Sabato 11 febbraio Decibel Eventi in collaborazione con Switch presentano presso il Viper Theatre di Firenze l’Outlook Festival Launch Party!
SKREAM è certamente uno dei dj producer che ha segnato con un indelebile tratto la nascita e l’evoluzione del dubstep. Un genere che ha conquistato il mondo ed ha influenzato quasi tutta la bass music e che incorona il 24enne musicista di Croydon (Londra) come un personaggio destinato ad entrare nella storia.
Sono passati tanti anni da quando Skream poco più che sedicenne lascia la scuola per iniziare la sua attivita di dj producer. Grazie al suo talento riesce a farsi strada nell’ambiente londinese e in pochissimo tempo diventa contemporaneamente l’idolo dei clubbers e dei bloggers; i primi lo apprezzano soprattutto per le sue pesanti bass-line, i secondi invece per la sua capacità di raccontare una generazione attraverso un nuovo sound.
La scena dubstep deve molto a questo giovane prodigio della consolle. E’ infatti grazie al brano “Midnight Request Line” uscito nel 2006 sul suo primo album (Tempa), che la dubstep esce fuori dall’underground attirando, almeno nel Regno Unito, le attenzioni del grande pubblico e dei migliori festival britannici.
Con il trio Magnetic Man (formato da Skream, Benga e ArtWork) è apparso sulla copertina della prestigiosa rivista musicale NME mentre nel 2010 è uscito con il suo secondo album solista (outside the box), costantemente in “heavy rotation” su Bbc Radio 1.
Un disco composto da 14 brani attraverso il quale Skream si destreggia con grande maestria fra hip hop, dubstep e jungle e che lo consacra definitivamente come il più importante ed influente producer dubstep al mondo.
In apertura l’immancabile Numa Crew, collettivo di dj e producer della più vivace scena dubstep italiana. Molto apprezzato nel panorama internazionale, nel 2011 partecipa per il secondo anno consecutivo all’Outlook Festival di Pula (Croazia), uno degli eventi più blasonati in ambito “bass music” a cui questa serata fa riferimento come launch party.
Molte le collaborazioni con artisti di spessore quali Zion Train, Subsonica, Asian Dub Foundation e Casino Royale, solo per citarne alcuni.
Il cartellone di questa incredibile serata si chiude con DRAFT, interpretazione visionaria del suono elettronico per assonanze e dissonanze che si intrecciano.
Viper Theatre – Via Lombardia / Via Pistoiese
Ingresso 13/15 euro
technorati tags: decibel eventi, dubstep, firenze
SRSLY. festeggia il Natale con un regalo speciale, dedicato a ogni vero cultore della musica elettronica. Venerdì 23 dicembre, infatti, torna a Torino BEN UFO, che proprio a SRSLY. aveva fatto il suo debutto italiano lo scorso marzo.
Ben UFO è semplicemente uno dei migliori dj del pianeta.
Che l’abilità nel produrre non corrisponda spesso ad altrettanta bravura nel saper miscelare i dischi in un dj set o viceversa è cosa ormai risaputa e Benjamin Thomson ne è la più palese riprova. Seppur Ben sia il manager dell’etichetta Hessle Audio insieme a Ramadanman e Pangaea, non ha mai intrapreso la strada da producer, ma è stato comunque in grado di farsi un nome nella scena del clubbing mondiale, come testimoniato dalle sue esibizioni in Brasile, Argentina e Giappone. La sua compilation Rinse: 16 pubblicata da Rinse FM ha ottenuto il secondo posto nell’ultima classifica annuale di Resident Advisor, dietro a Four Tet e davanti a Dixon, Scuba e Marcel Fengler. Affermatosi nel corso degli ultimi due anni come uno dei dj più creativi della scena inglese, Ben ha presto guadagnato consensi grazie alla sua incredibile attitudine di “miscelatore”: in un’ora mixa tra i 25 ed i 30 dischi, sempre intento nella ricerca delle innumerevoli connessioni presenti nelle correnti musicali passate, presenti e future. Il risultato? Un mix di classici da club, dubstep, elettronica, grime, techno, garage e house di altissima qualità.
L’onere e onore di scaldare i motori nelle oscure profondità del Basement spetta a GUIDO SAVINI e alle sue eleganti miscele di tropical bass, alt-hip-hop e UK garage.
Contemporaneamente, in apertura di serata, la consolle del Bar accoglie i vinili di PHINTO e MATERIAL, tra spunti afro, richiami disco, scintille funky e caldi groove.
SRSLY. è la clubnight torinese dedicata agli act più avveneristici al loro debutto nazionale.
Da dicembre 2011, SRSLY. è ogni venerdì notte all’Astoria, il nuovo club nel cuore di San Salvario.
ASTORIA | Via Berthollet 13 | Torino
Ticket: 7 € in prevendita / 10 € alla porta
Tra le tante stelle che hanno illuminato la costellazione dubstep una delle più brillanti e misteriose è quella dei Vex’d.
Progetto che ha sempre fatto storia a sè pubblica nel 2005 l’album Degenerate, pietra miliare dell’evoluzione del genere, che, con le sue cupe trame industrial e gotiche, ha dato il via al lato techno e hard della scena.
Eppure Jamie e Roly non si sono mai sentiti parte integrante di questa, tanto che, all’incirca un anno dopo, decidono di prendere strade diverse e, soltanto per la grande insistenza dei fans, danno alle stampe nel 2010 il vangelisiano Cloud Seed, una raccolta di materiale inedito di cinque anni prima.
Gli anni scorrono e mentre Roly si allontana sensibilmente dal dancefloor e dagli iperbassi, l’ex socio, ribattezzatosi Jamie Vex’d, diventa uno dei Dj più richiesti nei clubs e nei festivals di mezzo mondo, portando sul palco un sound da cimitero digitale (dove vanno a morire i Transformers); anche la sua attività di remixer è molto proficua e di prima qualità.
Oggi però, anche se sempre con la benedizione di Sua Santità Planet Mu, è giunto il momento di una nuova epifania per Jamie che si trasforma in Kuedo.
Severant segna lo stacco definitivo con un passato vissuto nell’oscurità, largo quindi a colorati synth anni ‘80, che, come lo stesso autore racconta a Luca Galli sul nuovo numero di Blow Up, sono evocativi di un futurismo serio e romantico.
La melodia è infatti la grande protagonista del disco che quasi oscura l’altrettanto altissimo livello della sezione ritmica, la quale è quanto di più moderno ci possa essere: un concentrato di tutte le tendenze post, che vanno dal footwork al coke rap, su cui svetta imperiosa la classica batteria elettronica Roland TR 808.
Ciò che resta immutato dai tempi di Vex’d è quell’andamento da soundtrack, che tuttavia adesso dipinge i festeggiamenti per la caduta dell’Impero e non più le drammatiche fasi della battaglia.
Malinconia e luce sono gli elementi che più di ogni altro l’artista inglese vuole evocare rielaborando le teorie del suo maestro spirituale Vangelis.
Ecco allora canzoni che in meno di 5 minuti sprigionano tutta la loro forza, dirette come ormai il Pop non sa più essere (meno sound design e più sentimento), lasciandoti addosso quella sensazione di torpore da sogno ad occhi aperti tipica della primavera.
All’apice della retromania e ipnagogia Kuedo non perde tempo a rimpiangere gli anni in cui sognavamo di cyborg e macchine volanti, ma libera la fantasia dal rigore tecno/logico perchè possa divenire autostrada per il futuro.
Federico Spadavecchia
Ci sono almeno tre buone ragioni per fare una bella gita in Belgio, la prima è sicuramente la sua tradizione culinaria con le sue incredibili birre e dolci di cioccolata d’ogni tipo, quindi la voglia di visitare la sede delle istituzioni più importanti dell’Unione Europea, ed infine la Musica.
Già perchè questo minuscolo staterello è da considerarsi patria della musica elettronica al pari delle più blasonate Inghilterra e Germania, avendo prodotto generi innovativi quali l’EBM e la New Beat (addirittura battendosi con Detroit per i natali della Techno, per la quale non tutti sono concordi nell’attribuirne il merito al Trio di Belleville).
Sul suo territorio si tengono inoltre alcuni dei festival più importanti della scena non soltanto elettronica ma anche del Rock e del Pop.
Ci sono anche casi come quello del Dour Festival in cui per quattro giorni 150.000 appassionati degli stili più diversi ma ugualmente vogliosi di fare festa si radunano in un enorme campo poco distante da Bruxelles.
Noi per ragioni di tempo e di line up puntiamo sulla giornata di sabato che offre una sostanziosa parte dance (anche se perdermi i Pulp mi ha fatto girar le palle visto che li seguo dal 1995).
La maratona inizia alle 5 del pomeriggio sotto i colpi dello showcase della True Tiger label: dubstep classico a tratti wonky, ottimo per iniziare con energia.
Non male nemmeno Kastor & Dice ma visto che lo stile era in linea con i loro predecessori abbiamo optato per un cambio di palco anzi di tendone (c’erano 6 tende da circo dalla capacità superiore alle 2000 persone più lo stage all’aperto per gli headliners rock).
Qual’è la peggior cosa che può capitare in un evento che si svolge in grandi spazi campestri? La pioggia!! risponderete in coro; ma tanto siamo in piena estate come potrebbe piovere? Ecco, adesso dovete sapere che nei Paesi nordici luglio in realtà si legge novembre, ed i grossi nuvoloni grigi avevano deciso di mettere in pratica tutte le loro minacce buttando giù secchiate d’acqua e di consguenza innescando letteralmente un’inarrestabile macchina del fango.
In alcuni punti il terreno andava talmente in profondità che bisognava cercare un appiglio o studiare il guado migliore. Morale della favola per ogni spostamento serviva almeno un quarto d’ora.
Fortuna che a regalarci un pò di sole ci ha pensato Ghostpoet mescolando afro jazz con ispirazioni alla Gil Scott Heron ed atmosfere grimey. Uno spettacolo davvero godevole e caldo!!
Pariah dal canto suo ha spiegato come dovrebbe comportarsi oggi un Dj, andando a cercare il meglio in ogni direzione e cercando successivamente un filo logico che possa legare il tutto per il meglio. Non si giura eterna obbedienza a niente e a nessuno!!!

Peccato, invece, per Joker che appare stanco e fuori forma, spara a raffica le sue hits senza neanche mixarle precisamente, dando la sensazione di trovarsi davanti ad una vecchia gloria che tornata in scena dopo 20 anni prova a riconquistare i favori del pubblico con un repertorio ormai superato e, peggio, mal eseguito.
A proposito di antichi eroi è il turno degli Herbaliser che riportano in vita quel mix tra future jazz electronico e triphop made in Ninja Tune molto in voga nei ‘90. Lo show anche in questo caso è ben costruito e i musicisti sono davvero bravi, ma il loro sound, risentendo forse troppo del tempo passato, non è poi così coinvolgente.
Piccola pausa per mangiare patatine fritte condite con pioggia (merita invece una menzione speciale il prezzo davvero modesto di cibi e beveraggi) e riprendiamo con una delle performance più attese.
Nosaj Thing ormai è un artista maturo in grado di mettere in piedi uno spettacolo audio/video suggestivo e ricercato. I suoi pezzi sono una ventata di freschezza per l’IDM: i beats sono
periferiche usb in rivolta mentre le melodie evocano placidi laghi digitali.
Chi tra tutti rimane fedele alla linea sono i 16Bit: le cinghie dentate del loro basso/sega elettrica lacerano la carne dei ballerini facendo volare arti nella palude all’esterno dell’arena. Poco innovativi forse, ma estremamente divertenti!
Flying Lotus, Dorian Concept e Richard Spaven sono il super gruppo in prime time e non tradiscono le aspettative.
Batteria suonata live inseguendo ritmiche contrarie alle leggi della fisica, e tastiere che tinteggiano galassie lontane con al centro il producer di Los Angeles a cooridinare le operazioni.
Tra tutte le strade intraprese dal post dubstep questa è senz’altro la più credibile ed eccitante.
The Gaslamp Killer ci intrattiene con un mashup ironico e movimentato fino a quando è ora di correre dai nostri eroi preferiti Luke Vibert, in un’inedita esaltante versione acid breaks versus Bruce Lee, e Ceephax Acid Crew con un live nuovo di pacca tutto ancora rigorosamente analogico e acidissimo!!!
Andy e le sue drum machine raccontano la grande storia dell’Uk rave trovando sempre le parole più attuali. Tra hit hat inferociti e inni da cantare a squarciagola non distinguiamo più tra pioggia, sudore e lacrime di emozione.
L’ultimo quarto d’ora prima di affrontare la giungla che ci separa dalla macchina lo dedichiamo al nuovo idolo della disco Tensnake, ma onestamente è troppo poco per poter dare un giudizio puntuale. Recupereremo al più presto.
Il Dour si conferma un festival dalle proposte interessanti e, nel complesso, dalla buona organizzazione (impianti potenti e ben equalizzati, spazi per i disabili, servizi igienici funzionali, prezzi contenuti) ma va detto che essendo i temporali ormai una certezza di ogni estate sarebbe stato auspicabile l’installazione di un corridoio di sicurezza con piastrelle mobili ed un parcheggio asfaltato per evitare che le auto restassero impantanate per ore. Ancora, a meno che non si sia eterni bambini che amano sguazzare nelle pozzanghere (anche a piedi nudi, ebbene sì c’è chi l’ha fatto), passare quattro giorni in tenda nel campeggio del festival non rientra nelle Top ten delle nostre vacanze da sogno. Una volta basta e avanza, come si dice qui a Genova niatri emu za detu.
Federico Spadavecchia
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Clusta “63.” (Conga Records)
Una mail al nostro indirizzo di posta con un paio di links senza informazioni, ma d’altronde alle volte è meglio ignorare nomi e cognomi per aprire bene orecchie e cervello.
Da Bologna la Conga Records ci presenta l’oscuro dub sound dei Clusta.
Il loro album 63. è un concentrato di Uk rave del nuovo millennio con i bassi in overdose da steroidi e lo sguardo perso nell’oblio del futuro.
Lo potete scaricare direttamente sul sito http://congarecords.bandcamp.com/album/63
Di solito non pubblichiamo nostri dj set ma siccome saremo via fino a domenica per motivi non clubbistici (e quindi lunedì niente report) abbiamo deciso di farvi compagnia nei vostri Ipod.
Entrando nel merito del mix, realizzato da Dj Synth, si tratta di una selezione di atmosfere oscure e beats alieni, usando i suoni come pennelli per dipingere nuove realtà futuristiche.
Mi raccomando diteci cosa ne pensate che magari ripetiamo l’esperimento.
TRACKLIST
Riga Xero
Ø Atomit /Afx Selected ambient works II
Urban Tribe Nebula
Autechre Cavity Job ep /Afx Druqs lp
Cyclo ID lp
ANBB Bernsteinzimmer
Shackleton & Vengeance Tenford Death is not Final /Noto&Sakamoto Insen lp
Cylobotnia lp
Bvdub A Quiet Doorway Opens
Pan Sonic aaltopiiri lp
Scorn stealth lp
Distance Fallen Vex’d rmx
Tom York Harrowdown Hill (The Bug Remix)
Kode9 & The Spaceape Neon Red Sign
Monolake Observatory
Basic Channel Phylyps Trak II/II / Moritz Von Oswald & Carl Craig Recomposed Movement 2
Riga White Stem
Autechre ep
Front 242 Kampfbereit
Joy Division 24 hours
Il dubstep è stata l’unica vera novità musicale degli ultimi dieci anni capace di lanciare nuovi stili e nomi di riferimento in grado di arrivare persino in top ten.
Certo che a guardarsi indietro di strada se ne è fatta parecchia se pensiamo alle 2 tavole della legge edite da Soul Jazz (Box of Dub vol.1 e 2), in cui la ritmica dava l’illusione di un genere lento ed il basso, culturista da competizione, faceva da palco a cantati reggaeggianti.
Ma la reale grandezza del dubstep, così come per la techno, sta sicuramente nella sua struttura aperta ad ogni influenza che rende nullo ogni tentativo di stretta codifica in un unico schema sicuro e prestabilito.
Per dirla alla Kode9 il dubstep in sè è solo un piccolo pianeta della costellazione post garage, ma il dubstep inteso nel suo significato più ampio è la culla dei mille sottogeneri che si stanno facendo spazio in consolle: wonky beats, techstep, future garage, per citare i più famosi.
Uno dei talenti più interessanti della scena è Barry Lynn noto ai più come Boxcutter. Inglese, classe 1980, appena ventenne riesce a catturare l’attenzione di una label come la Planet Mu di Mike Paradinas protagonista della cultura Rave fin dai primissimi ‘90 ed attenta osservatrice delle nuove tendenze restando sempre all’avanguardia.
Il nostro eroe lo riconosci subito con le sue atsmosfere idm ed il fare di tutto per stare fuori da ogni tentativo di catalogazione; questi sono infatti i tratti portanti dei suoi primi tre album (Oneiric, Glyphic e Arecibo Message).
Barry ha una visione d’insieme coerente ma continua, ad ogni passo successivo, ad introdurre novità interessanti.
Con The Dissolve entriamo nella sua cameretta da adolescente dedito alla psichedelia. Lunghi pomeriggi a far finta di studiare con gli amici ascoltando musica sballati sul pavimento mentre si naufraga nella luce del lampadario. Probabilmente se si fossero assunti gli acidi al posto di MDMA e ketamina oggi il dubstep sarebbe suonato così: un fluido mix di funk e disco, chitarre sintetiche ed idm.
ll passo più rilassato riporta aria nei fumosi warehouse e permette di sentire addirittura gli uccellini (quelli di Sueno Latino) e riflette la passione dell’artista verso l’house di Theo Parrish e l’hypnagogic pop (la dissolvenza del titolo è già un’ indizio cosìccome i colori scelti per la copertina).
I suoni della prima giovinezza verso cui si prova nostalgia però non sono già più quelli del rock ma quelli dell’house, conosciuti attraverso le cassettine dei compagni di scuola più grandi, distorti dalle lenti dell’Uk bass e del Sega Mega Drive.
Ora anche gli amanti del wobble bass potranno godere delle gioie degli after sotto il sole.
Federico Spadavecchia
Outlook e’ un festival che si svolge ogni anno ai primi di settembre in Croazia dedicato ai suoni ed alle nuove tendenze metropolitane inglesi i suoni del dub del grime e della dubstep, della drum’n’bass.
Con oltre 400 artisti in programma e piu’ di 4 mila presenze Outlook festival e’ il piu’ importante festival mondiale dedicato a questi suoni.
4 giorni intensi di musica ai massimi livelli con i migliori rappresentanti della scena dub dubstep e grime mondiale e con una serie impressionante di showcase che vedranno la presenza di artisti da tutto il mondo.
Skream Benga Barrington Levy Roots Manua Kode 9 solo per citarne alcuni, una line up sensazionale che ha fatto di questo festival un appuntamento irrinunciabile , grazie anche al fatto che il festival si svolge nella bellissima location di Punta Cristo a Pula un luogo incantato sulle bellissime rive dell’adriatico, incastonato tra bellissime spiagge dove potersi rilassare e gustare tanta buona musica insieme a giovani provenienti da tutte le parti del mondo. (http://www.outlookfestival.com/)
Il 21 maggio 2011 Outlook farà tappa al mitico Old River Park
Line Up:
-first stage-
DUB
GUEST FROM BRISTOL UK —> DUBKASM
BABABOOM HI – FI (NAPOLI)
BRUCIATOWN FA MASS(NAPOLI)
SUNWEED SOUND (NAPOLI)
MIDNIGHT RESISTENCE HI – FI (ROMA)
MR DILL LION WARRIAH and IJAHMAN SUFFERAH
(SATIVA DUB STATION / 4WEED – CASERTA)
REDDOG (TORREGGAE/FUNKY P. – TORRE DEL GRECO)
ROB.SHAMANTIDE (DUB FARM/GANJA FARM – POMIGLIANO D’ARCO)
DUBSTEP
GUEST FROM LONDON UK —> KROMESTAR & SUN OF SELAH
LAPO (NUMA CREW – FIRENZE)
DJ JEFF (ASKYOURSELF – CASERTA)
FABER (NAPOLI)
JAHSOLDIA (PASTAFINA SOUND – NAPOLI)
NITROX & T_ONE (HARDFACTORY – NAPOLI)
TIPP KICK (CASERTA)
POWERED BY: BABABOOM HI – FI – BRUCIATOWN FA MASS – SUNWEED SOUND SYSTEM
-second stage-
RAP
GUEST FROM BOLOGNA ITALY —> KAOS-ONE
SKARRAPHONE (MERDA PROD. – NAPOLI)
DJ UNCINO (AMMONTONE PROD. – NAPOLI)
DOPE ONE (FRRESTYLE CONCEPT – NAPOLI)
HERMANO LOCO + DJ GESO (CASERTA)
V3A (CASERTA)
DJ DEEF (NAPOLI KIMICON – NAPOLI)
2 MANI (SALERNO)
NOISE CTRL (DUGENTA)
DRUM&BASS
GUEST FROM ROME ITALY—> MAZTEK
KA:LU (SUBCULTURE REC. – AROUND)
DJ KINA (MUSTHARD – ROMA)
MISS CRISS (ASKYOURSELF – CASERTA)
RECRUITS (4 WEED – CASERTA)
REDBOX (SOSTANZE RECORDS – ROMA)
BROKENSPUD (SOSTANZE RECORDS – ROMA)
JAKU&ANDLE (2STEP – NAPOLI)
WORST (BNC EXPRESS – PESCARA/MANDURIA)
POWERED BY: FULL JIBBOSOUND!!!
-third stage-
AREA EXPO
COLLETTIVO LATRONES
BOTTEGA DELL’ALTROMONDO
VALERIA PSICO CREATION
Tutte le info su locatio e prevendite su http://dubstep.altervista.org/wordpress/?p=1060
E’ passato qualche anno da quel Memories of the future che fu araldo dell’ascesa di Burial e più in generale del Dubstep, che da quel momento lasciò le cantine di Bristol e South London per imporsi come fenomeno globale. Quello che era un semplice blog presto divenne il faro oscuro del genere, scoprendo talenti e sfumature diverse. Oggi Kode9, comandante in capo dell’Hyperdub, torna ad incontrarsi con Spaceape per una nuova avventura su lunga distanza; certo la situazione è parecchio cambiata rispetto agli inizi, ormai da considerarsi old school, il Dubstep “classico” non esiste praticamente più e lo stesso Steve Goodman (Kode9) lo ha sempre considerato come una delle mille nicchie di quella grande galassia che è il post garage. E’ necessario trovare soluzioni inedite. Appare chiaro fin da subito quindi che, sebbene l’impostazione tecnica sia rimasta pressocchè la stessa dell’esordio, Black Sun segna un importante passo avanti.
Se il disco precedente era il futuristico racconto di scenari alla Blade Runner e musicalmente definiva lo schema del Dubstep, in questa nuova prova le atmosfere nebbiosamente paranoiche sono la base sulla quale la calda voce di Spaceape canta di una società al collasso la cui umanità viene prosciugata da un buco nero nel cielo.
Qui il beat è quello della neonata corrente future garage (ultima risposta nel dibattito sull’hardcore continuum) e, nonostante il senso di malessere interiore trasmesso da questa Londra dickensiana dove al posto dei fumi delle fabbriche vi sono acide melodie sintetiche, il disco mantiene un alto grado di attaccamento alla pista svelando bassi istinti funky senza disdegnare nemmeno il 4/4. Il rito di ipnosi collettiva portato avanti dal vocalist non lascia scampo, dimostrando che il suo ruolo non è un’aggiunta superflua (addirittura una distrazione fastidiosa per qualcuno), ma che anzi è parte integrante degli ingranaggi cibernetici del progetto. L’ultimo atto spetta alla collaborazione con Flying Lotus: una traccia priva di percussioni in cui emozioni e filtri alternano stati di angoscia ad un’euforica malinconia.
Un po’ come negli anni ’90 i ravers sono dipinti come sopravvissuti ad un’immane sciagura (e l’olocausto nucleare possiamo ora dire di averlo visto da vicino) che nel buio dei capannoni industriali attraverso il rituale del ballo propongono nuovi contatti sociali guidati da quello sciamano postmoderno che è il Dj. E che stavolta si chiama Kode9.
Federico Spadavecchia
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Bloc Weekend 2011. Il Report
Dopo aver preso droghe molto buone c’è questo sentimento che tutto stia collimando perfettamente, stai sentendo della grande musica, stai ballando, hai questo feeling fantastico, e ti sembra che questo possa durare per sempre, ti auguri che la tua vita possa essere sempre così. Bobby Gillespie (Primal Scream)
Il giorno che mi mettero’ a fare musica pensando ai soldi….quello sara’ il giorno del mio fallimento come artista vero. Renato Figoli
Cinque edizioni sono la maggiore età per un festival, la consapevolezza di essere ormai diventati un qualcosa di più che un modo alternativo di spassarsela con gli amici nel weekend.
Il Bloc Weekend nei suoi cinque anni di vita ha rivoluzionato il concetto di rave e della sua fruizione portando per tre giorni all’interno del Butlins resort di Minehead il meglio che la scena elettronica da club possa offrire.
I ragazzi del Bloc per tutte le precedenti edizioni sono sempre riusciti a superarsi e questa volta sarebbe stata quella determinante per assurgere all’Olimpo dei festival, quindi capirete quanto il rischio di finire vittima della troppa fama fosse alto.
Ed invece tutto è andato per il meglio nonostante le troppe richieste che hanno messo ko il sito delle prenotazioni e le difficoltà di un viaggio che senza più la possibilità di atterrare a Bristol ci ha impegnato per una buona giornata.

Dalle 16 fino alle 10 mattino, è questa la durata dei party di venerdì e sabato mentre la domenica culminerà all’una e mezza con la cerimonia di chiusura.
La prima serata la dedichiamo all’Uk Bass sotto la bandiera Subloaded dove assistiamo al trionfo della vecchia scuola dubstep con un Pinch più profondo dell’Ottobre Rosso ed un Mala esplosivo. Ottimi anche la nuova leva Gemmy ed un sorprendente Loefah che messa da parte la sua caratteristica atmosfera narcolettica butta sul piatto rimandi all’acid house per una pista in delirio.

Il set di Untold ci introduce ai Magnetic Man che confermano quanto già avevamo visto: Benga, Skream ed Artwork confezionano un prodotto perfetto per le major discografiche e per chiunque sia troppo indiefighetto da non voler appannare le proprie lenti quadrate con una sana sudata sul dancefloor o farsi spettinare dai woofers. E comunque meglio soli che male accompagnati.
Stesso palco ma attitudine completamente diversa per uno dei padri del suono Techno europeo: Mark Bell alias LFO.
Dimenticatevi i suoi album su Warp, di cui viene eseguita la sola Frequencies, perchè ora il sound è granitico, aggressivo, e fa sanguinare persino i Funktion One.
Ramadanman, invece, continua la strada della contaminazione ma rimane chiuso nel loop della nuhouse che ne smorza l’entusiasmo.
Prima di andare a dormire rendiamo il giusto omaggio a Dj Pete simbolo della Basic Channel berlinese e status quo della Techno. Con lui per magia vinili all’apparenza diversissimi tra loro si fondono insieme naturalmente e sopra il klang oscuro dell’industrializzazione i riverberi originano melodie celestiali.
Il sabato è la celebrazione degli anni ‘90 a partire da quanto proposto dalla I love Acid Crew
nell’igloo Ableton. Luke Vibert scalda la Tb 303 che diventa euforica e bizzosa quando al comando sale Ceephax.
Andy ha seri problemi di sincronizzazione degli strumenti (tutto hardware analogico nemmeno un pc usato a mo di sequencer) così pur incazzato nero prende ad improvvisare con ciò che funziona in quel momento. Tanta qualità ed ironia fanno sì che la festa decolli!!
E’ quindi il turno di un’altra leggenda made in Uk, Mark Archer, costretto per motivi legali ad esibirsi sotto le mentite spoglie di Mark II anzichè con il celebere moniker di Altern8. Primo disco: Human Resource “Dominator“, ultimo The Prodigy “Outer Space“, indovinate l’inferno che c’è stato in mezzo!!

Calmiamo i bollenti spiriti con il poetico live dei Dopplereffekt, malinconici Kraftwerk post capitalismo.
Chissà cosa starà pensando Alva Noto nel vedere una massa di giovani scatenarsi sui suoi ritmi impossibili di norma riservati al composto pubblico delle gallerie d’avanguardia?
La bellezza del beat in sè, godere dello sfrigolio di un oscillatore, avere la sensazione di poter toccare le particelle di cui sono fatte tutte le cose. Minimale nelle frequenze ma non nel concetto.
Four Tet è ormai un’amante della pista da ballo e il suo live rasenta quasi la prog house.
Finalmente è giunto il momento del main event che tutti aspettavano con ansia: Aphex Twin is in da house!!!
Ancora una volta la old school dimostra la sua grandezza con Richard che spazia da atmosfere pestilenziali ed acide a scosse di iper basso con incursioni nella Techno.
Inchinatevi davanti a colui che può suonare e produrre qualsiasi genere!!! Se poi ci facesse la cortesia di un nuovo album gliene saremmo infinitamente grati!!!

Il figlio preferito di Odino, Venetian Snares, ci suona la ninnanna alla velocità del suono con un djset a base dei suoi ultimi album Filth e My so called life.
Il pomeriggio della domenica lo dedichiamo ai giovani talenti. Boxcutter, che anzi ormai va considerato artista pluriaffermato, ci fa saltare con un mix di dubstep, idm ed house.
Peccato che abbian deciso di tenere aperte, oltre al main stage, soltanto le salette secondarie e la tenda di Ableton cosatringendo a lunghe code e in alcuni casi a sentire la musica da fuori come puntualmente successo per l’ottimo Global Goon ed il classic acid set di A Guy Called Gerald.
Luke Abbot fa vedere chi comanda in Border Community ben conigugando l’idm con la dimensione onirica dell’etichetta di James Holden.
Lone dal canto suo si presenta con un inaspettato djset a dimostrazione di essere ormai pronto per la Rephlex.
Tecnica grezza in stile americano e voglia di uscire dagli schemi per Kyle Hall, astro nascente from Detroit, che si cimenta con techno, house e dubstep con la folla che grida il suo nome.
La festa è quasi finita rimane ancora un’ultima pratica da archiviare: lo show L.B.S. di Laurent Garnier.
Garnier non suona musica ma infonde le emozioni che vorremmo sempre provare, quel senso di pace e di fratellanza per cui non sei più un singolo perso nell’universo ma fai parte di un qualcosa di più comoplesso con un grande cuore pulsante.
In un ibrido di live e djset l’artista francese passa dal fare il Dj a fare il direttore d’orchestra e quando il pubblico lo implora per un ultimo disco esegue dal vivo una traccia di ben mezz’ora, in cui per i primi venticinque accumula tutta la tensione per poi risfogarla sul dancefloor come una cascata emozionale.
Mesi di preparazione all’evento e poi tre giorni che bruciano intensi e veloci come un fiammifero che per pochi attimi ha illuminato la strada da seguire.
Federico Spadavecchia
Bloc Video by Sunny Das:
BLOC. 2011 from Sunny Das on Vimeo.
technorati tags: laurent garnier, bloc weekend, rave
Per la prima volta quest’anno anche noi di frequencies.it abbiamo deciso di pubblicare almeno un paio di playlists per fare un bilancio di quanto di buono è stato fatto in questo 2010. Cominciamo con la chart dedicata agli album
10. Pan Sonic Gravitoni (Blast rec.)
Ultimo atto per una delle formazioni più influenti del panorama elettronico internazionale. Ormai nel loro astratto rumorismo minimale il pubblico ha imparato a riconoscerene quasi la forma di canzone. Gravitoni è il giusto tributo alla carriera.
9. Shed The Traveller (Ostgut Ton)
Seconda prova sulla lunga distanza per il genio sonoro di casa Ostgut Ton.
Sui muri d’entrata del Berghain Shed appende una fotografia nitida di quello che sono stati gli anni ‘90 per chi li ha trascorsi internato nei warehouse berlinesi e londinesi.
8. Cobblestone Jazz The Modern Deep Left Quartet (!K7)
Mathew Jonson e i suoi fidi compagni di jam session nonchè di label mettono su disco uno dei live più entusiasmanti dell’anno. Macchine e software sono gli archi ed i fiati del mondo moderno ma il sudore, la passione e la voglia di scatenarsi sulla pista rimane sempre la stessa.
7. Skream Outside the Box (Tempa)
Contrariamente al blando Pop bass dei Magnetic Men è in solitudine che Skream rivela tutto il suo talento giocando con generi musicali diversi e alternando la consueta carica ‘ardkore con momenti di intenso lirismo.
6. Four Tet There is Love in You (Domino)
Four Tet, finalmente libero dall’obbligo della ricerca forzata, è riuscito a portare il sound neotrance teorizzato da James Holden ad un livello superiore, schiarendo l’eclissi di Burial senza comunque rinunciare ad un groove danzerino così mielosamente Pop.
5. Scuba Triangulation (Hotflush)
Paul Rose ovvero colui che innovando il dubstep ha risvegliato la techno!
Metrica in quarti, klang metallici e una ritrovata verve per le melodie di Detroit e Chicago segnano la definitiva consacrazione di Scuba tra gli artisti elettronici più talentuosi degli ultimi dieci anni: andando via da Londra ha teorizzato la Techstep e convertito al suo verbo la Cattedrale della minimal techno con le serate Sub:stance!
4. Deepchord Liumin (Modern Love)
Calda dubtech per affrontare un rigido inverno. Tra riverberi e melodie sospese nell’inconscio pulsa il cuore dell’eredità Basic Channel componendo versi che non necessitano di parole.
Jazz retro-futurista per chi pretende ancora di essere catturato dalla prima all’ultima nota.
3. Shackleton Fabric 55 (Fabric)
Come per Villalobos non una semplice compilation ma un mixato di materiale interamente inedito ad opera del produttore inglese più estroso del momento.
Sam ormai possiede una dimensione soltanto sua oltre il dubstep o la minimal house berlinese: percussioni magrebine rimangono sospese su un flusso slegato dal 4/4.
2. Quentin Harris Sacrifice (Strictly Rhythm)
Oggi tutti si dichiarano Dj house, Quentin non ha bisogno di far proclami lui è l’House del 2010! Niente loop o sample ammiccanti ma arrangiamenti sontuosi per una produzione al servizio del cantante di turno di modo da tirar fuori tutta le tensione possibile.
1. Anbb (Alva Noto & Blixa Bargeld) Mimikry (Raster Noton)
Ed eccoci alla prima in classifica e chi premiare se non due pilastri dell’elettronica nel senso più ampio del termine?
Mimikry sigilla il patto del Diavolo tra l’industrial e il minimalismo, il comandamento definitivo tra le scuole qui rappresentate: il rock di Blixa picchia sui chiodi sonori di Carsten e le frese digitali graffiano più di chitarre distorte.
technorati tags: top album 2010, musica, techno
Ok ci siamo con dicembre bisogna pensare seriamente ad organizzare il viaggio per Minehead, ameno paesino nelle campagne inglesi, dove si terrà la quinta edizioni del Bloc Weekend: 3 giorni all’interno del confortevole villaggio Butlins dove potrete godere delle performance di:
Aphex Twin / L-Vis 1990 / Roska / Addison Groove / Al Tourette’s / Venetian snares / King Midas Sound / Daedelus / Alva Noto / Jimmy Edgar / Vision Quest feat. Seth Troxler, Shaun Reeves and Lee Curtiss / dOP / Geddes / Joy Orbison / Shackleton / Mala / Loefah / Pinch / Gemmy / Guido / DJ Pete / Untold / Soul Clap / Floating Points / Will Saul / Space Dimension Controller / Mark Archer [ex Altern-8] / B12 / Posthuman / Global Goon / Digitonal / AGT Rave Cru / Placid / Legowelt / Orgue Electronique / TLR / Joe Hart & The Body Hammer Residents/ LFO / Moderat / Four Tet / Vitalic / Speedy J / Drop The Lime / Claude Von Stroke / Beardyman / Dopplereffekt / Black Devil Disco Club / Magnetic Man
Il costo del biglietto comprende la sistemazione in monolocale ed il prezzo varia a seconda che scegliate un alloggio privo di cucina (140 Pound), con cucina (160 Pound) oppure categoria superiore gold (180 Pound) di cui sono già andati sold out quelli da 6 e da 8 letti. Potete acquistare i biglietti su http://www.blocweekend.com/
Siccome non si tratta di una trasferta facilmente organizzabile eccovi alcune dritte sul viaggio:
Essendo stata cancellata la tratta Italia-Bristol (l’areoporto più vicino ed economico) la soluzione più rapida è quella di puntare su Londra Gatwick (arrivando giovedì nel primo pomeriggio o venerdì al mattino presto) che vi consentirà di saltare il traffico londinese e quindi di prendere un treno (da prenotare con mesi di anticipo sul sito http://www.nationalrail.co.uk/ di modo da pagarlo un prezzo ragionevole) direzione Taunton e da lì salire su un bus locale. Calcolate che in questo modo vi occorreranno comunque tre ore.
Un’altra soluzione sarebbe quella di affidarsi ai più economici bus (sempre da prenotare con molto anticipo su http://www.nationalexpress.com/home.aspx oppure http://uk.megabus.com/default.aspx) ma vista la durata del viaggio (anche 6 ore) e gli orari che devono esser fatti combaciare con quelli dei voli non ci convincono al 100%.
Infine ricordatevi di preparare coi vostri amici un bagaglio da stiva da riempire con dell’ottimo cibo italiano e bottiglie di alcolici perchè se è vero che la musica sarà super beh il mangiare è il solito inglese quindi se non volete rischiare un’emorragia interna meglio che il sugo ve lo portiate da casa mentre per l’alcol sappiate che su i prezzi sono alle stelle (in compenso la birra costa poco).
Ultimo consiglio: il costume da bagno per godere della splendida piscina indoor con tanto di scivoli!!!
Su, cosa state ancora aspettando????!!!
technorati tags: bloc, super+figate, bristol
Uscirà questo mese nel Regno Unito Bassweight nuovo film documentario sulla scena dubstep prodotto da The SRK che vedrà protagonisti personaggi di punta quali Skream, Kode9, Benga e Mary Anne Hobbs.
Un’anticipazione del Guardian rivela che anche se ormai il genere degli iperbassi sta per compiere dieci anni di onorato servizio sul dancefloor, questa pellicola non è una semplice retrospettiva ma si tratta di un’interrogazione profonda sul futuro del dubstep.
technorati tags: bassweight, film, dubstep
Mai trovato così caldo a Berlino, e dire che questo sarà stato il mio sedicesimo viaggio nella capitale tedesca negli ultimi dieci anni, ma un’afa talmente pesante da togliere il respiro e il termometro costantemente sopra la tacca dei 30 gradi non si era davvero mai vista.
E’ in questo luglio torrido e asfissiante che al Berghain, locale che ormai non ha più bisogno di alcuna presentazione, si tiene il secondo compleanno della Sub:stance night, il ciclo di serate organizzate da Paul Spymania e Paul Rose (in arte Scuba) che ha elevato il dubstep da genere di nicchia a colonna portante della scena elettronica europea. Per un’occasione del genere non ci sono scuse di sorta bisogna esserci punto e basta!!!
Arrivati alla mattina di venerdì, insieme agli immancabili Simone KK e Melkio, dopo una breve sosta al solito ostello a Schlesisches Strasse (Kreuzberg), è tempo di negozi dischi: Hardwax, Spacehall, Dense e perfino il reparto cd del Saturn ad Alexander platz (con le migliori offerte speciali della città) sono felici vittime della nostra razzia.
Sempre nel rispetto delle tradizioni prima di mezzanotte e mezza siamo già in coda, rimessi all’inappellabile giudizio di Sven, ma senza attendere troppo saliamo al Panormabar per gustarci l’apertura di John Osborn.
Il Dj tedesco, ormai nel roster dei Sub:stance residents, mescola atmosfere di derivazione tech-house a più squadrati ritmi dub techno risultando però molto più trippy e sensuale rispetto all’idolo locale Marcel Dettmann. La situazione si scalda e all’entrata c’è una fila lunghissima a dimostrazione del proselitismo creato dal new english sound. Il pubblico accorso è differente dall’usuale clientela: ragazzi e ragazze, eterosessuali, di età media più bassa, sui 25 anni, provenienti da tutt’Europa che conoscono vita morte e miracoli degli artisti in consolle e più interessati alla musica piuttosto che alla droga. Un ragazzo siciliano mi urla all’orecchio che è lì per Monolake e non sta nella pelle per la sua esibizione.
Nel frattempo gli speakers della sala grande sono sotto il controllo del mio Dj preferito: Appleblim.
Alta scuola quella del buon Louis, un caleidoscopio cui basta una rotazione per passare dall’house più femminile a profonde notti senza luna con una naturalezza unica, senza inchinarsi a nessuna definizione di genere. La cassa può essere dritta o spezzata ma non ci interessa, quello che conta è il ballare e sentire qualcosa di nuovo ed estremamente accattivante. D’altronde se a ballarselo tutto contento c’è uno come Jimmy Edgar un motivo ci sarà!
A salire sul palco adesso sono i Mount Kimbie, duo inglese a metà strada tra indipop ecstatico/psichedelico e dubstep, che si presentano con tanto di synth, chitarre e batteria.
Il loro live vede proporre l’album Crooks & Lovers uscito su Hotflush (la label di Scuba n.d.r.), con una maggiore attenzione alle dinamiche da club ottenendo un risultato assai gradevole.
Di sopra scatta il turno del padrone di casa e del suo alter ego techno/house SCB, frutto, come ammesso dallo stesso Paul, delle lunghe mattine trascorse nella penombra del Panorama.
Metrica in quarti, klang metallici e una ritrovata verve per le melodie di Detroit e Chicago segnano la definitiva consacrazione di Scuba tra gli artisti elettronici più talentuosi degli ultimi dieci anni: andando via da Londra ha teorizzato la Techstep (rilasciando un candidato ad album dell’anno quale Triangulation) e convertito al suo verbo la Cattedrale della minimal techno, quindi si permette il lusso di dare lezioni di pura techno ai professori del genere.
A fine set con gli applausi ancora forti riscendiamo al piano inferiore per rimanere a bocca aperta davanti ad un Mala devastante che, messo per una volta da parte il dubstep tradizionale con influenze reggae, picchia selvaggiamente sul dancefloor perquotendolo con un basso che pare uscito dagli inferi!!!
Inutile illudersi poi che uno come Robert Henke alias Monolake possa allentare la presa, specie se a fargli compagnia in consolle c’è un pazzo fanatico della breakcore come Jason Forrest (Dj Donna Summer)!!!
Anche in questo caso il punto di partenza della performance è l’ultimo lp, l’apprezzatissimo Silence, per proseguire successivamente verso lidi cosmici inesplorati facendoci oscillare tra riverberi e asteroidi.
Il cerchio si chiude quando torna ai comandi Scuba ma stavolta nelle sue classiche vesti dubstep.
Sono circa le sette quando imbocco l’uscita augurando la buona notte ai buttafuori. Il sole, già alto sulla città, scalda la mia passeggiata attraverso Friedrichshain e l’Oberbaumbrucke, da cui cerco di scorgere gli amici rimasti al Watergate, mentre scambio sguardi complici con altri clubbers incrociati poc’anzi sulla pista come fossimo reduci della medesima avventura; d’altronde abbiamo vissuto una notte che voi umani potete solo
immaginare.
Federico Spadavecchia
Ai microfoni di Intruders TV il Dj/Producer Paul Rose aka Scuba, protagonista della scena dubstep residente a Berlino, racconta come il suo nuovo progetto Techno/House, chiamato semplicemente SCB, sia frutto dell’ispirazione ricevuta durante le lunghe sessioni mattutine sulla pista del mitico Panoramabar.
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
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