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	<title>frequencies.it &#187; quentin harris</title>
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		<title>Quentin Harris &#8220;Sacrifice&#8221; (Strictly Rhythm)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 10:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Spadavecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo album per Quentin Harris, anello di congiunzione tra Detroit, Chicago e New York, che ritorna sulle scene a due anni da No Politics e con un titolo ancora più impegnativo ed eloquente: Sacrifice.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:s0aoIImztrolbM:http://urbansounds.files.wordpress.com/2010/04/quentin_harris_sacrifice_albumcover.jpg" alt="harris" height="200" align="right" />Secondo album per <strong>Quentin Harris</strong>, anello di congiunzione tra Detroit, Chicago e New York, che ritorna sulle scene a due anni da <em>No Politics</em> e con un titolo ancora più impegnativo ed eloquente: <em>Sacrifice</em>.<br />
Il sacrificio, come spiegato nella preziosa prefazione di <strong>Frankie Knuckles</strong> (vedete che bisogna ancora comprarli i cd?), è il tempo da dedicare alla musica, la volontà di scegliere un particolare stile di vita che a volte ti porta ad isolarti lontano da amici e parenti per sfogare un tuo intimo bisogno che non coincide certo con l&#8217;avere successo a tutti i costi, aumentandone così il valore ed il peso. Per non dimenticarlo mai Quentin se l&#8217;è pure fatto tatuare!!!!<br />
L&#8217;incipit è uno spoken words dark con archi e campane a morto, la tensione è già alle stelle!<br />
Ma siamo pur sempre in una produzione <strong>Strictly Rhythm</strong> ed ecco allora che l&#8217;oscurità si tramuta in un beat house sensuale e felino su cui la voce di <strong>Denise Henderson</strong> inizia a smuovere il nostro basso ventre (<em>Wait</em>) in perfetto stile Chicago.<br />
Lampi di luce nella notte ed erotismo sono il fil rouge di un disco sublime che rimarrà nella storia del genere.<br />
In <em>Baby gets high</em> siamo in pieno <strong>Body and Soul</strong>, un&#8217;assolata domenica pomeriggio a Tribeca (NYC) con il cantato disco di <strong>Drew Vision</strong> e una 303 che ci ipnotizza nascosta dietro ad un&#8217;imponente sezione ritmica.<br />
<em>Paradise</em> segna il ritorno a Detroit con un discorso sulle origini africane della musica House degna dell&#8217;orgoglio latino degli <strong>UR</strong>.<br />
<strong>Jason Walker</strong>, quindi, viene chiamato a prestare la voce per una cover degli <strong>Atlantic Starr</strong>, <em>Circles</em>, in chiave New York House.<br />
Si va avanti con <em>The sacrifical lamb</em> col prezioso feat di <strong>Dave Morales</strong> per due minuti di R&#038;B ad altissimo livello, con un basso torcibudella ed una voce che è un&#8217;iniezione di puro testosterone.<br />
A cantare la title track c&#8217;è nuovamente <strong>Drew Vision</strong>; il risultato è una sicura hit da ballare scalzi sulla sabbia con gli occhiali da sole a trasformare il sole nella luna.<br />
Il lavoro di Quentin con i vocalist è davvero impressionante anche perchè non si limita ad usarli come meri strumenti ma li tiene al suo stesso livello, e così <em>Why me</em> (con <strong>Cordell</strong> al microfono) è il Pop che vorremmo sempre sentire alla radio.<br />
Ma è quando a entrare in cabina è una diva che l&#8217;uomo si esalta e, dato un fat beat di house classica, inizia a costruire autostrade verso il mondo dei sogni. <strong>Inaya Day</strong> intona <em>Do the right thing</em> e i ballerini diventano devoti house soldiers.<br />
<em>Apologise</em> con <strong>AAron Carl</strong> è una questione spirituale, è la magia del suono di Chicago, è la vendetta della scintillante disco music che nell&#8217;underground ha trovato una forza tale da convertire al verbo della danza tutti i sui detrattori.<br />
Unico pezzo strumentale dell&#8217;album è <strong>Silence</strong> giocata su un sample di telefono che squilla a vuoto e che man mano diventa un raggio laser. Per quanto riguarda i cuts vocali la risata inserita potrebbe essere un&#8217;omaggio a <em>Don&#8217;t laugh</em> di <strong>Josh Wink</strong>, un artista che ha sempre flirtato molto sia con l&#8217;house che con la techno.<br />
<em>Give it 2 you</em> entra elegantemente malinconica su un tappeto d&#8217;archi come se gli anni &#8216;70 non fossero mai finiti, ma sul primo rintocco di campana (stile <em>feel it</em> dei <strong>Jackson 5</strong>) parte un modernissimo 4/4 sul quale a regnare incontrastata è lei, <strong>Ultra Natè</strong>, unica regina dell&#8217;House!!! Quentin seguirà anche la produzione del suo album solista e qui stiamo già contando i giorni.<br />
C&#8217;è anche un tocco di Italia nel candidato principale a disco dance dell&#8217;anno, si tratta della giovane <strong>Georgia Cee</strong> (<em>Don&#8217;t U worry</em>) una goccia di limpido talento soul mediterraneo.<br />
A soffiare sulle ultime candele rimaste accese in questa notte buia ci pensa <strong>Jason Walker</strong>: <em>Home</em> parte lenta, il primo minuto e mezzo solo voce, pad e pianoforte, con i lacrimoni già a bagnarci il volto (<em>and when the world just makes no sense I turn to you</em>) e quando parte la cassa migliaia di clubbers sono ormai un&#8217;unica grande famiglia. Personalmente credo di aver trovato la traccia no, la Canzone con cui chiudere tutti i miei set per i prossimi 10 anni.<br />
Rispetto a tutto il ciarpame che oggi si spaccia per house (o peggio deep) <strong>Quentin Harris</strong> ci ha dimostrato coi fatti qual&#8217;è la differenza tra il sesso a buon mercato e fare all&#8217;amore.</p>
<p><strong>Federico Spadavecchia</strong></p>
<a href="http://www.frequencies.it/2010/07/03/quentin-harris-sacrifice-strictly-rhythm/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p><img id="image329" src="http://freehogg.wordpress.com/files/2006/04/technorati.gif" alt="Technorati" /> technorati tags: <a href="http://www.technorati.com/tags/quentin harris<" rel="tag">quentin harris</a>, <a href="http://www.technorati.com/tags/sacrifice" rel="tag">sacrifice</a></p>
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