La notte scorsa muore all’età di 71 anni Giancarlo Bigazzi, uno di quei nomi forse non noto ai più ma a cui la musica italiana deve moltissimo.
Auotore iper prolifico, già da fine anni ‘60 è al servizio di pesi massimi della nostra tradizione canora come Adriano Celentano e Francesco Guccini.
Nel 1971 fonda la band culto Squallor con cui andrà avanti per quasi 30 anni.
Su queste pagine però ci piace ricordarlo come co-autore di uno degli anthem più famosi e importanti della musica dance, quella Self Control (1984) che, con Raf prima e Laura Branigan poi, si impose nelle classifiche di mezzo mondo, ma cosa più importante costruì un ponte tra la new wave e l’Italo disco.
technorati tags: self control, bigazzi, raf
Esistono poche passioni totalizzanti come la musica, forse giusto per la fidanzata o la mamma potrei pensare di partire per Londra il giovedì pomeriggio per ritornare immediatamente sabato mattina, dopo una giornata trascorsa per negozi di dischi e l’intera notte a ballare in uno dei club più famosi del mondo per poi correre in aeroporto e, prima ancora di sedersi per prendere fiato, andare a sbirciare tra le offerte dell’HMW oltre il check in.
Non avrei potuto scegliere periodo migliore per trascorrere un pò di tempo nella City, infatti, in appena due giorni c’era una lista di eventi così fitta e interessante da far pensare ad un festival.
Peccato aver impiegato più di due ore per arrivare in centro, altrimenti sarei certamente corso all’HMV Forum per provare ad acquistare un ticket per lo strepitoso live di Amon Tobin con il suo ISAM, oppure a godermi le installazioni a Barbarican.
La mattina seguente il mio primo pensiero è fare un bel giretto in Oxford street, la via dei grandi magazzini, ma soprattutto la strada che porta a Phonica, il posto migliore della città per impadronirsi delle ultime novità vinil djistiche.
La capitale inglese così al pari della sua storica rivale tedesca sembra soffrire meno la crisi del disco; per quanto riguarda i negozi, magari numericamente saranno diminuiti, ma è impressionante come anche nelle mega catene sia possibile trovare materiale di nicchia ed in quantità, a testimoniare che anche la qualità paga.
Dove invece non troverete gli album di Britney è Rough Trade, nell’East London zona Bricklane, un pilastro della musica indipendente e d’avanguardia.
Quando entro c’è un gruppo che sta provando sul palco in fondo al warehouse intonando dolci canzoni pop al sintetizzatore.
Non è raro imbattersi in concerti e conferenze da queste parti, e stavolta è il turno di una delle band apprezzate dell’anno: i Little Dragon!
L’album Ritual Union edito da Peacefrog è una bomba pop e se la giocherà per il titolo di disco del 2011, di conseguenza finisce nella mia borsa della spesa assieme allo spettrale Replica by Oneohtrix Point Never.
Inizia a farsi una certa ora e visto che per sfortuna bisognava avere l’invito per godersi il concerto (che a quanto pare si trovava dentro una cassettina del gruppo), comincio col pensare all’evento che mi ha fatto attraversare oltre 1000 km, vale a dire il back to back di, udite udite, 4 ore (!!!) tra Hernan Cattaneo e Danny Howells, pesi ultra massimi della progressive house.
Ospite della serata è The Gallery, un marchio storico della scena inglese, presso una discoteca altrettanto importante: il Ministry Of Sound.
Nel momento del suo ventesimo compleanno il mitico club di Elephant & Castle ha rischiato sul serio di doversi arrendere alla speculazione edilizia (c’era l’idea di costruire un complesso residenziale proprio davanti al locale) e chiudere i battenti, ma grazie ad una petizione sottoscritta da migliaia di persone il Comune ha deciso di schierarsi dalla loro parte negando i permessi all’operazione e salvando il posto alle circa 200 persone che lavorano nell’indotto MOS.
Per ringraziare i propri sostenitori l’organizzazione ha deciso di regalare ad alcuni fortunati un paio d’ingressi omaggio per una serata di novembre a scelta. Noi eravamo tra questi.
Si vede che ne è passato di tempo da quando il Ministry era un semplice magazzino dove si andava solo per ascoltare la musica visto che non poteva vendere alcohol; adesso la sua insegna è proiettata a giorno sul palazzo accanto e la fila alla porta fa il giro dell’isolato.
I buttafuori sembrano combattenti dei reparti speciali tanto sono grossi e ostili; il metal detector è solo l’anticamera della sofferenza che bisogna patire per poter salire al cielo.
Dopo perquisizioni a prova di Al Quaeda e minacce esplicite, si riesce a fare il primo giro esplorativo nel club, il quale consiste di tre sale.
La prima occupa la parte centrale ed è quella più mainstream dove una marea di hipsters di ogni razza e credo salta indemoniata su un mix di fidget, house e remix in chiave electro tamarra trance di canzoni pop da classifica.
La seconda si trova al piano superiore, e di solito svolge il ruolo di privè; può ospitare comodamente fino ad 80 persone. Qui, tra lussuosi divanetti e bottiglie di champagne la musica è un pò più ricercata e riprende la prog più legata alla trance.
L’ultima pista si trova al di là di un piccolo corridoio, giusto per conservare a distanza di sicurezza lo spirito originale del club dal villaggio vacanze.
La Box Room è un capannone senza poltrone, gadgets o bar, ma con il paquet, i laser, un pannello a led dietro la consolle per dare l’idea del viaggio, e più di ogni altra cosa un soundsystem perfetto in grado di rendere al meglio ogni dettaglio ed un pubblico di veri clubbers.
A fare gli onori di casa c’è Anil Chawla, che a colpi di groove fa decollare piano piano il dancefloor.
La progressive house, a differenza degli altri generi dance, per essere suonata correttamente ha infatti bisogno di tempi lunghi per poter entrare in sintonia con i ballerini. Le prime due ore sono una questione di puro ritmo.
Alle due, puntuali come un orologio svizzero, salgono in cattedra Hernan Cattaneo e Danny Howells.
Ora che il sudore ha oliato i motori è tempo di fare sul serio: le percussioni iniziano ad aprirsi e tra le tessiture del basso ecco inserirsi leggeri accenni melodici creando quell’effetto che in gergo prog viene definito vento.
Non si tratta di un back to back classico da un disco a testa, ma appare più come un incontro puglistico.
Ogni artista a turno prende possesso dei cdj2000 dapprima per una mezz’ora e poi sempre meno fino alla fine.
Hernan e Danny si sfidano incrociando il loro stile: come da previsione il primo punta tutto sulle progressioni melodiche da sorrisoni e abbracci, mentre il secondo ingrana la quarta e pesta che è un piacere.
E’ bellissimo poter constatare la definitiva ripresa di un genere musicale che sembrava aver perso ogni slancio creativo. Oggi la prog house fa di nuovo la differenza, e come la Detroit sfoggia una forma tanto classica quanto innovativa, perchè non funzionale unicamente al ballo ma anche estremamente godibile all’ascolto con una struttura a colonna sonora piuttosto che a traccia.
Dimenandomi sotto la consolle cado in uno stato di armonia atemporale desiderando che la musica non termini mai. Ormai però è giunta l’ora di liberare in un colpo solo tutta l’energia accumulata lasciando partire un ritornello micidiale.
I titoli di coda scorrono a luci accese sulla malinconica chitarra di Oliver Huntemann e la sua The End.
Dal prossimo febbraio Cattaneo avrà una residenza bimestrale al Ministry of Sound, e noi una ragione in più per volare a Londra.
Federico Spadavecchia
technorati tags: mos, prog house, london
Sabato 2 luglio, alle ore 21.30, nella splendida cornice del Piazzale della Pilotta di Parma, andrà in scena un imperdibile evento all’insegna della più originale ricerca artistica; l’affascinante e mistica unione di classico e sperimentale, di tradizione musicale e avanguardia sonora: “Balanescu Quartet Plays Kraftwerk”, l’incontro di uno degli ensemble di musica contemporanea più noti al mondo con i pionieri dell’elettronica.
Il Balanescu Quartet si appropria della musica degli sperimentatori tedeschi e ne fa un album memorabile: “Possessed“. Correva l’anno 1992 e mai si sono sentiti arrangiamenti più azzeccati. Dall’electropop di Düsseldorf alla classica contemporanea di Bucarest: “The Robots“, “The Model” e “Autobahn” poche altre volte sono sembrate tanto drammatiche e piene di significato.
Il Balanescu Quartet è il quartetto d’archi fondato nel 1987 da Alexandre Bălănescu, internazionalmente riconosciuto come uno tra i più originali compositori e violinisti oggi in attività. Bălănescu, compositore e interprete visionario e geniale, ha portato la formula del quartetto d’archi (immutata da oltre 200 anni) oltre i confini musicali classici, verso la libera improvvisazione e la musica popolare. L’ensemble è oggi amato in tutto il mondo per il proprio stile originale a tinte differenti per sonorità e suoni dissonanti, accompagnati da improvvisi cambiamenti di ritmi.
Nella perenne ricerca di territori musicali inesplorati, con l’intento di avvicinare la musica classica contemporanea al mondo moderno e renderla così accessibile al grande pubblico, il Balanescu Quartet si è proposto, nel corso della propria carriera, con un’apertura e uno stile vicini alla sensibilità rock e con l’audace eclettismo di chi rivisita e riarrangia brani di tanti altri noti artisti, distanti dagli standard classici: dai Depeche Mode alla Yellow Magic Orchestra di Ryuichi Sakamoto e ai Kraftwerk appunto.
Hanno collaborato e suonato assieme ad autori e musicisti molto eterogenei tra i quali David Byrne, Philip Glass, Gavin Bryars, Michael Nyman, John Lurie, Spiritualized e To Rococo Rot.
Durante il live “Balanescu Quartet Plays Kraftwerk”, l’ensemble proporrà al pubblico le hits del gruppo tedesco, riarrangiate per quartetto d’archi, così come riletture dei brani di altri artisti, da Michael Nyman ai Depeche Mode. Non solo rivisitazione: durante i bis ci sarà anche spazio per alcuni classici del Balanescu Quartet tratti dagli album “Luminitza” e “Maria T”.
Il concerto è organizzato da Alessandro Albertini per LiveAlivE, con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma e della Fondazione Teatro Regio di Parma.
Biglietti: posti a sedere numerati – 1° / 2° / 3° settore: 22,00 / 18,00 / 15,00 € + diritti di prevendita
Prevendite: online su www.vivaticket.it – a Parma c/o Teatro Regio (Str. Garibaldi, 16/a – 0521.039399 – ticket@teatroregioparma.org) e Music Mille (V.le dei Mille, 88 – 0521.290555)
Info: la.eventi@gmail.com
“Il Dancity Festival 2011 “Back to the Future” si terrà a Foligno (PG) l’1 e il 2 luglio al complesso dell’Auditorium di San Domenico, a Palazzo Candiotti e all’Auditorium di Santa Caterina.
Tradizione e innovazione rappresentano ancora una volta le parole chiave della sesta edizione del Festival, che unisce alcuni dei luoghi più suggestivi ed importanti della città ad una manifestazione di respiro internazionale, ricca come sempre di artisti di altissima qualità. Spazi outdoor e indoor per due giorni pieni di concerti, live & dj set, installazioni, mostre, workshop.
Molte le novità di quest’anno: la parte pomeridiana del Festival, che sarà concentrata nel nuovo Auditorium di Santa Caterina; un focus sul Giappone, un paese che, similmente al nostro, ha bisogno di un rapporto dinamico con la propria storia, per conciliare un passato importante e la voglia di futuro; infine la nuova location serale, la corte di Palazzo Candiotti, che si unirà, come di consueto, all’Auditorium S. Domenico. Come sempre tantissimi artisti internazionali:
DJ Krush (JP); John Talabot (ES); Move D + Juju & Jordash (DE, NL); Balanescu Quartet (RO, UK); Filastine (US); Elektro Guzzi (AU); Oorutaichi (JP); Tim Exile (UK); Steffi (DE); Stian Westerhus (NO); Zan Lyons vs Blade Runner (UK); Space Dimension Controller (IRL); Giuseppe Ielasi (IT); Arandel + Dancity Ensemble (FR, IT); Scuba (UK); Braun Tube Jazz Band (JP); Kink + Neville Watson (BG, UK); James Pants (US); Teamlab Net & Mjuc (JP); Dixon (DE); Felix Kubin (DE); Populous (IT); Luminodisco (IT); AD Bourke (IT); Apes on Tapes (IT); Furtherset (IT).
Dancity è il nostro mondo, il nostro modo di immaginare il futuro: transmediale, transculturale,transnazionale.
Dancity è il nostro modo di rispondere alla crisi: un piccolo atto politico contro la crisi
dell’immaginario, dell’economia, della cultura. Alla faccia della crisi, noi vogliamo divertirci e vogliamo farlo coi suoni, le visioni e le tecnologie del nostro tempo. E vogliamo farlo qui, a Foligno, dove si cena ancora in osteria, ci si vede in piazza, si dorme col silenzio e le sere d’estate sono calde e accoglienti.
Se dovremo estinguerci, lo faremo almeno con classe.
Vieni a Foligno, prima che sia troppo tardi.
Info:
www.dancityfestival.com – info@dancityfestival.com –
http://www.vimeo.com/24351583
technorati tags: dancity, foligno, musica elettronica
Tra gennaio e febbraio Berlino diventa tutti gli anni il centro del mondo culturale con la sua settimana della moda, il celebre festival cinematografico e la Transmediale, rassegna che per ben 11 anni ha dato risalto al meglio dell’arte contemporanea architettonica ed elettronica.
Naturalmente in uno spazio di questo tipo la musica da club è protagonista.
Purtroppo l’edizione 2011 ha risentito di diversi problemi organizzativi che ci hanno portato ad interrogarci sul futuro della manifestazione.
Tra gli show sparsi per la città i parties migliori sono stati puntualmente quelli tenutisi al Berghain/Panoramabar con un geniale Kode9 e King Midas Sound il venerdì, e con la sorpresa Mark du Mosch e il techno terremoto del resident dj Norman Nodge al sabato.
TRANSITION SPECIALE CTM11 PODCAST
LALI PUNA – SCARY WORLD THEORY —
JAMES HOLDEN – TRIANGLE FOLDS —
KATE WAX – ELEANOR RIGBY —
LCD SOUNDSYSTEM – BYE BYE BAYOU —
THE JUAN MACLEAN – NO TIME (SHIT ROBOT RMX) —
THE CHEMICAL BROTHERS – SWOON (LINDSTROM & PRINS THOMAS RMX9
TELEFON TEL AVIV – IMMOLATE YOURSELF —
HARMONIC 313 – CYCLOTRON —
KING MIDAS SOUND – ONE TING —
HERCULES AND LOVE AFFAIR – VISITOR —
JAMES BLAKE – KLAVIERWERKE —
DISCO Frequencies.it: MARK DU MOSCH – BAREKNUKLE (NUKUBUS EDIT) —
KODE 9 – BLACK SUN —
GREEN VELVET – LA LA LAND —
AZTEC MYSTIC AKA DJ ROLANDO- KNIGHTS OF THE JAGUAR —
BJORK – INNOCENCE (SIMIAN MOBILE DISCO RMX) THANKS SILVIA —
KRAFTWERK – AERODYNAMIK (KLING KLANG RADIO RMX) —
LADYTRON – DESTROY EVERYYHING YOU TOUCH ( HOT CHIP RMX) —
technorati tags: transition, radio antenna 1, etere
In un momento di forte transizione come questo, in cui ci si domanda se e quando usciranno nuovi generi musicali capaci di rapirci come fu per ultimo il dubstep sei anni fà, recarsi a Berlino in occasione dell’ultima edizione della Transmediale appare come un viaggio obbligato, una sorta di visita all’Oracolo di Delfi per conoscere la volontà degli Dei.
Tuttavia fin dall’inizio si sono manifestati sinistri presagi che avremmo dovuto interepretare come un segnale d’allarme ma che allora non avevamo colto.
Innanzitutto il programma relativo alla sezione Club era stato pubblicato con molto meno anticipo rispetto al solito, quindi la riduzione del Festival ad una sola settimana (con un sostazioso abbattimento della parte danceble) ed infine un caldo quasi surreale, che ci ha concesso di girare per la prima volta senza sciarpa e guanti in pieno febbraio.
Un altro elemento su cui riflettere è il motto scelto per quest’anno: Live?!.
Va interpretato nel senso performativo del termine, oppure come un’espressione sorpresa di chi si trova davanti ad un qualcosa che dovrebbe essere morto?
Per quanto ci si possa preparare al fatto che le cose possano andare storte mai ci saremmo potuti immaginare di trovarci in una situazione simile.
Uno dei festival di maggior tradizione europea sempre attento ai particolari e dall’organizzazione impeccabile è vittima in una sola volta di tutti gli errori mai commessi in passato, manco fosse un Mugello Festival qualunque.
Ma andiamo con ordine, al sole che trovo al mio arrivo a Kreuzberg, il tempo necessario per poggiare i bagagli e siamo già in giro per dischi: oggi Staalplat, domani Hardwax.
Insen di Alva Noto e Sakamoto è in tasca e si può dar via alle danze con il live di Deadbeat alla Hau 2 fissato per l’ora dell’aperitivo.

La prima brutta sorpresa della trasferta non tarda ad arrivare: i costosissimi abbonamenti (che per fortuna non avevo preso) da 80 Euro non comprendono tutti i concerti che perciò vanno acquistati a parte!!! Inoltre ogni location ignora il programma delle altre per cui le sovrapposizioni sono inevitabili.
Siccome poi le disgrazie non vengono mai da sole, succede che il media artist Lillevan non può esibirsi e di conseguenza lo show vedrà all’opera il solo Deadbeat, il quale si limita al compitino di premere play su Ableton con l’aria annoiata di chi aggiorna il profilo su Facebook.
Meno male che la serata prevede lo showcase della Hyperdub al mitico Berghain, può forse capitare qualcosa anche lì?
Ma ovvio che sì, i live in programma iniziano alle 21 circa e prima di mezzanotte il ticket (anche questo non compreso nell’abbonamento) costa ben 24 Euro, una cifra normale per noi Italiani ma che a Berlino in dieci anni di onorata presenza non ho mai visto manco a Capodanno. Risultato? Di Berlinesi non ce ne sono, è un party della Lonely Planet. E a proposito di pubblico, va sottolineato come gli unici Italiani presenti fossero quasi unicamente addetti ai lavori.
Salgo le imponenti scale della ex centrale termica e i Darkstar stanno finendo la loro performance: rispetto a quanto visto a Club To Club mantengono la stessa impostazione ma grazie alla location e al potentissimo impianto ne guadagnano in solennità.
Tocca poi ai King Midas Sound di Kevin Martin che sfruttano appieno il Funktion One a loro disposizione: i bassi da oltretomba misti alla voce nebbiosa di Roger Robinson danno vita ad un rito voodoo tra i gargoyles di Notre Dame.

Intanto nei cambi palco Kode9 plays Burial, per poi chiudere le sessions con il proprio act in coppia con Spaceape. L’uscita del nuovo album Black Sun è imminente.
Ma mentre noi ci perdiamo in un sogno oscuro, fuori dal locale qualcuno sta vivendo un incubo: molti ragazzi che avevano acquistato il salato biglietto in prevendita si vedono respinti dalla rigida selezione di Sven e compagni come in qualsiasi altra serata. Rimborseranno loro i soldi? E chi?
Quanto ai ballerini nella sala grande ai controlli c’è Cooly G che mixa Uk funky attuale con pezzi house stile Rej di Ame per un set senza troppo senso; un pò meglio di lei fa Ikonika che presenta uno stile più asciutto rispetto alle sue produzioni, ma che comunque non riesce a esaltarmi.
Meglio allora salire al Panoramabar per la Get Perlonized night con Zip (ovvero il Dandi nano) a fare gli onori di casa.
Niente introduzioni jazzate a sto giro, i colpi di cassa in 4 impongono il ritmo di marcia mentre sudatissime atmosfere house old school fomentano la pista.
La punta di diamante della festa è il dj set di Kode9, solo vinili per lui, un turbine di colori
che ben rappresenta il melting pot post garage (ed ormai post dubstep). Tecnicamente poi è un Mostro.
Terror Danjah e Scratcha sono quello che si ascolterrebbe a Miami se non andasse di moda l’hip hop.
Di sopra, dopo un incolore live di Half Hawaii, c’è Sammy Dee (ovvero il Libanese nerd) che sinceramente non ci ha mai comunicato molto.
Il gran finale verso le sette e mezza vede un set jungle squarcia budella con Kode9 in b2b con Ikonika e Cooly G.

Ci concediamo appena quattro ore di sonno che sono pure troppe quando Hardwax chiama, senza contare che poco più tardi c’è Edwin van der Heide.
Come per Deadbeat anche stavolta la performance non è delle più illuminanti: l’artista olandese lascia a casa gli scanner laser visti a Dissonanze in favore di una più tradizionale proiezione minimalista in cui luci colorate si sincronizzano con le ultra frequenze riprodotte. Niente di inedito insomma. Onestamente se fosse stato gratuito non ci sarebbe stata aluna lamentela, ma anche qui la sensazione di essere presi per i polli che devono pagare la crisi tedesca è abbastanza forte.

Berlino è una città straordinaria con una combinazione incredibilmente favorevole di servizi, bassi costi ed alta qualità della vita, scelta come casa dai migliori artisti mondiali e allora perchè non c’è quasi nulla per cui stupirsi? Come dice Simone KK “è come allenare il Real Madrid e puntare alla salvezza“.
Al di fuori della suprema Basic Channel che ha benedetto la via del dubstep a la Scuba, e della scena Berghain/Ostgut Ton, capace di rilanciare la Techno quando era data per spacciata, non esiste infatti nessuna nuova scuola nata direttamente sotto la Siegessäule degna di nota, tante cose discrete ma pochissime fanno la differenza.
Anche tra i locali si fa davvero fatica a trovare eventi interessanti sul serio, un paio di feste al mese e non di più, e di mezzo c’è sempre il Panoramabar.
A mezzanotte ci raduniamo puntuali nel tempio di Friedrichshain con lo showcase della Stroboscopic Artefacts.
Lucy manovra energie oscure fino alle quattro e le mie gambe implorano pietà.
Dormita, doccia e via nuovamente al Berghain per Norman Nodge che mette su musica così potente da ricaricare le antiche turbine rimaste in sala, una techno moderna e classica al tempo stesso la cui forza sta nella ricerca dei suoni.
Non so dove sono non so se è giorno o notte, voglio solo ballare. Ritrovare tutti gli amici su questo dancefloor senza essersi dati appuntamento è un’emozione magica che a parole non si può descrivere.
Al piano superiore scopriamo la classe di Mark du Mosch: un set vario ma coerente perfetto per l’after, si va dai viaggioni prog house all’acid a momenti soulfull e wave. Grande!!!

Gli ultimi concerti in programma sono i tre act sperimentali alla Technische Universität (due dei quali non pervenuti mentre ottima performance di Robert Henke con il suo studio sui tuoni) ed il live di Scion feat. Tikiman alla Hau 2.
Il trio simbolo della Basic Channel non delude e tutto il pubblico vorrebbe di più che una misera ora!!!
Per cercare di accontentare la sala (e riparare ai problemi dello show di martedì sera) viene promessa la performance di Signal, che in realtà si rivela essere soltanto la proiezione in anteprima del suo nuovo lavoro (in pratica ciò a cui anela Richie Hawtin da anni) senza l’artista presente.

Si chiude così questa undicesima edizione della Club Transmediale con un gran senso di amarezza, perchè se pure qui dopo anni di onorato servizio si inizia a cedere alle lusinghe del facile guadagno la sopravvivenza della musica elettronica è a serio rischio.
Federico Spadavecchia
technorati tags: berlin transmediale, berghain, festival
Per festeggiare il nuovissimo podcast di Transition su Radio Anetnna 1 abbiamo scelto per voi questa settimana il nuovo singolo di Quike su Exprezoo records: Strange City Funk Ep.
La Exprezoo di Claudio Zappa è attualmente la label italiana più interessante, sempre capace di stupire fondendo sonorità calde e funky con groove deep ed ipnotici.
Quike, al secolo Enrico Maraffini, è un producer di origini partenopee ma col cuore tra Detroit e Chicago e anche questa volta confeziona due tracce dinamiche ed eleganti perfette per una serata sia in un club alla moda che in un sudatissimo capannone in mezzo al nulla, da danzare fino all’alba con gli amici o da ascoltare in poltrona in cuffia con la luna piena alla finestra.
TRANSITION 04 FEBBRAIO 2011 PODCAST
Tracklist:
DISCODEINE – SYNCHRONIZE (FEAT JARVIS COCKER) —
MANDY + BOOKA SHADE – OH SUPERMAN (FEAT LAURIE ANDERSON) —
RADIOHEAD – IDIOTEQUE —
APHEX TWIN – ANALOGUE BUBBLEBATH —
FORGEMASTERS – TRACK WITH NO NAME —
BURIAL + FOUR TET – MOTH —
KODE 9 – BLACK SUN —
DARKSTAR – NORTH —
THOM YORK – SKIP DIVIDED (MODESELEKTOR RMX) —
MODERAT – SEAMONKEY —
ANTIPO CONSORTIUM – VOLCANO (FOUR TET RMX) —
BOOKA SHADE – REGENERATE (POPOF RMX) THANKS GIANLUCA—
DISCO frequencies.it QUIKE – BASSFUNKER —
TYING TIFFANY – YOU KNOW ME ? —
MISS KITTIN & THE HACKER – 1982 —
RIVA STARR & NOZE – I WAS DRUNK —
HOT CHIP – I FEEL BETTER (FEAT BONNIE PRINCE BILLY) FLORIAN MEINDL RMX—
DOMINIK EULBERG – BIONIK —
technorati tags: transition, radio antenna 1, etere
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l’Associazione Culturale Situazione Xplosiva e il Festival Internazionale di Musiche e Arti Elettroniche Club To Club sono lieti di presentare, dopo il successo di pubblico e critica dell’edizione 2010, la rassegna Rai NuovaLounge all’interno di Rai NuovaMusica 2011, realizzata grazie al sostegno della Città di Torino e la Regione Piemonte.
Dal 27 gennaio al 10 febbraio 2011 l’Orchestra Sinfonica della Rai propone tre concerti con i protagonisti della scena musicale contemporanea, prime assolute e italiane insieme a testi che hanno fatto la storia della musica del nostro tempo, interpretati da direttori e solisti di sicuro prestigio.
Xplosiva e Club to Club, interlocutori riconosciuti e autorevoli per l’ideazione e la realizzazione di interventi innovativi e trasversali fra il suono elettronico contemporaneo e le diverse arti a Torino e in Italia, presentano nel foyer dell’Auditorium Rai live, dj set e rielaborazioni di alcune composizioni eseguite in sala, unendo il mondo della musica contemporanea con quello dell’elettronica.
L’elettronica di Xplosiva e Club To Club è presente con live e dj set prima di ogni concerto della rassegna per accogliere il pubblico, e durante l’intervallo con campioni e frammenti prelevati da una delle opere appena eseguite, trovando inauditi percorsi e dimensioni nei remix degli artisti elettronici Bottin, passEnger&xluve e Francesco Fantini.
La splendida serata inaugurale con il producer, dj e sound designer veneziano Bottin, che ha rielaborato Incontri per 24 strumenti di Luigi Nono, ha confermato il crescente interesse del pubblico giovane per la musica classica contemporanea.
Per il secondo appuntamento di Rai NuovaMusica saranno i torinesi passEnger+xluve a confrontarsi con The Hague Hacking di Louis Andriessen, attualmente considerato il più significativo compositore olandese e figura centrale del panorama musicale internazionale. L’esecuzione – in prima italiana – vedrà il carismatico duo composto da Katia e Marielle Labècque ai pianoforti e la direzione di Frank Ollu, presente ai maggiori festival di musica d’oggi.
Le esibizioni degli artisti elettronici Bottin, passEnger&xluve, Francesco Fantini sono realizzate in collaborazione con Premio 2061 (Bottin), assegnato dal Comitato Italia 150 e Club To Club ai più visionari artisti elettronici italiani in occasione dei festeggiamenti per il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia in programma a Torino nel 2011, PiemonteGroove (passEnger&xluve), la community dance-elettronica piemontese sviluppata da un’idea di Xplosiva insieme a Regione Piemonte, e con Zeitgeist, progetto speciale live-media di Club To Club e del pluripremiato artista catalano Carlos Casas per il decennale del Festival Internazionale di Musiche e Arti Elettroniche fra Torino e Istanbul.
Dopo la prima, entusiasmante esperienza di Rai NuovaMusica 2010, l’Auditorium Rai si apre nuovamente all’elettronica, facendo interagire la musica di alcuni fra i migliori giovani producer italiani con i suoni e le idee che provengono dalla musica classica contemporanea, fra le opere dei maestri consacrati e quelle dei nuovi talenti, immaginando la musica del XXI secolo.
PROGRAMMA:
Concerto e remix elettronico sono trasmessi su Rai Radio3
VENERDI 4 FEBBRAIO 2011
ore 20.30 Foyer – Rai NuovaLounge – PassEnger + xluve (Torino) Live set
ore 21 Auditorium – Concerto
Frank Ollu direttore
Katia e Marielle Labècque pianoforti
Giorgio Colombo Taccani (1961)
Memoria per orchestra (1995/2010)
prima esecuzione assoluta
Louis Andriessen (1939)
The Hague Hacking per due pianoforti e grande ensemble (2008)
prima esecuzione italiana
Intervallo – Foyer – Rai NuovaLounge – PassEnger + xluve (Torino) Live set
Frédéric Durieux (1959)
Traverses 1, 2 et 3 per grande orchestra (2003)
prima esecuzione italiana
Anders Hillborg (1954)
Exquisite Corpse per orchestra (2002)
prima esecuzione italiana
Luciano Berio (1925-2003)
Quatre dédicaces per orchestra
Fanfara (1982)
Entrata (1980)
Festum (1989)
Encore (1978/1981)
E’ da fine 2009 che sentivamo nell’aria un ritorno all’oscurità della progressive house inglese. Nel giro di un anno questa sensazione si è trasformata in un’eccitante certezza quando all’Amsterdam Dance Event 2010 il primo party ad andare sold out già ad agosto è stato quello organizzato dal “son of God“, come l’aveva definito nel 94 Mixmag, Sasha per lanciare la sua nuova agenzia di booking con al suo fianco i migliori rappresentanti della Global Underground, tra cui Nick Warren e Danny Howells.
Per l’occasione abbiamo deciso di proporvi “Out of Body experience” (1995) del gruppo americano Rabbit in the Moon, vero culto per gli appassionati del genere.
http://www.radioantenna1.com/?page_id=21
AIR – SEXY BOY —
TENSNAKE – COMA CAT (ROUND TABLE kNIGHTS RMX) —
APPARAT – KING OF CLUBS —
CARIBOU – LEAVE HOUSE (MOTOR CITY DRUM ENSEMBLE RMX) —
MATHEW JONSON – SIMPHONY FOR THE APOCALYPSE —
JURGEN PAAPE – MIT DIR —
ROBERT HOOD – MINUS —
DREXCIA – WAVEBUPER —
DIGITAL MISTIKZ – EXPLORER —
DISCO Frequencies.it: RABBIT IN THE MOON – OUT OF BODY EXPERIENCE —
HOUSEMEISTER – KRISTALL —
IAN POOLEY + SPENCER PARKER – KINDERTELLER —
MODESELEKTOR – VW JETTA —
SIRIUSMO – BLAUE SONNE —
THE HUMAN LEAGUE – THE THINGS THAT DREAMS ARE MADE OF —
AMY WINEHOUSE – REHAB (HOT CHIP VOCAL MIX) —
E questo è il video del pezzo che abbiamo scelto:
technorati tags: transition, radio antenna 1, etere
Dopo un anno trascorso in giro per l’Europa ecco quali sono state le performance live che ci hanno colpito di più:
10. Laurent Garnier @ Nuits Sonores
Il genio al servizio del rave più furioso: Laurent e Scan X montano synth e drum machine su un dj set come non si sentiva da anni.
9. Ceephax Acid Crew @ Bang Face
Andy Jenkinson ormai lo sapete è uno dei nostri artisti preferiti. Il suo live completamente analogico è quanto di più divertente si possa ascoltare in giro.
8. Byetone @ Elita Festival
Il cofondatore della Raster Noton da lezioni su come deve suonare oggi la minimal: di ricerca e di forte impatto sul dancefloor.
7. Model 500 @ Bloc Weekend
Al cuore non si comanda e a vedere Atkins e Mad Mike non tratteniamo le lacrime.
6. Shed @ Club To Club X
La perfezione del suono post Basic Channel, tra le cose migliori proposte dal mitico festival torinese. La qualità ogni oltre moda.
(il video purtroppo non è quello della serata in questione)

5. Plastikman @ Dissonanze
Ritorno del biondo al suo moniker più famoso per la gioia dei fans old school. Certo musicalmente tutto rimanda ad un soft acid revival ma lo spettacolo offerto dall’enorme cilindro di led in cui Richie si nasconde con tutte le sue macchine è davvero unico!!!
4. Monolake @ Sub:stance Second Bday in Berghain
Robert Henke spezza la dubtech e la ricostruisce con una veste ancora più aggressiva e alienante. Solenne e poetica.
3. Shackleton @ Club To Club X
Nella piccola stanza rossa del lingotto si celebra un rito post voodoo che vede in Shackleton il suo grande sacerdote. Oscurità e percussioni medio orientali per danzare tra la vita e la morte.
2. The Modern Deep Left Quartet @ Wmf Club Berlin Transmediale
Ben 7 ore di concerto per un progetto che riunisce un’unica live band Mathew Jonson & The Cobblestone Jazz, The Mole, Deadbeat con il prestigioso featuring di Tikiman.
2 tavoli pieni zeppi di synth analogici, giradischi, drum machines, vocoder, computers e persino un organo stile Hammond sono gli strumenti di uno show che tocca almeno 5 generi musicali diversi e ridisegna le geometrie del techjazz detroitiano.
1. Urban Tribe @ Bang Face
Moodymann, Dj Stingray e Antony Shake Shakir sequestrano i Kraftwerk e li fanno suonare ad Harlem davanti ad una folla inferocita.
technorati tags: top live 2010, musica, techno
Sei un PRODUTTORE o una LABEL di Musica Elettronica Italiana ?
Maccheroni Elettronici ti sta cercando….
La celebre trasmissione radiofonica condotta da Trif_o cambia assetto e diventa il primo portale dedicato alla Musica Elettronica Italiana – www.maccheronielettronici.info.
Il sito nasce per dar visibilità ad artisti ed etichette Nostrane.
Il nostro fine è quello di creare un archivio contenente news, informazioni su etichette ed artisti, nuove uscite ed una sezione dove poter ascoltare musica elettronica italiana in Streaming.
Vuoi inserire la tua discografia e le tue news sul nostro portale?
CONTATTACI specificando :
- il tuo username
- la/le tua/e etichetta/e
- il tuo genere musicale (tag)
Entro un max di 48 ore lavorative verrà attivato il tuo account e potrai iniziare ad inserire i tuoi contenuti sul sito!
Il sito verrà aperto al pubblico il primo febbraio 2011.
technorati tags: maccheroni elettronici, musica, portale
Dieci anni, così come Dissonanze anche Club To Club arriva alla doppia cifra sulla torta e scherza sull’età perchè, a detta dello stesso Sergio Ricciardone (Deus ex machina di Xplosiva) i dieci anni segnano il passaggio al mondo adulto dei festival mettendo fine al periodo dei giochi.
Il sottotitolo The X superstition è quindi lo strumento usato dall’organizzazione per esorcizzare la paura del futuro (leggere alla voce Dissonanze non sarà più quello di prima) e delle sempre maggiori responsabilità che una manifestazione di questo calibro comporta.
E così eccoci giovedì sera a Torino davanti ad un teatro Carignano strapieno di gente accorsa in massa per la grande inaugurazione con lo show di Plaid & Gamelan Orchestra.
Memori dell’esaltante spettacolo offerto lo scorso anno da Francesco Tristano, Carl Craig e Moritz Von Oswald pregustiamo le delizie sonore che il duo inglese ci offrirà stasera.
Il destino è però beffardo e il concerto non è all’altezza delle aspettative: la Gamelan con tutta la sua batteria di xilofoni, gong e altri strumenti etnici assume l’assetto dei 18 musicisti di Steve Reich, ma più che un’orchestra ricorda un progetto di ricerca universitaria sulla cultura dell’estremo oriente, dove la musica ha più una valenza di dimostrazione scientifica che non una parte da protagonista. Inoltre l’apporto dei Plaid si limita a loop ambientali e ritmici, riuscendo soltanto in alcuni movimenti a dar vita ad un corpo organico. Nemmeno una cover di Aphex Twin fomenta l’entusiasmo in sala. Sala che, dopo appena un quarto d’ora, si rivela popolata di presenzialisti della prima ora intervenuti solo per farsi notare e che, una volta spente le luci, spariscono meglio di Mandrake.

La festa continua al Motor Village di Mirafiori con il funky di Floatin Points che, a dire il vero, non mi ha impressionato più di tanto, e Joy Orbison che, quando lascia stare i classici house anni ‘90 per dedicarsi alla dubstep che l’ha reso celebre, non teme rivali.
Degno di nota è il buttafuori che si avvicina a Joy per chiedergli, rigorosamente in Italiano, se può avvertire il pubblico che è stato trovato un mazzo di chiavi. Succede solo in Italia.

Il venerdì inizia nuovamente sulle balconate dorate del Carignano per l’attesissima Hyperdub night.
Portare su uno stage così prestigioso l’ultimo grande genere moderno è una bella sfida che per la crew di Club To Club, e la missione può considerarsi superata a metà.
Il primo a salire in scena è il patron della label inglese, Kode9, che apre il concerto con un semplice djset basato per intero sui brani del pupillo dalle uova d’oro Burial.
Il pezzo forte dell’esibizione è però il suo live insieme a Spaceape: la cassa si fa consistente e apoplettica, il basso si srotola sugli ascoltatori mentre il vocalist quasi ci ipnotizza. Vorremmo essere tutti a ballare e ci viene il dubbio che forse la ricerca ostinata dell’aulicità del teatro (e della conseguente consacrazione culturale dell’elettronica) non sempre è da preferire alla polvere di uno scantinato.
Tocca adesso ad uno degli act con più hype dell’anno, quei Darkstar cui sembra sia stato affidato il compito di coniugare il pop rock dei Radiohead con il dubstep.
Beh per esser gentili diciamo che i ragazzi di strada ne hanno ancora da fare parecchia!
Si presentano in tre e per un’ora assistiamo al live degli Alphaville de no artri, con il cantante che vorrebbe essere lo Ian Brown di Wanna be adored ma che alla fine risulta solo odioso a scapito della sua bella voce.
Bastan due canzoni a far scappare il pubblico. D’altronde la notte è lunga e al Supermarket c’è Jeff Mills mentre all’Hiroshima mon amour, nostra meta, Kevin Martin, Caribou e Four Tet.
Arrivati al locale in zona Lingotto la sfiga ha dato un’altra zampata!
A sorpresa il party è andato sold out ed un black out ha abortito il live dei King Midas Sound dopo pochi minuti causando la sospensione della serata.
Fortunatamente la macchina si rimette in moto, anche se con quel di ritardo sufficiente per farci saltare il finale da The Wizard, e un muro umano si pone innanzi al suono zincato dei KMS.
Il gruppo guidato da Martin è ferocemente poetico ma il soundsystem dell’Hiroshima non è in grado di sopportarne l’impeto.
Il secondo live in scaletta è quello di Caribou, fresco di svolta dance per la gioia di tutti gli indie boys repressi che finalmente possono consumare le loro All Stars ed appannare le enormi lenti quadrate che hanno perennemente sul naso.
La struttura del set è quella da concerto rock con chitarra, basso, batteria e synth, fatto di melodie ecstatiche e pulsazioni wave di pregevole fattura (il riferimento è il monumentale Technique dei New Order), che alle orecchie dei ragazzini coi baffetti e Rayban suonano come la carica rave di Venetian Snares facendogli scoprire la gioia di una bella sudata sul dancefloor!!
I titoli di coda scorrono subito dopo l’esibizione di Four Tet, che riscrive il suo ultimo album in chiave cassa dritta e basso proggy di modo da far ondeggiare i clubbers in un oblio zuccherato tutto sorrisi e volemose bbene.
Sabato. Il Gran Finale del Club To Club 2010 comincia già dopo pranzo con un convegno al Museo di Scienze Naturali sull’economia dei festival per proseguire, nella stessa suggestiva location, con un piccolo showcase della Border Community.
In apertura l’ottimo live del local hero Vaghe Stelle a base di IDM. L’artista torinese dimostra di essere ormai pronto per un ruolo di primo piano su di un palco importante e personalmente, a conti fatti, l’avrei preferito di gran lunga al posto dei sopravvalutati Darkstar.
Kate Wax mi piace, è una bella figliola, ha una voce interessante ed ama gli anni ‘80, però bisognerebbe informarla che l’electroclash è finito da almeno 7 anni!!!
Carissima Kate ti inviteri volentierissimo a bere qualcosa ma facciamo che per quel tuo concerto avrei degli impegni che non posso proprio rimandare…
Luke Abbott ha, invece, il fascino di una stampante ma cavolo se ha talento!!!
Ciò che esce dal suo Pc è tra le cose più interessanti di questi tre giorni: le tipiche melodie eteree dell’etichetta di James Holden (presente in sala assieme alla sua assistente/generalessa) si annodano a nevrotici giri di basso, le mani di Luke non danno pace al controller nemmeno per un secondo, e si avvertono derive warpiane. Che peccato non averlo visto all’opera all’Hiroshima al fianco di Four Tet!!
Non finirò mai di ringraziare il buon Max Car per avermi salvato da un digiuno sicuro e per avermi fatto arrivare in tempo al Lingotto per il set di Shackleton.
Il produttore inglese si esibisce nella sala rossa dove una strobo illumina a intermittenza il rito voodoo dell’ex Skull Disco.
L’atmosfera è lugubre e incendiaria: su di un groove che chiude ogni via di fuga sale un basso cavernoso lento e inesorabile come la morte! E il popol de morti sorse a chieder la guerra!!!
Non fosse che Sammy nella vita di tutti i giorni è uno spensierato cazzone potrebbe essere a ragione il Ian Curtis del mondo moderno.
By the way il premio siamo persone intelligenti ma ci divertiamo molto di più a fare i tamarri va dritto senza gara alcuna ai Modeselektor.
Cassa dritta, spranghe, urletti e saltimbanco(del mixer) sono la sostanza di uno show esaltante che però mette in difficoltà Holden cui spetta il diffcilissimo compito di esibirsi dopo il duo berlinese.
Il set inizia quindi all’insegna del ritmo lasciando intendere che per le melodie ci sarà tempo.
Intanto si son fatte le 3 ed è ora di Shed che, sebbene l’avevamo già visto in dj set all’Amsterdam Dance Event appena 2 settimane fa, oggi ci potremo gustare live.
L’uomo più serio del mondo si presenta in consolle con la solita camicia a quadretti da ragioniere e uno stuolo infinito di attrezzature analogico/digitali per una performance steam-dub.
Shed racconta la storia di una città funzionante ma disabitata, in cui il vociare umano è sostituito dal Klang delle fabbriche e la felicità è il riflettersi del sole nei grattaceli a specchio. All’interno di questa cyber utopia anche le emozioni sono meccaniche.
In chiusura l’altro resident del Berghain, Marcel Dettmann, devasta i ballerini con la sua Techno squadrata che però, mentre ormai sto andando via, mi pare più groovosa del solito e la cosa mi fa davvero piacere.
In definitiva Club To Club in questi dieci anni è stato uno dei motori che han traghettato la scena italiana, attraverso tutti i trends che si sono succeduti, portandola ad un buon livello di considerazione internazionale e allo stesso tempo fornendole nuove prospettive di sviluppo al di fuori degli ambienti commerciali.
La prova del nove è stata la serata del sabato di quest’ultima edizione, dove a fronte di un cartellone ricco ma privo di nomi for the masses il coinvolgimento del pubblico non si è fatto attendere dimostrando la totale fiducia della gente nei confronti di Club To Club.
Federico Spadavecchia
technorati tags: club to club, torino, festival
Musica per Roma e’ lieta di presentare il terzo appuntamento di Dissonanze Network che vede protagonisti, per la prima volta insieme e in anteprima nazionale, mercoledì 20 ottobre alle 21 Teatro Studio Auditorium della Musica, Emeralds e Oneohtrix Point Never, due dei gruppi underground più interessanti della scena contemporanea. Entrambi americani, rappresentanti dell’hypnagogic pop, corrente musicale che richiama l’immaginario sonoro degli anni ottanta, negli ultimi due anni Emeralds e O.P.N. hanno occupato le pagine delle principali e più importanti riviste di settore. La loro musica si serve di chitarre e sintetizzatori analogici, la voce e i campionamenti vengono utilizzati per creare composizioni dinamiche tra basi melodiose e strutture minimali.
ONEOHTRIX POINT NEVER
“Lopatin e’ riuscito in qualcosa che molti musicisti impegnati nella cosiddetta musica sperimentale non riescono a fare: aprire le nostre orecchie a nuove possibilità di suono e, ancor di più, forzarci a riconsiderare alcuni dei nostri incrollabili assunti.” Così The Wire, una delle riviste musicali più autorevoli in circolazione, si riferisce al lavoro di Daniel Lopatin, deus ex machina dietro l’acronimo di ‘Oneohtrix Point Never’ e musicista americano divenuto uno dei compositori più all’avanguardia della scena elettronica moderna. Sebbene l’ascesa di Lopatin possa sembrare fulminea, a seguito gli elogi per il suo doppio album antologico Rifts (recensito con toni entusiastici da The Wire, Pitchfork e The Guardian UK solo per citarne alcuni), il suo lavoro e’ il risultato di una lunga storia d’amore con i sintetizzatori polifonici che risale all’infanzia durante le jam session con la Juno 60 di suo padre, uno strumento che, come Lucille per B.B.King, non avrebbe più abbandonato. Nell’ultimo anno, il pubblico e’ rimasto sempre più affascinato dagli intensi arrangiamenti di O.P.N., capaci di unire la libertà strutturale della musica più noise con l’emotività astratta di quel suono definito da molti “background music”. La sua passione, infatti, nel ricercare un significato personale nelle utopie new age fallite e nella fantascienza liminale spesso porta le sue composizioni sull’orlo del minimalismo, del noise e del pop. Il suono di O.P.N. e’ storia musicale filtrata attraverso il processo moderno, con un’enfasi sulla struttura e un’umanità che risuona evidente nella sue melodie. O.P.N. presenta un progetto pieno di ardore per l’espressione, un’emotiva luce intermittente su un orizzonte freddo.
EMERALDS
“Drone”, “Noise”, “Psichedelia” sono termini che ricorrono frequentemente alla definizione della musica brillante degli Emeralds, il trio americano con base a Cleveland in Ohio, e composto da John Elliott, Steve Hauschildt and Mark McGuire. Il loro suono basato sull’utilizzo di chitarre, sintetizzatori e oscillatori, sembra eccessivamente ma in egual misura fisico ed effimero; e’ un suono psichedelico sempre in movimento. Sebbene la loro musica non possa essere richiusa in un genere specifico, questa riprende il krautrock, il minimalismo e ricorda le esplorazioni elettroniche/organiche di Ashra, Coil, Terry Riley and Popol Vuh solo per citarne alcuni. Estremamente prolifici (gli Emeralds possono vantare una quarantina di uscite tra singoli e album) hanno pubblicato nel maggio del 2010 Does It Look Like I’m Here?, il loro terzo album ufficiale dopo Solar Bridge e l’omonimo LP, che presenta, come spesso succede nel loro prodigioso catalogo di produzioni, una nuova radicale direzione che li allontana dai bordoni interminabili dei precedenti lavori verso una sintesi più complessa e melodicamente avanzata di suoni analogici e sintetizzatori per chitarra.
Biglietti: 12 euro
Riduzioni: Parco della Musica Card, giovani fino a 26 anni, over 65 anni, American express, Feltrinelli, Carta per Due, ACI, Bibliocard, Carta Giovani, Cral Convenzioni, Interclub
Il tempo di accendere il lettore mp3 ed esci di casa. I rumori della città (cantieri stradali, il traffico, le campane della chiesa, il semplice parlare della gente ecc…) vengono attutiti dagli auricolari, ma qualcosa riesce a filtrare comunque improvvisando glitch o dando luogo a delays asincroni.
La conseguenza più curiosa è il fatto che tu, camminando come sempre sovrappensiero, inizi a fare più attenzione a questi nuovi dettagli anzichè dedicarti al pulito ascolto originale.
Eccoti allora disperso nella dimensione illusoria di James Taylor (metà degli Swayzak) e del suo alter ego Lugano Fell, fatto di atmosfere elettroacustiche dove gli strumenti sono percossi anzichè suonati di modo da produrre vibrazioni ed echi per una musica di interazione ambientale.
Già gli strumenti, l’elenco completo è nascosto subito dietro dietro al cd e comprende tra gli altri il pianoforte della mamma, un asciugacapelli, il motorino del lettore cd, oggetti di metallo a caso e il vasetto per la sputazza che trovate dal dentista (!!!), oltre ad una lunga serie di microfoni e registratori. Slice Repair nasce nello spazio e col medesimo tende a ricongiungersi una volta uscito, filtrato, dalle casse.
Su un sottofondo rumorista si stratificano slanci che pur tendendo alla melodia non riescono mai a completarsi, lasciando inevitabilmente spazi bianchi ad involontarie sorgenti esterne.
Le prime tre tracce sembrano infondere, con i loro imponenti riverberi, nella solennità mistica il leitmotiv dell’opera, ma in realtà sono solo uno degli ultimi momenti di lucida proiezione di una vecchia pellicola ormai deteriorata che ad ogni giro scappa sempre di più fuori dalle guide del proiettore.
Continuando con questa analogia si potrebbe dire che sarebbe come entrare in un cinema e, una volta seduti comodi, guardare il film preferendo ascoltare il chiacchericcio dei vicini, il rumore delle cannucce ed il ticchettio della cabina di regia al posto dei dialoghi degli attori.
Federico Spadavecchia
technorati tags: lugano fell, baskaru, slice repair
Quanti volti può avere il contemporaneo? Quale voce, quali note, quali sono i temi e i ritmi della cultura di oggi? Per il decimo anno Transart porterà in Trentino Alto Adige i linguaggi multiformi della sperimentazione: a Bolzano dal 9 settembre al 9 ottobre un continuo dialogo tra musica, danza, letteratura e arte a diretto contatto con il palcoscenici più innovativi al mondo.
Tokio, Vienna, Mosca e ovviamente New York: Transart apre una finestra sul festival Performa, l’innovativa manifestazione dedicata alle arti performative, nata nel fertile terreno delle grandi istituzioni museali newyorkesi. A Transart e al Mart, partner in questo progetto in prima europea, Performa dedica il progetto dell’Intonarumori, ideato dal compositore italiano Luigi Chessa sul modello degli strumenti costruiti da Luigi Russolo un secolo fa. Uno sguardo che sintetizza la storia dell’arte performativa dal futurismo al presente quindi, che coinvolge 16 musicisti del luogo. Guidati dal maestro Chessa, saranno chiamati ad eseguire alcune composizioni inedite firmate da illustri artisti, quali Margareth Kammerer, Silvano Bussotti, Teho Teardo e Blixa Bargeld (30.09).
Una cena futurista (30.09) unita a una serie di eventi che coniugano musica, teatro, dj e vj set proposti dal collettivo Prompt nato in seno a Performa, completano uno degli eventi di punta della decima edizione di Transart (28 & 29.09).
Da New York a Mosca: il geniale compositore russo Sergej Newski, inaugura il lungo percorso nella musica classica contemporanea con la prima italiana di Franziskus, opera di musica da camera dedicata a San Francesco, interpretata dall’ensemble Windkraft, diretta da Johannes Kalitzke (10.09).
RE-CONSTRUCTION è il titolo dell’intensa ricognizione dello spettro creativo sovietico proposto della Moscow Contemporary Music Ensemble diretta Feder Lednov.
In programma tra gli altri, quattro arrangiamenti inediti delle composizioni di Deshov, Mossolov e Sysoev e Prokofjew (17.09). Il filo rosso della cultura sovietica prosegue con un incontro molto particolare: Vladimir Sorokin, scrittore e narratore, autore del celebre romanzo “La coda”, insignito del premio della Repubblica Federale tedesca, presenterà “Sugar Cremlin” il suo nuovo libro tradotto tedesco. A completare il reading, la proiezione del film futurista russo AELITA rimusicato in prima assoluta dall’Ensemble 2e2m (23.09).
Classica di oggi e di ieri per raggiungere l’ebbrezza dei sensi: per la terza volta Transart ospita il Symposion, dedicato al raffinato connubio fra vino e musica, interpretato da una delle formazioni più importanti nel campo della musica contemporanea, i Klangforum Wien (2.10).
L’improvvisazione avrà il carisma dell’arpista e percussionista statunitense Zeena Parkins, talento eclettico pronto a dialogare con le sonorità di cetra, chitarra contrabbasso e…di un tagliere, nel Zeena Parkins & Quadrat: sch estende feat, un concerto in prima italiana (22.09).
Una composizione per 10 spazzolini? Se è la raffinata vocalist norvegese Maja Ratkje a tesserne il filo melodico, la nuova creazione di Manuela Kerer, si tinge di una nuova, irriverente forza sonora (07.10).
New York, Mosca, Vienna e Tokio: danza e tecnologie si fondono assieme in “true/本当のこと”, lo spettacolo della compagnia giapponese FUJIMOTO Takayuki & friends (09.09). Se nulla di ciò che l’umanità ha creato è eterno, anche i confini tra i danzatori e lo spazio diventano labili fino a dissolversi nella ritualità di tutti i giorni: il tempo si azzera per appiattirsi alle luci artificiali dei led. La danza può però invocare anche un ritorno alle origini: è la speranza insita in Blessed, toccante spettacolo della coreografa americana Meg Stuart. Saranno proprio gli elementi più semplici del nostro mondo, come la pioggia, il cartone e il corpo umano ad aprire una breccia nella nostra realtà fatta di marchingegni artificiali, modelli di comportamento e apparenze (24 & 25.09).
Una voce che ha segnato con il suo graffio inconfondibile la storia della musica. Patti Smith, la sacerdotessa “maudit” del rock, accompagnata dalla sua band italiana La casa del Vento, dedica al pubblico di Transart un concerto acustico, dove agli storici successi si aggiungono perle dal suo nuovo progetto musicale (14.09).
Ma Transart è anche clubbing, che unisce il sound della dance all’elettronica, senza rinunciare alle sperimentazioni video, grazie al dj set della formazione francese Koudlam, di Fritz Orlowski (Italia) e di quelle tedesca degli Extrawelt e dei T. Raumschmire (11.09). Tra gli artisti multimediali più affermati in Italia e tra i più conosciuti e apprezzati anche all’estero, Claudio Sinatti propone il suo progetto Livevideoartensemble: assieme al musicista Giuseppe Ielasi trasformerà il dancefloor in un unico grande palcoscenico (18.09). Stella oscura nel pantheon della grandi voci femminili, Diamanda Galás conclude la decima edizione del festival: profondo e di ampio respiro, il suo linguaggio vocale-musicale attraversa il ventesimo secolo e ci porta verso il futuro (9.10).
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
Ultimi commenti
- Giuseppe on Il Berghain come i futuristi: si tengono alla larga dai Dj commerciali…
- F.S. on Frequencies.it Top Album 2011
- gino del grosso on Frequencies.it Top Album 2011
- emi on Frequencies.it Top Album 2011
- gino del grosso on Frequencies.it Top Album 2011
Archivio
Elenco link amici
- Apocalypse Records
- Batteriaricaricabile
- Clubbers Guide New York
- DJ History
- Energy Flash
- Filth Forge
- mnmlssg
- Progroove
- Raibaz
- Sandblow
- Simon Reynolds
- Storia della Musica
- Wax Treatment Podcast
- Weekendance



