La Ostgut Ton è una delle principali etichette di riferimento in ambito techno house.
Oltre ad essere il nome di una label, Ostgut ton negli anni è diventato anche il nome di un party che venerdì 10 febbraio approda nella città di Bologna e più precisamente al Kindergarten.
In line up come ospiti principali Marcell Dettman e Ben Klock per una sei ore “back to back” destinata a passare alla storia.
Marcel Dettmann è la techno, o quantomeno è uno di quelli che ci ha giocato parecchio e bene. Il grande publico lo conosce per questo, perché ama operarti senza anestesia durante set di dieci ore consecutive con dischi-bisturi. Lo nomini e pensi automaticamente al tempio della techno contemporanea, il Berghain di Berlino. Da quella consolle Marcel Dettmann ha forgiato un suono ed una visione che non possono prescindere da parole come profondità, ipnosi, tensione e potenza. Ha voluto rompere le regole del presente senza dimenticare il passato, ha versato olio di Chicago e Detroit in un motore europeo ed ha concentrato la sua attenzione sui particolari e sulle sfumature.
E’ sicuramente uno dei nomi più caldi del momento in ambito techno, sia come produttore che come remixer. Ne danno ampia testimonianza i dj set nei club e festival più importanti al mondo, i singoli per Ostgut Ton e per la sua etichetta MDR, i remixes per Ellen Alien, Fever Ray, Junior Boys, Locodice, Moderselektor, Scuba ed il suo primo album, “Dettmann”, uscito ad Aprile proprio su Ostgut Ton.
Ben Klock è senza dubbio uno tra gli artisti più significativi della storia contemporanea della techno. Resident del Berghain sin dalla sua apertura nel 2004, è stato capace di caratterizzare in modo impressionante il sound del club più influente al mondo. Ha prodotto per labels come Bpitch Control ed Ostgut Ton, oltre ad aver fondato la sua label Klockworks e remixato artisti come Depeche Mode, Kerry Chandler, Martyn e Telefon Tel Aviv. Nel 2009 esce il suo primo album, “One”, acclamato da pubblico e critica e considerato tra i lavori più interessanti dell’anno, mentre nel 2010 è la volta di “Berghain04″, compilation mixata per Ostgut Ton. Nei suoi set è capace di armonizzare l’austerità del suono industriale con una naturale musicalità tipica del suono detroitiano, un impasto reso omogeneo ed uniforme grazie all’uso di groove ipnotici e profondi; lo testimoniano le maratone di otto ore che lo vedono protagonista al Berghain una volta al mese e che avvolgono lo spettatore in uno spettacolo unico.
Il cartellone di questa incredibile serata si chiude con DRAFT, interpretazione visionaria del suono elettronico per assonanze e dissonanze che si intrecciano.
Kindergarten, Via Calzoni n6 – Bologna
Ingresso con tessera: 15 euro in prevendita (+ddp) 20 euro intero
technorati tags: decibel eventi, musica, bologna
Sta diventando una tradizione inaugurare un nuovo anno di clubbing con una trasferta a Torino, la città al vertice contemporaneamente del triangolo della magia bianca (con Lione e Praga) e di quella nera (insieme a Londra e San Francisco) ma soprattutto, per quello che è il nostro campo d’esplorazione, è la punta della scena elettronica italiana.
Forse sembrerà una forzatura ma a poca distanza dal Club Gamma, nostra meta, sull’altra sponda del Po, sorge la Chiesa della Gran Madre, considerata dagli occultisti il tempio più magico della città, sul cui frontone una scritta recita: “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS” (La nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del Re). Indizio inequivocabile sull’ospite d’onore della serata.
Karl O’Connor da Birmingham, in arte Regis, non è solo un Dj ma è una leggenda vivente della Techno: dotato d’incredibile abilità nella produzione è stato uno dei principali responsabili della fusione tra il nuovo sound venuto da Detroit e l’industrial britannica. Nel 1991 è già protogonista indiscusso dei dancefloor di tutto il continente specie in coppia con Anthony Child meglio noto come Surgeon, con cui forma i British Murder Boys.
Il suo ultimo sodalizio artistico, con l’americano Function, ha permesso la resurrezione della Techno dopo un coma decennale. Avete capito benissimo: stiamo parlando di Sandwell District e Blackest Ever Black.
Ma come ci si prepara per conoscere un personaggio così importante? Sarà un raffinato filosofo come Kode9 o un genio con la testa tra le nuvole alla Lory D?
Uscito dalla stazione sono immerso in questi pensieri quando un cazzone anglofono inizia ad urlare affacciato al finestrino di un’auto. Al volante c’è Alessandro (uno dei ragazzi di Stereo) e facendomi segno di salire a bordo mi presenta Regis.
Avete presente il telefilm Misfits? Ecco Karl potrebbe essere tranquillamente uno dei suoi protagonisti (è identico a Rudy in tutti i sensi!!): un gentleman nascosto sotto una spessa scorza da hooligan tutto birra, battutacce, sesso e droga, insomma il perfetto compagno di scorribande notturne, che quando viene a sapere che mi sono scoppiato 2 ore di treno apposta per lui mi domanda sincero se fossi completamente scemo!
Tra improbabili teorie su come gli antichi Romani inventarono il genere porno bestiality liberando al Colosseo i leoni mentre lesbiche cristiane lottavano nel fango, e lezioni su tipici cori da stadio contro l’odiatissimo Aston Villa, arriva il primo momento serio: il soundcheck al Gamma.
In mezz’ora di prove libere Regis mette a ferro e fuoco l’impianto con vortici dub e scudisciate di TR 909; le basi per una performance memorabile ci sono tutte.
Approfittando della sua commozione davanti ad un classico aperitivo italiano (”voi avete del cibo incredibile! In Inghilterra pagheresti almeno 70 Sterline per una cosa del genere!!!“) gli faccio un paio di domande su quella che è la notizia del mese vale a dire la chiusura della label Sandwell District. In realtà, mi spiega, il problema principale sta nel fatto che, anche se a Berlino la musica gode di ottima salute, l’industria discografica è praticamente ferma, ed a questo punto è meglio dire “fuck labels!” e stampare qualcosa solo quando se ne sente davvero il bisogno prendendosi tutte le libertà del caso.
La nostra cucina non è l’unica passione che l’artista inglese nutre verso l’Italia, e rimarca il suo amore per il patrimonio culturale del Bel Paese (oltre che, in particolare, per le donne che reggono ottimamente l’alcol…) affermando che “tutti amano gli Italiani, beh forse non i Francesi, ma tanto loro sono odiati da tutti, siete voi Italiani stessi a non volervi bene abbastanza!”
Anche a proposito dei suoi punti di riferimento Karl ha le idee chiarissime: “Prima di Dan Bell c’erano i dinosauri!! Fuck Derrick, fuck Kevin…beh no, Kevin no (e non solo perchè è grosso!) ma Derrick grrr… (effettivamente May è famoso per il suo caratterino: la prima volta che si incontrò con Saunderson rimediò una papagna sul muso per non essere riuscito a tenere a freno la lingua n.d.r.)”.

Ma basta con i convenevoli si è fatta ora di fare sul serio, e al club Rob sta già scaldando l’ambiente con una dub tech viaggiosa ma dalla battuta sostenuta e decisa. Si accendono i semafori e al verde Gandalf scatta dalla pole position.
Matteo è uno degli ultimi esemplari di Dj resident, capace di adattarsi all’ospite di turno, permettendogli così di proporre direttamente il proprio sound senza transizione, ma lasciando sempre l’impronta della sua personalità.
Appassionato di diversi stili questa sera è il suo lato Techno a prendere il sopravvento. Le chicche? Baby baby di Floorplan aka Robert Hood e direttamente dagli anni ‘80 You di Boytronic.
Una fitta nebbia di riverberi annuncia il cambio di consolle, lo sguardo da guascone sparisce per far posto all’artista. Regis è al comando.

Per tre lunghe ore, che sembrano scorrere compresse in pochi secondi, siamo protagonisti di uno dei migliori film steampunk mai girati. L’inizio dub richiama i tempi degli Ugandan Speed Trials con Mick Harris (Scorn), quindi è una macchina che si ribella al controllo umano come forse nemmeno i Clock DVA si sarebbero aspettati.
Lo show è un ibrido tra djset e live portato avanti semplicemente con un Mac e un vecchio controller midi. Gran finale con un remix della mitica Infiltrate 202 di Altern 8; sullo sfondo uno sconsolato buttafuori cerca invano di farci smettere di saltare per poter finalmente andare a dormire.
Un applauso inoltre va fatto al pubblico di Stereo, che ogni volta dimostra grande preparazione ed entusiasmo ben amalgamando giovani e veterani.
La festa ora continuerà al Doctor Sax per l’after hour ma arrivato davanti all’entrata sento che le gambe non mi reggono davvero più e vista la distanza dalla stazione è meglio tornare indietro.
Come si dice da una certa altra parte: don’t forget to go home!!
Federico Spadavecchia
technorati tags: regis, club gamma, stereo
Chiuso un altro anno di duro clubbing purtroppo non ricchissimo di esibizioni memorabili e soprattutto ancora una volta dominato dai nomi storici della scena che sono anni luce superiori a qualsiasi nuova proposta.
10. Flying Lotus, Dorian Concept & Richard Spaven @ Dour Festival
Batteria suonata live inseguendo ritmiche contrarie alle leggi della fisica, e tastiere che tinteggiano galassie lontane con al centro il producer di Los Angeles a cooridinare le operazioni.
Tra tutte le strade intraprese dal post dubstep questa è senz’altro la più credibile ed eccitante.
9. Aphex Twin @ BLOC Weekend
A differenza delle pigre marchette rifilate in altri contesti qui Richard si esalta e da saggio di tutta la sua abilità dimostrando di saper manipolare ogni genere musicale esistente.
8. Ceephax Acid Crew @ Dour Festival
Andy ha atteso l’estate per sconvolgerci con un live nuovo di zecca ancora più veloce, acido ed irresistibile.
7. Amon Tobin @ STRP
Il grande ritorno di una delle leggende del suono rave. Niente nostalgia però solo voglia di andare avanti e portare in scena uno spettacolo unico sdoganando il mapping al grande pubblico.
6. Laurent Garnier @ Leoncavallo
Il più grande artista elettronico contemporaneo. Oltre il djing, oltre la produzione. Eterno.
5. Dopplereffekt @ BLOC Weekend
Poesia post industriale nel segno dell’evoluzione tecnologica.
4. Atari Teenage Riot @ Bang Face
In tempi di forte crisi economico/sociale come questi che stiamo vivendo Alec Empire torna con il suo progetto più celebre ed impegnato. La Techno spinta ai suoi limiti estremi satura gli imponenti Funktion One ritrovando il suo vigore come strumento di lotta politica.
3. Arandel @ Dancity
I due francesi non stanno fermi un secondo controllando i beats dai loro laptop e suonando live sax, xilophono, flauto, flauto dolce e hit hat. Lo show è un crescendo di emozioni e colori, il pubblico è letteralmente in delirio. Sull’ultimo pezzo l’auditorium s’infiamma e nel fuoco si può vedere nitido il volto di Laurent Garnier!!!
2. Felix Kubin @ Dancity
Il suo geniale synth pop dada-socialista non da scampo con un umorismo affilato come un rasoio e un ritmo serratissimo. L’enfant prodige, che a 8 anni già suonava i Kraftwerk, ha conquistato tutti anche quelli che non lo conoscevano, e la folla non vuole più lasciarlo andar via!!!
1. Leftfield @ Bang Face
Gli anni ‘90 in tutto il loro splendore. Il concerto dei risorti Leftfield va al di là di ogni più rosea aspettativa: si presentano in tre con una batteria da 10.000 pezzi e tipo 10 sintetizzatori!!!
La musica ci avvolge ma su Afro-Left e Space Shanty bisogna reggersi forte alle transenne per non essere spazzati via dalla Bora dei subwoofer, mentre dietro infuria la tempesta con ragazze che navigano su canotti e un gigantesco Smile che ci da la caccia. Se poi contiamo i visuals 3D alle spalle del gruppo il trip è completo.
technorati tags: top live 2011, musica, techno
Sarà il Link ad ospitare la data bolognese del tour mondiale dei Modeselektor, sabato 17 dicembre 2011, un live che si preannuncia tra più entusiasmanti dell’anno! Il duo berlinese presenterà l’ultimo album Monkeytown, e a seguire dj set di Cosmin Trg e Draft!
MODESELEKTOR:
Gernot Bronsert e Sebastian Szary si incontrano per la prima volta nel 1992, durante i loro live come djs acid house negli underground party di una Berlino che scopriva e dava vita a una scena underground del tutto nuova. “Dopo la caduta del muro, dovunque in Germania, specialmente nella Germania dell’Est, regnava il caos, l’anarchia”. Unite le loro forze, iniziarono a creare musica sotto lo pseudonimo Fundamental Knowledge. Nel 1996 il gruppo si rinomina Modeselektor, un nome che deriva da una funzione musicale dello strumento della Roland RE-201. Nel 2000 incontrano Ellen Allien ed iniziarono a lavorare con l’importante etichetta discografica BPitch Control. I Modeselektor sono stati coinvolti in progetti e collaborazioni tutte rivelatesi vincenti: Moderat – collaborazione musicale tra i Modeselektor e Apparat, Pfadselektor – una collaborazione audio/visuale tra i Modeselektor e Pfadfinderei. Dopo l’ulscita del loro primo LP Hello mom! nel 2005 segue quella di Happy Birthday! che annovera come vocalist-collaboratori Paul St. Hilaire, TTC, Puppetmastaz, Thom Yorke e Maximo Park, senza dimenticare i contributi di artisti quali Apparat, Siurismo (amico oltre che collaboratore) e Otto Von Schirach. Nel Settembre 2011 i Modeselektor pubblicano il terzo attesissimo LP Monkeytown.
Location:
Link, Via Fantoni 21, Bologna
Servizio navetta gratuito da P.zza VII Agosto
al Link e ritorno.
Apertura cancelli ore 22.30
::Ticket:
Botteghino 20 euro
Prevendita 15 euro + diritti in prevendita
prevendite disponibili su circuito Ticket One
technorati tags: link, modeselektor, bologna
In attesa di scoprire se il 2012 ci esenterà dalla fatica di una nuova chart eccovi pronta quella degli album 2011. Sbrigatevi a leggerla perchè se ripensiamo alle tonnellate di dischi usciti potremmo cambiare idea!
10. Art Department The drawing boards (Crosstown Rebels)
Uno dei progetti più interessanti del panorama attuale. Ecco come suonerebbero i Depeche Mode se fossero stati un gruppo house.
9. Moritz Von Oswald Trio Horizontal Structures (Honest Jon’s)
Essere in campo da una vita, subire un gravissimo infortunio e mostrare la freschezza di un ragazzino appena entrato. Che altro fare se non mostrare il nostro infinito rispetto?
8. Lucy Wordplay for working bees (Stroboscopic Artefacts rec.)
Ovvero delle energie oscure, ovvero del perdersi su una pista perdendo ogni riferimento dimensionale, ovvero
del cannibalismo stilistico berlinese, ovvero di rivolgere lo sguardo altrove per trovare strade inesplorate.
Lucy confeziona un album Techno nel senso più ampio del termine, non si limita ad una semplice raccolta di tracce, anzi pare più un concept come i lavori degli UR sull’esplorazione del cosmo. Anche gli Italiani sanno guardare al futuro.
7.Surgeon Breaking The Frame (Dynamic Tension Records)
La techno di Surgeon è come il tiramisù: sono secoli che si fa sempre allo stesso modo ma esiste nella galassia qualcuno a cui non piace?
6. SBTRKT SBTRKT (Young Turks)
Successe già per l’acid house nei primi ‘90 ed ora tocca al dubstep sciogliersi nel Pop, generando sia prese per il culo come Magnetic Man che progetti come questo nel segno della tradizione britannica di flirt tra mainstream e underground con cui abbiamo ballato tutta l’estate.
5. Kuedo Severant (Planet Mu)
Sapersi reinventare è la capacità che accomuna l’etichetta di Mike Paradinas e l’ormai ex Jamie Vex’d. Entrambi fondamentali per lo sviluppo del dubstep eccoli, ancora una volta, a comporre la colonna sonora dei giovani di domani.
4. Kode9 & The Spaceape Black Sun (Hyperdub)
Un po’ come negli anni ’90 i ravers sono dipinti come sopravvissuti ad un’immane sciagura (e l’olocausto nucleare possiamo ora dire di averlo visto da vicino) che nel buio dei capannoni industriali attraverso il rituale del ballo propongono nuovi contatti sociali guidati da quello sciamano postmoderno che è il Dj. E che stavolta si chiama Kode9.
3. Planetary Assault System The Messenger (Ostgut Ton)
Proprio quando si pensava che fosse giunto per Luke Slater il momento di appendere le cuffie al chiodo, l’artista inglese ci sorprende con un album di techno coloratissima, furiosa ed orchestrale.
2. Pinch & Shackleton lp (Honest Jon’s)
Cosa aspettarsi dall’unione di questi fuoriclasse del basso iperbarico? Probabilmente un rito voodoo in fondo al Triangolo delle Bermuda non sarebbe distante dalla verità.
1. Oneohtrix Point Never Replica (Software)
Il nostro numero uno per il 2011 è colui che più di tutti ha svelato l’atemporalità della musica. Grazie a Youtube il viaggio nel tempo è diventato possibile e possiamo riattingere a frammenti di ricordi che non sapevamo nemmeno di avere. Lopatin mette in musica i suoi ricordi d’infanzia seguendo uno schema compositivo onirico ritrovandosi a dialogare con i fantasmi.
technorati tags: top album 2011, musica, techno
Ecco il video in versione integrale del leggendario dj set di Papà Sven realizzato l’11 ottobre 2003 presso l’HR3 XXL Clubnight
La tracklist:
01 Jackson Fourge – Radio Gaga (Barclay – 573470-1)
02 Robag Wruhme & Metaboman – Easy Woman (Robag Wruhme Mix) (Musik Krause – MK 003)
03 Ricardo Villalobos – Easy Lee (Playhouse – PLAY 83)
04 Chateau Flight – Cosmic Race (Versatile – VER 034)
05 WeltZwei – Expander (Carsten Jost Remix) (Sender – SEND 028)
06 Marc Deon – The Eyes Of Horus (M D’s Music Exchange – MDEX 0512)
07 Frederic Galliano & The African Divas – Melon Melon (The Youngsters Remix) (F Communications – F 182)
08 Luciano & Quenum – Orange Mistake (Cadenza – 1)
09 Agoria ft. Silvie Marks – Spinach Girl (Play It Again Sam – DIFF 2026)
10 Freaks – The Creeps (Steve Bug Remix) (International Deejay Gigolos – GIGOLO 119)
11 Rosario – 15 Jeurs (Arm – 1)
12 Henry Goes Dirty – No Lies (Looking For A Haircut Version) (Pole Nord Production – P.M.P. 03)
13 DJ Hell ft. Erlend Oye – Keep On Waiting (Thomas Andersson Remix) (International Deejay Gigolos – GIGOLO 122)
14 Anthony Rother – Back Home (Datapunk – DTP 1)
15 Cassy & Dave The Hustler – Her Dream (David Caretta Remix) (Mental Groove – MG 023)
16 Dub Knet – Bell Of Death (Arc – 1)
17 Marco Carola – Avalanche (Kevin Saunderson Remix) (Ante Zenit – ANTE 157)
18 Marco Carola – Diapason (Zenit – 14)
19 LFO – Freak (Warp – WAP 166)
20 T. Raumschmiere – Monster Truck Driver (Nova Mute – 12 NOMU 124)
21 Polygamy Boys – Wake Up (Bunker – 3032)
22 Sontec – Inside (Promo – PAR 001)
23 Speedy J & Adam Beyer – Basj (Nova Mute – 12 NOMU 130)
24 Kobbe – USA Agression (Traction – TRACT 032012)
25 Matt French – Die Rakete (Tora Tora Tora – TTT 4)
26 Tonio & David Carretta – Connexion (Error 404 – ERROR 404 XX2)
27 Brtschitsch & Galluzzi – Mal Was Anderes (Taksi – 11)
28 Relax – Dark (Crack Down Remix) (Promo – Promo)
29 Nicolas From Ageau & Anthony Omtalez – Run Into Flowers (Midnight Fuck Remix) (Goom – 26 LP)
30 Ricardo Villalobos – Dexter (Playhouse – PLAY 83)
31 Luciano – Artamo (Mental Groove – MG 031)
La Stroboscopic Artefacts, etichetta tedesca ma guidata dal nostro connazionale Lucy, è sicuramente da annoverare tra i cardini del riscoperto movimento techno che, dopo aver lasciato campo libero all’house negli ultimi quattro anni, sembra essersi svegliato dal suo torpore per tornare ad imporsi sul dancefloor.
Chiaramente stiamo parlando di techno di matrice mitteleuropea visto che la scuola detroitiana ha sempre fatto storia a sè, con la sua vena minimale ma funky, cupa e dirty ma al contempo di scintillante eleganza.
Un’altra premessa obbligatoria riguarda un termine dal quale ormai è impossibile, o quasi, prescindere: il sound design, una scienza legata a doppio filo al progresso della computer music.
Se fino ai primi duemila il sound design era materia di stretta competenza delle avanguardie, con l’esplosione della minimal assistiamo alla nascita di una sorta di corrente neo classica in cui la ricerca del beat perfetto ha la precedenza su qualunque altra cosa. Tuttavia la carica innovativa del genere è presto vittima della banalità di migliaia di mediocri producers attirati dall’idea di facili guadagni.
Manco a dirlo la capitale di questa ennesima techno rivoluzione è Berlino, dove le battute più dure non sono mai state messe in naftalina, e soprattutto dove si può contare sull’apporto di una leggenda quale Hardwax, che non solo ha rilanciato la dub tech, ma ha anche avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione del dubstep arrivando ancora una volta a rivaleggiare con Londra.
Protagonisti della situazione sono un mix di veterani e giovani promesse di varia nazionalità come ad esempio Adam X, Chris Liebing, Regis, Function, Ruskin, Surgeon, Marcel Fengler, Lucy, Perc, Norman Nodge, Emptyset, ed il nostro Xhin, che si sono imposti grazie a grooves granitici e atmosfere così oscure da rasentare l’industrial.
La critica più comune che viene mossa loro è quella del fare le stesse cose della Stigmata di dieci anni fà solamente più lente ma in realtà non è proprio così.
Pur ammettendo infatti una comunanza di mood (dovuta comunque al fatto di avere tra i suoi autori mostri sacri dell’era precedente), quest’ultima wave si distingue dalla schranz di scuola CLR per essenzialmente due caratteristiche: innanzitutto laddove Liebing ricercava una materia grezza e senza fronzoli da buttare sui piatti a velocità supersonica, quasi in stile punk, da manipolare usando tre piatti, la techno 2.0 è frutto di una maturazione stilistica molto attenta sia a celebrare le origini (eterna gloria alla Basic Channel) che a sperimentare flirt con l’IDM e l’avanguardia, avendo in testa artisti come Alva Noto e Pan Sonic, quindi si orienta sulla rotta Berlino-Detroit appropriandosi dei riferimenti all’esplorazione dell’universo e del duello uomo macchina elaborati dagli UR.
Il quartier generale della scena, come avvenne nei primi ‘90 (ricordate la mitica cellar room del vecchio Tresor?), è stato individuato in un locale berlinese, ma a differenza di allora le produzioni vengono studiate appositamente per dare il massimo tra i Funktion One del Berghain, in quanto grande tempio della perfezione acustica e di notti quasi infinite al riparo dalla luce del sole.
Prodotto e registrato interamente a Singapore, Sword è un album figlio della techno di oggi, aggressivo ma attento all’eleganza della forma dell’onda sonora, che si diverte nel far interagire ricerca e clubbing.
Le tracce ritmiche sono senza alcun dubbio il punto di forza di un disco che esalta le influenze ricevute da tutti i nomi sopra citati, sia nel sound che nell’affresco proposto di mondo soggiogato da una tecnologia matrigna.
Quella di Xhin è una visione onirico-cibernetica che si riflette in colpi di cassa brutali, linee di basso al laser, dolci polifonie angeliche (sulle parti ambient a nostro avviso c’è però ancora da lavorare), microrumori e un senso di vuoto che ti attanaglia lo stomaco.
Blade Runner è tornato in azione.
Federico Spadavecchia
Nella scena techno ed house ci si è sempre riferiti al Club come un tempio e alla danza come ad un rito quasi purificatore.
Al contratrio gli ambienti ecclesiastici non hanno mai nascosto la loro avversione alle discoteche e ai loro frequentatori, temendone forse la concorrenza nel catturare le anime di questa gioventù molto più propensa a ricercare conforto nella musica che non nella preghiera.
Così dopo le crociate di Cardinal Tonini negli anni ‘90 (”le discoteche sono il più grande cancro della società” andava dicendo Sua Eminenza) ecco che, come avvenne col rock’n'roll (la prima colonna sonora del diavolo), si ricorre al detto “se non puoi batterli unisciti a loro”.
In Svezia, infatti, per contrastare il distacco dei ragazzi dalla religione il reverendo Olle Idestrom ha deciso di organizzare un evento dance mensile presso la chiesa All Saints di Stoccolma.
Per commentare la vicenda riprendiamo un pensiero del Ralf nazionale che sempre a proposito della polemica chiesa/discoteca così scrisse su Discoid (maggio 1998): “…Poi ad un certo punto, cominciarono ad apparire le chitarre e le batterie dentro alle chiese, poi dovemmo assistere addirittura alle messe rock!!! Erano brutte, patetiche e toglievano valore e magia sia alle messe che al rock! Mi raccomando: se vi invitano ad una messa house, mandateli a fare in culo! Amen!

Sabato 12 Novembre inaugura la stagione 2011-2012 di Stereo, serata che al suo debutto, in poco più di un anno, è riuscita a emergere come una delle migliori “techno night” nel panorama italiano, portando a Torino l’eccellenza della scena elettronica europea e non solo (da Marcel Fengler a Brendon Moeller, da Norman Nodge a Dj Deep, da Ryan Elliott a Mike Denhert e molti altri) e riscuotendo successo grazie a una formula basata essenzialmente sulla qualità della musica e dell’ambiente, con prezzi accessibili e un pubblico trasversale di appassionati.
Anche per questa nuova stagione Stereo riconferma la propria residenza bimensile al Club Gamma, che come ogni nuovo anno presenta alcune interessanti novità come il nuovo pannello luci a led completamente programmabile alle spalle della consolle. Per il suo party inaugurale Stereo è lieta di ospitare uno dei nomi più interessanti della nuova scena techno europea: Niels Luinenburg, in arte DELTA FUNKTIONEN, produce musica dal 2008: grazie a un mix di influenze che vanno dalla Detroit techno alla dub techno di Berlino con echi di Chicago house, viene ospitato regolarmente in club come Berghain, Fabric e Bunker. Le sue produzioni vengono distribuite da importanti label come Ann Aimee, Field Records e soprattutto Delsin, etichetta di culto nel circuito underground europeo, per cui ha da poco mixato la compilation “Inertia”, che raccoglie il meglio della produzione techno mondiale degli ultimi mesi.
Sono inoltre già stati annunciati alcuni dei nomi che andranno a comporre il calendario di Stereo: il 3 dicembre con Chloé (B-Pitch Control – Kill The Dj / Parigi), il 17 dicembre con Peter Van Hosen (Time to Express / Berlino) per poi passare al 2012 con Regis (Sandwell District / Londra) il 21 gennaio e Roman Lindau (Fachwerk / Berlino) il 4 febbraio.
Inizio ore 23.00 – Ingresso: 6€ prima dell’1.30 – 8€ dopo l’1.30
Selezione alla porta
Info: stereotorino@gmail.com – 392-8039321
Club Gamma (Fluido River Side) – Viale Cagni 7 – Torino
technorati tags: delta funktionen, club gamma, stereo
Ricordo quando negli anni ‘90 sfogliavo le paginette di Discoid (l’allora Bibbia della Club Culture italiana) e rimanevo impressionato dalla quantità di artisti che si riunivano per le coventions in Italia (il fu SIB a Rimini) e all’estero per eventi come il WMC di Miami, il Midem di Cannes e l’Amsterdam Dance Event. Per quasi una settimana si sarebbe parlato solo di musica!!!
Vuoi per una line up da sogno, vuoi per l’attrazione che la capitale olandese ha sempre esercitato sui giovani di tutto il mondo, vuoi anche per la relativa vicinanza e lo sviluppo dei voli low cost ma io, prima o poi, all’ADE dovevo andare per forza; mai però avrei immaginato di farne addirittura un appuntamento fisso sul mio calendario!!!
Stampiamo l’ennesimo ticket Easyjet e via in viaggio insieme al Baz per il mio ADE numero 4!!
Come per le edizioni precedenti si è programmato di andare da giovedì a domenica mattina, tagliando quindi inaugurazione e chiusura, per dedicarci anima e corpo ai giorni centrali dell’evento ricchissimi di attività diurne e notturne. Peccato soltanto per i costi proibitivi degli abbonamenti che non ci hanno consentito di assistere alle conferenze che erano davvero di alto livello.
Quello di Amsterdam è l’ultimo happening rimasto in ambito dance ad essere ancora un’importantissima piattaforma business, pensata in primo luogo per gli addetti ai lavori (ai quali sono riservate quasi tutte le attività by day). Inoltre va sottolineato come tutte le venues della città siano coinvolte nel progetto indi percui non esiste un ADE off per turisti.
A noi comuni mortali non resta che consolarci con serate di clubbing furioso, sperando di aver azzeccato anche stavolta le feste migliori.
La prima notte è una scommessa vinta in partenza: Laurent Garnier al Paradiso con il suo L.B.S. insieme ai fidi Scan X e Benjamin Rippert, servono commenti?
L’ex teatro di Leidesplein è già di per sè una cornice magnifica con un’organizzazione perfetta come vuole la tradizione del Paese coi mulini a vento popolato da un bellissimo e iper amichevole pubblico, ma quando sai che ospiterà ben 4 ore dell’Artista elettronico numero uno, beh, c’è solo da scegliere la poltrona più comoda e godersi lo spettacolo!!!
Sorpresa del party è il Dj in apertura, Nuno Dos Santos, dalle nostre parti conosciuto soprattutto come producer per label come Compost Black insieme al suo socio TJ Kong, mentre a ‘Dam è famoso per essere il resident di un altro club straordinario: il Trouw.
La sua performance è il giusto warm up al Maestro d’Oltralpe: techno bella battuta con strings in crescendo in linea con le ultime uscite discografiche di Monsieur F.Com.
Nel frattempo abbiamo raggiunto le balconate, l’ideale per godere appieno dell’esperienza L.B.S.. Da qua su, infatti, possiamo ammirare la costruzione dello show che si apre come un dj set per poi evolversi in un live in cui Laurent diventa direttore d’orchestra.
I finestroni da chiesa alle sue spalle gli conferiscono un senso di sacralità tale che pare quasi di assistere ad una messa del Papa a San Pietro.
Inni celestiali come The Man with the Red Face e Gnanmankoudji ci portan quasi alle lacrime.

Garnier, spinto dall’esigenza di fondere le sue diverse esperienze e di trovare la quadra dei differenti modelli performativi già sperimentati in passato, ha portato il concetto di djset su un nuovo, inarrivabile, piano: quando non trova il disco che vuol suonare nella sua borsa, lo compone direttamente live con tanto di musicisti!
Il problema d’aver assistito ad uno show così bello ed emozionante già il primo giorno è che inevitabilmente tutto quello che viene dopo sembrerà una delusione.
Il venerdì, trascorso il pomeriggio ad alimentare il mercato del disco tra Rush Hour e Concerto, ci rechiamo al Melkweg per il Dave Clarke & friends.
Che fregatura!!!
Già perchè mentre il Simone KK viene coccolato da Joey Negro e Kenny Dope con a sorpresa il featuring della divina Barbara Tucker, a noi tocca la cattiveria gratuita e inutile di Len Faki, un Daniel Miller (sì proprio lui il sommo boss della Mute rec.) che anzichè raccontare antiche e oscure storie industrial suona techno come l’ultimo dei ragazzetti in gita a Berlino, un Dave Clarke spento nell’inventiva (quando si dice digitale vs analogico: forse il nostro caro Dave non ha calcolato che sì il laptop permette un mucchio di cose e da tanta praticità in più, ma per un Dj come lui, bello anche da vedere impegnato in tricks da turntableism, è assolutamente penalizzante e lo spettacolo ne esce zoppo).
Fortuna vuole però che in programma ci siano due gentlemen come Andrew Weatherall, che dopo Miller raddrizza il timone su lidi acid e viaggiosi, e Derrick May che da bravo padre fondatore si china sui piatti e imapartisce una lezione da manuale su come si possa picchiare mantenendo inalterata la classe e la purezza.
Per sabato, invece, l’appuntamento è al Trouw per l’ultima grande celebrazione dei dieci anni di Resident Advisor.
Rimango abbastanza stupito di trovare a fare l’apertura in main room Agoria, solitamente collocato in peak time, e questo mi fa andare in brodo di giuggiole pensando a quale incredibile nome possa essere l’ospite a sorpresa annunciato dal popolare sito web.
Quanto al set di Sebastien nulla da eccepire anzi: tre piatti per lui e tanta raffinatezza dosando l’energia come un esperto farmacista.
Al piano inferiore intanto reincontriamo Nuno Dos Santos stavolta assieme a Patrice Baumel in scena come 360 Soundsystem. Pollice su anche per loro.
All’una il cambio di consolle e in cattedra sale il nostro vecchio amico Robag Wruhme che non vedavamo dai tempi dei Wighnomy bros.
Purtroppo da qui in avanti ci aspetta una serie di bocconi amari: da solo Gabor, comunque molto bravo, manca di quella magica allegria e fantasia che hanno reso leggendari i suoi djset con Monkey Maffia. A sto giro niente bottiglie di vodka, sorrisoni e vinile solo tanto mestiere.

La situazione precipita (e l’incazzatura decolla) quando l’Ing. Raibaz mi avverte via sms che l’ospite d’onore sarebbe Sasha, The Son of God, e così, quanto mai fomentato, corro come un pazzo davanti alla consolle principale.
Peccato che una volta lì di Sasha manco l’ombra, e che al suo posto ci siano due sconosciuti, più tardi identificati come Craig Richards e Lee Burridge riunitisi dopo anni per il progetto Tyrant.
Meglio sorvolare sul fatto che RA aveva sbandierato ai quattro venti l’intenzione di voler portare sul palco i nomi che hanno segnato la scena elettronica degli ultimi dieci anni!!! Diciamo che la X la usiamo per metterci una croce sopra…
In ogni caso il set dei Tyrant è quanto mai inconsistente perciò me ne torno al piano terra per Donato Dozzy.
Sarà stata la maledizione della serata ma anche il talento di casa nostra non va oltre una techno scarna e monotona priva di quei momenti trancey che l’hanno portato al successo staccandosi troppo dal set di Wruhme.
Non facciamo in tempo a dispiacerci che è già l’ora di correre in aeroporto.
Tirando le somme non è stato un anno da fuochi d’artificio per l’ADE che ha rinunciato alla componente avanguardista (niente concerti al Bimhuis) e ad eventi unici (la festa prog house dello scorso anno al Pureliner o la sontuosa inaugurazione con D25) in favore di un maggior numero di locations. Anche nella disposizione di queste ultime è stato fatto qualche errore, per esempio mettendo troppo lontani dal centro gli studios della Red Bull Music Academy Radio e limitando l’accesso ai pre serata tenuti da J.C. Rags e Smirnoff ai soli accreditati e a qualche fortunato che ha rimediato un invito su Facebook. Infine l’aumento dell’IVA sulle attività culturali ha comportato un sostazioso aumento del prezzo dei biglietti.
Va comunque detto che, vista l’ambizione e la longevità del progetto, e considerato anche il periodo di crisi internazionale, l’ADE con i suoi oltre 25.000 partecipanti ha portato a casa un altro successo.
Speriamo solo l’anno prossimo di essere più fortunati!
Federico Spadavecchia
technorati tags: amesterdam dance event, olanda, electronic music
Nuovo appuntamento con Lorenzo Teneggi su Radio Antenna 1 da oggi disponibile anche su Soundcloud!
Segnaliamo che protagonista della prossima puntata (venerdì 21 dalle ore 18) sarà l’intervista esclusiva a Damir Ivic
- AFX – QUEX/RD—
- MASSIVE ATTACK VS BURIAL – FOUR WALLS —
- LALI PUNA – SCARY WORLD THORY (THANKS MARIKA) —
- PLAID – THANK —
- AUTECHRE – SKIN UP YOU’RE ALREADY DEAD —
- MARTYN – WE ARE YOU IN THE FUTURE —
- MODESELEKTOR – SHIPWRECK (FT THOM YORKE) —
- APPARAT – A BANG IN THE VOID —
- PALLERS – COME RAIN, COME SUNSHINE—
- BJORK – SACRIFICE (THANKS SILVIA) —
- THE FIELD – LOOPING STATE OF MIND —
- DAPHNI – JIAO —
- MIDLAND -BRING JOY (YOAUNDEVAN WHAREHOUSE DUB)—
- BENOIT & SERGIO – EVERYBODY —
- JAMIE JONES – HARAJUKU —
- NICOLAS JAAR – SPACE IS ONLY NOISE IF YOU CAN SEE (DAVE AJU RMX) —
- MACEO PLEX – DEXTER’S FLIGHT—
- ARANDEL – IN D #1 —
- LEFTFIELD – RELEASE THE PRESSURE —
TRACKLIST TRANSITION 14.10.2011 pubblicata da TRANSITION ON RADIOANTENNA1.COM FM 101.3 by Fakeskinny (FKSKNY)
technorati tags: transition, radio antenna 1, etere
Dopo il grande party “UNITY” del 17 Marzo scorso che ha fatto segnare un sold out assoluto, Secret Mood torna al Diamond Club di Via Maria Vittoria 35, con “RE-UNION“. Se per la prima festa il fil rouge era quello dell’Unità d’Italia, in questo nuovo appuntamento si celebrerà l’ideale legame tra Italia e Grecia, culle delle culture e civilità mediterranee in passato, oggi invece Paesi che vivono momenti difficili dal punto di vista sociale ed economico.
Il 22 Ottobre vogliamo dimenticare questi problemi per celebrare invece l’unione dei “clubbers” italiani e greci, grazie a un party che vedrà protagonisti dj di Torino (Federico Gandin e Gandalf) e Atene (Raf) e celebrerà anche l’anima italo-greca dei promoter di Secret Mood.
Una lunga notte a colpi di Deep House, Chicago House e Detroit Techno con le incursioni sonore del sassofono di D_Ego.
Durante la serata verranno effetuate le riprese del nuovo singolo di Federico Gandin “Don’t be Alone“!
Ingresso in lista 10€ con drink – seconde consumazioni €5
Start h.22.30 – Selezione alla porta
Info e liste: secretmood@gmail.com – 392-8039321
technorati tags: secret mood, torino, diamond
Riprende l’appuntamento settimanale con Lorenzo Teneggi e Radio Antenna 1!!
- THE KNIFE – SILENT SHOUT —
- FEVER RAY – TRIANGLE WALKS ( REX THE DOG RMX) —
- DEATH IN VEGAS – YOUR LOFT MY ACID (FEARLESS TRANSHOUSE RMX) —
- FOUR TET – PYRAMID —
- LUOMO – FORM IN VOID —
- MARTYN – MASKS —
- FUNKYSTEPZ – TROUBLE —
- MODESELEKTOR & THOM YORKE – THIS —
- MODESELEKTOR & ANTIPOP CONSORTIUM – HUMANIZED —
- SHACKLETON – DEATH IS NOT FINAL —
- COSMIN TRG – RITMAT —
- LUCY -THE BEAUTIFUL PEOPLE —
- BEN KLOCK – SUBZERO (FUNCTION, REGIS AKA SANDWELL DISTRICT RMX) —
- UNDERWORLD – DARK & LONG (CRISTIAN SMITH RMX) THNKS SISSI —
- VAGHE STELLE – CICLO1 —
- ROMAN FLUGEL – RUDE AWAKENING —
- DANA RUH – NIGHT TILL DAWN —
- RAUDIVE – ZEITGEIST —
- GABRIEL ANANDA – HEY BLOP —
- THE FIELD – IS THIS POWER —
technorati tags: transition, radio antenna 1, etere
22
NexTech Festival. Il Report
16 settembre 2011.
ore19:30
Firenze, non troppo rovente, si presenta tinteggiata di rosa con l’aperitivo lungarno all’Easy Living – la Spiaggettina dove padrone di casa troviamo Rufus.
E’ uno degli appartenenti alla grande famiglia Bosconi Rec, tra i suoi “fratelli” ci sono Mass Prod Marco D’Aquino Ennio Colaci e Fabio della Torre; proprio Marco D’Aquino da lì a poche ore aprirà al Moritz Von Oswald Trio con il suo live all’ex Stazione Leopolda durante il Festival NexTech.
Alla “Spiaggettina” il tempo passa veloce tra uno spritz e l’altro, le persone sono coccolate dai sentori soulful e dai retaggi ’80s ricercati; si passa dal funk alla disco all’house classic in un batter di ciglia!
L’atmosfera è piacevolmente elegante, profonda e al contempo freak: il risultato, fra l’altro visibile, è che il target da “città da bere” viene annullato dall’ ecletticismo e alla colta raffinatezza di Rufus dimostrata e ribadita ormai da un po’ di tempo nel suo programma radiofonico QuattroQuarti dove ci propone soluzioni selezionatissime di musica da club.
Ore 21.30 NEXTECH FESTIVAL! DAY 2
Marco D’Aquino aka Dukwa (IT) live
Il primo a entrare in scena è questo ragazzo giovanissimo, classe 1990, che, nonostante l’età, non pecca di arroganza nella sua performance sul palco, ma inizia il suo live con delicatezza e senso compiuto.
Dopo una mezz’ora Marco cambia completamente, cresce e spazia – regala alla location tutta la sua formazione: giusta e perfettamente coerente rispetto a chi salirà dopo di lui.
Termina con classe, carattere ed erudizione facendoci capire che i suoi ascolti, oltre all’ovvia matrice berlinese da clichè djistico, ci rimandano vagamente anche all’old school e ad un amore per il funk e ad un qualcosa, che credo siano amore e passione, gli sia arrivato in assoluto dalla techno detroit.
Largo alle nuove leve!
Moritz von Oswald, la metà di Basic Channel, divenuto una delle più influenti figure dell’elettronica mondiale. Una figura qualsi mitica, che ha deciso di apparire pubblicamente solo da pochi anni.
Nel 1980 è stato percussionista per Palais Schaumburg e The Associates, ma segue la musica elettronica dalla fine degli anni ‘80 e primi anni ‘90 .
Lo ha fatto prima in 2MB e 3MB (con Thomas Fehlmann), e in seguito ha co-fondato l’etichetta Basic Channel con Mark Ernestus, riscrivendo la storia della techno a livello mondiale.
Come parte dell’asse Berlino/Detroit, Basic Channel ha caratterizzato insieme ad altri artisti come Robert Hood, Jeff Mills, Mike Banks (ovvero la genesi degli UR), insomma quella che oggi chiamiamo techno.
ll loro lavoro ha influenzato tutta una generazioni di grandi produttori tra cui grandi maestri del genere quali Richie Hawtin, Thomas Brinkmann, Robert Henke (aka Monolake), Wolfgang Voigt. Immensa è anche l’eredità che hanno lasciato tutti gli artisti i cui lavori sono stati editi da M Records e Chain Reaction, sorelline di Basic Channel.
Il suo ultimo progetto porta appunto il nome di Moritz von Oswald Trio.
Mortiz Van Oswald trio. Firenze 2011
Se ci ponessimo la domanda di quale legame ci sia c’è per Moritz (berlinese) – Vladislav Delay (finlandese) e Max Loderbauer (serve dire da dove viene? tra l’altro fresco della collaborazione con Villalobos Re:ECM), con la musica dub jamaicana, beh questo live ci da la risposta e qualcosa di più.
Dopo un inizio dove il trio si è comodamente adagiato su derive ambient-jazz scandite dal 4/4 del drum set spacey di Sasu Ripatti (giuriamo che è il nome vero di Vladislav e non il miliardesimo alias!!!), delicatamente sono arrivati a chiudere il concerto esplorando una sorta di techno jazz futurista, come già nelle collaborazioni di Moritz con Carl Craig e Francesco Tristano.
La commistione tra techno e jazz, che ha trovato a Detroit il suo culmine con i lavori di Craig, Mike Banks ed i latinos dell’Underground Resistance, qui viene riscritta e reinterpretata con un piglio tutto europeo, e viene naturale pensare al jazz scandinavo o all’etichetta tedesca ECM.
La battuta permanente ed incalzante, è scandita perfettamente ed incentivata dall’ex stazione, ricordando il live dell’anno precedente con Blixa e Alva Noto.
Tutto efficacemente costruito in un live senza alcuna fretta che decolla solo dopo il 45esimo minuto, un back to the roots che ha il suo climax nell’ultima parte del concerto dove ci porta di fronte a quel miracolo che è stato il lavoro per Basic Channel insieme al sodale Mark Ernestus.
Questo live può essere anche inteso come un’aria di lavoro pretestuale, una costruzione in divenire ma assolutamente improvvisata.
La dub, gli echi, i rimbombi naturali della Stazione Leopolda, sono stati il veicolo perfetto per lanciare i loro loop perfettamente suonati e perfettamente arrangiati, in questa notte fiorentina.
Terzo act della serata è Damian Lazarus.

Dal momento in cui ha pubblicato il suo primo disco, la missione di Damian Lazarus è stata chiara diretta e veloce: soffiare via il mediocre, il sovra-inflazionato, l’obsoleto, cercare e celebrare l’energia, l’importante e soprattutto il nuovo proiettato in un costante ribellarsi, andando sempre luoghi diversi, permettendosi di giocherellare e fondere insieme stili e idee diverse, con l’ambizione propedeutica di farlo sempre meglio..
Spinto da una curiosità quasi infantile ed una vivida immaginazione e senso dell’umorismo, ha usato il suo ruolo di dj e label-owner per crescere le sue produzioni/piantine per arrivare al frutto proibito: condividere musica sperimentale e abbastanza eccitante su tutto il pianeta.
Calandosi nelle tenebre, ma godendo anche della luce, si è dimostrato sempre pronto ad abbracciare nuove idee e spaziare sui diversi punti di vista nella musica da club.
Lazarus è come se fosse sempre davanti alla curva.
Porta un sorriso ironico sul volto, da eterno ragazzino, come se nascondesse però un asso nella manica, e godendo del divertimento della gente sotto la consolle.
Ha suonato il suo set preciso e dritto come un fuso, facendo divertire e provocando mosse conturbanti il giovanissimo pubblico del NexTech che chiedeva probabilmente un po’ di movimento.
Probabilmente per una migliore armonia dell’evento sarebbe stato più corretto collocare Lazarus al sabato notte, ovvero quella più dance oriented, anche se si sarebbe corso il rischio di sovraffollare una line-up già ricca di nomi altisonanti come ad esempio James Holden.
Un hangar non del tutto pieno, che anzi ha visto tempi migliori in quanto affluenza al venerdì, colpa sicuramente dei biglietti che costringevano a scegliere a quale evento partecipare mancando un abbonamento per i 4 giorni, e dei permessi imposti a caro prezzo dal Comune di Firenze.
NexTech è figlio legittimo di questi tempi difficili, il solo festival in Toscana nel 2011, che nonostante la crisi economica ed ostacoli d’ogni tipo alla fine è riuscito comunque a dimostrarci qualcosa.
Chloe Raffey
technorati tags: nextech, firenze, moritz von oswald
Sabato 15 ottobre ritorna, presso l’Apartamento Hofmann di Conegliano, Emivita One Night.
Il progetto Emivita nasce un anno fa dalle ceneri del Silencio Festival, e si pone come obiettivo l’esplorazione di ogni angolo di quell’immenso mondo che è l’underground della Techno.
I parties Emivita si terranno sempre il terzo sabato del mese così come da tradizione, in modo da non accavallarci con altre serate altrettanto meritevoli.
Per quanto riguarda i Dj resident abbiamo deciso di affidare il ponte di comando a veri capisaldi dell’underground veneto: A.D.N. nome storico con ormai 20 anni di esperienza vinyl addicted, e a grande richiesta Alex Mord, uno degli artisti preferiti dal nostro pubblico.
A ballare con noi chiameremo ospiti divenuti sinonimo di qualità a livello mondiale ma ancora inediti in Italia. Avete presente il leggendario Labyrinth Festival che si tiene nelle foreste giapponesi? Beh siamo stati anche lì per portarvi il meglio!!!
Infine siccome crediamo che la buona musica, come tutta la cultura in generale, debba essere alla portata di tutti i prezzi di ingresso saranno contenuti il più possibile:
Ticket ridotto 8 € con consumazione
Ticket regular 10 € con consumazione
il primo guest della stagione sarà un dj lombardo di scuola romana, DJ MEDO
Dj Medo, imprevedibile Dj 31enne scopre ben presto di avere un feeling particolare con i suoni più raffinati e profondi dell’elettronica ed in poco tempo si avvicina all’essenza più pura di questo genere musicale , guidato e ispira dal suo grande maestro JP Energy e dall’ambiente istruttivo e
affascinante che Mandragora Dischi, negozio di riferimento del Nord Italia, propone ogni qual volta si decida di comprare un vinile..
Medo ama presentarsi da sempre con la seguente citazione: “Nutro ormai da anni una maniacale passione e son dunque attento osservatore di tutto quello che riguarda la musica elettronica fatta, pensata e concepita per unire passione, conoscenza e divertimento, praticamente dedicato a chi concepisce il “territorio elettronico” come stile di vita quotidiano attraverso il quale rapportarsi con la gente“
technorati tags: emivita, Apartamento Hofmann, dj medo
Frequencies
Come definire Frequencies.it? Webmagazine? Nightlife Agenda? Blog per reportage e recensioni? Frequencies.it è tutto questo ma anche molto di più: è lo spazio dove i clubbers possono raccontare le loro avventure in giro per il Mondo alla ricerca dell\'atmosfera perfetta... Da oscuri clubs berlinesi ai grandi festival europei passando per i locali e i trends più alla moda, ad accompagnarci in questo incredibile viaggio i Dj\'s, con la loro musica e loro storie. Allora siete pronti a partire?
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