cui luci colorate si sincronizzano con le ultra frequenze riprodotte. Niente di inedito insomma. Onestamente se fosse stato gratuito non ci sarebbe stata aluna lamentela, ma anche qui la sensazione di essere presi per i polli che devono pagare la crisi tedesca è abbastanza forte.<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/02/10/berlin-club-transmediale-2011-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a><br />
Berlino è una città straordinaria con una combinazione incredibilmente favorevole di servizi, bassi costi ed alta qualità della vita, scelta come casa dai migliori artisti mondiali e allora perchè non c&#8217;è quasi nulla per cui stupirsi? Come dice <strong>Simone KK</strong> &#8220;<em>è come allenare il Real Madrid e puntare alla salvezza</em>&#8220;.<br />
Al di fuori della suprema <strong>Basic Channel</strong> che ha benedetto la via del dubstep a la <strong>Scuba</strong>, e della scena <strong>Berghain</strong>/<strong>Ostgut Ton</strong>, capace di rilanciare la Techno quando era data per spacciata, non esiste infatti nessuna nuova scuola nata direttamente sotto la Siegessäule degna di nota, tante cose discrete ma pochissime fanno la differenza.<br />
Anche tra i locali si fa davvero fatica a trovare eventi interessanti sul serio, un paio di feste al mese e non di più, e di mezzo c&#8217;è sempre il <strong>Panoramabar</strong>.<br />
A mezzanotte ci raduniamo puntuali nel tempio di Friedrichshain con lo showcase della <strong>Stroboscopic Artefacts</strong>.<br />
<strong>Lucy</strong> manovra energie oscure fino alle quattro e le mie gambe implorano pietà.<br />
Dormita, doccia e via nuovamente al <strong>Berghain</strong> per <strong>Norman Nodge</strong> che mette su musica così potente da ricaricare le antiche turbine rimaste in sala, una techno moderna e classica al tempo stesso la cui forza sta nella ricerca dei suoni.<br />
Non so dove sono non so se è giorno o notte, voglio solo ballare. Ritrovare tutti gli amici su questo dancefloor senza essersi dati appuntamento è un&#8217;emozione magica che a parole non si può descrivere.<br />
Al piano superiore scopriamo la classe di <strong>Mark du Mosch</strong>: un set vario ma coerente perfetto per l&#8217;after, si va dai viaggioni prog house all&#8217;acid a momenti soulfull e wave. Grande!!!<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/02/10/berlin-club-transmediale-2011-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a><br />
Gli ultimi concerti in programma sono i tre act sperimentali alla <strong>Technische Universität</strong> (due dei quali non pervenuti mentre ottima performance di <strong>Robert Henke</strong> con il suo studio sui tuoni) ed il live di <strong>Scion feat. Tikiman </strong> alla <strong>Hau 2</strong>.<br />
Il trio simbolo della <strong>Basic Channel</strong> non delude e tutto il pubblico vorrebbe di più che una misera ora!!!<br />
Per cercare di accontentare la sala (e riparare ai problemi dello show di martedì sera) viene promessa la performance di <strong>Signal</strong>, che in realtà si rivela essere soltanto la proiezione in anteprima del suo nuovo lavoro (in pratica ciò a cui anela <strong>Richie Hawtin</strong> da anni) senza l&#8217;artista presente.<br />
<a href="http://www.frequencies.it/2011/02/10/berlin-club-transmediale-2011-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a><br />
Si chiude così questa undicesima edizione della <strong>Club Transmediale</strong> con un gran senso di amarezza, perchè se pure qui dopo anni di onorato servizio si inizia a cedere alle lusinghe del facile guadagno la sopravvivenza della musica elettronica è a serio rischio.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/berlin transmediale" rel="tag">berlin transmediale</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/berghain" rel="tag">berghain</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/festival" rel="tag">festival</a></p>
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		<title>Gandin Bday with Mike Dehnert @ Club Gamma.  Il Report</title>
		<link>http://www.frequencies.it/2011/01/27/gandin-bday-with-mike-dehnert-club-gamma-il-report/</link>
		<comments>http://www.frequencies.it/2011/01/27/gandin-bday-with-mike-dehnert-club-gamma-il-report/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 00:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Primo reportage del 2011, iniziamo l&#8217;anno con un&#8217;altra storia di vita notturna e parallela, lasciamo Genova e la luce del sole per una luminosa serata torinese.
All&#8217;ombra della Mole il senso di familiarità è molto forte, pochi passi sovrappensiero in San Salvario e ci becchiamo con Gandalf, master mind dei parties Stereo e Secret Mood, nonché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Primo reportage del 2011, iniziamo l&#8217;anno con un&#8217;altra storia di vita notturna e parallela, lasciamo Genova e la luce del sole per una luminosa serata torinese.<br />
<img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/hs080.snc6/169094_185118818178062_158778877478723_511931_5537235_n.jpg" alt="gandalf" height="200" align="right" />All&#8217;ombra della Mole il senso di familiarità è molto forte, pochi passi sovrappensiero in San Salvario e ci becchiamo con <strong>Gandalf</strong>, master mind dei parties <strong>Stereo</strong> e <strong>Secret Mood</strong>, nonché per questa notte nostro padrone di casa.<br />
L&#8217;occasione della trasferta è davvero speciale perché si festeggia il compleanno di <strong>Federico Gandin</strong>, un Dj che non ci stancheremo mai di supportare vista la sua cultura e abilità: responsabile del settore musica di <strong>Fnac</strong> (come un certo <strong>Laurent Garnier</strong>) da oltre dieci anni diffonde il verbo di Detroit per un pubblico sempre più vasto senza mai cedere a facili scorciatoie commerciali.<br />
Ed è proprio lui che ci accoglie alla porta del suggestivo <strong>Club Gamma</strong>, il <em>Watergate italiano</em> incastonato tra il parco del Valentino e il lungo Po.<br />
L&#8217;incontro sarà il <em>fil rouge</em> della serata visto il numero di amici presenti.<br />
Con Federico parliamo della situazione attuale del clubbing nostrano e internazionale ma anche dei suoi nuovi progetti discografici di cui più tardi potremmo sentire un assaggio in anteprima.<br />
Ai resident <strong>Rob &#038; Tsura</strong> spetta il compito degli onori di casa, e loro non si tirano indietro scaldando l&#8217;ambiente con un sound bello energico perfetto per spianare la strada all&#8217;ospite <strong>Mike Dehnert</strong>, rappresentante della nuova techno made in Berlin.<br />
Dopo l&#8217;indigestione minimal e il ritorno all&#8217;house sembra ormai giunta l&#8217;ora di reincontrare la techno e vedere quanto è cambiata. Certo i bpm sono più sostenuti rispetto alla nu house ma non corrono più come a fine anni 90, mentre il loop fine a sè stesso pare un virus letale per tutta l&#8217;elettronica da club immune a qualsiasi cura. Il patron della <strong>Fachwerk Rec</strong> ci sorprende con un lungo set a colpi di vinile e cd interamente di sue produzioni.</p>
<p><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc6/hs066.snc6/167656_185118764844734_158778877478723_511929_8064870_n.jpg" alt="gamma" height="380" align="center"/></p>
<p>Oscurità ed echi industriali stridono un pò con l&#8217;allegro clima da festa in famiglia del <strong>Gamma</strong>.<br />
<strong>Mike</strong> porta avanti un set altalenante, coerente per storytelling ma che, come un documentario scientifico, è impietoso nel mostrare i difetti della techno post <strong>True Spirit</strong> tutta muscoli e chimica.<br />
Fortunatamente il ragazzo ben conosce le proprie radici, e di conseguenza è irresistibile quando ritorna alle origini e sfoggia uno stile <strong>Chain Reaction</strong>.<br />
Intanto in pista si balla e si commenta perché a <strong>Stereo</strong> la Musica è protagonista come dovrebbe essere ovunque si voglia parlare di <em>Club Culture</em>.<br />
C&#8217;è a chi, come l&#8217;House Hero <strong>Stefano K Soul</strong>, il set non piace poiché privo del soul di Detroit, e ci sono altri veterani come <strong>Franco Matley</strong> e <strong>Simone Kk</strong> che se la ballano sorridenti apprezzandone i riflessi old school; l&#8217;importante è il confronto, poter imparare qualcosa di nuovo ascoltando diversi punti di vista.<br />
Il party è davvero riuscito, si registra il record stagionale d&#8217;ingressi nonostante la concorrenza di un mostro sacro quale <strong>Robert Hood</strong>.<br />
I ragazzi di <strong>Stereo</strong> hanno dimostrato che fare clubbing di qualità senza mega ospiti per la massa non solo è possibile ma è anche premiante, a patto però di conoscere la materia perchè un vero art director deve sempre sapere quando è il momento migliore per guardare avanti lasciando gli altri a scannarsi per un limone già spremuto.<br />
Tra una caraffa e l&#8217;altra di gin tonic nel frattempo <strong>Federico Gandin</strong> ha preso posto in plancia e l&#8217;ordine per il salto nell&#8217;iper spazio è già stato impartito.<br />
Bastano un paio di dischi per avvertire il cambio di stile, molto più stratificato e armoniosamente complesso.<br />
La ritmica è sempre importante naturalmente dato l&#8217;impostazione della serata, ma i dettagli melodici fanno la differenza. Dì che vieni da Berlino Fede e chiedi cachet milionari, almeno tu li meriti!!!<br />
Manca poco all&#8217;alba e il mio treno già fischia, vado via davvero contro voglia ma, visto i prossimi appuntamenti con <strong>Stereo</strong>, non avrò il tempo per soffrire di nostalgia.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/mike dehnert" rel="tag">mike dehnert</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/club gamma" rel="tag">club gamma</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/stereo" rel="tag">stereo</a></p>
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		<title>Kollektiv Turmstrasse @ Privat. Il Report</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 21:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nightlife]]></category>
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		<description><![CDATA[Era più di un anno che volevo ascoltare questo duo originario di Amburgo, scoperto per caso un paio di anni fa. Esplorando il loro operato, ero stato subito conquistato dalle loro produzioni e poi, come sempre più spesso accade, un set trovato in rete aveva fomentato la mia curiosità (che è questo qua: http://soundcloud.com/electro-mix-memory/kollektiv-turmstrasse-2009-08-29-live-at-laguna-frankfurt-germany#new-timed-comment-at-3639972)
Niente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://estebansaiz.com/blog/wp-content/uploads/2010/03/kollektiv-turmstrasse-1.jpg" alt="kollektiv" height="200" align="right" />Era più di un anno che volevo ascoltare questo duo originario di Amburgo, scoperto per caso un paio di anni fa. Esplorando il loro operato, ero stato subito conquistato dalle loro produzioni e poi, come sempre più spesso accade, un set trovato in rete aveva fomentato la mia curiosità (che è questo qua: <a href="http://soundcloud.com/electro-mix-memory/kollektiv-turmstrasse-2009-08-29-live-at-laguna-frankfurt-germany#new-timed-comment-at-3639972">http://soundcloud.com/electro-mix-memory/kollektiv-turmstrasse-2009-08-29-live-at-laguna-frankfurt-germany#new-timed-comment-at-3639972</a>)</p>
<p>Niente di particolarmente innovativo nel loro sfruttare suoni morbidi e rilassati, sicuramente molto orecchiabili, ma mi colpì subito quel velo malinconico che sentivo aleggiare su tutti i loro dischi, capace di farti immergere in una fredda e grigia giornata tedesca prettamente autunnale.<br />
Non “roba da dancefloor”, ma sonorità di cui godere tramite cuffia, in un ambiente quieto di egoistica solitudine.<br />
Queste le mie prime impressioni e, anche se ascolto dopo ascolto sono riusciti ad acquisire, alle mie orecchie, una dimensione più da pista, restavo comunque dubbioso immaginando il loro impatto su un pubblico desideroso di ballare, piuttosto che di astrarsi nelle sinuosità fumose della propria mente.<br />
Mea culpa, lo scorso anno al <strong>Classic</strong> mancai all’appuntamento e, cosciente che non sarebbe stato affatto facile ribeccarli, mi sono mangiato le mani e ho in seguito trascurato di tenere d’occhio i loro spostamenti.<br />
Qualche giorno fa, però, un messaggio privato da Facebook ha avuto il potere di rallegrarmi la giornata: 03 dicembre 2010, <strong>Privat Party</strong>, special guest (<em>indovinaunpo’</em>): <strong>Kollektiv Turmstrasse</strong>.  Tempo trascorso  dall’apertura del messaggio alla decisione di non mancare: 15 secondi. Non potevo perderli di nuovo, a maggior ragione data la recente uscita del nuovo album su <strong>Connaiseur</strong>: <em>Rebellion Der Träumer</em>, la ribellione dei sognatori.</p>
<p>Il <strong>Privat</strong> è un party milanese che è sempre stato itinerante. Da quest’anno, però, si è trasferito in pianta stabile al <strong>Codice A Barre</strong>, zona Porta Genova, un locale come tanti a Milano.<br />
(<em>NdR:</em> credo che mantenerlo itinerante avrebbe avuto il suo perché, ma di certo non spetta a me disquisire su questo tipo di scelte.)<br />
Inoltre sapevo che  non avrei certo trovato una clientela spregevole, era gente che sapeva organizzare dei bei party e questo mi rassicurava più di qualsiasi location.</p>
<p>03 dicembre = venerdì = dopo una settimana stressante, la stanchezza quel giorno ha iniziato a bussare già dal tardo pomeriggio e, sommata al programma di andare a bere in compagnia per festeggiare un compleanno, il tutto poteva agilmente tradursi in un K.O. tecnico prima ancora di arrivare in quel di Porta Genova.<br />
Come volevasi dimostrare, esco di casa già con le gambe molli (mollissime) ma mi è capitato di uscire in condizioni anche meno promettenti e poi è venerdì e, di venerdì, non ce n’è nemmeno per il papa.<br />
E’ l’una e mezza quando le due macchinate che ho messo insieme si avviano verso i Navigli. Di solito i guest attaccano intorno alle 2 (in Italia, chiaramente) e io non voglio perdere niente del set dei Kollektiv. Per fortuna all’entrata mi tranquillizzo subito, scoprendo che ho ancora una ventina di minuti da sfruttare per un minimo di ambientamento prima del loro inizio.<br />
Entrando sento suoni abbastanza in linea con quello che mi aspetta, trovo <strong>Zagor</strong> e la <strong>Ju</strong> e scopro che <strong>Nico &#038; Christian</strong> suoneranno nella saletta più piccola, più raccolta e, soprattutto, ancora chiusa.<br />
Non faccio in tempo nemmeno ad appoggiarmi al bancone della sala principale che la seconda si apre e la gente inizia a prendere posizione.<br />
I Kollektiv non sfruttano la consolle già presente, sono spostati a destra di quella fissa. Equipaggiamento in dotazione: espressione tipicamente tedesca e vagamente bohemien (sguardo imperturbabile e chiome immobili, ma che lacca usano in <em>Kartofelnlandia</em>?!), Mac, drum machine, X-one 92 e X-one 1D.<br />
La sala si riempie subito, ma il pubblico è positivo e coordinato e si sta comunque bene. Mi aspetto un inizio abbastanza lento, graduale, ma devo subito ricredermi: il passo è già discreto e io ho decisamente azzeccato la serata, yessa!<br />
Certo non suonano Techno, la loro è elettronica di stampo tedesco, inconfondibile, sebbene <strong>Beatport</strong> li consideri tra House e Chill Out.<br />
I due ragazzotti sanno decisamente come far muovere una pista, sono contento di poter mandare al diavolo i miei pregiudizi. La selezione scatena una reazione decisamente positiva: i synth avvolgono e impacchettano la mente, la cassa secca e piccola fa muovere il corpo in modo pacato e mai violento.<br />
Balli quasi inconsciamente, i Kollektiv riescono a essere a tratti ipnotici.</p>
<p>Mi si libera la mente, protagonista assoluta e target finale del loro set.<br />
I cinque giorni passati in ufficio sono ormai un lontano ricordo, le gambe hanno riacquistato vigore. Feelin’ good and totally relaxed, mi lascio trasportare dolcemente.<br />
Fanno divertire, e tanto anche: passano i loro dischi nuovi e vecchi, incontro di nuovo quelli che mi avevano fatto tanto interessare a loro: <em>Tristesse</em>, <em>Eskapade</em>.<br />
Passano i minuti ma non mi interessa controllare l’orario. La pista è cotta a puntino e si diverte, i synth da lacrimoni hanno un effetto veramente devastante, qualcuno sotto additivi se ne rende conto e apprezza più di tutti<br />
L’apice della serata arriva, per me, con <em>Luchtoorn</em>, il mio pezzo perferito. La folla sembra lì-lì per esplodere e, guarda un po’, proprio in quel momento i Kollektiv sono davanti alla consolle. Pura coincidenza certo, ma che ciliegina sulla torta!<br />
The show goes on, disco su disco, ma quanto sentito finora è bastato a convincermi pienamente. Mi hanno fatto divertire, mi hanno fatto scordare l’ora, le sigarette da fumare, tutto quello che c’era al di fuori: mi hanno isolato per un paio d’ore dal mondo esterno al <strong>Privat</strong>, mi hanno ripulito.<br />
Tributar loro un applauso a fine set mi sembra più che dovuto, bravi, la mia memoria conta pochi casi in cui sono stato così preso e coinvolto.</p>
<p>Il dj che segue è un mezzo assassino, veloce, 130-133 sparati, troppo diverso dal duo tedesco: ma chi se ne frega. E’ un venerdì che sta ormai volgendo al termine, la sala è semivuota, io sono soddisfatto, contento di andare a letto con il sorriso, sapendo che Milano stasera non poteva offrirmi di meglio. Il meglio me lo ero cercato ed ero stato pienamente ripagato.<br />
<strong>Kollektiv Turmstrasse</strong> mi siete piaciuti, non riesco a darvi un voto perché non è mio interesse, ma chissà se la prossima volta riuscirete a coinvolgermi e a farmi divertire e svagare così.<br />
Una menzione dovuta va al locale. Note di demerito e appunti vari: l’impianto suonava in modo pulito, forse mancava di un po’ di potenza. La forma del soffitto della sala è un’incognita per la logica: la parte vicino la consolle rimane bassissima mentre in piena pista il soffitto diventa molto alto (la sala 2 dello Studio 80 di Amsterdam può dare una mezza idea, anche se è l’esatto opposto). E poi le bevute, rese deludenti dall’utilizzo di prodotti di qualità evidentemente non poco scadente.<br />
Un’ottima serata, tutto sommato.<br />
Musicalmente il <strong>Privat</strong> si conferma un punto fermo delle friday nights meneghine, anche per le prossime date: 17 dicembre <strong>Jamie Jones</strong> su tutte.</p>
<p><strong>Dimitri Quintini</strong></p>
<a href="http://www.frequencies.it/2010/12/14/kollektiv-turmstrasse-privat-il-report/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
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