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D-Dub “Do that rhymin thang” (Noir Music)

Continuano le uscite deephouse e nuhouse per le label di tutta Europa e non solo. Tra queste spicca la prossima release per la Noir Music, “Do that rhytmin thang” prodotta dai D-Dub e arricchita dai remix di Marcin Czubala e Pawas.
Si parte subito con il remix del polacco Czubala. La sua versione è il punto d’incontro tra la deephouse e la nuhouse. Tra un groove dominato dalla percussioni in pieno stile house, spiccano riff e sample ricchi di riverbero.
La traccia che riscontrerà un enorme successo, è il successivo remix curato da Pawas. La sua versione acquista grinta e profondità grazie al basso devastante e facendo gioco anch’esso su reverberi ed echi, trasforma il pezzo in una vera e propria killer da dancefloor.
Le due versioni originali risultano essere più grezze e meno curate delle rivisitazioni, perdendo gran parte delle attrattive offerte dai pezzi precedenti, bisogna comunque dare merito ai D-Dub, per l’idea vincente.

Sebastian Davidson “Sunday morning” (Night Drive Music)

Rimanendo in tema deephouse, è da segnare “Sunday morning” di Sebastion Davidson su Night Drive Music. Disco che rimane sulla scia delle uscite precedenti di questa etichetta, facendo un uso intensivo dei pad e riff melodici tanto in voga.
L’original è la traccia che trasmette di più, basato su un beat non troppo leggero per una produzione del genere, il pezzo si evolve in un gioco continuo di melodie ipnotiche e riff si ripetitivi, ma che trasportano l’ascoltatore in una dimensione estranea.
Numeroso è il carico di remix, il primo è quello di Lemon Popsincle che oltre ad aggiungere un groove più carico, fa un buon uso delle percussioni. La versione di BarBq trasporta la traccia su dei canoni house più commerciali rispetto ai lavori precedenti, facendo perdere un po’ del fascino che racchiude l’originale. Seva K, imprime ancora più carica al pezzo, ma anche questa rivisitazione come quella precedente, non ci regala nulla di particolare.
Il remix che si discosta un po’ di più rispetto a quelli precedenti, è il Barbaros Sandrino Deep Dive In Cologne Remix, che riesce a dare un tocco più soft e ottimo per un after o un aperitivo sulla spiaggia.

Tolga Fidan “So Long Paris” (Valt)

Proseguono le release limitate per la Valt, sublabel della ben più famosa Vakant. Dopo la prima uscita curata da Onur Ozer, a produrre questa nuova uscita è Tolga Fidan.
“So long paris”, unica traccia contenuta nel disco, in dieci minuti ci trasmette tutta l’atmosfera parigina, regalandoci un fantastico giro di tromba. Lo stile è abbastanza vicino all’irraggiungibile Laurent Garnier, dove beat e groove provenienti dalla scuola house, sono fusi a suoni più classici come tromba e sax. Una release un po’ inconsueta per l’etichetta tedesca, ma che non ci lascia affatto delusi. E’ in corso una mutazione del sound tedesco? Si presume sia soltanto l’eccezione che conferma la regola.

Dinky “Anemik” (Wagon Repair)

L’onnipresente cilena torna a far parlare di se con “Anemik”, quarto album questa volta in uscita su Wagon Repair. Il sound tipico rimane quello tra la techno e l’house, con influenze deephouse, tek e minimal.
L’album in linea di massimo è un prodotto abbastanza valido, con tracce da far smuovere anche il ballerino più timido. “Childish” e “Anemik” sono ottime tracce da club e nonostante le palesi influenze Poker Flat, dimostrano che la ragazza ci sa fare.
Per gli amanti dei sound un po’ più colti, Alejandra Iglesias, fornisce a loro “Fadik” e “Rainfallic”, pezzi cantati in una fusione tra pop ed elettronica, peccato che non sia Bjork.
Un prodotto di certo da tenere a mente, ma che non rimarrà né nella Bibbia della musica pop “colta” né in quella della musica da club.

Pilocka Krach “Delusions of Grandeur“ (Save to disc)

Un sound tra synth-pop, electro e pop puro è quello che ci propone Pilocka Krach con il suo nuovo disco sull’etichetta Save to disc.
Facente parte del giro del Bar25 di Berlino, l’artista ci delizia con le sue peripezie vocali, ricche di effetti come nel caso di “All is love”. “Bubble gum”, la traccia seguente, ricorda vagamente un stile fra Justin Timberlake, lievemente più elettronico, con un giro vocale molto simpatico.
Chiudono il disco “Gitarre spielen” e “Punk’s not dead” dove fa il suo ingresso il forte uso della chitarra, contornata da suoni decisamente più elettronici proveniente dagli anni ‘80.
Un prodotto simpatico, di certo non impegnativo, che rallegra l’ascoltatore durante tutta la durata del disco.

Namito “Eleven Remixed” (Kling Klong)

Dopo l’uscita dell’album “Eleven”, Namito concede i propri prezzi allo smantellamento pubblico operato da artisti di fama internazionale come Marc Romboy, Daniele Papini, Phonique & Tigerskin e producer un po’ meno conosciuti come San Farsio, Strict Border e Butch.
“Heat”, rivisitata da Romboy, è un pezzo techno che trae numerose influenze dal nuovo movimento deephouse, regalando al pubblico una buona traccia dal sapore mistico, ma che allo stesso darà una grossa carica alla pista. Sempre rimanendo in tema di carica adrenalinica, non è affatto male il prodotto dell’italiano Daniele Papini. Pur non essendo niente di innovativo, “Train to Tehran” diventa un vero e proprio treno techno. Lo stile è quello della nu-hardgroove, suono provenienti dalla minimal ma riproposti in maniera ossessiva, in loop e con una carica decisamente superiore.
Decisivamente più house è “Minou”, curata da Sam Farsio. Un tappeto di percussioni che ballano sopra a un bassline deep.
“Zorro”, la traccia più famosa dell’album, è affidata a ben tre mani. Le prime due sono Phonique & Tigerskin, producers Pokerflat, che non si muove dal tema house offrendo un pezzo tipicamente deephouse, che fa molto summerparty. Strict Border, continua il lavoro svolto dalla precedente coppia, questa volta con una produzione ricca di percussioni, sempre per rimanere in tema Chicago.
Il disco si conclude con “Seven lives” riproposta da Butch, in un rimasuglio del movimento minimal infarcito di influenze house, nulla di trascendentale.
Un disco ricco di tracce, dove solamente due o tre riescono a lasciare il segno, il resto è una raccolta di sound scontati e banali.

Fabrizio Gattuso

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Grackle “Desert Acid Ep” (Supersoul Recordings)

Continua la sempre più ardita linea musicale, da parte della Supersoul di Xaver Naudascher. Questa volta l’interprete delle follie musicali è Grackle.
La versione originale di “Desert Acid” è una scorribanda tra sonorità per l’appunto acid e chitarre elettroniche, una vera fusione di generi. Synth e bassline che ricordano molto l’inizio degli anni 90′ e i primi rave, sembrano duettare con un fantomatico chitarrista, un vero incontro tra elettronica e rock. Con la versione curata da Musiccargo, band di Dussendolf, si ritorna a dei stili più canonici, ma senza tralasciare la qualità. La traccia, arricchita da un vocal curato dalla stessa band, ricorda molto le produzioni dei Royksopp e colonne sonore famose come “The virgine suicides” degli Air. Un pezzo che stravolge completamente l’idea originale ma che ci arricchisce di una versione altrettanto valida. Rimanendo in tema di colonne sonore, l’ultima reinterpretazione è curata dai Sombrero Galaxy, duo formato da Dj Tako Reyenga e Johnny Nash, che trasformando il pezzo in una sinfonia ispirata profondamente dall’estro artistico di Vangelis.
Il disco si conclude con “We are it”, ulteriore inedito che conferma il genere fusion tra elettronica ed sonorità più classiche, questa volta con una guest star: la tb808.

Onur Özer “Kaşmir Remixes #2” (Vakant)

Secondo disco di remix per Onur Ozer e il suo album “Kasmir” uscito nell’ormai lontano 2007. La prima versione, uscita neanche un anno fa, vedeva reinterpretare “Eclipse” e “Sahara” da Loco Dice e Zimmermann, per il secondo capitolo la Vakant ha scelto “Innervoice” e “Aida”, rielaborate da Isolee e Baby Ford.
La versione del tedesco di Frankfurt, è la traccia più forte del disco. Caratterizzato da un groove ben articolato e da un linea di basso dal suono freddo e profondo, riesce a fondere insieme sonorità house e techno, in un gioco di sample impazziti tra echo e riverberi.
Il lavoro curato da Baby Ford, si immerge anch’esso nelle atmosfere deep e con suoni che sembrano derivare dai migliori dischi Sender, ci regala una buona traccia ma che sembra mancare di quel pizzico di pepe che non avrebbe guastato il risultato finale.
In linea di massima un disco consigliato agli amanti delle sonorità deep-techno.

Raxon “The Mission” (Night drive music)

La deephouse e la nuhouse sembrano essere il nuovo fenomeno musicale e tra etichetta techno convertite a questo nuovo genere e label house già forti in questo mercato, lo stile sembra dilagare.
Un buon disco da dancefloor è “The Mission” di Raxon, in uscita sulla tedesca Night Drive Music.
La versione originale è incentrato sul gioco ossessivo dei pad in chiaro stile house e la perfetta coesione tra groove, bassline e riff carichi di riverbero.
Su lato opposto, trova spazio il remix di Jean Vanesse & Thomas Sohet aka Spirit Catcher. Il disco assume delle sonorità più cariche ma perde la spina emotiva della versione originale.
Vinile che sarà amato dalle piste dei miglior club estivi, tutto da ballare senza fermarsi mai un minuto. Siete pronti all’invasione deephouse?

Karotte “All she wants is” (Break new soil)

Sono finiti i momenti d’oro della minimal e l’innovazione è andata a scemare. Cercando una fusione con i nuovi momenti house, si riescono a tirar fuori dischi che vengono suonati da Richie Hawtin, Gregor Tresher, Len Faki, Chris Liebing, Deetron, André Galluzzi e Oxia. Siamo però così sicuri che sia questa la strada giusta? La versione original è un traccia minimal rinforzata da un basso house e caratterizzati da synth e sample che si ripetono all’infinito. La reinterpretazione curata da Marcus Fix, è sicuramente quella più suonata ma ci lascia sempre più perplessi sulla qualità attuale. Otto minuti palesemente tutti uguali e che non regalano nulla di significativo. La traccia di Microdinamic è sulla stessa scia e qui l’influenza house è più accentuata, grazie all’aggiunta di numerose percussioni.
Il remix superiore alla media è sicuramente quello curato da Robert Diez. Suoni e ritmica risultano essere ricercati e non si cade mai nel banale, questa traccia è consigliata e spicca rispetto alla qualità molto bassa di tutto il vinile.

Chaim “Thrill You” (Bpitch Control)

La tedesca Bpitch Control si trova al centro di un vortice musicale, tra le vecchie sonorità portate avanti con tanto ardore e le nuove scelte musicali imposte dal mercato musicale.
Chaim, artista isrealiano uscito su etichette come Turbo, My best friend e la stessa label di Ellen Allien, ci propone una sorta di house dalle influenze techno e caratterizzate da melodie provenienti dal passato di questa etichetta.
“Thirll you” è la traccia più forte del disco, quella che andrà di più. La ritmica dal forte accento house è caratterizzata da numerose percussioni, ma soprattutto da riff melodici acuti e ossessivi, vecchie sonorità che sembrano ripescate dal catalogo Kompakt.
Il pezzo successivo, ovvero “Danceable” mantengono la ritmica house e sample vocali che ricodano la scuola di Chicago, in questo caso fanno la comparsa anche synth gommosi e trombette.
“We do” è la traccia, che almeno sotto l’aspetto strumentale presenta delle sonorità dai discreti risultati, certo che i sample vocali allontano il pezzo da una visione techno, riportandola a una decisamente più house.
Un disco dal marcato accento house e che regala pochissimi spunti di valore.

Fabrizio Gattuso

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Frequencies

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