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BIM Festival 10th Birthday
Manca davvero poco tempo alla fine dell’anno e, per chiudere alla grande anche questo 2011, abbiamo deciso di partire alla volta di Anversa, per il Belgian Indipendent Music Festival o più semplicemente BIM.
Niente superstar Dj’s a questo giro, ma solo sintetizzatori, batterie elettroniche e chitarre. Mettete un paio di anfibi, vestitevi di nero, e tirate fuori tutta la vostra energia perchè qui siamo in pieno territorio EBM.
Il Belgio è infatti la madre patria dell’Electronic Body Music, genere musicale nato dal crossover tra industrial e punk elettronico tedesco sullo sfondo di uno scenario post atomico, che è stato una fonte d’ispirazione importantissima per la nascita della Techno.
Tuttavia nonostante siano passati 30 anni la scena EBM è sempre seguitissima da queste parti, e di conseguenza vengono organizzati numerosi eventi dove è possibile ammirare gruppi storici che sarebbe impossibile intercettare altrove.
Il BIM è un vero punto di riferimento per tutti gli appassionati e per spegnere le sue 10 candeline ha portato sul palco della concert hall Trix XL leggende come Clock DVA, Front 242, e i nostrani Pankow.
Suddiviso tra venerdì e sabato noi abbiamo preso parte alla festa il secondo giorno incominciando già nel pomeriggio. Arrivati intorno alle 17 troviamo on stage i Flesh & Fell, una band locale new wave degli anni ‘80 diventata culto grazie al singolo Hunger (1985).
Probabilmente oggi la cantante Cathérine Vanhoucke sarà anche una madre amorevole, ma sul palco è ancora una pantera feroce.
Il pubblico, composto in prevalenza da over 30 (in alcuni casi con tanto di figlioletti al seguito) provenienti da ogni parte d’Europa, è bello caldo e pronto per il primo piatto forte.
Direttamente dall’Hacienda di Manchester, from Factory Records: i Section 25!!
Quando il gruppo inizia lo show noi siamo nell’atrio a comprare qualche cd e ad ascoltare il djset da inframezzo per il cambio palco tenuto niente meno che da Dirk Ivens, leader degli Absolute Body Control.
Ascoltando la musica dall’ingresso pare quasi che per loro il tempo non sia mai passato, eppure una volta giunti lì davanti ci troviamo di fronte ad una giovane biondina che canta e suona la tastiera. L’arcano è svelato subito: quella ragazza è Bethany, figlia di Larry Cassidy, fondatore della band con il fratello Vincent, e della cantante Jenny Ross, entrambi scomparsi rispettivamente nel 2010 e nel 2004.
Per quanto la sua voce sia identica a quella della madre il suono dei Section è fisiologicamente cambiato abbracciando definitivamente la dance. Più che eseguire gli originali sembrava quasi che i ragazzi fossero ispirati dai remix house di Paul Oakenfold e Steve Osborne facendoci assaggiare una pasticca dell’Hacienda.

Le zuccherine armonie ecstatiche dei Section 25 vengono cacciate immediatamente nel cesso dagli svedesi Poupèe Fabrikk nella loro belgian first ever appearance.
Giusto per farvi un’idea su di loro provate ad immaginare i Motorhead che suonano pezzi dei Nietzer Ebb.
Atteggiamento sfrontato di chi non ha un cazzo da perdere e 3 tastiere, cantante gore metal e drum machines con rumore bianco; il rock grazie all’elettronica è tornato a fare paura!!!
Bocciati invece gli australiani Servered Heads che nell’indecisione se essere retrò o attuali risultano soltanto vecchi.
Meno tamarri del previsto sono stati i Suicide Commando, nuovi idoli di casa, che hanno avuto l’onore di esibirsi in un duetto con Dirk Ivens.
Ancora un performer manca all’appello, praticamente il nome che da solo valeva il prezzo e la fatica della trasferta: Clock DVA (che venerdì avevano già portato in scena il loro progetto alternativo The Anti Group).
E’ il 1978 quando a Sheffield Adolphus “Adi” Newton e Steven “Judd” Turner decidono di lavorare insieme e due anni dopo esordiranno ufficialmente per la Industrial rec..
Il loro capolavoro è Buried Dreams del 1989, previsione futuristica dell’evoluzione del suono elettronico.
Oggi si presentano come tre scienziati in camice bianco da laboratorio pronti ad analizzare al microscopio musica e visuals.
Probabilmente per motivi di copyright le versioni delle canzoni qui proposte differiscono da quelle originali anche se il degenero derivante è inalterato! Fractal 9 e The Hacker sono inni immortali.
I laptop al posto della strumentazione classica li rendono un pò troppo asettici ma appare del tutto ovvio quanto siano stati influenti per i produttori techno moderni come ad esempio Jeff Mills o gli Autechre, ponendo questioni come l’estremo progresso tecnologico e l’esplorazione di nuovi mondi.
Alla fine ci concedono ben 3 bis!!
Chissà se i Maya avranno davvero ragione circa il 2012, ma se anche così fosse ora so dove trovare la giusta colonna sonora per affrontare l’Apocalisse.
Federico Spadavecchia
Durante la lunga intervista rilasciata a Fact Mag il superstar Dj Ricardo Villalobos nel rispondere alla domanda sul tour promozionale della sua ultima fatica discografica Re:Ecm ha detto che le tappe nei prossimi nove mesi saranno, oltre alla premiere berlinese a casa Berghain, Inghilterra, Svizzera e Italia.
Proprio nel nostro Paese, dove Ricardo è sempre accolto con moltissimo calore, ne verrà proposta una versione particolare con l’introduzione di uno speciale PA in a completely virginal surrounding del quale, per ora, nemmeno lo stesso Villa sa cosa aspettarsi.
technorati tags: ricardo villalobos, Max Loderbauer, re:ecm
“Il Dancity Festival 2011 “Back to the Future” si terrà a Foligno (PG) l’1 e il 2 luglio al complesso dell’Auditorium di San Domenico, a Palazzo Candiotti e all’Auditorium di Santa Caterina.
Tradizione e innovazione rappresentano ancora una volta le parole chiave della sesta edizione del Festival, che unisce alcuni dei luoghi più suggestivi ed importanti della città ad una manifestazione di respiro internazionale, ricca come sempre di artisti di altissima qualità. Spazi outdoor e indoor per due giorni pieni di concerti, live & dj set, installazioni, mostre, workshop.
Molte le novità di quest’anno: la parte pomeridiana del Festival, che sarà concentrata nel nuovo Auditorium di Santa Caterina; un focus sul Giappone, un paese che, similmente al nostro, ha bisogno di un rapporto dinamico con la propria storia, per conciliare un passato importante e la voglia di futuro; infine la nuova location serale, la corte di Palazzo Candiotti, che si unirà, come di consueto, all’Auditorium S. Domenico. Come sempre tantissimi artisti internazionali:
DJ Krush (JP); John Talabot (ES); Move D + Juju & Jordash (DE, NL); Balanescu Quartet (RO, UK); Filastine (US); Elektro Guzzi (AU); Oorutaichi (JP); Tim Exile (UK); Steffi (DE); Stian Westerhus (NO); Zan Lyons vs Blade Runner (UK); Space Dimension Controller (IRL); Giuseppe Ielasi (IT); Arandel + Dancity Ensemble (FR, IT); Scuba (UK); Braun Tube Jazz Band (JP); Kink + Neville Watson (BG, UK); James Pants (US); Teamlab Net & Mjuc (JP); Dixon (DE); Felix Kubin (DE); Populous (IT); Luminodisco (IT); AD Bourke (IT); Apes on Tapes (IT); Furtherset (IT).
Dancity è il nostro mondo, il nostro modo di immaginare il futuro: transmediale, transculturale,transnazionale.
Dancity è il nostro modo di rispondere alla crisi: un piccolo atto politico contro la crisi
dell’immaginario, dell’economia, della cultura. Alla faccia della crisi, noi vogliamo divertirci e vogliamo farlo coi suoni, le visioni e le tecnologie del nostro tempo. E vogliamo farlo qui, a Foligno, dove si cena ancora in osteria, ci si vede in piazza, si dorme col silenzio e le sere d’estate sono calde e accoglienti.
Se dovremo estinguerci, lo faremo almeno con classe.
Vieni a Foligno, prima che sia troppo tardi.
Info:
www.dancityfestival.com – info@dancityfestival.com –
http://www.vimeo.com/24351583
technorati tags: dancity, foligno, musica elettronica
SRSLY. è la nuova clubnight torinese interamente dedicata alle correnti musicali post-dubstep e Future Bass di matrice inglese che in pochi mesi è diventata il nuovo punto di riferimento per la scena underground cittadina.
L’Associazione Culturale Situazione Xplosiva incarna da oltre un decennio la contemporaneità musicale e culturale a Torino, in Piemonte e in Italia. Xplosiva è anche ideatrice e organizzatrice del Festival Internazionale di Musiche e Arti Elettroniche Club To Club, ormai riconosciuto come un punto di riferimento del panorama della musica elettronica d’avanguardia nel mondo.
Sabato 9 aprile 2011 Xplosiva e SRSLY. vi danno appuntamento al Diamond per il gradito ritorno in città dello stregone della musica dubstep, sciamano e custode della cosmologia elettronica: SHACKLETON!
Il misterioso produttore inglese noto come Shackleton è uno degli artefici della rivoluzione del suono dubstep e della sua apertura a contaminazioni innovative e sperimentali.
Il lavoro di Shackleton non si inserisce facilmente in alcuna categoria, come prova il suo suono, fatto di percussioni africaneggianti e sinuose, melodie ipnotiche, bassi profondi e una spiccata sensibilità dub, ai confini con la matrice Basic Channel. Non a caso la decina di EP finora pubblicati dalla sua Skull Disco (label culto per gli appassionati del genere), le due compilation “Soundboy Punishments” e “Soundboy’s Gravestone Gets Desecrated By Vandals”, e il recente “Three EPs” su Perlon, hanno ricevuto supporto e collaborazioni da parte di dj diversi come Kode 9, Radio Slave, Mary Anne Hobbs e Ricardo Villalobos.
Shackleton ha recentemente firmato il DJ Mix Fabric 55 per la celebre etichetta dell’omonimo club londinese e un 12” (remixato da King Midas Sound) sulla Honest Jon’s di Damon Albarn, già casa di musicisti del calibro di Tony Allen e del Moritz Von Oswald Trio.
Resident djs » VAGHE STELLE // GUIDO SAVINI // SERGIO RICCIARDONE
DIAMOND | Via Maria Vittoria 35 H | Torino
www.srsly.it – www.xplosiva.com
technorati tags: srsly, shackleton, xplosiva
Da qualche anno nei club di tutto il mondo la scena elettronica si frammenta dando luce ad una nuova era che abbraccia dubstep, grime, hip hop, drum and bass e techno. L’imperativo è quello di un clubbing eclettico ed eterogeneo, cosmopolita nel senso di open minded, che unisca differenti target accomunandoli in un’unica esigenza: evoluzione intesa come ricerca musicale, divertimento finalmente slegato da preconcetti ed etichette. Insomma, portare il club europeo (soprattutto quello inglese) in Italia.
ASTERIX si fa portavoce, con lo spirito che è un po’ quello del pioniere, di questa nuova urgenza espressiva.
Osare per spargere le carte in tavola, credere e confidare in un’integrazione dell’Italia nell’Europa dei nuovi suoni, dei grandi locali che non si fanno promotori solo di serate “mainstream”.
LA NOTTE DI ASTERIX porta al Club Rocket di Milano sabato 19 marzo: LONE
+ Pigro on sofa
LONE (Magic Wire Recordings)
Lone, a.k.a Matt Cutler per famigliari ed amici, inizia come giovanissimo produttore Hip Hop, Hardcore ’90 e Techno, per poi passare ad elaborare una personalissima, lussureggiante e sognante musica elettronica che nel 2008 lo porta al suo primo successo di critica.
Successo incoronato da Bleep, che includerà ‘LEMURIAN’ nella top10 2008 tra personaggi di spicco come Kode9, Rustie, James Holden.
Successivamente chiude un remix su Warp Records per Bibio ed un accordo con l’etichetta Werk Discs, con la quale stampa l’album ‘ECSTASY& FRIENDS’, miscela pazzesca tra Funk anni 80, Hip Hop anni 90 e melodie di ispirazione Boards of Canada.
Caratterizzato ormai da un particolarissimo suono deforme, Lone sente il bisogno di evolversi e nel 2010 cambia rotta, concentrandosi su uno stile più aggressivo e più vicino alla Chicago house/techno ed al sound dei più distruttivi rave londinesi, mantenendo, però, uno spirito nostalgico e melodico.
Dopo il singolo ‘Pineapple crush’, il mini album ‘EMERALD FANTASY’ lo suggella tra i giovani produttori più interessanti, supportato da artisti e dj come Mr Scruff, Mu-Ziq, Glasgow LuckyMe , Falty Dl e Alex Nut di Rinse FM.
Rocket
Pezzotti 52
Milano, Italy
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l’Associazione Culturale Situazione Xplosiva e il Festival Internazionale di Musiche e Arti Elettroniche Club To Club sono lieti di presentare, dopo il successo di pubblico e critica dell’edizione 2010, la rassegna Rai NuovaLounge all’interno di Rai NuovaMusica 2011, realizzata grazie al sostegno della Città di Torino e la Regione Piemonte.
Dal 27 gennaio al 10 febbraio 2011 l’Orchestra Sinfonica della Rai propone tre concerti con i protagonisti della scena musicale contemporanea, prime assolute e italiane insieme a testi che hanno fatto la storia della musica del nostro tempo, interpretati da direttori e solisti di sicuro prestigio.
Xplosiva e Club to Club, interlocutori riconosciuti e autorevoli per l’ideazione e la realizzazione di interventi innovativi e trasversali fra il suono elettronico contemporaneo e le diverse arti a Torino e in Italia, presentano nel foyer dell’Auditorium Rai live, dj set e rielaborazioni di alcune composizioni eseguite in sala, unendo il mondo della musica contemporanea con quello dell’elettronica.
L’elettronica di Xplosiva e Club To Club è presente con live e dj set prima di ogni concerto della rassegna per accogliere il pubblico, e durante l’intervallo con campioni e frammenti prelevati da una delle opere appena eseguite, trovando inauditi percorsi e dimensioni nei remix degli artisti elettronici Bottin, passEnger&xluve e Francesco Fantini.
La splendida serata inaugurale con il producer, dj e sound designer veneziano Bottin, che ha rielaborato Incontri per 24 strumenti di Luigi Nono, ha confermato il crescente interesse del pubblico giovane per la musica classica contemporanea.
Per il secondo appuntamento di Rai NuovaMusica saranno i torinesi passEnger+xluve a confrontarsi con The Hague Hacking di Louis Andriessen, attualmente considerato il più significativo compositore olandese e figura centrale del panorama musicale internazionale. L’esecuzione – in prima italiana – vedrà il carismatico duo composto da Katia e Marielle Labècque ai pianoforti e la direzione di Frank Ollu, presente ai maggiori festival di musica d’oggi.
Le esibizioni degli artisti elettronici Bottin, passEnger&xluve, Francesco Fantini sono realizzate in collaborazione con Premio 2061 (Bottin), assegnato dal Comitato Italia 150 e Club To Club ai più visionari artisti elettronici italiani in occasione dei festeggiamenti per il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia in programma a Torino nel 2011, PiemonteGroove (passEnger&xluve), la community dance-elettronica piemontese sviluppata da un’idea di Xplosiva insieme a Regione Piemonte, e con Zeitgeist, progetto speciale live-media di Club To Club e del pluripremiato artista catalano Carlos Casas per il decennale del Festival Internazionale di Musiche e Arti Elettroniche fra Torino e Istanbul.
Dopo la prima, entusiasmante esperienza di Rai NuovaMusica 2010, l’Auditorium Rai si apre nuovamente all’elettronica, facendo interagire la musica di alcuni fra i migliori giovani producer italiani con i suoni e le idee che provengono dalla musica classica contemporanea, fra le opere dei maestri consacrati e quelle dei nuovi talenti, immaginando la musica del XXI secolo.
PROGRAMMA:
Concerto e remix elettronico sono trasmessi su Rai Radio3
VENERDI 4 FEBBRAIO 2011
ore 20.30 Foyer – Rai NuovaLounge – PassEnger + xluve (Torino) Live set
ore 21 Auditorium – Concerto
Frank Ollu direttore
Katia e Marielle Labècque pianoforti
Giorgio Colombo Taccani (1961)
Memoria per orchestra (1995/2010)
prima esecuzione assoluta
Louis Andriessen (1939)
The Hague Hacking per due pianoforti e grande ensemble (2008)
prima esecuzione italiana
Intervallo – Foyer – Rai NuovaLounge – PassEnger + xluve (Torino) Live set
Frédéric Durieux (1959)
Traverses 1, 2 et 3 per grande orchestra (2003)
prima esecuzione italiana
Anders Hillborg (1954)
Exquisite Corpse per orchestra (2002)
prima esecuzione italiana
Luciano Berio (1925-2003)
Quatre dédicaces per orchestra
Fanfara (1982)
Entrata (1980)
Festum (1989)
Encore (1978/1981)
Si svolgerà tra febbraio e marzo 2011 la settima edizione di “Fosfeni – Percorsi nella nuova musica elettronica” realizzata da La Città Del Teatro e dal Musicus Concentus.
Cinque appuntamenti continueranno nel solco delle edizioni precedenti, tra novità ed anteprime, tra suoni ed immagini in movimento, per presentare alcune tra le realtà più stimolanti. Alla settima edizione “Fosfeni” rivela il suo radicamento sostenuto dal costante successo di pubblico, attratto da una proposta che ha documentato con singolare tempismo i performer del momento, ospitati in esclusiva dalla rassegna di Cascina.
L’edizione 2011 di “Fosfeni” sarà inaugurata dai toscani Gianluca Becuzzi e Fabio Orsi, creatori di affascinanti paesaggi sonori; sarà poi la volta dell’australiano Ben Frost, da tempo residente in Islanda, dove ha collaborato con Bjork, che combina atmosfere oniriche e minimaliste a sonorità feroci con risultati di singolare impatto; per il 4 marzo è atteso invece Oval, al secolo Markus Popp, tra i primi a definire l’estetica sonora “glitch” e ritornato con successo sulle scene dopo una lunga pausa; l’11 marzo una produzione originale con Tempo Reale, il centro di ricerca sonora fondato da Luciano Berio, vedrà sul palco di Cascina i musicisti toscani di Sdeng e lo statunitense David Moss; il 18 marzo chiuderà il programma Filastine, statunitense di base a Barcellona, che usa percussioni suonate dal vivo e suoni elettronici in una narrazione sonora avvolgente.
Venerdì 18 febbraio ore 22:00 – GIANLUCA BECUZZI FABIO ORSI (ITA)
Venerdì 25 febbraio ore 22:00 – BEN FROST (AUS / IS)
Venerdì 4 marzo ore 22:00 – OVAL (DE)
Venerdì 11 marzo ore 22:00 – DAVID MOSS & SDENG (USA / ITA)
Venerdì 18 marzo ore 22:00 – FILASTINE (USA)
LA CITTA’ DEL TEATRO, via Toscoromagnola 656, CASCINA (PISA)
Biglietti € 13,00 ridotti liste € 10,00
Informazioni:
musicus@dada.it – 055 287347
info@lacittadelteatro.it – tel. 050 744400
technorati tags: fosfeni, la città del teatro, musica
Dopo un anno trascorso in giro per l’Europa ecco quali sono state le performance live che ci hanno colpito di più:
10. Laurent Garnier @ Nuits Sonores
Il genio al servizio del rave più furioso: Laurent e Scan X montano synth e drum machine su un dj set come non si sentiva da anni.
9. Ceephax Acid Crew @ Bang Face
Andy Jenkinson ormai lo sapete è uno dei nostri artisti preferiti. Il suo live completamente analogico è quanto di più divertente si possa ascoltare in giro.
8. Byetone @ Elita Festival
Il cofondatore della Raster Noton da lezioni su come deve suonare oggi la minimal: di ricerca e di forte impatto sul dancefloor.
7. Model 500 @ Bloc Weekend
Al cuore non si comanda e a vedere Atkins e Mad Mike non tratteniamo le lacrime.
6. Shed @ Club To Club X
La perfezione del suono post Basic Channel, tra le cose migliori proposte dal mitico festival torinese. La qualità ogni oltre moda.
(il video purtroppo non è quello della serata in questione)

5. Plastikman @ Dissonanze
Ritorno del biondo al suo moniker più famoso per la gioia dei fans old school. Certo musicalmente tutto rimanda ad un soft acid revival ma lo spettacolo offerto dall’enorme cilindro di led in cui Richie si nasconde con tutte le sue macchine è davvero unico!!!
4. Monolake @ Sub:stance Second Bday in Berghain
Robert Henke spezza la dubtech e la ricostruisce con una veste ancora più aggressiva e alienante. Solenne e poetica.
3. Shackleton @ Club To Club X
Nella piccola stanza rossa del lingotto si celebra un rito post voodoo che vede in Shackleton il suo grande sacerdote. Oscurità e percussioni medio orientali per danzare tra la vita e la morte.
2. The Modern Deep Left Quartet @ Wmf Club Berlin Transmediale
Ben 7 ore di concerto per un progetto che riunisce un’unica live band Mathew Jonson & The Cobblestone Jazz, The Mole, Deadbeat con il prestigioso featuring di Tikiman.
2 tavoli pieni zeppi di synth analogici, giradischi, drum machines, vocoder, computers e persino un organo stile Hammond sono gli strumenti di uno show che tocca almeno 5 generi musicali diversi e ridisegna le geometrie del techjazz detroitiano.
1. Urban Tribe @ Bang Face
Moodymann, Dj Stingray e Antony Shake Shakir sequestrano i Kraftwerk e li fanno suonare ad Harlem davanti ad una folla inferocita.
technorati tags: top live 2010, musica, techno
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Dieci anni, così come Dissonanze anche Club To Club arriva alla doppia cifra sulla torta e scherza sull’età perchè, a detta dello stesso Sergio Ricciardone (Deus ex machina di Xplosiva) i dieci anni segnano il passaggio al mondo adulto dei festival mettendo fine al periodo dei giochi.
Il sottotitolo The X superstition è quindi lo strumento usato dall’organizzazione per esorcizzare la paura del futuro (leggere alla voce Dissonanze non sarà più quello di prima) e delle sempre maggiori responsabilità che una manifestazione di questo calibro comporta.
E così eccoci giovedì sera a Torino davanti ad un teatro Carignano strapieno di gente accorsa in massa per la grande inaugurazione con lo show di Plaid & Gamelan Orchestra.
Memori dell’esaltante spettacolo offerto lo scorso anno da Francesco Tristano, Carl Craig e Moritz Von Oswald pregustiamo le delizie sonore che il duo inglese ci offrirà stasera.
Il destino è però beffardo e il concerto non è all’altezza delle aspettative: la Gamelan con tutta la sua batteria di xilofoni, gong e altri strumenti etnici assume l’assetto dei 18 musicisti di Steve Reich, ma più che un’orchestra ricorda un progetto di ricerca universitaria sulla cultura dell’estremo oriente, dove la musica ha più una valenza di dimostrazione scientifica che non una parte da protagonista. Inoltre l’apporto dei Plaid si limita a loop ambientali e ritmici, riuscendo soltanto in alcuni movimenti a dar vita ad un corpo organico. Nemmeno una cover di Aphex Twin fomenta l’entusiasmo in sala. Sala che, dopo appena un quarto d’ora, si rivela popolata di presenzialisti della prima ora intervenuti solo per farsi notare e che, una volta spente le luci, spariscono meglio di Mandrake.

La festa continua al Motor Village di Mirafiori con il funky di Floatin Points che, a dire il vero, non mi ha impressionato più di tanto, e Joy Orbison che, quando lascia stare i classici house anni ‘90 per dedicarsi alla dubstep che l’ha reso celebre, non teme rivali.
Degno di nota è il buttafuori che si avvicina a Joy per chiedergli, rigorosamente in Italiano, se può avvertire il pubblico che è stato trovato un mazzo di chiavi. Succede solo in Italia.

Il venerdì inizia nuovamente sulle balconate dorate del Carignano per l’attesissima Hyperdub night.
Portare su uno stage così prestigioso l’ultimo grande genere moderno è una bella sfida che per la crew di Club To Club, e la missione può considerarsi superata a metà.
Il primo a salire in scena è il patron della label inglese, Kode9, che apre il concerto con un semplice djset basato per intero sui brani del pupillo dalle uova d’oro Burial.
Il pezzo forte dell’esibizione è però il suo live insieme a Spaceape: la cassa si fa consistente e apoplettica, il basso si srotola sugli ascoltatori mentre il vocalist quasi ci ipnotizza. Vorremmo essere tutti a ballare e ci viene il dubbio che forse la ricerca ostinata dell’aulicità del teatro (e della conseguente consacrazione culturale dell’elettronica) non sempre è da preferire alla polvere di uno scantinato.
Tocca adesso ad uno degli act con più hype dell’anno, quei Darkstar cui sembra sia stato affidato il compito di coniugare il pop rock dei Radiohead con il dubstep.
Beh per esser gentili diciamo che i ragazzi di strada ne hanno ancora da fare parecchia!
Si presentano in tre e per un’ora assistiamo al live degli Alphaville de no artri, con il cantante che vorrebbe essere lo Ian Brown di Wanna be adored ma che alla fine risulta solo odioso a scapito della sua bella voce.
Bastan due canzoni a far scappare il pubblico. D’altronde la notte è lunga e al Supermarket c’è Jeff Mills mentre all’Hiroshima mon amour, nostra meta, Kevin Martin, Caribou e Four Tet.
Arrivati al locale in zona Lingotto la sfiga ha dato un’altra zampata!
A sorpresa il party è andato sold out ed un black out ha abortito il live dei King Midas Sound dopo pochi minuti causando la sospensione della serata.
Fortunatamente la macchina si rimette in moto, anche se con quel di ritardo sufficiente per farci saltare il finale da The Wizard, e un muro umano si pone innanzi al suono zincato dei KMS.
Il gruppo guidato da Martin è ferocemente poetico ma il soundsystem dell’Hiroshima non è in grado di sopportarne l’impeto.
Il secondo live in scaletta è quello di Caribou, fresco di svolta dance per la gioia di tutti gli indie boys repressi che finalmente possono consumare le loro All Stars ed appannare le enormi lenti quadrate che hanno perennemente sul naso.
La struttura del set è quella da concerto rock con chitarra, basso, batteria e synth, fatto di melodie ecstatiche e pulsazioni wave di pregevole fattura (il riferimento è il monumentale Technique dei New Order), che alle orecchie dei ragazzini coi baffetti e Rayban suonano come la carica rave di Venetian Snares facendogli scoprire la gioia di una bella sudata sul dancefloor!!
I titoli di coda scorrono subito dopo l’esibizione di Four Tet, che riscrive il suo ultimo album in chiave cassa dritta e basso proggy di modo da far ondeggiare i clubbers in un oblio zuccherato tutto sorrisi e volemose bbene.
Sabato. Il Gran Finale del Club To Club 2010 comincia già dopo pranzo con un convegno al Museo di Scienze Naturali sull’economia dei festival per proseguire, nella stessa suggestiva location, con un piccolo showcase della Border Community.
In apertura l’ottimo live del local hero Vaghe Stelle a base di IDM. L’artista torinese dimostra di essere ormai pronto per un ruolo di primo piano su di un palco importante e personalmente, a conti fatti, l’avrei preferito di gran lunga al posto dei sopravvalutati Darkstar.
Kate Wax mi piace, è una bella figliola, ha una voce interessante ed ama gli anni ‘80, però bisognerebbe informarla che l’electroclash è finito da almeno 7 anni!!!
Carissima Kate ti inviteri volentierissimo a bere qualcosa ma facciamo che per quel tuo concerto avrei degli impegni che non posso proprio rimandare…
Luke Abbott ha, invece, il fascino di una stampante ma cavolo se ha talento!!!
Ciò che esce dal suo Pc è tra le cose più interessanti di questi tre giorni: le tipiche melodie eteree dell’etichetta di James Holden (presente in sala assieme alla sua assistente/generalessa) si annodano a nevrotici giri di basso, le mani di Luke non danno pace al controller nemmeno per un secondo, e si avvertono derive warpiane. Che peccato non averlo visto all’opera all’Hiroshima al fianco di Four Tet!!
Non finirò mai di ringraziare il buon Max Car per avermi salvato da un digiuno sicuro e per avermi fatto arrivare in tempo al Lingotto per il set di Shackleton.
Il produttore inglese si esibisce nella sala rossa dove una strobo illumina a intermittenza il rito voodoo dell’ex Skull Disco.
L’atmosfera è lugubre e incendiaria: su di un groove che chiude ogni via di fuga sale un basso cavernoso lento e inesorabile come la morte! E il popol de morti sorse a chieder la guerra!!!
Non fosse che Sammy nella vita di tutti i giorni è uno spensierato cazzone potrebbe essere a ragione il Ian Curtis del mondo moderno.
By the way il premio siamo persone intelligenti ma ci divertiamo molto di più a fare i tamarri va dritto senza gara alcuna ai Modeselektor.
Cassa dritta, spranghe, urletti e saltimbanco(del mixer) sono la sostanza di uno show esaltante che però mette in difficoltà Holden cui spetta il diffcilissimo compito di esibirsi dopo il duo berlinese.
Il set inizia quindi all’insegna del ritmo lasciando intendere che per le melodie ci sarà tempo.
Intanto si son fatte le 3 ed è ora di Shed che, sebbene l’avevamo già visto in dj set all’Amsterdam Dance Event appena 2 settimane fa, oggi ci potremo gustare live.
L’uomo più serio del mondo si presenta in consolle con la solita camicia a quadretti da ragioniere e uno stuolo infinito di attrezzature analogico/digitali per una performance steam-dub.
Shed racconta la storia di una città funzionante ma disabitata, in cui il vociare umano è sostituito dal Klang delle fabbriche e la felicità è il riflettersi del sole nei grattaceli a specchio. All’interno di questa cyber utopia anche le emozioni sono meccaniche.
In chiusura l’altro resident del Berghain, Marcel Dettmann, devasta i ballerini con la sua Techno squadrata che però, mentre ormai sto andando via, mi pare più groovosa del solito e la cosa mi fa davvero piacere.
In definitiva Club To Club in questi dieci anni è stato uno dei motori che han traghettato la scena italiana, attraverso tutti i trends che si sono succeduti, portandola ad un buon livello di considerazione internazionale e allo stesso tempo fornendole nuove prospettive di sviluppo al di fuori degli ambienti commerciali.
La prova del nove è stata la serata del sabato di quest’ultima edizione, dove a fronte di un cartellone ricco ma privo di nomi for the masses il coinvolgimento del pubblico non si è fatto attendere dimostrando la totale fiducia della gente nei confronti di Club To Club.
Federico Spadavecchia
technorati tags: club to club, torino, festival
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Dissonanze 2010
Riprendi in mano il biglietto dell’aereo, riordina i flyer raccolti e condividi su internet le foto scattate con gli amici. La settimana post festival prevede ogni volta gli stessi rituali, utilissimi a riabituarsi a dormire di notte e a trovare le parole giuste per raccontare questa nuova edizione di Dissonanze.
E dire che il weekend era incominciato nel peggiore dei modi possibili con il nostro aereo per Roma in ritardo di tre ore rischiando di farci perdere la performance del Mortiz Von Oswald trio, uno degli obiettivi principali del viaggio.
Fortunatamente alle 23 atterriamo a Fiumicino e, dopo una corsa in taxi senza nemmeno passare dall’hotel, eccoci al Palazzo dei Congressi nel futuristico quartiere dell’Eur, cuore del sistema burocratico italiano. Non so a voi, ma a me fa sempre una certa impressione pensare di andare a ballare circondato da Ministeri e dalle sedi dei maggiori enti pubblici!!!
Quando entro nella sala della cultura il concerto ha già avuto inizio e, come uno schiaffo in faccia, prendo atto della seconda brutta sorpresa della serata: il pubblico è per la maggiorparte (arrotondando per difetto) composto dai peggiori tamarri del centro sud.
Il dettaglio, purtroppo, non passa inosservato nemmeno a Herr Basic Channel che, per nulla soddisfatto di ciò che ha davanti, si limita al compitino dell’ultimo album con una gran voglia di sbrigarsi il più presto possibile.
D’altronde, analizzando i fatti, il suo comportamento è comprensibilissimo: in origine la serata di venerdì doveva essere un ritrovo per l’avanguardia e si sarebbe dovuta incentrare sul loro live act e su quello di Plastikman per chiudersi tranquillamente all’una e mezza. Invece, dopo la prima pubblicazione del programma, a causa delle proteste in massa di un pubblico incapace di distinguere la differenza tra rave e festival (per non parlare del fatto che alla fine dei conti in Italia sono le tamarrate a fornire i mezzi per le figate) gli organizzatori si son visti costretti a protrarre l’evento fino alle 5 e 30 inserendovi Barem, Troy Pierce e il djset dello stesso Hawtin (anche perchè tra le altre cose al Time Warp il suo live è stato fischiato per tutto il tempo).
Tornando quindi al povero Moritz potete immaginare come possa averla presa a passare da main event a semplice apri concerto per una schiera di ragazzi drogati e a petto nudo…
In ogni caso è il momento del djset di Troy Pierce (pare che Ritchie non voglia esibirsi live dopo qualcun’altro) e questo ci consente di andare nel foyer del cinema per il concerto dei Neon Indian con il loro ipnagogic pop da Brooklyn.
Qui la situazione è nettamente più vivibile, con una platea più matura e attenta.
I ragazzi americani propongono una miscela di suoni new wave e atmosfere psichedeliche, in cui la voce viene costantemente campionata e filtrata per poi essere percepita come un vago ricordo malinconico. Una curiosità: il chitarrista si muove uguale a Roland Orzabal dei Tears for Fears nel video di Shout.
Lo show di Palstikman si apre con la messa in funzione di un gigantesco cilindro a led al cui interno il biondo canadese può ritrovare la sua vera natura di artista sperimentale contornato di drum machines per la gioia dei suoi vecchi fans che, anche se in minoranza rispetto ai cinghiali, ora hanno il pieno controllo del dancefloor.
Le melodie di F.U.S.E. e le ritmiche schizzofreniche dei primi Plus8, unite a suggestivi giochi di visuals e luci, sono un buco nero nel quale non vediamo l’ora di cadere!!!
Certo la Tb 303 è meno accentuata e il set effettivamente non propone novità rispetto agli anni ‘90, però vedere/sentire/vivere Spastik eseguita live è un’emozione che tutti gli appassionati di musica dovrebbero provare almeno una volta nella vita!
Per me la festa finisce qui, gli altri due Dj M_nus sono artisticamente nulli cosìccome il loro Boss quando torna ad essere l’idolo delle masse italiche.
Quella di sabato è la notte che attendiamo con ansia, una grande festa per tutti i musicofili al contrario dei ragazzini orfani del nome modaiolo che son rimasti a casa a vedere la Champions. Alle 19 siamo già tutti in terrazza a goderci il tramonto con i King Midas Sound: Kevin Martin e Space Ape umanizzano un post dub industriale fatto raschiando lo zinco delle bare; lasciano davvero senza parole e senza più frequenze libere i potenti Funktion One.
A farci muovere il culetto in pista per primo è un altro Dj della scuderia Hyperdub,Darkstar, con un buffet completo di tutti i sapori che offre oggi il dubstep.
In terrazza Gil Scott-Heron ci ammalia, ci seduce, la sua voce è di quel Kind of blue che ci serve per arrivare alle soglie della notte.
Il pop cristallino di Pantha du Prince (identica performance di Elita) è l’anticamera delle migliori performance di Dissonanze.
Shackleton ormai possiede una dimensione soltanto sua oltre il dubstep o la minimal house berlinese: percussioni magrebine rimangono sospese su un flusso slegato dal 4/4. Lasciamo il foyer dopo il primo quarto d’ora di Martyn che una volta di più conferma che il talento ce l’ha unicamente nella produzione.
Dal genio inglese alla leggenda di Detroit: è il turno di Jeff Mills!
L’ex UR sta attraversando un periodo di forma sopra le righe e, mentre il suo antico rivale di Winsdor ricerca il facile consenso dei ballerini seguendo i trends del momento, lui, anzichè nascondersi nel cilindro, esce allo scoperto con una nuova impostazione del proprio suono votato alla comunicazione interplanetaria.
Il Palazzo dei Congressi diventa un’astronave, l’Arcadia di Capitan Harlock, i giradischi sono i motori per entrare nell’iperspazio mentre la fedele Tr 909 è il cannone protonico per abbattere gli incrociatori spaziali dei Klingon!!!
Dopo tre ore di battaglia senza quartiere volteggiando liberi ai confini con l’ignoto, trovo la forza di liberarmi dal controllo mentale di Jeff per andare ad ascoltare l’ultima parte del set di Marco Passarani. L’eroe capitolino smorza i toni con una neo detroit funky e deep.
A chiudere il festival Joris Voorn che forse dopo una performance come quella di Mills non sa che strada intraprendere così butta sul piatto ancora dei bei pestoni quando lo avrei preferito di più nella sua veste melodica come era avvenuto al Bloc Weekend.
L’alba segna la fine delle danze e Dissonanze ha spento la decima candelina.
Federico Spadavecchia

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